Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Appuntamento fissato per lunedì 21 settembre 2020 dalle 21.00 all'una con un tema di Sara Bilotti e 4242 caratteri per scrivere il proprio racconto!
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antico
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Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 22 settembre 2020, 2:12

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BENVENUTI ALLA SARA BILOTTI EDITION, LA PRIMA DELL'OTTAVA ERA DI MINUTI CONTATI, LA 145° ALL TIME!

Questo è il gruppo LOCKDOWN della SARA BILOTTI EDITION con SARA BILOTTI nella veste di Guest Star.

Gli autori del gruppo LOCKDOWN dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo GHOST.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo MOON.


Questo è un gruppo da NOVE racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da SARA BILOTTI. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK DELLA SETTIMA ERA (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ottenuto punti nel corso della SETTIMA Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via). Importante accorgimento: in quest'Era il gruppo con il Leader della classifica (in quest'edizione quello con il Campione in carica) non potrà mai essere quello con più racconti, motivo per cui quando ci sarà un numero diverso di racconti per gruppo, come in questa edizione, gli ultimi racconti verranno assegnati saltandolo.

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo LOCKDOWN:

Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro, ore 23.07, 3918 caratteri
Rumori molesti, di Agostino Langellotti, ore 00.12, 4211 caratteri
Una questione infernale, di Alessio Magno, ore 00.59, 4124
Viaggio di nozze, di Dario Cinti, ore 00.12, 4189 caratteri
La porta istoriata, di Stefano De Luca, ore 23.29, 4190 caratteri
I nuovi vicini, di Giulio Palmieri, ore 01.26, 4142 caratteri MALUS 4 PUNTI
Golgota, di Andrea Spinelli, ore 00.10, 4172 caratteri
Intercondominio, di Pietro D’Addabbo, ore 00.21, 4121 caratteri
Il Dio dell’amore, di Marco Roncaccia, ore 00.59, 4237 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 1 OTTOBRE per commentare i racconti del gruppo GHOST. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 2 OTTOBRE, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i racconti del gruppo GHOST e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare gli altri racconti in gara e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo GHOST.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

E infine: una volta postate e da me controllate, le classifiche non possono più essere modificate a meno di mia specifica richiesta in seguito a vostre dimenticanze. L'eventuale modifica non verrà contabilizzata nel conteggio finale e sarà passibile di malus pari a SETTE punti.

BUONA SARA BILOTTI EDITION A TUTTI!



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PietroD'Addabbo
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » martedì 22 settembre 2020, 9:13

Segnalo un piccolo refuso. Il mio nome è Pietro, non Gabriele. ^__^
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

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antico
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » martedì 22 settembre 2020, 11:21

PietroD'Addabbo ha scritto:Segnalo un piccolo refuso. Il mio nome è Pietro, non Gabriele. ^__^


Sistemato, scusa :)

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Gennibo
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » domenica 27 settembre 2020, 2:14

Ecco qui la mia classifica:
1 Quel maledetto scalino della nostra vita
2 Rumori molesti
3 Il Dio dell’amore
4 Una questione infernale
5 Viaggio di nozze
6 La porta istoriata
7 I nuovi vicini
8 Intercondominio
9 Golgota


Quel maledetto scalino della nostra vita Andrea Lauro
Ciao Andrea, il racconto mi è piaciuto molto, ti segnalo alcuni passi:
“La cassetta della posta è vuota. L’artrite mi gioca brutti scherzi, mica riesco a tenerlo in mano questo pomello.” (Per entrare ancora meglio nella storia farei notare subito che il protagonista ha faticato ad arrivare fino alla cassetta della posta, e che sei fuori, con il vento, o con il freddo che ti stimola la vescica.)
Monica, da quant’è che sono così vecchio? Come mi manchi. (struggente questa parte, spiega qualcosa che arriva al cuore.)
Mi tieni in vita solo per farmi pagare il canone. Per mandarmi a votare. (curiose e simpatiche le ragioni per cui pensa di essere tenuto in vita)
Dove sei Monica, amore della mia vita? (il primo pensiero a Monica mi era piaciuto, questo mi sa di ripetizione, però, visto che perde la memoria ci sta.)
“Punto i palmi sui braccioli, stringo i denti e mi scappa pure un goccio di piscio. Niente da fare, la vecchiaia ha vinto.” (questo passo l'ho trovato azzeccato)
Il foglio trema tra le dita, lo apro. «Qui c’è scritto “ciao nonno”.» (questo punto mi ricorda un racconto scritto da Luca Nestler, se non ricordo male, il primo della scorsa era, il tema era un altro, ma anche lì la bambina dava un biglietto al nonno. E anche quello era un racconto che mi era piaciuto molto.)
E che dire del finale? Ho sentito i brividi, molto bello in questo gioco emozionale di rapporto nipote, nonno smemorato, mondo esterno e Monica che è sempre presente nel cuore dell’anziano.
P.S. "I ricordi che fanno cilecca" a me sono piaciuti, li lascerei.
Complimenti, molto bello.

Rumori molesti Agostino Langellotti
Ciao Agostino e piacere di leggerti, parti con un incipit che ci introduce in un mondo normalissimo, ma quando l’anziano signore torna dalla sua Martha scopriamo una situazione terribile. Efficace la resa sui contrasti. Il racconto è interessante anche se a volte sul filo dell’incredibilità, mi sono chiesta come faccia una coppia del genere a catturare le sue vittime e farle arrivare fin lì. Possibile che nessuno si accorga di nulla? I rumori del complesso possono essere utili a mascherare le grida della vittima e quindi il vecchio non dovrebbe andare a chiedere di smettere (anche se capisco che in quel modo puoi presentare i due personaggi). Bella la scelta della canzone.
Toglierei “che indossa”. Sistemerei “dallo specchio dalla porta”, “farci trovare preparati”.
Con un’ambientazione italiana, ancora meglio se dialettale, sarebbe stato tutto più caratteristico e simpatico.
Comunque il racconto mi è piaciuto, sono entrata nella storia e sono inorridita all'idea della ragazza nelle grinfie di quei due pazzoidi. Bravo e alla prossima!

Una questione infernale Alessio Magno
Ciao Alessio, mi è piaciuto il ritmo del racconto. I vicini strani ci sono, eccome! All’inizio avrei preferito qualche dettaglio in più sull’ambientazione e qualche aggancio su chi fosse quello che usciva dall’auto.
Lo stile, come del resto hai fatto notare anche tu, non è al massimo della precisione, ma visti i tempi ci sta, e quindi non ti elenco i vari refusi o inesattezze.
La cosa che ho trovato più simpatica è stata l’arma musicale.
Buona edizione e alla prossima!

Viaggio di nozze Dario Cinti
Ciao Dario, hai scritto una storia molto originale, mi è piaciuto lo sforzo stilistico anche se non sempre preciso, tipo: “i letti di citronella” non mi sembra azzeccato e “capolavoro calorico già impiattato.” me lo sarei aspettato da un racconto sulle diete o sui cuochi.
“i loro ospiti furono” quel furono lo cambierei in qualcosa tipo: “camminavano”
Partendo già all’inizio con il punto di vista di Giulio, che è la persona che ama il “bambino” visto che poi lo sposerà, e che ha organizzato il viaggio nel tempo, secondo me potevi riuscire a collegare meglio le due parti e potevi anche giocare su un equivoco, mostrando un'attrazione per il bambino, ma che amava solo perché era la versione piccola dell’Eros adulto che aveva sposato.
Non un racconto riuscitissimo ma sistemandolo penso che abbia del potenziale.

La porta istoriata Stefano De Luca
Ciao Stefano e piacere di leggerti, il tuo è un racconto che per tutto il tempo mi sono chiesta dove volessi andare a parare e se le immagini avessero una qualche valenza simbolica che io non riuscivo ad identificare; il finale non l’ho capito e mi ha confuso ancora di più.
Ma la storia è carina (soprattutto dopo che l’hai spiegata) e ho apprezzato lo sforzo di richiamare il sogno per far capire il senso della storia che comunque non avevo proprio afferrato.

I nuovi vicini Giulio Palmieri
Ciao Giulio e piacere di rileggerti, mi è piaciuta l’idea della messa in scena teatrale, anche se l’ho trovata un po’ confusa e come hanno fatto notare quelli prima di me, ai limiti della credibilità.
Ti faccio un appunto riguardo lo stile che all’inizio è piuttosto ricercato, poi però con: “domandai il giorno dopo alla Rachele, la portinaia” diventa più colloquiale durante la storia c’è un continuo cambio di registro che secondo me sarebbe meglio sistemare.
Poi c’è “la Rachele”, il nome con l’articolo è tipico del milanese e dintorni, ma tu fai parlare i teatranti in napoletano e spieghi che siamo a Roma. Mi chiedo, ma se invece trasportassi il tutto a Napoli, con l’inquilino che arriva dal “nord” e si trova così giustamente spaesato e non è al corrente che una volta alla settimana gli inquilini teatranti amano provare il loro spettacolo?

Golgota Andrea Spinelli
Ciao Andrea, io amo le storie d’amore che finiscono bene, ma questa storia mi lascia perplessa. L’inizio mi è piaciuto molto, con le considerazioni del protagonista, ma poi non riesco a mantenere con te il patto di incredulità per varie ragioni, una delle quali è che manca l’immedesimazione nel personaggio, quando Gesù arriva in cima al Golgota dovrebbe essere già distrutto, con la corona di spine sulla testa, e la considerazione riguardo la sua nudità, seppure mi piaccia, mi sembra il minore dei problemi. Poi ci sono i dialoghi da bar, mentre i tre sono inchiodati e sofferenti sulla croce. Insomma, l’idea mi piace ma secondo me va riscritta con più attenzione ai particolari.
A rileggerti e buona Edition!

Intercondominio Pietro D’addabbo
Ciao Pietro D’Addabbo, piacere di leggerti, trovo che la tua storia non abbia una trama ma sia la descrizione del mondo del protagonista.
All’inizio ho faticato con il ritmo, con la punteggiatura, tipo:
“I due della scala azzurra, in fondo al cortile, terzo piano. Escono.” La frase, senza gli incisi, sarebbe: I due della scala azzurra escono. Non metterei un punto prima di “escono”
Snob è il soggetto che ha la puzza sotto il naso, quindi non metterei la virgola dopo Snob.
“Per averne altre, basta essere come me.” Anche qui non metterei la virgola.
Poi però prende il ritmo e migliora. Nonostante la mancanza di storia la scrittura mi è piaciuta.
Alla prossima e buona Edition!

Il Dio dell’amore Marco Roncaccia
Ciao Marco e piacere di leggerti, la storia è carina e delicata, scritta bene, insomma, di quelle che piacciono a me. Mi sono chiesta come faccia il protagonista a sapere così bene come si veste la donna che abita sopra di lui quando è in casa, come fa a vederla?
Anche io toglierei l’ultima frase che mi ha un po’ perplessa e in alcuni punti è un po’ troppo elencato, qui anche con il “to”, tipo: “i capelli corti, un po’ stempiato, alto, leggermente in carne, sulla quarantina, impiegato, separato.”
Oppure: curvilinea, bassina, lineamenti dolci, porta con fierezza un balayage nero e castano, indossa i tacchi sempre, anche quando è sola in casa, fa la cassiera in un supermercato, sulla trentina, single.
Forse se mettessi all'inizio "sulla trentina, single" migliorerebbe. Anche se capisco la ragione per cui lo hai fatto.
Per il resto una buona prova.
A presto e buona Edition!

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Fagiolo17
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » domenica 27 settembre 2020, 16:51

CLASSIFICA

1. Quel maledetto scalino della nostra vita. Andrea Lauro
2. Rumori molesti. Agostino Langellotti
3. Golgota. Andrea Spinelli
4. Una questione infernale. Alessio Magno
5. Il dio dell’amore. Marco Roncaccia
6. Intercondominio. Pietro D’addabo.
7. Viaggio di nozze. Dario Cinti
8. La porta istoriata. Stefano De Luca
9. I nuovi vicini. Gilio Palmieri

Riporto il commento al racconto e la motivazione della posizione:


Quel maledetto scalino della nostra vita.

Ciao Andrea, questo tuo racconto mi piace molto. Sei riuscito a farmi sentire anziano, a farmi odiare il mondo, la caciara dei vicini. Hai raccontato i cliché della vecchiaia, gli stessi che sentivo raccontare ai miei nonni... più realistico di così!

Sul finale il nostro vecchietto ha ceduto alla dolcezza della bambina, con i genitori fieri che si godono la scena abbracciati. Che spettacolo!

Qualche appunto sul tuo testo (ma giusto per dire qualcosa su un racconto che già comprerei così)

Non ce la faccio a pisciare, men che meno a chinarmi. Non mi convince questa frase. Non capisco perché tiri fuori la difficoltà a fare pipì nel momento in cui si china. Forse avrei detto qualcos’altro della schiena, della zona lombare, delle ginocchia o che so io.

Ancora qualche passo, dai, supera quel bastardo di uno scalino e poi sei arrivato. Fatto. Più che il fatto avrei messo magari un “Che fatica!” oppure un “Finalmente.” Qualcosa del genere.

Ma che succede? Questo lo toglierei.

Punto i palmi sui braccioli, stringo i denti e mi scappa pure un goccio di piscio. Questa frase è stupenda.

Mio Dio, è l’espressione più preoccupata che un essere umano possa avere. E anche questa, meravigliosa.

Monica, amore mio, che mi stai facendo? Avrei preferito un “vorrei fossi qui con me” ma si tratta sempre di gusto personale.

Insomma il racconto mi ha fatto immergere nella vicenda e mi ha fatto commuovere.

Direi tanta tanta roba.


Hai scritto un racconto forse un po' scontato nel finale, ma con una qualità altissima. Ottima l’immersione, ottimi i sentimenti che passano durante tutto il racconto, la dolcezza nel finale scioglierebbe anche un cuore di ghiaccio, non ho avuto alcun dubbio su dove posizionarti.


Rumori molesti.

Ciao Agostino, l’idea del tuo racconto mi è piaciuto molto, il capovolgimento di fronte dove i veri vicini strani sono i Wilson. Lo avrei ambientato in Italia, per mio gusto personale, passare da George o Giorgio non cambierebbe in alcun modo il racconto.

Qualche appunto qua e là, sempre per mio gusto personale, massimo rispetto per le scelte stilistiche altrui.

abbiamo bisogno di provare il più possibile. Non mi è piaciuta come battuta di dialogo, è un po’ posticcia. Ci mancano quattro pezzi? Finiamo la scaletta? Montiamo l’ultimo pezzo? Stiamo sistemando l’intro? Boh, avrei messo qualcosa di più specifico del campo musicale.

il George si copre le orecchie e s’ingobbisce. Non mi piace “il” davanti al nome.

George si accosta il ragazzo. AL

Ecco scoperto cosa fate quando si vedono le luci delle candele in casa vostra. La frase è un filo farraginosa. (Ecco cosa combinate a lume di candela. ad esempio)

Martha posa sul tavolino del soggiorno una tazza di camomilla, poi bacia il marito tra i radi capelli bianchi. Il POI non serve. Inoltre avrei invertito le due frasi visto che la battuta successiva si riferisce alla tazza.

George borbotta ancora qualcosa a mezza bocca, poi comincia a sorbire l’infuso. Anche qui non serve il POI.

Quando posa nuovamente la tazzina, il suo volto è visibilmente più rilassato. Non metterei la virgola tra "tazzina" e "il suo volto" oppure toglierei il quando. E toglierei entrambi gli avverbi in mente.

La camera da letto è costellata da decine di piccole candele rosse, sistemate in modo da disegnare linee contorte la cui luce punta inevitabilmente sull’altare al centro della stanza. Questa frase rallenta molto il ritmo di lettura. INEVITABILMENTE suona male e non aggiunge niente alla frase: (La camera da letto è costellata da decine di piccole candele rosse che formano linee contorte e illuminano l’altare al centro della stanza.)

Sulla sua sommità vi è incatenata una ragazza nuda e imbavagliata. Per mio gusto non apprezzo il c’è o il vi è. Potevi girare la frase. Una ragazza nuda e imbavagliata è incatenata sulla sua sommità. Imbavagliata e incatenata suonano male vicine.

- Tesoro, ricordi dove eravamo arrivati?

- All’invocazione del Districo di Curwen, George – gli risponde Martha. Fino a “gli risponde Martha” non avevo capito chi aveva detto la prima battuta e chi la seconda perché il vocativo Tesoro poteva essere stato pronunciato da entrambi. Avrei messo un tag sulla prima battuta.

Prima che possa cominciare a leggere, però, un poderoso acuto di Dennis gli strappa un’imprecazione. Il “prima che” porta fuori dall’immedesimazione, è molto raccontato. Spalanca la bocca per pronunciare le prime sillabe, ma un poderoso acuto di Dennis lo interrompe. Impreca. (o magari metti l’imprecazione, ancora meglio)

George annuisce e bacia la moglie su una guancia, poi l’aria risuona dei versi di un’invocazione blasfema. Anche qui come sopra toglierei il POI.

Complimenti ancora per l’ottima idea e per la realizzazione.


Un bel racconto con un buon capovolgimento finale. Plot twist non scontato e ben gestito. Magari ha qualche sbavatura dovuta a tempo e limite di caratteri ma merita la seconda posizione.


Golgota.

Ciao Andrea, idea geniale! Mi è piaciuta un sacco questa tua rivisitazione.

Ho solo un paio di dubbi e qualche “correzione” da suggerirti (il mio è un modestissimo parere e assolutamente soggettivo, non mi sognerei mai di insegnare nulla a nessuno)

Ama il prossimo tuo come te stesso. Era questo che dicevi, no? Non infliggergli ciò che non sopporteresti. Ma tu fai l’esatto contrario: tu ci odi a tal punto da punirci. E il prezzo da pagare per chi resta è altissimo. C’è qualcosa che non mi quadra in questa frase. Probabilmente il MA. Inoltre infliggergli a chi è riferito? È una frase in generale che specifica meglio l’ama il prossimo tuo? Altrimenti se è riferito a Maddalena sarebbe non infliggerle, ma ammetto di non aver capito.

Sei ancora in tempo, Messia. Lo sei finché ce n’hai. Capita la frase, ma suona malino quel finché ce n’hai.

Ci ritroviamo liberi, tutti e tre. Metterei un SIAMO al posto di CI RITROVIAMO (sto scavando il fondo del barile pur di trovare qualcosa da commentare XD)

Vado da Maddalena e le prendo le mani. – Il futuro non esiste, tesoro. Ma io ti amo per tutto ciò che dovrai essere. Questa frase immagino sia Gesù a dirla, ma per qualche motivo l’ho dovuta rileggere più volte perché non mi sembrava fosse sua, forse per il contenuto, forse per quel “tutto ciò che dovrai essere” che non interpreto.

In definitiva bell’inizio, bella chiusa, bello tutto. Nella mia personale classifica sei sicuramente sul podio, devo solo decidere la posizione esatta.


Ho apprezzato tantissimo l’idea e come hai piegato il tema degli strani vicini. Tecnicamente ha qualche difetto, ma niente che me lo faccia togliere dal podio. Un racconto coraggioso che poteva far storcere il naso a qualche lettore, ma per me centra il bersaglio.


Una questione infernale.

Ciao Alessio, mi è piaciuta la trama del racconto, molto particolare e fuori dagli schemi. Ci sono alcuni passaggi che non mi convincono e che non sono chiarissimi.

Ti lascio qualche parere più nel dettaglio, si tratta solo della mia opinione ovviamente. :)

Dopo mezz’ora di attesa arrivò Jules sgommando, scese dalla Ford sgangherata con la valigetta in mano e lanciò un’occhiata all’orologio scuotendo la testa. Toglierei uno dei due gerundi. Il secondo ad esempio: lanciò un’occhiata all’orologio, scosse la testa.

C’era un fetore nauseabondo, simile a quello di un mattatoio abbandonato, con la carne rimasta appesa ai ganci a frollare per qualche secolo. Bella questa similitudine.

«Allora… Marcus Morrison. Si, la casa è questa.» Sì, con l’accento, stessa cosa anche in un paio di punti più sotto, ma ho letto ora che hai spaccato il minuto.

Apposto. In questo caso credo sia A POSTO.

Per lui non c’era violenza peggiore che quella di entrare dentro qualcosa passando da dietro. Togliere QUELLA DI, lascerei solo il CHE e sfoltirei un pochino. Per lui non c’era violenza peggiore che entrare da dietro. E poi la attaccherei alla frase sopra, mandandola a capo stacca troppo.

Dopo aver fatto il giro dell’abitazione, scoprimmo che anche la porta della veranda era macchiata di sangue, ma almeno non era chiusa a chiave. Perché ANCHE? Immagino tu abbia tagliato una scena in cui si vedeva del sangue e hai dimenticato questo ANCHE.

Dentro sembrava tutto nella normalità, almeno in apparenza. Avrei messo qualche dettaglio più specifico, così non riesco a immaginarmi cosa trovano.

Ci guardammo sottecchi. Mmmm sottecchi?

Capimmo che i colpi provenivano in direzione di un’intercapedine che celava una porticina malmessa. CAPIMMO CHE sta male. Bastava partire da I COLPI. E anche in direzione rallenta la lettura: I colpi provenivano da un’intercapedine che celava una porticina malmessa.

Inaspettatamente, la porticina si aprì con violenza. Toglierei l’inaspettatamente.

Ne uscì un uomo sulla cinquantina, che corrispondeva alla descrizione sul rapporto. Anche qui avrei messo qualche dettaglio, ma il tempo e il numero di battute sono tiranni.

«JULES, LA VALIGETTA! In linea di massima non apprezzo l’uso del maiuscolo su frasi intere. Il punto esclamativo alla fine mi dà già l’idea che sia un grido.

Il demone iniziò a inseguirmi in modo impacciato, sembrava un budino gelatinoso di carne morta. Mi piace molto il budino gelatinoso di carne morta.

Il mostro arrestò di colpo l’inseguimento. Il mostro si arrestò di colpo.

iniziando a ribollire in modo repentino. Occhio al verbo iniziare, l’hai usato anche sopra e non è mai il massimo usare iniziare, cominciare ecc.

Fuori trovammo i due vicini che avevano fatto la segnalazione avvicinarsi con timore. Refuso.

In conclusione mi è piaciuta molto l’idea, ma non ho capito il setting. È molto interessante, ma troppo nebuloso e mi lascia con più domande che risposte. Una buona prova.


Buona l’idea dell’inferno in terra (o dei demoni che sconfinano). La realizzazione ha qualche lacuna, principalmente non riesce a farmi capire per bene l’ambientazione e mi sembra di notare che sia stato tagliato in più punti perdendo un po’ il filo. Quarta posizione più che guadagnata.


Il dio dell’amore.


Ciao Marco, racconto divertente. Mi è piaciuta soprattutto la frase finale “Pregusto il primo pomeriggio di silenzio da un anno a questa parte.” che ci fa capire che il protagonista non è un novello dottor Stranamore ma uno che si è stancato di questo “rapporto a distanza”.

Qualche appunto qua e là.

Alle 17, indossa una di quelle vestagliette che simulano il panno smesso e casalingo ma che in realtà, grazie a un utilizzo oculato di leggi fisiche, contenendo qui e sollevando lì, disegnano alla perfezione curve, con trasparenze strategiche che regalano all’osservatore dirimpetto un gioco di trasparenze del tipo vedo e non vedo. Bella frase, mi è piaciuta l’intenzione, ma è troppo lunga e contorta, perde tutta la sua verve.

Sono il Dio dell’amore! Mi dico. Non metterei il MI DICO.

Apro di nuovo le persiane, una freccia incoccata, l’altra nella faretra e punto il mio arco di precisione verso l’alto. Questa frase la toglierei. Il finale è perfetto con “Pregusto il primo pomeriggio di silenzio da un anno a questa parte.”

Una prova divertente, tema sicuramente azzeccato, stile gradevole.


Marco, questo racconto mi ha divertito ed è scritto in maniera molto gradevole. È scivolato in quinta posizione nella mia personale classifica solo perché quelli che lo precedono hanno un guizzo creativo più marcato. Si tratta di vicini più “strani” rispetto ai tuoi (tutti a parte quello di Lauro, ma è tecnicamente molto superiore).


Viaggio di nozze.

Ciao Dario, carinissima l’idea e il tocco di fantascienza che cambia completamente l’accezione del racconto. Ti segnalo un paio di dettagli che per mio gusto cambierei.

Il suo sguardo non accennò a schiodarsi dalla punta delle sue scarpe. Il doppio suo/sue nella stessa frase suona male.

«Fa niente, giovane.» Dalle mie parti si dice Ragazzo, giovane mi è suonato un po’ strano.

i due ospiti fecero il giro del tavolo e a turno spettinarono il caschetto castano del fanciullo. A turno sembra quasi che si mettano in fila per farlo. Lo toglierei. Fecero il giro del tavolo e spettinarono il caschetto del fanciullo.

Dieci minuti dopo, la famiglia Tiraboschi ed i loro ospiti furono sul viale che separava la loro villetta a schiera da una sua gemella perfetta. Al posto di furono metterei un "erano" e toglierei DIECI MINUTI DOPO. Da lettore visto lo stacco di un’interlinea mi aspetto già che sia passato del tempo.

«Beh, se per caso doveste avere un nuovo convegno medico da queste parti, sapete quale casa affittare, no?» Questa battuta mi lascia dei dubbi. Stai cercando di dirmi che Giulio e Eros hanno usato la scusa di un convegno e che hanno affittato l’appartamento? Ad esempio: “Se per caso ricapitate da queste parti potremmo mangiare assieme.” sarebbe meno costruita ad uso del lettore e darebbe circa le stesse informazioni anche se mi rendo conto che il dettaglio del convegno medico sia importante.

Vi furono altri saluti, poi tutti rientrarono nelle rispettive case. Questa frase la toglierei. Aggiunge poco al racconto e suona malto raccontata.

Mentre i due risalivano le scale e raggiungevano l’uscio, il rumore di un pallone di cuoio che rimbalzava sui muri spezzò il silenzio della notte. Anche il MENTRE non mi fa impazzire, soprattutto a inizio frase, perché finché non è finita non riesco a farmi il giusto film mentale. Avrei girato la frase in modo da non utilizzarlo. E nella frase seguente usi di nuovo la parola RUMORE.

Uno dei due si girò verso il rumore e senti dietro di lui l’altro far scattare la serratura ed aprire il portone. Fino alla battuta successiva non si capisce chi sta chiudendo la porta e chi si è girato verso il rumore. Anche il SENTI’ è superfluo.

ruotò sul posto ed affrontò l’ultimo gradino. Ruotò sul posto? Nel senso che era girato verso il rumore e si è voltato verso Giulio?

A mia discolpa, il tiro con cui ruppi la finestra fu colpa di un pessimo rimbalzo su di una zolla. Frase troppo contorta e con l’assonanza discolpa/colpa. Poteva essere resa meglio con una frase più breve, ad esempio: Il tiro con cui ruppi la finestra rimbalzò su una zolla, non è stata colpa mia. E poi la casa era sfitta, lo ricordo bene.

Eros tirò fuori dalla tasca una catenina sulla cui estremità palpitava un esagono circondato da fitti capillari tecnologici, intrecciati tra loro. Luce verde. L’immagine della catenina è bella, bella, bella.

Giulio appoggiò la testa sul petto di Eros e lui, in qualsiasi epoca fosse, amava quel dolce peso. L’avrei congegnata in modo da non usare quel E LUI.

A conti fatti un’ottima prova, tema centrato in pieno e in maniera alternativa dal classico vicinato, complimenti.


Il racconto mi ha lasciato qualcosa, la dolcezza del finale, alcune descrizioni per me molto azzeccate. Manca un conflitto che tenga il lettore incollato al testo e le fasi iniziali sono un filo “noiose” (passami il termine, le ho lette volentieri e mi hanno portato dove tu volevi, ma non inchiodano sulla sedia). Purtroppo per questi “difetti” ho optato per il sesto posto.


Intercondominio.

Ciao Pietro, il tuo racconto mi ha lasciato perplesso. Ho avuto qualche problema. Trovo che abbia poca trama. Ci racconta questo protagonista che passa la sua giornata a controllare il vicinato, ma in fin dei conti accade molto poco. È più un elenco di accadimenti.

Ho avuto difficoltà anche a identificarmi col PdV. Non sono riuscito a capire se fosse, un adulto o un vecchio, anche se propendo per quest’ultima. Per la chiusura dei gatti ho pensato anche potesse essere un cane. XD

Qualche appunto sparso.

Buttasse giù altro, potrei averne un tornaconto, tollerare più facilmente. Altro cosa? Non ho capito a cosa si riferisse, probabilmente perché non ho capito chi sia il PdV.

“SPARTACO! Cena!” Non mi piace l’utilizzo del maiuscolo per parole intere.

Al di là del problema della trama (a mio parere, sia chiaro) lo stile è molto gradevole.

Spero tu possa rispondermi per capire meglio cosa non ho colto.

Aspetta… è proprio un cane!


Non ho capito che il protagonista era un cane che raccontava di altri cani fino alla quarta lettura. Sicuramente colpa mia, con questa consapevolezza tutto assumeva un’altra connotazione. Però non posso piazzare troppo in altro un racconto che ho dovuto rileggere così tante volte per comprendere. L’altro difetto è la trama. Non succede nulla, si tratta dello spaccato di una giornata del protagonista. Settima posizione.


La porta istoriata.

Ciao Stefano, bella prova, con poche sbavature.

Devo ammettere però che non ho capito del tutto il tuo racconto. Non mi è chiaro se la porta è un semplice schermo o se c’è una seconda chiave di lettura che non ho colto e sono sicura cambierebbe totalmente la comprensione che ho avuto del testo.

Alcuni appunti (davvero pochi) sullo stile.

Sì, anche io ogni tanto mi incanto a guardare, ma non come Annie, lei dice che è come una meditazione, Occhio al doppio COME ravvicinato.

e se ci fossi anche io, un lago pieno di pesci che nuotano in circolo, sempre più veloci...

Alla fine mi sono addormentato anche io Anche qui piccola ripetizione di ANCHE

Nient’altro da dire, se non che spero risponderai al mio commento per dipanare i dubbi.


È un bel pezzo, con pochi difetti oggettivi. Scivola in ottava posizione per mio gusto personale, assolutamente soggettivo. È troppo onirico, troppo trasognante. Mi riempie di domande ma mi lascia pochissime risposte.


I nuovi vicini

Ciao Giulio.

Il testo è scritto bene ma purtroppo la storia non mi è piaciuta particolarmente, mi spiace. In compenso ho gradito molto le citazioni.

Il finale ha poca forza e la reazione del protagonista che scappa in casa e passa la notte chiamando gli altri condomini è poco credibile se veramente ci fosse stato un omicidio nell’androne. Nessuno ha chiamato la polizia? Avrebbe già fatto differenza se avesse scoperto immediatamente che era tutta una farsa, magari correndo a soccorrere il ragazzo.

In tutto questo il numero di battute limitate non aiuta, lo so bene!

Qualche refuso qua e là, te li segno.

ammiccò lei dal gabbiotto lei

un gran trambusto le scale

in tenuta da notte, a guardare la scena di un ragazzotto in tenuta militare, Ripetizione di TENUTA


Giulio, come avevo già scritto nel commento al racconto purtroppo non è di mio gradimento. Alcuni passaggi non mi hanno convinto, ed essendo una classifica sono costretto a mettere qualcuno anche in ultima posizione.
Ultima modifica di Fagiolo17 il lunedì 28 settembre 2020, 15:32, modificato 2 volte in totale.

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Ilariya_
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » domenica 27 settembre 2020, 17:32

Non è stato facile, ma ecco qui la mia classifica:

1 Quel maledetto scalino della nostra vita
2 Rumori molesti
3 Il Dio dell’amore
4 La porta istoriata
5 Una questione infernale
6 Intercondominio
7 Golgota
8 I nuovi vicini
9 Viaggio di nozze

Commenti (in ordine sparso):

Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro

Anche io avrei forse preferito un po’ più di contrasto tra i vicini, anche se devo dire che il finale ben compensa l’andamento lento e malinconico della prima parte. Mi è piaciuto.
Per il resto, concordo con quanto detto prima, in particolare:

I ricordi fanno cilecca: prima te la dici come fosse una battuta
Non è molto chiaro, ho dovuto rileggere più volte

Sono certa che con più tempo queste piccole cose sarebbero state sistemate.



Rumori molesti, di Agostino Langellotti,

Lo stile è davvero piacevole, la scelta del tempo presente funziona, le esclamazioni dei personaggi (- Vi sentiamo eccome, ragazzo!) così come la scelta di nomi propri inglesi, mi fanno pensare ad una serie tv.
Il finale è davvero assurdo: l'anziano Signor Wilson beve una camomilla per prepararsi ad un sacrificio umano, mentre i vicini intravedono le luci (e ombre?) della sua stanza. Tuttavia, funziona benissimo come capovolgimento finale e dà un senso alla storia.

Tutto sommato una lettura gradevole.



Una questione infernale, di Alessio Magno

L'idea di base non è male, demoni che infestano le case dei vicini e non sopportano la musica.
Tuttavia, c'è una cosa che non mi convince. Anche se la suspence c'è, perché è evidente che i due protagonisti nella loro ricerca troveranno qualcosa, sconfiggere questo essere mi sembra un po' troppo facile. Lo trovano in cantina, accendono la musica ed hanno finito. Non si avverte l'ansia e la fatica dei personaggi che devono adempiere al difficile compito di salvare le vite dei vicini.
Forse, un po' più di caratterizzazione di persone e luoghi avrebbe potuto far funzionare meglio la storia.

In generale, il racconto si segue abbastanza bene ed il tema è centrato. Una buona prova.



Viaggio di nozze di Dario Cinti

Non mi sono sentita molto coinvolta da questa storia. Non ho trovato il testo scorrevole, l'ho dovuto rileggere più volte per capire come sono collegate le sue due parti. Il problema principale è infatti quello della mancanza del focus sul protagonista che si rivede bambino: sicuramente fare qualche accenno in più a questo tema nella prima parte avrebbe fatto capire meglio la seconda.

Anche il tema fantascientifico, che dà una svolta alla storia, andrebbe approfondito di più o almeno accennato all'inizio per collegarsi alla seconda parte.
Anche a me è piaciuto molto il finale che lascia un senso di leggerezza e serenità.



La porta istoriata, di Stefano De Luca

La porta istoriata mi ha davvero affascinata: sono riuscita ad immaginare i colori e le figure cambiare davanti alla finestra degli increduli vicini.
Ottime le descrizioni, rinforzate anche dai dialoghi della coppia, mi piace lo stile scorrevole e l'introduzione di un elemento onirico nella vita quotidiana.
Se devo fare un appunto è sulla conclusione, coerente, ma un po’ affrettata: avrei voluto saperne di più di questi vicini.

Tutto sommato, un'ottima prova.



I nuovi vicini, di Giulio Palmieri

La storia di uno spettacolo dedicato ai vicini che inscena una morte tanto realistica da sembrare vera è già abbastanza irreale di per sé, quando poi il protagonista che ne è testimone non va neppure a vedere cosa è successo non è più convincente. Soprattutto se questo passa la notte a parlarne con i vicini. Nessuno di loro vuole aiutare Marianne, nemmeno la signora Cenci che urla dal terzo piano?
Anche io avrei preferito che il protagonista prendesse coraggio e andasse subito a vedere.

Segnalo inoltre un piccolo problema dell'ambientazione: la coppia di attori si è trasferita da Napoli, ma scopriamo che siamo a Roma solo alla fine del racconto. Forse era meglio farne cenno prima, o non farne affatto.

A parte questo, il testo è scritto bene e il tema è centrato.



Golgota, di Andrea Spinelli

In generale, il testo è scorrevole, il finale interessante, si legge bene.

La difficoltà principale della scelta (coraggiosa) di un protagonista tanto impegnativo, è fare immedesimare il lettore con il personaggio. La storia di Gesù la sappiamo tutti (mi hanno spogliato, lasciato la stoffa, arrivano i chiodi...), quindi avrei dato meno spazio a questa e più ai pensieri del protagonista. La scelta della prima persona aiuta, ma il registro linguistico non sempre: esclamazioni come "Padre mio, che dolore!" così come i dialoghi dei ladroni non sono particolarmente realistiche. E visto che vogliamo rendere più umano questo Gesù innamorato, avrei snellito e semplificato il testo.

Per quanto riguarda la coerenza con il tema, sicuramente c'è, ma a me pare un po' forzata.



Intercondominio, di Pietro D’Addabbo

si sente un po’ la mancanza di una trama e anche io ho dovuto rileggere più volte per capire esattamente chi fosse il protagonista (un cane, giusto?). Credo che il problema di questo testo stia nel fatto che che bisognasse alludere poco al mondo canino per far funzionare il finale. Tuttavia, qualche dettaglio in più forse non avrebbe fatto male, perlomeno verso la conclusione.

A parte questo, trovo l'idea di base simpatica e lo stile mi è piaciuto.

Anche per me è poco chiara la frase:
Buttasse giù altro, potrei averne un tornaconto, tollerare più facilmente.



Il Dio dell’amore, di Marco Roncaccia

Non ho molto da dire su questo testo, se non che funziona ed è scritto bene.
La lettura è divertente, il tema centrato, mi piace la caratterizzazione dei personaggi ed è reso bene il pensiero ironico ed annoiato del protagonista.

Non trovo particolari difetti, un'ottima prova.

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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » lunedì 28 settembre 2020, 14:46

Avete ricevuto tre classifiche, ve ne mancano ancora cinque.

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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » lunedì 28 settembre 2020, 23:41

Sui primi posti non ho avuto dubbi, però avrei voluto assegnare qualche ex equo per le restanti posizioni, ma non si può, per cui ecco la mia classifica (e i commenti).
Buona Ottava Era a tutti e in bocca al lupo per questa Edition!

1. La porta istoriata di Stefano De Luca
2. Quel maledetto scalino della nostra vita di Andrea Lauro
3. Rumori molesti di Agostino Langellotti
4. Una questione infernale di Alessio Magno
5. Il Dio dell'amore di Marco Roncaccia
6. I nuovi vicini di Giulio Palmieri
7. Viaggio di nozze di Dario Cinti
8. Intercondominio di Pietro D'Addabbo
9 Golgota di Andrea Spinelli


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COMMENTI

Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro
Ti rinnovo i complimenti per il tuo straordinario anno a Minuti Contati, culminato con la cavalcata trionfale dell’Olimpiade estiva. Ormai il tuo standard è sempre superiore alla media e l’asticella delle aspettative è alta!
Ho letto questo racconto con interesse, per capire dove volessi andare a parare.
Il tema della vecchiaia è universale: filosofi, pensatori e intellettuali lo hanno sviscerato per secoli, cercando di ricavare un senso dal percorso esistenziale al quale tutti noi siamo condannati. In questo caso le tue velleità non sono “dottrinali”, ma ugualmente si possono ritrovare tra le righe riflessioni pregnanti, sostenute da una giusta dose di malinconia.
Devo dire però che lo sviluppo soffre di una certa piattezza, pur con la consueta bravura che ormai ti contraddistingue. Noto un adagiarsi su immagini e cliché preconfezionati utili a mantenersi in bilico sul confine della retorica, mi riferisco all’artrite, alla fallacia della memoria, all’atteggiamento scorbutico… Ci può stare, intendiamoci, un anziano con gli acciacchi è un anziano con gli acciacchi, ma per buona parte, il testo mi ha dato una sensazione di stanca.
Dove, invece, il racconto vince è sul picco emotivo finale, laddove hai premuto il piede sull’acceleratore. La candida ingenuità dei bambini tocca sempre le corde giuste e commuove. Tutto l’impianto della scena finale mi è piaciuto tantissimo, è congegnato e scritto alla grande e controbilancia gli inconvenienti della prima parte.
Visto e considerato quanto detto sopra, il racconto nel complesso mi è piaciuto, ma mi ha lasciato una stranissima sensazione di “irrisolto”, qualunque cosa voglia dire.

Indicazioni tecniche:
- […] prima te la dici come fosse una battuta. – Questa frase non mi è proprio piaciuta. Da riformulare.
- “Mi volto, davanti a me il vialetto di casa, torniamo alla mia sedia sotto il portico.” Non capisco il plurale. Ci potrebbe stare, ma, secondo me, qui non ha motivo di essere.
- “Ma che succede”? – Sembra proprio un’imbeccata per il lettore. Mi è venuto in mente un attore drammatico che, pompando il tono delle battute, cerca di coinvolgere il pubblico con una mano sulla fronte, un braccio teso col dito puntato verso l’infinito, mentre pronuncia la frase: “Ehi, ma cosa vedo lì?”.

Rumori molesti, di Agostino Langellotti
Ti confesso che prima del colpo di scena finale, la storia mi aveva piuttosto annoiato. Una piattezza insolita per la tua bravura. Ben scritto, per carità, ormai sulle abilità tecniche poco da dire, ma, per fortuna il guizzo è arrivato con il rituale satanico. Ottimo picco emotivo, ottimo stravolgimento delle dinamiche costruite per buona parte del testo. Efficacissimo il contrasto tra i personaggi: i ragazzotti della band, pittoreschi ma fessacchiotti, e l’anziano signore, distinto, scorbutico, ma malvagio.
Non ho molto da aggiungere, se non che nell’insieme il racconto è apprezzabile.
Io avrei tolto “che indossa” in “esclama l’anziano, stringendosi nell’antiquata vestaglia cremisi che indossa”, è pleonastico.

Una questione infernale, di Alessio Magno
Ho letto questo racconto con partecipazione. Ottime premesse per una specie di horror soprannaturale con annessa infestazione demoniaca.
Mi è piaciuto il crescendo sostenuto da una buona suspense, culminata con l’evento splatter della cantina.
I personaggi sono alquanto stereotipati e potrebbero essere intercambiati tra di loro, senza che cambi il senso della trama; mi sarebbe piaciuto avere una caratterizzazione più marcata, chessò il cacciatore di demoni più esperto con un atteggiamento spiccio e ruvido e il suo assistente, magari un novizio imberbe, che è impacciato e ha bisogno di imbeccate. Così come sono, le due figure sono troppo vaghe e grigie.
Avrei gradito qualche input in più sull’infestazione di demoni: magari siamo di fronte a un evento soprannaturale mondiale, si è aperto un varco tra il nostro mondo e l’oltretomba… insomma cose così. Insolita la scelta dei Radiohead per combattere i demoni (a me i Radiohead piacciono un casino, e Creep è una scelta gustosa…), ma anche qui qualche perplessità… Un espediente più efficace? Più da esorcista? Ma forse sono troppo puntiglioso.
Sorvolo sulla regolarità formale, in quanto hai messo le mani avanti, quindi la prendo come una scusante per refusi e imprecisioni.

In generale, racconto gradevole. Raggiunge una buona sufficienza.

Viaggio di nozze, di Dario Cinti, ore 00.12
Il racconto non mi ha convinto, mi dispiace. Ci sono diversi inconvenienti e un solo grosso lato positivo di cui parlerò dopo.
Le cose non vanno bene, a partire da tutto il primo paragrafo. Si tratta di un incipit noioso e privo di qualsiasi mordente, con un problema di scarsa focalizzazione del punto di vista. Nelle prime 6 righe, ancora non si capisce in quale personaggio io debba immedesimarmi e ciò allontana dalla lettura.
Io avrei subito dirottato l’attenzione del lettore su Giulio:

“Giulio lanciò un’ultima occhiata al signor Tiraboschi e gli si strinse il cuore.”

Ecco, un’apertura del genere, così sei sicuro che il lettore sa già a quale personaggio “agganciarsi”.
Il resto dello sviluppo scorre piuttosto anonimo, non ci sono scossoni emotivi o, peggio, manca un vero e proprio conflitto narrativo che polarizzi l’attenzione e invogli a continuare.
Dicevo il lato positivo: ho apprezzato il tema dell’omosessualità, che hai affrontato con eleganza e discrezione (anche se non capisco l’attinenza diretta col tema. I vicini “strani” quali sono?), e ho apprezzato anche il finale, davvero molto tenero, forse la parte migliore di tutto il racconto.
Sull’aspetto fantascientifico non mi pronuncio, perché sono un appassionato così incallito di questo genere letterario che un’ennesima storia sui viaggi nel tempo non mi fa particolarmente effetto.

Qualche nota tecnica sparsa:
- Le fiammelle delle candele al centro del tavolo guizzarono sopra i loro letti di citronella quando i due ospiti si alzarono dai loro posti. – Giunzione tra i due periodi brusca e maldestra. Io avrei fatto: “Le fiammelle delle candele al centro del tavolo guizzarono sopra i loro letti di citronella. I due ospiti si alzarono dai loro posti.
- Uno dei due si girò verso il rumore e senti dietro di lui l’altro far scattare la serratura ed aprire il portone. – Frase da riformulare, alquanto contorta.
- «Certo che eri davvero uno scassapalle di prima categoria, eh?» disse Giulio, intanto che tirava fuori le chiavi dalla toppa. – “Intanto che”, da evitare come la peste.
- Eros Tiraboschi si ravvivò i suoi capelli a spazzola sale e pepe – “Ravviò”, non “Ravvivò”. Eliminare il possessivo: lo sappiamo che i capelli sono suoi.
- la Fenditura Spazio-Tempo galleggiava irrequieta ed erogava stille di luce verde – Si “eroga” un servizio, si eroga l’acqua, ma stille di luce! Al massimo “sprizzava scintille di luce verde”, o qualcosa di similare.

Infine, limita al massimo i possessivi che, in quantità eccessiva, appesantiscono la lettura e indispettiscono il lettore e occhio alle “d” eufoniche. Non è pedanteria, ormai non si usano più nel mondo editoriale.

La porta istoriata, di Stefano De Luca
Il tuo racconto ha un indubbio fascino, è raccontato con uno stile sognante e cadenzato, con poche cadute di tono o quasi nessun strafalcione (sempre dietro l'angolo qui a MC). Molto molto efficace l'intuizione degli oggetti che sognano - in questo caso le porte - sogni che fanno da ponte con l'emotività dei personaggi e, in particolare, della ragazza in stato catatonico. Il testo è cromaticamente molto ricco, ha una resa notevole in fase di "visualizzazione" da parte del lettore, generando sensazioni positive.
Alla fin fine, la scarsa chiarezza del quadro generale non è un vero e proprio limite, o almeno io non l'ho percepito come tale. Anzi, contribuisce a creare quell'aura di irrealtà che è il punto di forza della trama. Certo, non mi sarebbe dispiaciuto saperne di più, soprattutto sul retroterra degli strani vicini, ma a MC, di solito, non si può pretendere di avere tutto. Peccato davvero per l'aggiunta che ti è venuta in mente a tempo scaduto, se opportunamente inserita nel contesto del racconto, dava proprio quell'input che mancava, un'autentica ciliegina sulla torta.
In definitiva, al netto di un pizzico di revisione in più, il racconto mi è piaciuto molto. Bravo!

I nuovi vicini, di Giulio Palmieri
A parte un po' di folklore partenopeo (sempre gradevole) e un picco emotivo sul finale appena sufficiente a dare una piccola scossa, purtroppo il racconto soffre, e tanto, la mancanza di una tensione narrativa rilevante. Giunto a metà della lettura ero insofferente. Poca semina per la tensione, nessun conflitto narrativo, troppa "ciurla nel manico" e questo è la morte, soprattutto per un racconto così breve.
Per dire, se avessi iniziato da: "Una notte si udì un gran trambusto sulle scale", il lettore si sarebbe messo subito sul chi vive e avrebbe avuto voglia di proseguire. Con un incipit così, ti saresti anche concesso il lusso di disseminare l'abbuffata di informazioni di tutta la prima parte per tutto l'arco del testo.
La storia in sé sarebbe anche interessante, con quel gradevole registro faceto, ma avrebbe meritato ben altro sviluppo, giocato sul contrasto drammatico (sul finale)/folkloristico (per buona parte della trama).
Twist finale un po' appiccicato per provare a disorientare il lettore (per quanto mi riguarda ha la stessa efficacia - scarsa - del logoro colpo di scena del personaggio che, dopo eventi traumatici, si sveglia e scopre che è tutto un sogno...).
Tema tutto sommato centrato.

Un paio di notazioni tecniche:
- "Feci appena in tempo a MIRARLE" - evita barocchismi, ormai siamo nel 2020, danno solo fastidio.
- "Una voce riecheggio NELL'ARIA" - "Nell'aria" è inutile, i suoni quando riecheggiano, lo fanno nell'ambiente, ovvio.

Una valutazione finale non sufficiente.

Golgota, di Andrea Spinelli
E' stato più forte di me: questo racconto mi ha indispettito molto. Quando leggi un testo e sei insofferente, non è buon segno. Sono arrivato a fatica alla fine. Non è scritto malaccio, è anche interessante la reinterpretazione dell’episodio tradizionale della morte di Cristo, però è eccessivo, didascalico in modo fastidioso, prolisso, ammazza l’interesse, i “compagni di sventura” di Gesù parlano come maestrini, e sanno tutto, chissà perché.
Lo so, con questo commento risulterò antipatico, ma chi mi conosce come “valutatore” a Minuti Contati, sa che il 50% del feedback è fatto di sensazioni e istinto, poi viene un’analisi tecnica più ragionata.
Il mio consiglio è: snellire, semplificare, rendere una storia attrattiva, ove possibile. Magari si poteva raccontare l’episodio della crocifissione da un punto di vista inedito: chessò quello di un soldato romano, o addirittura quello di Dio seccato per l’inconveniente della condanna del Figlio… insomma cose così.

Sorvolo sui consigli tecnici perché chi mi precede ha fatto un buon lavoro.
La valutazione complessiva non è positiva (almeno per me), mi dispiace.

Intercondominio, di Pietro D’Addabbo
Non ricordo se ci siamo già incontrati nell'infernale Arena, ma in ogni caso, bentrovato!
Il racconto mi ha lasciato molto perplesso. Passi il tentativo di colpo di scena finale, che comunque poteva essere giocato meglio (e poi dirò come), ma l'espediente avrebbe avuto un senso con uno sviluppo all'altezza dell'idea e una struttura costruita per massimizzare l'effetto.
Ho capito che cosa hai provato a fare: hai tentato di riprodurre le percezioni di un animale, per loro stessa natura prive di unitarietà di tempo per mancanza di raziocinio umano. Ebbene, secondo me, è un meccanismo che ha parzialmente fallito e, anzi, ha confuso ancora di più le idee al lettore. Ne è venuto fuori un guazzabuglio di punti di vista che ha frammentato eccessivamente la narrazione disperdendo la forza e fiaccando la forza complessiva della trama.
Il finale, dicevo.

"“SPARTACO! Cena!”
Tocca andare.
Anche stanotte è vostra, dannati gatti.
Solo fino all’alba."

Questo blocco di testo doveva essere l'arma vincente, invece è focalizzato male e fa capire tutto e niente. Fosse stato, ad esempio:

"Spartaco! Cena"
Dannati gatti! Ora la notte è vostra.
La mia ciotola m'aspetta. Poi me ne tornerò buono nella cuccia.
Ma solo fino all'alba."

Ecco. Avrei svelato in maniera più marcata la vera natura del narratore.
In sostanza, al netto di alcuni aggiustamenti tecnici che alcuni prima di me ti hanno fatto abilmente notare, non ho tratto sensazioni positive dalla lettura. Si poteva fare meglio.

Il Dio dell’amore, di Marco Roncaccia
Passo al racconto: la lettura mi ha lasciato sensazioni contrastanti. Da un lato sprazzi di divertimento per il brio con cui è scritto e per l'intuizione carina che lo permea, dall'altro scarso coinvolgimento, laddove alla fin fine la storia è un susseguirsi di episodi molto sopra le righe, con enfasi eccessiva, a tratti surreale (capisco che il belloccio voglia mostrarsi e pavoneggiarsi, ma lavori domestici sempre alle 16 che durano giorni! Al limite per farsi ammirare dalla vicina potrebbe adottare altri espedienti...).
Per quasi tutta la durata della trama mi sono chiesto il perché del "guardonismo" del narratore, poi alla fine la motivazione è venuta fuori. E in questo caso la premessa della trama non mi ha soddisfatto.
Dal punto di vista tecnico, stile buono, flusso narrativo godibile, ma fastidiosa superficialità sulla punteggiatura (il che non è poco): mancano diversi punti alla fine dei periodi, virgole che latitano, maiuscole e minuscole che in alcuni passaggi sembrano essere messe a casaccio. Non ho letto tuoi precedenti racconti e spero che questo sia solo un inconveniente episodico, poiché, per quanto mi riguarda, può potenzialmente abbassare la mia valutazione.

Per il resto, null'altro da aggiungere. Racconto non da podio, carino, pur con i difetti sopra descritti.

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wladimiro.borchi
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » martedì 29 settembre 2020, 14:21

QUEL MALEDETTO SCALINO DELLA NOSTRA VITA
Ed ecco che il buon Lauro tira fuori il suo lato più poetico!
Racconto toccante, leggero fino alla fine, ma che, sulla chiusa, tocca le corde giuste per far esplodere l'emozione.
Il tema è centrato, anche se avrei preferito molto più astio del nonnetto per i vicini scassapalle, magari con qualche assurdo delirio sulle loro ributtanti e fastidiose abitudini (l'Alzheimer ti da carta bianca, lo so per esperienza familiare), il twist sarebbe stato ancor più sorprendente.
Resta il fatto che si tratta di un ottimo lavoro, ma ormai da te ci si aspetta questo e altro.
Complimenti per tutto e a rileggerti presto.
W

RUMORI MOLESTI
Ciao Ago,
racconto carinissimo.
Il plot twist di chiusura funziona e sorprende.
Forse avresti potuto calcare un po' di più la mano sulle angherie alla povera vittima incatenata.
Non che io apprezzi gli ammiccamenti voyeuristici di certa letteratura contemporanea, ma in questo caso poteva servire un po' di supplizio sulla giovane da immolare per accrescere il disgusto nei confronti del tranquillo Wilson che alterna camomilla tiepida a rituali sanguinari.
Nel complesso un buon lavoro.
Anche 'sta volta la classifica sarà un inferno.
W

UNA QUESTIONE INFERNALE
Ciao Alessio,
i refusi che hai dichiarato ci sono. Per assurdo ne ho beccati un paio anche io, che di solito non vedo mai, né i miei, né quelli degli altri.
Allora: la storia non mi è dispiaciuta, ma mi ha lasciato con degli interrogativi.
Il demone si è mangiato il figlio dei vicini (se ho capito bene). I due cacciatori di demoni sono fin troppo abituati allo schifo che devono affrontare, ma i genitori? Potevi mettergli in bocca un paio di battute, anche sul finale, da cui trasparisse il rammarico per aver perso un figlio.
Ci sono alcune sottolineature inutili e forzate. I due cacciatori di demoni commentano, ad esempio, come sia "assurdo che dei fottuti demoni siano" sensibili a "Creep" dei Radiohead. Beh, non importava sottolinearlo perché si era già capito e non trovo molto coerente che i protagonisti lo stiano a rimarcare.
Per il resto un buon racconto, ma ne ho letti di molto migliori fra i tuoi.
A rileggerci presto
Wladimiro

VIAGGIO DI NOZZE
Ciao Dario,
un buon racconto.
L'idea della coppia che torna indietro nel tempo è molto carina e mi sembra che lo sviluppo che ne hai dato sia divertente.
Buono anche che la coppia sia gay, in modo da giustificare la segretezza del viaggio spazio-temporale (non avrebbero potuto farsi riconoscere e dire di essersi sposati perché i genitori di Eros non l'avrebbero affatto presa bene a quanto ho capito), assieme al rischio di generare anomalie.
Alla fine e come accade spesso la classifica sarà solo questione di gusto personale.
A rileggerci presto.
Wladimiro

LA PORTA ISTORIATA
Ciao Stefano,
il racconto è scritto molto bene e con uno stile sublime.
Purtroppo, però, per capirne fino in fondo il senso ho dovuto ricorrere al tuo "spiegone".
La prova, alla fine, almeno secondo me, è discreta, ma il fatto di non esser riuscito a esplicitare fino in fondo dove volevi andare a parare è cosa di cui dovrò tener conto per la classifica.
A rileggerci presto
Wladimiro

I NUOVI VICINI
Ciao Giulio,
a dir la verità il racconto mi ha convinto assai poco.
Stilisticamente soffre di una prima persona che non filtra il narrato con i propri pensieri ed emozioni. Questa scelta rende il racconto una sorta di diario asettico che non ha saputo tirarmi dentro la storia.
La vicenda stessa non l'ho trovata troppo verosimile: perché i nuovi vicini avrebbero deciso di inscenare un suicidio d'amore, con il rischio che qualche vicino allertasse le forze dell'ordine o mettesse in pericolo la propria vita per intervenire? Il racconto non lo spiega. Solo per presentarsi come attori al vicinato? E chi lo farebbe mai?
Infine la reazione del protagonista che si chiude in casa fino al giorno dopo, senza prestare soccorso o anche semplicemente chiamare un'ambulanza o la polizia, mi pare fuori di ogni probabilità.
A rileggerci presto.
W

GOLGOTA
Yeah! Calvario con twist finale!
Non so se filosoficamente posso condividere fino in fondo le critiche del ladrone che riescono a convincere il "Figlio dell'uomo" ad abbandonare la croce, ma l'idea è davvero originale.
I vicini?
I "vicini" sono i due ladroni, immagino. Beh, secondo me l'accezione del tema era evidentemente altra e, necessariamente, il tuo lavoro deve scontare una distanza dal tema enorme.
Per assurdo avrei potuto postare uno qualsiasi dei racconti che ho nel cassetto, perché qualcosa di "strano" e "vicino" ce lo trovo.
Il racconto mi ha suggerito una domanda: se fosse andata così, oggi il mondo si troverebbe sotto il dominio di un immortale retto, giusto ed eterno?
A rileggerci presto.
Wladimiro

IL DIO DELL'AMORE
Ciao Marco, piacere di leggerti.
Che racconto carino, dolce e divertente.
Ottimo lo stile e la gestione dei personaggi. Nonostante sia una prima persona, riesci abilmente a filtrare il narrato con il PDV del protagonista, creando completa immersione nella storia.
Nulla da dire.
Sul mio podio sicuramente.
A rileggerci presto.
W


INTERCONDOMINIO
Ciao Pietro, che dire?
Questo è un altro racconto che mi ha convinto poco.
Capisco che gestire adeguatamente il PDV del cane, prima del "twist" in cui si dovrebbe capire la specie del protagonista, avrebbe rovinato il finale.
Ma così è davvero troppo poco.
Il riferimento gatti = caos è quasi niente.
Forse meritava disseminare qualche elemento utile nel corpo del racconto. Se non l'hai fatto, leggi "Cujo" del Re. Lì il PDV del San Bernardo è gestito alla grande e leggendo troverai sicuramente qualche idea da aggiungere, magari verso il finale, per iniziare a far sospettare il lettore che il protagonista non sia propriamente umano.
A rileggerci presto
Wladimiro

LA CLASSIFICA
In ordine di gradimento e attinenza al tema.
1 - QUEL MALEDETTO SCALINO DELLA NOSTRA VITA
2 - IL DIO DELL'AMORE
3 - RUMORI MOLESTI
4 - VIAGGIO DI NOZZE
5 - UNA QUESTIONE INFERNALE
6 - LA PORTA ISTORIATA
7 - INTERCONDOMINIO
8 - GOLGOTA
9 - I NUOVI VICINI

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antico
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » martedì 29 settembre 2020, 14:28

Vi mancano ancora tre classifiche.

Emamela
Messaggi: 50

Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » martedì 29 settembre 2020, 16:19

1. Viaggio di nozze, di Dario Cinti
2. Rumori molesti, di Agostino Langellotti
3. IL DIO DELL'AMORE, di Marco Roncaccia
4. Golgota, di Andrea Spinelli
5. Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro
6. Una questione infernale, di Alessio Magno
7. La porta istoriata, di Stefano De Luca
8. I nuovi vicini, di Giulio Palmieri
9. Intercondominio, di Piatro D'Addabbo

Una questione infernale, di Alessio Magno
Ciao Alessio,
l’idea del tuo racconto è molto originale e mi è piaciuta molto. Mi sarebbe piaciuto avere informazioni e dettagli in più sull’ambiente e sui demoni, ma capisco la carenza di caratteri e tempo. Tema centrato. Molto buona la caratterizzazione dei personaggi (in particolare la descrizione del demone con tutta la sua parte splatter) e ancor di più l’uso dell’ironia e del sarcasmo.
Qualche frase l’ho trovata un po’ macchinosa e mi ha rallentato la lettura, ma non troppo.
Nel complesso un buon lavoro.
Alla prossima
Emanuela


Viaggio di nozze, di Dario Cinti
Ciao Dario,
ho trovato il tuo racconto molto bello e scritto molto bene. La parte centrale del testo mi ha un po spiazzata e ho dovuto rileggerla per capire bene chi fosse chi e chi stesse parlando. Poi ho capito che la domanda giusta non era “chi” ma “quando”, geniale! Idea molto bella, ho letto il racconto fino alla fine tutto d’un fiato. Personaggi molto ben caratterizzati, in particolare Eros bambino.
Finale molto bello ed emozionante.
Un’ottima prova.
A presto
Emanuela


La porta istoriata, di Stefano De Luca
Ciao Stefano,
ho avuto alcune difficoltà nella comprensione del tuo racconto.
Anche io ho un po’ di dubbi: non ho ben capito il funzionamento della porta istoriata, che però con le tue spiegazioni si sono chiariti e si è aperto un mondo onirico, idea bellissima!
Dialoghi ben scritti ed efficaci. Molto belle ed evocative le descrizioni delle immagini sulle porte, ti portano li davanti a osservarla con i personaggi.
Mi sarebbe piaciuto avere dettagli in più sulla figlia dei vicini e sulla loro provenienza, anche se sono ben caratterizzati, ma le informazioni su di loro si interrompono.
Alla prossima
Emanuela


Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro
Ciao Andrea,
il tuo racconto ha un tema molto usato, la vecchiaria e il decadimento cognitivo che ne consegue, ma è molto ben argomentato. Il ritmo lento della prima parte ti prepara alla forte emotività che emerge nella seconda parte del racconto con l’ingresso della bambina nel giardino.
I personaggi sono ben strutturati, mi sarebbe piaciuto avere qualche parola in più su Monica.
Bellissima la frase di chiusura che racchiude tutte le emozioni dei personaggi, di chi legge e della trama in un pozzo blu.
A presto
Emanuela


Rumori molesti, di Agostino Langellotti
Ciao Agostino,
racconto con uno stile lineare e fluido che si fa leggere senza nessun intoppo.
Trama avvincente che inizia in modo soft, e depista le aspettative del lettore, ma che esplode con il twist finale e la domanda che ti arriva in testa è: “Adesso chi sono gli strani?”.
Bellissimo il personaggio di Martha caratterizzato molto bene da dialoghi efficaci.
Belle le immagini che utilizzi nelle descrizioni, in particolare mi ha colpito la vestaglia cremisi che riprendi all’inizio delle due parti del racconto come rafforzativo, prima solo di George poi anche di Martha.
Complimenti, un ottima prova, sicuramente tra i primi.
A rileggerci presto
Emanuela


I nuovi vicini, di Giulio Palmieri
Ciao Giulio,
aggiungo poco a quello scritto dagli altri, che condivido, ti segnalo qualche ripetizione di parole che appesantiscono e rallentano un po’ la lettura.
Trama un po’ troppo intricata, forse nella prima parte ci sono troppe informazioni che rubano spazio all’idea iniziale, che, tralasciando le incongruenze che ti hanno segnalato, comunque trovo originale.
Il finale mi è risultato un po’ oscuro, anche se viene disvelato nella frase conclusiva che chiarisce la messa in scena, ma trovo che abbia poca efficacia perchè relegato a una sola frase.
A presto
Emanuela


Golgota, di Andrea Spinelli
Ciao Andrea,
il tuo racconto mi è piaciuto molto. Un Cristo umano che non sa chi sia e porta il suo amore per Maddalena. Tema già usato diverse volte, ma che hai saputo impreziosire con buone intuizioni e con un twist finale che hanno reso il racconto una buonissima prova. Bellissimi i personaggi dei due ladroni che disquisiscono sull’identità di “quello di mezzo” e che ribaltano la storia nel finale.
Dialoghi efficaci, forse a tratti inverosimili visto che sono appesi a una croce e ogni tanto pare si dimentichino delle loro sofferenze. Con più tempo e più caratteri, forse, il finale poteva essere sviluppato un po’ di più.
Alla prossima
Emanuela


Intercondominio, di Pietro D’Addabbo
Ciao Pietro,
anch’io sono rimasta perplessa dalla lettura del tuo racconto. E’ scritto bene, un flusso costante con picchi di ironia che ti fanno accelerare la lettura per sapere come va a finire. Solo che mi sembra più un flusso di pensieri e osservazioni del protagonista che uno svolgersi di trama.
Il finale infatti è un po’ troppo oscuro e anch’io ero in dubbio tra cani o gatti, forse con qualche indicazione in più nella prima parte sarebbe risultato più efficace.
A presto
Emanuela


IL DIO DELL’AMORE, di Marco Roncaccia
Ciao Marco,
leggere il tuo racconto mi ha divertito molto. Qualche refuso che ti hanno già fatto notare, ma poca cosa considerando carenza di tempo e caratteri. Stile molto fluido, ammetto che all’inizio non capivo bene dove volessi andare a parare, ma dopo le prime frasi sono entrata pienamente nella trama del racconto. I dialoghi tra Lei e Lui li ho trovati molto efficaci e divertenti. Tema centrato in pieno con un tema molto semplice che hai saputo trattare con il giusto equilibrio tra ironia ed emozioni.
A rileggerci
Emanuela

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Davide Di Tullio
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » martedì 29 settembre 2020, 21:43

La mia classifica

1 Quel maledetto scalino della nostra vita

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2 Il Dio dell’amore

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3. Intercondominio

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4 Rumori molesti

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5 Una questione infernale

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6 Golgota

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7 La porta istoriata

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8 I nuovi vicini

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9 Viaggio di nozze

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antico
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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#13 » mercoledì 30 settembre 2020, 19:05

Vi manca una sola classifica.

Fabio84
Messaggi: 170

Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#14 » giovedì 1 ottobre 2020, 17:45

Ecco i commenti:

IL DIO DELL'AMORE di Marco Roncaccia

ho letto con piacere il tuo racconto.
I personaggi sono portati all'eccesso così come anche la pazienza del protagonista.
La storia si regge bene e scorre in maniera lineare fino alla conclusione.
Unica nota, a gusto personale, avrei fatto finire il racconto senza l'ultima frase.
Una cosa che secondo me non è solo puramente estetica è l'utilizzo di righe vuote per separare i capitoletti. A mio avviso non ce n'era bisogno. La cosa, anche se marginale, rende un po' frammentaria la lettura.

INTERCONDOMINIO di Pietro D'Addabbo
ci ho messo un attimo a capire che il protagonista era un cane.
Si capisce e ho notato che ci sono alcuni riferimenti anche nella parte precedente del brano.(Tedesca, il fatto che prima stava in campagna,...)
A parere personale avrei marcato maggiormente questi e altri aspetti. Forse inserendo, oltre alla descrizione degli altri, anche qualche abitudine di Spartaco.
Leggendo tra gli altri commenti, il finale proposto da Emiliano risulta molto efficace.
Per quanto riguarda il testo ho apprezzato lo spaccato di vita condominiale, dei suoi abitanti e delle sue abitudini.

GOLGOTA di Andrea Spinelli
sono curioso di sapere come sarebbe oggi il presente se fosse andata così =)
La crocifissione è un tema spinoso e che è stato ripreso in molti modi, direi che è la prima volta che lo leggo in questi termini.
Quindi l'idea secondo me è molto valida.
Su altri aspetti del racconto sono più dubbioso.
All'inizio quando Gesù viene inchiodato secondo me manca la sensazione di quanto stia per avvenire.
Sentirsi ficcare un chiodo nel palmo deve essere terribile e ancora più terribile (cosa che hai fatto notare) è l'attesa che ciò avvenga. Quindi bene che hai sottolineato questo aspetto ma non si avverte nel racconto il dolore che si prova.
Sui dialoghi sarebbe da stare attenti sull'utilizzo dei trattini e di come mettere le maiuscole o meno quando si intramezza una frase nel dialogo.
"Es1. La ami, vero? – mi volto, c’è un altro crocifisso alla mia destra
andrebbe: La ami,vero? - Mi volto..."
"Es2. tuo padre di salvarci il culo! – alla mia sinistra
andrebbe: tuo padre di salvarci il culo! - Alla mia sinistra"
Altre cose a riguardo ho letto che Mauro te le ha fatte notare.
Il finale molto buono perché si riaggancia anche con le considerazioni iniziali: un buona circolarità.

I NUOVI VICINI di Giulio Palmieri
questi vicini hanno rischiato il tutto per tutto: o farsi adorare o farsi odiare da tutto il condominio =)
Per quanto la situazione sia bizzarra (e ce n'è di gente che farebbe queste cose) ho alcune perplessità che riguarda la coerenza del racconto.
Mi pare di capire che nessuno interviene quando l'attore rimane disteso vicino alla sciabola: mi aspetto che qualcuno chiami la polizia. Dal protagonista che indichi mi pare uno che potrebbe chiamarla in preda al panico per quanto sta succedendo.
Questo introduce un altro argomento: il protagonista è più un narratore e di lui si avvertono poche sensazioni (il prolungato gioco di sguardi con la ragazza di cui non ho capito bene cosa indicasse, oppure quando tutti scappano e in cui lui alla fine rimane solo amareggiato (perché amareggiato tra l'altro?); inoltre alla fine viene svelato che è uno scherzo e mi aspetterei qualche reazione che però non avverto)
Il finale è efficace a svelare quanto sia successo. Forse poteva essere reso con un dialogo tra i tre e fare avvenire il tutto in maniera più naturale che spiegandolo nella frase. Cosa ne pensi?

LA PORTA ISTORIATA di Stefano di Luca
del tuo racconto mi è piaciuto molto lo stile che è avvolgente è delicato.
Ho trovato difficoltà a capire però che stesse succedendo.
Soltanto leggendo dai commenti ho capito bene.
L'aggiunta che hai indicato avrebbe sicuramente rimediato anche se, almeno per me, mi avrebbe comunque portato a una rilettura partendo da quanto avevo capito alla fine.
Detto questo mi piace comunque il mistero che hai evocato e le descrizioni dei sogni.

VIAGGIO DI NOZZE di Dario Cinti
mi fa piacere leggere il tuo racconto. Le storie sul tempo mi affascinano.
A proposito di questo mi domando se proprio la prima frase è stata costruita così.
"«Noi dovremmo andare, adesso. Si è già fatto tardi e domani mattina ripartiremo prestissimo.»"
C'è l'adesso, il tardi, il domani, il prestissimo.
All'inizio mi ha fatto storcere un po' il naso perché c'erano davvero troppe informazioni temporali ma, visto il tipo di racconto, forse è un indizio per il tema.
Il primo capitolo è di preparazione e si capisce soltanto nel secondo dove si va a parare.
Alcune cose che segnalo di gusto personale, augurandomi che possano essere utili:
- «Posso alzarmi adesso, posso alzarmi adesso, posso alzarmi adesso?» borbottò Eros Tiraboschi: in questo caso mi pare che il piccolo Eros stia "rompendo le scatole alla grande", quindi piuttosto che un borbottio mi aspetterei qualcosa di più "invasivo"
- all'inizio del secondo capitolo c'è una doppia ripetizione di "due"
Mentre i due risalivano le scale e raggiungevano l’uscio, il rumore di un pallone di cuoio che rimbalzava sui muri spezzò il silenzio della notte.
Uno dei due si girò verso il rumore e senti dietro di lui l’altro far scattare la serratura ed aprire il portone.
- a inizio di ogni capitolo ci ho messo un attimo per seguire la vicenda non capendo bene chi parlava o a chi ci riferisse. Per esempio chi pronuncia la prima frase nel primo capitolo e chi sono i due del secondo? si scopre qualche riga dopo

UNA QUESTIONE INFERNALE di Alessio Magno
l tuo racconto è piacevole da leggere e divertente ("si sa che il brunch mette fame" =D )
La trama di caccia al mostro mi pare buona e lineare.
Segnalo alcune cose augurandomi che possano essere utili:
- farei capire dall'inizio che siamo dal punto di vista di Vincent dicendo che lui "vede" che arriva Jules con la Ford oppure incidendo maggiormente sul senso di attesa (es. "Era da mezz'ora che mi annoiavo sullo smartphone quando arrivò...")
- c'è una doppia ripetizione di "porticina" qui:
"un’intercapedine che celava una porticina malmessa. Una cantina.
Inaspettatamente, la porticina si aprì con violenza."
- secondo me non è chiaro chi pronuncia "«Merda, che schifo!»"
- farei passare le azioni di Jules attraverso i filtri sensoriali/punto di vista di Vincent (soprattutto qui: "Jules aprì la valigetta più in fretta che poteva, ne tirò fuori uno stereo a cassone, di quelli che andavano di moda trent’anni fa. Lo poggiò in terra e premette play. Gli altoparlanti iniziarono a vomitare a tutto volume “Creep” dei Radiohead.")
- per la parte finale: se ho capito bene i vicini che hanno fatto la segnalazione sono gli stessi a cui è stato mangiato il figlio. Non sembrano affatto provati (al massimo sono solo un po' timorosi); Jules e Vincent inoltre sono poco empatici riguardo chi ha appena perso il figlio. Altrimenti, portando all'eccesso, si poteva disumanizzare ulteriormente la cosa: si poteva fare emergere che i vicini fossero preoccupati e ormai sbroccati per la sorte del figlio, mentre Jules e Vincent si preoccupassero solo di avere fatto il loro lavoro.

RUMORI MOLESTI di Agostino Langellotti
il tuo racconto mi è piaciuto e mi ha strappato una bella risata a questo punto:
"alzano i cappucci delle vestaglie cremisi e si coprono la testa."
quando s'intravede il colpo di scena.
La scrittura si fa più dinamica proprio in questo secondo capitolo.
Alcune cose che ho notato (molte per gusto personale)
- all'inizio: "passata… - esclama l’anziano, " mi fa strano che ci siano i puntini di sospensione e allo stesso tempo però esclami
- all'inizio del secondo capitolo "- George non dovresti arrabbiarti tanto" . Mi fa strano che la moglie lo chiami per nome dopo tanti anni. secondo me metterlo è un "in più". La stessa cosa capita anche successivamente "All’invocazione del Districo di Curwen, George – " E qui: "- Dai, George, non darci peso – dice Martha."
Ben fatta

QUEL MALEDETTO SCALINO DELLA NOSTRA VITA di Andrea Lauro
sono contento di averti letto.
Il racconto mi è piaciuto molto di pancia.
Hai seminato dei buoni indizi per arrivare con un'ottima sorpresa al finale. Davvero bene gestito.
Lo stile è molto buono e ci si immedesima con facilità.
Se si volesse andare a trovare un difetto bisogna sforzarsi... e ci ho provato.
L'unica cosa è questa:
"Mio Dio, è l’espressione più preoccupata che un essere umano possa avere."
In questa parte stai accelerando molto e puntando sull'emotività; a mio gusto personale quel "essere umano" fa rallentare un pochino.


CLASSIFICA
Ed ecco la classifica!

1)Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro
2)Rumori molesti, di Agostino Langellotti
3)Il Dio dell’amore, di Marco Roncaccia
4)Viaggio di nozze, di Dario Cinti
5) Intercondominio, di Pietro D’Addabbo
6)Una questione infernale, di Alessio Magno
7) La porta istoriata, di Stefano De Luca
8)I nuovi vicini, di Giulio Palmieri
9) Golgota, di Andrea Spinelli

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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#15 » giovedì 1 ottobre 2020, 22:45

Avete ricevuto tutte le classifiche, posso cominciare a commentarvi a mia volta.

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Re: Gruppo LOCKDOWN: Lista racconti e classifiche

Messaggio#16 » lunedì 5 ottobre 2020, 21:15

Ecco a voi i miei commenti e classifica.

1) Quel maledetto scalino della nostra vita, di Andrea Lauro
Un racconto molto bello che non arriva al pollice su completo solo per un particolare, anche se importante. Quando la bimba gli porta la scritta con la parola NONNO penso sarebbe più efficace se fosse più chiaro che sia sua nipote. Parti con i ricordi che scompaiono ogni giorno e chiudi con questo, quindi ha dimenticato chi siano finanche i suoi vicini. Senza chiarire ulteriormente questo un NONNO rivolto a un non parente potrebbe anche risultare offensivo, perlomeno per la mia sensibilità. Tema perfettamente trattato. Pollice, quindi, quasi su.
2) Il Dio dell’amore, di Marco Roncaccia
Tutto molto bene fino al finale che, mio parere, presenta una chiusa deludente e poco incisiva. Ma è l'unico vero problema del testo perché, per il resto, mi ha divertito in modo intelligente e con una più che buona gestione dei tempi. Ottimo anche il trattamento del tema. Direi un pollice quasi su dove il quasi è giustificato da quel finale. In classifica finisci dietro al racconto di Lauro perché, nel suo caso, il problema riscontrato è meno incisivo.
3) Rumori molesti, di Agostino Langellotti
Occhio a qualche refuso localizzato soprattutto nella prima parte e che mi sembrano i residui delle revisioni approntate. Credo che il ragazzo sia un po' troppo composto, soprattutto per quello che mi sembrava il tuo intento: perculare le band sataniste mostrando, invece, chi i fatti li fa davvero :) Insomma, avrei aumentato il contrasto per fare deflagare meglio il finale. Detto questo, lettura più che godibile e buona costruzione, tema preso ben sfruttato. Per me un pollice tendente verso l'alto in modo assolutamente brillante.
4) Viaggio di nozze, di Dario Cinti
Un'idea molto bella con una problematica nella prima parte che, a mio avviso, ne mina la fruibilità. Si tratta di una scelta strategica che ti si ritorce contro: hai deciso di non mostrarci i due Eros tenendoli fuori scena per concentrarti sugli altri personaggi. Capisco la scelta: hai voluto lavorare sulla sorpresa. Però il focus era lì e allora sarebbe stato molto più efficace, sempre a mio avviso, incentrare da subito su loro due, sul fatto che si scrutino, sulle reazioni dell'Eros del futuro a determinate frasi o parole dei suoi genitori, tutti elementi che poi sarebbe stato bello andare a ripescare in seconda lettura, oltre al fatto che avrebbero arricchito enormemente il racconto. Ecco, per me la spiegazione di questo pollice tendente verso l'alto e basta sta proprio in questa errata strategia. Riscrivendolo proverei a intervenire in quel senso. Riguardo alla posizione in classifica, tu metto davanti al pari votato racconto di Alessio perché la cornice di questo testo mi ha ispirato maggiore potenzialità inespressa.
5) Una questione infernale, di Alessio Magno
Da ripulire un po', questo sì. Devo segnalarti che il pdv che hai scelto mi ha messo in difficoltà perché, soprattutto nella prima parte, ho faticato a capire chi facesse cosa. In particolare, mi hanno messo in crisi particolari tipo quello di Jules che guarda l'orologio una volta sceso dalla macchina con il pensiero successivo a opera del protagonista. Molto buona l'ironia che hai disseminato per tutto il testo, ma, anche qui, l'impressione è che sia ancora da oliare per renderlo più fluido. Tema ben sfruttato anche nel tuo caso. Riassumendo, mi posizionerei su un pollice tendente verso l'alto, il racconto può migliorare ancora parecchio, ma è già godibile così.
6) I nuovi vicini, di Giulio Palmieri
Premesso che penso anch'io che il finale sia sbagliato perché la morte, pur inscenata, avrebbe portato a conseguenze notevoli mentre in questo condominio (abitato da gente che ha già, probabilmente, un posto prenotato tra gli ignavi) invece passa come un qualcosa da pura chiacchiera tra vicini. Però vabbeh, un finale simile lo si cambia e via. Il problema vero, però, è la relazione che hai solo suggerito tra il protagonista e Marianne. Lui prova attrazione e questo è la vera chiave di volta perché se questo l'avesse portato a un maggiore scambio di sottintesi con la donna sarebbe diventato lui stesso parte integrante della scena e anche di un crudele scherzo, a quel punto, da parte della coppia con tanto di disillusione finale, quando capisce che lei non sarà mai sua. Ecco, focalizzato verso questo intreccio penso che il racconto sarebbe da pollice su, ma devi giocare di più con i personaggi e, in particolare, con il protagonista e le sue emozioni. Allo stato attuale un pollice tendente verso l'alto al pelo che sta davanti al racconto di Stefano in quanto qui la storia suggerita mi sembra più articolata e con maggiori potenzialità.
7) La porta istoriata, di Stefano De Luca
Un'idea molto affascinante che però soffre, in questa sua forma attuale, di un problema legato al suo liberarsi in forma racconto. La tua principale preoccupazione è stata quella di fare passare la spiegazione di quello che sta succedendo, si nota in vari punti, ma il tutto fatica a uscire naturalmente e quindi si lega poco al racconto. Chiudi con "è arrivato il momento di conoscerli, di conoscerci", ma il lettore sente poco questa urgenza perché l'immagine che rimane sopra ogni altra dalla lettura è quella di questa porta dei sogni mentre quella dei protagonisti viene inserita di fretta e dei vicini se ne parla poco e tangenzialmente alla porta stessa. Motivo per cui vedo un tema anche poco presente perché la protagonista è la porta e la correlazione con i vicini, tale da trasformarli in strani, è piuttosto debole. Da riprendere senz'altro perché riesci a trasmettere tutte queste luci, immagini e colori in modo mirabile. Quello che ti ha fregato, a mio parere, è stata l'urgenza di fare rientrare il tutto in 4000 caratteri senza ancora, probabilmente, avere bene chiara in testa la storia, o almeno non bene quanto, invece, avevi in testa l'idea. Pollice tendente verso l'alto, ma al pelo.
8) Golgota, di Andrea Spinelli
Idea molto buona, ma lo sviluppo mi sembra presentare dei problemi. Più che altro l'impressione è che ti dilunghi troppo e lasci poco spazio al finale arrivandoci con poco pathos. Forse dialoghi più serrati riducendo al minimo tutto il resto avrebbero aiutato permettendoti di indagare con più efficacia l'inquietudine di Gesù. E allora eccomi arrivare al punto: perdi sul fronte caratteri. Questa impostazione che hai scelto non è funzionale alla dimensione finale. Per me un pollice ni tendente assolutamente al positivo, ma va riscritto con una diversa strategia in testa.
9) Intercondominio, di Pietro D’Addabbo
La prosa è molto buona, ma qui l'errore sta, a mio parere, nella strategia di fondo del racconto. Bene le descrizioni, ma vanno a coprire il 90% del testo senza picchi che facciano sobbalzare l'attenzione del lettore che, pertanto, rimane in attesa del finale per scoprire il gioco dell'autore, ma è troppo poco perché il finale stesso non arriva così impattante. Curioso di rileggerti nei prossimi mesi perché, lo ripeto, qui il problema è tutto nelle tue scelte, scelte che possono essere state influenzate parecchio dal primo approccio con i limiti imposti da MC. Pollice ni tendente verso l'alto, ma finisci dietro al racconto di Spinelli perché nel suo caso la storia ha un'evoluzione più definita e contrastata.

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