Blues, di Andrea Spinelli

Appuntamento fissato per lunedì 16 novembre dalle 21.00 all'una con un tema di Scilla Bonfiglioli!
Andrea76
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Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#1 » lunedì 16 novembre 2020, 23:06

Ho un cane nero, si chiama Blues. Mi bussò alla porta un pomeriggio di molte estati fa, e anche se era brutto e sporco e peloso lo feci entrare. Mi convinsi da subito che si trattasse di uno degli ultimi esemplari di mostri a quattro zampe, e che averlo sarebbe stato un motivo di vanto, qualcosa da esibire, una scusa in più per invitare le ragazze a casa e convincerle a venire a letto con me.

Ma il cane nero, Blues, aveva altri progetti. La sua presenza significò un cambiamento repentino nel mio modo di vedere le cose: con lui accanto mi accorsi che il fluire naturale della vita si era di colpo rallentato. Uscendo a passeggio con Blues iniziai a vedere il mondo come attraverso una lastra di vetro: lì fuori tutti sembravano spassarsela, a parte me; le gite in camper con gli amici, il basket, il fantacalcio, la musica e tutte le altre cose che amavo fare, improvvisamente non destavano in me più alcun interesse; Blues usò il tavolo da pranzo come cuccia e mi derubò dell’appetito; persi la capacità di concentrarmi e con essa la memoria a breve termine; mi scordai perfino di presentarmi agli appuntamenti con le poche ragazze che riuscivo a conoscere.

Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole. E col tempo crebbe, divenne sempre più grande, e andare da qualche parte con lui richiese sforzi sempre più enormi. Perché in ogni rara occasione mondana alla quale trovavo ancora la forza di partecipare, Blues fiutava i residui della mia autostima e la faceva scomparire. Più Blues cresceva, più avevo il timore che gli altri mi riconoscessero per quello che ero. Più Blues occupava spazio nella mia vita, più avevo paura di essere scoperto.

Passarono i giorni, i mesi e gli anni, e io divenni sempre più irritabile: l’influenza di Blues mi faceva pensare e dire cose orribili su me stesso e sugli altri; lui dal tavolo da pranzo passò a dormire nel mio letto, e mi rubò l’intimità, l’amore, il sonno; mi svegliava nel cuore della notte e mi abbaiava, e io non avevo la forza di reagire al pensiero di quanto sarebbe stato inutile ed estenuante il giorno successivo.

Avere un cane nero come Blues significa essere travolti da un’unica, immodificabile sensazione: una rabbia senza entusiasmo.

Un giorno tentai di scappare da lui senza essere visto: salii sul cornicione del palazzo e da lì provai a saltare. Ricordo il buio nero dopo quel tentativo, e poi di essermi risvegliato in un letto di ospedale, con un medico coi baffi al capezzale e Blues, sempre lui, acciambellato sulla mia pancia. Il medico mi consigliò di andare a parlare con una certa Susanna, una dottoressa che si occupava dei casi come i miei. Andai nel suo studio seguito da Blues. Lei era una donna con degli occhiali da vista quadrati e uno splendido sorriso. Mi fece sedere e mi chiese di parlarle del cane. Lui si era accucciato sotto i miei piedi e dormiva. Le raccontai tutto allora, e da quel giorno le cose cominciarono a cambiare.

Blues era sempre con me, ma stavolta il tempo giocò a mio vantaggio: col passare dei mesi lui rimpiccioliva e io ritrovavo le forze che non pensavo più di avere: iniziai a fare jogging, prima mezz’ora di corsa, poi 50 minuti, poi un’ora e mezzo senza stancarmi. E più correvo, più il cane nero faceva fatica a inseguirmi. Lo ritrovavo alla fine che mi aspettava davanti casa con la lingua a penzoloni e il fiato corto.

Iniziai a tenere un diario, il che migliorò e di molto il mio umore. Ogni volta che scrivevo, mi scordavo della presenza del cane.

Oggi Blues è grande come un chihuahua. Quando esco con lui mi sento più leggero. Ho incontrato una persona di recente e abbiamo cominciato a vederci. In uno dei nostri ultimi appuntamenti le ho detto una cosa che non avrei mai detto a nessuno prima di Blues: “Io insieme a te ho voglia di essere un uomo migliore”.

Ecco perché di notte, quando voglio, dormo ancora con Blues. Perché ho capito che invece di fuggire è meglio accoglierli i problemi. Così spengo la luce e mi viene da stringerlo tra le braccia come farei con un morbido peluche.

Perché lui è e sarà sempre una parte di me. Ma non la più importante.



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antico
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#2 » lunedì 16 novembre 2020, 23:13

Ciao Andrea! Tutto ok con caratteri e tempo, buona SCILLA BONFIGLIOLI EDITION!

alexandra.fischer
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#3 » martedì 17 novembre 2020, 8:09

BLUES di Andrea Spinelli Tema centrato. E in che modo sottile. Blues è la Depressione. E hai anche usato il nomignolo che Winston Churchill, il quale ne soffrì per tutta la vita, benché alternata a euforia maniacale, utilizzava per definirla: “Il cane nero”. Mi piace come la personifichi, sotto le sembianze di questo cagnone che ruba la vita al protagonista e gli interessi (ragazze, fantacalcio, gite in camper con gli amici, il basket) e lo induce al tentato suicidio (meno male che il baffuto dottore di Traumatologia lo indirizza alla psichiatra Susanna, così, il Nostro riesce a domare il cagnone riducendolo alle dimensioni di un chihuahua e poi ne ridimensiona le forze a quelle di un peluche). Insomma, malgrado l’idea iniziale del Nostro, con quel cagnone lì non si rimorchia affatto. Ottima la scrittura. E anche lo spunto.

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MentisKarakorum
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#4 » martedì 17 novembre 2020, 19:11

Ciao Andrea, piacere di leggerti. Devo dire che mi trovo un poco in imbarazzo a commentare il tuo racconto, perché non l’ho capito. O meglio, ho capito che Blues è un'allegoria che identifica qualcosa (e il commento di Alexandra mi dà una mano enorme a identificare quel qualcosa con la depressione), però senza un aiutino non ci sarei arrivato… avrei preferito che tu avessi inserito qualche piccolo indizio in più a chi non conosce la metafora del cane nero di Churchill (ancora grazie ad Alexandra), però lo stesso alla fine della fiera il racconto non mi ha preso molto. Non a causa del suo significato simbolico, ma per la mancanza di qualcosina in più. Se avessi magari inserito non solo il cane ma qualche altro mostro, per esempio un canarino a simboleggiare l’invidia, allora magari avrei percepito di più un conflitto interiore portato verso l’esterno con la manifestazione di qualcosa (c’è un riferimento al daimon di Pullman, o sto viaggiando troppo con la fantasia?). Però… però… capisco le tue intenzioni e mi dispiace ammettere che non sono un grande fan di racconti di questo tipo.
Sullo stile ho poco da dirti, la voce narrante è un personaggio che si siede sul palco e fa un monologo a una platea invisibile (peraltro usando anche una costruzione delle frasi un pochino gergale a volte, ma ci sta); il tuo intento era questo e l’hai raggiunto, quindi non voglio aggiungere nulla.
Non ho proprio capito cosa intendi con alcune frasi, ad esempio: “Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole”, fai riferimento al fatto che danno nomi di donna agli uragani? Non capisco proprio cosa vuoi dire.
In definitiva mi dispiace ma sebbene apprezzi l’idea di base (dopo che me l’hanno spiegata) fatico a farmi piacere il tuo racconto, questione di gusti, mi perdonerai.

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maurizio.ferrero
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#5 » mercoledì 18 novembre 2020, 13:11

Ciao Andrea, piacere di leggerti.

Hai descritto in maniera molto convincente una metafora sulla depressione.
I riferimenti che fai ci stanno tutti: dall'utilizzare il proprio stato mentale come motivo di vanto (comportamento tipico degli adolescenti, per cui solitamente essere depressi equivale a essere il bel tenebroso, quando non è assolutamente così) alla successiva metafora dell'occuparsi di un cane che diventa sempre più ingombrante e dispendioso in termini di tempo ed energie.
Se da un lato ti faccio un vero plauso per come hai affrontato l'argomento, dal lato tecnico del racconto sono un po' meno convinto. Il fatto che sia tutto raccontato come un breve riassunto, senza dialoghi diretti, lo rende un po' pesante alla lettura. Imbastire il racconto in maniera totalmente differente, magari come una seduta psichiatrica in cui il protagonista avesse iniziato a parlare di questo cane che poi si rivelava essere una malattia mentale, forse gli avrebbe dato più luce. Ma per farlo avresti dovuto prendere una strada iniziale completamente differente.
Buono il finale e tema centrato.

A presto!

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wladimiro.borchi
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#6 » giovedì 19 novembre 2020, 12:35

Stupenda allegoria della depressione, in salsa "tell".
L'idea è geniale e il concetto arriva in maniera convincente.
Ma, ahimé, il racconto non è altro che un lungo resoconto del rapporto con "Blues", dalla sua comparsa, alla crescita, fino al suo ridimensionamento.
Ora, non discuto che ci siano scrittori di tutto rispetto che nell'Ottocento abbiano scritto racconti esattamente con la medesima tecnica, che sono tutt'ora considerati capolavori della letteratura. Penso al "Gatto nero" o "Il corvo" di Poe, che hanno infinite attinenze con quello che hai scritto.
La narrativa però, oggi, è un po' cambiata.
I racconti citati, seppur pietre miliari per l'epoca in cui sono stati scritti, oggi non troverebbero il placet di alcun editore.
Nel tuo racconto manca ogni possibilità di immersione, non assistiamo a una storia, ci viene raccontato e quindi non empatizziamo, non soffriamo la stessa depressione del protagonista e quindi non ci emozioniamo.
Magari lo sai già e la tua era una scelta voluta, ma te lo dico lo stesso, nel caso ti mancasse questa informazione. C'è gente che ci ha studiato, anche con veri e propri test medico-scientifici, e si è accorta che il modo migliore per far vivere una storia al lettore è quello di renderla in maniera "immersiva".
Di tecniche per scrivere in questo modo ce ne sono infinite e si apprendono in corsi o su manuali (tra l'altro alcuni anche gratuitamente disponibili sul web).
Il concetto di fondo è quello di non raccontare "tell", ma di mostrare "show", attraverso il punto di vista del protagonista (PDV).
Questo in linea generale, poi ci sono tutta una serie di "segreti" per calare questa regola aurea nelle scelte narrative che si affrontano durante la scrittura.
Se sei digiuno di tutto questo, ti consiglio almeno la lettura del manuale del Duca di Baionette, lo trovi liberamente disponibile sul web, e di continuare a giocare con noi qui su MC.
Se invece sono cose che sai già e la tua era una scelta. Mi scuso e mi dileguo.
A rileggerci presto.
W

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#7 » giovedì 19 novembre 2020, 12:56

MentisKarakorum ha scritto:Ciao Andrea, piacere di leggerti. Devo dire che mi trovo un poco in imbarazzo a commentare il tuo racconto, perché non l’ho capito. O meglio, ho capito che Blues è un'allegoria che identifica qualcosa (e il commento di Alexandra mi dà una mano enorme a identificare quel qualcosa con la depressione), però senza un aiutino non ci sarei arrivato… avrei preferito che tu avessi inserito qualche piccolo indizio in più a chi non conosce la metafora del cane nero di Churchill (ancora grazie ad Alexandra), però lo stesso alla fine della fiera il racconto non mi ha preso molto. Non a causa del suo significato simbolico, ma per la mancanza di qualcosina in più. Se avessi magari inserito non solo il cane ma qualche altro mostro, per esempio un canarino a simboleggiare l’invidia, allora magari avrei percepito di più un conflitto interiore portato verso l’esterno con la manifestazione di qualcosa (c’è un riferimento al daimon di Pullman, o sto viaggiando troppo con la fantasia?). Però… però… capisco le tue intenzioni e mi dispiace ammettere che non sono un grande fan di racconti di questo tipo.
Sullo stile ho poco da dirti, la voce narrante è un personaggio che si siede sul palco e fa un monologo a una platea invisibile (peraltro usando anche una costruzione delle frasi un pochino gergale a volte, ma ci sta); il tuo intento era questo e l’hai raggiunto, quindi non voglio aggiungere nulla.
Non ho proprio capito cosa intendi con alcune frasi, ad esempio: “Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole”, fai riferimento al fatto che danno nomi di donna agli uragani? Non capisco proprio cosa vuoi dire.
In definitiva mi dispiace ma sebbene apprezzi l’idea di base (dopo che me l’hanno spiegata) fatico a farmi piacere il tuo racconto, questione di gusti, mi perdonerai.


Ciao Matteo, e grazie per il tuo commento. Mi spiace non ti sia arrivata in maniera immediata l'allegoria, pensavo di aver seminato indizi sufficienti affinchè potesse essere colta. Il cane nero è sicuramente un riferimento a un demone interiore e ora che mi ci fai pensare l'analogia con Pullman ci sta. Lessi la trilogia parecchi anni fa ma con tutta probabilità le sue reminescenze hanno influito su questo testo. Buona intuzione, la tua.

Ammetto di aver usato uno stile ritenuto demodè, e quindi ci sta che un lettore possa rimanere esterno e quindi non sensibilizzato a quanto sciorinato nella narrazione. Nessun problema, accetto senza problemi le tue perplessità e ne farò tesoro.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#8 » giovedì 19 novembre 2020, 13:10

maurizio.ferrero ha scritto:Ciao Andrea, piacere di leggerti.

Hai descritto in maniera molto convincente una metafora sulla depressione.
I riferimenti che fai ci stanno tutti: dall'utilizzare il proprio stato mentale come motivo di vanto (comportamento tipico degli adolescenti, per cui solitamente essere depressi equivale a essere il bel tenebroso, quando non è assolutamente così) alla successiva metafora dell'occuparsi di un cane che diventa sempre più ingombrante e dispendioso in termini di tempo ed energie.
Se da un lato ti faccio un vero plauso per come hai affrontato l'argomento, dal lato tecnico del racconto sono un po' meno convinto. Il fatto che sia tutto raccontato come un breve riassunto, senza dialoghi diretti, lo rende un po' pesante alla lettura. Imbastire il racconto in maniera totalmente differente, magari come una seduta psichiatrica in cui il protagonista avesse iniziato a parlare di questo cane che poi si rivelava essere una malattia mentale, forse gli avrebbe dato più luce. Ma per farlo avresti dovuto prendere una strada iniziale completamente differente.
Buono il finale e tema centrato.

A presto!


Ciao Maurizio, e grazie per il commento. Sì il racconto è tutto "tell", ne ero consapevole. Mi è uscito così perchè ho pensato che sviscerare questo tipo di disagio partendo da uno "show" - magari come dici tu, con la seduta psichiatrica - potesse depotenziare il messaggio che volevo lanciare. In realtà a mente fredda ho compreso che il testo, e quindi l'allegoria, sarebbero stati più forti proprio se messi in scena. Oggi quindi non posso che confermare i tuoi appunti.
Grazie in ogni caso per aver apprezzato la metafora, a presto.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#9 » giovedì 19 novembre 2020, 13:27

wladimiro.borchi ha scritto:Stupenda allegoria della depressione, in salsa "tell".
L'idea è geniale e il concetto arriva in maniera convincente.
Ma, ahimé, il racconto non è altro che un lungo resoconto del rapporto con "Blues", dalla sua comparsa, alla crescita, fino al suo ridimensionamento.
Ora, non discuto che ci siano scrittori di tutto rispetto che nell'Ottocento abbiano scritto racconti esattamente con la medesima tecnica, che sono tutt'ora considerati capolavori della letteratura. Penso al "Gatto nero" o "Il corvo" di Poe, che hanno infinite attinenze con quello che hai scritto.
La narrativa però, oggi, è un po' cambiata.
I racconti citati, seppur pietre miliari per l'epoca in cui sono stati scritti, oggi non troverebbero il placet di alcun editore.
Nel tuo racconto manca ogni possibilità di immersione, non assistiamo a una storia, ci viene raccontato e quindi non empatizziamo, non soffriamo la stessa depressione del protagonista e quindi non ci emozioniamo.
Magari lo sai già e la tua era una scelta voluta, ma te lo dico lo stesso, nel caso ti mancasse questa informazione. C'è gente che ci ha studiato, anche con veri e propri test medico-scientifici, e si è accorta che il modo migliore per far vivere una storia al lettore è quello di renderla in maniera "immersiva".
Di tecniche per scrivere in questo modo ce ne sono infinite e si apprendono in corsi o su manuali (tra l'altro alcuni anche gratuitamente disponibili sul web).
Il concetto di fondo è quello di non raccontare "tell", ma di mostrare "show", attraverso il punto di vista del protagonista (PDV).
Questo in linea generale, poi ci sono tutta una serie di "segreti" per calare questa regola aurea nelle scelte narrative che si affrontano durante la scrittura.
Se sei digiuno di tutto questo, ti consiglio almeno la lettura del manuale del Duca di Baionette, lo trovi liberamente disponibile sul web, e di continuare a giocare con noi qui su MC.
Se invece sono cose che sai già e la tua era una scelta. Mi scuso e mi dileguo.
A rileggerci presto.
W


Ciao Wladimiro e grazie per il commento. Come ho già scritto a Maurizio ero consapevole che stavo scrivendo un testo con uno stile esterno e ormai demodè. Ma il fatto è che il tema mi ha ispirato questo tipo di immagine e che il raccontarla anzichè mostrarla è nato da un'esigenza (se mi passi il termine) emotiva che mi hafatto passare in secondo piano il fatto che ci trovassimo in un contest in cui certe scelte stilistiche sno legittimamente privilegiate. Sia qui che altrove mi sforzo di scrivere "immersivo" perchè anch'io ritengo che sia la forma espressiva che più si avvicina al linguaggio della realtà odierna e dei suoi meccanismi di mordi/fuggi. Ho letto il manuale di base del Duca e cerco di tenermi aggiornato sulla cosiddetta narratologia. Io stesso mi rendo conto di non poter leggere, ad esempio, i classici russi, con lo stesso disincanto con cui li leggevo quando avevo 14 anni. La società, la moda, e anche le esigenze di intrattenimento cambiano. Come dici tu, a cambiare è anche la letteratura.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#10 » giovedì 19 novembre 2020, 13:33

alexandra.fischer ha scritto:BLUES di Andrea Spinelli Tema centrato. E in che modo sottile. Blues è la Depressione. E hai anche usato il nomignolo che Winston Churchill, il quale ne soffrì per tutta la vita, benché alternata a euforia maniacale, utilizzava per definirla: “Il cane nero”. Mi piace come la personifichi, sotto le sembianze di questo cagnone che ruba la vita al protagonista e gli interessi (ragazze, fantacalcio, gite in camper con gli amici, il basket) e lo induce al tentato suicidio (meno male che il baffuto dottore di Traumatologia lo indirizza alla psichiatra Susanna, così, il Nostro riesce a domare il cagnone riducendolo alle dimensioni di un chihuahua e poi ne ridimensiona le forze a quelle di un peluche). Insomma, malgrado l’idea iniziale del Nostro, con quel cagnone lì non si rimorchia affatto. Ottima la scrittura. E anche lo spunto.


Ciao Alexandra, e grazie per aver apprezzato il racconto. Sì, ci hai preso! Il cane nero è proprio l'espressione con cui Churchill definiva il suo disagio interiore. Il racconto prende spunto proprio da questa immagine. Sono contento che ti sia piaciuta l'allegoria di questo cane nero.
A presto.

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Mauro Lenzi
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#11 » giovedì 19 novembre 2020, 23:33

Ciao Andrea,
Sono contento di commentarti, peccato che tu non potrai dire altrettanto! (Risata malvagia)
Tema: "non c'è mostro che non mi sia venuta voglia di accarezzare". Mi sembra che questo Blues sia un'altra cosa, mentre la traccia si riferisce, direi, a una pluralità di mostri e al piacere, o bisogno, di accarezzarli: mentre mi pare che alla fine qui sia più un'accettazione. Però era un tema difficile e, insomma, c'è un tentativo di andare in quella direzione.

Sugli aspetti generali credo di non avere granché da aggiungere rispetto a quanto ti ha detto chi mi ha preceduto.
Neppure io avrei capito da solo che parli della depressione. Con questa chiave di lettura, il racconto tocca le mie corde emotive. Ma per come è “raccontato”, ormai lo sai, continua a farlo da una certa distanza.

Alcuni passaggi hanno sollevato in me dei dubbi.

Uscendo a passeggio con Blues iniziai a vedere il mondo come attraverso una lastra di vetro: lì fuori tutti sembravano spassarsela, a parte me; le gite in camper con gli amici, il basket, il fantacalcio, la musica e tutte le altre cose che amavo fare, improvvisamente non destavano in me più alcun interesse
Questa parte l’ho erroneamente interpretata come un punto di forza, ricollegandola alla sensazione di vanto che la precedeva nella storia. Ho pensato che grazie a Blues avesse acquisito una filosofia più profonda di ciò che conta veramente nella vita, mentre gli altri pensano solo a spassarsela.

Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole
Questa non l’ho capita. :|

lui dal tavolo da pranzo passò a dormire nel mio letto, e mi rubò l’intimità, l’amore, il sonno;
Amore? Ma lui non era solo?

mi svegliava nel cuore della notte e mi abbaiava
Abbaiava… cosa? Qui mi sarei aspettato un messaggio particolare, non un fastidio generico. Anche solo un “mi abbaiava in faccia la mia inutilità” , per dire.

una dottoressa che si occupava dei casi come i miei
Di casi come il mio. Che ne dici?

Iniziai a tenere un diario, il che migliorò e di molto il mio umore. Ogni volta che scrivevo, mi scordavo della presenza del cane.
“Del cane” suona eccessivamente impersonale e mi pare un goffo tentativo di non ripetere Blues.

Ho incontrato una persona di recente e abbiamo cominciato a vederci.
“Una persona” lo trovo brutto, e in più mi priva di dettagli che a questo punto vorrei conoscere...



Pezzi che mi sono piaciuti particolarmente:

Avere un cane nero come Blues significa essere travolti da un’unica, immodificabile sensazione: una rabbia senza entusiasmo.

Lei era una donna con degli occhiali da vista quadrati e uno splendido sorriso.

E più correvo, più il cane nero faceva fatica a inseguirmi. Lo ritrovavo alla fine che mi aspettava davanti casa con la lingua a penzoloni e il fiato corto.

Perché ho capito che invece di fuggire è meglio accoglierli i problemi. Così spengo la luce e mi viene da stringerlo tra le braccia come farei con un morbido peluche.
Perché lui è e sarà sempre una parte di me. Ma non la più importante.



In un’ipotetica revisione questo racconto potrebbe nascere in mostrato dalla seduta con Susanna. In più curerei con attenzione i problemi che causa Blues dando un’idea netta di crescendo, che in parte c’è, ma credo andasse delineata un po’ di più.

Giudizio? Questo racconto mi lascia con quel senso di amaro che hai quando torni a casa da un appuntamento con “una persona” (tie!) che ti ha raccontato cose interessanti, e che ha anche saputo parlarti di sentimenti… ma sono rimasti lì, tra voi non è scattata una sintonia. E la serata si conclude come un commento di Agostino Langellotti: con un “peccato”.
In altre parole è un racconto che offrirebbe un bellissimo potenziale emotivo nel suo essere agrodolce, ma che è stato tutto raccontato, per cui ti rimane solo l’eco di quel sapore.
Per cui o lo riscrivi in show e mi fai vivere quelle emozioni veramente o me la lego al dito. ^^
Ormai ci tengo.

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KikaClemer
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#12 » venerdì 20 novembre 2020, 13:29

Carissimo Andrea,

dall’angolo “di luce e di ombra” al tuo “Blues”.
Non sono certa sia permesso commentare storie non assegnate al proprio gruppo, ma sono stata così contenta del tuo commento che ho voluto venire a cercare, nella lettura del tuo racconto, l’animo che lo ha generato.
Come avresti potuto non capirmi, tu che parli di un cane nero, grosso e pesante che non ti abbandona mai?
Piacevolmente stupita della veste che hai scelto di far indossare ad un argomento così delicato ed importante.
La lettura è per me scorrevole e mai banale.
Meriterebbe certamente molti più caratteri per poterti consentire di dare a questa storia la giusta gloria.
Sono grata alla tua sensibilità che velatamente cela le ombre del mondo senza averne apparentemente paura.
Grazie!

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Alfabri
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#13 » sabato 21 novembre 2020, 11:16

Ciao Andrea, piacere di leggerti e commentarti.
Vado controcorrente e ti dico che il tuo racconto mi è piaciuto così com'è.
E' vero, non c'è show ed è tutto tell, ma la verità è che l'unica chiave con cui avresti potuto comunicarci tutto quello che desideravi comunicarci (e con un po' di malizia, centrare il tema con le carezze finali al mostro, frutto della risoluzione della vicenda). Eppure è un racconto profondo, che riesce a tratteggiare con cura, e direi persino classe, una delle più gravi malattie dei nostri tempi moderni. Serve sicuramente una pazienza e uno sforzo intellettuale per calarsi nei panni del protagonista, ma fatto questo sforzo, la soddisfazione è massima, perchè non c'è una sola frase banale in questi 4000 caratteri; inoltre, dopo aver letto questo racconto, conosco molto meglio Andrea Spinelli di quanto non lo conoscessi prima, e credo che già questo sia un risultato non da poco per uno scrittore.
Aggiungo che se fossi partito dallo studio della psichiatra, difficilmente avresti potuto attraversare tutte le fasi della malattia, in particolare la guarigione, e il racconto ne sarebbe risultato "monco".
Complimenti e alla prossima!

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Dario17
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#14 » domenica 22 novembre 2020, 19:02

Il flusso narrativo da diario/confessione funziona, nulla da dire.
Magari qualche piccola pecca su alcune espressioni fiacche.
Un esempio:
"Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole."
La ripetizione è superflua e in questa forma ha poco senso seppur si ricolleghi alla frase prima.
Una volta svelato l'originale escamotage narrativo-figurativo sulla sovrapposizione di Blues come cane da compagnia/depressione patologica e rileggendo il primo paragrafo si incappa in una incoerenza a livello di plausibilità.
Il narratore parla del cane, ma come fa a considerarlo "un motivo di vanto, qualcosa da esibire, una scusa in più per invitare le ragazze a casa e convincerle a venire a letto con me."?
Si può dire una cosa del genere di un cane vero e su questo vuoi reggere il gioco "ingannevole" del testo, ma non della depressione di cui la voce narrante conosce benissimo la reale forma sebbene la animalizzi. Da quando in qua palesare una condizione del genere faccia aumentare il numero di rapporti sessuali di un uomo?
Le metafore successive sono più giuste e coerenti col messaggio che vuoi mandare.
Il buco di questo racconto è uno solo: il tema.
Non è rispettato.
Tralasciando il fatto che nel racconto il protagonista non accarezzi nemmeno una volta il cane metaforico ma al massimo lo stringe tra le braccia mentre dorme, il tema indica una chiara pluralità di mostri con cui bisogna avere a che fare ed è chiaro tramite la doppia negazione.
"Non c'è mostro che non mi sia venuta voglia di accarezzare" lascia intendere più rapporti con i mostri e non solo uno continuativo come accade nel tuo svolgimento.
E cacchiarola è proprio un peccato, perchè la tua idea mi è davvero piaciuta molto ed è stata una delle migliori del tuo gruppo.
Bastava moltiplicare i mostri: un cane un gatto e un criceto per la depressione, l'inappetenza e la solitudine. E dovevano essere accarezzati tramite la metafora.
Il mio è un esempio a cacchio ovviamente, solo per farmi capire.

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RobertMass
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#15 » martedì 24 novembre 2020, 0:02

Ciao, Andrea.
Ho letto il tuo racconto con molta fatica e questo costituisce sempre un limite per i miei sempre opinabili giudizi. Anche se alla fine ho intuito che non c'era nessun cane, che Blues era la sindrome depressiva del protagonista, sono stato fuorviato completamente dall'incipit della storia che parlava di un cane vero che poteva essere usato per rimorchiare le ragazze. Solo una FINTA depressione poteva fare altrettanto. Comunque la convivenza con questo malessere non è stata pacifica, anche se poi c'è stata una conclusione positiva che ha partorito un chihuahua. Qui il mostro della disforia non è mai stato accarezzato! Tema non centrato, secondo me!
A rileggerci.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#16 » martedì 24 novembre 2020, 11:12

Mauro Lenzi ha scritto:Ciao Andrea,
Sono contento di commentarti, peccato che tu non potrai dire altrettanto! (Risata malvagia)
Tema: "non c'è mostro che non mi sia venuta voglia di accarezzare". Mi sembra che questo Blues sia un'altra cosa, mentre la traccia si riferisce, direi, a una pluralità di mostri e al piacere, o bisogno, di accarezzarli: mentre mi pare che alla fine qui sia più un'accettazione. Però era un tema difficile e, insomma, c'è un tentativo di andare in quella direzione.

Sugli aspetti generali credo di non avere granché da aggiungere rispetto a quanto ti ha detto chi mi ha preceduto.
Neppure io avrei capito da solo che parli della depressione. Con questa chiave di lettura, il racconto tocca le mie corde emotive. Ma per come è “raccontato”, ormai lo sai, continua a farlo da una certa distanza.

Alcuni passaggi hanno sollevato in me dei dubbi.

Uscendo a passeggio con Blues iniziai a vedere il mondo come attraverso una lastra di vetro: lì fuori tutti sembravano spassarsela, a parte me; le gite in camper con gli amici, il basket, il fantacalcio, la musica e tutte le altre cose che amavo fare, improvvisamente non destavano in me più alcun interesse
Questa parte l’ho erroneamente interpretata come un punto di forza, ricollegandola alla sensazione di vanto che la precedeva nella storia. Ho pensato che grazie a Blues avesse acquisito una filosofia più profonda di ciò che conta veramente nella vita, mentre gli altri pensano solo a spassarsela.

Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole
Questa non l’ho capita. :|

lui dal tavolo da pranzo passò a dormire nel mio letto, e mi rubò l’intimità, l’amore, il sonno;
Amore? Ma lui non era solo?

mi svegliava nel cuore della notte e mi abbaiava
Abbaiava… cosa? Qui mi sarei aspettato un messaggio particolare, non un fastidio generico. Anche solo un “mi abbaiava in faccia la mia inutilità” , per dire.

una dottoressa che si occupava dei casi come i miei
Di casi come il mio. Che ne dici?

Iniziai a tenere un diario, il che migliorò e di molto il mio umore. Ogni volta che scrivevo, mi scordavo della presenza del cane.
“Del cane” suona eccessivamente impersonale e mi pare un goffo tentativo di non ripetere Blues.

Ho incontrato una persona di recente e abbiamo cominciato a vederci.
“Una persona” lo trovo brutto, e in più mi priva di dettagli che a questo punto vorrei conoscere...



Pezzi che mi sono piaciuti particolarmente:

Avere un cane nero come Blues significa essere travolti da un’unica, immodificabile sensazione: una rabbia senza entusiasmo.

Lei era una donna con degli occhiali da vista quadrati e uno splendido sorriso.

E più correvo, più il cane nero faceva fatica a inseguirmi. Lo ritrovavo alla fine che mi aspettava davanti casa con la lingua a penzoloni e il fiato corto.

Perché ho capito che invece di fuggire è meglio accoglierli i problemi. Così spengo la luce e mi viene da stringerlo tra le braccia come farei con un morbido peluche.
Perché lui è e sarà sempre una parte di me. Ma non la più importante.



In un’ipotetica revisione questo racconto potrebbe nascere in mostrato dalla seduta con Susanna. In più curerei con attenzione i problemi che causa Blues dando un’idea netta di crescendo, che in parte c’è, ma credo andasse delineata un po’ di più.

Giudizio? Questo racconto mi lascia con quel senso di amaro che hai quando torni a casa da un appuntamento con “una persona” (tie!) che ti ha raccontato cose interessanti, e che ha anche saputo parlarti di sentimenti… ma sono rimasti lì, tra voi non è scattata una sintonia. E la serata si conclude come un commento di Agostino Langellotti: con un “peccato”.
In altre parole è un racconto che offrirebbe un bellissimo potenziale emotivo nel suo essere agrodolce, ma che è stato tutto raccontato, per cui ti rimane solo l’eco di quel sapore.
Per cui o lo riscrivi in show e mi fai vivere quelle emozioni veramente o me la lego al dito. ^^
Ormai ci tengo.


Ciao Mauro, grazie per il commento molto approfondito.
Sì, "Blues" è un "raccontato" dall'inizio alla fine, una scelta stilisitica che con il passare dei giorni e delle riflessioni rifarei perchè il messaggio poteva essere veicolato solo in questo modo, ovvero attraverso una sorta di "racconto di formazione" che per approfondire la caduta e la rinascita del protagonista non poteva non descriverne l'intero corso, dalla genesi all'epilogo. Un messaggio che, certo, può anche non passare e non colpire per la forma diaristica di cui l'ho rivestito, ma tant'è, questo credo sia un rischio che ho voluto e, fondamentalmente, dovuto correre senza adottare alcuna strategia linguistica che lo rendesse più appettibile nella fruizione.
La tua metafora della cena la trovo piuttosto verosimile: si può mangiare anche a lume di candela, ma se non scatta la famosa CHIMICA (questione di accensione o no di una certa gamma di neurotrasmettitori, secondo me), non può scattare neanche il feeling. Questo vale anche nella scrittura dove la corrispondenza di vissuti - dello scrittore e del relativo lettore - può fare la differenza in un senso o nell'altro.
A presto e grazie ancora per la tua puntuale analisi.

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Mauro Lenzi
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#17 » martedì 24 novembre 2020, 11:34

Ciao Andrea, sì forse saresti riuscito a trasmettere qualcosa tramite delle micro scene, ma con un effetto molto frammentato. Forse con un flusso di coscienza (non sono molto esperto, ma penso di poter dire che non mi fa impazzire) al presente.
Ma è solo per dire. In ogni caso bella prova dello scrittore che è in te, complimenti ;)

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#18 » martedì 24 novembre 2020, 11:45

KikaClemer ha scritto:Carissimo Andrea,

dall’angolo “di luce e di ombra” al tuo “Blues”.
Non sono certa sia permesso commentare storie non assegnate al proprio gruppo, ma sono stata così contenta del tuo commento che ho voluto venire a cercare, nella lettura del tuo racconto, l’animo che lo ha generato.
Come avresti potuto non capirmi, tu che parli di un cane nero, grosso e pesante che non ti abbandona mai?
Piacevolmente stupita della veste che hai scelto di far indossare ad un argomento così delicato ed importante.
La lettura è per me scorrevole e mai banale.
Meriterebbe certamente molti più caratteri per poterti consentire di dare a questa storia la giusta gloria.
Sono grata alla tua sensibilità che velatamente cela le ombre del mondo senza averne apparentemente paura.
Grazie!


Ciao Francesca, e grazie per avermi letto nonostante non fossi tenuta a farlo. Mi ha fatto molto piacere. Penso che una cosa buona di questo contest (che esula dallo spirito della gara di cui è legittimamente portavoce) sia quella di mettere a contatto persone che, in ambiti e con presupposti diversi, hanno avuto e hanno delle esperienze speculari che in qualche modo le accomunano nella visione della vita oltre che nella forma espressiva (a volte inevitabilmente tormentata) con cui tendono a darne una rappresentazione.
Grazie per le buone parole che hai speso su "Blues" che in fondo è e rimane una confessione intima, anche se con l'ambizione di poter essere condivisa da più persone. La depressione rimane ancora un argomento tabù e qualcosa di cui vergognarsi per chi viene assorbito dal suo vortice. Io spero che in futuro, testimonianze anche più efficaci della mia servano a chiarire un equivoco che si cela sotto la radice del disagio che la genera: prima ancora che di depressione, io parlerei di eccesso di sensibilità.
Aspetto di leggerti anche in futuro, cara Francesca.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#19 » martedì 24 novembre 2020, 12:03

Alfabri ha scritto:Ciao Andrea, piacere di leggerti e commentarti.
Vado controcorrente e ti dico che il tuo racconto mi è piaciuto così com'è.
E' vero, non c'è show ed è tutto tell, ma la verità è che l'unica chiave con cui avresti potuto comunicarci tutto quello che desideravi comunicarci (e con un po' di malizia, centrare il tema con le carezze finali al mostro, frutto della risoluzione della vicenda). Eppure è un racconto profondo, che riesce a tratteggiare con cura, e direi persino classe, una delle più gravi malattie dei nostri tempi moderni. Serve sicuramente una pazienza e uno sforzo intellettuale per calarsi nei panni del protagonista, ma fatto questo sforzo, la soddisfazione è massima, perchè non c'è una sola frase banale in questi 4000 caratteri; inoltre, dopo aver letto questo racconto, conosco molto meglio Andrea Spinelli di quanto non lo conoscessi prima, e credo che già questo sia un risultato non da poco per uno scrittore.
Aggiungo che se fossi partito dallo studio della psichiatra, difficilmente avresti potuto attraversare tutte le fasi della malattia, in particolare la guarigione, e il racconto ne sarebbe risultato "monco".
Complimenti e alla prossima!


Ciao Fabrizio, ti ringrazio molto per quello che hai scritto. Riprendendo le tue parole, credo che la massima soddisfazione per un (aspirante) scrittore sia quella di comunicare una parte più o meno preponderante di sè a chi abbia la pazienza di leggerlo. Soprattutto quando quella parte sia fatta più di ombre che di luci. E' vero, o comunque di questo rimango convinto, che un buon testo sia quello in cui l'autore decide di "sparire" lasciando che sia la storia a parlare, ma è altrettanto vero che questa regola vale meramente sul piano stilistico. A mio avviso, pur attraverso il filtro di personaggi estranei a sè stesso e di vicende non autobiografiche, l'autore ha l'obbligo comunque mettersi in gioco nella narrazione mettendo in scena conflitti che lo riguardano o che lo hanno riguardato. Credo che questo sia l'unico modo per scrivere una storia vera.
"Una delle più gravi malattie dei nostri tempi moderni": cito questa tua frase perchè è il più bel complimento che tu potessi farmi. Niente più di questa osservazione poteva attribuire dignità e spessore a quanto sono riuscito a scrivere.
Grazie per il tuo commento molto "sentito", spero di poter ricambiare al più presto.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#20 » martedì 24 novembre 2020, 12:28

Dario17 ha scritto:Il flusso narrativo da diario/confessione funziona, nulla da dire.
Magari qualche piccola pecca su alcune espressioni fiacche.
Un esempio:
"Blues era un uragano, un uragano violento con nomi di donne lasciate da sole."
La ripetizione è superflua e in questa forma ha poco senso seppur si ricolleghi alla frase prima.
Una volta svelato l'originale escamotage narrativo-figurativo sulla sovrapposizione di Blues come cane da compagnia/depressione patologica e rileggendo il primo paragrafo si incappa in una incoerenza a livello di plausibilità.
Il narratore parla del cane, ma come fa a considerarlo "un motivo di vanto, qualcosa da esibire, una scusa in più per invitare le ragazze a casa e convincerle a venire a letto con me."?
Si può dire una cosa del genere di un cane vero e su questo vuoi reggere il gioco "ingannevole" del testo, ma non della depressione di cui la voce narrante conosce benissimo la reale forma sebbene la animalizzi. Da quando in qua palesare una condizione del genere faccia aumentare il numero di rapporti sessuali di un uomo?
Le metafore successive sono più giuste e coerenti col messaggio che vuoi mandare.
Il buco di questo racconto è uno solo: il tema.
Non è rispettato.
Tralasciando il fatto che nel racconto il protagonista non accarezzi nemmeno una volta il cane metaforico ma al massimo lo stringe tra le braccia mentre dorme, il tema indica una chiara pluralità di mostri con cui bisogna avere a che fare ed è chiaro tramite la doppia negazione.
"Non c'è mostro che non mi sia venuta voglia di accarezzare" lascia intendere più rapporti con i mostri e non solo uno continuativo come accade nel tuo svolgimento.
E cacchiarola è proprio un peccato, perchè la tua idea mi è davvero piaciuta molto ed è stata una delle migliori del tuo gruppo.
Bastava moltiplicare i mostri: un cane un gatto e un criceto per la depressione, l'inappetenza e la solitudine. E dovevano essere accarezzati tramite la metafora.
Il mio è un esempio a cacchio ovviamente, solo per farmi capire.


Ciao Dario, grazie per il commento molto dettagliato.
Provo a fornire un paio di controargomentazioni ai tuoi appunti: il tema a mio avviso è rispettato perchè non ho ravvisato il senso di pluralità che tu hai dato alla traccia. Si parla esplicitamente di mostro al singolare ma se anche volessimo dare un significato cumulativo a quel "non c'è mostro", secondo me questa locuzione può essere intesa non solo in senso quantitativo ma anche di ricorsività dell'evento, e cioè di un'esperienza che ci coinvolge in un lasso differito di tempo. Riguardo all'accarezzare/abbracciare credo che si tratti di due azioni naturalmente sovrapponibili: se abbracciamo una persona tendiamo istintivamente anche ad accarezzarla (sulla schiena, sul viso, sulle spalle). E in ogni caso ho inteso il verbo "accarezzare" anche in un senso lato, ossia come sinonimo di "accettare", "accogliere", "ammettere".
Riguardo al cane che dà al protagonista l'illusione di avere un motivo in più per avere successo con le donne, a mio avviso il fatto può essere considerato verosimile sia se leggi il racconto in chiave realistica sia sul piano dell'allegoria: è nel pensero comune l'idea (che poi magari non ha riscontro nella realtà) che avere un cane significa avere più possibilità di rimorchio.
Nella chiave dell'allegoria (qui capisco che il messaggio è più complesso e può non essere percepito) ti cito solo due casi di patologie cliniche: i depressi bipolari e i cosiddetti maniaci depressivi. Nella fase "up" di queste patologie il soggetto crede fermamente che il suo disagio lo renda speciale, e quindi più affascinante, e quindi più appetibile rispetto agli altri, salvo ricadere nella fase "down" nel momento in cui comprende che non è così. Ti assicuro che questo tipo di altalena emozionale è tipico dei casi che ti ho appena citato.
Grazie comunque per la tua analiasi dettagliata e per la possibilità di un confronto.

Andrea76
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#21 » martedì 24 novembre 2020, 12:38

RobertMass ha scritto:Ciao, Andrea.
Ho letto il tuo racconto con molta fatica e questo costituisce sempre un limite per i miei sempre opinabili giudizi. Anche se alla fine ho intuito che non c'era nessun cane, che Blues era la sindrome depressiva del protagonista, sono stato fuorviato completamente dall'incipit della storia che parlava di un cane vero che poteva essere usato per rimorchiare le ragazze. Solo una FINTA depressione poteva fare altrettanto. Comunque la convivenza con questo malessere non è stata pacifica, anche se poi c'è stata una conclusione positiva che ha partorito un chihuahua. Qui il mostro della disforia non è mai stato accarezzato! Tema non centrato, secondo me!
A rileggerci.


Ciao Roberto, mi spiace che il racconto ti sia risultato pesante nella lettura. Comprendo che lo stile che ho utilizzato possa risultare esterno rispetto ai fatti narrati e quindi non particolarmente coinvolgente. Non posso che accettare le tue sensazioni.
Mi limito solo a obiettare su due dei tuoi appunti e fornisco le stesse motivazioni che ho dato a Dario:
1) "un cane vero che poteva essere usato per rimorchiare le ragazze. Solo una FINTA depressione poteva fare altrettanto". Non è assolutamente una finta depressione. Gli stati "up" che fanno parte integrante di questo disagio portano a dei veri e propri deliri di onnipotenza, a cui fa seguito una caduta via via più dolorosa rispetto alle vette sempre più elevate verso cui quei deliri riescono a sospingerti.
2) "Qui il mostro della disforia non è mai stato accarezzato! Tema non centrato, secondo me!". Accarezzare e abbracciare sono due azioni piuttosto susseguenti l'una all'altra. In ogni caso se abbracci quasi sempre lo fai accarezzando l'altra persona. Continuo comunque a difendere la mia tesi che il verbo "accarezzare" può essere inteso anche in senso lato con l'idea di accoglienza e accettazione.
Grazie comunque per il tuo commento, a rileggerci.

SaraPerrone91
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#22 » mercoledì 25 novembre 2020, 0:06

Ciao, Andrea!
Il tema mi sembra centrato; ho dovuto rileggere il racconto una volta prima di capirlo appieno, di comprendere che non si trattava di un cane in carne ed ossa ma di una rappresentazione della depressione. Con questa consapevolezza, ho potuto apprezzarlo molto di più.
Detto ciò, devo dire che hai colto molto bene gli aspetti della depressione: hai descritto molto bene ciò che le persone provano in questa condizione e l’associazione a Blues è un pugno nello stomaco. Normalmente ad un animale domestico associamo affetto e tenerezza.
Ho apprezzato molto anche la fase della guarigione e il non voler abbandonare completamente Blues: è comunque un qualcosa che ha reso il protagonista la persona che è, ed è un bel messaggio da trasmettere,
A presto,
Sara

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antico
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Re: Blues, di Andrea Spinelli

Messaggio#23 » mercoledì 2 dicembre 2020, 17:31

Non c'è dubbio che il racconto sia uscito quasi esattamente come lo avevi immaginato e pianificato e questo è assolutamente un pregio. Ho però rilevato due problematiche che non mi hanno convinto: 1) il tema non mi sembra preso in pieno, ma in tanti lo avete interpretato di striscio in questa edizione e 2) nel tuo sviare il lettore insierisci degli indizi non coerenti con la depressione, o perlomeno non secondo quella che è la percezione derivante dal mio vissuto di persona che non ha conoscenza diretta della problematica. Riassumendo e concludendo, sicuramente un pollice tendente verso l'alto che non va oltre per mio mero gusto personale. In classifica finisci davanti ai pari votati racconti di Lauro e Magni proprio per la coerenza interna del racconto, molto in linea con quelle che erano li intenzioni iniziali.

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