L'angelo caduto

Appuntamento nell'Arena con un tema di Livio Gambarini fissato per le 21.00 di lunedì 19 ottobre!
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Puch89
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L'angelo caduto

Messaggio#1 » martedì 20 ottobre 2020, 0:57

L'angelo caduto
di Alessio magno


«Non ho alcuna intenzione di stare ad ascoltare queste stronzate!»
L’uomo seduto davanti a suoi occhi sembrava mostrare tutto il peso dei lunghi anni di servizio.
«Non farmi scenate Nate, non è proprio il momento. So quanto ci tieni ma sei a un punto morto da troppo tempo. Niente discussioni, l’ordine viene dall’alto.»
«Quindi è già tutto deciso!»
«Si, ti hanno tolto il caso, mi dispiace. Se vuoi qualcuno con cui prendertela ce l’hai davanti, è solo colpa mia se ti ho concesso tanto tempo per niente. Pensavo potessi farcela ma mi sbagliavo. Ti sei lasciato coinvolgere troppo dai tuoi… trascorsi.»
Si alzò di scatto, la sedia cadde all’indietro sulla moquette in un tonfo ovattato.
«Cosa intendi dire?»
«Lasciamo stare, ok?»
«Parli di mia figlia, non è vero? Credi ancora che sia matto!»
L’uomo si sistemò il nodo alla cravatta evitando il suo sguardo.
«Tua figlia è stata vittima di un brutto incidente… e tu stai proiettando il tuo dolore verso un uomo che ha infinite colpe, ma non quella di averla uccisa.»
Lo fissò con sguardo indemoniato ma lui continuava ad evitarlo.
«Mia figlia è stata la prima!»
Non aggiunse una parola di più.
«...Ti dimostrerò che stai sbagliando.»
«Non fare di testa tua, se interferisci con le indagini mi costringerai a sospenderti.»
Cancellò quell’avvertimento sbattendo la porta dietro di sé più forte che poteva.
Al diavolo le decisioni del distretto, quella gente impomatata non aveva la più pallida idea di come si cattura un serial killer. Forse nemmeno lui, ma ormai non poteva fare finta di niente. Quell’uomo gli aveva tolto tutto, l’aveva umiliato, l’aveva portato a diventare l’ombra di sé stesso. Prese al volo l’arma di ordinanza dal cassetto della scrivania e uscì dal commissariato, diretto all’ultimo luogo in cui aveva ucciso la notte scorsa.
Era sempre stato un passo avanti a lui, sin dall’inizio. Amava lasciargli piccole briciole, utili a evidenziare quanto fosse incapace e inadeguato nel dargli la caccia. Ma credeva anche che lui volesse essere trovato, che volesse coronare l’apice dei suoi perversi desideri finendo in manette, e doveva essere lui a farlo.
Arrivò al 42 di Jackson Street.
Scrutò all’interno dell’abitazione dal porticato, i vetri rotti della finestra da cui si era introdotto l’assassino scricchiolarono sotto i suoi piedi. Sembrava vuota. Il povero cristo che quella mattina aveva trovato sua figlia squartata e legata come un capretto era probabile stesse annegando dentro un barile di single malt.
Entrò senza far rumore e perlustrò brevemente il soggiorno. Si, non c’era nessuno, ma non era sorpreso. Tutte le vittime erano ragazzine di massimo vent’anni, figlie di padri divorziati. L’unico collegamento che fosse mai riuscito a constatare con certezza tra i vari omicidi. Lui stesso ne era una vittima, ma non gli avevano mai creduto.
Si diresse verso il piano superiore, nella stanza della ragazza.
«Figlio di puttana...»
La cameretta era diventata uno scannatoio, il sangue rappreso era sparso ovunque in generosi schizzi. L’interno della testa di quel pazzo se la immaginava esattamente in quel modo, un’anticamera oscura e lorda, che celava perversioni innominabili. Sul pavimento c’era il solito pentacolo dove si era consumato l’omicidio, il nome immancabile dell’assassino scritto a mano col sangue della vittima.
Samael”.
Uno dei tanti nomi del diavolo. Lo sapeva perché la sua ex moglie era ossessionata da quella roba. Lui non lo sopportava.
La scientifica era già passata a fare i rilevamenti di rito quel mattino, sapeva di non poter far nulla, ma doveva comunque vedere quell’ennesimo scempio.
Fece per andarsene, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
La cassettiera vicino alla porta era aperta a metà, spuntava la manica di un k way giallo fluo, come quello di sua figlia. Lo tirò fuori con mani tremolanti.
Era identico. Anzi, era lo stesso.
Lo gettò a terra sconvolto, da una tasca scivolò un biglietto. Lo raccolse.
Ti prego, fermami. Fallo per Tracy.
Era la sua calligrafia.
In un istante le due metà di se stesso, scisse dal dolore della morte di sua figlia, si unirono nuovamente.
Era lui Samael, lo era sempre stato.
Sorrise. Il ghigno dell’uno, la disperazione dell’altro.
Tirò fuori la pistola d’ordinanza.
“Vai all’Inferno!”



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antico
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#2 » martedì 20 ottobre 2020, 1:02

Ciao Alessio! Tutto ok con i parametri, buona LIVIO GAMBARINI EDITION!

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Gennibo
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#3 » martedì 20 ottobre 2020, 18:12

Ciao Alessio, ho trovato questo tuo racconto interessante e mi è piaciuto il finale, quest’uomo disperato per la morte della figlia, si accanisce per trovare il responsabile e quando lo scopre senza esitazioni lo uccide.
I dialoghi sono buoni ma migliorabili, li accorcerei, tipo:
«Si, ti hanno tolto il caso, mi dispiace. Se vuoi qualcuno con cui prendertela ce l’hai davanti, è solo colpa mia se ti ho concesso tanto tempo per niente. Pensavo potessi farcela ma mi sbagliavo. Ti sei lasciato coinvolgere troppo dai tuoi… trascorsi.»
Potrebbe diventare:
«Ti hanno tolto il caso, mi dispiace.»
«È di chi è la colpa?» Il tono era sarcastico.
«Ti sei lasciato coinvolgere troppo dai tuoi… trascorsi.»
«Non è vero, e vedrai che riuscirò a beccarlo.» scappò dall’ufficio. Se il capo avesse detto un’altra parola avrebbe perso il controllo.
Avrei preferito un'ambientazione più italiana e meno Ellroyana anche se ne capisco le ragioni.
Alla prossima e buona Edition!
Ultima modifica di Gennibo il mercoledì 21 ottobre 2020, 0:29, modificato 1 volta in totale.

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Stefano Impellitteri
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#4 » martedì 20 ottobre 2020, 23:01

Ciao Alessio, i miei complimenti.
Faccio davvero fatica a dare una posizione nella mia classifica, questo perché penso che la narrazione sia davvero ottima. Il flusso della storia per difetto tiene incollato, e la focalizzazione nel racconto è totale; davvero be scritto. Ma poi arrivi al finale, e dici no, non di nuovo, lo ho visto troppe volte. Non è che sia vietato terminare una storia con il protagonista che risulti essere anche il carnefice inconsapevole, ma se lo si fa, considerando quante volte è stato usato, deve stupire non per l’idea ma per le meccaniche con cui si inganna il lettore. I caratteri a disposizione erano un po’ pochi per bilanciare una meccanica del genere che funzioni senza tralasciare il resto che occorre nella storia. Comunque molti complimenti per come padroneggi la scrittura.

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wladimiro.borchi
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#5 » mercoledì 21 ottobre 2020, 14:03

Ciao Alessio,
Comincio un po' brutale, ma in una "edition" patrocinata da Livio ci sta anche.
Non è la migliore delle tue storie. Ne ho lette tante e questa mi pare un po' sottotono.
Il twist finale non arriva come dovrebbe.
Il padre si rende conto di aver ammazzato in maniera orribile un sacco di ragazze, di essere la cosa che più odia al mondo e si fa fuori. OK, ma non c'è nessun pathos, seppur per tutto il racconto sei focalizzato sul suo PDV, in maniera ineccepibile, non ci fai empatizzare per niente al momento in cui i nodi della matassa vengono al pettine. Il tizio non si fa domande? Accetta subito quello che potrebbe essere un trucco del suo rivale? Si, ci dici che le sue due anime si ricongiungono (attenzione: spiegone!), ma non proviamo nulla. Non entriamo nella sua testa, nelle sue emzioni contrastanti di un momento che dovrebbe essere di superclimax.
Ancora, hai disseminato zero indizi (salvo dirci che quel "Samael" l'uomo l'ha sentito dalla moglie e che sono cose che a lui non interessano). Forse avresti dovuto giocare un po' meno sull'effetto sorpresa e dare qualche piccolo appiglio in più (anche minimo e insufficiente da solo). Alla fine ci saremmo detti: ecco perché lui...
Stilisticamente ineccepibile, al solito, salvo per quel "davanti ai suoi occhi" all'inizio. Locuzione totalmente inutile, è chiaro che quello che vede sia "davanti ai suoi occhi". La alleggerirei.
A rileggerci presto!
W

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Fagiolo17
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#6 » mercoledì 21 ottobre 2020, 19:50

Ciao Alessio,
il tuo racconto mi è piaciuto, anche il colpo di scena finale, anche se gli avrei dato più forza. Capisco che il numero di battute non aiuta, ma avrei magari asciugato il dialogo iniziale col capo per dare spazio a qualcosa di più potente per la fine.
(lui che barcolla. scivola a terra. si prende la testa tra le mani. fissa il nome samael e il pentacolo. grida il nome della figlia. si infila la pistola in bocca. preme il grilletto. ovviamente scritto decentemente e non così XD)
Ti scrivo anche qualche appunto stilistico che ho colto, ma senza nessuna pretesa di volerti correggere.

«Mia figlia è stata la prima!»
Non aggiunse una parola di più.
«...Ti dimostrerò che stai sbagliando.»
Chi non aggiunge una parola? Il capo? lo specificherei. E perché metti i puntini all'inizio del dialogo nella riga sotto?

Ucciso la notte scorsa.
la notte precedente.

Era sempre stato un passo avanti a lui, sin dall’inizio. Amava lasciargli piccole briciole, utili a evidenziare quanto fosse incapace e inadeguato nel dargli la caccia. Ma credeva anche che lui volesse essere trovato, che volesse coronare l’apice dei suoi perversi desideri finendo in manette, e doveva essere lui a farlo.
Arrivò al 42 di Jackson Street.
Tre "lui" in pochissime righe, che tra l'altro un po' confondono.

Tutte le vittime erano ragazzine di massimo vent’anni, figlie di padri divorziati. L’unico collegamento che fosse mai riuscito a constatare con certezza tra i vari omicidi
Metterei un "ERA l'unico collegamento ecc" oppure metterei la seconda frase prima collegandole in altro modo.

L’interno della testa di quel pazzo se la immaginava esattamente in quel modo, un’anticamera oscura e lorda, che celava perversioni innominabili.
Questa frase non mi è piaciuta. La toglierei del tutto perchè aggiunge poco al racconto.

Uno dei tanti nomi del diavolo. Lo sapeva perché la sua ex moglie era ossessionata da quella roba. Lui non lo sopportava.
Lui non LA sopportava.

La scientifica era già passata a fare i rilevamenti di rito quel mattino, sapeva di non poter far nulla, ma doveva comunque vedere quell’ennesimo scempio.
Questo è un raccontato che non ci serve.

Era identico. Anzi, era lo stesso.
Intendi lo stesso modello o proprio quello di sua figlia? Suppongo sia quello di sua figlia, lo renderei solo un pochino più chiaro.

In un istante le due metà di se stesso, scisse dal dolore della morte di sua figlia, si unirono nuovamente.
Metterei RIUNIRONO e toglierei il nuovamente. (non perchè sia un avverbio in mente, ma solo perchè riunirono è più azzeccato secondo me).

Nel complesso per me è un racconto valido e interessante. Avrei solo puntato l'obbiettivo su dettagli diversi per rendere ancora più godibile il tutto!
Ribadisco che è solo il mio punto di vista, ma spero possa esserti utile!

Fabio84
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#7 » sabato 24 ottobre 2020, 12:32

Ciao Alessio,
buon racconto.
La prima parte spacca.
Ci sono alcuni dettagli che secondo me andrebbero meglio specificati. Es.

Puch89 ha scritto:L'angelo caduto
di Alessio magno


L’uomo seduto davanti a suoi occhi sembrava mostrare tutto il peso dei lunghi anni di servizio.

Non aggiunse una parola di più.


Specificare per esempio chi non aggiunge una parola di più.

La seconda parte del racconto arriva rapidamente verso la fine dando prima un'occhiata della situazione familiare e di come si comporti l'assassino.
La cosa che non capisco bene è come Nate si sia accorto subito del biglietto mentre alla scientifica, che dovrebbe essere esperta, è sfuggito il reperto.

Per il resto tutto ottimo soprattutto per lo stile.
ciao e a presto

Fabio

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eleonora.rossetti
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#8 » lunedì 26 ottobre 2020, 14:32

Ciao Alessio. A me piacciono molto i thriller, specie quando trattano di serial killer, quindi ero partita col piede giusto leggendo la tua storia. L'ho trovato però un po' sbilanciato, nel senso: il dialogo col superiore prende quasi un terzo del racconto. L'avrei stringato a poche righe, se non addirittura pensieri-flashback che riecheggiano nella sua mente mentre già sta facendo il sopralluogo. Avresti guadagnato caratteri preziosi per curare meglio l'eventuale colpo di scena (vedi più avanti). Anche qui arriva la nota dolente: il particolare del kee-way che spunta da una cassettiera mezza aperta. Di solito una scena del crimine, specie se efferato, viene davvero passato al setaccio, mi pare un po' impossibile che nessuno se ne sia accorto prima.
Releghi il colpo di scena a poche righe, senza darmi il tempo di farmi dire "ah, ecco perché", complice anche il fatto che non dissemini indizi lungo il percorso. Si arriva al luogo del delitto, lui compie l'atroce scoperta, voilà emerge l'alter ego. In sé la seconda personalità malvagia non è un espediente che aborrisco a priori, però mi ci fai arrivare con un salto troppo lungo, secondo me.
Sarà difficile piazzarlo in classifica perché queste mancanze sono comunque bilanciate da un'ottima padronanza di stile di scrittura.
Alla prossima!
Uccidi scrivendo.

costellazione di bacco
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#9 » mercoledì 28 ottobre 2020, 18:54

Ciao Alessio, piacere di leggerti,
mi aspettavo molto di più dal tuo racconto, invece, ho trovato questo molto piatto. È un racconta che non arriva alle corde del lettore. Mi dispiace dirti ciò perché, nonostante questa critica, ho notato che l’idea alla base è buona. Prova a riscriverlo, magari può venire fuori qualcosa di più strong (cosa che piace sempre).
Pollice in giù.
A rileggerti.
Arianna

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Andrea Partiti
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#10 » giovedì 29 ottobre 2020, 18:05

Il racconto non mi convince per due ragioni.
Per il dialogo iniziale estremamente artificioso, che se mi immagino letto ad alta voce sembra estremamente innaturale, con i due che parlano senza alcun sottinteso, esplicitando e spiegando a beneficio non uno dell'altro ma del lettore, premurandosi che tutto sia comprensibile e ben esposto. Sembra a una scena da film sceneggiato meh in cui due virologi parlando di qualche tecnologia all'avanguardia ma si fermano a spiegarsi l'un l'altro cos'è un virus.
La seconda ragione è che "il poliziotto è in realtà il serial killer" è il finale più banale possibile, puoi anche metterci qualche problema personale a giustificare la dissociazione, ma è veramente abusatissima come idea. Da quando le dinamiche sono chiare, serial killer, poliziotto-vittima, capo che vuole fermarlo, è dolorosamente ovvio dove vai a parare.

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Puch89
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#11 » giovedì 29 ottobre 2020, 23:44

Grazie a tutti per i consigli e per le critiche, sono sempre utili.

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antico
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Re: L'angelo caduto

Messaggio#12 » venerdì 30 ottobre 2020, 18:52

Un esercizio più che buono nel quale dimostri grande capacità di scrittura. Ci sono diverse pecche a livello di scelta e su tutti mi concentrerei su 1) il dialogo iniziale è troppo lungo e artificioso (devi lavorare di più sui dialoghi, uno dei prossimi mesi potresti proprio dedicarlo a un racconto dialogato) e 2) l'indizio principale mancato dalla scientifica. Va reso tutto più naturale e a prova di logistica, ma il finale mi è piaciuto, la strada (del racconto) è quella giusta. Direi un pollice tendente verso l'alto.

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