Linee immaginarie - di Manuel Piredda

70ª Edizione, Minuti Contati saluta l'estate dedicandogli la Summer Edition. Guest Star è Livio Gambarini, in passato anche concorrente e ora lanciatissimo nel mondo dell'editoria. QUI potete visionare il trailer, potete trovarci anche degli indizi per il tema che vi aspetta. Ricordiamo: l'appuntamento è per lunedì 24 agosto dalle ore 21.00 all'una. Una singola sera, in contrapposizione alla Two Days appena conclusa.
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invernomuto
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Linee immaginarie - di Manuel Piredda

Messaggio#1 » martedì 25 agosto 2015, 1:13

Yosseph si era perso.

Aveva lasciato la sua squadra di ricognizione per riposare un po' e liberare la vescica, dopotutto sino a cinque giorni prima era un civile e tutto l'addestramento lampo del mondo non sarebbe servito per abituarlo a portare addosso trenta chili d'equipaggiamento sotto il sole cocente del deserto.

Per quanto si guardasse intorno non trovava tracce dei suoi compagni, persino le sue impronte erano state ricoperte dalla sabbia rovente che gli riempiva gli scarponi e l'uniforme sin dentro le mutande.

Si rese conto che correre non sarebbe servito a niente, aveva trecentosessanta gradi tra cui scegliere e solo uno l'avrebbe riportato a casa, il calcolo delle probabilità non era mai stato il suo forte ma persino lui sapeva che non era una buona scommessa.

Si sfilò la borraccia beige che portava a tracolla e trangugiò un sorso d'acqua prima di richiuderla e poggiarla al suolo, facendola seguire immediatamente dal pesante fucile d'assalto e relativa bandoliera di proiettili.

Non fece in tempo a finire di sfilarsi la parte superiore della divisa che una voce roca inizio a strillare in arabo alla sua destra.

“Israeliano, fermo! STOP”

Un uomo con indosso un'ampia tunica bianca e un fez marrone sul capo gli puntava addosso un fucile, probabilmente un pastore palestinese che faceva sosta nelle vicinanze.

Yosseph fece di meglio per rispondergli in arabo, prima della guerra dei sei giorni era un traduttore-

“Siediti fratello, non sono un soldato, aiutami a tornare a casa.”

L'uomo si avvicinò senza perderlo di mira.

“Se non sei un soldato cosa ci fai nella mia terra? Hai ancora l'uniforme addosso! La tua gente sta uccidendo i miei fratelli!”

Yosseph afferrò la tracolla del suo fucile, sollevandolo da terra.

“La tua terra? Questa è la terra del popolo israeliano! Tornatene dietro il confine!”

I due uomini si puntavano le relative armi e a separarli era solo una striscia di sabbia bollente.

“Indicami il confine, israeliano, fammi vedere dove finisce la tua terra promessa e dove inizia la mia, indicami i granelli esatti della tua proprietà.”

Yosseph guardò in basso, ai suoi piedi la sabbia continuava a rotolare su altra sabbia come le onde di un piccolo mare in costante movimento, eppure lui era certo che quella fosse la sua terra, la terra dei suoi avi, il confine doveva essere proprio da quelle parti.

“Come ti chiami, palestinese?” chiese il soldato israeliano disperso.

“Il mio nome è Yusuf, e il tuo?”

“Io mi chiamo Yosseph, abbiamo lo stesso nome.”

Il soldato israeliano lasciò nuovamente il fucile d'assalto.

“Yusuf, io non voglio morire e non voglio ammazzare, non l'ho mai fatto. Stringiamoci la mano e andiamo per la nostra strada!”

L'arabo si avvicinò tentennante, abbassò il fucile e porse la mano al nemico israeliano.

Invisibile agli occhi di entrambi, esattamente sotto le mani di entrambi, si estendeva la nuova linea del confine tra le loro terre, una linea immaginaria tracciata dal sangue di persone vere.



cristina.danini
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Messaggio#2 » martedì 25 agosto 2015, 11:16

Ciao Manuel :-)
Bel racconto, mi piace la visione del confine come una linea inesistente, che separa due terre identiche e indivise.
L'unica cosa che mi suona un po' strana è che i due soldati decidano così velocemente di andare per la propria strada, senza spararsi e senza diventare veramente fratelli. Capisco che il limite di battute rendeva tutto difficile e comunque il significato del racconto è chiaro, avrei solo voluto poter empatizzare di più.
Complimenti comunque, a presto!

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Angela
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Messaggio#3 » martedì 25 agosto 2015, 14:39

Un bel testo che affonda le radici nell'odio quasi primordiale tra le fazioni arabe. Mi sono piaciute molto le descrizioni dell'ambiente e dei personaggi, trovo che tu abbia saputo trattegiare alla perfezione un mondo così diverso dal nostro eppure neppure troppo lontano. Ho preso degli appunti che ti saranno utili in caso di revisione del testo. Per quanto riguarda la critica, devo dire che ho trovato troppo semplicistica la frase finale quando uno dice all'altro "stringiamoci la mano e andiamo ognuno per la nostra strada". Non credo sia così semplice fidarsi né convincere un nemico. Anche la chiusura del racconto sembra creata ad arte per rimarcare il tema (l'invisibilità). L'ho fatto anch'io, quindi mal comune mezzo guadio.
La volta scorsa mi sono trovata in difficoltà con la classifica dopo aver commentato, così, ho deciso di ricorrere a dei voti che mi aiutino a stilarla. Questo è il primo commento che faccio, mi piace molto il tuo stile e il tema che hai scelto per il racconto. Un bel sette e mezzo tendente all'otto :D
Di seguito gli appunti di cui ti parlavo.

dopotutto sino a cinque giorni prima
al posto di “sino” preferirei il classico “fino”

che gli riempiva gli scarponi e l’uniforme sin dentro le mutande.
L’ultima parte credo sia superflua, hai già detto che era penetrata ovunque, l’ultima precisazione non aggiunge nulla.

non era mai stato il suo forte ma persino lui
virgola dopo “forte”

L’uomo si avvicinò senza perderlo di mira.
Più che “perderlo di mira” avrei preferito “continuando a tenerlo sotto tiro” o qualcosa del genere.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

Veronica Cani
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Messaggio#4 » martedì 25 agosto 2015, 17:30

Ciao, Manuel!
La tematica che hai scelto è molto bella e molto attuale. Suggestive le descrizioni dei luoghi e buona anche la riflessione sull’arbitrarietà dei confini umani. La risoluzione del conflitto tra i due protagonisti è tracciata in maniera molto sbrigativa, ma d’altronde l’esiguità dei caratteri a disposizione impediva un maggiore approfondimento. Complimenti, un bel racconto! :)

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invernomuto
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Messaggio#5 » martedì 25 agosto 2015, 18:52

Ciao a tutte e tre, siete state gentilissime e condivido pienamente le critiche, in particolare quella sul finale.
Purtroppo mi son ritrovato con un'israeliano e un palestinese ancora in piena inimicizia intorno all'1:20, con solo una manciata di caratteri rimasti il mio cervello è andato in modalità panico e son riuscito a intrecciare i fili solo in un modo che purtroppo risulta affrettato anche a me.
Sono comunque contento che il messaggio finale sia riuscito a passare, anche se come ha fatto notare Angela mi son ritrovato a calcare la mano sul finale per esplicitare la mia idea di invisibilità.
Angela, grazie mille per le correzioni che hai proposto nel dettaglio, se avrò occasione di modificare il racconto saranno certamente tenute in considerazione!

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Andrea Partiti
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Messaggio#6 » lunedì 31 agosto 2015, 0:37

Mi piace come hai voluto interpretare il tema dell'Invisibile. Il confine che divide le persone e le fa odiare è spesso invisibile, creato negli attriti e nei pretesti. Invisibile per chi osserva una lotta nascere dall'esterno ma anche per chi la vive dall'interno e viene educato a vedere questo confine, a viverlo.
Penso che il tuo racconto abbia sofferto, oltre che della mancanza di tempo di cui parli nei commenti, per i limiti di spazio. Inizi con un ritmo molto leggero e tranquillo, ci fai entrare gradatamente nel mondo di Yosseph, ci parli del suo senso di estraneità alla causa per cui lotta, per trovarti a dover tirare le somme troppo rapidamente, lasciando una sensazione di incompiuto con una stretta di mano simbolica sì, ma anche improbabile come conclusione dell'incontro, senza ulteriori motivazioni a supportarla.
Aggiungendo uno spaccato, anche molto breve, sulla mente di Yusuf, dall'altro lato della stretta di mano, il racconto diventerebbe più tridimensionale. Leggerei con gioia una seconda versione!

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Vastatio
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Messaggio#7 » martedì 1 settembre 2015, 10:30

Ciao, una bella idea che soffre nei 3000 caratteri per come è stata sviluppata. Si vede chiaramente che il finale è affrettato rispetto a un inizio in cui si "perdono" caratteri anche per descrivere il colore della borraccia.
A dover essere approfondito è il perché due persone che culturalmente vengono istruite all'odio e al sospetto in due battute, mentre si puntano addosso i fucili, decidano di fidarsi e di abbandonare le armi.
Ed è un peccato perché i semi di questi motivi ci sono (l'essere stato un civile che non vuole uccidere) e l'immagine finale del confine che si crea là dove si stringono le mai è d'effetto.

torpedocolorado
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Messaggio#8 » martedì 1 settembre 2015, 10:57

un confine fatto di sabbia è la giusta metafora (forse) che può dar conto dell'idiozia della guerra. Hai espresso bene quel senso di incomunicabilità che permea i rapporti tra i due popoli. Forse andavano tolti alcuni fronzoli inutili come il fatto di essere un civile ( il sistema militare israeliano è allucinante e si vedono militari ovunque, dato che il richiamo è periodo sia per gli uomini che per le donne) ma per me che ci sono stato dà ancor più un'idea realistica della narrazione. Come han scritto gli altri, un finale meno affrettato avrebbe lasciato maggiormente il segno. Ma calibrare le battute è davvero difficile. Comunque complimenti per l'idea, al passo ed oltre i tempi!

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marco.roncaccia
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Messaggio#9 » mercoledì 2 settembre 2015, 10:55

Ciao Manuel.
Il tuo racconto parte benissimo e nella prima parte si percepisce il peso delle armi, la sabbia, il caldo e il disorientamento del protagonista. Arrivano i dialoghi e, anche se sembrano un po’ tagliati con l’accetta, il racconto ancora regge alla grande. La conclusone, come tu stesso dici è affrettata e non rende giustizia allo sforzo descrittivo delle prime righe. Il tema è centrato e l’immagine del confine invisibile e fittizio che contrasta con il sangue di persone reali è molto bella.
La prova è buona anche se stretta nei 3000 caratteri a disposizione. L’impressione è che ne servano almeno il dubbio per descrivere il movimento dei personaggi dalla diffidenza e dall’odio secolare a una stretta di mano.

Zebratigrata
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Messaggio#10 » giovedì 3 settembre 2015, 12:30

Ciao Invernomuto, ecco qui il mio commento, postato anche con la classifica :-)

Il racconto è senza dubbio in tema. L’idea dei confini di fatto invisibili che esistono più nelle menti degli uomini e nelle loro mappe che nella realtà è carina. Tuttavia ambientare il racconto nel conflitto israelo-palestinese mi sembra azzardato… tra tutti i conflitti possibili mi sembra uno dei più complessi per via dei fattori in gioco quindi il racconto, che di base mi piace e si adatterebbe bene ad altre ambientazioni, diventa semplicistico e decisamente idealista visto in questo contesto, secondo me.

Bella l’idea di dare ai due ‘nemici’ lo stesso nome.

La lettura è scorrevole, anche se personalmente limerei alcuni punti:

- la borraccia beige: sappiamo che è in divisa, ha caldo, è un soldato improvvisato travolto dagli eventi, e questo unico dettaglio descrittivo mi sembra poco rilevante e stona con la situazione.
- ‘trangugiò': non mi piace come verbo qui perché proprio in questo momento lui si perde e l’acqua diventa di colpo molto preziosa… non ce lo vedo a berla a garganella.
- STOP: mi fa pensare a un poliziotto, forse lo avrei sostituito con ‘alt’ o ‘altolà’ (quest’ultimo forse troppo vintage però…)
- ‘le relative armi’ mi sembra poco naturale.
- anche la ‘sabbia che rotola su altra sabbia’ non mi sembra naturale. Non so bene come spiegare: il racconto secondo me evoca molto bene il deserto, sabbia dappertutto, sole caldo solitudine, sembra di essere lì. Poi questa sabbia che all’improvviso ‘rotola’ mi sembra poco realistica. E anche il riferimento successivo al mare. Forse perché all’improvviso introduce un paragone con qualcosa che è l’opposto dell’ambiente in cui ci troviamo.

enrico.nottoli
Messaggi: 82

Messaggio#11 » venerdì 4 settembre 2015, 16:54

Ciao Manuel,
molto bella sia l’ambientazione che la scelta che hai voluto usare per raccontare L’invisibile. Purtroppo per linee inventate e invisibili abbiamo versato litri litri e litri di sangue, non c’è niente di più stupidamente vero. A mio avviso il racconto è ben strutturato e ben narrato, con un linguaggio pulito e sobrio. Avrei gradito un po’ di movimento in più da parte dei protagonisti, forse un po’ troppo statici nelle azioni, così da non sviluppare la storia.
Comunque un bel racconto senz’altro.
Alla prossima :)

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antico
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Messaggio#12 » domenica 6 settembre 2015, 20:23

Racconto che affronta una fra le più spinose questioni moderne forse semplificando un po' troppo, ma non essendo un esperto mollo subito la presa. Si sente il caldo, si sente la sabbia, la metafora è semplice, ma efficace e assolutamente adatta al tema. Finale affrettato, non c'è stato il tempo di sviluppare in toto il rapporto tra i due protagonisti. Un pollice tendente verso l'alto per le sensazioni che riesci a evocare nel lettore.

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