Gruppo Stoccolma 1912

Partenza: 01/07/2020
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Spartaco
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Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#1 » giovedì 16 luglio 2020, 13:02

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Questo gruppo è dedicato alle Olimpiadi di Stoccolma 1912 .
Passerà alla semifinale solo il racconto primo classificato di questo gruppo.
I concorrenti dovranno leggere, commentare e classificare i partecipanti del Gruppo Anversa 1920 e saranno giudicati dai partecipanti del gruppo Londra 1908. Ogni concorrente dovrà indicare se, nei racconti che commenta, sono presenti i bonus.

Il migliore di questo gruppo andrà a sfidare i primi classificati dei gruppi Atene 1896 e Saint Louis 1904, Maurizio Bertino sarà il giudice della loro semifinale.


Vediamo i racconti ammessi:

Kami ni mamorareta ko, di Wladimiro Borchi consegnato il 6 luglio alle 13:33
Frank di Giulio Marchese consegnato il 13 luglio alle 15:38
Le facce della medaglia, di El Tom consegnato il 14 luglio alle 21:19
La scommessa, di Dario17 consegnato il 15 luglio alle 20:40





Avete tempo fino alle 23.59 di sabato 25 luglio per commentare i racconti del gruppo Anversa 192.
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Vi avverto che saremo fiscali e non accetteremo classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradiamo essere avvertiti, sapete come trovare i moderatori. Vi ricordiamo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

I racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a Spartaco.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo Anversa 1920.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri thread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



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Pretorian
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Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#2 » domenica 19 luglio 2020, 1:27

Ed ecco i miei commenti e la classifica

1) Kami ni mamorareta ko, di Wladimiro Borchi
Ciao, Wlad e piacere di leggerti.
Comincerò subito con quello che ritengo il maggior merito di questo racconto, ossia il cambio di stile presente tra i flashback e le parti attuali. Nelle prime, infatti, la terminologia che usi è più fanciullesca e si adatta perfettamente alla personalità di Yusuke bambino, sottolineando anche nello stile lo scarto di tempi tra l'infanzia spensierata e il presente. Una scelta azzeccata e di cui mi complimento. Altro punto a favore del racconto è la competenza che hai dimostrato nel rappresentare la cultura nipponica e gli elementi del judo, che ha l'effetto aggiuntivo di avvicinare il lettore al protagonista (essendo un'atleta, è ovvio che pensi usando i termini della sua disciplina). Dall'altra parte, invece, la maggiore critica che sento di poterti muovere è il modo con cui ti sei approcciato alla malattia del protagonista. Il colpo di scena finale praticamente non esiste: non solo dici fin dall'inizio che Yusuke ha un "segreto", ma lo ribadisci anche più volte e rendi ben chiaro che si tratti di qualcosa inerente la salute (la scena della pesatura) e che sia qualcosa che influenza pesantemente la sua vita (i suoi ricordi della ragazza). Insomma, anche il lettore meno sveglio si sarebbe reso conto di dove volessi andare a parare. Penso che sarebbe stato meglio non esplicare direttamente la minaccia, ma lasciarla sospesa, magari nascondendo indizi durante il racconto (colpi di tosse di tanto in tanto, giramenti di testa, i semplici problemi di peso) per poi riassumerli in un disvelamento finale (ad esempio un'epistassi subito prima del mach con l'americano). Ne avresti guadagnato sicuramente in potenza emotiva e il finale sarebbe stato molto più incisivo.
A parte questo, il racconto non presenta grosse altre pecche. Probabilmente non è il tuo lavoro più brillante degli ultimi anni, ma non è per niente da buttare.

Alla prossima!

2) Le facce della medaglia, di El Tom
Ciao El-Tom e piacere di leggerti.

Dunque, prima di tutto un plauso per il maggior pregio di questo racconto, ossia l'aver costruito un protagonista appositamente per suscitare il disgusto da parte del lettore, senza per questo scadere nel banale. Sarebbe stato facilissimo tirar fiori la classica macchietta nazista alla Sturmtruppen, ma il fatto che tu te ne sia tenuto alla larga, creando un personaggio tutto sommato interessante è ammirevole. Venendo ai problemi, direi che il finale è il più grosso di tutti: insomma, dopo aver trascorso un intero racconto descrivendo la ricerca e l'ottenimento di un "siero del super soldato", il fatto che il progatonista si limiti a scomparire senza farne niente lascia un che di incompleto. Insomma, mi aspettavo una "post credit scene" con Hans che lavora in Sudamerica per creare un'armata di SS sotto steroidi, oppure lui che vende la formula a qualche regime...
A parte questo, volevo segnalarti quelle che, secondo me, sono un'altro paio di sbavature di minore importanza: in primis, il fatto che il dottore nasconda ad Hans il fatto che le loro cavie siano umane suona forzato. Perché avrebbe dovuto? Nessuno dei sue si fa scrupoli morali, quindi a livello di trama non ha senso, e il lettore capisce subito di che tipo di esperimenti si tratta, quindi non serve nemmeno a creare tensione. In secundis, posso capire tutto, ma è davvero poco credibile che Han e il doktor siano all'oscuro dell'arrivo imminente delle forze russe. Anche volendo ammettere una loro "distrazione", lavorano comunque all'interno di un sistema che si sarebbe preoccupato di spostare i laboratori lontano dalla linea del fronte o, in caso di emergenza, che li avrebbe obbigati a distruggere qualunque prova. Penso che sarebbe stato meglio inserire un elemento improvviso, come Hans che scopre il doktor che prova a scappare con le sue ricerche dai russi o un'improvviso sbarco di paracadutisti.

Alla prossima!

3) La scommessa, di Dario17
Ciao, Dario e piacere di leggerti.

Nel complesso, il racconto non è male. L'ambientazione fantascientifica è interessante e devo dire di aver apprezzato sia gli innesti cyborg delle pugili, che l'idea del dimenticatoio. La trama non è eccessivamente complicata, ma fa il suo dovere. I personaggi, a loro volta, sono abbastanza stereotipati, ma funzionano, ad eccezione del personaggio di Pablo, che è sostanzialmente inutile. Non mi ha, invece, convinto il finale. Il protagonista che muore nel Dimenticatoio era un finale cattivo, ma perfetto. Il fatto che sopravviva a un buco nero (Chuck Norris spostati: Ezequiel Levenstein è il nuovo essere superiore) per finire... boh, sembra fatto apposta per allungare il brodo e per inserire battute sugli ebrei.
Oltre a questo, ti faccio un altro paio di appunti: il fatto che i componenti delle braccia della moglie del protagonista siano stati montati male è un elemento che funziona poco. A meno che la tua idea iniziale non fosse quella di prevedere un sabotaggio,
sarebbe stato meglio attribuire la colpa della sua sconfitta a una alla semplice superiorità atletica della cubana.
Oltre a questo, la scena dello svizzero che fa spegnere tutti i droidi mi sembra eccessiva: insomma, se ha un potere simile, perché non lo usa per scappare o per trasformare la prigione nel suo regno? Meglio la buona vecchia aggressione nelle docce!

Alla prossima!

4) Frank di Giulio Marchese
Ciao Andrew e piacere di leggerti.

Dunque, questo racconto ha diversi problemi. Il principale è sicuramente il protagonista, Andrew Mills. Ora, non ho ricavato molte informazioni cercando online, ma il ritratto che ne dai mi lascia basito. Se il tuo scopo era quello di ritrarre un contadinotto semplice e ingenuo, direi che hai fallito in pieno: Andrew sembra uno "scemo" alla Forrest Gump maniera, ma senza alcuna traccia del suo lato umoristico e con in più l'abitudine malsana di parlare con un albero. Insomma, avrei potuto accettare qualche parola a mezza bocca, magari scambiata in un momento di turbamento interiore, quasi a sottolineare il fatto che l'albero avesse un posto importante nella sua vita, ma il fatto che fin dall'inizio gli dia un nome e lo tratti a tutti gli effetti come un essere umano no, è troppo anormale e non ha alcuna giustificazione. Oltre a questo, ci sono diversi altri problemi: in primis, l'uso dei "dialoghi" con Frank per descrivere il trascorrere della vita di Andrew non era male, ma forse sarebbe stato meglio inserire dei segni che rendessero più netta la cesura tra un passaggio e l'altro, come degli asterischi. Anche la parte finale, con le emozioni di Frank e la sua successiva morte, funzionano decisamente poco: insomma... è un albero e per tutto il racconto non abbiamo percepito niente di diverso da lui. Il tentativo di dargli una umanizzazione nelle ultime righe, senza che ci sia stato niente in questo senso nel resto della storia (a parte i soliloqui di Andrew) suona estremamente forzato.

Peccato.

Alla prossima!

Simone Marzola
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Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#3 » domenica 19 luglio 2020, 12:00

Ecco la mia classifica e, di seguito, i miei commenti:

1) Kami ni mamorareta ko di Wladimiro Borchi
2) Frank di Giulio Marchese
3) Le facce della medaglia di el_tom
4) La scommessa di Dario17


Kami ni mamorareta ko di Wladimiro Borchi

Il tuo racconto è quello che ho trovato più coinvolgente e in linea con la sfida.
Mi è piaciuto molto come hai tratteggiato la scena e i personaggi e ho molto apprezzato i salti temporali. Hai costruito molto bene tutta la narrazione con una conclusione che ho trovato molto soddisfacente, compresa la rivelazione dello stato del protagonista.
Concordo però con Pretorian sul fatto che lo stato di malattia del protagonista avrebbe avuto più effetto se mostrato man mano nel racconto, anziché continuare a parlare di segreto. Mostrando i sintomi, contestualizzando poi lo scoppio della bomba, sarebbe poi diventato evidente al lettore di cosa soffrisse il protagonista.


Frank di Giulio Marchese

Il tuo racconto mi è piaciuto molto. Il rapporto silente (o a una via) tra Andrew e l'albero l'ho trovato molto ben tratteggiato e scorre bene.
Mi piacciono molto i salti e i cambi di punto di vista, quando l'albero diventa in un certo senso protagonista.
Ho solo un paio di cose che, per gusto personale, non mi tornano molto.
In primis, il fatto che il protagonista sia un corridore di corsa campestre non lo trovo così ben legato al resto della trama: contribuisce certamente a creare conflitto tra il protagonista e la compagna, ma sembra una cosa di sfondo rispetto al rapporto a tre tra lui, lei e l'albero. Poteva anche non esserci e il conflitto ci sarebbe stato comunque nel racconto.
La seconda cosa che mi ha fatto un pochino storcere il naso è il finale, con l'umanizzazione dell'albero, che mi è sembrata un pochino superflua. Credo sia una pennellata che, per quanto emotiva, non aggiunga niente alla frase di prima (quella dei rami potati e del dolore di Frank) che poteva già essere una chiusa sufficiente e forte del racconto.
In ogni caso, complimenti per la prova.


Le facce della medaglia di el_tom

Il tuo racconto mi ha richiamato alla memoria diverse cose (il fumetto Hellboy, il film Overlord, i videogiochi della serie Wolfstein e l'amara e cruda realtà storica). Leggendo il tuo commento sarei curioso di sapere quale sia l'elemento nascosto nel testo per far capire l'utilizzo postumo del siero.
Non mi è dispiaciuto il fatto che Hans fosse all'oscuro inizialmente di dove fosse di preciso, ma in effetti a volte il doktor mi sembra esagerare un pochino con l'effetto mistero. Come lettore, forse anche per background personale, mi era abbastanza chiaro da subito dove Hans fosse arrivato e cosa sarebbe successo, quindi la rivelazione non è stata così forte. Inoltre, non credo che Hans non avesse minimamente capito di trovarsi almeno in un campo di prigionia. Ci sta che non tutti i soldati tedeschi sapessero dei campi di sterminio, ma entrando nella struttura credo che comunque qualcosa gli fosse evidente.
Passando all'arrivo dell'Armata Rossa, non mi è sembrato così strano che loro due fossero all'oscuro di cosa stesse succedendo fuori, anzi è un elemento che mi è piaciuto: descrivi bene come fossero concentrati sul lavoro e sui risultati, tanto da non accorgersi di cosa accadeva intorno. Immagino inoltre che non avessero contatti diretti con Hitler, che forse si è addirittura scordato del progetto del doktor.
La cosa che mi è sembrata strana è la reazione del medico, che fino a quel momento era stato un fervente sostenitore della razza ariana e nel finale invece parla di consegnarsi, collaborare e di razza umana a tutto tondo. Vero, ci sono stati molti scienziati nazisti presi e portati negli Stati Uniti e non è detto che tutti fossero redenti, ma mi è sembrato un cambiamento troppo repentino. Ciò detto la reazione di Hans invece mi sembra perfettamente in linea con il personaggio e sinceramente non avrei aggiunto la chiusa di flashforward, ma forse è solo mio gusto personale.
Alla prossima lettura!

La scommessa di Dario17

Il tuo racconto mi ha causato qualche dubbio, perché la forte ambientazione (molto ben descritta e caratterizzata) non mi è sembrata molto in linea con il concetto di evento storico, proprio perché molto futuristica. Non partecipo da tanto a questo forum, quindi non saprei se considerare il racconto fuori traccia o meno.
Ciò detto, come dicevo, mi è piaciuta molto l'ambientazione e il dimenticatoio, i prigionieri geneticamente modificati e le sportive biomeccaniche. Descrivi molto bene l'ambiente: ammetto che le prigioni fantascientifiche sono tra i topoi che preferisco.
Ho tre considerazioni però: il fatto che Rebecca perda l'incontro per un impianto montato male è perché è stato sabotato da uomini dello svizzero? Dal racconto non è chiaro e di conseguenza mi crea qualche problema anche con il secondo punto che non ho ben capito.
Perché nonostante abbia vinto, lo Svizzero manda Ezequiel nello spazio? Dato che deve riscuotere la scommessa, non capisco perché uccida il suo debitore anziché tenerselo vicino e ricattarlo, tanto più che Ezequiel aveva già dei crediti che lo Svizzero poteva riscuotere.
Da ultimo, il finale che esce un po' dal nulla per me. Non è chiaro se sia morto o ancora vivo e in qualche parte dell'universo, diversa da un buco nero. Capisco la sospensione dell'incredulità, ma l'idea della realtà alternativa oltre al buco nero non mi fa apprezzare questo cambio di scenario. Magari fosse stata una fenditura nello spazio o un wormhole avrei concepito maggiormente l'idea di un universo alternativo. Preferisco sempre un minimo di accuratezza scientifica nella fantascienza che la rende più credibile.
In conclusione ottimi spunti, ma purtroppo ho trovato diversi elementi che non mi funzionavano.
Alla prossima lettura.

Michael Dag Scattina
Messaggi: 32

Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#4 » lunedì 20 luglio 2020, 17:22

1) La scommessa di Dario17
2) Le facce della medaglia di el_tom
3) Kami ni mamorareta ko di Wladimiro Borchi
4) Frank di Giulio Marchese

La scommessa
molto interessante, con un finale del tutto inaspettato. Un po' esagerato forse, ma ...è fantascienza, no? Avresti potuto raccontare cosa gli è successo al momento dell'impatto con buconero (se di questo si tratta....non è che il dimenticatoio ha sbagliato mira?)
Dovevi insistere un paio di righe a parlare del guasto/difetto/sabotaggio degli innesti cibernetici. Non è chiaro cosa sia successo di preciso.
La grossa falla l'ho trovata nel pensiero diretto. È un racconto in narrato e non in mostrato, per lo più in terza persona, il pensiero diretto crea un cambio di prospettiva molto, molto scomodo. Riscrivile da capo.
Ti do il primo posto perche il protagonista riesce subito a creare empatia, è caratterizzato bene. Ambiente molto immersivo, descritto bene ed evocativo. Bella l'idea della corrente usata come moneta.


Le facce della medaglia

Il racconto mi è piaciuto, il protagonista è abbastanza caratterizzato, e pur mantenendo lo "stereotipo" del nazista esaltato, riesce comunque ad attirare interesse.
Molto ben fatta la linea temporale, si sente molto bene la loro dedizione al lavoro via via che passa il tempo e si avvicinano ai risultati.
Troppo sbrigativo il finale: ci stava un po' di dialogo tra i due, dove il dottore prova a convincere Hans, giusto per spiegare al lettore il perche di un cambio di idea così repentino. Da dottore pazzo nazista invasato a "il bene dell'umanità" in una sola scena mi ha lasciato un po' perplesso.
le citazioni alle olimpiadi e de coubertin le ho trovate un po' forzate.
Non ho capito il titolo.


Kami ni mamorareta ko
un buon uso del mostrato, ottima gestione dei flashback, ma è proprio la storia in se che non mi ha convinto molto.
Troppo segreto di pulcinella, ci stava bene qualche indizio in più sulla malattia, invece che lo spiegone alla fine.
Chiudere il racconto alla semifinale poi, non ha molto senso. Fallo arrivare in finale almeno, oppure descrivi un incontro molto agguerrito dove riesce a vincere nonostante un emicrania improvvisa (esempio) , o contro un avversario davvero bravo.
Scrivi molto bene, ma più che di finale aperto mi sa di lavoro troncato a metà.
Altra pecca, titolo in giapponese intraducibile, ho dovuto inserire gli ideogrammi su google.
[consiglio personale che non centra col racconto: usa caratteri più grossi, si legge male]

Frank
Ho trovato il personaggio di Andy molto piatto e anonimo. L'umanizzazone dell'albero è troppo forzata. Ci sta che un contadino, mentre lavora nei campi rifletta ad alta voce e per "scherzare con stesso" parla con l'albero. Invece ho avuto l'impressione che Andy si siede li davanti e gli fa i monologhi. È una bella idea la tua, ma purtroppo devi svilupparla di più. Ho notato un paio di salti tra show e tell.
La frase finale è cringissima.
Ho apprezzato il conflitto con la moglie che lo vede come un rinunciatario, e la storia della corsa secondo me è inserita bene, è forse l'unica cosa che sappiamo del protagonista.

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Spartaco
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Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#5 » sabato 25 luglio 2020, 0:15

Ricordo a tutti che avete tempo fino alle 23.59 di oggi, sabato 25 luglio, per postare classifiche e commenti!

Valerio Amadei
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Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#6 » sabato 25 luglio 2020, 22:56

Salve a tutti e scusate per l’enorme ritardo con cui posto, ma è stata una settimana infernale.
Tra le mie capacità del tutto amatoriali di analisi del testo e il fatto che gli appunti più sensati sono stati già fatti da altri, sarà difficile riuscire a scrivere qualcosa di utile e costruttivo ma ci proverò.
La mia classifica è:
Kami ni mamorareta ko, di Wladimiro Borchi
La scommessa, di Dario17
Le facce della medaglia, di El-Tom
Frank, di Giulio Marchese


Kami ni mamorareta ko

Ciao Wlad.
Il racconto è scorrevole, delicato e piacevolmente “visivo”: durante la lettura, l’occhio della mente visualizza agilmente ogni scena, senza mai inciampare, perdere definizione o dover tornare indietro a correggere qualche dettaglio immaginato diversamente da come successivamente descritto.
Personalmente, pur avendo molto apprezzato l’alternanza tra passato e presente e i due stili ben distinti che li caratterizzano, ho trovato che la potenza narrativa del passato schiacci quella del presente, che ne esce un po’ ingrigito e tiepido. In aggiunta a questo, o forse proprio essendone la causa, il “segreto di Pulcinella”, come l’ha definito Pretorian, indebolisce il presente: ci sono troppe semine e troppo esplicite, quasi che avessi temuto di dover imbeccare nella lettura dei cervelli un po’ lenti. Poi, ma questa potrebbe essere una percezione squisitamente mia, in Yusuke adulto avverto più una forma di rassegnazione fatalista (molto giapponese, indubbiamente) che una determinazione combattiva. Probabilmente se fosse emersa la lotta con il mostro, anziché la preghiera che ci conceda abbastanza tempo per coronare il sogno, lo avrei apprezzato di più.
Resta comunque un ottimo racconto, secondo me, e, mi ripeto, un’intensa esperienza sensoriale.
I bonus mi sembrano entrambi ben inseriti.


La scommessa

Ciao Dario17, piacere di aver letto il tuo racconto.
Il racconto ha spunti interessanti e crea un’atmosfera con un suo carattere. Ho apprezzato la prigione spaziale internazionale, che sottintende tutta una serie di sviluppi sociopolitici a livello mondiale; il numero di matricola olografico; le cariche elettriche come valuta; l’estensione delle categorie olimpioniche ad atleti cyborg, a loro volta ripartiti in categoria in base alle modifiche (ci sono categorie anche per i mutanti?). Interessante ed efficace anche il Dimenticatoio, sia come modalità d’impiego che come nome.
Tuttavia, proprio come una prigione spaziale vecchia e con scarsa manutenzione, ho sentito scricchiolare la forma e la struttura del racconto un po’ dappertutto: in qualche maniera regge, ma dà l’idea di poter cadere a pezzi da un momento all’altro.
Pablo ha l’unica funzione di offrirci qualche controcampo di Ezequiel e, per il resto, è un manichino. Lo Svizzero sembra il dio della prigione, però ne resta prigioniero; perché? Se può hackerare interi settori, cosa gli impedisce, ad esempio, di impossessarsi della prima navetta rifornimenti/manutenzione/trasporto prigionieri e di svignarsela? Non importa, però è una delle tante piccolezze che stonano.
La boxe cyborg mi è piaciuta molto ma trovo anch’io che la protesi settata male sia uno spunto potenzialmente buono ma che resta abbandonato a sé stesso, proprio come un moncherino senza protesi: è stato un sabotaggio? Figo! Raccontacelo (tra l’altro, nel sabotaggio potresti seminare un movente che spinga Ezequiel verso un finale differente e più da protagonista, come ipotizzo sotto). Non lo è stato? Difficile che al livello di un oro olimpico i preparatori commettano certi grossolani errori tecnici… sali sul ring senza testare la protesi? Io non lo so ma non credo. A questo punto meglio una soluzione più lineare.
Anche il finale mi fa alzare dal tavolo non del tutto sazio. Io non sono un grande amante dei finali tragici e ho apprezzato che Ezequiel si sia salvato, però, ammetto, avrei goduto di più una sua fuga rocambolesca, magari per tornare dalla moglie, sulla Terra. Ma vogliamo il buco nero? Perché no, ok: d’altronde lo hai introdotto col Dimenticatoio ed è giusto che abbia un ruolo cruciale nel racconto. Però offrimi una teoria, o almeno qualche indizio che mi faccia intuire cosa potrebbe essere successo. Così è proprio un deus ex machina.
Per finire ho trovato la prosa un po’ disordinata, con cambi di registro repentini e, credo, non sempre voluti e qualche infiltrazione di cliché.
Ciò detto, il racconto fa il suo dovere nell’intrattenere e dall’incontro con Lo Svizzero decolla anche abbastanza: volevo sapere come andava a finire. L’incontro della moglie e il misto di sentimenti con cui Ezequiel lo segue, poi, mi ha fatto empatizzare con lui, e questo vuol dire che il nucleo ha funzionato.
L’inserimento dei bonus a mio avviso è ottimo, soprattutto il motto, che spunta dove non me lo sarei aspettato e mi ha piacevolmente colpito.


Le facce della medaglia

Ciao El-Tom, ho letto il tuo racconto con piacere.
Sono sempre affascinato dagli scienziati pazzi e dalla scienza di confine e ho apprezzato le atmosfere tetre e aberranti che hai descritto.
Il protagonista, come altri hanno già osservato, ha l’innegabile dono di rendersi odioso al lettore dalla prima all’ultima lettera, riuscendo al contempo a farti girare pagina dopo pagina anziché abbandonare la lettura.
Ho trovato lo stile a tratti un po’ troppo pomposo (non credo di aver mai letto “aere” privo di accezioni ironiche in un testo in prosa) e, più di ogni altra cosa (ma questo può benissimo essere un soggettivissimo gusto personale) mi irritano le locuzioni in lingua straniera inserite nel testo. Diverso sarebbe stato se un personaggio di origine straniera che colori con parole nella sua lingua i dialoghi in una finzione scenica che preveda che la lingua di base parlata sia un’altra, ma nel tuo racconto si dà per scontato che tutti i personaggi stiano parlando in tedesco, quindi trovo futile e fastidioso farcire i dialoghi di bocconcini di tedesco che hanno corrispettivi perfettamente traducibili in italiano. Alcuni hanno indubbiamente senso e ragione d’essere, come untermensch, che ha sfaccettature a cui una traduzione non renderebbe del tutto giustizia, ma (lo ribadisco: per me) ogni jawohl o herr doktor sono una grattata di unghie sulla lavagna.
Anche io come altri ho trovato un po’ forzata la “scoperta” di Schlecht sulla vera natura delle cavie e del campo. Inoltre, per quanto fanatico, pragmatico e umorale, mi sembrano un po’ troppo repentini i mutamenti di atteggiamento verso il dottore, che, come una banderuola, lo fanno passare in un istante dal “ti pesto come l’uva nel nome della Germania” al “grande luminare della scienza, tu puoi guarirmi e io sono ai tuoi ordini”.
Per inciso, a mio sentire l’acromatopsia è forse un movente un po’ troppo debole per garantire al dottore l’assoluta fedeltà (e infatti il finale lo dimostra); non mi sembra potente e radicale come un tornare a camminare, a sentire, recuperare un arto perduto e così via. Però io i colori li vedo tutti e anche molto bene, quindi mi rendo conto che per me è qualcosa di fin troppo facile da sminuire e quindi mi taccio.
Ottima la resa del progredire sempre più ossessivo dei loro studi, che li alienano dal resto del mondo. Se godevano dell’autonomia di cui paiono godere, non trovo così inconcepibile che l’attacco russo li colga come un fulmine a ciel sereno, anzi.
Il finale mi sembra un po’ tirato via.
Credo di intuire che il dottor Guttermann non avesse altro interesse che per la propria ricerca e per la scienza: la Germania e il Reich sono per lui solo strumenti. Ed è un tratto del personaggio che indubbiamente lo caratterizzerebbe a dovere e che apprezzerei. Però, proprio in quest’ottica, il suo viscerale interessamento per le sorti della razza umana, al punto di consegnarsi ai russi, suona stonato e posticcio. Avrei apprezzato di più un tentativo di convincere Schlecht a usare l’astuzia, del tipo «consegnamoci: da morti non saremo di alcuna utilità alla causa tedesca, mentre dietro le linee nemiche potremo tramare per blablabla». L’esito sarebbe stato lo stesso, ovviamente, ma ci si sarebbe arrivati in modo più fluido e coerente, e anche il fanatico lealismo di Schlecht ne sarebbe uscito rafforzato, impreziosendo il tutto.
Non mi è piaciuto particolarmente nemmeno il Flash Forward: non mi racconta nulla, non mi dice cosa ha fatto della formula, come ha difeso la causa tedesca, come si è salvato. Mi dice solo che è scappato in Sud America. Avrei apprezzato anche un finale aperto ma che alludesse a qualcosa. Oppure nessun FF, dato che il racconto era ben completo già così.
Riguardo i bonus direi che sono entrambi rispettati e ho particolarmente apprezzato la reinterpretazione superomistica e distorta del motto.

Frank, di Giulio Marchese

Ciao Giulio, è stato un piacere leggerti.
Ho trovato il tuo racconto delicato e a tratti poetico (tanto che mi hanno un po’ stonato quel “cazzo” e quel “cesso” infilati là per dare un po’ di senso di campagna ma che fanno a pugni con tutto il resto della prosa).
Purtroppo, però, l’ho anche trovato mutilato, incompleto forse, o non del tutto consapevole e convinto di quel che voleva essere.
La carrellata iniziale non è una brutta idea, ma le scene sono troppo rapide e troppo poco separate tra loro ed è uno stile che poi sparisce del tutto nel resto del racconto quindi ha il pro di darti rapidamente le informazioni che ti occorrono e di portarti al punto in cui il racconto inizia davvero senza perdite di tempo, ma ha il contro di creare un certo effetto straniante che può maldisporti come lettore.
La storia vera e propria è forse un po’ troppo esile. Il soggetto, secondo me, è molto valido, ma avrei apprezzato che venisse romanzato un po’ di più. In pratica, non succede niente a parte la fortuna/buon fiuto di curare l’albero e il venderlo per una bella somma. Tutto il resto, i conflitti esteriori con Mary, quelli interiori con l’asocialità e la paura del fallimento, vengono lasciati un po’ cadere, appena imbeccati nel caso il lettore li colga al volo ma mai raccontati davvero.
Arrivo al punto più dolente, perché è quello che, se adeguatamente seminato, avrebbe sicuramente retto tutto il racconto (per lo meno in base al mio gusto e sensibilità, è bene ripeterlo a costo di tediare): l’umanizzazione dell’albero. Io personalmente non la trovo né inaccettabile né ridicola, anzi la comprendo, la condivido e la apprezzo, e non trovo nulla di strano in un uomo che parla con una pianta (o con un trattore o un pallone, se è per questo). Il problema è che non è stata seminata. Io parlo con la mia auto, ad esempio, se l’ho guidata per anni, l’ho sottoposta alle peggiori violenze ma non mi ha mai tradito, o al contrario me ne sono sempre preso cura, ci ho vissuto insieme incredibili avventure o cari ricordi ecc… Qui Andy inizia a parlare con Frank dal primo minuto in cui lo vede e se ne “innamora” senza nessun perché. È un colpo di fulmine, e il colpo di fulmine è debole. Il loro rapporto non è stato seminato, ed è questo che lo rende stonato, un po’ da “scemo del villaggio”. Altra cosa non seminata è l’aspetto soprannaturale della vicenda, che emerge sono nel finale, rendendolo così alienante e imbarazzante. Anche qui, non sono affatto contrario alla scelta, per niente. Però anche questa andrebbe seminata.
Tu hai insistito molto sul fatto che, ogni volta che Andy gli parlava, Frank se ne restasse zitto. E questo non farebbe che rafforzare e avvalorare una semina, una qualunque, con la quale lasci intendere in maniera esplicita che Frank è vivo, che “sente”. Non occorre che lo sappia Andy, ma dovresti farlo sapere al lettore, o almeno fargli venire un legittimo dubbio. Solo così potrai raccoglierlo nel finale senza strappare una risata imbarazzata. Oppure lo elimini del tutto e il racconto sta in piedi da sé lo stesso senza problemi.
I bonus mi sembrano entrambi presenti.

Mi scuso di nuovo con tutti per il ritardo nel postare e spero di essere riuscito a fare dei commenti costruttivi. Ho dato un po’ ovunque più peso alle criticità perché nella mia esperienza le critiche mi hanno nutrito e i complimenti intossicato, ma non avevo intenzione di denigrare nessuna opera né offendere nessun autore. Se l’ho fatto, me ne scuso sinceramente.

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Spartaco
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Re: Gruppo Stoccolma 1912

Messaggio#7 » domenica 26 luglio 2020, 2:07

1) Kami ni mamorareta ko, di Wladimiro Borchi Punti 2
2) Le facce della medaglia, di El Tom Punti 6
2) La scommessa, di Dario17 Punti 6
4) Frank di Giulio Marchese Punti 10

Accede alla semifinale Kami ni mamorareta ko, di Wladimiro Borchi che potrà postare il racconto sistemato nella discussione della semifinale entro le 23.59 di lunedì 27 luglio

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