ALZARE LA TESTA

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Fagiolo17
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ALZARE LA TESTA

Messaggio#1 » domenica 12 luglio 2020, 14:10

ALZARE LA TESTA

Il grosso Maiale rigirava con un lungo mestolo di legno la pignatta che ribolliva nel focolare.
«Vediamo,» passò il dito sudicio sul libro di cucina per tenere il segno e strinse gli occhi per mettere meglio a fuoco.
«Quattro carote.» Spostò alcuni ortaggi marci contenuti in una cesta intrecciata e scovò quello che stava cercando. Nelle sue enormi mani le carote sembravano insignificanti, ma sarebbero bastate per l’intera cena di una famiglia di Conigli. Le ridusse a rondelle, le raccolse nel palmo aiutandosi con la mannaia e le cacciò nella pentola. Uno schizzo d’acqua eruttò verso l’alto e ricadde nel calderone.
«Una Cipolla. Ne metto due, al Duca Bogdan piacciono i sapori decisi.» sciacquò l’ortaggio in un catino, lo tagliò a metà e rimosse la parte centrale più giallognola con un coltello sottile e appuntino, lo sminuzzò e lo aggiunse alla pietanza che continuava a sobbollire.
Si leccò con avidità i rimasugli sulle dita e se le sfregò sul grembiule lercio. Annusò il vapore che usciva dalla pentola portandoselo verso il naso con le manone. Mescolò senza fretta e rilesse la ricetta. Muoveva le labbra per computare le parole, dubito fosse un buon lettore, ma almeno conosceva il nome degli ingredienti e forse qualche numero.
Appoggiò il ventre straripante contro il bordo della marmitta per raggiungere una saliera posizionata in alto nella credenza. La peluria sull’addome sfrigolò per il contatto, ma il Maiale non ci fece neppure caso. Il puzzo di grasso strinato salì fino al mio nascondiglio. Serrai il muso per non vomitargli sulle grosse orecchie glabre.
Aggiunse sale e pepe e assaggiò il liquido bollente. Un’espressione di godimento gli si allargò sul grugno. Aprì l’anta alla sua destra, profumo di spezie, timo e salvia, rosmarino e basilico, coriandolo e maggiorana, inondarono la cucina.
Lo stomaco del povero Florian, tosato dagli zoccoli fino al collo, legato a pancia in giù sul grosso tavolo, brontolò. Chissà da quanto tempo quel maledetto Maiale lo teneva a digiuno.
«Hai fame mio giovane Agnello?» Non lo degnò di uno sguardo. Florian era imbavagliato e mugugnava, gli angoli della bocca feriti dallo stretto legaccio.
«Vorresti del fieno, dopo tutta la fatica che ho fatto per farti smaltire quel grasso indigesto? Devi mantenerti in forma. Così la tua carne sarà molto più saporita.»
Florian tremò e una lacrima scese dai suoi occhi neri rigandogli le guance coperte di lana. Si dimenò e scalciò finché non riuscì a girarsi supino, ma rotolò giù dal tavolo. Sbatté il muso contro il pavimento della cucina. Una macchia di sangue imbrattò il cotto.
Il Maiale lo sollevò con una sola mano e lo risbatté sul tavolone, che scricchiolò per la brutalità del gesto. I muscoli del braccio non si tesero neppure, Florian era grande quanto la sua coscia, un ramoscello sollevato da una quercia. Il calzare del Maiale sciabattò sulla chiazza di sangue e impronte vermiglie sempre meno visibili lo seguirono fino alla sua postazione di lavoro.
Sminuzzò prezzemolo, timo e erba cipollina canticchiando un motivetto da osteria tra un grugnito divertito e l’altro. Con la zampa teneva il tempo immerso nelle strofe sconce.
Mi dondolai tra le assi del basso soffitto e gli balzai sulla spalla, sguainai la spada e gliela puntai al collo. Il Cuoco deglutì e si immobilizzò all’istante.
«Libera Florian.» squittii.
«Chi?»
«L’Agnello, maledetto macellaio. Liberalo subito!»
Voltò il grugno nella mia direzione e gli infilai la punta dell’arma nella spessa pelle del collo per dimostrargli che non stavo scherzando.
«Levati di torno, scricciolo. Sei fortunato che la carne di Ratto mi ripugna, altrimenti saresti un ottimo spuntino.» Strinse il grosso mestolo, le nocche sbiancarono. Se mi avesse agguantato con quelle mani enormi mi avrebbe stritolato senza sforzo, ogni osso ridotto in poltiglia, la carne schizzata tra le dita in ogni direzione. Un brivido mi percorse la schiena fino alla punta della coda. Cosa stavo facendo, ero impazzito? Per un istante allentai la presa sulla spada e la punta scivolò fuori dalla sua carne, una goccia di sangue gli rigò il collo.
Le sue grosse dita guizzarono verso di me. Scattai via giusto in tempo, ma l’arma mi scivolò di mano, un tintinnio lontano sul pavimento. Sgattaiolai più in alto possibile, dove speravo non mi avrebbe raggiunto.
Il Maiale sollevò da terra la mia lama stringendola tra pollice e indice.
«Pensavi di farmi del male con questo stuzzicadenti, scricciolo?» rise con le fauci spalancate.
Solo un pazzo o un disperato avrebbe affrontato un Maiale con una arma così ridicola.
Io ero entrambi, disperato per il destino che sarebbe toccato a Florian e impazzito per la perdita di tanti amici trucidati dal Duca Bogdan.
«Dove ti sei cacciato?» Il maiale si guardò attorno, gli occhi pieni di rabbia.
Mi appiattii nel mio nascondiglio, immobile, in attesa di scappare non appena avesse abbassato la guardia. Mi cercò sul pavimento, sotto al tavolo, dietro la porta, tra le sedie impilate. Controllò anche il focolare, come se fossi tanto folle da mettermi al rogo da solo. Rimasi acquattato nella mensola più alta, sfruttando il mio saio bruno per mimetizzarmi sul legno.
Imprecò.
Ribaltò le sedie, spalancò le ante della credenza e buttò sul pavimento stoviglie impilate, cocci appuntiti si sparsero a terra. Con una manata spostò il tavolo con sopra Florian di mezzo metro.
Un odore acre si sollevò dalla pignatta, un fumo scuro e corposo.
«La mia zuppa! Maledetto Ratto, se mi fai rovinare la cena del Duca quello è capace di sbranarmi vivo.»
Il Maiale assaggiò la pietanza col mestolo.
«Sa di bruciato. Se ti prendo ti schiaccio con le mie mani! Mi hai sentito?» sbraitò.
Raccolse dal lato opposto della cucina un altro calderone e lo adagiò vicino al focolare. Indossò due grossi guanti color prugna con delle bruciature sul palmo e travasò poco alla volta la zuppa nel nuovo contenitore.
Era la mia occasione. Scesi dalla mensola con un balzo, saltai da un ripiano all’altro della credenza, una capriola verso il basso, mi agganciai ad un appiglio con la coda e poi giù verso il pavimento. Sgattaiolai all’ombra di una sedia capovolta, dietro lo spesso piede del tavolo, tra i cocci taglienti, sotto ad un canovaccio gettato alla rinfusa, su per la scopa appoggiata al muro fino alla finestra.
Ero sul davanzale, in salvo!
Voltai gli occhi verso la cucina: Florian mi guardava. Speranza nei suoi occhi e terrore per la sorte che gli sarebbe capitata se io non lo avessi liberato. Non potevo andarmene. Dovevo fare qualcosa.
Il Maiale intercettò lo sguardo del mio amico e piantò i suoi occhi furibondi su di me. Saltare fuori dalla finestra e fuggire non era più un’opzione, mi gettai all’interno, avrei lottato per la vita di Florian.
Con un’agilità che non mi sarei mai aspettato da una tale montagna di grasso mi agguantò prima ancora che toccassi terra. L’impatto fu devastante. Il braccio sinistro mi rimase incastrato dietro la schiena, col gomito girato nel verso sbagliato. Il dolore insopportabile minacciò di farmi perdere i sensi. Il colpo mi svuotò i polmoni e il Maiale strinse tanto da impedirmi di prendere aria.
Stavo soffocando. L’oscurità avanzava passo dopo passo.
«Macellaio!» un verso dalla porta della cucina.
Il Maiale allentò la presa. Si girò verso la voce che lo aveva interrotto, nascondendo le mani dietro la schiena come se fosse stato colto nel mezzo di una marachella. Mi ritrovai girato sotto sopra, con le zampe all’alta e il sangue che defluiva alla testa, ma riempii di nuovo i polmoni. Il fiato mi bruciò nel petto, grattando lungo la gola.
«Batti la fiacca? Perché l’Agnello non è ancora sgozzato e cucinato? Quanto ci vuole per preparare uno spezzatino? Sai cos’è successo all’ultimo cuoco che ha lasciato Bogdan affamato?»
Le mani del Maiale tremarono.
«Stavo per farlo, se tu non avessi interrotto il mio lavoro. Fuori dalla mia cucina!» sbraitò.
Con due passi pesanti ondeggiò verso la porta.
«Non azzardarti ad alzare la voce con me.» Il nuovo arrivato spintonò il cuoco, che barcollò e aprì la mano che mi rinchiudeva per sorreggersi al tavolo e non cadere.
Finii sul pavimento e rotolai in piedi. Mi riparai dietro il piede del tavolo, il braccio spezzato lungo il fianco mandava fitte ad ogni battito del cuore.
«Guarda cos’hai fatto!»
Il maiale si avventò sulla Iena maculata sulla soglia: brache a sbuffo a righe gialle e viola infilati negli stivali alti fino al ginocchio, cotta di maglia sul petto e basco abbassato sulle orecchie larghe, la tenuta da guerra delle guardie private del Duca Bogdan.
La Iena evitò la carica del Maiale scartando di lato e lo calciò sul didietro mandandolo a sbattere contro la parete.
Il cuoco sbuffò come un mantice. Le spalle si alzavano e si abbassavano per la rabbia, digrignò i denti, un verso gutturale e minaccioso scivolò fuori dai labbroni. Recuperò la sua mannaia e se la passò tra le mani con sguardo folle.
«Nessuno mi sbeffeggia e rimane vivo abbastanza per poterlo raccontare. Non una nullità come te. Aggiungerò il tuo orecchio al mio spezzatino» indicò l’unico rimasto alla Iena, dall’altro lato del muso aveva un castrone di carne cauterizzato.
La Iena inarcò la schiena, pronta sulle zampe, sfilò uno stiletto dallo stivale e un coltellaccio a lama larga da dietro la schiena, si passò la lingua sulle zanne pregustando lo scontro.
I due Animali si studiarono a portata di lama. Se il Maiale fosse riuscito a tirare un fendente alla Iena con tutta la forza di cui disponeva l’avrebbe squartata dalla testa alla coda, ma quella era una guardia privata del Duca, non si sarebbe lasciata sconfiggere tanto facilmente.
Chiunque dei due l’avesse spuntata sarebbe stata morte certa per me e Florian.
Il mio amico mugugnava per attirare la mia attenzione. Con gli occhi mi indicò la spada sul pavimento, a mezzo metro dallo scontro. Avrei potuto tagliare le corde che lo legavano e saremmo potuti fuggire dalla finestra mentre quei due se le davano di santa ragione.
Nascosto dietro la gamba del tavolo, sbirciai la scena. La spada era più vicina a me che ai due Animali, solo pochi passi e…
Il Maiale indietreggiò per fronteggiare l’assalto del rivale, il suo stinco smisurato si piantò sulla mia strada. Teneva bloccate le due armi incrociate della Iena sopra la testa con la sua mannaia. Era uno scontro di forza bruta e l’enorme cuoco sembrava avere la meglio. La Iena perdeva terreno, stringeva le zanne per lo sforzo. Un istante prima di cedere sfilò dall’intrico di lame lo stiletto e tentò un affondo per bucare il ventre gonfio del Maiale. Con la mano libera il cuoco intercettò il colpo e gli torse il polso per disarmarlo. La Iena guaì ma non cedette. Districò anche l’altro coltello dallo stallo, si chinò sulle zampe e balzò con una gomitata verso il gozzo del Maiale per liberarsi dalla sua presa. Il grosso cuoco col fiato spezzato tossì e si portò le mani alla gola. La mannaia scalfì il pavimento di cotto e scivolò alle mie spalle. La Iena ficcò lo stiletto nella carne dell’addome del Maiale fino all’impugnatura. Lo prese per la nuca e tirò il grugno contro il suo ginocchio una, due, tre volte, lo schiocco simile ad un pomodoro maturo scagliato contro il muro. Non ancora soddisfatto gli aprì uno squarcio lungo fino all’inguine. Il sangue sgorgò in un fiotto lordandogli le brache e la cotta di maglia.
Il Maiale crollò al suolo, finendo di schiena sulla mia spada e sui cocci appuntiti. Il respiro gli formava piccole bolle di sangue sul grugno spappolato, sbavante e lercio, ma era ancora vivo.
«Pietà! Ri-risparmiami ti prego.»
La Iena gli si inginocchiò sul petto e gli sussurrò qualcosa all’orecchio.
«Sei pazzo se credi-»
Lo zittì squarciandogli la gola con la sua lama, un ghigno di piacere che gli fioriva sul muso.
Scavalcò il corpo senza vita del Maiale, coltello e vestiti colanti di umori scuri, e spostò lo sguardo prima su Florian e poi su di me.
«Vieni qui.» Allungò il palmo nella mia direzione.
Florian piagnucolò, ancora imbavagliato, alcune gocce di piscio gocciolarono giù dal tavolo e mi schizzarono il saio.
Paralizzato dalla paura ma terrorizzato all’idea di disobbedirgli mossi piccoli passi incerti. Il petto mi si alzava e abbassava come se il cuore volesse fuggire via. Avrei preferito una morte rapida a questo supplizio.
Mi sollevò e mi appoggiò sul tavolo di fianco a Florian, i raggi rosati del tramonto baluginavano sul coltellaccio ancora sguainato.
Avvicinò la lama al mio amico e con un colpo netto tagliò le corde che lo legavano.
«Andatevene. Passate dalla finestra e badate bene che nessuno vi veda.»
«Come… ma cosa?» risposi incredulo.
Florian era già per metà fuori dalla cucina.
«Non fare domande, Teo. Scappa prima che cambi idea!» L’angoscia strisciava nella sua voce.
«Non cambierò idea.» La Iena raccolse la mannaia e tranciò grosse fette sugose dal ventre del Maiale.
«Sono qui per il Duca Bogdan. Non sopporterò i suoi soprusi un giorno di più.» Gettò i pezzi di carne nel pentolone e aggiunse il contenuto di una boccetta scura che nascondeva nella bisaccia. «Così dovrebbe bastare.»
«Lo vuoi avvelenare?» Ero sbalordito. Nessuno aveva mai avuto un tale coraggio.
«Hai un’idea migliore per farlo fuori?»
«Teo, andiamo. Non sono affari nostri.»
Invece lo erano eccome. La nostra vita era così penosa a causa del Duca Bogdan e del suo branco di Lupi famelici. Florian era stato imprigionato e quasi cucinato, io ero l’ultimo sopravvissuto della mia famiglia, trucidata solo perché non avevamo di che pagare le tasse.
Era giunto il momento di alzare la testa, anche a costo della vita.
L’importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta. L’essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto bene.
«Voglio aiutarti, Iena.»
«Teo, sei impazzito? Non è nella nostra natura ribellarci. È una follia! Non morirò per un sogno irrealizzabile» Florian scosse la testa e scavalcò la finestra. Lo sentii atterrare fuori dalla cucina, il rumore dei passi che si allontanavano.
Fu l’ultima volta che lo vidi.
La Iena richiamò la mia attenzione.
«C’è ancora molto da fare per uccidere il Duca Bogdan. Seguimi!»



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Fagiolo17
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#2 » domenica 12 luglio 2020, 14:13

EVENTO STORICO: il momento in cui un Ratto indifeso decide di "Alzare la Testa" e lottare per una vita migliore.

MOTTO di DE COUBERTIN: Il protagonista cita il motto di De Coubertin: L’importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta. L’essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto bene.

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micheleapicella
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#3 » venerdì 17 luglio 2020, 18:38

Buonasera!

Anche in questo mio secondo commento, esordisco segnalando che è la prima volta che mi viene richiesto di "fare le pulci" a un testo narrativo, e che sono nient'altro che un amatore che sta cominciando a muovere i primi passi sulla strada dello storytelling e della scrittura.

Il concept della storia mi è sembrato interessante, credo che tu abbia gestito bene la scelta dei movimenti in scena; per meglio dire, mi sembra che tu abbia optato per linee d'azione interessanti... a partire dalla staticità di Florian, per passare all'atteggiamento guardingo di Teo e, successivamente, di attacco, per finire alla "tenzone" che vede coinvolti Maiale e Iena.

Mi è piaciuto anche il ribaltamento del cliché - perlomeno questo è quello che ho percepito io! - che, in linea generale, prevedrebbe doti più nobili nel maiale (certo, esistono i maiali de La fattoria degli animali, ma in generale si tratta di creature che godono di un certo favore nell'opinione comune) e caratteristiche più deprecabili nella iena. Messi uno di fronte all'altro, in principio, sembrano entrambi due str****, e invece...

Interessante anche la rilettura del tema evento storico.

Passiamo a quelle che ho percepito come "criticità".

Ho avuto, in generale, la sensazione di un racconto un po' pesante, come se certi passaggi descrittivi sottraessero fluidità allo sviluppo della storia.

Ho sentito questo impasse all'inizio, dove forse sarebbe stato possibile asciugare leggermente la rappresentazione delle varie operazioni compiute dal maiale, e credo, anche moderare il numero di alcuni aggettivi e di alcuni sostantivi.

Il racconto, sempre a mio parere, subisce un'accelerazione quasi troppo brusca nel momento in cui Teo decide di entrare in scena minacciando il maiale; tuttavia, questa sequenza si comprime di nuovo con eccessiva rapidità, e il film della storia torna a concentrarsi su micro-movimenti (mi riferisco alla ricerca di Teo da parte del maiale).

Anche il momento della sfida tra la iena e il maiale mi è risultata leggermente faticosa, alla lettura.

Da un punto di vista ancora più, diciamo così, particolareggiato, provo a elencarti alcuni "scatti" nei quali mi sembra ci siano delle imprecisioni:


Il grosso Maiale rigirava con un lungo mestolo di legno la pignatta che ribolliva nel focolare.
Personalmente, per come è scritta, ho l'impressione che il maiale, col mestolo, giri... la pignatta per intera, e non il contenuto della pignatta!


Si leccò con avidità i rimasugli sulle dita e se le sfregò sul grembiule lercio.
Qui ho la sensazione che ci sia uno sfarfallio della concordanza di soggetto e verbo: avrei costruito questa frase senza la preposizione articolata sulla, in modo che dita diventasse complemento oggetto e si agganciasse al successivo se le sfregò.


Un’espressione di godimento gli si allargò sul grugno. Aprì l’anta alla sua destra, profumo di spezie, timo e salvia, rosmarino e basilico, coriandolo e maggiorana, inondarono la cucina.
Qui, ad esempio, avrei "asciugato" un po', riducendo il numero di aromi nell'aria.


Imbrattò il cotto.
Sostituirei il verbo con un altro che permetta di evitare l'allitterazione tra le t.


Il maiale si avventò sulla Iena maculata sulla soglia
Eviterei la ripetizione di sulla.


Brache a sbuffo a righe gialle e viola infilati negli stivali alti fino al ginocchio.
Qui credo che sia saltata la concordanza tra brache e infilati.


La iena ficcò lo stiletto nella carne dell'addome del maiale fino all'impugnatura..
Eviterei la ripetizione di del, magari eliminando carne e declinando addome come di luogo figurato (quindi, nell'addome del maiale.



Spero che quanto ti ho segnalato possa esserti d'aiuto.

In bocca al lupo!

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Fagiolo17
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#4 » venerdì 17 luglio 2020, 19:14

Grazie mille per le tue osservazioni Michele.

Mi fa piacere tu abbia notato l'uso degli animali un po' fuori dagli schemi. Quando entra in scena la Iena ce la immaginiamo subito malvagia così come un Maiale che cucina sembra abbastanza pacifico.

Volevo creare dei personaggi grigi, non il cliché di buoni e cattivi. Lo stesso Florian se la da a gambe e abbandona Teo pensando solo a sé stesso nonostante il Ratto abbia fatto di tutto pur di salvargli la vita.

Ho cercato di mantenere un ritmo più lento all'inizio del brano, dove il Maiale si prende il suo tempo con le preparazioni prima che il Ratto intervenga a ribaltare lo status quo. Probabilmente ho esagerato e risulta troppo rallentato rispetto al resto.

Ho aggiunto molti particolari nello scontro perché ho immaginato che essendo il Ratto portatore del POV esterno al combattimento avesse modo di cogliere bene i dettagli della lotta cruenta che gli si parava davanti. Stessa linea di pensiero che ho usato per la parte iniziale insomma.

In altre scene più concitate dove il Ratto agisce, attacca, fugge, ho cercato un ritmo più incalzante riducendo le descrizioni per dare un senso di urgenza!

Cercherò di giostrare meglio la velocità nei prossimi racconti.

Grazie ancora, ogni parere è davvero preziosissimo!

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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#5 » venerdì 17 luglio 2020, 19:26

Fagiolo17 ha scritto:Grazie mille per le tue osservazioni Michele.

Mi fa piacere tu abbia notato l'uso degli animali un po' fuori dagli schemi. Quando entra in scena la Iena ce la immaginiamo subito malvagia così come un Maiale che cucina sembra abbastanza pacifico.

Volevo creare dei personaggi grigi, non il cliché di buoni e cattivi. Lo stesso Florian se la da a gambe e abbandona Teo pensando solo a sé stesso nonostante il Ratto abbia fatto di tutto pur di salvargli la vita.

Ho cercato di mantenere un ritmo più lento all'inizio del brano, dove il Maiale si prende il suo tempo con le preparazioni prima che il Ratto intervenga a ribaltare lo status quo. Probabilmente ho esagerato e risulta troppo rallentato rispetto al resto.

Ho aggiunto molti particolari nello scontro perché ho immaginato che essendo il Ratto portatore del POV esterno al combattimento avesse modo di cogliere bene i dettagli della lotta cruenta che gli si parava davanti. Stessa linea di pensiero che ho usato per la parte iniziale insomma.

In altre scene più concitate dove il Ratto agisce, attacca, fugge, ho cercato un ritmo più incalzante riducendo le descrizioni per dare un senso di urgenza!

Cercherò di giostrare meglio la velocità nei prossimi racconti.

Grazie ancora, ogni parere è davvero preziosissimo!



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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#6 » domenica 19 luglio 2020, 19:53

Ciao Fagiolo17.

In breve: il tuo è il racconto che ritengo il meglio scritto del tuo gruppo. Si vede che c’è lavoro per costruire immersione, per coinvolgere il lettore.
Dal punto di vista stilistico ho individuato parecchie sbavature (leggi: ti sto facendo le pulci).
Un dubbio per più grande riguarda i bonus e il tema.
Il tema mi sembra mooolto marginale. Non vedo come si possa considerare “storico” il giorno in cui il ratto ha alzato la testa. Sarebbe stato già diverso se l’evento fosse stato “l’uccisione di Bogdan” o “l’inizio della ribellione”.

Per quanto riguarda il motto, mi sembra anche peggio. Il motto Decoubertiano fa riferimento allo spirito sportivo, per cui non si partecipa con l’intento di vincere ma di dare tutto sé stessi. Tu narri di animali oppressi da una tirannia, per cui immagino che il loro interesse sia diametralmente opposto, vale a dire di vincere a ogni costo (tant'è che non sfidano Bogdan a duello regolare, lo vogliono avvelenare).

Di seguito i "difetti" (cerco di usare lo stesso metro che uso per quel che scrivo e con cui vorrei essere misurato)

La prima parte è troppo lunga, passano 20 righe di descrizione del cuoco che cucina. Vi ho riscontrato 3 criticità:
1. Non introducendo subito il conflitto, rischi che qualcuno si annoi e molli il racconto.
2. Non introduci il pdv, quindi io non capisco chi sta osservando la scena, da dove. Finché non presenti il ratto, il PDV poteva benissimo essere il cuoco, o addirittura onnisciente.
3. È strano che il topo se ne stia tutto quel tempo a osservare il cuoco che cucina, così, senza far nulla. Tra l’altro, noi non sappiamo da dove cacchio guarda la scena il ratto. Ho immaginato per tutto il tempo che fosse su una mensola in alto, invece, credo, fosse tra le assi del tetto (?)

Se accetti un consiglio, non vorrei essere supponente, avresti potuto narrare di come il topo si intrufola nella cucina alternandolo alle fasi della ricetta. Una cosa del tipo: il topo si affaccia alla finestra e vede il cuoco fare X. Appena il maiale si gira al pentolone lui entra e si nasconde dietro un mobile. Il cuoco si gira di nuovo e lui osserva, il cuoco va a prendere una cosa e lui fa un altro passo e si nasconde da un'altra parte… e così via fino a raggiungere la posizione giusta. Avrebbe creato più tensione (non deve farsi vedere!) ma avresti comunque potuto usare tutta la sensorialità che hai usato (odori rumori… sono usati molto bene) e giustificare il livello di dettaglio (il topo starebbe osservando con attenzione ogni gesto, ma la cosa avrebbe senso, deve cogliere ogni cosa che il maiale fa).

«Vorresti del fieno, dopo tutta la fatica che ho fatto per farti smaltire quel grasso indigesto? Devi mantenerti in forma. Così la tua carne sarà molto più saporita.»

Questo è qualcosa che non mi aspetterei detto dal maiale, mi sembra più una frase diretta al lettore per far capire la situazione. Da un bruto simile mi sarei aspettato qualche cosa di meno articolato, e più sprezzante, magari anche un manrovescio per farlo tacere.

Il Maiale lo sollevò con una sola mano e lo risbatté sul tavolone, che scricchiolòper la brutalità del gesto.
È ovvio il motivo, taglia, in generale puoi asciugare un po’ il testo.

I muscoli del braccio non si tesero neppure
Qui sei uscito dal “qui e ora”. Il topo vede il maiale sollevare l’agnello con una mano. È in questo momento che nota che non ha muscoli tesi, non dopo che l’agnello è stato sbattuto e il tavolo ha scricchiolato.

Sminuzzò prezzemolo, timo e erba cipollina […]
→ Sminuzzò prezzemolo, timo ed erba cipollina, […]

Mi dondolai tra le assi del basso soffitto e […]
Questa frase suona male (ss), inoltre non è chiara, non ho capito in cosa voglia dire dondolarsi tra le assi.

Il fatto che lui si lanci su un maiale gigantesco, con uno spadino, senza un piano, mi risulta inspiegabile. Quando poi scrivi: Solo un pazzo o un disperato avrebbe affrontato un Maiale con una arma così ridicola, ho avuto l’impressione che fosse un po’ un giustificare il fatto di non sapere bene cosa far fare al topo. Molto più senso avrebbe se il ratto provasse a liberare Florian da sé, non minacciando l’equivalente di Godzilla con uno spadino.

«Levati di torno, scricciolo. Sei fortunato che la carne di Ratto mi ripugna, altrimenti saresti un ottimo spuntino.» Sembra il dialogo di un cattivo da cartone animato. Davvero un essere schifoso e brutale come il maiale usa la parola “spuntino?” Davvero si premura di spiegarli che la carne di ratto “lo ripugna”?

Strinse il grosso mestolo, le nocche sbiancarono.
Con tutto quel grasso, una zampa di maiale può sbiancare? Mi sembra una cosa da mani umane.

Se mi avesse agguantato con quelle mani enormi, mi avrebbe stritolato senza sforzo, ogni osso ridotto in poltiglia, la carne schizzata tra le dita in ogni direzione.
Ridondante, e ovvio. Se affronti un T-rex ti metteresti a spiegare che un suo morso ti dilanierebbe?
Inoltre, in un momento tanto concitato, riusciresti a pensare così nel dettaglio?

Un brivido mi percorse la schiena
Frase fatta, cliché.

Le sue grossedita guizzarono verso di me. Scattai via giusto in tempo, ma l’arma mi scivolò di mano, un tintinnio lontano sul pavimento.
Alleggerisci. Hai la tendenza ad usare quasi sempre un aggettivo associato al sostantivo. Valuta se l’uso dell’aggettivo è giustificato, in caso contrario, non metterlo.

Sgattaiolai più in alto possibile
Qui è tutto tell. Non ho capito cosa faccia di concreto. Come sgattaiola dalla spalla del maiale, e raggiunge un nebuloso “più in alto possibile”?

dove speravo non mi avrebbe raggiunto.
Vorrei ben vedere.

Mi appiattii nel mio nascondiglio.
Nascondiglio che però noi non conosciamo, quindi non posso immaginare contro cosa si stia appiattendo. Tra libri di cucina? Tra due assi? Su una mensola? Dal fatto che lui vedrà tutto, sappiamo solo che dalla sua posizione osserva tutta la cucina.

Imprecò.
Sarebbe stato bello sentire l’imprecazione e non il tell di una imprecazione.

Un odore acre si sollevò dalla pignatta, un fumo scuro e corposo.
Non mi piace l'idea che l'odore si sollevi, e probabilmente prima vede il fumo uscire dalla pentola e poi sente l'odore e collega le due cose. Oppure sente un odore di bruciato e, osservando la pignatta vede il fumo. Oppure, pensandoci, un topo è in grado di percepire un odore in modo direzionale, non saprei.
Tuttavia utilizzare la zuppa come espediente mi è piaciuto molto. Si tende a dimenticarla, ed ecco che sbuca fuori a risolvere l'impasse

«Sa di bruciato. Se ti prendo ti schiaccio con le mie mani! Mi hai sentito?» sbraitò.

Scesi dalla mensola con un balzo, saltai da un ripiano all’altro della credenza, una capriola verso il basso, mi agganciai ad un appiglio con la coda e poi giù verso il pavimento.
Continuo a far fatica a vedere le scene action. Quando il ratto salta sulla schiena del maiale, lui è alla sua postazione di lavoro. Quando il topo scappa, ci viene detto che va in alto, quindi mi aspetto che sia su una mensola, grossomodo sopra la postazione del cuoco. Se scende con un balzo non dovrebbe ritrovarsi faccia a faccia col cuoco? Quale credenza? Quale appiglio? Poco chiaro.

Il fatto che a questo punto provi a scappare dalla finestra sottolinea che di base si è intrufolato in cucina senza avere alcuna idea. Ci potrebbe anche stare, ma continuo a trovarlo poco credibile e fastidiosetto. Non dico di fare un eroe senza macchia e senza paura, ma se sfidi la morte, almeno farlo con una idea in mente, per quanto disperata.

Il Maiale intercettò lo sguardo del mio amico e piantò i suoi occhi furibondi su di me. Saltare fuori dalla finestra e fuggire non era più un’opzione […]
Qui trovo tu abbia accavallato di nuovo la sequenza temporale. Da come scrivi, il fuggire smette di essere una opzione perché il maiale lo guarda furibondo, mentre mi aspetto che il fuggire smetta di essere una opzione quando guarda gli occhi terrorizzati di Florian!

L’impatto fu devastante. Il braccio sinistro mi rimase incastrato dietro la schiena, col gomito girato nel verso sbagliato.
Non serve che mi racconti qualcosa se poi la mostri, il lettore capisce benissimo che trovarsi col gomito girato è devastante.

Il dolore insopportabile minacciò di farmi perdere i sensi.
Tell. Cosa è che il topo percepisce? Si sente leggerissimo? Vede tutto nero?

Il colpo, mi svuotò i polmoni e il Maiale strinse tanto da impedirmi di prendere aria.
Quale colpo? Stiamo sempre parlando della stretta del maiale?

Stavo soffocando
Direi che è ridondante, dal momento che il maiale stringe tanto da impedire di prendere l’aria.

«Macellaio!» un verso dalla porta della cucina.
Il Maiale allentò la presa. Qui il topo respira subito, sta soffocando! Si girò verso la voce che lo aveva interrotto
nascondendo le mani dietro la schiena come se fosse stato colto nel mezzo di una marachella.Mi ritrovai girato sotto sopra, con le zampe all’alta e il sangue che defluiva alla testa, ma riempii di nuovo i polmoni. Il fiato mi bruciò nel petto, grattando lungo la gola.

Ho l’impressione che questa immagine sia vista dall'esterno. Se il topo viene nascosto dietro la schiena, dal suo punto di vista dovrebbe percepire il fatto di essere sbattuto contro le natiche puzzolenti e i vestiti sporchi del maiale. A testa in giù come hai giustamente notato. Può anche notare, come hai scritto, che il respiro gli fa male, ma forse lo nota solo ora, non di certo al primo respiro che fa e che gli salva la vita.


«Batti la fiacca? Perché l’Agnello non è ancora sgozzato e cucinato? Quanto ci vuole per preparare uno spezzatino? Sai cos’è successo all’ultimo cuoco che ha lasciato Bogdan affamato?»

Quante domande!

«Stavo per farlo, se tu non avessi interrotto il mio lavoro. Fuori dalla mia cucina!» sbraitò.

Con due passi pesanti ondeggiò verso la porta.

«Non azzardarti adalzare la voce con me!» Il nuovo arrivato spintonò il cuoco, che barcollò e aprì la mano che mi rinchiudeva – Qui il ratto cade subito a terra e non si curerà del fatto che il cuoco si sorregge al tavolo. – per sorreggersi al tavolo e non cadere.

Il maiale si avventò sulla Iena maculata sulla soglia

brache a sbuffo a righe gialle e viola infilate negli stivali […]

Il cuoco sbuffò come un mantice. Le spalle si alzavano e si abbassavano per la rabbia, digrignò i denti, un verso gutturale e minaccioso scivolò fuori dai labbroni. Recuperò la sua mannaia – da dove?- e se la passò tra le mani con sguardo folle.

«Nessuno mi sbeffeggia e rimane vivo abbastanza per poterlo raccontare. Non una nullità come te. Aggiungerò il tuo orecchio al mio spezzatino»
Un bruto, per di più infuriato, dice questo? Per me direbbe più qualcosa tipo “figlio di p**, ti scanno!”

un castrone di carne cauterizzato.
Da quel che so, castrone è un animale castrato, non l’ho mai visto usato col significato di moncone. Se mi sbaglio dimmelo pure, te ne sarei grato.

La Iena inarcò la schiena, pronta sulle zampe, sfilò uno stiletto dallo stivale e un coltellaccio a lama larga da dietro la schiena,

Se il Maiale fosse riuscito a tirare un fendente alla Iena con tutta la forza di cui disponeva l’avrebbe squartata dalla testa alla coda, ma quella era una guardia privata del Duca, non si sarebbe lasciata sconfiggere tanto facilmente. Spiegone.

Chiunque dei due l’avesse spuntata sarebbe stata morte certa per me e Florian.
Ne approfitterei per ricordare al topo che è libero da un bel pezzo e che invece di scappare o liberare Florian o nascondersi, ha deciso di restare immobile sul pavimento a descriverci un combattimento tra due energumeni che non prestano minimamente attenzione.

Il mio amico mugugnò per attirare la mia attenzione. Con gli occhi mi indicò la spada sul pavimento,a mezzo metro dallo scontro. Avrei potuto tagliare le corde che lo legavano e saremmo potuti fuggire dalla finestra mentre quei due se le davano di santa ragione.
Era ora! Per le distanze evita le unità di misura, nessuno guarda le cose e le misura coi metri, specie nei momenti concitati (specialmente un topo poi).

Nascosto dietro la gamba del tavolo, sbirciai la scena. La spada era più vicina a me che ai due Animali,solo pochi passi e…

Teneva bloccate le due armi incrociate della Iena sopra la testa con la sua mannaia.
Non ho capito come tenga ferme due spadine/pugnali con una mannaia.

Era uno scontro di forza bruta Tell, anche parecchio inutile.

e l’enorme cuoco sembrava avere la meglio. Tell. Mostraci perché il cuoco sembra avere la meglio, per adesso non si direbbe.

[…] Un istante prima di cedere […] Altra escursione da narratore onnisciente. Cosa ne sai che sta per cedere? Solo lei può saperlo, perché solo la iena percepisce tale sensazione.

sfilò dall’intrico di lame lo stiletto non chiaro

e tentò un affondo per bucare il ventre gonfio del Maiale. Tentare è tell, non mostra nulla. Al più il ratto vede la iena che fa un affondo verso il ventre del maiale.

Con la mano libera il cuoco intercettò il colpo. Fa pensare che il maiale fermi la lama con la mano.

La Iena guaì ma non cedette.

Districò anche l’altro coltello dallo stallo, → quindi la mannaia del maiale gli piombò in testa, uccidendolo sul colpo. Dovresti mostrare che, magari, fa un balzo all’ indietro, liberandosi al contempo dalla presa sul polso e della pressione della mannaia.

e balzò con una gomitata verso il gozzo del Maiale per liberarsi dalla sua presa. Quando l’ho letto la prima volta ho immaginato che saltasse facendo leva sul gomito. È poco chiaro, anche se mi piace la gomitata sul gozzo. Bello violento. Per liberarsi della sua presa è qualcosa che solo la iena può sapere. Al più il fatto che si libera è il risultato della gomitata.

Il grossocuoco, col fiato spezzato, tossì e si portò le mani alla gola.

La mannaia scalfì il pavimento di cotto e scivolò alle mie spalle. Non chiaro. La mannaia cade, fa rumore, scheggia il pavimento. Forse scivola dalle mani del maiale?

La Iena ficcò lo stiletto nella carne dell ’addome del Maiale fino all’impugnatura. Lo prese per la nuca e tirò il grugno contro il suo ginocchio una, due, tre volte, lo schiocco simile ad un pomodoro maturo scagliato contro il muro.
Qui solo un’idea. Magari il primo schiocco è più duro, di ossa che si spezzano, gli altri invece sembrano un pomodoro schiacciato, perché le ossa sono già rotte.

Non ancora soddisfatto.Questo spetta alla iena saperlo. gli aprì uno squarcio lungo fino all’inguine.

Il Maiale crollò al suolo, solo ora cade a terra? Una stilettata nell’addome fino all’elsa, il cranio fracassato con tre ginocchiate, e non ancora cade?

finendo di schiena sulla mia spada e sui cocci appuntiti.
Qui divento certo che il topo sia un imbecille. È rimasto tutto il tempo lì? Nemmeno ha provato a trovare un posto più sicuro?

«Sei pazzo se credi-» usa il trattino più lungo quando vuoi bloccare la battuta di un personagg— Lo zittì squarciandogli la gola con la sua lama, un ghigno di piacere che gli fioriva sul muso.
La battuta è del maiale ma alla prima lettura sembrava fosse della iena. Magari togli qualche dettaglio a “grugno spappolato, sbavante e lercio” e aggiungi un tag alla sua battuta, che chiarisca che è il maiale a parlare.

Scavalcò il corpo senza vita del Maiale,


Paralizzato dalla paura ma terrorizzato all’idea di disobbedirgli mossi piccoli passi incerti.

O sei paralizzato da non muoverti, o lo sei dal muoverti.

Il petto mi si alzava e abbassava come se il cuore volesse fuggire via. Avrei preferito una morte rapida a questo supplizio.
Quale supplizio?

i raggi rosati del tramonto baluginavano sul coltellaccio ancora sguainato.
Sei inchiodato dalla paura, ma noti i raggi rosati del tramonto sulla lama?

«Come… ma cosa?» risposisbigottii incredulo.

Florian era già per metà fuori dalla cucina.
«Non fare domande, Teo. Scappa prima che cambi idea!»

Poco chiara l’immagine. Devo immaginare che florian abbia scavalcato la finestra, e quindi io possa vederne solo il sedere. Parla in questa posizione?

«Non cambierò idea.» La Iena raccolse la mannaia e tranciò grosse fette sugose dal ventre del Maiale.
È una risposta del topo o della iena?

«Sono qui per il Duca Bogdan. Non sopporterò i suoi soprusi un giorno di più.»

Parla la Iena o il topo?

Gettò i pezzi di carne nel pentolone e aggiunse il contenuto di una boccetta scura che nascondeva nella trasse dalla bisaccia. «Così dovrebbe bastare.»

Perché perde tempo a fare a fette il maiale e cucinarlo? Bogdan non aveva fretta di cenare? Perdendo tempo non aumentano le chances di farsi scoprire?

«Lo vuoi avvelenare?» Ero sbalordito. Nessuno aveva mai avuto un tale coraggio.
Avvelenare qualcuno è il modo in assoluto meno coraggioso di ucciderlo.

«Teo, andiamo. Non sono affari nostri.»
L’agnello è ancora a cavalcioni sulla finestra??

L’importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta. L’essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto bene.

Come già detto, stai per avvelenare qualcuno, citare De coubertin mi sembra un pelo fuori luogo.



Per quanto lunga la critica ripeto che è il racconto meglio scritto del gruppo. Devo leggere bene il regolamento per capire quanto debba pesare il tema. Sei in lizza per il primo posto della mia classifica.
Spero che le mie critiche ti siano utili e che non siano prese in malo modo. Ho impiegato parecchie ore del mio tempo nel redarle, spero sia gradito. Se non sei d’accordo con qualcosa sono apertissimo al dialogo.

Un saluto, Giacomo.
In narrativa non esistono regole, ma se le rispetti è meglio.

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Fagiolo17
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#7 » lunedì 20 luglio 2020, 11:36

Ciao Giacomo,

comincio subito ringraziandoti per il tuo commento puntuale e preciso. Hai sottolineato un sacco di errori che mi erano sfuggiti e la tua analisi mi sarà utilissima! Grazie davvero.

Passo a risponderti punto per punto, per lo meno alle note che necessitano una risposta.

Partiamo dal Tema e dal Motto.

Ero molto indeciso su cosa scrivere, quindi prima di buttare giù la bozza del racconto ho dato un’occhiata ai racconti pubblicati e al thread sui dubbi.
La frase che mi ha convinto è stata: “tutto ciò che ha una rilevanza anche solo soggettiva può essere un momento storico. Il bello dei temi è che potete interpretarli come meglio credete. Sta a voi convincere il lettore.”
Ho quindi pensato che in un mondo di Animali antropomorfi, dove un gruppo ristretto spadroneggia e soggioga quelli più deboli, il giorno in cui un Ratto decide di “Alzare la Testa” e lottare per un domani migliore, nonostante la sua stazza minuta e la sua inutilità (passami il termine), sia un giorno da ricordare.
È il giorno in cui qualcuno tenta di uccidere il dittatore, e se succedesse in un mondo moderno rimarrebbe scritto sui libri di storia.

Per il motto invece ho tentato di cambiare il contesto. Ho usato le stesse parole ma dandogli un senso differente. Non volevo scrivere una storia di olimpiadi (non era quello il tema centrale a mio parere) o con ex olimpionici come protagonisti, lo consideravo molto riduttivo. Preferivo una storia originale e una rivisitazione del motto in un'altra chiave. Tra l'altro in questo mondo fantasy De Coubertin non è mai esistito e nemmeno le olimpiadi (e neppure la francia se vogliamo prenderla larga). Però la frase “l’importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta. L'essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto bene.” mi sembrava suonasse bene sulle labbra di un rivoluzionario. Chiaramente ho tolto la parte precedente (l'importante non è vincere ma partecipare) che suona troppo sportiva.
Tra l’altro avrei potuto inserire un duello di Scherma anziché con dei coltellacci per citare la disciplina olimpionica, ma quello sì che lo avrei sentito forzato.

Veniamo alla scrittura e al testo.

Nelle prime righe volevo creare un effetto sorpresa, facendo sembrare il narratore onnisciente quando in realtà era una prima persona con POV interno al Ratto. Mi sono dilungato troppo e sicuramente la tua idea di intervallare le scene in cui il Ratto si intrufola con il suo sguardo attento sul Maiale avrebbe reso la scena molto più dinamica e interessante. Ottimo spunto. La narrazione è molto lunga ma in realtà sono gesti che in cucina si compiono in un paio di minuti. Ho voluto mettere troppi dettagli ed è diventata una pappardella quasi noiosa.

Il Maiale è stato un personaggio difficile da creare. Non lo volevo troppo brutale e sboccato, ma neppure chef da ristorante stellato. Ho cercato di dargli un contegno fino a che la Iena non lo ferisce nell'orgoglio denigrando la sua abilità culinaria (la sua passione).

Mi dondolai tra le assi del basso soffitto: lo immaginavo appeso per le braccia che si dondolava avanti e indietro per prendere lo slancio. Potevo usare meglio i dettagli.

Parliamo del Ratto. Il Ratto non ha un piano. È un disperato che vuole salvare l'amico e si getta a capofitto nella situazione senza pensarci due volte. Avrebbe potuto chiedere aiuto a qualcuno di più prestante, avrebbe potuto pensare ad un piano, avrebbe potuto attendere per vedere se il Maiale esce dalla stanza… ma non lo fa perché non è preparato. Non è un guerriero e non è neppure uno stratega. È come se rapissero un mio amico e io da bancario, con una padella in mano corressi in suo aiuto. Una pazzia bella e buona! Volevo mostrare quanto Teo ci tiene a Florian buttandosi a capofitto nel suo salvataggio, in contrasto con Florian che lo abbandona senza pensarci due volte.
In amicizia c'è sempre qualcuno che ci tiene di più.

Un odore acre si sollevò dalla pignatta, un fumo scuro e corposo
: a sollevarsi è ovviamente il fumo, ma volevo dare un corpo all’odore. (tentativo fallito miseramente)

Castrone: ho italianizzato una forma dialettale sbagliando completamente significato. Nel mio dialetto il castrone è una ferita rimarginata male o una grossa cicatrice.

Un istante prima di cedere: ho immaginato che il Ratto vedesse tremare il braccio della iena e supponesse che fosse sul punto di cedere. Quindi un istante prima di cedere è il suo parere, ma non avendo messo altri dettagli diventa ahimè un Tell.

Il grosso cuoco, col fiato spezzato, tossì e si portò le mani alla gola. La mannaia scalfì il pavimento di cotto e scivolò alle mie spalle: davo per scontato che portandosi entrambe le mani alla gola debba lasciar cadere la mannaia. Per non dire “la mannaia gli scivolò di mano” avevo mostrato direttamente la mannaia al suolo che scalfisce il cotto, per poi scivolare dietro il ratto.

Avevo immaginato Florian a cavalcioni sulla finestra che chiamava Teo e aspettava qualche istante prima di gettarsi all’esterno. Rimane bloccato lì sperando che l'amico lo segua, poi se ne frega e scappa via.

Sul finale devo sistemare meglio i Tag nel dialogo tra Ratto e Iena, vedo che non sono sufficientemente chiari.

Ok, credo di aver risposto più o meno a tutto, le cose che non ho citato sono osservazioni corrette che non necessitano di una risposta.

Ti ringrazio ancora per la precisione e per gli spunti di qualità.

Sea60-MG
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#8 » lunedì 20 luglio 2020, 11:38

Buongiorno, ho letto con un po' di fatica questo racconto. L'evento storico mi sembra un po' forzato mentre il riferimento a De Coubertin è inserito correttamente. L'ambientazione è resa bene, così come i personaggi.
In generale, a parte la buona capacità di descrivere ambienti e situazioni, ho trovato però poca storia e la sensazione che ho avuto nel finale è stata quella di aver letto un estratto, di un testo più ampio, che non riesce a essere auto conclusivo.
Un saluto.

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Fagiolo17
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#9 » lunedì 20 luglio 2020, 12:02

Grazie del commento Sea 60-MG.

Il mio obbiettivo è quello di un finale aperto, dove rimane alla fantasia del lettore immaginare la buona riuscita della missione della Iena.

Il racconto parla dell'evoluzione del Ratto, la sua volontà di cambiare le cose, di "alzare la testa" appunto e cambiare il suo domani. Che riesca o meno a uccidere il Duca è indipendente da questa sua presa di posizione.

Il tentato omicidio sarebbe un altro avvenimento, che ha poco a che spartire con questo. Se fosse un romanzo sarebbe un altro capitolo, ma qui non lo ritenevo essenziale.

Trattandosi di un mondo inventato e distante dal nostro ho pensato che l'omicidio del Duca Bogdan possa essere un evento della portata dell'omicidio di Kennedy nellla nostra realtà.

Seguendo questo ragionamento l'ho considerato un fatto storico.

Grazia ancora della tua opinione.

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Mauro Lenzi
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#10 » lunedì 20 luglio 2020, 17:09

Alzare la testa (metto solo una maiuscola) mi è piaciuto per questi personaggi umanizzati, la vividezza delle descrizioni, il coinvolgimento nel conflitto. La combinazione di questi elementi ha portato a qualcosa che sembra una fiaba per bambini, ma non lo è affatto, anzi degenera presto in cruda violenza. Non entrerò nel merito dell’originalità di tale scelta, ma è azzeccata.
Veniamo a cosa suggerisco per migliorare questo racconto. Ho molte cose da dire. Mentre mi odierai ti prego di tenere a mente che, se “Alzare la testa” mi avesse lasciato emotivamente indifferente, probabilmente sarebbero assai meno.

1 - Punto di vista indefinito troppo a lungo
Ricordo che te lo hanno già detto. Non credo che questo possa poi sorprendere piacevolmente. Si tratta semplicemente di qualcosa di poco chiaro. Come lettore vorrei essere stupito dalla storia che si svela, non dagli artifici del narratore per gettarmi fumo negli occhi: non so se sono riuscito a spiegarmi.

2 - Eccesso di dettagli
Seppur buoni, sono troppi. In generale costringono a una lettura lenta, col risultato che l’immaginazione rimane sospesa e, quando si arriva all’azione, i personaggi sembrano muoversi alla moviola.

3 -Spiegazioni delle intenzioni dei personaggi
Normalmente non occorre spiegare che un personaggio compie una determinata azione per raggiungere un certo scopo. Lo scopo dovrebbe essere intuibile dall’azione. E qui, spesso, lo è.

4- Alcune battute con troppe parole
Ce ne sono un po’, ma ne indico un paio in particolare perché portano anche ad altri ragionamenti.
«Batti la fiacca? Perché l’Agnello non è ancora sgozzato e cucinato? Quanto ci vuole per preparare uno spezzatino? Sai cos’è successo all’ultimo cuoco che ha lasciato Bogdan affamato?»
Posso capire l’intenzione della Iena di essere pedante per irritare il Maiale. Ma volevo comunque metterti in guardia perché quel che vuole volontariamente dare un’idea di fastidio, comunque infastidisce anche il lettore. Valuta se la iena può parlare di meno e usare un’azione per provocare, anche un banale pugno sul tavolo.

«Teo, andiamo. Non sono affari nostri.» Invece lo erano eccome. La nostra vita era così penosa a causa del Duca Bogdan e del suo branco di Lupi famelici. Florian era stato imprigionato e quasi cucinato, io ero l’ultimo sopravvissuto della mia famiglia, trucidata solo perché non avevamo di che pagare le tasse.
Qui il Ratto sta parlando a se stesso. E dice troppo: è il tentativo del Narratore di far fare pensieri ingombranti al personaggio, allo scopo di informare il lettore. Se ritieni di dare quell’informazione, puoi farlo in altro modo. Es. Il sangue di Florian che scatena un flash della morte di un parente, o la Iena che lo esorta ad andarsene e il Ratto si oppone, e le spiega il perché in una rapida battuta.

“Fu l’ultima volta che lo vidi.”
Cliché. E quel che è peggio, mi allontana dal qui e ora della narrazione. Troppe parole perché qui non ce ne andava nessuna ;)

I punti 2,3,4 hanno in comune una cosa: sovrabbondanza. Se non hai mai sentito della Teoria dell’Iceberg di Hemingway potresti trovare suggerimenti lì.


5 - Finale troppo sospeso
Un gusto personale, se vogliamo. Avrei preferito un colpo di scena (e poi ti avrei amichevolmente odiato, per questo!). Così è stato semplicemente troncato.


6- Accadimenti (perplessità personali)
Aprì l’anta alla sua destra, profumo di spezie, timo e salvia, rosmarino e basilico, coriandolo e maggiorana, inondarono la cucina.
Come fa a percepire contemporaneamente ma in modo distinto sei odori diversi? (mi ha fatto pensare a Ratatouille! . E poi, se dici spezie, timo, salvia… è un po’ come se dicessi: in coda c’erano auto, Cinquecento, Golf… mi sono spiegato?
Spezie va bene se sente tanti odori, mischiati. Se invece c'è un odore definito, che sia uno di questi.

Sgattaiolai più in alto possibile, dove speravo non mi avrebbe raggiunto. Il Maiale sollevò da terra la mia lama stringendola tra pollice e indice. […] «Dove ti sei cacciato?» Il maiale si guardò attorno, gli occhi pieni di rabbia.
Se ho capito bene… dopo che il Maiale ha tentato di agguantare il topo, la sua priorità non è vedere dove il Ratto fugge, ma recuperarne l’arma (insignificante), per poi infuriarsi e ribaltare tutto, dopo, perché non lo trova?
Se era così importante per lui (a differenza dello Stuzzicadenti), perché non ha seguito con lo sguardo dove andava?

Il Maiale allentò la presa. Si girò verso la voce che lo aveva interrotto, nascondendo le mani dietro la schiena come se fosse stato colto nel mezzo di una marachella.
Perché? Di cosa si vergognava? Se anche fosse per il fatto che si vergognava di avere un Ratto in cucina (però, la trovo troppo debole per essere lasciata all’interpretazione del lettore), avrebbe potuto continuare a stritolarlo mentre lo teneva dietro la schiena.
Oltre al fatto che l’arrivo della Iena fa Deus Ex Machina. Guarda caso arriva proprio mentre il Ratto sta per essere ucciso, e risolve tutto lei.

Brache a sbuffo a righe gialle e viola infilati negli stivali alti fino al ginocchio, cotta di maglia sul petto e basco abbassato sulle orecchie larghe.
Ma poi di orecchio ne aveva uno solo.

Ora, il combattimento.
In generale l'ho trovato poco comprensibile, ma sono poi i dettagli a suscitarmi perplessità.

Teneva bloccate le due armi incrociate della Iena sopra la testa con la sua mannaia.
Uhm. Il Maiale è più grosso e forte. Perché la Iena avrebbe dovuto incrociare le lame dall’alto, permettendo al Maiale di parare con una sola arma (e un solo braccio?)
Sembra più plausibile che il Maiale abbia calato un fendente dall’alto, che ha costretto la Iena a incrociare le lame per resistere. Me lo immagino così (ma ho dovuto farlo io, non va bene) e andiamo avanti.

La Iena perdeva terreno, stringeva le zanne per lo sforzo. Un istante prima di cedere sfilò dall’intrico di lame lo stiletto e tentò un affondo per bucare il ventre gonfio del Maiale.
La Iena sta usando due armi (e braccia) e già cede. In più ne sfila una per contrattaccare. A questo punto non è plausibile che mentre attacca, con l’altra mano continui a tenere bloccata la mannaia, se già non ce la faceva con due. Piuttosto, nel momento in cui la Iena attacca con lo stiletto, l’altro braccio cede e la mannaia cala su di lei: avrebbe dovuto schivare mentre contrattaccava. E invece…

Con la mano libera il cuoco intercettò il colpo e gli torse il polso per disarmarlo. La Iena guaì ma non cedette. Districò anche l’altro coltello dallo stallo,
E quindi la mannaia rimane sospesa nel vuoto?

si chinò sulle zampe e balzò con una gomitata verso il gozzo del Maiale per liberarsi dalla sua presa.
Mentre la Mannaia sta calando, ha un braccio torto nella presa del Maiale, si china e gli dà una gomitata? Per quanto possa essere veloce, mi sembra troppo. Ma c’è un altro problema. Rileggo:
balzò con una gomitata verso il gozzo del Maiale per liberarsi dalla sua presa.
Perché? Ha un coltello in mano con cui può colpire in modo molto più rapido ed efficace. Perché invece deve raccogliersi sulle zampe e balzare con una gomitata (mentre ha un braccio torto e bloccato, ricordiamolo) verso la gola? Il tutto mentre la Mannaia dovrebbe essere già calata da un pezzo.


Dopo tutto questo, ho finito? Ahimé no.
La considerazione per me più spiacevole da fare è che trovo "Alzare la testa" fuori tema, un punto già sollevato da altri. “Tutto ciò che ha una rilevanza anche solo soggettiva può essere un momento storico. Il bello dei temi è che potete interpretarli come meglio credete. Sta a voi convincere il lettore.”
E io non lo sono. Ho letto le tue risposte, e anche se mi ha interessato il tuo punto di vista, non le ho trovate convincenti. Ma anche se lo fossero state, non avrebbero risolto il problema. Dovrebbe essere il racconto ad avermi già convinto. Invece no, non sul tema. Per me un evento storico può anche essere un ratto che alza la testa, se questa vicenda scrive la storia futura. Invece no, chissà: in ogni caso non si può chiedere al lettore di colmare queste lacune con delle supposizioni che non trovano fondamenti su cui poggiarsi.

Mi sono piaciuti molto l’ambientazione e i personaggi, le descrizioni erano sì sovrabbondanti ma ben fatte, e in generale la vicenda mi ha incurisito e emozionato. Insomma sono rimasto in quella cucina a domandarmi cos’altro sarebbe successo. E se fossi solo lettore, potrei farmelo bastare. (Esortandoti ovviamente a scrivere il seguito, e già lo faccio!)
Invece non basta. Devo mettermi nei panni di giudice e stilare una classifica. E “Alzare la testa” mi sta mettendo in crisi.
Senz’altro ha lasciato il segno.
Mannaggia a Bogdan!

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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#11 » lunedì 20 luglio 2020, 18:17

Grazie mille per la risposta Mauro.

Sono felice che il racconto in qualche modo ti sia rimasto in testa e in realtà sono anche contento che abbiate trovato così tanti errori perché significa che ho ancora molto da imparare e tanto spazio per migliorare.

Tutti i tuoi appunti sono precisi e mettono in evidenza zone lacunose o troppo ricche di dettagli, non posso che ringraziarti per il tempo e l'attenzione che hai dedicato al mio racconto e prometterti che migliorerà tanto.

Per l'evento storico sono uscito dal seminato per non scrivere qualcosa di troppo scontato. Ovviamente nella mia testa questo inizio della rivoluzione, questo alzare la testa era un evento storico di rilievo per questo mondo, ma come giustamente dici tu se non ti ha convinto il racconto non posso farlo io a posteriori!

Ti ringrazio ancora e ti ringraziano anche Bogdan, Teo e la Iena. (Florian no perché per come si è comportato con l'amico non ha diritto di parola)!

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Giacomo Puca
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#12 » lunedì 20 luglio 2020, 20:00

Ti rispondo brevemente, sono felice che tu abbia apprezzato il mio commento.

Sul motto ti do ragione, un momento storico potrebbe essere anche inteso come storico per l'individuo e ci sta. Sul motto continuo a non essere molto convinto, lo spirito sportivo è l'esatto contrario di una liberazione dall'oppressione. Tant'è che per esempio la medaglia Pierre De coubertin si da a chi magari rinuncia alla vittoria per far vincere un avversario che ritiene più forte. Immagina se il topo pensasse che siccome Bogdan è più forte di lui, gli regalasse la vittoria.

Per quanto riguarda il topo che si dondola tra le assi, qualche dettaglio descrittivo in più avrebbe risolto ogni problema. Anche perché lo introduci che si dondola tra le assi, come se fosse appeso lì dall'inizio della vicenda.

Che il ratto sia disperato e si getti nella situazione va bene. Ma se mi specifichi che Florian è stato tenuto digiuno per chissà quanto tempo, allora sembra che il topo abbia aspettato che so, cinque giorni, e poi sia entrato in cucina così, a caso. Quindi o il topo ha un piano, o Florian è stato appena rapito (il fatto che sia un discreto egoista è un bel contrasto, considerato che è un agnello).

Poi tutta la parte di combattimento in cui lui resta a osservare lo scontro l'ho trovata veramente poco credibile. Avresti potuto risolvere magari col maiale che, interrotto dalla iena, lo blocca in qualche modo (tipo mettendolo sotto un bicchiere, legandolo...): osserverà tutto, senza poter far nulla.

La parte della mannaia che cade e poi scivola è proprio confusa. Forse usi il verbo "scivolare" con una accezione diversa dalla mia, perché non vedo come possa la mannaia scivolare dopo essersi fracassata a terra, ma posso ben vedere che scivoli dalle mani del maiale e si fracassi in terra.

Liberazione di Florian:
Noto ora questa frase: Florian piagnucolò, ancora imbavagliato, alcune gocce di piscio gocciolarono giù dal tavolo e mi schizzarono il saio. Non capisco perché specificare che è ancora imbavagliato.
Poi dici che aspetta qualche istante prima di fuggire del tutto, che avrebbe senso, ma passa ben più tempo. Credo che sia dovuto al tell, che ha condensato il tempo. Infatti Florian è per metà fuori dalla finestra. A questo punto la iena raccoglie il coltello (momento in cui considero passato qualche istante) dopodiché si mette ad affettare il maiale! ci vorranno diversi minuti per farlo e dopo va al pentolone e ci mette la carne, e tira fuori il veleno, e lo aggiunge al paiolo. Come percezione, direi che passano parecchi minuti, per quello mi faceva ridere l'idea di Florian che rimane tutto quel tempo sulla finestra, come se aspettasse per dire la sua battuta. Banalmente, o la dice subito e se ne va, o nel frattempo che mostri la iena fare a fette il maiale, fai discutere topo e agnello, mostri che da quella situazione stanno evolvendo idee diverse e puoi anche far uscire fuori la storia generale.
"dobbiamo andare"
"andare dove? la iena ha ragione dobbiamo far fuori bogdn"
"ma non è nella nostra natura"
"la nostra natura? se adesso scappi, quanto tempo credi ci metteranno i lupi di bogdan a trovarti a casa?"
"ma allora vuoi fare la fine di tuo padre? di tuo fratello?"
"mio padre e mio fratello sono morti senza lottare, si sono fatti impiccare senza discutere, solo per non aver pagato le tasse → qui magari puoi far citare de c. rimaneggiando un po', sottolineando che lottare sia più importante di vincere bla bla bla"

Felice di essere stato utile, e apprezzato. Buona fortuna per la gara!
In narrativa non esistono regole, ma se le rispetti è meglio.

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Mauro Lenzi
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#13 » martedì 21 luglio 2020, 8:35

Giacomo Puca ha scritto:Devo leggere bene il regolamento per capire quanto debba pesare il tema. Sei in lizza per il primo posto della mia classifica.
[/font]



Qui http://www.minuticontati.com/forum/viewtopic.php?f=189&t=3920 Spartaco ha risposto:


Spartaco ha scritto:Il tema è uno dei parametri da rispettare ma la classifica è, per forza di cose, soggettiva. Quindi ognuno di voi può decidere che peso dare all'interpretazione del tema.
In pratica, sei libero di fare ciò che preferisci.

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Fagiolo17
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#14 » martedì 21 luglio 2020, 8:47

Ho visto anche io la risposta di Spartaco.

Comunque vada non posso che ringraziarvi tutti per i parere, le correzioni e i suggerimenti per questo mio racconto.

Grazie davvero.

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Mauro Lenzi
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Re: ALZARE LA TESTA

Messaggio#15 » martedì 21 luglio 2020, 8:58

Fagiolo17 ha scritto:Tutti i tuoi appunti sono precisi e mettono in evidenza zone lacunose o troppo ricche di dettagli, non posso che ringraziarti per il tempo e l'attenzione che hai dedicato al mio racconto e prometterti che migliorerà tanto.


Grande! Mi fa molto piacere.

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