Impatto - Capitolo 3 - Giulio Marchese

Giulio_Marchese
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Impatto - Capitolo 3 - Giulio Marchese

Messaggio#1 » mercoledì 12 agosto 2020, 23:59

Capitolo 3
Due giorni dall’impatto





Apro gli occhi. Dora sta armeggiando con gli schermi olografici che ha di fronte.
«Ben svegliato!»
Abbasso lo sguardo, Mettew Brolin è seduto sul pavimento di fronte a me, con le gambe incrociate. Mi guardo intorno, sono seduto nella postazione del capitano.
Non mi hanno legato, perché?
Porto la mano alla testa, tocco qualcosa di ruvido: stoffa.
Devono avermi fasciato il capo.
«Quanto sono stato—»
«Quarantasei ore. Dora pensava ci lasciassi le penne; io, invece, so di che pasta sei fatto.» Sorride. «Adesso però ci serve la tua matricola.»
James è ancora legato, sembra svenuto. Devo farmi venire un’idea per uscire da questa situazione.
«Spiegami a cosa diavolo ti serve?»
Si accarezza il mento.
«Hai ragione, a questo punto è meglio svelare le carte, no?» Si alza, «Abbiamo impostato te come capitano; solo tu puoi accedere al Profeth
«Perché?»
«Se uno fra me e Dora fosse morto, l’altro avrebbe potuto recuperare la matricola. 100%, ricordi?»
Appoggio i gomiti sulle ginocchia, mi stropiccio gli occhi.
Probabilità di sopravvivere 100%. Un unica variabile: la scelta, quella che non ho mai saputo compiere.
«Perché dovete accedere al Profeth? Cos’hai in mente, Mettew?»
Appoggia le mani su fianchi, ride di gusto.
«Subito al sodo! Mi sembra giusto.» Si piega in avanti verso di me. «Immagina di poter prevedere il futuro, le guerre sarebbero uno scherzetto, niente più crimini, niente più delusioni d’amore, niente più dolore. Un mondo in cui fai sempre la scelta corretta, in cui sei in grado di prevedere qualsiasi risultato. Un mondo senza limiti e senza rimpianti.»
Un mondo senza rimpianti… in quel mondo Kevin sarebbe ancora vivo?
Il capitano comincia a camminarmi davanti con le mani dietro la schiena.
«La variabile della scelta. Il cristallo profetico rinvenuto su Marte era spezzato. Lo abbiamo fatto analizzare, abbiamo cercato per tre anni una soluzione: eliminare quella maledetta variabile. Questo obiettivo mi ha tenuto sveglio per mesi.»
Si ferma e mi guarda negli occhi, «Poi finalmente abbiamo capito. Il frammento mancate era da qualche parte nel Deep Black, il Profeth dava segnali incontrovertibili in questo senso. Abbiamo deciso di intraprendere la rotta alla cieca, guidati dal solo cristallo. E, come ipotizzato, questo cercava di ricongiungersi alla parte mancante. L’unica cosa che bisognava fare era assecondarlo, non prendere alcuna decisione e lasciare che il destino, scritto dal Profeth, ci guidasse. Bisognava ottundere i sensi, e aspettare che avvenisse ciò che è scritto.»
Nel suo sguardo non c’è ombra di dubbio o esitazione, questo pazzo crede davvero alle stronzate che dice. Una dittatura perenne, ecco cosa vuole, chi potrebbe gestire un tale potere?
Mi appoggio allo schienale della postazione, chiudo gli occhi, sospiro.
«Perché mi spieghi tutto questo? Uccidimi e basta, così la matricola del vice capitano potrà sbloccare il Profeth. Sai benissimo che è così che finirà.»
Ride.
«Ormai ci sei dentro, so che resterai dalla mia parte come sempre. Ti sei sempre fatto trascinare dalla corrente, hai sempre eseguito gli ordini senza fiatare. È stato così su Marte, ed è stato così durante l’ammutinamento. Il Profeth è la tua ricompensa. Un mondo su misura per te.»
Mi appoggia una mano sulla spalla.
«Harry, chissà quante volte sarai stato indeciso su cosa fare. Immagina un mondo in cui le tue scelte sono sempre le uniche possibili, sono sempre quelle giuste.»
«Un mondo senza scelta.»
«Mettila come vuoi, il concetto non cambia. È stata la scelta giusta dichiarare guerra a Marte? È stato giusto che i miei uomini fossero abbattuti come moscerini? È stato giusto restare da solo perché hai fatto il tuo dovere? Tutte queste domande non esisteranno più. La risposta sarà una, e una soltanto: il Profeth
Mi massaggio le ginocchia con le mani.
«Tu credi di sapere già come finirà, Mattew?»
«Certo che lo so!» Allarga la braccia e guarda in alto, «Non ho mai dubitato di te, Harry, sei un ragazzo intelligente. Un soldato leale, che ubbidisce agli ordini.»
«Quattro anni fa, su Marte, dicesti che dovevamo individuare l’ammiraglia nemica e inviare il segnale alla flotta. Ma non era questa la nostra vera missione, giusto?»
Mi guarda. Porta le braccia sui fianchi.
«Dovevamo recuperare il cristallo. Era l’unica occasione.»
Quindi è per questo che Kevin è morto? Per questo maledetto cristallo? Sara aveva ragione, per dieci anni ho assecondato i deliri di un folle, ma adesso le cose cambieranno.
«Perché temi così tanto le scelte, Mattew?»
Il capitano fa un passo indietro.
Ci siamo, ho toccato un nervo scoperto.
Ride, ride di gusto.
«Tu non hai idea delle scelte che ho compiuto in questi anni, non sai cosa vuol dire sacrificare le persone a cui tieni per un bene superiore. Ti darò un assaggio,» Fa alcuni passi verso James, tira fuori la pistola dalla fondina e gliela punta contro, «scegli: digitare la matricola o vedere il cervello del tuo amico spappolato. Il tempo dei giochetti è finito. Scegli.»
Non ho scelta, se non digito la matricola farà fuori James e poi anche me. Se la digito arriverà al cristallo, una cosa del genere nelle mani sbagliate potrebbe distruggerci tutti.
Un mondo così, senza possibilità, proprio come adesso. A questo andiamo incontro. No, non posso permetterlo.
Mi lancio contro il capitano, sgrana gli occhi e spara. Il fianco sinistro mi brucia, le orecchie mi fischiano. Gli tiro un pugno sul viso, cade al suolo e sbatte contro la parete metallica.
La pistola gli sfugge di mano. Un boato alle mie spalle, un tintinnare metallico. Afferro la pistola e sparo alla cieca nella direzione di Dora. Corro piegato verso la porta e appoggio la mano sul sensore.
Dimmi che non hanno disabilitato le mie credenziali!
La porta mi scivola davanti, un boato, la spalla che brucia.
Varco la porta e sparo alla cieca dentro la sala di comando. La porta automatica si chiude stridendo.
Sparo in direzione dello scanner all’interno.
Mancato.
Sparo.
Esplode in uno scintillio azzurro.
La porta si chiude del tutto.
Questo dovrebbe rallentarli.
Oltrepasso il ponte due, mano sullo scanner, la porta scivola.
Ho le vertigini
Cazzo, devo resistere.
Corro più che posso, il polmoni mi bruciano e afferro a morsi l’aria.
Sono allo stremo, le gambe molli.
La divisa ormai è quasi completamente rossa. Chiudo gli occhi, li riapro e stringo i denti.
Ormai ci sono quasi.
Un rumore di passi alle mie spalle.
Sono già riusciti a uscire? Maledizione!
La porta mi scivola davanti.
Ho l’ultimo colpo.
Appoggio la pistola allo scanner e sparo. Si fracassa in mille pezzi. Entro, la porta mi si chiude alle spalle.
Davanti a me i due reattori, divisi dalla postazione di controllo. Mi avvicino e digito la matricola. Il sistema emette un bip e lo schermo olografico mi appare davanti con la scritta: ACCESSO EFFETTUATO.
Passo la mano sullo schermo, tocco: REGOLAZIONE ENERGIA, scorro le diverse voci accarezzando lo schermo olografico, tocco: SETTING MANUALE. Appare una striscia verticale che, dal basso verso l’alto, passa da colori freddi a caldi, fino a un rosso intenso. Il cursore è posto proprio al centro.
Lo tocco e lo tiro più su fino al limite.
Lo schermo restituisce, SOVRACCARICO, RISCHIO FUSIONE DEL REATTORE 100%, sotto due opzioni, INDIETRO e IGNORA. Tocco la seconda.
INSERIRE MATRICOLA CAPITANO PER RENDERE EFFETTIVE LE MODIFICHE.
Digito sul tastierino numerico: 1 6 4 2.
Farà un bel botto, ma io non ci sarò. Scusa James, quelli come me la scampano sempre, vero Mattew? Vediamo quant’è valida questa teoria!
Giro attorno al silo di destra; in fondo alla stanza c’è una scala a pioli, comincio a salire, passo dopo passo, tac dopo tac.
Brolin sa benissimo che posso arrivare al ponte tre da questa parte, avrà imbastito una bella sorpresa.
Mi spingo su con le mani, chiudo la botola.
Non avranno il tempo di disinnescare la reazione.
Mi appoggio alla parete metallica, la mano scivola sulla lastra fredda. La spingo.
Non posso perdere i sensi proprio ora.
Corro. Il corridoio è sfocato. Vedo una parete davanti a me. Tasto con le mani.
Niente.
Devo aver perso troppo sangue.
Corro, appoggio la mano sullo scanner, la porta scorre.
Sono nell’hangar.
Un boato alle mie spalle.
«Ammazzalo!»
Il capitano ha i capelli sporchi di sangue, Dora mi punta il fucile.
Scatto di lato, un boato seguito da un tintinnio. Mi lancio verso il modulo M-1 più vicino, appoggio la mano sullo scanner.
Un altro boato. Tiro il portellone a me.
Mi ci nascondo dietro.
Mi spinge dentro con un suono metallico. Mi tuffo nel modulo.
Il portello del modulo si chiude. Su uno schermo appare: PROCEDURA DI DEPRESSURIZZAZIONE IN CORSO.
Dai, dai!
PROCEDURA DI DEPRESSURIZZAZIONE COMPLETATA.
Tocco gli schermi olografici che ho intorno. Il modulo comincia a ruotare.
Nello schermo vedo il buio.
Dai, dai!
Tonfi sordi dal portellone.
Stanno cercando di forzarlo.
Il modulo si sgancia e resta immobile. Schiaccio il pedale fino a fine corsa. Il modulo scatta. Sullo schermo le fiamme si diradano: buio.
Uno schermo olografico rosso mi appare davanti: PROPULSORE DANNEGGIATO, PERICOLO.
Lo scaccio via con la mano. La spalla mi brucia a ogni movimento. Su un altro schermo, tocco: CONTROLLO ENERGIA, scorro e tocco: CONTROLLO MANUALE.
Afferro la cloache e la tiro a me, spingo sul pedale più che posso.
Il modulo urla, il livello dell’energia scende.
Dai, dai! Cammina maledetto affare!
Il modulo vibra. Uno schermo appare mostrandomi il modulo che mi spara contro. ATTACCO IN CORSO.
Spingo il pedale.
Dai, dai!
Sullo schermo vedo un bagliore propagarsi e investire l’altro modulo M-1.
Chiudo gli occhi e pigio sul pedale.

***

«Voglio affrontare la rotta del Deep Black
Kevin si allunga sul tavolo della sala mensa, mi guarda dritto negli occhi. Inclino la testa e me la gratto con la mano sinistra, faccio roteare la tazza con l’altra mano. Il caffè disegna un mulinello fumante.
«Sei pazzo. Sara me lo aveva detto, ma pensavo scherzasse. Nessuno sano di mente vorrebbe avventurarsi in quella rotta maledetta, soprattutto ora che è piena zeppa di pirati.»
«Non capisci.» Alza la mano e la agita come a disegnare nell’aria un ampio arco. «Negli ultimi duecento anni la tecnologia ha fatto passi da giganti, abbiamo conquistato l’intero sistema solare. Una cosa impensabile fino a non più di un secolo fa.»
Annuisco.
«Dove stai andando a parare, Kevin?»
Sorride, somiglia a sua sorella in modo impressionante.
«É la nuova frontiera dell’esplorazione, Harry, e io voglio farne parte.»
«Se è il futuro che cerchi ti basta aspettare.»
Sbatte i palmi sul tavolo.
«Non voglio aspettare! Si vocifera che gli ultimi esploratori abbiano rinvenuto dei reperti alieni e che il capitano Brolin voglia cercarli, una volta finita questa stupida guerra.»
«Brolin è un sognatore, io aspetto solo di congedarmi e mettere su famiglia.»
«Harry, adesso sei tu che devi dirmi dove vuoi andare a parare...»
«Ho fatto la proposta a Sara.»
«E?»
«Ha detto di sì.»
Kevin si alza in piedi di scatto, gira intorno al tavolo, mi alzo e mi abbraccia.
«Congratulazioni! Saremo fratelli per la legge!»
«Più che fratelli, se accetterai di farmi da testimone.»


***

Apro gli occhi.
A quanto pare sono ancora vivo.
Uno schermo rosso lampeggia di fronte a me: LIVELLO OSSIGENO: 10%, ENERGIA RESIDUA: 9%, PROPULSORE DANNEGGIATO.
Lo scaccio con la mano e sfioro un ologramma alla mia destra.
L’abitacolo si riempie di schermi neri, frastagliati di puntini luminosi.
Il Deep Black: la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale. Almeno morirò guardandolo.
Mi spingo contro lo schienale.
Mi fa male tutto. Però qui c’è un senso di pace indescrivibile. Scusa, James. Scusa, Sara. Scusa, Kevin.
Chiudo gli occhi.
Bip.
Bip.
Bip
.
Apro gli occhi; nello schermo davanti a me c’è qualcosa, sembra avvicinarsi.
Allungo la mano verso lo schermo alla mia destra, tocco: INVIA S.O.S.
Lo schermo lampeggia: RICHIESTA COMUNICAZIONE ESTERNA.
Devo essere impazzito.
Tocco: OK.
Una voce femminile: “Modulo M-1, qui vice-capitano Sara Jeggins, nave da guerra B4S9, Tempest, identificarsi.” Sfioro con la testa il tetto del modulo.
Sara? Sono impazzito.
“Ripeto: è la Tempest che parla, identificarsi.”
Tocco lo schermo olografico: «Modulo M-1, Ranger Harry Breadbort, Bucefalo.»
“Harry? Cosa diavolo?”
«S.O.S., avaria a bordo.»
“ Ti recuperiamo subito!”
Chiudo gli occhi.
Epilogo
Due anni dall’impatto




La ragazza tocca gli ologrammi.
«Capitano, il Profeth segnala una tempesta solare a dritta.»
«Possiamo evitarla, propulsori al massimo, ci passeremo accanto.»
«Sissignore.»
«Apri l’interfono»
Sara fa scivolare le dita sugli ologrammi che ha di fronte.
«Interfono generale aperto, parla pure, Harry»
«Equipaggio della Bucefalo 2, è il capitano che parla, stiamo eseguendo una virata imprevista. Eseguire manovre di ancoraggio sui ponti tre e quattro, poi posizionarsi sui sedili del ponte due.»
Sara sfiora l’ologramma.
«Comunicazione terminata»
Mi lascio cadere sulla postazione.
Il Deep Black: sono proprio destinato a morirci in quella rotta. Poco male; ho già sconfitto il destino una volta. Una sola variabile... Ho fatto la mia scelta.



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Re: Impatto - Capitolo 3 - Giulio Marchese

Messaggio#2 » giovedì 13 agosto 2020, 0:26

Tutto ok con i caratteri, pronto per la valutazione!

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Re: Impatto - Capitolo 3 - Giulio Marchese

Messaggio#3 » domenica 16 agosto 2020, 21:18

Una terza parte che si regge sull'azione e pertanto appare migliore rispetto alle precedenti. Permane un certo squilibrio di fondo perché, di nuovo, James appare per un breve attimo da svenuto, Brolin rende capitano Harry senza conoscerne il codice identificativo tranne poi chiederglielo per poter essere operativo (illogicità totale, questa, per me), Sara compare dal nulla (proprio lei) per salvare Harry (ok, il Profeth gli dava il 100% di sopravvivenza, ma perché?). Continua a non convincermi l'inserto di Kevin perché lo vedo sostanzialmente inutile (come anche Sara). In definitiva, chiudi bene un racconto iniziato male, ma ti trascini dietro le vecchie problematiche e questo era assolutamente inevitabile. Confermo il pollice tendente verso l'alto al pelo pelo e in classifica finisci dietro a Maramonte perché il suo racconto, pur problematico, partiva da fondamenta, a mio avviso, più solide.

Giulio_Marchese
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Re: Impatto - Capitolo 3 - Giulio Marchese

Messaggio#4 » lunedì 17 agosto 2020, 11:19

Grazie del commento!
Sono perfettamente d’accordo con ogni parola. Probabilmente se anziché “matricola” avessi usato il termine “PIN personale”, o qualcosa di simile, la voragine logica sarebbe stata meno marcata. Si poteva anche giustificare senza troppi problemi il fatto che Brolin e Dora non conoscessero quel numero. In realtà l’idea di dargli importanza è nata nella seconda parte, perché lo avevo usato due volte in corsivo nella prima. Mi sembrava attirasse troppo l’attenzione per essere semplice ambientazione. Così anche il salvataggio casuale: legato ai titoli dei paragrafi e al tema del destino.
Probabilmente si può riprendere aggiungendo almeno un paragrafo e facendo qualche modifica qua e la, ma non so se ne vale la pena. Sarebbe figo riuscire a far passare per scelte dal punto di vista di Harry quelle che per il lettore sono non scelte. Ma forse è un peli sopra il mio attuale livello.
Sto divagando, grazie per i commenti e per aver proposto e seguito questo format ambizioso! Da ripetere!

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