Il lago

Appuntamento fissato per lunedì 16 novembre dalle 21.00 all'una con un tema di Scilla Bonfiglioli!
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GiulianoCannoletta
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Il lago

Messaggio#1 » lunedì 16 novembre 2020, 23:33

La brezza notturna mugolava fra i rami degli alberi, ma era sulle rive del laghetto, dove non trovava ostacoli, che si faceva più fredda. Eva si strinse le gambe ancora più forte, portando la testa fra le ginocchia, mentre i peletti delle braccia nude si rizzavano nel sussulto dell’ennesimo brivido.
Il parco era chiuso la sera, ma Eva conosceva un altro modo per entrare, un buco nella recinzione che più di una volta le aveva permesso di trascorrere qualche ora su quella riva, cullandosi nell’assoluta solitudine della notte. E in quel momento ne aveva davvero bisogno.
Soffocò un singhiozzo mentre cercava di controllare i tremori del corpo. Avrebbe dovuto vestirsi di più; ma non era il freddo a scuoterla a quella maniera.
“Ciao ragazza. Perché piangi?”
Eva sussultò, stranita, e sollevò il capo. Non c’era nessuno vicino a lei; la voce sembrava giungere dal lago.
“Sono qui.”
La ragazza aguzzò la vista verso lo specchio d’acqua, approfittando del tenue riflesso giallo della luna, unico spiraglio luminoso in quella distesa scura. Riuscì a individuare la provenienza della voce; una forma contorta si muoveva lentamente nella sua direzione.
“Chi sei?” Non aveva paura; era solo curiosa.
La figura si avvicinò alla riva; dal pelo dell’acqua emerse uno strano personaggio. Dalle dimensioni poteva sembrare un bambino, ma quando le fu abbastanza vicino, Eva notò i suoi lineamenti grotteschi, la bocca larga, gli occhi gonfi e tondi ai lati della testa, i capelli arruffati come un cespuglio di alghe.
“Non ho un nome.” Lo strano figuro si fermò a qualche metro da lei, senza uscire del tutto dall’acqua. “C’è chi mi chiamerebbe mostro.”
La ragazza rimase qualche istante in silenzio a fissarlo.
“Ti ho scrutato di nascosto per tutta la sera, lì, sola sulla riva. Anch’io sono solo, ho pensato che…”
Il mostro si zittì. “Scusa, non è stata una buona idea.”
Fece per tornare sott’acqua.
“Aspetta.” Eva allungò un braccio verso di lui. “Torna qui.”
Il mostro si fermò a guardarla; poi si mosse piano verso di lei.
“Posso toccarti?” Eva allungò le dita, mentre la creatura i avvicinava. “Ho voglia di accarezzarti.”
“Non ti faccio paura?”
“Un po’. Ma sono abituata ai mostri.”
L’esserino era ormai accanto a lei. Tese i polpastrelli fino a sfiorarlo, lo sentì fremere al contatto. La pelle era viscida, ma piacevole al tatto; neanche troppo fredda, nonostante provenisse dalle acque del lago.
“Ai mostri non resisto. Sembra quasi che sia io a cercarli.”
Eva lo avvicinò a sé, fino ad abbracciarlo; l’esserino iniziò a sua volta ad accarezzarle la pelle.
“Probabilmente sono i mostri l’unica cosa che mi merito.”
“È stato un mostro a farti questo?” La creatura mosse un dito viscido, con delicatezza, sfiorandole la macchia violacea lungo lo zigomo; il livido si era ormai allargato dall’occhio fino a invadere la parte sinistra del viso.
“E questi? Sono opera di altri mostri?” Le sollevò leggermente un braccio fino a che la luce della luna non rese visibili i fori sulle vene gonfie e nere.
Eva non rispose; gli occhi si riempirono di nuovo di lacrime.
“Conosco un posto.” La creatura riprese ad accarezzarle dolcemente il viso. “Un posto dove gli altri mostri non potranno mai prenderti. Vuoi seguirmi?”
La ragazza lo fissò per qualche secondo in silenzio prima di rispondere.

L’agente Bianchi sentì i passi pesanti e il puzzo di fumo alle sue spalle; distolse gli occhi dal cadavere e li posò sul corpulento commissario appena giunto sulla scena.
“Cosa abbiamo qui?” Il commissario Zanetti sputò una nuvoletta di fumo nella sua direzione.
“Eva Nenni; una tossicodipendente della zona. Morta affogata.”
Il commissario si sporse verso di lei.
“È piena di lividi.”
“È stato il fidanzato. È stato arrestato ieri sera, la stava riempendo di botte. Sono stati i vicini a chiamare la polizia.” L’agente Bianchi si sforzò di ricordare tutti i dettagli che aveva raccolto in mattinata. “Poi la ragazza è venuta qui, si è fatta una dose e si è tuffata in acqua.”
“Perfetto; il caso è già risolto. Adoro i suicidi, ci fanno risparmiare un sacco di tempo.”
Il commissario Zanetti buttò il mozzicone in terra, a pochi centimetri dal viso della ragazza e lo spense col piede.
<Quell’uomo è un mostro>, pensò Bianchi mentre il commissario si allontanava.



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antico
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Re: Il lago

Messaggio#2 » lunedì 16 novembre 2020, 23:37

Ciao Giuliano e benvenuto nell'Arena! Caratteri e tempo ok, buona SCILLA BONFIGLIOLI EDITION! Ps: se ancora non ci sei, ti consiglio di entrare nel gruppo fb di Minuti Contati ;)

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antico
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Re: Il lago

Messaggio#3 » lunedì 16 novembre 2020, 23:37

Visto ora che sei già nel gruppo ;)

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#4 » lunedì 16 novembre 2020, 23:48

Ciao! Sì, al gruppo fb sono già iscritto.
Grazie per l'accoglienza :)

Giuliano

alexandra.fischer
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Re: Il lago

Messaggio#5 » martedì 17 novembre 2020, 8:58

IL LAGO di Giuliano Cannoletta Tema centrato. La povera Eva muore per via dei troppi mostri che l’hanno portata al lago di notte (la droga pesante e il fidanzato violento). Io trovo che sia mostro anche il Commissario Zanetti: per lui è un semplice caso di suicidio da overdose di routine, e sembra di vederlo mentre si frega le mani all’idea del lavoro risparmiato. Mostri il suo cinismo con maestria (vedi la sigaretta schiacciata accanto al corpo senza vita di Eva). Il mostricino del lago, invece, pur nella sua bruttezza da bambino annegato e rimasto troppo a lungo nell’acqua, ha un che di poetico e si dimostra affettuoso nei riguardi di Eva dopo che lo ha accarezzato. Per me simboleggia una guida dell’aldilà.

Attento alla virgolettatura della frase: Quell’uomo è un mostro.
Meglio usare i trattini o i caporali (li trovi in Inserisci Simboli di Word).
Rivedrei la frase a proposito del fidanzato arrestato, così: «E’ stato il fidanzato, arrestato ieri sera dopo averla riempita di botte.»

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MentisKarakorum
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Re: Il lago

Messaggio#6 » martedì 17 novembre 2020, 19:17

Ciao Giuliano, piacere di leggerti. Subito dopo le prime righe mi accorgo che per i miei gusti il tuo stile è un pochino acerbo. Spezzi le frasi in molti segmenti usando virgole che magari non servono, usi il narratore onnisciente che per definizione è il narratore più facile per chi scrive ma il più difficile per chi legge, e fai qualche errore qua e là: fai mugolare il vento (per quanto “mugolare” sia un verbo un po’ ardito per il vento, non riesco proprio a figurarmi il suono che descrivi); a metà racconto descrivi dei colori (le macchie violacee delle cicatrici) anche se l’azione si svolge di notte.
La frase finale mi confonde, cosa vuol dire che anche il commissario è un mostro? Cosa aggiunge alla trama e al contesto? Forse avresti potuto concludere in altro modo, facendo provare più odio per il commissario e più empatia per Eva, che ne so: il commissario che tocca la testa della ragazza con la scarpa per girarla e guardarla in faccia.
Insomma, sebbene la trama e l’idea mi siano piaciute, ti consiglio di curare un pochino di più il tuo stile per rendere ciò che scrivi più immediato e leggibile. Spero di rileggere un tuo lavoro, alla prossima!

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#7 » mercoledì 18 novembre 2020, 9:45

Ciao Alexandra, ciao Matteo, grazie per le vostre osservazioni e i vostri consigli.
Riguardo alla frase finale: Eva si sente responsabile dei mostri presenti nella sua vita, ma ce ne sono altri, come l'indifferenza e il cinismo, che non dipendono da lei.
Grazie ancora!

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maurizio.ferrero
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Re: Il lago

Messaggio#8 » giovedì 19 novembre 2020, 20:59

Ciao Giuliano, e benvenuto nell'Arena!

Ho trovato il tuo racconto interessante e ben costruito. Un altro utente del tuo girone ha avuto un'idea molto simile (ovvero trattare la droga come un "mostro da accarezzare"), ma tu sei riuscita a gestirla molto meglio, impostando una scena delicata e allo stesso tempo triste nel finale. I dialoghi sono ben costruiti e la storia ha il potere di cullarti fino a quasi alla conclusione.
Dico "quasi" perché il pezzo finale, con il commissario cinico che commenta l'accaduto, mi ha spezzato un po' la magia che fino a quel momento si era creata. Ha l'effetto di dare un bel colpo allo stomaco del lettore, ma spezza tanto l'emozione che era venuta a crearsi fino a quel momento.
In ogni caso è un buon lavoro, e il tema è ovviamente centrato.

A presto!

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Alfabri
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Re: Il lago

Messaggio#9 » sabato 21 novembre 2020, 12:33

Ciao Giuliano piacere di leggerti e di commentarti!
Mi accodo al commento di Maurizio, questo è un bel racconto. Diciamo che le prime righe erano in parte evitabili, ma poi con l'apparizione del mostro la vicenda si delinea con la necessaria calma e delicatezza. La vita di questa ragazza è soffocata da mostri: il ragazzo, la droga. A posteriori, anche il cinico commissario. L'unico mostro che la riesce a consolare, è quello del suicidio. Un racconto denso di significato, misurato nello stile e nei toni, cupo ed emozionante al punto giusto.
Per me risultato centrato, complimenti.
Alla prossima!

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Dario17
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Re: Il lago

Messaggio#10 » domenica 22 novembre 2020, 19:04

L'approccio favolistico della prima parte non è una cattiva idea, sebbene i soggetti in questione e lo sviluppo successivo scadano un po' nel banale. È tutto troppo facile ed etereo, quasi a comando. Non era meglio fargli scambiare inizialmente la visione del mostro acquatico come conseguenza delle droghe?
Per coincidenza il racconto è finito insieme ad uno che tratta più o meno gli stessi temi.
Esce una specie di Kappa (o almeno l'ho immaginato così) benigno dall'acqua e la protagonista non si spaventa? Paragona l'attrattività che gli suscitano gli uomini violenti a quella di mostri marini mai visti in vita?
"Soffocò un singhiozzo mentre cercava di controllare i tremori del corpo. Avrebbe dovuto vestirsi di più; ma non era il freddo a scuoterla a quella maniera."
Se non è il freddo a scuoterla, perchè rimugina sul fatto di essere troppo poco vestita?
Il tremare di paura o di rabbia anzichè di freddo è un po' un clichè.
Sullo stile vi è un solo problema ma continuativo per tutta la prosa: tendi a fare periodi lunghi e spezzettarli con virgole quasi equidistanti. Stila frasi corte e lunghe a seconda delle necessità.
L'agente e il commissario sbucano fuori per lo spiegone di turno molto facilone, affossando il finale.
In definitiva non è un brutto racconto, il dialogo è discreto e ha il suo perchè.
Va ritoccato, però.

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Mauro Lenzi
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Re: Il lago

Messaggio#11 » domenica 22 novembre 2020, 23:57

Ciao Giuliano.
Tema ok e non era facile. Bella la storia, per me con le giuste dosi di disperazione e tenerezza.
Come ti è già stato fatto notare, la narrazione onniscente rappresenta un problema. Le emozioni, punto di forza de "Il lago" sarebbero più potenti se il lettore potesse immergersi completamente nelle sensazioni di Eva.
Questo però ti porterebbe a un secondo problema: la struttura così come è stata concepita, con la protagonista che muore e la storia che va avanti, passando a un altro punto di vista. Questo spezzerebbe l'immersività che hai faticosamente creato, e ti porterebbe al dover ripensare il finale della storia, se vuoi catturare chi ti legge dall'inizio alla fine. Nel caso volessi ragguagli ci sono testi gratuiti dove approfondire.

Nota in questo passaggio come non sia chiaro chi parla.

Eva lo avvicinò a sé, fino ad abbracciarlo; l’esserino iniziò a sua volta ad accarezzarle la pelle.
“Probabilmente sono i mostri l’unica cosa che mi merito.”


Si capisce perché la frase riprende la battuta precedente di Eva, eppure l'ultimo a compiere l'azione precedente a questa battuta è il mostriciattolo, per cui sembra sia stato lu ia parlare.

Riguardo il mostro, non so se era voluto, ma la tenerezza che suscita dalle sue battute e dalle reazioni di Eva non sono riuscito a conciliarla col senso di ripugnanza che mi evocava.
Inoltre dalla reazione così tranquilla di Eva, ho pensato che lei fosse veramente avvezza ai mostri. Dopo ho capito che si riferiva a un genere molto più umano.

Spero di averti fornito qualche spunto di miglioramento. Stilistico, come vedi, perché la storia in sé è bella e l'hai saputa trattare bene. Il finale è un'insidia, però capita nei racconti in cui la voce deve passare a un altro personaggio. Mi domando come sarebbe stato vivere la scena ancora dal punto di vista di Eva.
Spero di rileggerti, coltiva la tua scrittura perché l'estro si è visto e ti faccio i miei complimenti.

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#12 » lunedì 23 novembre 2020, 9:53

maurizio.ferrero ha scritto:Ciao Giuliano, e benvenuto nell'Arena!

Ho trovato il tuo racconto interessante e ben costruito. Un altro utente del tuo girone ha avuto un'idea molto simile (ovvero trattare la droga come un "mostro da accarezzare"), ma tu sei riuscita a gestirla molto meglio, impostando una scena delicata e allo stesso tempo triste nel finale. I dialoghi sono ben costruiti e la storia ha il potere di cullarti fino a quasi alla conclusione.
Dico "quasi" perché il pezzo finale, con il commissario cinico che commenta l'accaduto, mi ha spezzato un po' la magia che fino a quel momento si era creata. Ha l'effetto di dare un bel colpo allo stomaco del lettore, ma spezza tanto l'emozione che era venuta a crearsi fino a quel momento.
In ogni caso è un buon lavoro, e il tema è ovviamente centrato.

A presto!


Ciao Maurizio, grazie per il commento. Il passaggio finale aveva l'obiettivo di segnare lo scarto tra la morte vista come liberazione e la sua reale brutalità. Sapevo che il cambio di mood sarebbe potuto risultare indigesto, ma mi sono assunto il rischio.
Grazie ancora!
Giuliano

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#13 » lunedì 23 novembre 2020, 9:59

Alfabri ha scritto:Ciao Giuliano piacere di leggerti e di commentarti!
Mi accodo al commento di Maurizio, questo è un bel racconto. Diciamo che le prime righe erano in parte evitabili, ma poi con l'apparizione del mostro la vicenda si delinea con la necessaria calma e delicatezza. La vita di questa ragazza è soffocata da mostri: il ragazzo, la droga. A posteriori, anche il cinico commissario. L'unico mostro che la riesce a consolare, è quello del suicidio. Un racconto denso di significato, misurato nello stile e nei toni, cupo ed emozionante al punto giusto.
Per me risultato centrato, complimenti.
Alla prossima!


Ciao Fabrizio, grazie per il commento!
È vero, le prime righe paiono un po' un incipit per creare l'atmosfera, a bocce ferme le riscriverei diverse!
Grazie ancora!

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#14 » lunedì 23 novembre 2020, 10:06

Dario17 ha scritto:L'approccio favolistico della prima parte non è una cattiva idea, sebbene i soggetti in questione e lo sviluppo successivo scadano un po' nel banale. È tutto troppo facile ed etereo, quasi a comando. Non era meglio fargli scambiare inizialmente la visione del mostro acquatico come conseguenza delle droghe?
Per coincidenza il racconto è finito insieme ad uno che tratta più o meno gli stessi temi.
Esce una specie di Kappa (o almeno l'ho immaginato così) benigno dall'acqua e la protagonista non si spaventa? Paragona l'attrattività che gli suscitano gli uomini violenti a quella di mostri marini mai visti in vita?
"Soffocò un singhiozzo mentre cercava di controllare i tremori del corpo. Avrebbe dovuto vestirsi di più; ma non era il freddo a scuoterla a quella maniera."
Se non è il freddo a scuoterla, perchè rimugina sul fatto di essere troppo poco vestita?
Il tremare di paura o di rabbia anzichè di freddo è un po' un clichè.
Sullo stile vi è un solo problema ma continuativo per tutta la prosa: tendi a fare periodi lunghi e spezzettarli con virgole quasi equidistanti. Stila frasi corte e lunghe a seconda delle necessità.
L'agente e il commissario sbucano fuori per lo spiegone di turno molto facilone, affossando il finale.
In definitiva non è un brutto racconto, il dialogo è discreto e ha il suo perchè.
Va ritoccato, però.


Ciao Dario e grazie per il commento! Hai evidenziato una serie di debolezze del racconto di cui ho preso nota, soprattutto riguardo alla costruzione delle frasi, aspetto su cui devo senza dubbio migliorare.
A presto!

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Re: Il lago

Messaggio#15 » lunedì 23 novembre 2020, 10:14

Mauro Lenzi ha scritto:Ciao Giuliano.
Tema ok e non era facile. Bella la storia, per me con le giuste dosi di disperazione e tenerezza.
Come ti è già stato fatto notare, la narrazione onniscente rappresenta un problema. Le emozioni, punto di forza de "Il lago" sarebbero più potenti se il lettore potesse immergersi completamente nelle sensazioni di Eva.
Questo però ti porterebbe a un secondo problema: la struttura così come è stata concepita, con la protagonista che muore e la storia che va avanti, passando a un altro punto di vista. Questo spezzerebbe l'immersività che hai faticosamente creato, e ti porterebbe al dover ripensare il finale della storia, se vuoi catturare chi ti legge dall'inizio alla fine. Nel caso volessi ragguagli ci sono testi gratuiti dove approfondire.

Nota in questo passaggio come non sia chiaro chi parla.

Eva lo avvicinò a sé, fino ad abbracciarlo; l’esserino iniziò a sua volta ad accarezzarle la pelle.
“Probabilmente sono i mostri l’unica cosa che mi merito.”


Si capisce perché la frase riprende la battuta precedente di Eva, eppure l'ultimo a compiere l'azione precedente a questa battuta è il mostriciattolo, per cui sembra sia stato lu ia parlare.

Riguardo il mostro, non so se era voluto, ma la tenerezza che suscita dalle sue battute e dalle reazioni di Eva non sono riuscito a conciliarla col senso di ripugnanza che mi evocava.
Inoltre dalla reazione così tranquilla di Eva, ho pensato che lei fosse veramente avvezza ai mostri. Dopo ho capito che si riferiva a un genere molto più umano.

Spero di averti fornito qualche spunto di miglioramento. Stilistico, come vedi, perché la storia in sé è bella e l'hai saputa trattare bene. Il finale è un'insidia, però capita nei racconti in cui la voce deve passare a un altro personaggio. Mi domando come sarebbe stato vivere la scena ancora dal punto di vista di Eva.
Spero di rileggerti, coltiva la tua scrittura perché l'estro si è visto e ti faccio i miei complimenti.


Ciao Mauro, grazie per il commento preciso e dettagliato.
La mia idea era di dividere la narrazione in due parti, la prima filtrata dal pdv di Eva, che vedeva il mostro del suicidio quasi come una dolce liberazione, l'altra dal pdv dell'agente per osservare la morte nella sua cinica brutalità.
Rileggendo mi rendo conto che, soprattutto la prima parte, pare distaccata ed "esterna", oltre ad alcuni scivoloni veri e propri sul pdv.
Grazie ancora! A rileggerci presto!

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wladimiro.borchi
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Re: Il lago

Messaggio#16 » lunedì 23 novembre 2020, 13:42

Ciao Giuliano,
ancora un racconto con il "mostro" droga.
Bellissima tutta la prima parte, fino al momento in cui la ragazza viene "portata" dove i mostri (sia il fidanzato manesco, sia la droga) non potranno più trovarla.
La seconda parte, oltre a essere uno spiegone inutile (è chiaro che il posto in cui Eva verrà portata non è niente di terreno), rompe la magia che eri riuscito abilmente a costruire nel rapporto tra la protagonista e la creatura.
Anche in quella prima parte, forse, ci sono una serie di passaggi che avresti potuto approfondire di più, gestendo un po' più accuratamente il passaggio tra lo spaesamento iniziale di Eva, forse la sua paura, fino all'attrazione per la creatura. Lì i passaggi sono stati un po' troppo repentini, almeno a gusto mio.
Eliminerei del tutto la parte con gli sbirri e sfrutterei i caratteri avanzati per curare il passaggio fra le varie sensazioni e determinazioni di Eva.
A rileggerci presto.
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RobertMass
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Re: Il lago

Messaggio#17 » lunedì 23 novembre 2020, 22:34

Ciao Giuliano.
Originale e nello stesso tempo delicato racconto sulla droga, aggettivi che non sempre compaiono in un commento su questo tema. Il mostro è proprio la droga ma il finale ( che io ho apprezzato) insinua che nella società, che bolla i drogati di essere mostri, esiste qualche altro mostro: l'uomo senza cuore che non ha senso né di legge né di giustizia. Le ardite espressioni non gradite ad alcuni sono per me accettabili. Se il vento fischia può anche mugolare. Rinvio tranquillamente al dizionario! Bella prova! A rileggerci!

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#18 » martedì 24 novembre 2020, 9:53

wladimiro.borchi ha scritto:Ciao Giuliano,
ancora un racconto con il "mostro" droga.
Bellissima tutta la prima parte, fino al momento in cui la ragazza viene "portata" dove i mostri (sia il fidanzato manesco, sia la droga) non potranno più trovarla.
La seconda parte, oltre a essere uno spiegone inutile (è chiaro che il posto in cui Eva verrà portata non è niente di terreno), rompe la magia che eri riuscito abilmente a costruire nel rapporto tra la protagonista e la creatura.
Anche in quella prima parte, forse, ci sono una serie di passaggi che avresti potuto approfondire di più, gestendo un po' più accuratamente il passaggio tra lo spaesamento iniziale di Eva, forse la sua paura, fino all'attrazione per la creatura. Lì i passaggi sono stati un po' troppo repentini, almeno a gusto mio.
Eliminerei del tutto la parte con gli sbirri e sfrutterei i caratteri avanzati per curare il passaggio fra le varie sensazioni e determinazioni di Eva.
A rileggerci presto.
W


Ciao Wladimiro grazie per il commento. Non sei l'unico ad aver evidenziato qualche problema sul finale, mi pare evidente che avrei dovuto gestirlo meglio. Mi sembrava importante evidenziare la tragicità e la brutalità dell'epilogo e non lasciarlo solo all'interpretazione della fragile protagonista che vede la morte quasi come qualcosa di salvifico.
Grazie ancora, a presto!

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GiulianoCannoletta
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Re: Il lago

Messaggio#19 » martedì 24 novembre 2020, 9:54

RobertMass ha scritto:Ciao Giuliano.
Originale e nello stesso tempo delicato racconto sulla droga, aggettivi che non sempre compaiono in un commento su questo tema. Il mostro è proprio la droga ma il finale ( che io ho apprezzato) insinua che nella società, che bolla i drogati di essere mostri, esiste qualche altro mostro: l'uomo senza cuore che non ha senso né di legge né di giustizia. Le ardite espressioni non gradite ad alcuni sono per me accettabili. Se il vento fischia può anche mugolare. Rinvio tranquillamente al dizionario! Bella prova! A rileggerci!


Ciao Roberto grazie per il commento, sono contento che ti sia piaciuto il racconto e anche il finale in cui ho rotto un po' l'atmosfera.
A presto!

SaraPerrone91
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Re: Il lago

Messaggio#20 » mercoledì 25 novembre 2020, 22:22

Ciao, Giuliano!
Trovo che tu abbia rispettato molto bene il tema della sfida.
Il racconto si dipana senza particolari intoppi e ci fa calare in un'atmosfera surreale, da racconto fantastico: abbiamo Eva, questa ragazza sola e ferita, e quello che potremmo definire un mostro, ma che in realtà sembra volerla solo aiutare.
Poi, però, il paragrafo finale ci catapulta nella realtà; Eva è morta annegata, è una tossicodipendente che vive una relazione malsana e il lettore resta con un dubbio. La parte iniziale è dovuta ad un elemento sovrannaturale oppure si tratta soltanto di un delirio indotto dagli stupefacenti?
Ecco, ho apprezzato proprio questo, nel tuo racconto. E anche il fatto che il vero mostro non fosse "il mostro del lago", ma il fidanzato di Eva, la quale forse ha trovato pace.
Mi è piaciuto molto.
Sara

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antico
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Re: Il lago

Messaggio#21 » mercoledì 2 dicembre 2020, 18:18

Fino allo stacco era da pollice su con l'unica pecca di un riferimento poco concreto della ragazza ai mostri della sua vita, mi è sembrato un pelo forzato per andare verso il tema. Pessima la parte finale: ok il creare una situazione che mettesse in chiaro la drammaticità dell'accaduto, ma si dilunga troppo e la frase finale è inutile e dannosa. In fase di riscrittura ci starebbe qualcuno che guardasse la superficie del lago... No, nessun riferimento al mostro, va benissimo che non riappaia, ma un qualcosa che ci ricordi che è lì che osserva ci andrebbe perché, fondamentalmente, questo è un racconto horror e come tale devi trattarlo. Concludendo: per me un pollice tendente verso l'alto che piazzo davanti a tutti gli altri racconti pari votati del gruppo per quella splendida prima parte, che poi è il settanta percento del testo.

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