Non si gioca così_ Enrico Nottoli

70ª Edizione, Minuti Contati saluta l'estate dedicandogli la Summer Edition. Guest Star è Livio Gambarini, in passato anche concorrente e ora lanciatissimo nel mondo dell'editoria. QUI potete visionare il trailer, potete trovarci anche degli indizi per il tema che vi aspetta. Ricordiamo: l'appuntamento è per lunedì 24 agosto dalle ore 21.00 all'una. Una singola sera, in contrapposizione alla Two Days appena conclusa.
enrico.nottoli
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Non si gioca così_ Enrico Nottoli

Messaggio#1 » lunedì 24 agosto 2015, 22:03

Non si gioca così
Enrico Nottoli


Dal divorzio con mia moglie stavo in periferia. C’era un parchetto dietro casa. E a me, a me piaceva insomma. Andare lì, intendo. Vendevano soprattutto hashish o marja. Il più delle volte era soltanto merda di colore verdastro, roba tagliata col piombo, oppure fumaccio mischiato alla cenere di copertoni usati. Ma un giorno trovai dello skunk, e cazzo, se era tanta roba. Lo skunk è un’erba molto dolce, che storge, ma storge bene, senza mal di testa post fumata o cose simili. Così capitò che cominciai a frequentare il parco ancora più spesso. Conoscevo tutti e di conseguenza tutti conoscevano me. E le cose andavano bene.
Un giorno il sole era alto e bello. Misi su il giubbotto primaverile, quello beige, e uscii. Mi incamminai lungo la Dora e proseguii in direzione del parco. Nella tasca sinistra dei pantaloni stringevo dieci euro. Pochi, ma non avevo altro. Nella mano destra, invece, tenevo una sigaretta fra le dita. Mi fermai, buttai giù una boccata e guardai la sponda opposta del fiume. Notai un ragazzo, chino fra le foglie e i rottami di passeggini vecchi e cacate di piccione e cacate di gabbiano e fogli di carta straccia. Aveva un braccio scoperto fino alla spalla. E batteva a tempo sull’avambraccio. Restai a guardarlo. Mentre la gente passava senza sprecare una sola parola. Vecchiette, vigili, cani, bambini, opossum, velociraptor, il presidente della repubblica, Josep Stalin e tutto il resto della banda non dissero nulla. Mi girai un po’ attorno. Ancora nessuno che vedesse, che guardasse. I ragazzi pensavano alla topa, le ragazze ai ragazzi, gli ingegneri a ideare, gli scrittori a cianciare. E io a fumare sigarette. Ok, ok.
Buttai il mozzicone e mi incamminai di nuovo. Arrivai al parco, comprai un decino di erba da Thomas, un diciannovenne da cui mi servivo spesso. E la sera rollai una canna e la fumai sul divano da solo.
Passarono i giorni e quasi tutte le volte che mi dirigevo verso il parco, passando lungo quel tratto, vedevo il ragazzo a mezza manica. Così mi mettevo lì, lo guardavo un po’ e le persone continuavano a fissare l’asfalto davanti a loro. Sempre. Ok, pensavo, ok, forse è così che deve andare, forse è come una cura al marciume di tutti. Ok.
Poi, una volta, passai ancora di là, e anziché vedere il ragazzo, vidi un lenzuolo bianco. Mi voltai di nuovo intorno ma ancora nessuno a cui importasse. Ok, ok, forse è tipo un gioco, pensai, forse non conosco le regole.
Così tornai a casa.
Tirai via le lenzuola dal letto.
Attraversai la sponda del fiume.
E mi sdraiai per terra, coprendomi fino alla testa.
Aspettai.
Vedevo solo bianco.
Aspettai ancora.
Sapevo che le vecchiette passavano, i vigili passavano, i cani passavano, i bambini passavano, gli opossum passavano, i velociraptor passavano, il presidente passava, Mussolini passava.
Ma ognuno si faceva comunque i cazzi suoi.
Ok, pensai.
Non si gioca così.
Poi mi arrivò un messaggio, mia moglie chiedeva gli alimenti.
Così chiamai mia madre per un anticipo.
Ma non rispose.



cristina.danini
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Messaggio#2 » martedì 25 agosto 2015, 11:47

Ciao Enrico :-)
Mi è piaciuto molto il tuo racconto. Sarà perché conosco un po' la zona di cui parli, ma mi è sembrato di vedere il ponte, il parchetto, il fiume. Allo stesso modo arrivano i sentimenti del protagonista, prima a metà tra l'indifferente e lo stupito, poi frustrato perché la gente non presta attenzione alle realtà scomode e alle persone difficili. Un continuo crescendo fino ad arrivare al finale, in cui il protagonista (anch'esso persona difficile) diventa invisibile anche per la propria madre.
Complimenti!

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Angela
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Messaggio#3 » martedì 25 agosto 2015, 14:54

Hai uno stile particolare che potrei definire all'avanguardia. La costruzione delle frasi, molte delle quali le ho segnate come errore, credo siano in realtà volute e ideate esattamente in quel modo. Per me che amo i classici, diventa difficile commentare un testo che ha una sua personalità e non deve essere accettato o capito. Va letto. Semplicemente. Sullo stile quindi, non mi pronuncio se non per farti i complimenti riguardo all'originalità (merce rara).
La trama e soprattutto lo svolgimento, ci illustrano il degrado della civiltà urbana che viene vissuto come un corpo estraneo e rifiutato dalla società. Il diverso diventa allora invisibile e tutto ciò che gli accade, non riguarda gli altri, riguarda solo sé stesso e le proprie scelte.
Con il finale hai centrato la traccia alla perfezione. Bravo. Di seguito troverai i miei appunti. Come ho scritto nel preambolo iniziale, ognuno ha il suo stile, prendi il meglio.

Vendevano soprattutto hashish o marja.
Per i nomi degli stupefacenti avrei usato il corsivo, soprattutto per il secondo che è un nomignolo.

Ma un giorno trovai dello skunk, e cazzo, se era tanta roba.
Anche qui avrei usato il corsivo anche perché non so neppure cosa sia uno “skunk”. Altro appunto, word segna errore l’inizio di una frase con “ma”. Non sono molto d’accordo su questa cosa, ma bisogna tenerne conto.

Lo skunk è un’erba molto dolce, che storge, ma storge bene,
Cosa vuol dire “storge”? Dialetto?

Un giorno il sole era alto e bello.
Attenzione agli aggettivi. Soprattutto il secondo, un sole bello.

e i rottami di passeggini vecchi e cacate di piccione e cacate di gabbiano e fogli di carta straccia.

Perché tutte queste congiunzioni?

Dimenticavo che mi sono ripromessa di dare dei voti che aiutino me nella classifica finale. Un bel sette.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

Veronica Cani
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Messaggio#4 » martedì 25 agosto 2015, 18:42

Ciao, Enrico! Lo stile del tuo racconto è divertente anche se a tratti, a causa di alcune scelte sintattiche e lessicali, diventa un po’ faticoso da leggere. Mi riferisco a frasi come “Lo skunk è un’erba molto dolce, che storge, ma storge bene”, “E a me, a me piaceva insomma”, oppure “Ok, ok, forse è tipo un gioco”.
Quando enumeri le persone e gli animali che passano davanti al ragazzo, la prima volta nomini Josip Stalin, mentre alla fine del racconto, nel momento in cui il lettore si aspetterebbe Stalin, scegli invece Mussolini. Io avrei mantenuto lo stesso personaggio, per una questione di continuità con ciò che hai detto in precedenza. Complimenti, un racconto gradevole! :)

torpedocolorado
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Messaggio#5 » sabato 29 agosto 2015, 11:29

A parte qualche intoppo sintattico (la punteggiatura a volte fa saltellare la lettura) m'è piaciuto moltissimo il registro informale e colloquiale. Inserito all'interno d'un punto di vista tra il soggettivo e il fumoso (la nebbia avvolge tutti i personaggi. Una nebbia che non cozza col sole del parco, ma sfuma i contorni di tutti i personaggi, trovando l'apice nel tossico invisibile) ha il suo perchè. Macchiette, come Stalin. Macchiette come Mussolini, che forse fa il pusher stronzo nel parco. La presa di coscienza ultima è quella di un brutto gioco: misero, cinico e pure breve. La realtà è ancora peggio (gli alimenti): tra star sotto le lenzuola come invisibile (perchè diverso) e pagare gli alimenti non so cosa sia meglio. Nel dubbio, complimenti Enrico!

enrico.nottoli
Messaggi: 82

Messaggio#6 » sabato 29 agosto 2015, 12:48

Ciao ragazzi e grazie a tutti per i commenti :)

In effetti lo stile è molto particolare, sto cercando di trovare una mia strada e sto valutando attentamente ogni vostro feedback proprio per sapere quali sono le cose che vanno e quelle che non vanno. Alla fine minuti contati è quasi più un confronto e una palestra che non una competizione in sé!

Comunque sto finendo di leggere i testi e a breve avrete anche i miei commenti!
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invernomuto
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Messaggio#7 » domenica 30 agosto 2015, 7:23

Ciao Enrico, ben ritrovato!

Ho riletto un paio di volte il tuo racconto perché lo stile "sperimentale" non è stato immediatamente digeribile.

Una volta presa confidenza con lo stile diretto e personale del narratore sono riuscito a entrare meglio nell'ottica del tuo racconto e ad apprezzarlo meglio.

Nonostante questo alcune scelte stilistiche, per quanto legate al bisogno di rappresentare il monologo interiore del protagonista, non sono riuscite a convincermi pienamente, mi riferisco alle lunghe liste di personaggi ed eventi che si susseguono in modo quasi ossessivo.

In definitiva il mio giudizio sul tuo racconto è spezzato in due, positivo per l'idea di fondo ma purtroppo non altrettanto per lo stile adottato.

Spero di incrociarti ancora nella prossima edizione!

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Andrea Partiti
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Messaggio#8 » lunedì 31 agosto 2015, 0:23

Il tema dell'invisibilità lo affonti da una prospettiva onesta, l'invisibilità sociale, calando un protagonista che viene da un mondo di persone visibili, facendolo entrare a contatto con l'invisibilità e facendogliela sperimentare di persona in maniera drammatica, per poi farlo tornare di colpo al suo mondo, richiamato alla realtà da una prosaica richiesta di alimenti. Mi è piaciuta molto come sequenza di eventi, perché non scade mai in un banale pietismo, come era facile che succedesse, visto il tema.
Penso che il consiglio di scrivere di quel che si conosce sia un gran consiglio, soprattutto se si prova ad usare un gergo specifico, come quello che si può sentire da dei consumatori abituali di cannabis. Il voler usare ad ogni costo soprannomi per l'erba, parlare dello skunk in modo troppo dettagliato, usando "storgere" che non ho mai sentito prima per descriverne gli effetti (forse è un modo di dire torinese ma mi giunge nuovo anche in quel caso) anziché descriverli in maniera più amichevole per chi legge. Iniziare su queste note mi ha un po' guastato un racconto che diventa invece più serio ed apprezzabile fin dal paragrafo successivo.

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Vastatio
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Messaggio#9 » martedì 1 settembre 2015, 10:57

Ciao, l'indifferenza e la paura del prossimo che trasforma le persone in "uomini invisibili" è una declinazione abbastanza classica. Sei però riuscito a trovare un'ambientazione e uno stile "vivace" per non renderla noiosa.
Spero che l'effetto "stordimento" fosse solo abilmente composto e non indotto. Hai reso bene il flusso di coscienza di una persona "chimicamente euforica".
La cosa che ho apprezzato di più però è la ciligina del finale, che legandosi all'inizio, riporta sempre a quella che è la "triste" condizione reale del protagonista

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marco.roncaccia
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Messaggio#10 » mercoledì 2 settembre 2015, 10:53

Ciao Enrico,
Il tuo racconto ha un buon ritmo, a cavallo tra poesia (stile beat) e narrativa, declina il tema correttamente e ha un crescendo e una conclusione molto belli. Quello che mi sento di consigliarti, visto che dici di essere alla ricerca di un tuo stile, è di dosare in maniera più equilibrata gergo e italiano, in particolare eviterei di premere troppo sull’acceleratore dello “scrivo come parlerebbe il protagonista” perché rischi, a mio avviso, di produrre un effetto caricaturale non voluto. Comunque una buona prova. Complimenti.

Zebratigrata
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Messaggio#11 » giovedì 3 settembre 2015, 12:22

Ciao Enrico, ecco qui il mio commento.

Il racconto mi sembra aderente al tema: le persone in difficoltà che spesso sono ‘invisibili’ per gli altri.
La scrittura è scorrevole; mi lascia un po’ perplessa l’uso di ‘storgere’ che immagino sia uno slang che non conosco (ma si capisce il senso e il fatto di usare uno slang caratterizza un po’ il personaggio, perciò non è un problema leggendo). Mi lascia più perplessa la carrellata di creature improbabili che sfilano prima davanti al ragazzo drogato e poi davanti al finto cadavere coperto da un telo: credo l’intenzione sia di far capire che non frega veramente niente a nessuno, e magari dare un tono un po’ incazzato alla voce narrante. Però emerge un lato comico che mi sembra incongruente col messaggio del racconto. Insomma, si sta scandalizzando perché nessuno si scompone davanti gente bisognosa e cadaveri per strada… la battuta non ci sta, secondo me.
Sempre alla luce del fatto che il narratore si indigna per la mancata reazione della gente di fronte al ragazzo che muore giorno dopo giorno, stona un po’ il fatto che lui stesso non faccia in definitiva nulla per aiutarlo. Non ne sono certa ma ho pensato anche che questo mancato intervento anche da parte del narratore fosse una cosa voluta, alla fine lui chiama la madre per chiederle soldi immagino, ma lei non risponde: sarà che è morta perché lui l’ha ignorata giorno dopo giorno chiamandola solo quando aveva bisogno di qualcosa? Se fosse così avrebbe senso: si indigna, ma in fondo è come tutti gli altri. L’altra ipotesi è che la madre non risponda perché è lui a essere diventato irrilevante, come il ragazzo drogato. Questo finale aperto lascia un’ambiguità a mio avviso troppo grande, e mi rimane la sensazione che il personaggio sia incoerente.

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antico
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Messaggio#12 » domenica 6 settembre 2015, 20:34

Riconosco il tuo tratto, il tuo stile, ma qui qualcosa s'intoppa. Forse c'è bisogno di una revisione, manca qualcosa nel protagonista. Il finale è ottimo, lo manterrei. La partenza un po' meno. Inizialmente ci è poco chiara la condizione di disoccupato, direi più di nullafacente. Dovresti forse seminare già lì, senza essere troppo esplicito, ma cmq seminare. La forza qui è il farsi domande di lui, il quasi criticare chi lo circonda e non vede quando lui stesso si lascia vivere passivamente senza direzione se non quella verso il parchetto. Credo che il testo avrebbe un boost se "in questo mondo di merda" fosse chiaro da subito che il protagonista è attore, paradossalmente, attivo. A quel punto non risparmieresti nessuno e colpiresti in pieno l'obbiettivo. Per il momento pollice tendente all'alto, ma il laboratorio e Spartaco ti aspettano.

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