Deux rêves à Paris

Partenza: 01/07/2020
Simone Marzola
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Deux rêves à Paris

Messaggio#1 » domenica 5 luglio 2020, 21:36

Émile si tolse il cappello e si passò il fazzoletto bianco sulla fronte, asciugandosi il sudore. Nonostante la camicia di lino, le maniche rimboccate e gli alberi che lo circondavano, il caldo stava già diventando insopportabile.
Quell’estate aveva portato una calura eccezionale, eccessiva, ma sembrava che il clima stesse volgendo al fresco. Nubi temporalesche crescevano al sud ed Émile sapeva che presto Parigi sarebbe stata allietata dalle consuete piogge che spesso mitigavano la canicola.Quel giorno, per fortuna, le gare con le mongolfiere avrebbero potuto continuare.
I palloni si sollevavano nel cielo ad altezze impressionanti. Émile si schermò gli occhi con la mano e un brivido di vertigine gli corse lungo la schiena: era incredibile che l’uomo riuscisse a dominare anche i cieli.
Tirò fuori il suo taccuino e prese qualche appunto. Avrebbe accennato anche al clima,era indispensabile per il suo articolo. Voleva che fosse una cronaca veritiera, ma con un tocco in più, che riuscisse a trasmettere la meraviglia dell’Esposizione Universale.
Erano giorni che Émile girava per le strade della capitale francese, prendendo appunti, parlando con le persone e intrufolandosi nei luoghi costruiti per celebrare la fiera d’inizio secolo, spesso così costosi per le sue tasche. Pont Alexandre III, il Palazzo dell’Elettricità, i padiglioni delle nazioni lungo la Senna; aveva fatto un salto al cinematografo di quei Lumière alla Galleria delle Macchine ed era salito sulla Grand Roue de Chicago, ammirando Parigi dall’alto. Aveva bazzicato cafè ed eventi, riuscendo anche a scroccare qualche spuntino durante le sue interviste.
La vita da giornalista non gli stava portando molta fortuna al momento.
Aveva però riempito pagine e pagine di materiale su cui poi avrebbe fatto un resoconto da vendere a qualche testata. Magari sarebbe riuscito a pagarsi qualche mese di affitto in anticipo.

Il giovane si guardò intorno, nella speranza di avere qualche altro spunto e di cogliere altro colore da aggiungere alla sua tavolozza di parole. Il Bois de Vincennes ospitava le tende dei Tuareg e le altre installazioni esotiche provenienti dalle colonie francesi, ma Émile voleva vedere altro oggi. A lui interessavano gli eventi sportivi, il Concours internationaux d'exercices physiques et de sport.
Percorse i sentieri nel parco, gettando un occhio alle stranezze di terre lontane, fino a che non fu in vista del Velodromo. Non c’era molta gente lì intorno. Sembrava che a nessuno interessassero particolarmente quegli eventi. Anche entrando nella struttura, gli spalti erano quasi vuoti.
C’era solo qualche coppia che girava in pista con il proprio tandem in vista delle gare di quel giorno.
Émile si sedette e prese il suo taccuino e la matita. Aveva camminato parecchio per arrivare lì nella speranza di vedere qualcosa di più interessante e invece c’erano pochi atleti e tanti perdigiorno che sonnecchiavano sugli spalti prima che il sole diventasse insopportabile. Appoggiò la schiena sbuffando e guardò nuovamente il cielo.
«Deluso?» disse una voce.
Émile si riscosse e guardò intorno. Un uomo distinto sulla quarantina, con degli enormi baffi, lo stava fissando. Il ragazzo scrollò le spalle: «Avevo letto che ci sarebbero state diverse gare, un campionato internazionale.»
Il misterioso uomo baffuto sospirò. Sembrava che quel tema lo sentisse suo, che ne fosse afflitto in qualche modo.
«Che giorno è oggi?» chiese l’uomo.
«Dodici agosto, perché?» rispose Émile.
La figura enigmatica ci pensò un attimo e poi disse: «Mi segua, oggi si gareggia sulla Senna…»
Émile balzò in piedi e gli si affiancò. L’individuo procedeva con passo spedito, superando le persone, senza preoccuparsi troppo di essere seguito dal giovane.
Usciti dal parco, l’uomo fece un cenno chiamando una carrozza e i due si misero comodi per il tragitto che li aspettava.
Attraversarono tutta la città ed Émile si trattenne dal commentare quanta strada a piedi avrebbe dovuto fare per tornare a casa.
«Le piace lo sport?» gli chiese l’accompagnatore dopo alcuni minuti di tragitto silenzioso.
«No... non particolarmente... E con tutte le invenzioni che ho visto qui, sono certo che in futuro non dovremo più muovere un muscolo!» disse Émile entusiasta.
«Non tutto si può demandare alle macchine» lo redarguì l’uomo. «Lo sport insegna la disciplina, l’impegno, soprattutto a voi giovani.»
Émile, un po’ in imbarazzo, fece scorrere lo sguardo fino alle scarpe, le suole consumate da quei giorni di peregrinazioni.
«L’allenamento, lo spirito di sacrificio per raggiungere un obiettivo: questi sono valori che dovremmo insegnare nelle scuole» continuò la sua nuova guida con aria sognante. «Non conta vincere e basta. Non è una vera vittoria se non abbiamo dato il massimo per raggiungerla.»
Émile si sentì coinvolto da quel discorso, sembrava che il suo ospite avesse davvero a cuore l’attività fisica e lo sport. Decise di segnarsi anche quella frase.
«Le spiace se prendo qualche appunto?» chiese il ragazzo all’accompagnatore. «Vorrei scrivere un resoconto completo sull’Esposizione Universale.»
L’uomo fece un gesto di assenso. «Siete uno scrittore?» chiese.
«Un giornalista!» rispose Émile orgoglioso. «Aspirante giornalista...» si corresse subito.
«Ah! Interessante» commentò l’uomo. «E scrivete già per qualche testata?»
Emile scosse la testa. «Il mio sogno è diventare giornalista a Le Figaro. Vorrei dare a loro l’articolo che sto scrivendo.»
«Bene, è importante avere un obiettivo alla sua età. Un sogno da raggiungere» commentò l’uomo.
Trascorsero il resto del viaggio in silenzio, osservando le strade della città che scorrevano davanti a loro. Superarono la Tour Eiffel e raggiunsero il Bois de Boulogne, dove lasciarono la carrozza e proseguirono a piedi fino alla Senna.

L’acqua scorreva lenta e il livello era basso a causa della siccità. Tuttavia imbarcazioni e persone nuotavano nelle acque torbide del fiume. Singoli individui e coppie passeggiavano su entrambe le sponde, godendosi il giorno di riposo.
«Come mai siamo venuti qui?» chiese il ragazzo all’uomo.
«Oggi ci sono le finali delle gare di nuoto delle Olimpiadi» rispose l’informato accompagnatore.
Émile lo guardò perplesso. Sapeva che quattro anni prima ad Atene si erano svolte delle Olimpiadi, ma nessuna testata che conosceva aveva accennato a un’edizione parigina durante l’Esposizione. Certo c’erano eventi sportivi, ma facevano parte del programma della Fiera. E in ogni caso, sembrava avessero poco successo.
L’uomo si voltò verso il ragazzo e vide l’espressione vacua sul suo volto: «Non mi sorprende non ne sappia nulla.»
C’era una nota di rammarico nella sua voce. Sembrava che anche lui avesse dovuto affrontare un qualche tipo di sfida e non ne fosse uscito vincitore.
«Le parlavo di lottare, dare il massimo. Io credo di essermi semplicemente arreso» aggiunse.
«Lei è uno sportivo?» gli chiese curioso Émile.
Il suo cicerone parigino rise. «In un certo senso» si limitò a dire. «Diciamo che avrei gradito che gli sport avessero più spazio durante la fiera.»
«Ma come mai non si parla delle Olimpiadi?» chiese il ragazzo al suo anfitrione. La matita già toccava il foglio, pronta a registrare la risposta.
L’uomo sorrise, amaro: «Il comitato dell’Esposizione le trova un inutile anacronismo. Lo sport non fa notizia, l’elettricità e il cinematografo sono il futuro. Venga, stanno per cominciare le finali.» tagliò corto l’uomo e riprese a camminare.
«Che gara c’è?» chiese Émile, incespicando mentre finiva di scrivere. Non voleva perdere di vista il suo accompagnatore.
«Duecento metri a nuoto con ostacoli» disse l’uomo.
Il posto era semideserto: solo i giudici e le squadre popolavano la riva in attesa di gareggiare. Émile sentì parlare inglese e tedesco. «Gareggiano anche stranieri?» chiese al suo accompagnatore.
«Non è forse lo spirito olimpico? Avvicinare le persone e gareggiare in pace, senza guerre, conoscendosi a vicenda?»
Émile voltò pagina e si annotò la frase. “Lo sport avvicina i popoli”: forse non era stata una così cattiva idea lasciarsi avvicinare da quell’uomo così appassionato. Sottolineò il pensiero più volte, gli sembrava importante.

Un giudice fischiò e il primo partecipante iniziò la sua gara che consisteva nel percorrere duecento metri a nuoto, affrontando tre ostacoli:il primo era una pertica su cui salire, il secondo prevedeva di superare tre imbarcazioni arrampicandosi su di esse e il terzo consisteva nel superare nuovamente quelle imbarcazioni, ma nuotando sott’acqua.
Il primo partecipante affrontò la pertica per poi ributtarsi in acqua. Riprese a nuotare sollevando schizzi in ogni dove e raggiunse le tre barche ancorate in mezzo alla Senna: vi si arrampicò, incerto, cercando di non perdere altro tempo. Saltando dall’una all’altra goffo come un pesce che salta su un pontile,raggiunse il lato opposto di quell’ostacolo, rituffandosi in acqua. Il nuotatore si girò e sparì sotto la superficie,riemergendo di nuovo dopo aver superato le imbarcazioni pronto a percorrere l’ultimo tratto di gara. Sbracciandosi e nuotando più in fretta che poteva, raggiunse la riva, dove il giudice prese il suo tempo. Mentre si arrampicava per salire sulla banchina sembrava che non fosse contento del suo risultato, anche se un altro uomo cercava di consolarlo con parole d’incoraggiamento.
La gara andò avanti con altri dieci partecipanti ed Émile non poté fare a meno di sbadigliare dopo il quarto. Il suo accompagnatore però sembrava preso dalla competizione. Per il ragazzo era più divertente guardarlo tifare e accalorarsi, rispetto alla gara in sé.
«Che ne dice?» chiese l’uomo alla fine, dopo che vennero premiati i partecipanti che avevano realizzato i tempi migliori.
«Non mi è sembrata emozionante, come gara. Magari se qualcuno l’avesse commentata... O magari si poteva farli gareggiare tutti insieme, come nella corsa» suggerì Émile, smorzando gli entusiasmi dell’uomo a cui comunque brillavano un po’ gli occhi.
«Sì...Sì, potrebbe essere...» convenne l’uomo. «Tra poco inizierà un’altra gara, però.»
«Ah! Cosa?» chiese Émile, sperando fosse qualcosa di più movimentato.
«Nuoto subacqueo!» rispose l’altro, «Vince chi percorre la distanza più lunga in apnea. Ci sono quattordici partecipanti. La seguirete con me?»
Émile guardò le acque opache della Senna e provò a pensare a come sarebbe stato passare il tempo nel tentativo di immaginare i partecipanti sott’acqua. Alzando lo sguardo vide che anche gli astanti che erano capitati lì per sbaglio se n’erano andati. Era desolante.
Émile scosse la testa: «Ehm... No, grazie! Vorrei andare a vedere i giochi di luce al Palazzo delle Illusioni. Vorrei parlarne nell’articolo che sto scrivendo.»
L’uomo annuì, ma Émile vide la sua delusione. «Sono sicuro che sarà uno spettacolo affascinante» si limitò a dire.
Il ragazzo strinse le labbra, salutò e si voltò. Il suo compagno d’avventura tornò a guardare la Senna, perso nei suoi pensieri. Émile fece qualche passo, pronto ad andarsene. Un po’ gli spiaceva per quell’uomo: sembrava crederci davvero, in quello che diceva. Rifletté un momento: a ben guardare lo spettacolo di luci terminava alle sei. Magari poteva guadagnare un passaggio per tornare indietro. Forse poteva anche approfittare del buon cuore di quell’uomo per pranzare. In fin dei conti era quasi mezzogiorno.
Émile sospirò e tornò indietro. «Beh, magari la gara posso vederla.»
Un ampio sorriso si aprì sul volto del suo nuovo amico.
«Ah! A proposito, non ci siamo presentati. Mi chiamo Émile Berrard» disse il ragazzo porgendo la mano.
«Piacere Émile. Io sono Pierre Fredy de Coubertin» rispose l’uomo, con una vigorosa stretta. «Benvenuto alla seconda edizione dei Giochi Olimpici.»



Simone Marzola
Messaggi: 64

Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#2 » domenica 5 luglio 2020, 21:39

Punto al bonus: citare almeno una vota De Coubertin (nome o motto)
Grazie
Simone

P.S. Vi segnalo che la connessione tramite social sembra non funzionare al momento: dà un messaggio d'errore per cui sembra che non sia più abilitato il plugin. Ho dovuto creare un secondo account per postare.

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Fagiolo17
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Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#3 » sabato 18 luglio 2020, 16:48

È la prima volta che partecipo a un contest di Minuti Contati e non so esattamente che genere di commenti ci si aspetta di leggere. Non me la sento di correggere grammaticalmente le opere degli altri partecipanti. Credo che ogni scrittore o aspirante tale dovrebbe avere il proprio stile e la propria voce. Il mio sarà quindi un parere assolutamente soggettivo su quello che il racconto mi ha suscitato, sulla chiarezza espositiva della narrazione e sull’idea di base.
Sono qui per confrontarmi con altre persone con la mia stessa passione, conscio che bisogna lavorare sodo per migliorare e che i pareri altrui sono importanti momenti di crescita.

Mi è piaciuto molto lo stile della narrazione e la gestione del punto di vista con i giusti particolari che portano dentro alla testa del protagonista, nella sua visione dell’Esposizione. I dettagli del luogo lo trasformano in un elemento cardine ben riconoscibile e coprotagonista del racconto.
La trama però non decolla mai.
È il resoconto di un evento, ma non c’è evoluzione nel protagonista né qualcosa che destabilizzi lo status quo iniziale e che crei la curiosità di vedere dove si andrà a parare. Un racconto dovrebbe condurci da un punto A ad un punto B, ma qui mi sento sempre fermo all’inizio. È la giornata di Emile e il suo incontro con De Coubertin, ma niente di più.

zan
Messaggi: 25

Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#4 » domenica 19 luglio 2020, 22:35

Premetto che anche io sono al mio primo contest e non ho molta esperienza di recensioni, quindi se dovessi aver bisogno di chiarimenti in merito al mio commento, chiedi pure.

Il racconto è ben scritto e mi è piaciuto. In particolare ho apprezzato la fluidità, il ritmo tranquillo e lo stile ricco, ordinato, descrittivo, così come la scelta delle parole. Anche l'ambientazione è interessante e le scene sono ben descritte, facilmente visibili al lettore. I personaggi sono realistici, credibili, ben formati; hanno degli obiettivi chiari ed è facile immedesimarsi nel protagonista, proprio perché è ben rappresentato, così come è facile immaginarsi de Coubertin.

D'altra parte, però, la trama è piuttosto debole, se non proprio assente. Se posso descriverla con una metafora, è come un piatto preparato alla perfezione, in cui solo alla fine ti accorgi di esserti dimenticato il sale. O almeno, questa è stata la mia impressione: i personaggi si incontrano per caso, non sviluppano nessun legame duraturo, non si fanno neanche un'impressione particolare l'un l'altro (non che sia un problema in sé, ma poteva aiutare la trama), e non sappiamo nemmeno di per certo come si separano alla fine. Certo, Emile finisce col restare, ma gli è rimasto davvero qualcosa dopo aver visto le gare, o sta solo raccogliendo materiale per l'articolo?

Purtroppo anche la ricerca di una "morale", o meglio di un messaggio generale oltre alla trama che potesse dare più valore al racconto, è stata faticosa. Rileggendo il tuo racconto un paio di volte, ne ho dedotto che il messaggio finale riguardi l'idea dello "sport come spettacolo" che è dominante ai giorni nostri, in contrasto con l'idea aveva de Coubertin dello "sport come disciplina", pensata principalmente per migliorare moralmente gli atleti stessi, non per fare soldi. Questo è ciò che ho intuito e ti chiedo scusa in anticipo se ho frainteso, ma penso sia chiaro che è stato davvero faticoso (almeno per me!) capire dove volessi arrivare.

In sostanza la mia opinione (perché solo di questo si tratta) è che ci sia molto potenziale nel tuo stile narrativo, e ci siano tutte le basi, ma che in questo caso la mancanza della trama sia un difetto notevole, che rovina un racconto altrimenti ottimo.

Simone Marzola
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Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#5 » lunedì 20 luglio 2020, 8:50

Ciao e grazie per i commenti!

In effetti era un mio timore quello che sottolineate entrambi, cioè che alla fine la trama del racconto fosse troppo labile.
Mi sono lasciato trasportare dalla ricerca e quello che volevo mostrare era sostanzialmente il senso di sconfitta di De Coubertin nei confronti della Seconda Olimpiade che ha avuto una genesi molto travagliata, tanto che sui giornali dell'epoca non viene praticamente citata. De Coubertin stesso, con gli amici, si disse sorpreso che le Olimpiadi fossero sopravvissute all'edizione di Parigi del '900.
De Coubertin perseverò con il suo progetto per le edizioni successive, imparando anche quali sport attiravano visitatori e quali no, modificando il "format" se così vogliamo dire: volevo far percepire anche questo dalle parole dei personaggi.

Mi sono concentrato tanto sulla credibilità del setting che la trama ne ha risentito: non posso che far tesoro del vostro feedback!
Devo ammettere però che mi sono divertito molto nella scrittura, tanto che penso amplierò il tutto in qualcosa di un po' più lungo e strutturato che tenga conto di quanto sottolineate.
Grazie ancora a entrambi!!

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roberto.masini
Messaggi: 308

Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#6 » martedì 21 luglio 2020, 18:36

Ciao, Simone.
Il tuo racconto mi è piaciuto molto. La descrizione della Parigi della Belle Epoque ricorda bozzetti di Balzac. La spinta verso la modernità del protagonista mette in evidenza lo spirito del tempo orientato verso le conquiste della scienza. C'è un po' di Verne. Per quanto riguarda la trama,che si riferisce alla delusione di De Coubertin rispetto all'Olimpiade francese, ritengo che non sia affatto debole ma anzi ben costruita. Per di più qui i bonus, che di solito sono appiccicati al racconto senza alcun costrutto, solo per guadagnare dei punti, ne sono invece parte integrante ed efficace. La tua ricerca storica mi ha permesso di scoprire le due strane gare (200 m di nuoto a ostacoli e il nuoto subacqueo) disputate solo nella II Olimpiade.
Per ottima prova.

Simone Marzola
Messaggi: 64

Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#7 » martedì 21 luglio 2020, 20:18

Ciao Roberto,

Grazie mille dei commenti e del feedback.
Contento di essere riuscito a trasmettere qualcosina :)

Grazie ancora
Simone

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RiccioRob
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Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#8 » giovedì 23 luglio 2020, 17:32

Ciao Simone,

Ho gradito molto questo tuo racconto. Praticamente è riuscito nell'impresa di intrattenermi pur non avendo una vera e propria trama. Cosa che di per sé potrebbe essere annoverabile nei difetti, ma voglio darti il merito di aver saputo compensare molto bene a questa mancanza.

In particolar modo hai saputo compensare grazie al tuo stile molto fludio, allo splendido spaccato della Parigi della Belle Epoque e al fatto che hai realizzato uno dei racconti finora più genuinamente pertinenti al tema (e ancor di più ai bonus).

Credo che se tu riuscissi ad applicare la tua ottima "penna" ad una trama anche solo vagamente interessante, sapresti sfornarci un racconto notevole. Good job.
"In un mondo che ci obbliga all'eccellenza, fare schifo è un gesto rivoluzionario."

Simone Marzola
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Re: Deux rêves à Paris

Messaggio#9 » sabato 25 luglio 2020, 13:20

RiccioRob ha scritto:Ciao Simone,

Ho gradito molto questo tuo racconto. Praticamente è riuscito nell'impresa di intrattenermi pur non avendo una vera e propria trama. Cosa che di per sé potrebbe essere annoverabile nei difetti, ma voglio darti il merito di aver saputo compensare molto bene a questa mancanza.

In particolar modo hai saputo compensare grazie al tuo stile molto fludio, allo splendido spaccato della Parigi della Belle Epoque e al fatto che hai realizzato uno dei racconti finora più genuinamente pertinenti al tema (e ancor di più ai bonus).

Credo che se tu riuscissi ad applicare la tua ottima "penna" ad una trama anche solo vagamente interessante, sapresti sfornarci un racconto notevole. Good job.


Grazie mille dei feedback!
A presto
Simone

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