DE HORRORE NATURAE - 2. La fuga - Emiliano Maramonte

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megagenius
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DE HORRORE NATURAE - 2. La fuga - Emiliano Maramonte

Messaggio#1 » giovedì 6 agosto 2020, 23:52

DE HORRORE NATURAE
2. La fuga


Japo tese le orecchie. Non sentiva altro che il rombo delle raffiche della tempesta.
Elda era aggrappata a lui, spaventata: lo stringeva forte fin quasi a togliergli il respiro.
Il telone filtrante sopra di loro sbatteva come la vela di una nave maltrattata dal vento.
E il peggio non era ancora arrivato. Japo allontanò le braccia di lei dal corpo e disse: «Prendiamo le armi.»
«Aspetta» lo fermò Elda. «Troviamo un altro modo.»
Lui fissò i suoi occhi attraverso il vetro protettivo della maschera antigas. «Mi dispiace, Elly, non c’è.» Si affrettò a recuperare le pistole e i globi metallici. Bombe, probabilmente. Sarebbero bastate?
Altri lampi, altri tuoni. La Spaccatura ruggiva la sua furia innaturale contro il pianeta.
Japo soppesò la pistola poi la puntò contro un lampione. Aveva voglia di premere il grilletto e riempire di piombo le mostruosità nere che strisciavano là fuori. Sfilò il caricatore e inserì i proiettili fino a riempirlo. Tirò il carrello e lo fece scattare in posizione, pronto a tutto. Preparò anche l’arma di Elda e gliela porse. Le intimò di restare seduta sulla panchina. S’incamminò verso il portone per capire quanto fosse vicino il pericolo.
Impossibile capire se le Masse Nere avessero già accerchiato le mura: erano silenziose come felini a caccia di notte, ma poi colpivano con furia bestiale.
Aprire il portone, anche solo per uno sguardo veloce, poteva significare la fine, d’altra parte, però, vivere di quell’attesa snervante non avrebbe aiutato nessuno.
Prese la decisione.
Poggiò la mano sul pomello, sbloccò il chiavistello e tirò con prudenza.
Il legno scricchiolò e il portone si mosse, disegnando su un lato uno spiraglio sufficiente per gli occhi.
Japo non vedeva niente.
Nero immoto e granuloso.
Curiosamente, proprio in quel momento, la tempesta sopra la Spaccatura stava offrendo una tregua. Nemmeno un lampo giunse a rischiarare l’ambiente esterno.
«Dove siete, maledette» mormorò Japo, preoccupato.
Una raffica di vento gli schiaffeggiò la faccia e lo costringe a indietreggiare. Spinse di nuovo lo sguardo lontano, ma intravedeva solo ampie macchie indistinte.
«Japo? Che succede?» volle sapere Elda, con tono ansioso.
«Non c’è un cazzo di niente!» esclamò lui, senza voltarsi.
Un fulmine accecante tagliò in due le tenebre, e il bagliore argenteo rivelò l’orrore.
Japo capì che erano spacciati dall’immagine residua che gli si era stampata nella mente.
Si strofinò gli occhi, chiuse il portone e lo sprangò terrorizzato.
Corse alla panchina. Elda lo aspettava in piedi, le mani strette sul calcio della pistola, puntata verso il basso.
«Sono qui fuori» annunciò; il cuore gli martellava contro lo sterno. «Sono dappertutto.»
Elda si tolse la maschera e scoppiò in lacrime. Si sedette di nuovo sulla panchina, posò la pistola e si prese la testa tra le mani.
«Non fare così, amore.» Non aveva idea di come consolarla, non aveva idea di come opporsi all’inevitabile.
Pensò in fretta. C’era subito una priorità. «Elly, ascoltami» le disse, accarezzandole ripetutamente il volto. «Devi nasconderti nello scantinato. Se qualcosa dovesse andare storto, potrai salvarti.»
Lei lo fissò scossa e stupita. «Io non ti lascio.» Strinse la pistola e gliela mostrò. «Le affronteremo insieme.» A un tratto sembrava determinata. Per un attimo dietro lo sguardo vacillante era comparsa un’altra donna, determinata e vendicativa.
Japo sospirò. L’appuntamento col destino era arrivato. La Seconda Ondata si era scatenata in tutta la sua potenza. Attorno al fortino imperversava il Fenomeno, era come se ogni avversità avesse deciso di manifestarsi quella notte. E allora non restava che combattere e restare vivi fino all’ultimo respiro.
Il portone scricchiolò paurosamente. Le Masse Nere premevano contro la superficie.
Japo e Elda si voltarono e puntarono le armi.
Ancora qualche secondo e sarebbe scoppiato l’inferno.
Il primo assalto giunse dall’alto.
Un sagoma oscura si allargò sul telone poi lo sfondò, atterrando con un tonfo molliccio nel cortile, diventando una presenza concreta e minacciosa.
Senza indugiare, Japo sparò cinque colpi a raffica.
La Massa Nera aveva l’aspetto di una sfera irregolare di catrame. La sostanza non era inerte bensì pulsava, come se fosse costituita da un insieme di tessuti organici ancora vivi. Non aveva propaggini, né sporgenze o protuberanze, e si muoveva rotolando, inesorabilmente.
Elda lanciò un urlo. Japo le ordinò di sparare. I proiettili sollevavano schizzi grumosi ma non fermavano la mostruosità nera.
Japo faceva fuoco e indietreggiava, e nello stesso tempo strattonava la sua ragazza perché non restasse imbambolata per il panico.
La tempesta aveva raggiungo l’apice. Dallo squarcio nel telo protettivo piovve acqua torbida. Il portone fu abbattuto e almeno una decina di Masse Nere irruppe nel fortino.
Japo sparò finché la sua pistola non produsse un clic ripetitivo: aveva terminato le pallottole. Le Masse Nere si erano schierate a ferro di cavallo e si preparavano all’assalto finale.
Anche Elda finì presto i proiettili. Presa dal panico, lanciò la sua pistola contro il corpo della creatura a lei più vicina.
Altre Masse Nere, intanto, avevano invaso quasi tutto lo spazio disponibile del cortile. Erano troppo. Erano invincibili.
«Cosa facciamo» domandò Elda, piagnucolando.
«Dove solo le bombe?» fece lui, di rimando.
«Ehi! Psst!» Da dove veniva quella voce?
Japo si girò. Alle sue spalle, dall’uscio della casa, faceva capolino uno sconosciuto di bassa statura, dalle buffe sembianze di un folletto. Pareva un ragazzino ma non lo era, in quanto aveva capelli ricci brizzolati e due baffoni ingrigiti. Agitava una mano per invitarli a seguirlo.
«Chi sei? E come sei entrato?» chiese Japo, sbalordito.
«Venite! Presto!»
Non se lo fecero ripetere due volte.
Lo sconosciuto li condusse nello scantinato, dove, accanto a uno dei refrigeratori, era stato praticato un foro nel muro di pietra. Si fermarono tutti e tre, ansanti.
«Chi sei?» chiese ancora Japo.
«Non posso spiegare ora. Non c’è tempo» rispose il folletto. «Posso solo dirvi che mi chiamo Sacha e ho avuto l’incarico dal governo dell’Intesa di recuperare i superstiti. Dovete venire con me. Ci stiamo riorganizzando per attaccare la Spaccatura e spazzare vie le Masse Nere.»
«L’Intesa? Non capisco. E come farete a colpire la Spaccatura?» Japo aveva mille domande da porre, ma non era il momento. «Okay, okay» disse alla fine. «Ho capito.»
«Saprete ogni cosa al momento opportuno» concluse Sacha, poi diede loro le spalle e s’insinuò nell’apertura. «Seguitemi.»
Elda riuscì a infilarsi per metà, Japo, invece, scoprì che il cunicolo era troppo stretto per lui.
«Japo?» lo chiamò Elda dal muro.
«Elly, non posso.»
«Cosa? Sei pazzo? Puoi farcela! Forza!»
«Mi dispiace. Vai, salvati. Io resto qui, me la caverò.»
«Amore, ti prego, vieni con me!» Elda riemerse dall’apertura e si sporse verso di lui. Gli offrì disperatamente le mani.
Japo si avvicinò, le scostò i capelli impolverati dalla fronte e le diede un lungo bacio. Lei era scossa dai singhiozzi. «Ti prego» lo implorava. «Ti prego…»
Lui si liberò dalla sua presa sulla maglietta e indietreggiò. «Salvati. Ci rivedremo presto. Segui Sacha. Ci rivedremo, te lo prometto.»
Il suo cuore era stretto in una morsa gelida. Quando la vide scomparire nel cunicolo, gli parve di morire.
Ma ora aveva un compito da portare a termine.
Risalì le scale e si trovò faccia a faccia con un muro informe di Masse Nere. Tornò nello scantinato, prese dalla cassa delle armi uno dei globi di metallo e lo esaminò: era davvero una bomba, aveva un anellino che sporgeva dalla sommità. L’avrebbe fatta assaggiare a quelle bestie immonde. E le avrebbe portate con sé all’inferno.
Sapere che Elda sarebbe stata al sicuro, gli aveva donato una calma inattesa. E il coraggio di lottare.
I tuoni della tempesta annunciarono nuove sventure, ma lui era pronto.
Gridò tutta la sua rabbia, poi strinse l’anello tra i denti e contò fino a tre.



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Re: DE HORRORE NATURAE - 2. La fuga - Emiliano Maramonte

Messaggio#2 » venerdì 7 agosto 2020, 0:42

Molto bene, caratteri ok, pronto per il giudizio!

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Re: DE HORRORE NATURAE - 2. La fuga - Emiliano Maramonte

Messaggio#3 » giovedì 13 agosto 2020, 15:55

Mmmh... A mio avviso, una seconda parte più debole della prima. Prima cosa: perché il telo ad avvolgere il fortino se poi la massa nera lo distrugge così facilmente? Seconda cosa: quella sorta di folletto è un vero e proprio deus ex machina, arriva dal nulla a risolvere una situazione senza via di fuga. Terza cosa: se il passaggio è stretto, fa specie pensare che Elda si giri al suo interno per tornare a sporgersi dall'apertura. Tempesta e distacco ok, ma quest'ultimo è inserito a forza. Basso claffhanger, infine, per il finale perché la tensione del lettore viene infranta al momento dell'arrivo dello gnomo, almeno la mia. Vediamo cosa riserverà la terza parte, ma al momento devo abbassare la valutazione a un pollice tendente verso l'alto, ma al pelo.

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