Il frutto proibito

Appuntamento fissato per lunedì 16 novembre dalle 21.00 all'una con un tema di Scilla Bonfiglioli!
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Puch89
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Il frutto proibito

Messaggio#1 » martedì 17 novembre 2020, 0:41

Il frutto proibito
di Alessio Magno



La caccia era stata grama negli ultimi tempi.
Era passato così tanto dall’ultima volta, aveva quasi dimenticato cosa si provasse. Quell’adrenalina, quello spasmodico e vorace senso di giustizia rimasto fin troppo a digiuno. Poi finalmente, ne aveva trovato un altro. Per sua grazia era tornato il tempo di banchettare.
Aprì il portabagagli della station vagon curandosi con attenzione di non essere vista, ne tirò fuori un grosso sacco nero satinato. Il mostro pesava più di quanto le sue spalle potessero normalmente sopportare, ma si appellò a tutta la collera che possedeva per trascinarselo fino allo scantinato. Gli altri avrebbero avuto presto un nuovo compagno.
Era felice per loro. In fondo gli permetteva di condividere il loro dolore, una condivisione mascherata da sollievo, che in realtà non faceva altro che amplificarlo. Per questo ne era felice.
Girò a fatica il chiavistello arrugginito, la luce soffusa dei lampioni inondò per un istante una lunga scalinata, prima di spegnersi dietro il tonfo della porticina in ferro battuto. Un silenzio ovattato lambiva le pareti umide, interrotto solo un sinistro gocciolio di una qualche tubatura di scolo. C’era un terribile odore di muffa lì sotto, ma nulla a che vedere rispetto a quello che si respirava una volta oltrepassata la seconda porta.
Lo scantinato era saturo di esalazioni fetide che lasciavano in bocca un sapore amaro come fiele, ma a lei quel sapore piaceva. Alimentava quel suo senso di giustizia, le ricordava quanto fosse importante ciò che faceva. Respirò a pieni polmoni. Era estatica.
«Dio sia lodato.»
Il grosso sacco nero mugugnò agitandosi appena. Gli mollò un calcio all’altezza delle costole. O del volto, al buio non ne era certa.
«Fai silenzio, mostro!»
Gli assestò un altro calcio, poi cercò l’interruttore. Si accese una luce fredda, asettica, simile a quella delle sale operatorie. E proprio un vecchio tavolo operatorio, incrostato di sangue rappreso, sostava al centro della stanza.
Echeggiò un flebile rumore di catene. Altri mugolii, colpi di tosse, respiri rantolanti. Non provenivano dal sacco, ma da grosse gabbie. I numerosi ospiti all’interno erano alla stregua tra la vita e la morte, riversi sul pavimento gelido. Nudi e lerci, tra feci e urina stantia.
«Fate silenzio anche voi!» urlò senza degnarli di uno sguardo. «Vi ho per caso dato il permesso di fiatare?»
Sciolse il nodo del sacco e ci infilò le braccia dentro. Afferrò il mostro da sotto le spalle e con una certa fatica lo distese sul tavolo, legandolo con dei grossi lacci di cuoio. Era ancora stordito dalle botte e dalla massiccia dose di tranquillante. Frugò in un cassettino. Afferrò un bisturi consunto ma dalla lama ancora ben affilata.
Perse qualche secondo per studiare il mostro, rimirandolo con sguardo febbrile. Si leccò le labbra eccitata, baciò la croce che portava al collo, poi iniziò.
Recise i tendini delle caviglie, delle ginocchia e delle braccia. Tagli netti e precisi nei punti esatti. Tamponò il sangue, poi continuò. Si aiutò con una pinza per recidere la lingua, poi giunse al momento che preferiva di più.
Un sorriso perverso si dipinse sulla bocca sgraziata. Carezzò il mostro sul volto ispido, poi sussurrò:
«Il serpente... non si insidierà più. Non coglierà più alcun frutto proibito. Mai più.»
Un piacere perverso la avvolse, un piacere che nutriva il mostro, non quello sul tavolo operatorio, ma quello celato dentro di lei. Lo coccolava, lo carezzava come aveva fatto con lui. Era un atto religioso. Si fece il segno della croce.
«Questo è per Eva.»
Lo evirò in un gesto plateale.
Contemplò in silenzio quel momento, ne assaporò ogni frenetico istante. La sua vendetta si era compiuta, si compiva tutte le volte che ne trovava uno. Ma non era abbastanza, non lo era mai. Doveva trovarli tutti, tutti quelli che poteva. Ciò che era accaduto a sua figlia non doveva più ripetersi. Nessun’altra madre doveva soffrire come lei.
Volse lo sguardo disgustato ai suoi prigionieri, tutti i mostri che era riuscita a trovare nell’ultimo anno.
Si rispecchiò in loro in un istante di lucidità. Sapeva di aver perso la sua umanità, di essere divenuta un mostro anche lei. Non se ne vergognava, ne era anzi orgogliosa.
Gettò gli scarti a terra, vicino le gabbie.
«La cena.»



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antico
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#2 » martedì 17 novembre 2020, 0:47

Ciao Alessio! Tutto ok con caratteri e tempo! Buona SCILLA BONFIGLIOLI EDITION!

alexandra.fischer
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#3 » martedì 17 novembre 2020, 8:00

IL FRUTTO PROIBITO di Alessio Magno Tema centrato. In un racconto complesso. Dapprima, mi ha portata a pensare a una scienziata pazza, alle prese con freaks da dissezionare in un misto di sofferenza e crudeltà, poi ho pensato a una suora alle prese con demoni (forse fuorviata dal riferimento al Serpente e a Eva). Infine, tu spieghi che si tratta di una madre che vendica la figlia stuprata (e presumo uccisa) rapendo ed evirando uomini (non tutti. Vedi i prigionieri nelle gabbie della cantina). Molto bella la ricostruzione della cantina (con echi di quella rigurgitante follia e disperazione del lovecraftiano Joseph Curwen de “Il caso di Charles Dexter Ward) e la contrapposizione del quotidiano (la station vagon) all’orrore puro (il bisturi arrugginito, la vittima trasformata in cena per i compagni di sventura).

Attento, ti riporto sotto le parti corrette:
per Sua Grazia
il Serpente

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MentisKarakorum
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#4 » martedì 17 novembre 2020, 19:09

Piacere di leggere un tuo lavoro, Alessio. Premetto che questo racconto ha una forte dose di dettagli macabri, cose che apprezzo. Il tuo racconto è molto lineare, una singola scena che si svolge senza troppi impedimenti e colpi di scena. Sì: avevo capito già alla quarta riga che i mostri non erano proprio mostri, ma magari persone cattive. Il colpo di scena finale quindi non mi è arrivato, se volevi insinuare qualche dubbio in più avresti forse potuto limitare l’uso di dettagli relativi a oggetti ordinari, come l’automobile, e forse descrivere fin da subito l’aspetto peloso della vittima, o farci sentire qualche grugnito o rantolo animalesco.
In genere quindi la trama purtroppo non mi ha preso più di tanto, ma ho apprezzato il finale grandguignolesco, proprio perché mi piacciono queste cose…
Se c’era un riferimento o un gioco rispetto agli elementi della Genesi, come il frutto, Eva, serpente eccetera, ho paura di non averlo colto. A mio avviso hai inserito questi riferimenti un po’ per dare una natura religiosa al sentimento di vendetta della protagonista, ma il racconto avrebbe funzionato lo stesso se avessi messo “Genoveffa” al posto di “Eva”, proprio perché manca un legante allegorico che colleghi questi riferimenti alla trama del tuo racconto. Devo anzi dire che ho dovuto leggerlo due volte per capire che “Eva” non era quella della Genesi, ma una ragazza con lo stesso nome e la vittima il suo stupratore, quindi la ricerca di un significato più profondo (che poi non c’era) mi ha un momentino confuso.
Sullo stile avrei delle cose da consigliarti: usi il narratore onnisciente in terza, ovvero hai scelto il narratore che per antonomasia riceverà più critiche perché poco immersivo; ti consiglio di studiare un po’ di show don’t tell e cercare di integrare il tuo stile con un po’ di mostrato in più: la tua narrazione non farà che giovarne in immediatezza e facilità di interpretazione.
Un consiglio che do molto spesso (a costo di sentirmi anche rimproverare) è di sfoltire. Hai inserito spesso delle frasi che vanno ad aggiungere dettagli a quelle precedenti, senza reale necessità. Per questo il tuo stile, per i miei gusti, è un pochino ridondante. Il ritmo parte lento e si accelera andando verso la fine, solo che secondo me parte troppo lento. C’è qualche digressione di troppo che rischia di allontanare l’attenzione del lettore, sfoltirei le parti raccontate che hai messo all’inizio.
A mio personale giudizio quindi hai delle potenzialità, però devi curare un pochino di più lo stile per renderlo più immediato e immersivo, e se inserisci dei dettagli allegorici devi creare un’allegoria che sia facilmente interpretabile. Tutto sommato comunque ho letto il tuo racconto con piacere. Alla prossima!

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maurizio.ferrero
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#5 » mercoledì 18 novembre 2020, 11:22

Ciao Alessio, piacere di rileggerti!

Il racconto è buono, anche se lo stile di narrazione utilizzata non sempre lo fa brillare.
La prima parte è lenta, getta le basi per ciò che verrà ma lo fa in maniera un po' zoppicante.
Ci sono delle parti molto tell che rallentano la narrazione, ad esempio proprio all'inizio con
Era passato così tanto dall’ultima volta, aveva quasi dimenticato cosa si provasse. Quell’adrenalina, quello spasmodico e vorace senso di giustizia rimasto fin troppo a digiuno. Poi finalmente, ne aveva trovato un altro. Per sua grazia era tornato il tempo di banchettare.

Rende subito molto pesante il tutto.
Più si va avanti e più il racconto migliora. Il pezzo finale è molto concreto e te la sei cavata molto bene con le descrizioni macabre.
Mi è piaciuta l'allegoria (non so se volontaria o meno) tra Eva e questa madre vendicatrice che trasforma in serpenti peccatori gli uomini che l'hanno tentata (letteralmente, tagliando loro i legamenti).
Ho un solo dubbio su quanto il tema sia stato centrato. I mostri ci sono, ma non mi torna molto l'idea dell' "accarezzare". Per come l'ho intesa è un verbo che implica qualche tipo di interazione positiva, ma in questo caso non l'ho vista.

A presto!

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wladimiro.borchi
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#6 » mercoledì 18 novembre 2020, 17:46

Ciao Alessio,
il racconto è godibile e la declinazione del tema c'è tutta.
Quello che non lo fa brillare è, in prevalenza, lo stile utilizzato. Apri con un registro un po' troppo aulico ("caccia" "spasmodico" "vorace" "banchettare"), tanto che ci aspetteremmo tutt'altra ambientazione (personalmente credevo che avrei assistito a una battuta al drago), invece spuntano l'autovettura e il portabagagli. Il registro, in ogni caso, non cambia ("lo scantinato era saturo di esalazioni fetide").
Il racconto c'è, la vicenda arriva tutta, ma un po' per lo stile, un po' per aver curato alcuni dettagli al posto di altri (secondo me più importanti) non arriva.
Non sentiamo affatto la fatica dello spostamento del corpo (una persona che trascina un uomo incosciente sputa un polmone, lo raccatta e poi lo risputa), non entriamo fino in fondo nella disperazione della madre a cui hanno violentato (o anche ucciso?) la figlia.
Se tu ci avessi dato dei flash incomprensibili nella sua mente, che arrivavano dolorosi un po' alla volta e avessimo ricostruito così la vicenda, il risultato (almeno secondo il mio parere) sarebbe stato senz'altro migliore.
Ti dilunghi sulla fase precedente all'evirazione, quando abbiamo già capito che le cose prenderanno quella piega.
Racconto carino, ma non il tuo più riuscito.
A rileggerci presto
W

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Mauro Lenzi
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#7 » giovedì 19 novembre 2020, 22:52

Ciao Alessio,
a livello stilistico dovrai incassare le mie critiche sul raccontato, che è poi quello che mi impedisce di sentirmi veramente dentro alla vicenda.
Quindi per esempio non dire che solleva il peso a fatica, ma descrivi cose come il crampo ai muscoli, la presa che perde per le dita rattrappite dallo sforzo, i dolori alla schiena per lo sforzo.
Ti suggerisco di limitare il più possibile l’uso dei gerundi e dei “poi”. Le azioni avvengono in una sequenza naturale, mostracele in quella sequenza senza ricorrere ai “poi”.
Fa’ caso ad aggettivi inutili, come “lerci” in “Nudi e lerci, tra feci e urina stantia”. Se sono tra feci e urina, direi che lerci è chiaro. Inoltre lascerei feci come dettaglio visivo, mentre “urina stantia” è olfattivo e meriterebbe una descrizione a parte, prima.

Due note: station vagon con la “W”.
“erano alla stregua tra la vita e la morte.” Togli “alla stregua” e vedrai che la frase sta in piedi. Penso anche che “alla stregua” sia inadatto a quel che volevi dire, per esempio andrebbe usato in “alla stregua di animali”.

Per me il tema è sufficientemente centrato se non per un dettaglio: le carezze ci sono e arrivi anche a parlare di coccole, e per me può anche essere un aguzzino a fartele, ma mal si sposano col completo disprezzo che lei prova per le sue vittime. Se li fa a pezzi non provando ormai nulla, mi è difficile vederla credibile mentre li carezza e li coccola.
Le vittime che sono tratteggiate in modo così impersonale, come fossero oggetti che si muovono sullo sfondo, che non riesco né a compatirle, né a godere nel vederle punite. La protagonista parla poco, ma se togliamo il riferimento al frutto proibito e la sua battuta finale, le sue frasi sanno un po’ di stereotipato. Il fatto che lei vendichi la figlia arriva, però non stupisce (ma non penso che comunque fosse l’intento) ed è ormai nascosto da tutta la sua inumanità. Penso che una madre vendicatrice che ancora prova ribrezzo per quel che è, ma spinta da un senso del dovere verso le ragazze che non dovranno patire quel che ha passato Eva, mi turberebbe di più.
Il racconto nasce da un’idea non granché originale nella sua base (l’aguzzina vendicatrice), ma declinata invece con rimandi biblici che ho apprezzato. Mi è anche piaciuta la mentalità della protagonista che emerge sul finale: nulla di stravolgente, ma cattura comunque la curiosità. Buoni anche alcuni dettagli di tortura, (ma anche qui a volte solo detti e lasciando i dettagli all’immaginazione del lettore, vedi es. “Lo evirò in un gesto plateale”) che però restano un po’ sospesi per il problema della mancanza di empatia che ti ho segnalato prima.

Penso di non stupirti se il mio consiglio è: concentra i tuoi sforzi di apprendimento nell’affinare lo stile, per una migliore resa delle tue idee di base e della tua fantasia. Che a quanto posso vedere qui, non mancano.

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Alfabri
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#8 » sabato 21 novembre 2020, 11:44

Ciao Alessio, piacere di leggerti e di commentarti.
Prima considerazione: cattolicesimo e sete di vendetta fanno irrimediabilmente a pugni tra loro, quindi ci serve un chiaro elemento di follia nel tratteggiare la donna per riuscire a far quadrare il cerchio e questo manca, anzi la sua felicità sembra "naturalmente" frutto della vendetta ottemperata. Rendere evidente la follia della donna farebbe fare un bell'upgrade al racconto (e di motivi per essere impazzita ne ha ben donde!).
La seconda considerazione è sicuramente sull'eccessiva prolissità della prima parte, che probabilmente voleva spiegare il contesto della vicenda nelle tue idee, ma non fa altro che appesantire il racconto. "Era passato così tanto dall’ultima volta, aveva quasi dimenticato cosa si provasse. Quell’adrenalina, quello spasmodico e vorace senso di giustizia rimasto fin troppo a digiuno. Poi finalmente, ne aveva trovato un altro. Per sua grazia era tornato il tempo di banchettare." e "Era felice per loro. In fondo gli permetteva di condividere il loro dolore, una condivisione mascherata da sollievo, che in realtà non faceva altro che amplificarlo. Per questo ne era felice." son due mazzate sulla lettura difficili da digerire, e, benchè capisca che volessero veicolare certi messaggi, sono totalmente superflui allo scopo, specie in un racconto così breve.
Terzo appunto, occhio ad alcune scelte lessicali: "Per sua grazia" funziona solo come riferimento diretto a Dio ("Per Sua grazia"), ma non sono sicuro che volessi dire quello; "Era estatica." non è sbagliato, ma mi suona molto artefatto; "erano alla stregua tra la vita e la morte" invece è proprio sbagliato, alla stregua è un sinonimo di come, quindi superfluo in questo contesto.
Infine una nota sul tema: l'idea di accarezza dei mostri era difficile da declinare, per cui te lo concedo, ma l'accarezzare i mostri per come l'hai collocato te è veramente forzato, mi sarei aspettato anzi feroce rabbia e repulsione.
Dopo tutte queste critiche, ti dico che nel complesso il racconto non è comunque da buttare, anzi, è una prova comunque sufficiente!
Alla prossima!

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Dario17
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#9 » domenica 22 novembre 2020, 19:01

Lo stile è zoppicante e pervaso da molto, molto racontato.
Inserisci dettagli molto concreti e questo delinea molto bene cosa bisogna immaginarsi durante la lettura però inciampi più volte in clichè letterari ormai abusati e stantii: chiavistelli arrugginiti, luce che inondano, silenzi ovattati, tubature che gocciolano, sapori amari come fiele ( fa troppo "vangelo secondo..." quest'ultima), ecc...
Quando la protagonista accende la luce fredda e asettica (anche qui una scintilla in più di originalità avrebbe giovato) mi attendo dettagli visivi e non quelli uditivi dei mugolii e dei respiri.
Benino la sequenza splatter del sezionamento anche se, come sopra, troppo raccontata e con una protagonista di cui, arrivati alla fine, sappiamo solo che sia una donna.
Spiegone finale troppo sui generis.
Appunto sulla veridicità del testo: Uomini mutilati così brutalmente temo non riescano a sopravvire quel tanto che basta per vivere un giorno di più, espletare i propri bisogni ed arrivare ad avere fame degli "scarti" delle operazioni chirurgiche.
Fosse possibile, ogni volta che la donna entra nel suo mattatoio dovrebbe sentire ben altri odori che la muffa. Oppure non dare attenzione a nessun odore in particolare se ben abituata ad essi.
E qui mi da da pensare che cotanto macabro sia piuttosto gratuito e quindi mal congeniato.
Tema beccato.

SaraPerrone91
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#10 » domenica 22 novembre 2020, 23:52

Ciao, Alessio!
Il tema è stato rispettato, anche se non ho trovato molto originale l'idea del mostro nelle vesti di giustiziere di altri mostri. La precisazione finale, inoltre, secondo me è superflua: si capisce subito che anche la voce narrante non è poi tanto diversa dalle sue vittime, sebbene i motivi che la spingono ad agire sono ben diversi.
Per tutta la durata della lettura mi sono infatti chiesta che cosa portasse la protagonista a comportarsi in quel modo, perciò ho apprezzato la parte finale in cui spieghi il movente, anche se avrei preferito conoscere qualche dettaglio in più. Non ho infatti capito che fine abbia fatto la figlia, ad esempio.
Interessanti i riferimenti religiosi e buona la descrizione che fai dello scantinato, che sono riuscita ad immaginare molto bene.
Sara

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RobertMass
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#11 » lunedì 23 novembre 2020, 23:46

Ciao, Alessio.
Bellissimo racconto macabro. Non condivido le critiche sui cliché del bisturi e della cantina. Secondo me tutto funziona anche se c'è molto raccontato e non mostrato. Ho anche apprezzato i riferimenti biblici a Eva e il serpente che non sono sicuramente casuali. Ma secondo me c'è un ma rispetto al tema del racconto. Non viene rispettato perché non si accarezza nessun mostro neanche metaforicamente. A meno che non s'intenda il termine in maniera eufemistica per "picchiare". Ma mi sembra una mia spiegazione tirata per i capelli e che non ha riscontro nella storia che non utilizza molto l'ironia. Peccato! A rileggerci.

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antico
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Re: Il frutto proibito

Messaggio#12 » mercoledì 2 dicembre 2020, 17:12

Per me questo è un racconto bello che pecca, però, sul fronte tema per una eccessiva tendenza a inserirlo a forza. La parola MOSTRO ripetuta così tante volte mi è sembrata eccessiva: una volta capito il giochetto avresti dovuto alternarla. Il concetto stesso del tema rientra a fatica, ma lo accetto. Manca anche un po' di semina sul background della protagonista, robe che avresti potuto inserire in corso d'opera per aumentare anche la consapevolezza della sua pazzia con conseguente perdita di controllo. Detto questo, la scena descritta è molto forte e ben s'imprime nella mente del lettore. Occhio anche al rimando biblico perché non mi sembra inserito in modo ottimale nel contesto. Concludendo: un pollice tendente verso l'alto anche se non in modo brillante e in classifica finisci davanti al racconto di Lauro, più pulito, ma meno definito.

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