La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

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Andrea Lauro
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La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#1 » mercoledì 5 agosto 2020, 23:57

Mr. Phillips arretra e fa spazio, la mia band può uscire e andare incontro alla gloria.
Chubby varca la porta con il sax in mano. Tony, il nostro cavallo di razza drogato, mi passa davanti. Mr. Phillips li segue.
Aspetto che Paulie completi la processione. Non lo fa. Si avvicina alla porta, i suoi occhi non mi mollano, la chiude.
«Paulie, ma che diavolo…?»
La voce gli esce così calma che mi si torcono le budella. «Indovina un po’ cosa ho trovato, poco fa.»
Va al tavolo. Prende la custodia delle bacchette di Tony. La apre, tira fuori delle fiale.
Conosco bene quelle fiale. Le ho chiuse con un tappo verde, per distinguerle dalle altre che contengono coca. Sia mai che ti sniffi eroina.
Paul non domanda, va dritto al punto. «Questa roba è tua» dice. «Sei tu che gliel’hai venduta.»
Proprio ora, Cristo santissimo. «Paulie...»
È bello incazzato. Un negro incazzato nero.
Solleva la fiala. «Cos’è, volevi ammazzarlo?»
«Gesù, no. Vo-volevo proteggerlo. Dalla roba che poteva trovare qui.»
Paul sbatte la fiala a terra, l’ero si sparge. Dannato idiota. «Proteggerlo un corno! Lo stavi per ammazzare, cazzo!»
«È… è tutto sotto controllo.» Indico la porta, ci stanno aspettando. «Dai, Paulie, ne parliamo con calma. Dobbiamo andare.» Con il medio spingo su gli occhiali. Non rompere il cazzo proprio adesso.
«No, Ike.» Mi odia. «Non ne parliamo più. Sono stufo delle tue cazzate. Da domani ti cerchi un nuovo quartetto.»
La temperatura del camerino precipita sotto lo zero.
«Non puoi essere serio.»
«Ah, no?» Paul alza quel fottuto indice. «Ti dirò di più. Se il negro muore, parlo con la polizia.»
Merda. Questo no.
«Fottiti, Paulie
Fa un gesto verso la porta. «Dopo di te, Ike.»
Esco a testa bassa.
Mr. Phillips sta tornando indietro. «Dove cazzo eravate?» Mi si avvicina. «Ho visto come Rabbit è salito sul palco. È già tanto che abbia indovinato i gradini.»
Di male in peggio.
Il fiato di Mr. Phillips sa di gin. «Non fate scherzi, negri.»
Non rispondo, tiro dritto. Ho già avuto la mia dose di rogne, stasera.

L’annunciatore scalda la folla. «Ladies and gentlemen. Qui per voi, direttamente dalla scena newyorkese, i bopper più veloci dell’East Coast! Nelle vene di questi ragazzi scorre il jazz
Amico, tu non hai idea di cosa ci scorre nelle vene.
Il tizio fa una pausa teatrale. Fischio del microfono, riprende: «E allora un grande applauso per l’incredibile quartetto di Tony “The Rabbit” Blackfooooot!»
Nel locale qualcuno batte le mani in modo poco convinto. Prendo posizione sullo sgabello. Stavolta suono su uno Steinway verticale: meglio di niente.
Prima dell’esibizione è bello godersi il pubblico. Le facce speranzose, quelle già dubbie e pronte a criticare. Con un po’ di miglia sulle spalle, impari a distinguerli. Ma stasera i miei occhi vanno a Tony. Che non deve crollare, perdio. Tantomeno uscire dal locale con i piedi in avanti.
Dietro la fila di piatti, Tony non si muove: si guarda tra i piedi, il riflettore gli mette in ombra mezza faccia. È in down.
Paul, abbracciato al contrabbasso, tira occhiate a me e lui, a me e a lui. Che si fa?
The Rabbit doveva attaccare, e invece il coniglio resta inchiodato. Pronto a essere divorato.
Paul mi vorrebbe fare la pelle. Per lui suonare non è una questione di pura espressione. Lo vede come un lavoro, e nel lavoro che lui intende non ci si intossica per dare il meglio. Povero stupido: se vuoi essere al top, devi fotterti a poco a poco il cervello. Paul non lo fa, per questo è così mediocre.
Dal pubblico qualcuno tossisce. Un mezzo applauso di incoraggiamento.
Andatevene a fanculo.

Note di sax volano al soffitto. Salto sullo sgabello. Chubby è partito con un assolo poderoso, ancora una volta viene a salvare le nostre anime.
Mi giro a guardarlo: tra le sue dita il sax sembra un gattino, e Chubby gli strappa l’anima. Come se avesse capito che tra me e Paulie corre il futuro della band.
Sotto il palco, un tizio apre la bocca e la lascia così, a prendere le mosche.
Chubby è veloce, sale all’ottava più alta e dà due colpi di lingua. Una mitraglietta che falcia la prima fila.
Paul mi fissa. Mi sta sbattendo fuori dal gruppo, con un bel grazie e tanti saluti. Col cavolo, stasera decidiamo chi resta e chi va.
Chubby scende per una misolidia che spacca il cuore. Arriva in fondo al registro, gira lì, si arresta di colpo. Quant’è durato, un minuto, un minuto e mezzo?
Il silenzio tiene in scacco la sala. Tra i tavoli in fondo un uomo si alza, gira il sigaro in bocca, sorride e applaude.
Tutti lo seguono, l’applauso invade il locale.
Bene così, anche se io e Paul sappiamo che questo momento durerà poco. Fino alla fine dell’applauso, dove saremo punto e a capo. È lì che mi aspetta, il bastardo.
Questi incipit sono belli se hai qualcosa da dire, se c’è del contenuto. Sennò il pubblico si accorge del bluff e ti lincia. Ma ci siamo abituati, da bravi negri.
L’applauso continua.
E allora torno a Tony, non s’è nemmeno accorto dell’esibizione di Chubby. La testa è cascata tra le spalle, le bacchette incrociate all’ingiù.
L’applauso sta finendo, non si aggiunge più nessuno.
Siamo fottuti.

Una sventagliata colpisce le finestre. Una seconda, e l’applauso cade. Un vetro va in pezzi, una donna grida. La pioggia aumenta, arriva un’altra raffica e una secchiata si rovescia su un tavolo in seconda fila.
Altro urlo. Donne si alzano, prendono la borsetta dal tavolino.
La serata sta andando a puttane e non per colpa nostra. Non tutta, almeno.

Un rullo sui piatti del charleston.
Insiste in un crescendo.
Ma cosa…?
Mi volto e Tony ha la stessa espressione di prima, catatonica, ma sotto di lui gli avambracci lavorano. Gesù, se lavorano: le bacchette vanno come pistoni.
La pioggia batte e Rabbit si è svegliato, ne segue il ritmo. Il rullare cresce, entra la cassa.
La gente già in piedi si ferma, le borsette e i sigari sospesi a mezz’aria.
Paul schiude la bocca, il contrabbasso poggiato alla spalla. Ne sa quanto me, non ha idea di dove si andrà a parare.
Il volto di Tony si solleva, esce dall’ombra. È vivo, cazzo. La botta sta salendo anche per lui.
Urlo sopra la tempesta, sopra il charleston. «Fottiti, Paulie
E via, allora.
Scivolo a fondo tastiera, pianto le dita, la sinistra comincia a scendere un accordo alla volta. La destra segue con la scala, sono super veloce cazzo, sono il messaggero di Dio. Il Dio delle droghe che mi fa fare queste cose. Paulie, non puoi capire. Vattene.
La batteria di Tony mi aspetta lì davanti, mi incastro sul suo tempo e chiudo con accordo che è un pugno.
Sguardo veloce ai tavolini: tutti hanno ripreso posto.
Bordate d’acqua entrano dalla finestra sfondata, le tovaglie svolazzano.
Mi volto verso Paul, i suoi occhi sono fessure: non è più questione di sbalordire il pubblico. Ora lottiamo tra di noi.
Si china sulle corde, le dita scattano ed è il suo turno. Fa da tappeto alla cassa di Tony, le mie note sono un dippiù, ormai.
«Levati, Paulie!» grido al soffitto, ma il suo blues è entrato.
E va bene, qui comando io. Ora facciamo del jazz.
Piego il labbro sotto gli incisivi, fischio. Mi guardano, è il momento.
«Billie’s Bounce!» grido.

Attacco con l’intro di pianoforte. Veloce come il demonio, nemmeno Parker corre così. Ma è ora di piantarla con le ritrosie. Se c’è uno che se ne deve andare, Paul, quello sei tu.
Stacco ed entra Tony the Rabbit.
E il coniglio corre, corre come un disperato: macina miglia da seduto. Tony ce la può fare, non morirà stanotte. Porterà a casa la serata e saremo degli dei.
E tu, Paulie, vaffanculo.
Tony chiude il fill-in, pronti con il tema. Due, tre e quattro.
Tema perfetto. Chubby sta sotto, non molla. Vai Gesù, vai.
Gente che si era seduta si rialza. Le mani nei capelli, le bocche spalancate.
Non hanno mai sentito roba del genere.
La nostra band ha un solo capo: un capo che crede nel potere divino e ispiratore della droga. Coca, ero, brown: butta tutto insieme e fa’ un bel sorriso.
Chubby e Tony dovranno scegliere. Darò loro un’unica opzione.

Il pavimento fino alla terza fila è un lago, i lampadari illuminano cascate. Ma nessuno schioda.
Entra il mio solo. Via di velocità, spingi cazzo, una scala dietro l’altra.
Mi volto, vedo Paul. Ha gli occhi sbarrati, sta gridando qualcosa.
Fanculo Paulie, non ti sento. Puoi gridare quanto vuoi, qui sei tu che te ne vai. Anzi, te ne sei già andato.
Grida ancora.
«Hai perso!» gli faccio io.
Ma qualcosa non va.
La batteria sta mancando dei colpi, e in modo sempre più convinto. Rallenta, perdo il passo. Un terribile pensiero.
Mi volto verso Tony: ma Tony è presente, attento.
Cristo, che paura. E allora che c’è?
C’è che Tony ha gli occhi che son due pozze d’acqua. Guarda in direzione di Chubby.
Chubby, che sarebbe dovuto partire alla fine del mio solo.
In platea una donna urla.
Chubby si tiene il braccio sinistro.
Le mie dita non mollano la tastiera, non ci riescono.
Chubby guarda in alto, guarda il dio dei jazzisti che è venuto a prenderlo.
Paul molla il contrabbasso. Si lancia verso di lui.
E Chubby, Chubby va giù.
Ultima modifica di Andrea Lauro il giovedì 6 agosto 2020, 19:51, modificato 12 volte in totale.



Simone Marzola
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#2 » giovedì 6 agosto 2020, 8:00

Ciao Andrea,

Piacere di rileggerti!
Il tuo racconto già mi aveva colpito nella prima parte e devo dire che con questa seconda è un vero crescendo.
La scena è estremamente vivida e i personaggi si muovono perfettamente nel contesto.
L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è l'adesione alla traccia: se la tempesta c'è e si scatena, sono meno convinto sulla questione del dualismo.
Si capisce che Paulie e Ike dovrebbero essere i due personaggi principali del racconto, ma gli altri due membri del quartetto sono altrettanto presenti. Anzi a dirla tutta trovo che Tony sia alquanto centrale e quasi ruba la scena al conflitto tra i due, soprattutto in questa seconda parte. Anche nel finale, ci spostiamo su Chubby e diventa lui il fulcro del cliffangher che guiderà alla terza parte.

Ciò detto: davvero complimenti perché riesci a tramettere la frenesia della musica. Inoltre, la tempesta che si scatena mentre loro suonano è davvero qualcosa che riesci a far vedere al lettore.

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Andrea Lauro
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#3 » giovedì 6 agosto 2020, 9:24

Simone Marzola ha scritto:L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è l'adesione alla traccia: se la tempesta c'è e si scatena, sono meno convinto sulla questione del dualismo.
Si capisce che Paulie e Ike dovrebbero essere i due personaggi principali del racconto, ma gli altri due membri del quartetto sono altrettanto presenti. Anzi a dirla tutta trovo che Tony sia alquanto centrale e quasi ruba la scena al conflitto tra i due, soprattutto in questa seconda parte. Anche nel finale, ci spostiamo su Chubby e diventa lui il fulcro del cliffangher che guiderà alla terza parte.

Ciò detto: davvero complimenti perché riesci a tramettere la frenesia della musica. Inoltre, la tempesta che si scatena mentre loro suonano è davvero qualcosa che riesci a far vedere al lettore.


grazie mille Simone;
proprio perché nella prima parte avevo dovuto presentare gli altri due personaggi, in questa ho cercato di focalizzare lo scontro tra Ike e Paulie, posizionandoli al centro di uno scontro per la supremazia. Ho provato a spingere su loro due, anche perché sennò l'Antico mi cazziava di nuovo! XD
Mi sono impelagato in un quartetto e temo che l'unico modo di restare con due personaggi sia di ammazzare tutti gli altri!
grazie ancora
andrea

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Polly Russell
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#4 » giovedì 6 agosto 2020, 10:49

Ottima resa, la frenesia della tempesta e quella della musica legate in un crescendo a ritmo serrato. Davvero buono. Il problema del chiamare tutti per nome, che avevo notato nella prima parte, qui lo hai gestito molto meglio, e i nomi che leggiamo “devono esserci”. Forse è un po’ diverso il narratore. Si lo so che è sempre Ike, ma in questi secondo pezzo sembra meno duro.
Il problema del quartetto rimane, sono tutti molto presenti e la divisione, almeno dal tuo finale non sembra nemmeno riguardare Ike e Pauli, come invece sembrava all’inizio, quando il secondo vuole cacciare il primo.
Ciò nonostante è un ottimo lavoro, adrenalinico, forsennato e battente, proprio come una tempesta.
Polly

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Luca Nesler
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#5 » giovedì 6 agosto 2020, 11:28

Eccomi Andrea! Stavolta riesco a commentare anch'io.
Il brano (parlando di entrambe le parti) mi piace molto. Delinei bene la psicologia di Ike, anche se forse emerge meglio dal contrasto con Paulie e dal suo interpretare il suo mestiere in questa seconda traccia. L'aderenza al tema è metaforica e ci sta: ormai Paul e Ike hanno preso strade diverse. Anche la decisione da prendere è lì che ci guarda tra le righe: Tony e Chubby dovranno decidere chi resta e chi va. Portare avanti la traccia richiesta su un palco non era facile e hai fatto un ottimo lavoro, come sempre.
Parlando di tecnica: se, da un lato, questa tua prima persona narrante aiuta a creare un'atmosfera fumosa e jazzeggiante (neologismi da commento), dall'altra sfrutta un po' di tell qua e là. Sono certo che tu ne sia consapevole e abbia fatto la scelta per questo, ma, potenzialmente, un mostrato più rigoroso porterebbe il lettore ancora più in profondità, anche se poi magari mancherebbe più atmosfera. Inoltre mi rimane sempre il dubbio: "A chi sta parlando Ike?", perché quando "narra" è implicito un ricevente.
Sono scelte, non è una critica, colgo solo l'occasione per aumentare la consapevolezza reciproca.

Arrivo ai brani su cui ho qualcosa da dire (niente di grave):

Sennò rischi di sbagliare, quando sei in down e vai di fretta. Col mio metodo nessuno si confonde, nessuno tira eroina.
Questa frase è un po' lunga e dettagliata per essere un pensiero da voce interiore e diventa un po' tell. Forse facendogli pronunciare metà di questo pensiero per rassicurare Paul mitigheresti il problema.

Nelle vene di queste ragazzi scorre il jazz!» Pausa teatrale.
Cos’è che ci scorre nelle vene?

Cazzata, eh, ma io metterei prima la domanda e poi il "pausa teatrale" perché mi immagino che Ike si faccia immediatamente la domanda, così invece sembra che attenda notando prima la pausa teatrale.

A questo giro suono su uno Steinway verticale
"A questo giro" è un'espressione che mi risuona molto da gergale italiano, non la contestualizzo facilmente nella New Orleans del jazz. Mi spezza un po' la magia. Forse basta dire "Stavolta"

le ombre gli avvolgono la faccia
Immagine, penso metaforica, ma che fatico a immaginare. Suona bella, ma non mi aiuta a costruire il contesto.

Una mitraglietta che falcia la prima fila, altroché.
"Altroché" stessa cosa che "A questo giro", ma magari sbaglio io perché non conosco abbastanza lo slang americano.

L’applauso sta finendo, nessuno più che si aggiunge.
"Nessuno più che si aggiunge" è una costruzione un po' strana. Forse la puoi rendere più fluida.

Una sventagliata colpisce le finestre.
Questa frase ci riporta una situazione già elaborata dal protagonista e non la sua percezione. Forse potresti scrivere che cosa percepisce in modo che sia il lettore a immaginare che sta succedendo.

Finché mi accorgo che qualcosa non va.
Questa la prendo un po' a esempio: è tell. Questo "finché" fa parte del linguaggio e degli strumenti del narratore. Intendiamoci: funziona, ma è uno di quei pochi elementi che limita l'immersione.

Se hai considerazioni da fare fammele, così il commento diventa dialogo!

Ottimo lavoro, bravo! Vediamo che t'inventerai per il finale!

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Andrea Lauro
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#6 » giovedì 6 agosto 2020, 11:30

Polly Russell ha scritto:Ottima resa, la frenesia della tempesta e quella della musica legate in un crescendo a ritmo serrato. Davvero buono. Il problema del chiamare tutti per nome, che avevo notato nella prima parte, qui lo hai gestito molto meglio, e i nomi che leggiamo “devono esserci”.

grazie Polly, bene son contento.
Polly Russell ha scritto:Forse è un po’ diverso il narratore. Si lo so che è sempre Ike, ma in questi secondo pezzo sembra meno duro.

la mia editor di fiducia (che ora conosci) mi ha fatto notare la frase " Alligatori che congelano su tutta la costa.". una frase che mi fa sbellicare e della quale mi separerei malvolentieri, ma secondo lei induce un cambio di carattere nel protagonista. tu cosa dici?
Polly Russell ha scritto:Il problema del quartetto rimane, sono tutti molto presenti e la divisione, almeno dal tuo finale non sembra nemmeno riguardare Ike e Pauli, come invece sembrava all’inizio, quando il secondo vuole cacciare il primo.

mi porterò sto problema nella fossa, cazzo. non so come venirne fuori! (cazzo)

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Andrea Lauro
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#7 » giovedì 6 agosto 2020, 11:43

Luca Nesler ha scritto:Eccomi Andrea! Stavolta riesco a commentare anch'io.
Il brano (parlando di entrambe le parti) mi piace molto. Delinei bene la psicologia di Ike, anche se forse emerge meglio dal contrasto con Paulie e dal suo interpretare il suo mestiere in questa seconda traccia. L'aderenza al tema è metaforica e ci sta: ormai Paul e Ike hanno preso strade diverse. Anche la decisione da prendere è lì che ci guarda tra le righe: Tony e Chubby dovranno decidere chi resta e chi va. Portare avanti la traccia richiesta su un palco non era facile e hai fatto un ottimo lavoro, come sempre.
Parlando di tecnica: se, da un lato, questa tua prima persona narrante aiuta a creare un'atmosfera fumosa e jazzeggiante (neologismi da commento), dall'altra sfrutta un po' di tell qua e là. Sono certo che tu ne sia consapevole e abbia fatto la scelta per questo, ma, potenzialmente, un mostrato più rigoroso porterebbe il lettore ancora più in profondità, anche se poi magari mancherebbe più atmosfera. Inoltre mi rimane sempre il dubbio: "A chi sta parlando Ike?", perché quando "narra" è implicito un ricevente.
Sono scelte, non è una critica, colgo solo l'occasione per aumentare la consapevolezza reciproca.


Oh, bene, contento che m'hai dato un po' da lavorare, volevo proprio questo.
Recepisco appieno il conflitto sul tell, è sempre borderline specie quando viro sulla seconda persona. Vedo che sotto mi hai messo degli esempi, perfetto, così so dove andare a mettere a posto.
grazie infinite
andrea

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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#8 » giovedì 6 agosto 2020, 12:03

Si, gli alligatori assiderati infatti sono “un problema”. Nel senso che sei passato da “duro come un chiodo da bara” a una frase da cartone animato. (Lo ammetto mentre leggevo ho immaginato Luis della principessa e il ranocchio che rabbrividiva).
È un po’ tutto il suo modo di raccontare che è cambiato. Sembrano due narratori diversi.
Polly

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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#9 » giovedì 6 agosto 2020, 12:04

Prova a dargli un tono più cattivo e fatalista, soprattutto. E infilaci un paio di similitudini alla Turko, sparpagliate qua e là. Altrimenti letti di seguito, stonano.
Polly

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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#10 » giovedì 6 agosto 2020, 12:59

Luca Nesler ha scritto:Sennò rischi di sbagliare, quando sei in down e vai di fretta. Col mio metodo nessuno si confonde, nessuno tira eroina.
Questa frase è un po' lunga e dettagliata per essere un pensiero da voce interiore e diventa un po' tell. Forse facendogli pronunciare metà di questo pensiero per rassicurare Paul mitigheresti il problema.

OK, questa devo farla girare. Già accorciata suona meglio:
    Conosco bene quelle fiale. Le ho chiuse con un tappo verde, per distinguerle dalle altre che contengono coca. Sia mai che ti sniffi eroina.

Luca Nesler ha scritto:Nelle vene di questi ragazzi scorre il jazz!» Pausa teatrale.
Cos’è che ci scorre nelle vene?

Cazzata, eh, ma io metterei prima la domanda e poi il "pausa teatrale" perché mi immagino che Ike si faccia immediatamente la domanda, così invece sembra che attenda notando prima la pausa teatrale.

Bravo! Mi hai dato un assist per migliorarla, tra l'altro:

    "Nelle vene di queste ragazzi scorre il jazz!»
    Amico, tu non hai idea di cosa ci scorre nelle vene.
    Il tizio fa una pausa teatrale. Fischio del microfono, riprende: «E allora..."
Ike mi diventa più duro e cinico, così.

Luca Nesler ha scritto:A questo giro suono su uno Steinway verticale
"A questo giro" è un'espressione che mi risuona molto da gergale italiano, non la contestualizzo facilmente nella New Orleans del jazz. Mi spezza un po' la magia. Forse basta dire "Stavolta"

Ottimo, presa.

Luca Nesler ha scritto:le ombre gli avvolgono la faccia
Immagine, penso metaforica, ma che fatico a immaginare. Suona bella, ma non mi aiuta a costruire il contesto.

L'ho aggiustata, volevo quest'immagine di luci e ombre (letterali) sul viso di Tony. Probabilmente dovrò lasciarla decantare:

    Dietro la fila di piatti, Tony non si muove: guarda tra i piedi, il riflettore gli mette in ombra mezza faccia. È in down.

Luca Nesler ha scritto:Una mitraglietta che falcia la prima fila, altroché.
"Altroché" stessa cosa che "A questo giro", ma magari sbaglio io perché non conosco abbastanza lo slang americano.

Giusto. Tolta.

Luca Nesler ha scritto:L’applauso sta finendo, nessuno più che si aggiunge.
"Nessuno più che si aggiunge" è una costruzione un po' strana. Forse la puoi rendere più fluida.

L'ho girata in un più semplice
    "L’applauso sta finendo, non si aggiunge più nessuno."
Solo non si vedono i due leocorni.
(Tu-tu-tum-chà)

Luca Nesler ha scritto:Una sventagliata colpisce le finestre.
Questa frase ci riporta una situazione già elaborata dal protagonista e non la sua percezione. Forse potresti scrivere che cosa percepisce in modo che sia il lettore a immaginare che sta succedendo.

Ecco, questa è la più rognosa e faccio fatica. Ci penso e vedo cosa salta fuori.

Luca Nesler ha scritto:Finché mi accorgo che qualcosa non va.
Questa la prendo un po' a esempio: è tell. Questo "finché" fa parte del linguaggio e degli strumenti del narratore. Intendiamoci: funziona, ma è uno di quei pochi elementi che limita l'immersione.

Verissimo, il protagonista "sente di sentire" e vieni estratto dall'immersione. Elogio della brevità:
    "«Hai perso!» gli faccio io.
    Ma qualcosa non va.
    La batteria sta mancando dei colpi..."


Ancora, grazie infinite
andrea

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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#11 » giovedì 6 agosto 2020, 15:47

Bravo! Mi hai dato un assist per migliorarla, tra l'altro:

"Nelle vene di queste ragazzi scorre il jazz!»
Amico, tu non hai idea di cosa ci scorre nelle vene.
Il tizio fa una pausa teatrale. Fischio del microfono, riprende: «E allora..."
Ike mi diventa più duro e cinico, così.

Bravo, però “scorra”, non “scorre”
Polly

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Andrea Lauro
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#12 » giovedì 6 agosto 2020, 16:32

Polly Russell ha scritto: Bravo, però “scorra”, non “scorre”

giuro che ero molto indeciso!
mi fido, cambio

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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#13 » giovedì 6 agosto 2020, 17:04

Oh Dio che ansia! lol
Chiedi ancora, non fidarti di me! XD
Polly

alexandra.fischer
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#14 » giovedì 6 agosto 2020, 18:30

Mi piace l’atmosfera che hai saputo creare. La tempesta interiore dei jazzisti sul punto di cominciare l’esibizione con il compagno di banda inferocito (ha trovato roba pesante). Ed è Tony a farne uso. Ed è in pessime condizioni quando sale sul palco (se ne accorge neppure il non troppo sobrio organizzatore del concerto). Il concerto rischia l’insuccesso per colpa di Tony (bello l’accostamento soprannome Rabbit, Coniglio, ai gesti del Nostro…dalla Tana alla corsa). Ma è il sassofonista Chubby a salvare la situazione. Il vero colpo di scena è l’infarto che lo uccide, separandolo dal gruppo (e dire che sarebbe dovuto toccare al pianista-spacciatore Ike uscirne). Tema centrato. Per me è lo sforzo ad averlo ucciso, non tanto la tempesta che si scatena spalancando di colpo le finestre in sala.

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antico
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#15 » venerdì 7 agosto 2020, 0:33

Molto bene, caratteri ok, pronto per il giudizio!

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antico
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Re: La botta sale, il bebop rimane (più forte, più duro)

Messaggio#16 » mercoledì 12 agosto 2020, 18:35

Tanto di cappello: hai risolto le problematiche della prima parte riuscendo a fare convergere l'attenzione del lettore sulla dialettica tra due soli protagonisti e inoltre ha interpretato la loro divisione in modo meno letterale, ma ugualmente funzionale. Il pezzo funziona alla grande e sei anche riuscito a inserire un cliffhanger che invoglia sempre più. In più, leggendo mi è successo una cosa che mi accade solo quando la mia curiosità è totalmente rapita: mi è capitato di andare righe avanti rispetto al punto in cui ero per farmi l'anteprima di quello che stava per accadere. Pollice su assolutamente convinto.

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