Un'orribile maschera.

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
Red Robin
Messaggi: 53

Un'orribile maschera.

Messaggio#1 » domenica 20 dicembre 2020, 11:26

«Chi c’è?», domandò infastidito Ryan sentendo aprirsi la porta della stanza. Nonostante la sua mente fosse ancora altrove, intrappolata nel flusso dei pensieri, riconobbe facilmente la chioma di boccoli biondi ricadenti sul volto di Stephanie. «Oh ciao, Steph!», esclamò accennando un sorriso ed eliminando dalla propria voce ogni nota di contrarietà, «Che ci fai qui?».
«Papà mi ha detto che eri ritornato nel tuo covo. Marie ha confermato che sei qui da solo da tre ore. Spero di non averti infastidito», replicò la ragazza in tono remissivo, avvicinandosi cautamente alla balaustra marmorea su cui Ryan teneva ben ferme le proprie mani.
Lui accorciò la distanza che li separava, compiendo qualche passo verso di lei prima di tirarla a sé e cingerle la vita con le mani gelide. «Ma che dici? Non potresti mai infastidirmi!», dichiarò, sfoggiando un sorriso a trentadue denti per poi premere le proprie labbra su quelle di Stephanie.
Nel frattempo la giovane divenne vittima di un incontrollato tremore, che le scosse tutto il corpo a partire dalla pianta del piede destro. Le guance invece erano arrossite e l’intera gestualità della biondina mostrava i sintomi di un vago imbarazzo e di una reticenza contro cui combatteva inconsciamente.
Quando il capo di Steph si allontanò dal suo, Ryan comprese cosa stesse passando per la testa alla sua fidanzata. «Ehi, è tutto ok, tranquilla!», la rassicurò, accarezzandole il viso con la mano destra.
«Lo so, è che ho sempre una strana sensazione…ho paura che mio padre entri all’improvviso e ci veda e…», ribatté Stephanie, cercando di trovare una giustificazione per qualcosa che lei stessa giudicava insensato.
«E cosa potrebbe dirci? Lui come chiunque altro, intendo. In fondo, siamo solo due adolescenti innamorati che si baciano in cima ai resti della Statua della Libertà, di fronte ad una New York distrutta dall’ennesimo conflitto bellico di portata mondiale. Saremmo veramente noi il problema?», la rimbeccò lui in un ghigno beffardo.
«Quanto sei melodrammatico!», si lamentò la ragazza. «E le tue mani sono gelide! Ti ho già avvisato che fa troppo freddo quassù…dovresti indossare dei guanti, se non vuoi…»
«Stai sviando!», la interruppe lui. «E sai che non lo sopporto!»
«Va bene», si arrese Stephanie accostando nuovamente le proprie labbra a quelle dell’altro e tornando a baciarlo prima di spingerlo indietro di qualche centimetro verso la balaustra. «Non siamo noi il problema», ammise prima di raggiungere la sporgenza marmorea e scrutare da lì il tessuto di costruzioni di vario genere, edifici fatiscenti e casupole che si stendeva a diversi metri sotto di loro.
Delle fenici dalle piume scarlatte e dorate s’impennavano nel cielo, disegnando una scia simile a quella dei fuochi d’artificio. Alcuni di quei volatili, dopo aver trafitto le nuvole generando rade pioggerelline, ritornavano in picchiata nei villaggi per accendere il fuoco in rudimentali caminetti. Dei pegasi, aggiogati a sbarre metalliche ancorate a basse case di mattoni, innalzavano lamenti che si diffondevano a chilometri di distanza. Piccole imbarcazioni che parevano realizzate al solo scopo della navigazione, in realtà fluttuavano, grazie a piccoli congegni elettronici, in direzione di colossali palazzi che si profilavano a varie leghe di distanza sotto forma di ombre minacciose e dalla geometria alquanto spigolosa.
«Sembra tutto molto tragico, ma non è così male alla fine!», sentenziò Ryan, facendo spallucce al di sotto della leggera giacca nera con diverse zip laterali sulla manica destra. Quando si accorse dell’espressione nostalgica e turbata dipinta sul volto di Steph, cercò però di smussare il valore di quella frase. «Supereremo anche questa, vedrai, e riusciremo a trovare tua madre!», concluse, stringendo forte a sé la biondina e scostando le lunghe ciocche di capelli per baciare teneramente il suo collo; gli occhi verdi e furbetti dell’uno si specchiarono frattanto in quelli cerulei e lacrimosi dell’altra.
Al di là di quella fortezza improvvisata, lo specchio dell’acqua s’increspava e la serenità di quella superficie veniva turbata dall’improvvisa comparsa di esigui gruppi di sirene. Mentre tali creature sfogavano nel proprio canto tutta la frustrazione accumulata per via dell’attenzione loro negata dai marinai, Stephanie lasciò scorrere lungo la base del collo le proprie dita, che si ritrassero di scatto dopo il contatto con il gelido metallo della catenina donatale dalla madre pochi giorni prima che la sua realtà venisse sconvolta.

«Buon compleanno, tesoro mio!», esclamò sua madre chiudendole la catenina intorno al collo. «So che non è il regalo più alla moda che si possa trovare in circolazione…sicuramente le tue amiche avranno ricevuto qualcosa di molto più costoso o prezioso per i loro sedici anni, ma quest’oggetto viene tramandato nella famiglia Middler da generazioni, e ci tenevo che tu lo avessi.», si giustificò la donna mentre le leggere rughe che si facevano largo in mezzo alle guance assumevano un’espressione malinconica. Delle lacrime cominciarono a sgorgarle dagli occhi dopo che ebbe avvicinato a sé il minuscolo manufatto e, tenendolo tra il pollice e l’indice, ne ebbe esaminato i bordi deteriorati dal tempo. «Uh, guarda, è anche rovinato! Mi dispiace veramente, se non vuoi indossarlo non fa niente, cara… Magari non vuoi farti vedere con indosso questo ciarpame da quel tuo ragazzo… Si chiama Ryan, giusto?»
«Mamma, tranquilla.», la bloccò commossa Stephanie avvinghiandole delicatamente i polsi con le proprie mani. «Mi piace. È stupendo! E Ryan, beh, diciamo che ha un gusto insolito per le cose un po’ vintage!», commentò, ridendo, prima di gettare le braccia attorno al collo della madre.


Stephanie ne era certa: sua madre era senz’ombra di dubbio la persona migliore che avesse conosciuto. Grace Middler in Blackwater era sempre apparsa agli occhi di tutti come una donna gentile nei modi, onesta e disposta ad aiutare gli altri anche al costo di sacrificare se stessa in ogni singola occasione. Amava alla follia suo marito e sua figlia, con la quale non aveva esitato a mostrare severità qualora ve ne fosse stato bisogno. Quando la famiglia aveva attraversato un periodo di difficoltà economica, lei era stata la prima a compiere sforzi aggiuntivi e sacrificare persino l’indispensabile. L’aspetto contribuiva a delinearne il carattere angelico: occhi grigi e capelli biondi, quasi perlacei, a causa di un invecchiamento precoce forse dovuto all’affaticamento, fisico esile e a tratti ossuto, l’altezza non tropo rilevante.

«Toc, toc, sveglia dormigliona! Ci sono novità di sotto!»
«Meow!»
Steph smise di giocherellare con l’ovale della catenina, che presentava, al centro di una pittura dorata con decorazioni dall’andamento sinuoso, un frammento di rubino ben incastonato. Era come se l’intero manufatto fosse stato realizzato allo scopo di proteggere quel tesoro. La ragazza aveva trascorso così tanto tempo a fissare quella modesta eredità che si era dimenticata dell’esistenza del mondo attorno a lei. «Arrivo.», rispose con voce assonnata. Era riuscita vagamente a identificare le voci con i sensi parzialmente assopiti. Probabilmente anche le gambe si erano intorpidite perché, saltando con goffaggine giù dal letto, aveva rischiato fortemente di crollare sulle assi del pavimento.
Dopo aver raggiunto con difficoltà la maniglia della porta, Stephanie la tirò indietro permettendo l’accesso ai visitatori. Ryan e Persefone, il gatto che puntualmente Steph si dimenticava di accudire, comparvero sull’uscio leggermente infastiditi.
«Persy!», esclamò la biondina, ignorando le espressioni contrariate e accucciandosi accanto all’animale mentre il pesante giacchetto verde militare disegnava lunghe pieghe dietro di lei. «Sai che qui puoi anche trasformarti, no? Quanto ti manca per terminare le due ore giornaliere sotto forma di micetto domestico?», chiese con i lineamenti del volto contratti ad assumere una buffa fisionomia.
Il gatto controbatté con un miagolio indifferente, ripiegando leggermente l’orecchio destro parzialmente lacerato e alzando la zampa anteriore sinistra causando il leggero tintinnio del campanellino legato al collo. Dopo nemmeno un secondo, Steph fu costretta a retrocedere di qualche decina di centimetri. Al docile animaletto che stava accarezzando si sostituì infatti una gigantesca pantera nera dal manto lucido e nero come il carbone. Essa cominciò a raschiare con gli artigli delle zampe voluminose la superficie lignea sotto di sé, producendo un fastidioso stridore. Gli occhi parevano pietre d’ambra perfettamente intagliati al solo scopo di essere incastonati e custoditi nel muso dell’animale. I candidi denti aguzzi delineavano con la bocca un’espressione che manifestava desiderio di libertà, azione, avventura.
«Le ho terminate proprio ora!», confermò giuliva la bestia, lasciando piovere per la contentezza un quantitativo non indifferente di bava sul pavimento. Ryan si ritrasse allora d’istinto, ancora incapace di accettare che la creatura potesse parlare. «Tuo padre ci aspetta giù! Forza, muoviti!», la incitò Persefone prima di voltarsi e compiere un balzo sul pianerottolo d’ingresso per poi prendere lo slancio lungo le scale.
Stephanie cercò lo sguardo del suo fidanzato, che si era addossato al corrimano arrugginito. I capelli scuri del ragazzo erano arruffati e completamente in disordine. Probabilmente era stato bruscamente risvegliato dal suo consueto riposo pomeridiano. Intercettata l’occhiata di Steffy, si limitò a risponderle con un’alzata di spalle e un cenno in direzione della rampa di assi che si dispiegava sotto di loro.
Una volta che i due giovani ebbero raggiunto la sala in cui si riunivano gli abitanti della fatiscente fortezza, la porta ruotò sui cardini e lasciò intravedere un’adolescente dalla pelle scura e lunghi ricci color miele seduta a gambe incrociate su un vecchio tappeto rosso dalle trame dorate. Intorno a lei, diversi uomini e donne di ogni età dagli abiti consunti avevano preso posto su sedie di vimini mal riassestate.
«Marie, cosa sta…?», chiese Steph, lievemente turbata, oltrepassando l’uscio.
«Vieni qui, Stephanie. C’è qualcosa di cui dobbiamo parlare.», replicò l’altra tenendo gli occhi chiusi e invitando la biondina ad avvicinarsi con il braccio disteso e un gesto eloquente della mano.
Gregorius Blackwater squadrò sua figlia con aria tesa; riconosceva in lei molti tratti di sua moglie, in particolare un’innocenza e una bontà d’animo congenite. Solitamente, il suo problema più grande sarebbe stato quello di vederla in compagnia di Ryan; in quell’istante specifico però aveva preso il sopravvento l’apprensione per la futura rivelazione della giovane strega.
Ad ogni passo che compiva verso il tappeto logoro, la biondina si sentiva una criminale; gli occhi fissi su di lei non aiutavano. Ryan le aveva lasciato intendere di volerla accompagnare, ma lei aveva mostrato con pochi semplici gesti il coraggioso desiderio di affrontare da sola l’ostacolo. Il moretto aveva quindi preso posto a gambe incrociate di fronte alla porta appena chiusasi, sperando che non succedesse niente di brutto alla ragazza che lui, diffidente e recalcitrante rispetto ad ogni forma di legame affettivo, amava più dell’idea stessa di essere vivo.
«Tranquilla, non hai fatto niente di male.», la rassicurò con voce dolce e tranquilla Marie McAllan, abbandonando quanto di ancestrale era stato presente nella sua voce e riaprendo gli occhi. «Ho capito che il vero problema non sei tu. Scusa la pressione, ma dovevo accertarmene.» Dopodiché, con un movimento repentino del giacchetto viola, la strega prese tra le mani l’ovale della catenina di Stephanie. «Chi te l’ha regalato?», chiese con freddezza e una punta d’ira.
«Mia madre...perché?», domandò l’altra stupita, slacciandosi dal collo l’oggetto e riponendolo con cura nel palmo aperto dell’amica.
«Perché ha qualcosa che non va. Vorrei sbagliarmi, ma so che questo succede molto raramente.», sentenziò Marie, prima di far levitare l’accessorio sopra di sé e di scomporlo in parti, articolando suoni primordiali.
La pantera, accucciata in un angolo poco distante della stanza, alzò il capo e puntò con ammirazione gli occhi su quell’incanto, in mezzo al quale si muovevano scintille e sottili fili variopinti che scagliavano i frammenti in ogni direzione, prima che tornassero inesorabilmente a congiungersi.
«Un maleficio.», spiegò Marie con un’indifferenza che si apriva soltanto al ribrezzo. «Devo trovare il punto di sblocco». L’artefatto ricadde con un piccolo tonfo tra le mani della McAllan, che ne esaminò la superficie con meticolosa attenzione. Inizialmente ritenne che fosse la pittura rovinata sul bordo dell’ovale a celare il sortilegio, ma l’ipotesi fu respinta appena le dita ebbero tastato il frammento di rubino incastonato nel mezzo. «Geniale! Anche se francamente mi aspettavo di più!», commentò tamburellandosi il mento con l’indice sinistro, mentre da quello destro si diffondevano scintille scarlatte causa di minuscole crepe nella zona superiore della pietra preziosa.
«Una buona imitazione, quantomeno!», sentenziò quando fu trascorso un minuto di silenzio carico di tensione e la porzione di rubino, spezzata in ogni suo millimetro, si riversò sotto forma di polvere sulle setole assediate dai tarli. Marie sillabò allora in una sorta di sussurro un nuovo incantesimo e la copertura anteriore dell’ovale si disintegrò, rivelando un oggetto vitreo delle dimensioni di una lente che nella sua geometria ineccepibile pareva uno specchio in scala molto ridotta. Con un gesto la strega scagliò contro il muro il resto della catenina; dopodiché allungò il braccio per raccogliere a mezz’aria quel sinistro tesoro.
Stephanie era incredula di fronte a quanto stava accadendo, così come suo padre, che tormentava con le dita alternativamente i baffi e i capelli brizzolati. I peggiori sospetti e timori s’impadronirono dei presenti, ma il panico si manifestò nella sua essenza più pura quando la giovane strega, premendo sulla superficie vitrea, riuscì gradualmente a estenderne i bordi, ricavando da esso un gigantesco specchio. Marie costrinse l’artefatto maledetto a sorvolare il pavimento sino a fermarsi a mezzo metro di distanza dall’ingresso, ordinando nel frattempo a tutti di farsi da parte.
Fu questione di un solo istante: il contorno dell’oggetto iniziò a emanare bagliori argentei, il riflesso lucido s’infranse in un vorticare d’immagini e, sotto gli occhi allibiti di Ryan, una donna munita di pugnale e con indosso un’elegante veste blu notte varcò il passaggio, urlando come in preda a una follia omicida.

Stephanie era avvolta in una pesante giacca nera, una sciarpa dello stesso colore le copriva il collo e fungeva da mezzo per asciugare le lacrime. Il vento ruggiva, spingendo i capelli a nasconderle il volto livido. Di fronte a lei, tra i ciuffi d’erba bagnati, una fredda lapide marmorea le ricordava il caro prezzo pagato e la ammoniva per le sue azioni.
«Non puoi sentirti in colpa, era l’unico modo.», le disse una voce grave nel vano tentativo di consolarla.
«Lo so», commentò lei puntando con rassegnazione gli occhi verso la scritta incisa nella pietra.


Ryan rotolò di scatto verso uno degli angoli della sala; seppur tentasse di nasconderla, la paura era evidente nei suoi occhi. Estrasse la pistola dal fodero che teneva agganciato alla cintura. Caricò l’arma e la puntò alla spalla dell’avversaria, ma si rese presto conto che sparare sarebbe stato inutile. Quella pazza incedeva sicura di sé e le bastava sfiorare i suoi contendenti per spedirli a terra in preda ad una crisi di panico.
Stephanie sentì il sangue raggelarsi nelle sue vene e uno strano nodo allo stomaco. Lasciò intendere a Marie di voler gestire da sola la situazione e la strega si teletrasportò nell’abitato limitrofo per allestirvi una barriera protettiva. Mentre avanzava tra i corpi in preda alle convulsioni, Steph si rimproverò spesso quella decisione, ma ogni volta il pensiero che a provocare quel caos fosse stata sua madre sopprimeva ogni titubanza. «Mamma», disse una volta giunta dietro la donna, nel bel mezzo di un’accesa colluttazione con Ryan, ormai disarmato. «Non so cosa ti sia successo e se questo sia uno scherzo o meno, ma può bastare così.»
Grace si voltò. Non vedeva sua figlia da parecchio tempo, ma non credeva possibile che le appartenessero lo sguardo fermo e la pacatezza con cui erano state pronunciate quelle parole, prive di ogni forma di risentimento. «Tesoro mio! Quanto mi sei mancata! Quindi sei stata tu a rompere il sigillo? Sai già tutto? Sei pronta a venire via con me?», replicò con voce leziosa mentre si accingeva ad abbracciare la ragazza.
«Non so di cosa tu stia parlando.», rispose con freddezza l’altra, scansandosi e scrutando con circospezione le pareti lungo le quali i membri della comunità, suo padre e Persefone compresi, ricadevano pesantemente, tossendo o autoinfliggendosi ferite.
«Come no? Beh, allora dovrò rimediare. Ma prima devo eliminare ogni testimone! È la parte che preferisco, sai?», annunciò Grace ridendo ed indicando con il pugnale Ryan, piegato a terra, confuso e dolorante.
«Non ci pensare nemmeno!», sbottò Stephanie, scagliando dal palmo aperto della mano un getto infuocato che tramutò in cenere l’arma.
«Bravissima, tesoro!», squittì la donna in un applauso. «Sei già in grado di rendere concrete le tue illusioni! Mi rendi così fiera di te!», gioì asciugandosi le lacrime di contentezza con un fazzoletto comparso dal nulla. Poi, notando che sua figlia era caduta in ginocchio, terrorizzata, e stringeva il polso sinistro con la mano destra, spiegò: «Sì, lo so che ti sembra assurdo, ma pensi davvero che sia la prima volta in cui usi i tuoi poteri? Chissà quante volte l’hai fatto senza accorgertene! Sei un’illusionista, Steffy, per discendenza dalla famiglia Middler».
Trascorsero alcuni secondi, durante i quali la tensione fu accresciuta dalle urla di disperazione degli altri presenti nella stanza. Ryan provò a rialzarsi, ma, sotto gli occhi terrorizzati della figlia, Grace lo pugnalò tre volte al petto prima di sfiorargli la fronte con la mano ed invadergli la mente con grottesche visioni nelle quali i cadaveri di coloro che aveva perduto strappavano le sue carni e si divertivano a giocarci mentre le divoravano. Infine il moretto, gettando un’ultima occhiata speranzosa a Steph, si accasciò alla parete.
La donna si avvicinò allora a Stephanie con lo sguardo carico d’ira e l’indice teso: «Non immagini nemmeno il tuo potenziale: saresti in grado di generare un simile caos anche tu, semplicemente stendendo un braccio. Guarda come si dimenano per qualche piccola allucinazione…patetici! Vieni con me!».
«Mai!», sbottò la ragazza, facendo apparire una spada nella sua mano e dirigendola verso il collo della madre.
«Cosa vorresti fare?», rise l’altra, accentuando così l’agghiacciante contrasto tra la tinta intensa del rossetto e il pallore del viso. «Io ho dato tutto per te! Ho nascosto i miei poteri, finto di essere una persona che detestavo, sopportato tuo padre e la gente schifosa che ci circondava solo per poterti stare accanto ed aiutarti a sviluppare il tuo vero potenziale e…ughk!»
La lama affilata raggiunse la carotide, provocando la fuoriuscita di un enorme flusso scarlatto. Dopodiché il metallo scese più in basso, conficcandosi nel cuore.

«Era un mostro. Non meritava di vivere, così come quelli che l’hanno aiutata a far scoppiare la guerra. Non dovrei nemmeno piangerla soltanto per il modo in cui ti ha torturato!»
«Ma non sapeva niente dei miei poteri di autoguarigione. Posso sopportare un po’ di dolore fisico, Steph; le uniche cicatrici vere sono le tue.»
«Ti amo, Ryan.», ammise infine lei lasciando scorrere le braccia all’interno della giacca aperta del ragazzo, dietro la schiena calda, viva. «Spero che almeno tu mi dimostri che non esistono solo false apparenze e che si può veramente essere bu…». Non riuscì a finire la frase e lo baciò tra le lacrime.
«Tranquilla», la rincuorò lui, «Ti ho già detto che niente è tragico come sembra».



Valerio Covaia
Ultima modifica di Red Robin il domenica 20 dicembre 2020, 11:39, modificato 3 volte in totale.



Red Robin
Messaggi: 53

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#2 » domenica 20 dicembre 2020, 11:33

Tema: nulla è come sembra- parecchi elementi del brano si dimostrano essere ciò che non sono, prima fra tutti la madre della protagonista, che si rivela essere una folle assassina.

Personaggi Young Adult- la protagonista, Stephanie, ha più di sedici anni ed anche il suo ragazzo, Ryan, e la sua amica strega, Marie, sono adolescenti.
Uno specchio deve essere importante per la trama- il portale attraversato dalla madre della protagonista concretamente è uno specchio.
Flashback e flasforward- ci sono due brevi flashforward e un flashback.
Almeno una scena che generi "sense of wonder"- la descrizione dell'abitato che si trova sotto la fortezza, ma anche la trasformazione del gatto in una pantera nera, per citare qualche esempio più vistoso.

Avatar utente
Spartaco
Messaggi: 849

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#3 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:23

A TUTTI I PARTECIPANTI:
Se volete che La Sfida diventi qualcosa di più di un esercizio di scrittura sta a voi impegnarvi. Anche nella fase dei commenti cercate di superare i vostri limiti. Fate critiche costruttive, cercate le lacune dei racconti che dovete leggere e non fatevi problemi nell’esprimere il vostro pensiero in maniera onesta.
La perfezione non passa da queste parti ma insieme potete aiutarvi a migliorare.
Ultima nota, affinché la comunità cresca, se non l’avete fatto vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook de La Sfida a…
https://www.facebook.com/groups/215238252346692

Avatar utente
Pretorian
Messaggi: 445

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#4 » domenica 27 dicembre 2020, 17:30

Ciao, Robin e piacere di leggerti.

Devo dire che, tra i racconti di questo gruppo, questo è sicuramente il più "young adult" tra tutti. Toni, dialoghi ed elementi sembrano presi di peso da un "persy Jackson" o da un "Divergent". Questo è sicuramente un punto a favore. Ugualmente di buona fattura è l'ambientazione, molto evocativa e, a suo modo, unica. Per contro, l'ambientazione rappresenta anche uno dei maggiori punti deboli della storia. Per quanto evocativo, ne abbiamo una prospettiva troppo ristretta per poterlo davvero apprezzare al meglio. Se a questo ci aggiungi anche il fatto che i personaggi fanno riferimento a guerre, avvenimenti e altre cose di cui non c'è altra traccia nel racconto, l'effetto complessivo è quello che si ottiene estraendo un frammento di un romanzo più lungo, leggendolo senza contesto. A livello di stile, direi che dovresti lavorare per asciugare la narrazione e renderla più immersivi. Taglia aggettivi e avverbi non necessari, sforzati di mostrare le cose, piuttosto che dirle, e cerca di sostituire le espressioni introduttive dei dialoghi ("Disse", "parlò", "rispose" eccetera) con frasi di azione: in questo modo, potrai aumentare lo spazio a disposizione della parte attiva del racconto, a spese di espressioni sostanzialmente inutili (se Stephanie risponde a Ryan, è implicito che lo faccia nel suo stesso rispondere, non c'è bisogno che tu lo dica esplicitamente).

Alla prossima!

Avatar utente
Laura Cazzari
Messaggi: 266

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#5 » lunedì 28 dicembre 2020, 11:25

Ciao Valerio, parto a parlare del tema, sicuramente nulla è come sembra è ben presente nel tuo racconto, come anche i bonus. Solo lo specchio l’ho trovato un po’ forzato. Per quanto riguarda lo stile narrativo devo dire che ho trovato il tuo racconto un po’ caotico. Fai troppi salti, troppi riferimenti a situazioni non spiegate, troppe parti non utili alla storia, mentre le parti utili erano poco chiare. Mostri molte cose al lettore, ma non spieghi abbastanza, in modo che le si possano cogliere tutte. Secondo me la storia nella tua mente era chiara e lineare, ma dovresti rileggere il tuo racconto con uno sguardo esterno e vedere i tuoi punti carenti. Gli spunti ci sono, ma dovevano essere esposti più chiaramente. Da rivedere.
Laura Cazzari

sprynt
Messaggi: 9

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#6 » martedì 29 dicembre 2020, 18:38

Il tema mi sembra ben rappresentato nel racconto, in cui effettivamente gli eventi si delineano in maniera inaspettata. Il ruolo della mamma e del fidanzato della protagonista evidenziano la teoria della divergenza tra apparenza e realtà. Anche i bonus, in genere, mi sembrano ben rappresentati, a parte quello dello specchio che appare piuttosto forzato. Ci sono numerose allusioni ad eventi che ogni tanto rallentano il progredire lineare della trama, a mio avviso, a cui si fa accenno e che non ritornano poi nell’insieme del racconto. Forse è stata fatta una sintesi di un racconto più ampio o delle idee narrative non sono state sviluppate completamente.
Arianna Cazzari

Avatar utente
Alessio
Messaggi: 112

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#7 » mercoledì 30 dicembre 2020, 14:25

Ciao Valerio,

ritrovo l’attinenza al tema e la tua storia mi sembra che si regga. Trovo interessante il mondo post-apocalittico che poi si rivela essere stato causato in parte anche dalla madre di Steph, immagino con i suoi poteri da illusionista, sebbene me ne sfuggano le motivazioni.
Il punto della trama che mi lascia un po’ perplesso e che non mi è chiaro dove fosse la madre prima i uscire dallo specchio. Non poteva essere racchiusa nell’amuleto perché è stata lei stessa a consegnarlo a Steph, quindi? La madre era in cucina a tagliare le cipolle e, quando la strega ha allargato lo specchio, si è manifestato un portale che la madre ha attraversato già provvidenzialmente armata? Insomma, questa parte mi stride un po’.
Il primo flashforward secondo me andava messo prima, per seminare il fatto che qualcuno sarebbe morto. Lì dov’è mi sembra che spezzi troppo la tensione della scena senza creare l’effetto cliffhanger che forse volevi ottenere.
Per quanto riguarda lo stile, mi dispiace ma ho fatto fatica a leggerlo. L’ho trovato vecchio, ampolloso, eccessivamente infarcito di avverbi e aggettivi che spesso non servono, con un registro linguistico indefinito e un punto di vista troppo ballerino. Una cosa che mi è saltata all’occhio è che quando descrivi la città distrutta parli di metri e chilometri e poi a un certo punto saltano fuori le leghe. Perché?
In definitiva una storia con un potenziale che però viene azzoppata, mi dispiace dirlo, da uno stile che avrebbe bisogno di una rinfrescata.

Alla prossima.

P.S.: Dopo aver letto gli altri commenti, mi sento di consigliarti di seguire i suggerimenti di Pretorian, che ti aiuterebbero sicuramente a rendere la tua prosa più scorrevole.

Avatar utente
MentisKarakorum
Messaggi: 190

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#8 » giovedì 31 dicembre 2020, 20:42

Ciao Valerio. Eccomi a commentare il tuo racconto prima del cenone di San Silvestro!
Metto come al solito le mani avanti, i miei sono suggerimenti che vengono da un autodidatta che non ha nessuna formazione a parte quella scolastica. Vedi i miei consigli come suggerimenti di un collega che vuole che i tuoi testi risplendano della giusta luce che meritano!
Ecco cosa penso di questo racconto:

Prime impressioni: Alla prima lettura mi sono ritrovato con troppi punti di domanda irrisolti. Alla seconda qualcosa si è venuto a creare, alla terza ho capito che non avrei più compreso niente di più di quello che avevo già capito. :) Vedi dopo il perchè.
Aderenza al tema: La mamma che invece di essere la persona buona che tutti pensavano si rivela essere una cattivona. Giusto? I bonus ci sono, lascio come al solito ai Giudici l'ultima parola.
Punti di miglioramento: La tua ambientazione è quanto fantasiosa quanto confusionaria. Non si capisce la natura della maggior parte degli elementi fantasy che introduci. C'è una guerra che ha distrutto il mondo (in parte causata dalla mamma stessa, se ho capito bene), c'è la magia, ci sono addirittura esseri mitologici che scorazzano per il mondo.. perché?
Quanto allo stile, non aggiungo molto a quello che ti hanno detto gli altri, dovresti affinare il tuo modo di scrivere per renderlo più adatto alla narrazione: in primo luogo dovresti scrivere frasi con meno subordinate, più chiare, con meno cambi di soggetto e più appigli sensoriali, eliminare gli infodump, i gerundi (da usare solo se delle azioni sono veramente simultanee, e non come decorazione ad azioni appena trascorse), gli avverbi in -ente (che vanno limitati al massimo, sono molto pesanti e comunque rende molto meglio spiegare il concetto che l'avverbio vuole descrivere con azioni o elementi sensoriali precisi). Insomma, dovresti potenziare lo studio delle tecniche di scrittura immersiva: se non lo conosci c'è il canale di youtube di Rotte Narrative, ci sono molte registrazioni di live editing che potresti ascoltare, come ho fatto io, ne trarrai di sicuro giovamento. Attenzione: le regole non sono mai scritte nella pietra, sono un punto di partenza per trovare la tua strada, poi sta a te creare il tuo modo di scrivere (questo è un mio consiglio: è facile seguire pedissequamente le regole, però è più bello conoscerle, saperle usare, e capire come infrangerle :) specie in una palestra eccellente come questa)
Punti di forza: Gli elementi young adult sono suggestivi: i due fidanzatini, gli animali che parlano, la magia.. insomma il tuo world building non ha niente di originale, però sfrutta quegli elementi noti che se sapientemente rimescolati possono creare le grandi storie :) Hai anche introdotto un conflitto interessante, quello della figlia con la madre. Approfondisci questi conflitti ed esplora ancora di più l'interiorità dei tuoi protagonisti, i lettori ti ringrazieranno.
Conclusioni: Come avrai capito dal mio commento e da quello dei colleghi, ci sono delle buone idee per un world building interessante e dei conflitti interiori da approfondire, però per risplendere veramente, devi migliorare il tuo stile.
Colgo l'occasione per farti gli auguri per un 2021 pieno di soddisfazioni, spero che i miei consigli ti siano utili, spero di rivederti qui su MC e di leggere ancora qualcosa di tuo! A rileggerci.

Red Robin
Messaggi: 53

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#9 » giovedì 31 dicembre 2020, 22:54

MentisKarakorum ha scritto:Ciao Valerio. Eccomi a commentare il tuo racconto prima del cenone di San Silvestro!
Metto come al solito le mani avanti, i miei sono suggerimenti che vengono da un autodidatta che non ha nessuna formazione a parte quella scolastica. Vedi i miei consigli come suggerimenti di un collega che vuole che i tuoi testi risplendano della giusta luce che meritano!
Ecco cosa penso di questo racconto:

Prime impressioni: Alla prima lettura mi sono ritrovato con troppi punti di domanda irrisolti. Alla seconda qualcosa si è venuto a creare, alla terza ho capito che non avrei più compreso niente di più di quello che avevo già capito. :) Vedi dopo il perchè.
Aderenza al tema: La mamma che invece di essere la persona buona che tutti pensavano si rivela essere una cattivona. Giusto? I bonus ci sono, lascio come al solito ai Giudici l'ultima parola.
Punti di miglioramento: La tua ambientazione è quanto fantasiosa quanto confusionaria. Non si capisce la natura della maggior parte degli elementi fantasy che introduci. C'è una guerra che ha distrutto il mondo (in parte causata dalla mamma stessa, se ho capito bene), c'è la magia, ci sono addirittura esseri mitologici che scorazzano per il mondo.. perché?
Quanto allo stile, non aggiungo molto a quello che ti hanno detto gli altri, dovresti affinare il tuo modo di scrivere per renderlo più adatto alla narrazione: in primo luogo dovresti scrivere frasi con meno subordinate, più chiare, con meno cambi di soggetto e più appigli sensoriali, eliminare gli infodump, i gerundi (da usare solo se delle azioni sono veramente simultanee, e non come decorazione ad azioni appena trascorse), gli avverbi in -ente (che vanno limitati al massimo, sono molto pesanti e comunque rende molto meglio spiegare il concetto che l'avverbio vuole descrivere con azioni o elementi sensoriali precisi). Insomma, dovresti potenziare lo studio delle tecniche di scrittura immersiva: se non lo conosci c'è il canale di youtube di Rotte Narrative, ci sono molte registrazioni di live editing che potresti ascoltare, come ho fatto io, ne trarrai di sicuro giovamento. Attenzione: le regole non sono mai scritte nella pietra, sono un punto di partenza per trovare la tua strada, poi sta a te creare il tuo modo di scrivere (questo è un mio consiglio: è facile seguire pedissequamente le regole, però è più bello conoscerle, saperle usare, e capire come infrangerle :) specie in una palestra eccellente come questa)
Punti di forza: Gli elementi young adult sono suggestivi: i due fidanzatini, gli animali che parlano, la magia.. insomma il tuo world building non ha niente di originale, però sfrutta quegli elementi noti che se sapientemente rimescolati possono creare le grandi storie :) Hai anche introdotto un conflitto interessante, quello della figlia con la madre. Approfondisci questi conflitti ed esplora ancora di più l'interiorità dei tuoi protagonisti, i lettori ti ringrazieranno.
Conclusioni: Come avrai capito dal mio commento e da quello dei colleghi, ci sono delle buone idee per un world building interessante e dei conflitti interiori da approfondire, però per risplendere veramente, devi migliorare il tuo stile.
Colgo l'occasione per farti gli auguri per un 2021 pieno di soddisfazioni, spero che i miei consigli ti siano utili, spero di rivederti qui su MC e di leggere ancora qualcosa di tuo! A rileggerci.

Ciao Mentis,
grazie dei consigli. Mi ha interessato il fatto che sei un autodidatta, perché è anche la mia situazione, e sono molto giovane (nel caso non si fosse capito dal mio username ahah)... Ho alcune domande da porti, rispondi quando e se vuoi.
Perché hai dubbi sul fatto che la madre sia malvagia? Credevo fosse esplicito dal testo. In caso contrario, dimmelo, perché evidentemente qualcosa non va nel senso altrimenti. Per il resto, sì, ho compreso le note sull'ambientazione, ma il fatto è che sono abituato a scrivere con molti più caratteri a disposizione e inserisco sempre tanti elementi perché poi ho tutto lo spazio per svilupparli. Sicuro che ci siano gli infodump, comunque? Se sì, puoi farmi degli esempi? Voglio capire i diversi punti di vista al riguardo e cosa può risultare implicitamente tale, al di là di quelli espliciti dove in quattro righe si fanno megaspiegoni. Se magari sapessi anche darmi qualche indicazione sulla tua esperienza, mi saresti molto d'aiuto. Io ho iniziato a scrivere da pochissimi mesi e ancora non ho terminato il liceo, ad esempio. Se hai iniziato a scrivere in un periodo simile (fai riferimento ad una preparazione per lo più scolastica), sai darmi qualche avvertimento utile, per non commettere altri errori da principianti? Sul mio stile, non so, a me piace così, però so che dovrò cambiarlo per il mio genere (narrativa fantasty). Sugli avverbi capisco ci sia lavorare, ma mi hai sorpreso su due punti: l'uso dei gerundi (con qualche esempio forse capirei meglio) e i cambi di soggetto (a me piace molto pensare le scene come contrapposizione delle azioni dei personaggi: pensi sarebbe un problema mantenere quest'impostazione e sfruttare l'uso delle subordinate solo in tali periodi?). Grazie in anticipo.

Avatar utente
MentisKarakorum
Messaggi: 190

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#10 » venerdì 1 gennaio 2021, 17:25

Red Robin ha scritto:grazie dei consigli. Mi ha interessato il fatto che sei un autodidatta, perché è anche la mia situazione, e sono molto giovane (nel caso non si fosse capito dal mio username ahah)... Ho alcune domande da porti, rispondi quando e se vuoi.
Perché hai dubbi sul fatto che la madre sia malvagia? Credevo fosse esplicito dal testo. In caso contrario, dimmelo, perché evidentemente qualcosa non va nel senso altrimenti.

Nono, era chiaro :) sulle altre cose, ti scrivo in privato così non spammiamo troppo.

Avatar utente
PietroD'Addabbo
Messaggi: 87
Contatta:

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#11 » mercoledì 6 gennaio 2021, 4:11

Ciao Valerio, piacere di leggerti.

Il tuo racconto è ambientato in una interessante fusione di post-apocalittico e di fantasy, tuttavia ho la sensazione che ti sia un po’ lasciato distrarre proprio da questa abbondanza di dettagli d’ambientazione che ti affollavano la mente. Hai tratteggiato una storia con moltissime diramazioni possibili lasciate in sospeso e con personaggi costruiti a tutto tondo che sembrano premiati col ruolo di comprimari ma finiscono per essere semplicemente una presenza, spauriti elementi di contorno durante la scena principale del confronto madre-figlia.
La sensazione è che tu abbia scolpito il Davide per poi immergerlo per tre quarti in una colata di cemento e trasformarlo in un bassorilievo.
E’ vero che in un lungo romanzo personaggi anche apparentemente secondari possono tornare ed essere chiavi di volta per la storia, ma in un racconto così breve occorre saper dosare al meglio gli ingredienti sia come qualità che come quantità perché si possa assaporarli tutti sia singolarmente che nel loro effetto corale.
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

Avatar utente
DavideMannucci
Messaggi: 111

Re: Un'orribile maschera.

Messaggio#12 » venerdì 8 gennaio 2021, 21:59

Ciao Valerio, piacere di leggerti.
La storia ha un buon potenziale e la sua costruzione è ricca di elementi interessanti. L'impressione è che da questo racconto tu possa liberare i tanti ingredienti che ci hai messo e distribuirli in modo più completo per un romanzo.
Nel complesso è un racconto che non mi è per niente dispiaciuto e sarei curioso di rileggerlo con uno stile alleggerito e più immersivo. Quei "replicò", "disse" ecc appesantiscono e rallentano. In questo sono d'accordo con Pretorian.
Ho letto che hai cominciato a scrivere da pochi mesi per cui ti faccio i complimenti perché parti da una buonissima base e vista la tua (beato te) giovane età hai solo da migliorare.
Alla prossima!
Davide Mannucci

Torna a “La sfida a Odissea Wonderland”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite