Il mito di Androgeo

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Giorgia D'Aversa
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Il mito di Androgeo

Messaggio#1 » mercoledì 15 luglio 2020, 23:50

Il mito di Androgeo
Di Giorgia D'Aversa

Le colonne rosse del palazzo erano già roventi al tatto. Androgeo ritrasse la mano e rivolse l’attenzione a Minosse, il cui chitone chiaro era illuminato dalla luce screziata di arancio. Lo raggiunse, mantenendosi un passo indietro.
«Padre, volevate parlarmi di qualcosa?»
Il re incedeva lento all’ombra del muro affrescato. «In quanto mio primogenito, parteciperai alle Grandi Panatenee indette dal re Egeo. Ci saranno atleti da ogni città, e mi aspetto che tu possa rendere onore a Creta e alla stirpe del Sole.»
Androgeo rilassò le spalle contratte e soffiò con sollievo l’aria dalle narici: il volto impassibile del padre gli aveva fatto temere un rimprovero o una notizia nefasta.
«Non vi deluderò, mio re. La mia preparazione ginnica è superiore a qualsiasi uomo dell’isola.» Si concesse un sorriso compiaciuto.
Minosse si arrestò alla fine del colonnato, lo sguardo fisso sugli edifici sottostanti.
«Questo non basta, e dovresti esserne consapevole. La tua abilità nei giochi dovrà essere tale da portarti alla vittoria su tutti gli altri greci… in particolare gli ateniesi.»
La sconfitta non era contemplata. Androgeo aprì i palmi e ne sfiorò la superficie callosa. La vittoria gli interessava fino a un certo punto: partecipare ai giochi in onore di Atena, lontano da quelle mura opprimenti e dai segreti che celava, questo sì che era importante.
Il cielo andava schiarendosi. Un muggito rancoroso riverberò per tutto il palazzo con un’eco che gli si ancorò al cervello: un monito, una rabbiosa promessa di vendetta. Deglutì a vuoto, la salivazione ridotta al minimo. Minosse si limitò ad arricciare le labbra.
«Il Minotauro… Tuo fratello Asterione e tua madre hanno condannato l’intera discendenza alla vergogna; fuori da Creta già si inizia a vociferare della presenza di un’aberrazione a palazzo.» Una risata amara gli proruppe dalla gola. «Siamo stati puniti dagli Dei, dobbiamo ottenere di nuovo il loro favore gareggiando per Pallade. Vincerai, figlio.»
Il suo tono non ammetteva repliche, e Androgeo annuì in silenzio. Non avrebbe certo contraddetto il volere di Minosse, né tantomeno avrebbe vanificato le lunghe ore di allenamento. Non poteva permettersi di indugiare sul dubbio della sconfitta, sul terrore di non essere abbastanza capace.
Da me dipende la reputazione della famiglia, dell’intera isola. Dea dagli occhi scintillanti, ti onorerò.
Atena. La dea che combatte come un uomo e dona la vittoria. Prima della partenza avrebbero dovuto offrirle libagioni in quantità. Tanti buoi, le bestie più belle di cui disponessero, per glorificarla e ottenerne il favore. Sarebbe andato ad Atene, a gareggiare contro i figli prediletti della dea: aveva bisogno di pregare, e tanto.
Chinò il capo verso il padre e si congedò.

***

Il corridoio che portava all’ingresso del Labirinto era illuminato solo da un paio di torce fissate alle pareti. L’ombra che Androgeo proiettava sul portone si univa in figure deformi alle grottesche raffigurazioni del Minotauro presenti su entrambe le ante. Rimase immobile, la fiaccola ben salda in mano, affascinato dall’ambiguo intrecciarsi della sua estensione con le incisioni dedicate alla bestia.
Il mio fratellastro.
Sfiorò la superficie fresca del bronzo, seguendo il profilo delle corna e del muso animale. Da anni Pasifae non faceva che giustificarsi con il re menzionando l’influenza di Poseidone sulle sue pulsioni mostruose, ma lui aveva ben altra opinione in merito: sua madre si era solo voluta scopare quel toro bianchissimo e non c’era giustificazione divina che reggesse.
«Qualcuno sull’Olimpo ha voluto che le nostre vite si intrecciassero, resta da capire quale sia il motivo.»
La terra dei sotterranei tremò. Passi pesanti ma misurati scossero le fondamenta del palazzo di Cnosso. Androgeo appoggiò i palmi e l’orecchio sinistro sulle ante del portone, in ascolto. La creatura sapeva che era lì.
L’aveva visto poche volte, quando ancora i soldati erano in grado di contenere quel corpo ibrido dotato di una forza spaventosa. Lo tenevano in una gabbia con sbarre spesse quanto il bicipite di un guerriero, alle quali si aggrappava per scuotere la sua prigione e reclamare sempre più cibo.
Lo immaginò dall’altro lato, all’interno del Labirinto, con gli occhi feroci iniettati di sangue come alla sua nascita. Un verso animalesco e sofferente si abbatté contro la superficie spessa del portone: si allontanò di scatto, come se il Minotauro potesse trovare la strada d’uscita e abbattere con un colpo di corna le pesanti ante.
Ma forse non desidera fuggire, forse accetta il suo destino e il ruolo scelto dagli Dei. Quale che sia, quando sarò re lo capirò.
Batté piano il pugno sulla testa del toro in rilievo. Colpì altre due volte la superficie liscia, con maggior convinzione.
Lo prometto.

***

Rivoli di sudore si univano all’olio di cui Androgeo si era cosparso il corpo. Il sole del pomeriggio non accennava a voler diminuire di intensità e rendeva gli atleti simili a statue di cera in procinto di sciogliersi. Tanto meglio, perché il giorno seguente la presa dei suoi sfidanti sarebbe stata meno efficace nella lotta; il problema dell’afa estiva non prometteva nulla di buono per lo svolgersi di quel primo giorno si giochi.
Prese le fasce che gli porgeva lo schiavo di suo padre e le avvolse con attenzione intorno alle nocche, passando attorno ai polsi e stringendo infine sugli avambracci. Aprì e chiuse le mani per testare la flessibilità del cuoio. Annuì, fece un passo avanti e sciolse le gambe rigide: la fascia di lana attorno alla vita gli sfregava sui genitali accaldati.
Gli spettatori circondavano lui e il suo avversario, formando un’area all’interno della quale avrebbero combattuto.
Stando a quel che gli aveva detto lo schiavo il suo avversario era Clito, uno dei cinquanta figli di Pallante, nonché fratello del re. Un ateniese borioso con diritti al trono che lo guardava con scherno dall’altro lato del cerchio: alto e massiccio, fletteva i muscoli delle braccia per dar prova della propria prestanza. Le vene erano in rilievo sul corpo glabro. L’idea che esistessero altri quarantanove fratelli nerboruti senza che si fossero ammazzati a vicenda gli parve paradossale.
Androgeo allungò in avanti il piede sinistro e la terra calda gli si infilò tra le dita. Alzò le mani davanti al volto, il braccio sinistro di poco disteso in direzione dello sfidante.
«Che il combattimento inizi!», urlò un membro della giuria.
L’avversario gli si gettò addosso, proiettando un colpo di destro con tutto il peso del suo corpo. Androgeo fece appena in tempo a chiudere la guardia e il colpo, secco e potente, gli si abbatté sul dorso delle mani. Digrignò i denti per il dolore. Sfruttò la distanza ravvicinata e replicò con un montante rapido che si infilò nella guardia aperta di Clito: gli colpì la mascella e assestò un fulmineo sinistro per prendere le distanze dalla sua mole. Il Pallantide si portò una mano al volto e sputò un grumo di sangue per terra; gli spettatori dimenavano le braccia e urlavano, ma le orecchie ovattate impedivano ad Androgeo di capire le loro parole. Irrilevante, visto che nessuno avrebbe tifato per uno straniero.
I polsi gli dolevano già per il pugno parato. Le fasciature non erano riuscite ad attutire del tutto il diretto dello sfidante, la cui forza fisica era il principale pericolo. Androgeo era più veloce.
Clito tornò alla carica, l’espressione sfigurata dallo sforzo. Il suo montante destro giunse lento e Androgeo lo schivò abbassandosi e spostando il corpo a sinistra. Fece perno sul piede dietro e allungò il corpo in un diretto, ma l’ateniese alzò le braccia a coprire il volto.
Si studiarono cauti, girando in tondo e molleggiando sulle gambe. L’aria calda e il sudore rendevano meno fluidi i movimenti. Ancora una volta il suo avversario si protese per colpirlo: sinistro, destro, sinistro, gancio. Androgeo si difese con gli avambracci e schivò l’ultimo pugno abbassandosi. Giunse l’ennesimo diretto di Clito, parato con un movimento della mano destra e seguito da una scivolata per allontanarsi da quel corpo massiccio. Il montante colpì il figlio di Pallante dritto nello stomaco. Un grugnito di dolore sommesso e cadde in ginocchio, le mani premute sul ventre.
Androgeo si protese su di lui e gli centrò il naso con un destro. Suono di ossa che scricchiolano: Clito sbatté la testa sulla terra dura, il naso rotto e rosso. Urla estasiate provennero dagli spettatori. Clito artigliò il terreno con le dita nel tentativo di rialzarsi e riuscì a puntellarsi sui gomiti per guardarlo in faccia. Il sangue gli colava su labbra e mento, coprendo con una maschera da guerra l’espressione di disprezzo.
Il secondo pugno di Androgeo lo rispedì sdraiato con un’esclamazione di dolore. L’indice dell’ateniese si alzò tremolante verso il cielo e la folla proruppe in fischi e grida.

***
I cavalli erano stremati, il manto scuro si tendeva rapido sui respiri affannati. Androgeo diede un’ultima pacca agli animali e scese dal carro alzando un misto di polvere e terra; allungò le redini a uno schiavo e si avvicinò al premio della sua vittoria: centocinquanta anfore ricolme di olio di oliva ordinate accanto alla linea di arrivo, troppe per essere disposte su un tavolo. Si concesse un sorriso al pensiero di caricare sulla nave tutti quei vasi, insieme alle decorazioni in oro e ai pregiati scudi vinti i giorni precedenti.
Aveva reso onore a Creta, a suo padre e alla dea, quella figura altera posta a decorazione delle sue nuove anfore. L’acropoli di Atene svettava sullo sfondo di un cielo blu scuro, pronta a essere raggiunta alla conclusione dei giochi: Androgeo avrebbe guidato il corteo sul carro destinato ai vincitori per portare in vetta il peplo sacro destinato ad Atena. Gonfiò il petto e accarezzò con dolcezza una delle anfore. Lui, il vincitore di tutte le prove aperte agli stranieri, affiancato da qualche altro diffidente ateniese: se ne avesse avuta la possibilità, senza dubbio sarebbero riuscito ad avere la meglio anche nelle prove a loro riservate.
Non aspettava altro che rifocillarsi a dovere al sacrificio dei cento buoi. Prima di addentare le vittime sacrificali, avrebbe onorato ancora una volta il potere di Pallade che gli aveva concesso così tanta gloria.
Corrugò la fronte. I suoi festeggiamenti tardavano arrivare. Il carro era sparito, portato via dallo schiavo; volti astiosi lo fissavano con malcelata soddisfazione.
Il colpo sulla nuca lo fece crollare a terra, la faccia sul terreno sabbioso. Aprì e chiuse la bocca, sulla lingua un sapore ferroso. Una presa salda lo girò supino: socchiuse gli occhi e distinse a stento un corpo che lo sovrastava nel buio; nella mano destra qualcosa di grosso e irregolare.
«La ripugnante prole di Pasifae non avrà nessuno dei premi che spettano a uomini più degni.»
Altre figure affiancarono l’aggressore e coprirono ogni porzione del cielo. Ateniesi, i Pallanti, armati di enormi pietre. Uno di loro gli abbatté un colpo in fronte: Androgeo urlò, un dolore lancinante gli si irradiò dalle tempie. Niente più volti davanti a sé, solo sagome scure a incombere come presagi. Una di queste gli parve Atena, armata di tutto punto ma non intenzionata a difenderlo; vide Minosse, seduto immobile sul suo scranno dorato; infine il Minotauro, l’unico che danzasse insieme alle pulsazioni della sua testa. Quelle movenze gli ricordarono la danza delle gru in cui erano solite esibirsi le sue sorelle, Arianna e Fedra. La testa taurina ondeggiava al ritmo dei passi e la bocca si spalancava lenta.
Ma certo, un sacrificio.
Androgeo spalancò gli occhi sulla volta celeste. Le stelle si mossero a formare una promessa firmata sul blu della notte: cento buoi che non avrebbe potuto consacrare alla dea, cento giovani che sarebbero stati sacrificati in suo nome. Ci avrebbe pensato Asteriore.



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Giorgia D'Aversa
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#2 » mercoledì 15 luglio 2020, 23:54

EVENTO STORICO
La morte di Asterione, figlio di Minosse, per mano degli ateniesi invidiosi della sua vittoria ai giochi panatenaici. La sua uccisione porterà al sacrificio dei fanciulli di Atene al Minotauro.

BONUS
1) un personaggio deve fare/provare una disciplina olimpica: è presente un incontro di pugilato all'interno del racconto

2) citare almeno una volta De Coubertin (nome o motto): Androgeo all'interno del primo dialogo con il padre cita il motto, un po' parafrasato. Cito dal testo " La vittoria gli interessava fino a un certo punto: partecipare ai giochi in onore di Atena, lontano da quelle mura opprimenti e dai segreti che celava, questo sì che era importante."

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Polly Russell
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#3 » domenica 19 luglio 2020, 23:00

Ciao Giorgia! Anche nel tuo caso, primo incontro, ma una che ha una maglietta come la tua, già è nelle mie simpatie, per forza!
Detto questo, veniamo al tuo racconto. Si era parlato di evento storico e qui arriva la mia prima perplessità. Come faccio a qualificare storica, una vicenda mitologica? Mi spiego, se avessi parlato della guerra di Troia, per quanto romanzata e romanzabile, una guerra a Ilio pare esserci stata davvero, ma qui, a parte Minosse e la posizione geografica di Creta e Atene, di storico vedo davvero poco. Mi sarebbe andato bene anche se mi avessi spacciato Androgeo per un personaggio storico e non mitologico, ma averci infilato il Minotauro me lo colloca con tutti i calzari nel tempo del mito. Quindi boh... direi che secondo me sei fuori tema.
Considera che non stilerò subito la classifica, la lascio decantare, quindi se ho scritto una cazzata e stiamo parlando di personaggi e avvenimenti storici (escluso il Minotauro ma a quel punto sarebbe solo un elemento fantasy e ci può stare) fammi sapere.
Il racconto è visto con gli occhi di uno dei suoi protagonisti e già questo ne fa una storia diversa dall’originale, adoro i “rapporti di minoranza” tanto per citare il film omonimo.
Non trovo utile ai fini della trama il tuo esserti tanto soffermata sul Minotauro, sulla sua infanzia addirittura, quando avrei preferito, visto che usi un pov sul protagonista, carpire la disperazione e la delusione di Androgeo durante il linciaggio. La sua sorpresa, prima ancora che il dolore e la vendetta.
Comunque, la scrittura è fluida, fatto salvo per qualche aggettivo ripetuto o di troppo, comunque non tanto pesanti da rallentarla.
Non empatizzo troppo con il protagonista perché non sono sicura di aver capito la sua motivazione: onorare suo padre, semplicemente non deluderlo, levarsi dalle scatole per un po’, onorare gli dei, onorare se stesso... o forse è un po’ di tutto questo.
In ogni caso una prova del tutto degna. Compimenti.
Qualche consiglio sparso:


La vittoria gli interessava fino a un certo punto: partecipare ai giochi in onore di Atena, lontano da quelle mura opprimenti e dai segreti che celava, questo sì che era importante.
questo è l’adattamento che hai scelto per il otto di De Cubertin, ma anche in questo caso, secondo me, sei fuori tema. Lui non partecipa ai giochi per il piacere di farlo, lo fa per andarsene, almeno per un po’, da un posto che lo opprime e non è la stessa cosa.


Un muggito rancoroso
sei sul punto di vista di Androgeo, invece quel “rancoroso” è da narratore onnisciente.
L’ombra che Androgeo proiettava sul portone si univa in figure deformi alle grottesche raffigurazioni del Minotauro presenti su entrambe le ante
l’ombra è una, quindi anche la figura deforme che si unisce.

«Qualcuno sull’Olimpo ha voluto che le nostre vite si intrecciassero, resta da capire quale sia il motivo.»
qui non ho capito, se parla al fratellastro, perché dice “sull’Olimpo” ha appena asserito che non c’era stata alcuna influenza divina ma solo la lussuria di sua madre.


. La creatura sapeva che era lì.
ancora onnisciente, te la potresti cavare con una cosa tipo “sapeva che anche la creatura lo stava ascoltando” più o meno.


Ma forse non desidera fuggire, forse accetta il suo destino e il ruolo scelto dagli Dei. Quale che sia, quando sarò re lo capirò.
perché?
fletteva i muscoli delle braccia per dar prova della propria prestanza.
ammetto che il verbo flettere è più armonico a livello sonoro di contrarre, ma in teoria si contraggono per “gonfiarli” e dare sfoggio di sé.
per allontanarsi da quel corpo massiccio.
sì, L’abbiamo capito che era massiccio.XD

Il montante colpì il figlio di Pallante dritto nello stomaco. Un grugnito di dolore sommesso e cadde in ginocchio, le mani premute sul ventre.
Androgeo si protese su di lui e gli centrò il naso con un destro.
mmm... la dinamica non mi è chiarissima. Se cade a terra colpito allo stomaco e vi ci poggia le mani, ho l’idea che sia accartocciato su se stesso, comunque chinato. Per cui per colpirlo al naso, l’avversario o si deve inginocchiare o deve dargli una ginocchiata.

: Clito sbatté la testa sulla terra dura
se non sono necessari, io non abbonderei con gli aggettivi. Certo che è dura, è la terra di un’arena.
Polly

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Giorgia D'Aversa
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#4 » domenica 19 luglio 2020, 23:39

Ciao Polly, piacere e simpatia anche da parte mia!
Ti ringrazio per il bel commento, super articolato e ricco di riflessioni. Ne farò tesoro, e soprattutto in futuro cercherò di non sbrodolare il tutto con troppi aggettivi :'D

Veniamo alle tue perplessità.
Per quanto riguarda l'evento storico, ti cito quanto ho letto nel thread "Dubbi, ansie, perplessità?"
Agostino, tutto ciò che ha una rilevanza anche solo soggettiva può essere un momento storico.
Il bello dei temi è che potete interpretarli come meglio credete. Sta a voi convincere il lettore…

Dunque è stato detto che l'evento storico poteva essere "interpretato", e molti altri racconti fanno tutt'altro che riferimento a un evento nel senso storico del termine (ci sono diversi scenari fantasy/apocalittici). Nel mio caso specifico, possiamo metterla così: la mitologia, per quanto pregna di elementi fantastici, presenta in sé una serie di eventi che formano una lunga cronologia di fatti e genealogie che sono entrati nella storia greca. Storia spesso fittizia, sì, ma che fa parte delle vere civiltà che ci hanno preceduto. La morte di Androgeo fa parte della storia perché il suo mito diventa evento storico nella stessa tradizione greca.
Androgeo stesso, così come Minosse e gli altri personaggi citati, sono storici allo stesso modo in cui lo sono gli uomini antichi di cui non sappiamo con certezza se sono vissuti o meno: se è esistito un re di Creta di nome Minosse, suo figlio primogenito era Androgeo.
Nel mio racconto, nel caso non ti avessi convinta con quanto detto finora, sono presenti i giochi panatenaici, realmente esistiti e portati avanti per anni... nonché antenati delle vere Olimpiadi. Poi, come detto sopra, sta a me convincere il lettore: per quel che mi riguarda, la mitologia è storia. Un tipo diverso, certo, ma comunque affascinante!

Per quanto riguarda De Coubertin, per Androgeo l'importante è partecipare: lo fa per evadere, certo, ma per lui è un grande onore prendervi parte. Direi che il piacere c'è, e in ogni caso il suo obiettivo (nonché cosa principale) è proprio il partecipare, non vincere. Quello viene dopo, perché così vuole la sua storia.

Il soffermarsi sul Minotauro deriva dal voler chiudere ciclicamente il brano: sono fratellastri, e la morte di Androgeo causerà il tributo degli ateniesi alla creatura. Volevo che in conclusione, prima di morire, Androgeo avesse una sorta di "premonizione" di quello che sarebbe successo in futuro: ovvero la sua morte vendicata dalla bestia per cui voleva trovare un senso. Inoltre, come si sarà capito, adoro la mitologia: dal momento che la figura di Androgeo è strettamente legata alla componente fantastica del mito, mi piaceva l'idea di dare un assaggio di questa componente.

qui non ho capito, se parla al fratellastro, perché dice “sull’Olimpo” ha appena asserito che non c’era stata alcuna influenza divina ma solo la lussuria di sua madre.

La lussuria di sua madre viene sottolineata per dare a intendere un rapporto conflittuale, o almeno così era nei miei intenti. Da uomo del suo tempo comunque Androgeo ritiene che il loro destino sia deciso dagli Dei: quindi, che lui creda o meno che sia stato Zeus a unirsi con la madre, non può fare a meno di chiedersi cosa abbiano in serbo le sue divinità per lui e quell'abominio di fratello che si ritrova!

Infine: grazie di cuore per tutti gli appunti sul testo. Sono preziosissimi e mi permettono di notare con occhio critico gli errori che ancora faccio per inesperienza. Ti ringrazio!

"La creatura sapeva che era lì"
ancora onnisciente, te la potresti cavare con una cosa tipo “sapeva che anche la creatura lo stava ascoltando” più o meno.

Qui forse avrei dovuto renderlo con un pensiero diretto, perché per me questa frase si potrebbe anche rendere con "La creatura sa che sono qui". Dal punto di vista di Androgeo, lui sente che il Minotauro sa.

mmm... la dinamica non mi è chiarissima. Se cade a terra colpito allo stomaco e vi ci poggia le mani, ho l’idea che sia accartocciato su se stesso, comunque chinato. Per cui per colpirlo al naso, l’avversario o si deve inginocchiare o deve dargli una ginocchiata.

In merito a questo, ho immaginato che, essendo sulle ginocchia (e comunque massiccio), un pugno verso il basso non sarebbe stato troppo complicato da sferrare. Anche perché nella mia testa Androgeo non spicca per altezza o muscolazzi... ma appunto, nella mia testa e non in quella del lettore!

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Polly Russell
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#5 » domenica 19 luglio 2020, 23:59

Agostino, tutto ciò che ha una rilevanza anche solo soggettiva può essere un momento storico.
Il bello dei temi è che potete interpretarli come meglio credete. Sta a voi convincere il lettore…

Sì, in realtà hai ragione, ho preso per buono uno scenario distopico, dando per scontato che in quel determinato universo, quel preciso momento sarebbe passato alla storia. Quindi si può fare lo stesso con un evento mitologico. Probabilmente i miei studi e la mia passione per la storia delle religioni e l’antropologia, mi portano a considerare il tempo del mito una cosa a parte, slegata dalla storia, un certamente pensato e non un realmente accaduto, parafrasando la mia professoressa. Lol
quindi, tranquilla, sono io.


Anche perché nella mia testa Androgeo non spicca per altezza o muscolazzi...
Eh, ho capito ma se è il miglior atleta di Creta, proprio gracilino non può essere! lol
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Giorgia D'Aversa
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#6 » lunedì 20 luglio 2020, 0:04

Che bello, ti ho convinta :D

Eh, ho capito ma se è il miglior atleta di Creta, proprio gracilino non può essere! lol

E infatti hai ragione ahahah my bad, assolutamente!
Grazie ancora per tutte queste osservazioni, davvero. Non voglio essere pesante con questi MASSICCI ringraziamenti, ma ogni critica e suggerimento non possono che aiutarmi.

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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#7 » martedì 21 luglio 2020, 14:38

Ciao Giorgia,
Bel racconto anche se l'uso della terza ti obbliga a ripetere molti nomi e usare sinonimi specialmente durante la lotta appesantendo un po' la scrittura.

All'inizio ho empatizzato più con Asterione che con Androgeo, mi spiego meglio: Asterione soffre ingiustamente per essere il frutto di una relazione proibita causata dalla superbia del padre (Non sacrificare il toro bianco a Poseidone) che alla lussuria (Divinamente indotta o meno) della madre. Androgeo invece è atletico, sicuro di sé e pure filosofo (Questo me lo ha fatto immaginare pure belloccio) Che il padre "costringe" a vincere i giochi per ripulire l'onore della famiglia.
L'ingiusta sofferenza arriva solo al momento del linciaggio.

Detto questo, in filigrana fai risaltare la volubilità delle divinità olimpiche e una mentalità diversa dalla nostra. Androgeo parte per riscattare la famiglia e vince tutto quello che può col favore della dea, che non lo aiuta nel momento del bisogno ma punisce gli ateniesi per il fatto compiuto. Mi è piaciuto.

Per fare le pulci al testo mi è saltata all'occhio questa frase:

La vittoria gli interessava fino a un certo punto: partecipare ai giochi in onore di Atena, lontano da quelle mura opprimenti e dai segreti che celava


Qui il soggetto è Androgeo, scritto così sembra che sia lui a celare segreti e non le mura.

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Giorgia D'Aversa
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#8 » mercoledì 22 luglio 2020, 15:49

Ciao Stefano, grazie mille per il commento!
Bel racconto anche se l'uso della terza ti obbliga a ripetere molti nomi e usare sinonimi specialmente durante la lotta appesantendo un po' la scrittura.

Sì, hai perfettamente ragione. Sono solita scrivere in prima persona per evitare questo problema e favorire l'immersione, ma nel totale spirito della competizione ho voluto "sfidare" anche me stessa per allenarmi un po' con la terza persona: devo dire che è stato divertente.

Qui il soggetto è Androgeo, scritto così sembra che sia lui a celare segreti e non le mura.

Qui mi sa che era scappato l'errore in fase di revisione, grazie per avermelo fatto notare!

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Eugene Fitzherbert
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#9 » sabato 25 luglio 2020, 16:48

Ciao, Giorgia,
mi sa proprio che è la prima volta che ci incrociamo.
Mi è piaciuta la tua interpretazione alternativa dell'Evento Storico, d'altronde i Miti e le Leggende nascondono sempre un pizzico di verità.
Il testo è scorrevole, non c'è dubbio, ma mi ha dato l'idea di aver letto qualcosa che accadeva dietro un vetro. Non mi fraintendere: Androgeo è vivo e tridimensionale, con tutte i suoi dubbi, le sue poche incertezze; il suo rapporto con il fratellastro deforme emerge, anche se non si è ben capito se lui lo biasimi di essere così, gli voglia bene nonostante tutto, o sia un momento di vergogna. Di questo non si sa nulla, e sarebbe stato bello avere qualche notizia in questo frangente: hai avuto un momento perfetto, quando Androgeo va alle porte del labirinto a bussare (immagine eccezionale!), per farci capire il rapporto tra i due fratelli. Mi aspettavo che il Minotauro bussasse a sua volta, o che muggisse, o che in qualche modo ci fosse un contatto tra i due, che avrebbe scatenato le emozioni di Androgeo. Prova a immaginare qualcosa del genere (sempre se non la reputi troppo banale, si capisce), e vedi come ne viene fuori il racconto.

La scena di lotta è molto fisica, e per questo ti faccio i complimenti: si sentivano i colpi l'uno contro l'altro. Una cosa forse mi sento di consigliarti: sarebbe stato bello spezzare l'azione con piccoli brevissimi dialoghi tra i due contendenti, per caratterizare ancora di più l'odio e la violenza che stava scorrendo tra l'ateniese e il cretese. Tra l'altro, il fair play non era stato ancora inventato e introdotto, quindi che si offendessero a vicenda era anche parte della strategia. Pensaci!

Il finale. Bello, sicuramente, ma è stata la parte che più di tutte ha sofferto del numero limitato di caratteri: si sente benissimo che hai ancora da dire su quella scena, che poi è la più importante della storia, quella che avrebbe dato il via alla ben più nota mito del Minotauro. Forse tutto accade troppo velocemente, e decisamente Androgeo avrebbe montato su un casino prima di darsi per vinto: è nel suo spirito atletico, o almeno è quello che credo io dopo aver letto il tuo racconto. Sicuramente, aggiungendo una scena madre più articolata, con l'Ateniese che pronuncia delle parole più dure e dirette verso Androgeo, il racconto se ne giova. Anche se te l'ho scritto sei milioni di volte: prova.

Per concludere: il tuo racconto mi è piaciuto, scritto con una buona padronanza tecnica (tutte le manfrine sul PDV, sulla scansione delle scene etc etc che ti hanno già detto in molti), e con un protagonista che si presta molto a un profonda analisi psicologica (termine che odio, ma detto così è più comprensibile). Medita di lavorarci ancora, per renderlo ancora migliore di quello che già è!
A presto.

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Giorgia D'Aversa
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Re: Il mito di Androgeo

Messaggio#10 » domenica 2 agosto 2020, 17:32

Ciao, scusa per la risposta in ritardo! Ti ringrazio molto per il commento e le preziose indicazioni.

Eugene Fitzherbert ha scritto:Il testo è scorrevole, non c'è dubbio, ma mi ha dato l'idea di aver letto qualcosa che accadeva dietro un vetro. Non mi fraintendere: Androgeo è vivo e tridimensionale, con tutte i suoi dubbi, le sue poche incertezze; il suo rapporto con il fratellastro deforme emerge, anche se non si è ben capito se lui lo biasimi di essere così, gli voglia bene nonostante tutto, o sia un momento di vergogna. Di questo non si sa nulla, e sarebbe stato bello avere qualche notizia in questo frangente: hai avuto un momento perfetto, quando Androgeo va alle porte del labirinto a bussare (immagine eccezionale!), per farci capire il rapporto tra i due fratelli. Mi aspettavo che il Minotauro bussasse a sua volta, o che muggisse, o che in qualche modo ci fosse un contatto tra i due, che avrebbe scatenato le emozioni di Androgeo. Prova a immaginare qualcosa del genere (sempre se non la reputi troppo banale, si capisce), e vedi come ne viene fuori il racconto.

Ho scritto il racconto in due giorni netti, quindi sapevo che sarei andata incontro a qualche mancanza di informazione e imprecisione: l'idea era proprio di raccogliere tutti i suggerimenti e poi procedere nell'ampliamento della struttura iniziale!

Eugene Fitzherbert ha scritto:La scena di lotta è molto fisica, e per questo ti faccio i complimenti: si sentivano i colpi l'uno contro l'altro. Una cosa forse mi sento di consigliarti: sarebbe stato bello spezzare l'azione con piccoli brevissimi dialoghi tra i due contendenti, per caratterizzare ancora di più l'odio e la violenza che stava scorrendo tra l'ateniese e il cretese. Tra l'altro, il fair play non era stato ancora inventato e introdotto, quindi che si offendessero a vicenda era anche parte della strategia. Pensaci!

Anche questo, utilissimo per allargare meglio la lotta. Sono contenta che sia stata una scena chiara e fisica, ho fatto kick boxing per quattro anni e ho attinto dalle mie conoscenze relative al combattimento per scriverla :D

Eugene Fitzherbert ha scritto:Il finale. Bello, sicuramente, ma è stata la parte che più di tutte ha sofferto del numero limitato di caratteri: si sente benissimo che hai ancora da dire su quella scena, che poi è la più importante della storia, quella che avrebbe dato il via alla ben più nota mito del Minotauro. Forse tutto accade troppo velocemente, e decisamente Androgeo avrebbe montato su un casino prima di darsi per vinto: è nel suo spirito atletico, o almeno è quello che credo io dopo aver letto il tuo racconto. Sicuramente, aggiungendo una scena madre più articolata, con l'Ateniese che pronuncia delle parole più dure e dirette verso Androgeo, il racconto se ne giova. Anche se te l'ho scritto sei milioni di volte: prova.

Insomma, accolgo più che volentieri tutti gli stimoli che mi hai lanciato e vedrò di ampliare al meglio questo breve racconto per renderlo più efficace. Contenta che ti sia piaciuto, e grazie di cuore!

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