Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Partenza: 20/07/2020 ore 22.00
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antico
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Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 21 luglio 2020, 0:45

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BENVENUTI ALLA 100 METRI PIANI OLYMPIC EDITION, LA 143° ALL TIME, seconda prova delle Olimpiadi della Scrittura 2020 di Minuti Contati!

Questo è il gruppo BERLINO 1936 della 100 METRI PIANI OLYMPIC EDITION.

Gli autori del gruppo BERLINO 1936 dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo PARIGI 1924.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo LOS ANGELES 1932.


Questo è un gruppo da SETTE racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati dal COMITATO OLIMPICO composto da FRANCO FORTE, MAURO LONGO, SARA SIMONI, FRANCESCO NUCERA e MAURIZIO BERTINO. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK ALL TIME (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ancora ottenuto punti nel RANK ALL TIME sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via). A prescindere da tutto, ho inoltre forzato in modo che l'unico racconto con MALUS fosse assegnato al gruppo da OTTO partecipanti.

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo BERLINO 1936:

Glitch, di Eleonora Rossetti, ore 23.00, 1498 caratteri
L’ultima caccia, di Polly Russell, ore 22.24, 1500 caratteri
Scacco Matto, di Gabriele Dolzadelli, ore 22.53, 1487 caratteri
Davanti alla porta, di Alexandra Fischer, ore 22.34, 1422 caratteri
Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo, ore 22.44, 1440 caratteri
Buio, di Dario Cinti, ore 22.55, 1452 caratteri
Nella mia testa, di Giorgia D’Aversa, ore 23.00, 1493 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di lunedì 27 LUGLIO per commentare i racconti del gruppo PARIGI 1924. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 28 LUGLIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. In questa edizione non ci sarà la classifica dell'Antico.
NB: avete SETTE giorni per commentare e classificare i racconti del gruppo PARIGI 1924 e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare gli altri racconti in gara e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, SETTE giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo PARIGI 1924.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

E infine: una volta postate e da me controllate, le classifiche non possono più essere modificate a meno di mia specifica richiesta in seguito a vostre dimenticanze. L'eventuale modifica non verrà contabilizzata nel conteggio finale e sarà passibile di malus pari a SETTE punti.

BUONA 100 METRI PIANI OLYMPIC EDITION A TUTTI!



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Fagiolo17
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » martedì 21 luglio 2020, 21:16

1. Nella mia testa
2. L’ultima caccia
3. Glitch
4. Un corpo nuovo
5. Scacco matto
6. Davanti alla porta
7. Buio

Nella mia testa, di Giorgia D’aversa
Ciao Giorgia, il tuo racconto mi è piaciuto molto, soprattutto l’idea di rappresentare la voglia di vincere contro l’ansia. In così pochi caratteri sei riuscita a mostrare la timidezza e l’insicurezza della ragazza e la sua difficoltà a socializzare.
“Agita la sigaretta come un maestro d’orchestra” rende perfettamente l’idea della gestualità ed è una immagine bella forte che mi ha catturato.
Mi è piaciuto meno “regolarizzo il respiro”, avrei cercato un termine diverso ma in un’ora direi che hai fatto un lavoro favoloso.

L’ultima caccia, di Polly Russel
Ciao Polly, avevo letto anche il tuo brano nella lotta greco romana e mi era piaciuto molto. Anche qui con poco tempo e poche battute a disposizione ci hai regalato un racconto davvero interessante.
“La sua schiena è come una montagna da cui erutta una cascata di capelli neri” è stata la frase che più mi ha colpito di tutto il racconto e che mi ha tolto l’indecisione sul secondo posto.
“Continua il suo attacco allungando il braccio e mi arriva.” non ho capito questa frase. E mi arriva, dove? In che senso? E mi colpisce?
Anche la prima frase non diventa chiara fino alla fine, non si intuisce abbastanza rapidamente che si tratta di tifoseria e il film mentale parte azzoppato.
I miei complimenti, davvero un’ottima prestazione.

Glitch, di Eleonora Rossetti.
Ciao Eleonora, l’idea del tuo racconto è davvero particolare e mi è piaciuta un sacco. Nonostante ci sia qualche indecisione qua e là merita di stare sul podio. Il colpo di scena mi è piaciuto molto e anche le due frasi con cui chiudi la narrazione.
Solo un paio di appunti.
Al posto di “baro” avrei usato il termine Cheater, forse più calzante in questo racconto essendo specifico del mondo dei videogame.
La prima frase l’hai immaginata come una voce fuori campo o come un messaggio nella HUD del protagonista? Mi sarebbe piaciuto un dettaglio in più, ma è chiaro che da qualche parte bisognava tagliare.
Una gran bella prova.

Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo
Ciao Emanuela. La tua idea è davvero bella e anche il finale mi è piaciuto tantissimo. Mi ha incuriosito molto e con pochi dettagli hai costruito un mondo interessante. Ho trovato però alcune imprecisioni e dettagli che non mi hanno fatto impazzire all’interno del racconto e che me lo hanno fatto scivolare al quarto posto.
“Nel buio della cava brillavano a intermittenza i piccoli occhi di Elisa.” Avrei messo i piccoli occhi di Elisa brillavano a intermittenza. Ha un suono più gradevole (mio parere personale ovviamente).
“Con due sono più forte di te e potrò scavare più in fretta.” Sa di spiegone e non avrei usato il termine forte.
“Poveracci più poveri di lui” un po’ troppo ripetitivo.
L'esclamazione Santo Cielo non mi ha esaltato.
Sono stato indeciso fino all’ultimo tra il terzo e il quarto posto, come trama aveva qualcosa in più il tuo, ma ho trovato l’altro racconto scritto meglio.

Scacco matto, di Gabriele Dolzadelli
Il tuo racconto mi è piaciuto fino alla fine della partita a scacchi, nel momento in cui si comincia a parlare di QI, e sono entrati gli infermieri ha perso un po’ di mordente.
Tra l’altro non ho capito perché se Brandon è conscio di cosa gli faranno se vince, non rimane semplicemente in silenzio e ragiona tra sé e sé sulla possibilità di chiudere la partita qualche mossa prima invece di dirlo con le guardie. Non ne ho capito il senso. Voleva comunque dimostrare di essere il migliore nonostante rischiasse esperimenti al cervello?
Altro appunto, non mi è piaciuta la frase finale. “Anzi no. Direi proprio di no.” Che cosa volevi intendere? Non sono riuscito a immedesimarmi in questa battuta e non ho capito dove volessi andare a parare.

Davanti alla porta, di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra, il tuo racconto non mi è piaciuto particolarmente.
Non ho capito che cosa mi hai raccontato. Questa fanciulla, sorella di Miltzar, ha cercato qualcosa (fui io a trovarlo. Cosa?) che serviva per vendicare il padre e rimane vittima della trappola? L’ho letto tre o quattro volte ma non sono riuscito proprio a capirlo, mi dispiace.
Ho solo capito che ha sconfitto il guardiano ed è rimasta lì per molto tempo (o ha perso molti anni di vita).
Alla prima lettura non mi era chiaro neppure chi dicesse la battuta rivolta al guardiano. Una volta capito che era pronunciata dalla fanciulla, mi sono chiesto perché l’abbia detto. Mi sembra che serva più che altro per spiegare al lettore. E ciò nonostante non sono riuscito a capire.
“La sorpresa destinata a non essere vista dai postulanti” La sorpresa?
Inoltre non mi piacciono per niente “contenutavi” e “raggiuntolo” suonano davvero male e avrei cercato un modo per non utilizzarli.

Buio, di Dario Cinti
Ciao Dario, il tuo racconto non mi è piaciuto. Non perché sia scritto male, ma perché non vi ho trovato né capo né coda. Ci spieghi la serata di questi tre ragazzi che compiono azioni comunissime, ma il fatto che vada via la luce non crea nessun conflitto interessante.
Piuttosto mi sarei concentrato su uno solo e avrei cercato qualcosa per dare una svolta al racconto, un colpo di scena qualsiasi, anche blasonato sarebbe andato bene.
Alcuni appunti di altre cose che non ho gradito:
“La corrente elettrica si estinse.” Perché usi il termine estinse? Mi sembra proprio fuori luogo.
“accendino… lo attivò” attivare un accendino non l’ho mai sentito e suona male. Capisco che subito dopo c’era “accese” e quindi hai cercato un sinonimo, ma potevi scrivere ad esempio: Estrasse un accendino dal taschino della camicia e ci accese la candela al centro del tavolino.
E poi il finale. “I tre coinquilini tirarono avanti tutta la notte.” Inutile e di nessun impatto.

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antico
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » mercoledì 22 luglio 2020, 11:43

Avete ricevuto una classifica, ve ne mancano altre sei.

Edoardo Foresti
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » mercoledì 22 luglio 2020, 22:38

1) Nella mia testa
2) Un corpo nuovo
3) Glitch
4) Scacco matto
5) Buio
6) L’ultima caccia
7) Davanti alla porta

Nella mia testa, di Giorgia D’aversa
Ciao Giorgia, il tuo brano mi è piaciuto!
Trovo sia un modo assolutamente non banale per affrontare il tema proposto.
Ho solo una segnalazione da fare. Quando descrivi Elisa che "si accorge di me, esita" e successivamente "cambia idea e si avvicina al bancone", l'immersione non viene spezzata e gli eventi sono chiari, ma trovo siano meno dettagliati degli altri. Come si manifestano prima l'esitazione e poi il ripensamento?
Nel complesso, però, lo stile è chiaro, vivido e senza orpelli. La descrizione delle volute di fumo non è fuori luogo e, anzi, è resa in modo evocativo.
Ottimo lavoro!

Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo
Ciao Emanuela, hai scritto una bella storia!
Non è semplice riuscire a emozionare in così pochi caratteri. L'amarezza e la drammaticità del racconto sono tangibili e sono amplificate dal finale. Sicuramente un modo non banale di affrontare il tema proposto.
Ho solo una segnalazione da fare.
"«Paolo, corri, forse qui c’è qualcosa!» Elisa saltellava intorno a un cumulo di terra smossa."
Trovo che le frasi si potessero invertire, o che si potesse aggiungerne una prima per dare più informazioni su cosa stesse facendo Elisa. Dato che prima stava parlando a Paolo preoccupata, mi ha fatto un po' strano il suo cambio di tono senza aver più dettagli.
Detto questo, non ho riscontrato gravi problemi, il testo scorre ed è sicuramente d'impatto.

Glitch, di Eleonora Rossetti
Ciao Eleonora, spero di lasciarti qualche commento costruttivo.

Il tuo brano mi è piaciuto, è un'idea che da videogiocatore non potevo che apprezzare. Ho anche io qualche segnalazione da fare, però. Ammetto che, come già scritto da altri, non ho inteso a una prima lettura il motivo dell'angoscia di Nuke. Non è scattato il nesso causale tra il glitch e la condizione dei cheater. Detto questo, l'idea in sé funziona e riesce ad essere più dei cliché del sogno o dell'avatar virtuale.
Passando alla prosa, il testo non ha problemi gravi e nel complesso scorre bene. Mi accodo a chi suggeriva di evitare i "mentre" e i gerundi quando non strettamente necessario, sopratutto nei periodi più lunghi e posti all'inizio del brano, dove il lettore deve ancora farsi un'idea del contesto e immergersi nel racconto.
"Nuke si attarda nella trincea, fucile spianato, ma lo sguardo verso il glitch.", qui il "ma" può diventare una congiunzione, trovo renda più fluido il frammento, per motivi simili al discorso sui "mentre".
Comunque, nel complesso, fa il suo dovere!

Scacco matto, di Gabriele Dolzadelli
Ciao Gabriele, hai scritto un bel brano! Trovo che il tema assegnato sia stato trattato in modo non banale.
Per quanto riguarda la prosa, il testo scorre bene. Dialoghi chiari, niente orpelli.
L'unica frase che mi è risultata fuori posto è questa: "Era sul bordo della scacchiera, come se volesse buttarsi di sotto, piuttosto che cedere.", non l'ho trovata molto evocativa e avrei cercato un'altra metafora oppure avrei ripiegato su dettagli sensoriali concreti.
Anche se non sono il più grande amante dell'onnisciente, qui funziona e si avverte un suo utilizzo consapevole. Personalmente sarei stato curioso, però, di leggere la scena filtrata dal punto di vista di Brandon.
Comunque, tralasciando questi dettagli, trovo che la storia funzioni senza intoppi!

Buio, di Dario Cinti
Ciao Dario, spero di riuscire a lasciarti qualche commento interessante.

Nel complesso, ho trovato il racconto neutro. Vero che il tema della vittoria non debba per forza essere associato solo a sport e adrenalina, al tempo stesso non sono riuscito a sentirmi veramente vicino ai personaggi. La carrellata di punti di vista non mi ha portato a un'immersione vivida, nel mio caso, e penso sia per la mancanza di un conflitto più marcato di quello dell'assenza di luce elettrica.
La prosa è in generale gradevole, il brano scorre dialoghi compresi.
Faccio giusto qualche segnalazione. "Esaurita la sua imprecazione, [...] di fronte alla sua immagine riflessa nello specchio dell’ingresso.", qui non trovo necessario specificare che Andrea abbia smesso di imprecare, lo si intuisce in modo implicito dal susseguirsi degli eventi.
"La corrente elettrica si estinse.", avrei preferito un verbo differente. Magari più semplice o, nel caso si volesse donare alla frase connotati più vivaci, ricercato ma più pertinente, visto che è una frase su cui viene posta enfasi.

L’ultima caccia, di Polly Russel
Ciao Polly, questa è la prima volta che partecipo alle Olimpiadi e che mi esprimo su testi altrui, ma spero di riuscire a offrire pareri costruttivi.

Nel complesso ho trovato il brano più confuso che chiaro. Potrebbe essere per mia ignoranza sul contesto presentato, ma ammetto che ho capito solo al termine del brano e con alcune difficoltà di che tipo di competizione si trattasse e, di conseguenza, non ho afferrato fino in fondo la dinamica descritta durante la prima lettura.
Intuisco che la prosa volesse risultare vivida, ma ho avvertito anche delle imprecisioni. "Non sento niente eppure urlano.", dà un quadro completo solo con la frase successiva e si spezza subito il flusso della lettura. Ho trovato simile anche: "Lo sterno esplode, almeno lo sento esplodere.", sono entrambe descrizioni che mi hanno fatto rileggere le frasi per interpretarle e diventano più chiare solo con le successive. In generale, il contesto movimentato è risultato più confuso che dinamico.
Funzionano invece i dettagli sensoriali come quelli visivi del sangue o dei capelli. Trovo inoltre che l'interiorità del punto di vista traspaia chiaramente.

Nel complesso credo che le mie lacune sul tema affrontato e una prosa che ho trovato poco chiara mi abbiano impedito di apprezzare a fondo il brano, nonostante il contesto indubbiamente vivace e dinamico.

Davanti alla porta, di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra, sono nuovo qui su Minuti Contati e mi auguro di scriverti commenti utili.

Ho trovato il brano poco chiaro, principalmente per via della prosa e di come sono stati presentati i temi e gli elementi del worldbuilding.
Prima di tutto, abbiamo due frasi che presentano un "prima" e un "dopo" e trovo spezzino subito l'immersione del lettore. Si inizia ad avere una visione più chiara quando veniamo a conoscenza dell'esistenza della clessidra e abbiamo qualche conferma solo con la prima frase pronunciata dalla ragazza.
Aggiungo poi una nota sui dialoghi: trovo giustissima l'idea di mostrare dettagli attraverso di essi, meno riuscita l'esecuzione. Quello più esteso, in particolare, non mi ha dato molto l'impressione di star ascoltando un personaggio parlante, ma più di trovarmi di fronte a un narratore che si manifesta e spiega al lettore attraverso i dialoghi.

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megagenius
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » giovedì 23 luglio 2020, 16:14

Ecco classifica e commenti.
Buona Olimpiade a tutti!

1. UN CORPO NUOVO di Emanuela Di Novo
2. NELLA MIA TESTA di Giorgia D'Aversa
3. GLITCH di Eleonora Rossetti
4. SCACCO MATTO di Gabriele Dolzadelli
5. L'ULTIMA CACCIA di Polly Russell
6. DAVANTI ALLA PORTA di Alexandra Fischer
7. BUIO di Dario Cinti



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COMMENTI

GLITCH di Eleonora Rossetti
Dunque: il "glitch", in informatica, è il comportamento anomalo di un software che, però, non è un bug, bensì un'anomalia che va a vantaggio dell'utente, soprattutto nei videogiochi. Ecco, questo non per fare il professore (è pur sempre il mio campo, perché il mio lavoro è proprio il consulente informatico...), ma per chiarire il perno della trama. L'anomalia c'è, ed è il classico glitch di molti videogiochi, ma l'elemento mi ha messo in difficoltà quanto all'inquadramento nel colpo di scena finale.
Tutto sommato il racconto mi ha divertito perché mi ha fatto tornare ragazzo, quando ero un giocatore incallito (poi ho smesso poiché avrei rischiato di fare nella vita solo quello...), e ho respirato nuovamente l'atmosfera di quel periodo; tuttavia non mi ha fatto pensare WOW! Di storie così ce n'è a bizzeffe, e si può dire che tu ti sei collocata in un solco narrativo piuttosto collaudato e abusato.
Dicevo il colpo di scena finale: sinceramente non mi è risultato molto chiaro. Chi è il baro? Il personaggio che "glitcha" e Nuke? E chi ha hackerato cosa? Forse sono io che connetto poco in questo periodo, ma so solo che se comincio a farmi troppe domande su un testo, qualcosa non va.
Non è scritto malaccio, tema preso.

L’ULTIMA CACCIA di Polly Russell
Dico subito che il racconto non mi è piaciuto. Scritto benino, ma forsennato, confuso, non si capisce chi colpisce chi, per cosa si agisce, e così via. Sembra una battuta di caccia, poi una partita di rugby, poi si intuisce che possa esserci di mezzo qualche animale di grossa taglia... Insomma, alla fine ho intuito che si tratta di una gara tradizionale fiorentina, ma - e qui ammetto la mia ignoranza che ha sicuramente penalizzato il mio giudizio - i riferimenti storico-sociologici insufficienti non mi hanno permesso di entrare nella storia per trarne godimento o per ottenere un coinvolgimento ottimale.
Il tema è centrato. C'è qualche refuso, ma è assolutamente perdonabile, data la natura diabolica di questa competizione.

SCACCO MATTO di Gabriele Dolzadelli
Felice di ritrovarti nell'arena!
Le storie a sfondo scacchistico hanno sempre il loro fascino. La tradizione è lunghissima e mi piace citare uno dei romanzi a tema più geniali della fantascienza, scritto da John Brunner, i cui personaggi e la cui trama riproducono mossa per mossa una storica partita del 1892. Nel tuo caso le mosse e la tensione della gara scandiscono il flusso narrativo fino alla rivelazione finale. Con queste premesse, dico che mi è piaciuta la dinamicità della narrazione: mi sono trovato di fronte a una battaglia psicologica interessante, e, ribadisco, al fascino eterno di una partita a scacchi. Ho poco apprezzato, invece, la "semina". Per metà racconto c'è questa realtà fattuale: una sfida tra detenuti. Nessuna traccia di una minaccia autoritaristica, nessun indizio sugli esperimenti, nessun altro riferimento che inquieti il lettore. Ecco perché il colpo di scena finale mi è risultato un po' "appiccicato", artificiosamente. E ciò ha generato molte domande e io dico sempre che se un lettore comincia a porsi troppe domande su una trama, allora c'è qualcosa che non va. Per esempio: che esperimenti sono? E per cosa? C'è l'esercito di mezzo? In che paese? In che periodo? Forse sono io a essere pedante, ma sono quesiti che mi sono posto.
Qualche considerazione tecnica.
- "La guardia carceraria armata fino ai denti", mi sembra eccessivo. Manco a Guantanamo le guardie sono armate così.
- "Il cavallo del russo fu mangiato." - Da evitare, se possibile, le costruzioni passive: indispettiscono il lettore e rallentano la lettura.
- "Brandelli di resti": ridondante. I brandelli già sono frammenti assimilabili ai resti (di qualsiasi tipo).
- "Era sul bordo della scacchiera, come se volesse buttarsi di sotto, piuttosto che cedere." - "Piuttosto che", da evitare (quasi) come la peste.

Nel complesso un racconto godibile, ma non al top.

DAVANTI ALLA PORTA di Alexandra Fischer
Il racconto ha un indubbio fascino: una visione eterea e fantastica di un limbo o di un'oltretomba sospeso in un tempo eterno, con personaggi da decifrare.
La narrazione è gradevole ma disturbata da costruzioni di frasi assolutamente da revisionare (poi ti farò un paio di esempi).
Il vero problema di questo racconto è che la gran parte della vicenda che immagini è rimasta nella tua testa e questo non è un bene, perché al lettore dai molti input che non l'aiutano a capire bene il contesto, né il vero punto della vicenda. Stai parlando di divinità? Di un inferno? Di un luogo di supplizio? E' una metafora dell'esistenza? Si fa molta fatica a comprendere il come e il perché e ciò penalizza non poco il giudizio complessivo.
Rilievi tecnici:
- Evita espressioni come "contenutavi", "Raggiuntolo" e similari. Se proprio non se ne può fare a meno, okay, ma pensa a delle alternative.
- "C’è uno sgabello rovesciato e il pavimento è macchiato di tracce di sangue divenuto marrone." - "Divenuto marrone", cosa? Lo sgabello o il pavimento? Nel testo ci sono altre frasi costruite così. Capisco la estrema velocità della gara, ma un po' più di attenzione non avrebbe guastato.

UN CORPO NUOVO di Emanuela Di Novo
Lieto di incontrarti nell'infernale Arena!
Il racconto mi è piaciuto. Sinora è il migliore tra quelli del girone.
Sei stata abile a creare con poche pennellate un mondo simil-distopico dove si incastona una vicenda drammatica di sopravvivenza e speranza.
Ho apprezzato tantissimo la tematica postumana con sconfinamenti nel sociale (lavoratori cyborg sfruttati che però sognano un riscatto).
Molto ben scritto, e con una conclusione amara e spiazzante che chiude degnamente il cerchio.
Tema del contest non perfettamente centrato, ma tutto sommato sei dentro.
Promosso.

BUIO di Dario Cinti
Mi duole dire che boccio il racconto. Il testo ha molti inconvenienti. Innanzitutto una scarsa attenzione alla forma e alla costruzione delle frasi (poi ti farò un paio di esempi), poi la trama.
Sinceramente non ho capito il senso della storia. Che cosa ci hai voluto raccontare? Cosa fanno i personaggi? Qual è il risultato del loro percorso narrativo?
Quello che ci hai raccontato è il frammento (statico) di una vicenda. La corrente elettrica che sta per essere staccata (bolletta non pagata? Un razionamento voluto dal governo? Una crisi energetica?) fa da sfondo a dei comportamenti che, purtroppo, non compongono un conflitto narrativo efficace, anzi, è quasi inesistente.
Inoltre, la tripartizione del punto di vista in un spazio così ristretto (solo 1500 caratteri) è devastante, quasi un clamoroso autogol, perché sottrae troppe risorse narrative a una storia che poteva seguire in maniera più completa e articolata un solo personaggio o al massimo due.

- "La corrente elettrica si estinse". Verbo del tutto fuori contesto.
- "Il suo romanzo sullo schermo del laptop si allungava di parole vergate a colpi di tastiera." Brutta. Da riformulare.
- "Esaurita la sua imprecazione, riprese in mano i fogli del suo pezzo comico", "Esaurita la sua imprecazione", precisazione inutile e molesta. Se il personaggio impreca, impreca, con tutto ciò che ne consegue.

Concludo dicendo: occhio ai troppi possessivi (suo, sua...), indispettiscono molto e occhio alle antipatiche "d" eufoniche!

Prova insufficiente.

NELLA MIA TESTA di Giorgia D’Aversa
Se non erro, è la prima volta che ci incrociamo nell'infernale Arena.
Bene. Devo riconoscerti due grandi meriti: l'aver sviluppato il tema in modo intelligente e una scrittura limpida, semplice ed efficace.
Confesso di aver dovuto leggere due volte il racconto. Alla prima, non so perché, il quadro mi è risultato "sfocato". Alla seconda, però, ogni elemento è andato al suo posto, e ho individuato perfettamente il tema.
E' una storia semplicissima. Due ragazze in competizione per lo stesso ragazzo. Succede a tutte, soprattutto durante l'adolescenza e, in generale, in gioventù. Hai reso molto bene l'apprensione e l'ansia di non piacere; si respira tutto il timore di perdere una competizione amorosa. Ma alla fine, c'è uno scatto d'orgoglio. Chi pensa di trovarsi in svantaggio, alla fine si fa coraggio e prova una straripante voglia di vincere.
Se proprio devo trovare il pelo nell'uovo, direi che c'è qualche piccola imperfezione stilistica da calibrare (qualcuna te l'ha fatta già notare chi mi ha preceduto) e il finale che, per quanto coerente con la trama, è sottotono rispetto alla (apparente) pacatezza della narrazione, senza veri picchi emotivi. Non mi sarebbe dispiaciuta una scena finale più forte emotivamente, per controbilanciare lo scorrere lento di quasi tutto il racconto.
Ad ogni modo, promuovo a pieni voti il racconto, collocandolo sicuramente sul podio.

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Andrea Lauro
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » giovedì 23 luglio 2020, 22:32

CLASSIFICA
OK, a ‘sto giro è stato veramente difficile. Ero certo solo sulle prime due posizioni, dietro una bagarre infernale. Dovevo scegliere un metro di giudizio tra i vari possibili, con la certezza che quello che avrei utilizzato sarebbe stato ingiusto verso qualcuno.
Ecco quello che ho scelto: l’immediatezza. In un racconto di 1500 mi sembra che la difficoltà maggiore sia stata far comprendere il brano e veicolare il messaggio. Ho operato questa distinzione, testi immediati VS testi non capiti (in parte o in toto), e la classifica si è spaccata a metà. All’interno dei due gruppi così divisi, mi è stato più facile selezionare i miei preferiti.

1. Un corpo nuovo, di Emanuela di Novo
2. L’ultima caccia, di Polly Russell
3. Nella mia testa, di Giorgia Aversa
4. Buio, di Dario Cinti
---- (sacro divario dell'immediatezza) ----
5. Glitch, di Eleonora Rossetti
6. Scacco matto
7. Davanti alla porta, di Alexandra Fischer

Un corpo nuovo, di Emanuela di Novo
► Mostra testo

L’ultima caccia, di Polly Russell
► Mostra testo

Nella mia testa, di Giorgia Aversa
► Mostra testo

Buio, di Dario Cinti
► Mostra testo

Glitch, di Eleonora Rossetti
► Mostra testo

Scacco matto
► Mostra testo

Davanti alla porta, di Alexandra Fischer
► Mostra testo

Giulio_Marchese
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » venerdì 24 luglio 2020, 0:21

Racconti flash = Classifica flash! Edizione più stressante di sempre, un'ora è veramente troppo poco. Però sono contento di vedere quanta varietà è stata possibile malgrado il poco tempo e i pochi caratteri a disposizione. Bravi tutti!

Classifica e commenti:

1) Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo

► Mostra testo


2) Scacco Matto, di Gabriele Dolzadelli

► Mostra testo


3) Glitch, di Eleonora Rossetti

► Mostra testo


4) L’ultima caccia, di Polly Russell

► Mostra testo


5) Buio, di Dario Cinti

► Mostra testo



6) Nella mia testa, di Giorgia D’Aversa

► Mostra testo



7) Davanti alla porta, di Alexandra Fischer

► Mostra testo

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antico
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » venerdì 24 luglio 2020, 14:05

Avete ricevuto cinque classifiche, ve ne mancano altre due.

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jimjams
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » domenica 26 luglio 2020, 11:24

Ci sono un paio di pari merito, come sempre mi sono affidato alla sorte per ordinarli.

1. L’ultima caccia, di Polly Russell
2. Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo
3. Nella mia testa, di Giorgia D’Aversa
4. Glitch, di Eleonora Rossetti
5. Scacco Matto, di Gabriele Dolzadelli
6. Davanti alla porta, di Alexandra Fischer
7. Buio, di Dario Cinti

1. L’ultima caccia, di Polly Russell
Ciao Polly, la cosa più bella del tuo racconto è la potenza che riesci a metterci dentro. La seconda cosa bella è che riesci a farmi credere di essere in una ambientazione sf per un bel pezzetto della storia. Un bell'omaggio a una città e una tradizione, tanto di cappello. Devo ancora leggere gli altri ma penso che il tuo racconto sarà in alto, sorprese permettendo .-) Aggiungo, mettere una gara sportiva in un contest ispirato a una gara sportiva è una finezza che apprezzo.

2. Un corpo nuovo, di Emanuela Di Novo
Ciao Emanuela, questo racconto riesce a farmi intravedere, senza troppi spiegoni, un intero mondo. La trama lascia ampi spazi alla fantasia, ma si impernia sul desiderio del ragazzo di uscire da una condizione terribile a ogni costo. Non lo dici mi pare, ma il racconto fa sì che si associ la ragazza al concetto di sorella piccola dell'uomo, il che rende particolarmente terribile l'abbandono finale. Tema centrato e buona prova.

3. Nella mia testa, di Giorgia D’Aversa
Ciao Giorgia, ho fatto un po' di fatica a inquadrare la dinamica del racconto. Mi sono occorse un paio di letture e qualche riflessione. Forse è solo un problema mio, ma non è immediatamente chiaro chi parla a chi, chi guarda chi etc. Cose che comunque si possono sistemare, o magari sono io un po' lento. Altra cosa che mi ha costretto a pensare è la chiusa. La frase non solo chiude il racconto ma funge da chiave di lettura. Solo che al primo passaggio, il primo mio pensiero, è stato che Giuli(etta)(a) ed Elisa fossero rivali in amore. Solo pensandoci un po' ho capito che lo scontro è tutto interno, la ragazza contro la propria paura. Tirando le somme il racconto ha un suo perché e con qualche aggiustamento può funzionare bene. Il tema è centrato. Spero di rileggerti ancora.

4. Glitch, di Eleonora Rossetti
Ciao Eleonora, hai scelto un campo minato per ambientare il tuo racconto :-) Perché noi giocatori incalliti siamo un po' fanatici, precisini, ossessivi, e ti faremo le pulci. Se mi lascio alle spalle il bagaglio culturale giocherellesco il racconto funziona molto bene. Il nostro protagonista ha voluto strafare e ora è intrappolato nel gioco, impossibilitato a smettere. Il glitch rappresenta l'unica uscita, che uscita non è. Mi piace perché in fondo anche senza hack e senza glitch vari noi giocatori siamo in realtà intrappolati lo stesso nella nostra mania. Con i giochi attuali l'ambientazione non funziona perché posso sempre lasciare l'avatar in game, senza uscire dal gioco, e alzarmi dalla sedia smettendo di giocare. Ma con un po' di immaginazione funziona. Siamo nel futuro e per giocare mi collego a una macchina che non mi mollerà, non mollerà il mio corpo né le connessioni sinaptiche, finché non farò logout...

5. Scacco Matto, di Gabriele Dolzadelli
Ciao Gabriele, questo racconto mi ha incuriosito parecchio mentre lo leggevo. Quel Viktor mi aveva anche un po' portato fuori strada perché pensavo a un grande campione russo realmente esistito. In generela la scrittura scorre e va tutto bene, ma nel finale non riesco a vedere la rivelazione, la sorpresa, insomma non lo capisco bene. Ci sta che il campione perdente non riesca a frenare la lingua per orgoglio ma poi non capisco il discorso della guardia che per varie ragioni percepisco debole. Se ne può prendere solo uno o no? E poi perché rinunciare. Come d'abitudine commento senza leggere i precedenti commenti e le tue risposte, che leggerò poi.

6. Davanti alla porta, di Alexandra Fischer
Ciao Alexandra, il tuo racconto credo abbia un problema in cui spesso cado anche io. La voglia di raccontare una storia, che magari da mesi si va formando e ampliando dentro di noi. Il risultato risulta a noi lettori incompleto, per quanto ci si sforzi di condensare. Con un paio di letture e un po' di fantasia capisco che la ragazza si è imbarcata in una mission impossible, salvare il padre, rimandendo tuttavia anch'essa intrappolata. Alla fine ha ragione del guardiano, se ne libera, e l'ultimo suo atto vitale è mettere in guardia il fratello. Spero di aver azzeccato tutto. Alcuni passaggi li avrei scritti diversamente, magari rubando un po' di caratteri utili altrove (non serve spiegare che la sabbia era nella clessidra, per esempio). Il linguaggio credo sia volutamente pomposo per dare l'effetto di ambientazione fantasy, ok. Non sempre si riesce a rendere quello che si vuole, specialmente qui su MC. Ma se come penso l'idea è un frammento di qualcosa che ti ronza in testa, coltivala.

7. Buio, di Dario Cinti
Ciao Dario, il tuo racconto, se non ho preso cantonate, appartiene alla scuola che ama fotografare un momento di vita così com'è, senza che vi sia necessariamente un colpo di scena o un conflitto speciale. Qui a fare da "disturbo" nella routine dei protagonisti è l'interruzione temporanea dell'energia elettrica (temporanea? quell'estingue potrebbe presagire qualcosa di più drastico). Leggendolo con questa chiave il tema appare centrato. Lo stile ha aspetti da rivedere, ma sicuramente non è l'aspetto più critico. La cosa che non va, secondo me, anche abbracciando l'approccio (cosa che io faccio volentieri), è che non c'è la forza necessaria a stimolare i sentimenti di chi legge. Ci sono autori che fanno come te, descrivono un attimo della vita di una persona, ma scelgono un attimo che cambi qualcosa nel cuore di chi leggerà quel racconto. Forse qui non sei arrivato a questo.

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antico
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » domenica 26 luglio 2020, 19:55

Un giorno alla scadenza e vi manca ancora una classifica.

Kiljedayn
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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » lunedì 27 luglio 2020, 10:56

Chiedo scusa per il ritardo mostruoso nella classifica, eccola qua!

1) L'ultima caccia
2)Glitch
3)Un corpo nuovo
4)Buio
5)Scacco matto
6)Nella mia testa
7)Davanti alla porta

Ecco i commenti, invece:
L'ultima caccia: Ciao, Polly, lieto di rileggerti!
Bello veramente, il tuo racconto! Alla prima lettura faticavo a capire l'incipit, ma in una maniera positiva: il brano si chiama "L'ultima caccia", mi ritrovo in una bolgia dove qualcuno si getta addosso ad un bisonte bianco, tutto torna. Non troppo, ma torna. Quando sono arrivato al "Cazzo fai?Fava!", tutto è diventato chiaro, anche se vivo in Lombardia e del calcio storico fiorentino conosco giusto per sentito dire ("è il BloodBowl di Warhammer, solo reale" m'hanno detto una volta").
Quindi che devo dirti di più? Il tema c'è, lo stile è ottimo, m'hai fatto venire voglia di dare un'occhiata alla serie su Netflix di cui parli in un commento più su.
Bravissima!

Glitch: Ciao, Eleonora!
Essendo un gamer appassionato, il tuo racconto mi suscita una simpatia istintiva. Tuttavia, c'è qualcosa che non mi torna: HarryBoy è rimasto glitchato nella partita perché i suoi cheat code hanno interferito col gioco e causato un freeze anomalo. Nuke sa (o teme) di fare la stessa fine, giusto? Però qui mi sorge il dubbio.
Da come descrivi il movimento in cui è intrappolato HarryBoy (schiaffeggiare l'aria in direzione del comando di log out), posso immaginare che questo gioco sia un titolo a realtà virtuale di qualche tipo. Ora, HarryBoy è bloccato per sempre dentro a quell'avatar glitchato? Il prezzo della vittoria disonesta è rimanere per sempre bloccati nel gioco?
Se è così, allora la storia ha perfettamente senso e la trovo una grande idea; se invece si tratta di un normale gioco... il rapporto rischio/benefici mi sembrerebbe un po' troppo limitato, in fondo molti cheater nel nostro mondo usano account alternativi e sacrificabili proprio per proteggere i loro main da ban e brutte sorprese varie.
Nel complesso, comunque, la scrittura è buona e il racconto scorre bene, usi la giusta terminologia e rendi l'atmosfera credibile.

Spero riuscirai a rispondermi prima che stili la classifica, mi aiuterebbe molto :)

Un corpo nuovo: Ciao, Emamela!
Il tuo racconto mi ha ricordato il caro, vecchio "Galaxy 999", col protagonista che sognava di ottenere un corpo meccanico per vivere in eterno e vendicare la madre. Attenzione, non ti sto accusando di plagio, anzi, voleva essere un complimento. Il tuo racconto dipinge un futuro oscuro e disperato, dove cyborg con parti vecchie e danneggiate si affannano per conquistare un corpo più efficiente, simbolo di benessere. Nel breve spazio a disposizione hai tratteggiato due personalità chiare e distinte, quella ingenua di Elisa e quella di Paolo, un gran bastardo. Il finale è amaro e privo di conforto, adattissimo al genere. Sei sicuramente sul podio della mia classifica, complimenti!

Buio:
Ciao, Dario, piacere di rileggerti!
Credo che il tuo racconto abbia messo in scena la versione più letterale del concetto "voglia di vincere". Sì, perché hai mostrato tre giovani che lottano contro tutte le avversità (specialmente quella economica) per raggiungere le loro vittorie personali. Forse adottare tre diversi punti di vista in uno spazio così ridotto è un po' rischioso, ma non credo che abbia azzoppato più di tanto il tuo racconto. C'è un unico ostacolo comune a tutti e tre, il buio, che viene affrontato da tutti e tre con la medesima determinazione; questo, da un lato, dimostra che anche solo concentrarsi su di uno solo dei personaggi avrebbe portato allo stesso effetto, ma preferisco vederla così: sono tre coinquilini, tre ragazzi che si fanno forza a vicenda, sebbene abbiamo ognuno la propria guerra personale. La frase conclusiva "tirarono avanti tutta la notte", mi dà questa chiave di lettura. Hanno tutti uno scopo individuale, ma non sono soli.
Forse sono io, ma questo pezzo mi comunica una grande speranza e questo me lo ha fatto apprezzare parecchio.
In bocca al lupo!

Scacco matto:Ciao, Gabriele!
Un racconto non semplice da giudicare, il tuo, devo ammetterlo! Ben descritta la tensione della partita a scacchi, anche se personalmente avrei tenuto un po' più in sospeso il fatto che i due protagonisti siano prigionieri per ottenere un effetto sorpresa maggiore alla fine. Il tuo stile è molto buono e dal punto di vista della forma non credo di avere grossi appunti da farti. Quello che funziona un po' meno, secondo me, è la rivelazione finale.
Ok, il tema era "voglia di vincere", perciò ha fatto commettere a Brandon il classico errore da cattivo dei film, svelare il suo piano contro qualsiasi logica, in un'esplosione di autocompiacimento che probabilmente sarà la sua condanna. Tutto corretto, infatti il tema è indubbiamente centrato, però davvero poco credibile, specie da uno stratega così raffinato.
Nel complesso, una buona prova che mi lascia un leggero amaro in bocca per questa incongruenza, funzionale al contest ma che mi ha un po' rotto la sospensione d'incredulità.

Nella mia testa:Ciao Giorgia, piacere di leggerti!
Il tuo è un racconto molto semplice e scritto senza particolari fronzoli, in modo pulito e tutto sommato efficace. Ho qualche perplessità sull'aderenza al tema proposto: Giuli non mi sembra poi così desiderosa di vincere, dato che Francesco deve supplicarla perché decida di uscire dal pub; quanto a Elisa, non mi sembra poi così agguerrita come rivale. Mi spiego meglio, nell'unica interazione fra le due, Elisa non viene mostrata sufficientemente "cattiva" nei confronti della nostra protagonista, né tantomeno sembra interessata a Francesco. Al che,due sono le cose: o la loro "rivalità" è percepita come tale solo da Giuli (e potrebbe essere, noi timidi siamo i primi nemici di noi stessi), oppure avresti dovuto calcare un po' di più la mano in modo che io, lettore, pensassi "ma guarda 'sta stronzetta, vai Giuli, portati a casa il lampione Francesco e dalle una lezione!"
Insomma, una prova carina, che poteva giovare di un po' più di carica emotiva nel descrivere la lotta della protagonista, con sé stessa o con la rivale che fosse.
Alla prossima!

Davanti alla porta: Ciao, Alexandra, devo giudicarti anche stavolta, a quanto pare!
Dunque, purtroppo il tuo racconto ha diversi problemi. Descrivi quella che, per quanto sono riuscito a comprendere, è una scena classicamente fantasy: il guardiano scheletrico e il suo "superiore" (termine che mi suona un poco fuori contesto, forse "padrone" sarebbe stato più adatto) mi fanno pensare al classico necromante, che ha imprigionato l'anima del padre dei due giovani protagonisti. La spiegazione della fanciulla risulta un po' troppo didascalica, è un problema comprensibile: dato il poco spazio, hai optato per mostrarci la scena a fatti già avvenuti, privandoci però di una vera azione e limitandoti a darci un riassunto degli eventi... oltretutto, la parte riguardante la "voce" e la "promessa" aggiunge solo confusione. Cosa rappresentano questi due elementi? Mi è abbastanza chiaro che la giovane si sia sacrificata per salvare l'anima del padre, quindi che la sua "voglia di vincere" si sostanzi in questo sacrificio supremo, ma cosa sia effettivamente accaduto mi rimane troppo oscuro.
Mi dispiace, forse hai scelto una trama che richiedeva uno spazio superiore a quello concesso dal contest (io, del resto, ho fatto lo stesso errore, quindi non ti rimprovero assolutamente, hai la mia piena comprensione, anzi).
Alla prossima!

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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » lunedì 27 luglio 2020, 14:10

Avete ricevuto tutte le classifiche.

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Re: Gruppo BERLINO 1936: Lista racconti e classifiche

Messaggio#13 » martedì 28 luglio 2020, 10:59


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