Un insolito regalo da un uomo discreto.

70ª Edizione, Minuti Contati saluta l'estate dedicandogli la Summer Edition. Guest Star è Livio Gambarini, in passato anche concorrente e ora lanciatissimo nel mondo dell'editoria. QUI potete visionare il trailer, potete trovarci anche degli indizi per il tema che vi aspetta. Ricordiamo: l'appuntamento è per lunedì 24 agosto dalle ore 21.00 all'una. Una singola sera, in contrapposizione alla Two Days appena conclusa.
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alessandra.corra
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Un insolito regalo da un uomo discreto.

Messaggio#1 » lunedì 24 agosto 2015, 23:05

 

Ho sentito una fitta al cuore l'altro giorno nel vederti piangere. Hai sempre affermato che mi faceva piacere passare il tempo ad accusare la cattiveria dell'umanità per potermi sentire infelice; e invece, hai visto cos'è successo? Ora hai capitò in che mondo viviamo?
Se almeno non l'avessi incontrata, ma Amelia pareva diversa dalle altre donne. Nei suoi occhi da cerbiatto vedevo risplendere il sole e i suoi baci sapevano di campagna. Mi ha stregato, la puttana.
Ed eccomi così a doverti dire addio, devo andarmene, cambiare connotati, nascondermi come un cane rognoso senza più casa.
In tutta la mia vita un vero riconoscimento non l'ho mai avuto. Ho passato i miei anni errando come un fantasma, passando i giorni come un affamato che davanti le vetrina guarda gli altri mangiare dei dolci.
La mia solitudine mi ha reso estremamente discreto. Qualità che, invece di tornarmi utile, mi è risultata con il tempo nociva. Penso ad Amelia, per esempio, nonostante mi fossi accorto dei suoi difetti, invece che lasciarla, come avrebbe fatto chiunque avesse un po' di raziocinio, ho cercato di correggerla. Ma l'ingrata davanti alle mie critiche pestava i piedi, incurante dei miei consigli.
Sei mesi siamo andati avanti, poi è arrivato Natale.
Le avevo comprato il regalo più bello che un uomo possa fare alla sua donna. E non vedevo l'ora che arrivasse il momento per darglielo. Lei poi, curiosa come un gatto, insisteva per sapere cosa fosse, nemmeno avesse cinque anni.
Arrivato il giorno fatidico, impacchetto bene il mio regalo e lo porto a casa sua. Lei lo apre e cosa fa?
“Meno male che dici che IO non sono romantica, ma è uno scherzo?”
Sono un tipo sanguigno, lo sai, e vederla piegata in due a irridere il mio dono, mi fece montare una rabbia incontrollabile.
Ho un po' esagerato, adesso lo ammetto. Ho stretto troppo forte, ma che colpa ne avevo se il suo collo era così fragile?
Anche quando le davo qualche buffetto affettuoso le uscivano dei lividi color malva. Ma dico, di che era fatta? Pasta frolla? Un'anormale, ecco cos'era.
Così, riversa a terra, una gamba di qua e l'altra di la, sembrava un fantoccio.
E io disperato guardavo il mio dono rimasto sul tavolo e mi identificavo in lui. Se pensavo alla coda inverosimile che avevo dovuto sostenere per riempire quel cesto, avevo scelto uno zampone, della pasta e un po' di lenticchie. Cosa ci sarebbe stato di più romantico che cucinare insieme pasta e cotechino?
Ma lei mi ha sbeffeggiato; e non ho più alcuna speranza che vi possa essere qualcuno in grado di afferrare e comprendere il mio sentire. Non parliamo poi di quei maledetti tg che girano in questi giorni. Parlano di me, ma solo per calunniarmi, sostengono perfino che sia pazzo. Malato, io? C'è da ridere. E tu, quando vieni intervistata, piangi, mamma.
Adesso devo andare, sparirò in qualche buco del mondo, non preoccuparti, me la saprò cavare, spero mi perdonerai. Addio.



Fernando Nappo
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Messaggio#2 » mercoledì 26 agosto 2015, 9:10

Ciao Alessandra,
il tema del tuo racconto è tristemente attuale, purtroppo, e anche per questo, e in considerazione di quanto orrore facciano persone come quella che descrivi, che trovo molto interessante, e per certi versi coraggiosa, la scelta del punto di vista che nelle battute iniziali porta addirittura a empatizzare col protagonista, salvo poi scoprire chi sia e di cosa sia capace.
L'immagine dei buffetti e dei corpi di pasta frolla è raccapricciante e lascia intendere quanto egli sottostimi gli effetti del suo comportamento.
Forse un pelo eccessiva la reazione di Amelia al regalo: sapendo con chi ha a che fare, mi sarei aspettato un atteggiamento più prudente per evitare di scatenare, come poi è stato, il finimondo. Che poi, un pazzo del genere, anche solo uno scarso apprezzamento sarebbe stato sufficiente a farlo imbufalire, credo.
Un buon racconto, forse non perfetta l'aderenza al tema del contest, perché nel tuo protagonista vedo più un fuggitivo che non un invisibile.

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alessandra.corra
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Messaggio#3 » mercoledì 26 agosto 2015, 10:14

Ciao Fernando,
grazie per il commento e per aver apprezzato il mio coraggio nel proporre un tema cosi' spinoso.
In questo racconto ho cercato di puntare sul non detto e sulle sfumature di fondo.
Il protagonista interpreta a modo suo la realta', ma questo si percepisce solo a un certo punto.
Dici che avrei dovuto eliminare la frase di Amelia?
Io ho pensato ad Amelia come una donna che non aveva capito (o non voleva vedere) con quale pazzo si fosse messa. E quindi non si rendeva conto del pericolo cui andava incontro.
Da parte del protagonista poi e' bastata una risposta scherzosa e un sorriso per interpretare tutto come un'irriverenza nei suoi confronti.
Ecco, riguardo al tema ho giocato sopra questo sentimento di esclusione che lui percepiva. Egli si credeva un fantama, un invisibile quindi, perche' nessuno gli dava l'importanza che sentiva di meritare e quindi "non si sentiva visto dagli altri".
Con la fuga cerchera' un riscatto, ma paradossalmente lo portera' definitivamente a sparire agli occhi di tutti.
Alla prossima!

marina81
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Messaggio#4 » mercoledì 26 agosto 2015, 11:54

Ciao Alessandra,
il tuo racconto mi è piaciuto sia dal punto di vista tecnico che espressivo. Il tema è attuale, amaro e fa sicuramente riflettere. L'unica cosa è che non ho trovato troppa aderenza con il tema dell'invisibile, per il resto davvero un buon lavoro scritto e pensato molto bene, non c'è che dire!

Fernando Nappo
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Messaggio#5 » mercoledì 26 agosto 2015, 12:22

Ciao Alessandra,

Io ho pensato ad Amelia come una donna che non aveva capito (o non voleva vedere) con quale pazzo si fosse messa. E quindi non si rendeva conto del pericolo cui andava incontro.

Quindi la scena del regalo si svolge agli inizi del loro rapporto? Non l'avevo capito.
In quel caso, allora, la risposta di Amelia può anche starci, benché sarebbe da considerare piuttosto sgarbata e poco felice anche in un rapporto sano.

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alessandra.corra
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Messaggio#6 » mercoledì 26 agosto 2015, 13:59

Ciao Marina,
sono contenta che il racconto ti sia piaciuto.
Alla prossima!

Ciao Fernando,
avevi capito bene. Lei gli dice questa cosa a Natale, non appena conosciuti, ma intendevo che a volte non si vuole vedere la realta' in faccia perche' e' piu' comodo cosi'. Amelia si illudeva che aveva a che fare con un uomo normale.
Lui la esasperava che non fosse romantica (la correggeva nei suoi difetti infarri) e lei davanti quel regalo buffo ci scherza sopra esordendo con quella frase poco felice.

F.T. Hoffmann
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Messaggio#7 » mercoledì 26 agosto 2015, 14:00

Ciao,

Racconto bizzarro, ma con del potenziale. Narrare un evento come un omicidio, dal punto di vista del carnefice, soprattutto se questi è folle, è qualcosa di mooolto complesso: il rischio di scadere nel confuso o nel ridicolo è sempre presente.

Il preambolo iniziale è indubbiamente d'effetto e si ricongiunge al finale abbastanza bene. Semplificherei la seconda frase in: Mi accusavi di passare le giornate a  ricordare ogni cattiveria dell’umanità solo per potermi sentire infelice (solo per potermi comportare da stronzo).

Il nocciolo della vicenda invece è un po' confuso. Ok, facendo un ragionamento di metanarrativa, un folle che scrive un biglietto non scriverà qualcosa di chiarissimo... ma a me la metanarrativa non piace, non quando è così. Tutta la parte da "puttana." a " sei mesi siamo andati avanti" è uno sbrodolarsi addosso continuo che non aggiunge e non toglie niente al nocciolo del racconto.
L a parte dopo invece va meglio, se non fosse per il cesto di pasta e cotechino. quello purtroppo è un elemento ridicolo che rompe la scena. Trova un regalo meno assurdo, o usa un sospetto di tradimento per giustificare l'omicidio, ma non pasta e cotechino. Chi è, Bud Spencer?

Il finale invece è buono e si ricollega al preambolo dando un chiaro senso al tutto.

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AmbraStancampiano
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Messaggio#8 » mercoledì 26 agosto 2015, 17:59

Ciao Alessandra,
il tuo racconto mi è piaciuto molto, trovo interessante l'idea di utilizzare il punto di vista dell'assassino, ed è molto bella la tecnica che usi per farci empatizzare con lui, prima della conclusione. Brava!
Ho avuto alcune perplessità riguardo al suo interlocutore, se si tratta di un biglietto che lui scrive alla madre, forse qualcosa dovrebbe farcelo capire un po' prima.
Trovo che il movente dell'omicidio sia troppo debole, per renderlo più forte avresti dovuto forse elencare tutta la serie di atteggiamenti di Amelia che danno ai nervi del protagonista, fino a farlo arrivare al punto di non ritorno. In 3000 caratteri è tosta, ma forse anche solo qualche pennellata ci sarebbe stata (e del resto, ad un regalo del genere io avrei avuto la stessa reazione della poverina -_-').
Per quel che riguarda il tema... io l'invisibile non lo vedo; vedo follìa, solitudine, voglia di scomparire, questo si, ma l'invisibile non lo trovo.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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alessandra.corra
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Messaggio#9 » mercoledì 26 agosto 2015, 21:18

Ciao Ambra,

Sono contenta che tu sia riuscita a provare empatia per l'assassino, almeno fino alla tragica fine; era proprio ciò che speravo. Quindi in questo ci sono riuscita.
Per quanto riguarda il regalo... la storia si ispira a un fatto realmente accaduto (regalo compreso :) ) anche se ovviamente l'epilogo e il personaggio stesso sono stati estremizzati per eccesso.
Se un domani dovessi riprendere in mano il racconto terrò conto dei tuoi suggerimenti.
Per quanto riguarda il tema, come dicevo stamattina, non l'ho interpretato in senso letterale, ho solo pensato a qualcuno che si sentiva invisibile e incompreso nel mondo. Per me, il nucleo centrale della storia non è tanto l'uccisione della ragazza, ma sopratutto il malessere del protagonista che lo porta a un gesto totalmente irrazionale.
Alla prossima!

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angelo.frascella
Messaggi: 698

Messaggio#10 » sabato 29 agosto 2015, 0:51

Ciao Alessandra.

Comincio col dire che fatico a scorgere l’attinenza col tema del tuo racconto. Che sia l’uomo costretto a nascondersi per non essere arrestato o l’uomo che è stato poco notato nel corso della vita non mi convince. A parte questo, l’idea di descrivere l’amore malato di un violento nei confronti della propria donna (o almeno, i lividi dovuti ai buffetti li ho interpretati in questo senso, considerando il narratore inaffidabile) è buona e riuscita abbastanza bene. Narrativamente, però, lo sviluppo del racconto funziona solo in parte perché le frequenti digressioni del protagonista rendono per un po’ difficile capire di cosa stia parlando e quindi entrare in sintonia col racconto. In ogni caso i diversi refusi presenti, mi fanno pensare che anche tu, come me, abbia avuto poco tempo per scrivere il racconto.

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chiara.rufino
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Messaggio#11 » lunedì 31 agosto 2015, 13:40

Ciao Alessandra,

devo ammetterlo, la cosa che, a prima lettura, mi ha sconcertata, è stato proprio quel regalo. Riletto bene, poi, ho avuto un quadro più ampio e dettagliato. Il fatto che sia l'assassino a narrare lo trovo molto azzeccato, in un mondo e una televisione come la nostra, con milioni di inchieste, c'è gente che pagherebbe per avere un POV così dettagliato. Forse sì, manca molto il tema dell'invisibile, a meno che lui non si sia appena suicidato e non stia narrando tutto ciò che ha fatto.In quel caso, devi rispondermi te.
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alessandra.corra
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Messaggio#12 » lunedì 31 agosto 2015, 17:53

Ciao Angelo, grazie per il commento.

Ciao Chiara,

sì, avevo pensato al protagonista come a qualcuno che deve aver già oltrepassato la dimensione terrena (o che sta per farlo) e che vorrebbe (o si immagina di) scrivere alla mamma per raccontarle di se stesso senza alcuna finzione, ma non ho voluto specificare se fosse davvero morto o cosa, perché mi piace lasciare il finale aperto a diverse interpretazioni, lasciando a chi legge la facoltà di immaginare. Non so però se in questo caso avrei dovuto invece dirigere la storia verso un finale più preciso...

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eleonora.rossetti
Messaggi: 499

Messaggio#13 » martedì 1 settembre 2015, 16:55

Ciao Alessandra,

ho un po' faticato a trovare attinenza al tema, più che invisibile il protagonista mi pare un fuggitivo, che deve diventare sì invisibile per la società, ma alla fine, a delitto compiuto, non nel mezzo della vicenda.

Ho dovuto rileggere la parte delle percosse e del regalo per capire bene: lui la picchiava già da un po' (o almeno, così ho inteso)? Se fosse così mi sarei aspettata una donna più remissiva in questo tipo di rapporto (io sarei scappata all'istante, per intenderci!), per questo la reazione al regalo mi è parsa un pochino "libertina" e quasi "pericolosa" (se sai che il tuo fidanzato è un violento, non lo "provochi"). La "mano pesante" che provoca l'omicidio mi è parsa un po' troppo per la motivazione che sottende.

Buono lo stile.
Uccidi scrivendo.

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antico
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Messaggio#14 » sabato 5 settembre 2015, 18:57

L'idea di una lettera alla madre da parte di un assassino improvvisato non è male, lievemente deviata, non mi dispiace. Manca uno stile adeguato a supportarla. Mi spiego... A memoria è una delle tue prime incursioni nel genere e il tuo stile è pacato, riflessivo, quasi sognante. Dovresti indurirlo un po', testare, fare delle prove. Per me pollice tendente all'alto, anche se lievemente. Mi sa che Spartaco t'attende nel laboratorio.

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