Amiche per la vita

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Pretorian
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Amiche per la vita

Messaggio#1 » domenica 20 dicembre 2020, 21:43

Amiche per la vita

Un ronzio. Il pellet scivola dal bocchettone fino al braciere e s’accende. Scintille si alzano oltre l’oblò della termostufa.
Elena regola la temperatura e spegne la luce. Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi.
Rumore di passi alle sue spalle.
Elena si irrigidisce e chiude gli occhi.

- Ele, cosa fai qui? Vuoi rubare la tela ai ragni?
Elena si volta. Sara chiude la porta della soffitta alle sue spalle e si guarda attorno.
- Volevo stare un po’ da sola – la ragazza posa il libro. – Mia madre lascia la televisione a un volume troppo alto.
- Lo immaginavo – Sara aggira una pila di libri impolverati e la raggiunge. Mette i pugni sui fianchi. – Allora, non vieni ad aiutarmi con i bagagli?
Elena si morde il labbro.
- Devi proprio partire?
- Non “devo” partire, ragnetto, “voglio” partire. Lo voglio come non ho mai voluto niente in vita mia.
Elena abbassa la testa. Si copre il volto con le mani. Sara sospira e si inginocchia.
- Dai, Ele, non fare così. Vado a Bologna, mica sulla Luna!
La ragazza apre la bocca, ma le parole sono strozzate da un singulto. Si avvinghia all’amica e la abbraccia.
Sara la stringe a sua volta. La culla tra le sue braccia.
- Perché Bologna e non Napoli? – Le sue lacrime colano sulla felpa color vinaccia. - Avresti potuto studiare le stesse cose.
- Perché Napoli è troppo vicina a casa e la tentazione di restarmene comoda sarebbe stata troppo forte – Sara le sistema una ciocca di capelli castani e le pulisce le guance con il pollice. – Devo andarmene, Ele. Non ne posso più di questo posto, della gente che ci abita e della loro mentalità del cazzo.
- Ma ne vale la pena? Lasciare la tua famiglia, gli amici… me.
- I miei familiari sono i primi ad avere una mentalità del cazzo e dei cosiddetti “amici” non voglio nemmeno parlarne – sospira. – Tu, ragnetto, sei stata l’unica cosa che mi abbia spinto a restare in questo buco così a lungo, ma ora non resisto più. Cresci quel paio d’anni che ti separano dalla maturità e vedrai che ti sentirai esattamente come me.
Elena scioglie l’abbraccio. Non piange più, anche se il respiro è ancora inframmezzato da singulti.
Si stringe nelle braccia magre, tormentandosi la pelle con le unghie.
- Mia madre non mi permetterà mai di andarmene, lo sai – sussurra. – Penso che non mi permetterà nemmeno di venirti a trovare. Dice delle cose bruttissime su di te quando non ci sei.
- Dov’è la novità? Pensavo non avesse mai smesso da quando alle elementari avevo detto che il Maestro Volpe aveva “un didietro sul mento”.
Scoppiano entrambe a ridere. Sara le dà un bacio in fronte e si alza.
- Tua madre non può tenerti prigioniera, ragnetto, non sei più una bambina. Sta arrivando il momento di prendere in mano la tua vita e decidere cosa farci.
- E se non ne avessi la forza? Se non riuscissi a separarmi da lei?
- Allora verrò ad aiutarti io. Correrò a liberarti, come Mario con Peach – mette l’indice sotto il naso. – Mi manca giusto la pancetta, ma quella penso di recuperarla in un paio di mesi di gnocchi fritti e tortellini.
Elena ride di nuovo, stavolta a bocca spalancata. Sara le porge la mano.
- Non ti lascerò sola, ragnetto. Qualunque cosa accada, per quanto lontano io possa andare, ci sarò sempre per te.
- Promesso?
- Promesso.
Elena afferra la mano dell’amica e si alza in piedi.
- Allora, vorrei che facessi una cosa con me.
- Cosa?
- Un patto di eterna amicizia.
Sara incrocia le braccia e fa un mezzo sorriso.
- Pensavo fossimo troppo vecchie per questo genere di cose. Cosa dovremmo fare, sputarci sulle mani, stringerle e poi giurare di non separarci mai?
Elena scuote il capo e si avvicina a una pila di scatoloni, cassapanche e armadi impolverati.
- Qui in soffitta c’è anche la roba di mia nonna paterna. Non so se te ne ho mai parlato…
Comincia a spostare alcuni scatoloni. Sara ne apre uno e ne tira fuori una tunica scarlatta tempestata di perline e gemme di plastica.
- Artemisia la veggente? Mia madre una volta mi ha detto che era stata lei a preparare il filtro d’amore con cui aveva sedotto mio padre – snuda i denti mentre sorride. – Ha aggiunto che, col senno di poi, sarebbe stato meglio chiederle i numeri della lotteria.
-Si, la gente chiedeva a mia nonna tante cose: filtri d’amore, cartomanzia, lettura della mano…- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.
Sara l’aiuta e sistemare le bambole nei resti del cartone. Resta a bocca aperta nel prenderne in mano una con dei baffi disegnati e due spilloni infilati negli occhi dipinti di nero.
- Tu come fai a saperlo?
- Ha lasciato i suoi diari. L’ultimo lo stavo leggendo quando sei entrata – sposta un atro scatolone e si trova davanti alla massa di un grande telo macchiato – Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.
Tira via il telo, sollevando una nuvola di polvere e brandelli di ragnatele. Dietro la sporcizia, compare un massiccio specchio ovale.
- Cazzo… questo di sicuro non è comprato all’Ikea! – Sara allunga la mano e sfiora la superficie riflettente. – Ma di cos’è fatto? Questo non è vetro.
- Lo specchio è fatto di elettro; il telaio è in ebano e gli intarsi decorativi sono in ambra – anche Elena sfiora l’oggetto, passando le dita sulle decorazioni a forma di mascherone. – Mia nonna se lo fece fare da un artigiano greco dopo la Guerra.
- Quest’affare deve valere una fortuna. Conoscendo tua madre, mi stupisco che non l’abbia veduto a qualche collezionista prima ancora che il corpo tua nonna diventasse freddo.
Elena alza le spalle.
- Non so, forse pensa che porti sfortuna separarsene.
- Si, anche questo sarebbe tipico di tua madre.
Elena afferra uno dei bordi del telaio e comincia a tirare. La specchiera striscia con difficoltà sulla superficie irregolare.
- Dammi una mano: dobbiamo stenderlo sul pavimento.
Sara afferra il telaio dall’altra parte. Spingendo nella stessa direzione, riescono a portarlo al centro della stanza e ad inclinarlo. Con gran fatica, lo abbassano fino a farlo arrivare a terra con delicatezza.
- Cazzo, se pesa – apre e chiude le dita. – Quindi? Cosa dobbiamo fare adesso?
Elena tossisce e prende un involto di tela da una cassetta. Ne estrae un coltello.
- Ora possiamo cominciare il patto – si inginocchia davanti allo specchio. – È semplice: dobbiamo fare un taglio sulle nostre mani, unirle insieme e far colare un po' di sangue, sempre facendo attenzione di essere riflesse nell’ovale.
Sara storce il labbro. I suoi occhi seguono i movimenti della lama nelle mani di Elena.
- Ele, posa quel coltello…. lì sopra ci sarà il super-tetano! Non possiamo trovare un modo più semplice?
- Sara, se lo facciamo, saremo unite per sempre – giunge i palmi, facendo oscillare la lama – Ti prego….
Sara resta in silenzio. Passa più volte lo sguardo dal coltello agli occhi di Elena. Sospira.
- Ah, quante me ne fa passare la tua zucca matta, ragnetto! – allunga la destra e le arruffa i capelli. – Va bene, facciamo come vuoi tu. Mal che vada, a Bologna potrò dire che il taglio me lo sono fatto mettendo al tappeto tre energumeni che volevano farmi del male.
Anche lei si inginocchia. Elena le prende la mano e pratica un taglio verticale dalle dita al polso, da cui comincia subito a zampillarne del sangue.
- Ahia!
- Non lamentarti, non è profondo – Elena ritira il coltello e ne appoggia la punta sul palmo della sua sinistra. – Ora lo faccio anch’io.
Si morde il labbro mentre incide la carne. Unisce i bordi della ferita con quelli dell’amica e stringe la mano.
- Fa male!
- Deve – Elena aumenta la stretta fino a far sbiancare le nocche. – Non esiste unione senza dolore.
Un unico rivolo cremisi cola sullo specchio. La giovane vi intinge il dito e traccia una linea che taglia a metà la superficie riflettente. Con altro sangue, disegna simboli identici da un lato e dall’altro.
Il braccio di Elena comincia a tremare. Gli occhi si riempiono di lacrime.
- Basta, Ele! Non ne puoi più nemmeno tu!
La giovane snuda i denti e spinge in basso le mani finché i polsi non toccano l’elettro.
- Apri le dita e appoggia il palmo sullo specchio.
- Ele, io…
- Fallo e basta!
Sara impallidisce ed esegue l’ordine. Elena ne ripete il gesto e appoggia la mano in modo speculare alla sua.
- E ora?
Elena si asciuga le lacrime con una manica del maglione. Sorride.
- Ora diventiamo unite per sempre.
Lo specchio trema. I segni tracciati con il sangue affondano nell’elettro e la superficie torna lucida e immacolata.
- Ma che cazzo…
Sara prova ad alzarsi, ma scivola. La mano resta bloccata sullo specchio, stretta nella morsa di dita simili ad artigli che emergono dall’elettro.
La giovane urla: il suo riflesso è mutato. La pelle grigiastra è piena di piaghe. Il volto è scarnificato fino a mostrare il teschio. Gli occhi sono orbite vuote in cui si agitano vermi rossastri.
- Aiutami, Elena! – Sara si inginocchia e fa forza con le gambe per provare a liberarsi, ma la stretta del riflesso non si attenua. – Sto affondando!
Elena allunga la mano e le accarezza le guance lentigginose.
- Il patto è stato accettato, Sara: ora mi appartieni e io… io ti appartengo!
Sara resta a bocca aperta. Le pupille tremano negli occhi spalancati. Mano e avambraccio affondano nella superficie d’elettro: il riflesso mostruoso li trascina nel buio.
- Chi ha accettato il patto?! Cosa mi hai fatto?
- Lui non ha nome, ma mi ha prestato il suo potere. In cambio, prenderà solo ciò che non ci serve più.
Lo schiaffo di Sara è così forte da far voltare Elena. Un secondo manrovescio le ferisce il labbro.
- Liberami!
- No, Sara, noi…
L’amica le afferra il collo. Sotto la sua stretta, la ragazza comincia a soffocare.
- Liberami! Liberami o giuro che ti ammazzo!
Elena digrigna i denti. Fa cenno di no con il capo e appoggia la mano sul polso dell’amica.
- Noi… insieme… per sempre…
Un tonfo. Una mano scheletrica emerge dalla superficie d’elettro. Afferra il volto di Sara e lo trascina giù. La ragazza lascia la presa sul collo di Elena, ma riesce ad appoggiare il gomito libero a terra. Usandolo come perno, inarca la schiena e oppone tutta la forza del suo corpo contro la creatura che la sta trascinando attraverso lo specchio.
Elena le appoggia la mano sulla testa e spinge verso il basso. Preme fino a quando il suo palmo non incontra la superficie d’elettro. Il resto del corpo di Sara scivola senza più riuscire a opporre resistenza: il riflesso mostruoso la trascina giù finché entrambi non scompaiono nel buio.
Elena trattiene il respiro: anche la sua immagine speculare è scomparsa e la soffitta ora sembra vuota.
Il riflesso comincia a sfuocarsi e un’ombra indistinta compare nello spazio che lei dovrebbe occupare. L’ombra assume forma umana. Braccia, torso e ventre assumono consistenza. La testa è il cranio scarnificato… per un’instante, poi pelle e muscoli lo completano. Le sue guance si riempiono di lentiggini.
Elena alza le mani. Le muove in circolo. Dall’altra parte, l’immagine riflessa di Sara ripete ogni sua azione, e risponde al suo sorriso con uguale calore. La ragazza si lascia cadere sullo specchio: fissa i suoi occhi in quelli dell’amica.
- Ce l’abbiamo fatta, Sara – sussurra, accarezzando il volto speculare. – Ora tu sei libera e io non sarò mai più sola
!

- Mamma? Mamma, tutto a posto?
Elena si scuote. Sua figlia le stringe una spalla.
- Oh, sei tu – le accarezza la mano. – Scusami, ero sovrappensiero.
- Pensavo ti fossi addormentata. Cosa ci fai al buio?
- Niente, Nicole: ricordavo cose passate.
La ragazza alza le spalle e accende la luce. Appoggia a terra il vecchio zaino e porta i pugni sui fianchi.
- Allora, non vieni ad aiutarmi con i bagagli?
Elena si morde il labbro.
- Devi proprio partire?
- Ne abbiamo già parlato, ma’: non “devo” partire “voglio” partire. Lo voglio…
- …come non hai mai voluto niente in vita tua. Lo so, ragnetto. Sta arrivando il momento di prendere in mano la tua vita e decidere cosa farci.
Nicole annuisce. Incrocia le braccia sulla maglia dei Ramstein.
- Bene, vedo che ti sei convinta.
Elena si alza e raggiunge l’armadietto dei liquori. Sara sorride al suo sorriso dal riflesso del vetro.
“Anche lei, con noi… insieme per sempre…”
Elena annuisce.
- Ehi, ragnetto, prima di metterci al lavoro, ti va di fare una cosa con me in soffitta?
- Cosa?
- Un patto.

Di Agostino Langellotti

BONUS
- le protagoniste sono adolescenti
- la scena del patto come scena con "sense of wonder"
- tutta la parte centrale del racconto è in flashback
- lo specchio del rito



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Spartaco
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#2 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:23

A TUTTI I PARTECIPANTI:
Se volete che La Sfida diventi qualcosa di più di un esercizio di scrittura sta a voi impegnarvi. Anche nella fase dei commenti cercate di superare i vostri limiti. Fate critiche costruttive, cercate le lacune dei racconti che dovete leggere e non fatevi problemi nell’esprimere il vostro pensiero in maniera onesta.
La perfezione non passa da queste parti ma insieme potete aiutarvi a migliorare.
Ultima nota, affinché la comunità cresca, se non l’avete fatto vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook de La Sfida a…
https://www.facebook.com/groups/215238252346692

Daniel Travis
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#3 » martedì 22 dicembre 2020, 15:55

Mi piace, mi piace, mi piace. Questo pezzo ha la (s)fortuna di essere capitato in un gruppo di estremi: due racconti sono spettacolari, due hanno problemi strutturali relativamente importanti; questo ingaggia, intrattiene, ed è scritto con competenza notevole.
Ottima la caratterizzazione delle protagoniste, il ritmo fino allo scoppio del sovrannaturale, il finale PiccoliBrividiesco (in senso estremamente positivo) ma con un italianissimo tocco di dramma, che a piccole dosi fa solo bene.
Non mi ha fatto saltare sulla sedia (forse avrei lasciato più spazio e ritmo all'evento sovrannaturale in sé, o l'avrei reso più graduale), ma è stato una lettura accattivante e piacevole e, come è successo con altri racconti di questo ottimo gruppo, lo leggerei volentieri anche se non "dovessi" per il contest.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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Hayà
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#4 » mercoledì 30 dicembre 2020, 11:56

Ciao Pretorian, è un piacere leggerti.

Ammetto che non ho molto da dire su questo testo. Lo intendo in maniera totalmente positiva.

Inizio subito mostrando due piccoli refusi che ho trovato:
sposta un atro scatolone

che non l’abbia veduto


I personaggi li ho trovati buoni e ho particolarmente apprezzato le loro dimostrazioni di affetto (sì, lo ammetto, sono una di quelle persone disgustose che adorano gli abbracci e roba varia, ancor di più quando leggo!).
Le descrizioni le ho trovate ottime e lo stile molto pulito.

Approvo i quattro bonus e anche il tema, e voglio esprimere un certo apprezzamento su come è stato trattato un tema tipico del YA. Se l'adolescenza è il periodo in cui noi dobbiamo scontrarci con l'allontanamento di persone a noi care, mi piace come Elena non accetta tale realtà.
L'ho trovata una lettura interessante.

Mi dispiace che questo commento sia così spoglio, ma ho veramente poco da dire. Mi è piaciuto veramente tanto, il crescendo di emozioni nel climax mi ha fatto rimanere con il fiato sospeso, e volevo dare un piccolo pugno ad Elena alla fine.
Insomma, ottimo lavoro!

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Pretorian
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#5 » mercoledì 30 dicembre 2020, 17:43

Grazie, Daniel e Haya per i refusi che avete segnalato e per i commenti. è sempre utile vedere i punti in cui si sono fatti errori ed è sempre bello vedere che i miei tentativi di migliorare il mio stile di scrittura stanno portando da qualche parte.

Grazie!

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Dario17
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#6 » domenica 3 gennaio 2021, 17:34

Non convintissimo della coerenza con il tema. Cos'è che effettivamente in questo racconto sembra una cosa ma si rivela tutt'altro? Lo specchio magico lo vediamo subito all'opera e non abbiamo tempo di figurarcelo come una emplice superficie riflettente. Stesso discorso per un'amica che ti maledice e ti carcera con un sortilegio, ma anche quì non facciamo in tempo, seppur tramite i dialoghi ci facciamo un'idea ben precisa del buon sangue che corra tra le due.
Rimango col dubbio.
Lo stile è molto convincente e pulito. C'è una buona immersivitità anche se a volte vi sono troppe azioni mostrate un po' inutili e forzate.
L'inizio del flashback è la frazione più debole, per me.
Ho avuto difficoltà a immaginarmi la scena e a dipingerla in modo vivido, anche perchè parte subito in quarta con i dialoghi e questo mi ha causato, oltre che dubbi su chi stesse dicendo cosa, difficoltà a immaginare le due ragazze. Due tre righe di pura descrizione e collocazione dei personaggi avrebbero dato meglio l'idea.
Le due ragazze sono caratterizzate egregiamente, nulla da dire su questo.
Anche la svolta "paranormal" fa il suo dovere. Un po' storco il naso sullo specchio magico ormai abusato in certa narrativa in tutte le sue forme, però possiamo considerarlo un topos narrativo e accettarlo sebbene non esploda in originalità.
I finali circolari li adoro, nulla da dire su questo anche se molto delle conseguenze del primo rito, anzi nulla, ci viene rivelato rimanendo nel mistero.
Racconto buono.

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#7 » domenica 3 gennaio 2021, 23:34

Dario17 ha scritto:Non convintissimo della coerenza con il tema. Cos'è che effettivamente in questo racconto sembra una cosa ma si rivela tutt'altro? Lo specchio magico lo vediamo subito all'opera e non abbiamo tempo di figurarcelo come una emplice superficie riflettente. Stesso discorso per un'amica che ti maledice e ti carcera con un sortilegio, ma anche quì non facciamo in tempo, seppur tramite i dialoghi ci facciamo un'idea ben precisa del buon sangue che corra tra le due.
Rimango col dubbio.
Lo stile è molto convincente e pulito. C'è una buona immersivitità anche se a volte vi sono troppe azioni mostrate un po' inutili e forzate.
L'inizio del flashback è la frazione più debole, per me.
Ho avuto difficoltà a immaginarmi la scena e a dipingerla in modo vivido, anche perchè parte subito in quarta con i dialoghi e questo mi ha causato, oltre che dubbi su chi stesse dicendo cosa, difficoltà a immaginare le due ragazze. Due tre righe di pura descrizione e collocazione dei personaggi avrebbero dato meglio l'idea.
Le due ragazze sono caratterizzate egregiamente, nulla da dire su questo.
Anche la svolta "paranormal" fa il suo dovere. Un po' storco il naso sullo specchio magico ormai abusato in certa narrativa in tutte le sue forme, però possiamo considerarlo un topos narrativo e accettarlo sebbene non esploda in originalità.
I finali circolari li adoro, nulla da dire su questo anche se molto delle conseguenze del primo rito, anzi nulla, ci viene rivelato rimanendo nel mistero.
Racconto buono.


Ciao Dario. Si, l'aderenza al tema riguarda il fatto che quello fatto da Elena sembri un semplice patto tra amiche, ma in realtà sia un rituale malevolo. Un'altra cosa: cosa intendi per "troppe azioni mostrate un po' inutili e forzate"?

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Dario17
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#8 » lunedì 4 gennaio 2021, 0:12

Pretorian ha scritto:Ciao Dario. Si, l'aderenza al tema riguarda il fatto che quello fatto da Elena sembri un semplice patto tra amiche, ma in realtà sia un rituale malevolo. Un'altra cosa: cosa intendi per "troppe azioni mostrate un po' inutili e forzate"?


Ti faccio un paio di esempi:

Elena si volta. Sara chiude la porta della soffitta alle sue spalle e si guarda attorno.

È proprio necessario dire che Elena, un personaggio appena apparso, si volta? E Sara che si guarda intorno?

Elena regola la temperatura e spegne la luce. Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi.


ok il regolare e lo spegnere la luce. Ma il sedersi?

Non sono errori sia chiaro, nemmeno refusi. Ma i due pg appena apparsi anzichè fargli fare qualcosa, li avrei semplicemente descritti e mostrati con qualche particolare per delinearli subito e togliermi il pensiero.

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#9 » martedì 5 gennaio 2021, 17:09

Ciao Agostino e piacere di leggerti.

Per me un ottimo lavoro. Questo genere di racconto ti esce molto bene, quel retrogusto un po’ cupo, a tinte scure. Ottimamente realizzato e condotto. Il finale che fa presagire il peggio è azzeccatissimo.

Mi permetto alcune considerazioni sul tuo testo. Suggerimenti molto soggettivi.

“Elena regola la temperatura e spegne la luce. Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi.”

Essendoci solo Elena in scena puoi anche non mettere “la donna”.

- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.

Se usi il trattino per i dialoghi occhio ad usarlo anche per queste cose, può confondere.

Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.

Ripetizione di “qui”

Tema:
Assolutamente azzeccato. Nulla è come sembra. Un’amicizia portata al limite che si trasforma in ossessione.

Bonus:
Ok lo specchio, basilare per la narrazione, ok il sense of wonder, il flashback, e le tematiche YA. Per me tutti strameritati.

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#10 » giovedì 7 gennaio 2021, 17:08

Ciao Agostino, è da un po' che non leggevo roba tua. È sempre un piacere.
Tra i miei commenti di questo contest, probabilmente quello rivolto al tuo racconto è il più breve di tutti perché non ho molto da riportare. Sono dell'idea che la lunghezza dei post sia direttamente proporzionale ai problemi all'interno del racconto: il tuo, a occhio e croce, né quasi esente.
Dico quasi perché ci sono un paio di refusi, tipo:
"- Quest’affare deve valere una fortuna. Conoscendo tua madre, mi stupisco che non l’abbia veduto a qualche collezionista prima ancora che il corpo tua nonna diventasse freddo."
Poi:
"Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi."
La donna torna a sedersi è inutile in questo caso.
Poi qualche eccessiva descrizione peculiare delle azioni; fa questo, poi questo e questo e ancora questo. Diciamo che avresti potuto scremarne qualcuna, riassumendo l'azione in un gesto o due al massimo per descrivere le azioni compiute.
Tutto qua, queste sono le uniche cose che, personalmente, mi sento di sottolineare.
Per il resto abbiamo un racconto davvero molto, molto buono. Lo stile è funzionale alla storia, i personaggi sono ben caratterizzati, mi è piaciuto come Elena inizialmente appaia come una povera ragazzina innocente per poi rivelarsi una psicopatica megera. Davvero molto accattivante, ben reso e congegnato. Il finale ciclico lascia l'amaro in bocca, soddisfa pienamente le aspettative anche se è deducibile in anticipo, già da qualche riga.
L'attinenza al tema secondo me c'è, in modo un po' sottile ma presente; il flashback chiaramente c'è; lo young adult viene ben centrato nella prima metà del racconto; lo specchio soffre del solito topos narrativo ma in questo caso l'hai trattato in modo singolare, l'ho apprezzato molto. Tra i migliori racconti del girone, complimenti Agostino, al prossimo giro di boa.

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#11 » venerdì 8 gennaio 2021, 15:30

Beh, caro amico, un altro tuo racconto che spacca.
Chapeu, complimenti e nulla da dire.
Al netto dei refusi che ti hanno fatto notare, forse potevi sostituire le molte ripetizioni di "elettro" con "superficie liscia" o altri sinonimi.
In ogni caso, solo per arrivare al numero di caratteri necessari a far considerare valido il commento, ti dico due cose:
1) grazie a te ho imparato una cosa nuova: "elettro".
2) il racconto è davvero bello.
Non saprei davvero che altro dirti.
A rileggerci presto
W

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#12 » venerdì 8 gennaio 2021, 22:12

Fagiolo17 ha scritto:Ciao Agostino e piacere di leggerti.

Per me un ottimo lavoro. Questo genere di racconto ti esce molto bene, quel retrogusto un po’ cupo, a tinte scure. Ottimamente realizzato e condotto. Il finale che fa presagire il peggio è azzeccatissimo.

Mi permetto alcune considerazioni sul tuo testo. Suggerimenti molto soggettivi.

“Elena regola la temperatura e spegne la luce. Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi.”

Essendoci solo Elena in scena puoi anche non mettere “la donna”.

- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.

Se usi il trattino per i dialoghi occhio ad usarlo anche per queste cose, può confondere.

Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.

Ripetizione di “qui”

Tema:
Assolutamente azzeccato. Nulla è come sembra. Un’amicizia portata al limite che si trasforma in ossessione.

Bonus:
Ok lo specchio, basilare per la narrazione, ok il sense of wonder, il flashback, e le tematiche YA. Per me tutti strameritati.


Grazie, Fagiolo!

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#13 » venerdì 8 gennaio 2021, 22:16

Puch89 ha scritto:Ciao Agostino, è da un po' che non leggevo roba tua. È sempre un piacere.
Tra i miei commenti di questo contest, probabilmente quello rivolto al tuo racconto è il più breve di tutti perché non ho molto da riportare. Sono dell'idea che la lunghezza dei post sia direttamente proporzionale ai problemi all'interno del racconto: il tuo, a occhio e croce, né quasi esente.
Dico quasi perché ci sono un paio di refusi, tipo:
"- Quest’affare deve valere una fortuna. Conoscendo tua madre, mi stupisco che non l’abbia veduto a qualche collezionista prima ancora che il corpo tua nonna diventasse freddo."
Poi:
"Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi."
La donna torna a sedersi è inutile in questo caso.
Poi qualche eccessiva descrizione peculiare delle azioni; fa questo, poi questo e questo e ancora questo. Diciamo che avresti potuto scremarne qualcuna, riassumendo l'azione in un gesto o due al massimo per descrivere le azioni compiute.
Tutto qua, queste sono le uniche cose che, personalmente, mi sento di sottolineare.
Per il resto abbiamo un racconto davvero molto, molto buono. Lo stile è funzionale alla storia, i personaggi sono ben caratterizzati, mi è piaciuto come Elena inizialmente appaia come una povera ragazzina innocente per poi rivelarsi una psicopatica megera. Davvero molto accattivante, ben reso e congegnato. Il finale ciclico lascia l'amaro in bocca, soddisfa pienamente le aspettative anche se è deducibile in anticipo, già da qualche riga.
L'attinenza al tema secondo me c'è, in modo un po' sottile ma presente; il flashback chiaramente c'è; lo young adult viene ben centrato nella prima metà del racconto; lo specchio soffre del solito topos narrativo ma in questo caso l'hai trattato in modo singolare, l'ho apprezzato molto. Tra i migliori racconti del girone, complimenti Agostino, al prossimo giro di boa.


Grazie delle indicazioni, Punch. Per il prossimo racconto studierò come "asciugare" le azioni del racconto, ho notato anch'io che a volte tendo a mettere azioni coordinate.

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Re: Amiche per la vita

Messaggio#14 » venerdì 8 gennaio 2021, 22:19

wladimiro.borchi ha scritto:Beh, caro amico, un altro tuo racconto che spacca.
Chapeu, complimenti e nulla da dire.
Al netto dei refusi che ti hanno fatto notare, forse potevi sostituire le molte ripetizioni di "elettro" con "superficie liscia" o altri sinonimi.
In ogni caso, solo per arrivare al numero di caratteri necessari a far considerare valido il commento, ti dico due cose:
1) grazie a te ho imparato una cosa nuova: "elettro".
2) il racconto è davvero bello.
Non saprei davvero che altro dirti.
A rileggerci presto
W



Grazie, Wlad.

Fun fuct: ho incontrato due volte in vita mia la parola "elettro". La prima volta in un libricino sull'antica Roma che avevo letto quando ero bambino, la seconda volta nel terzo romanzo della saga di "Excalibur" di Bernard Cornwell. In entrambi casi era indicato come metallo utilizzato per costruire specchi. Quando lavoravo al racconto, questi due ricordi sono cicciati fuori all'improvviso mentre scrivevo e non ho avuto dubbi su come avrebbe dovuto essere lo specchio.

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DavideMannucci
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#15 » sabato 9 gennaio 2021, 7:08

Ciao Agostino, terminati i commenti al girone assegnato ho fatto un giro e ho letto il tuo. Beh...che dire? Uno dei più belli letti finora, se la gioca con un altro paio.
Alcune imperfezioni ci sono ma vengono spazzate via da uno stile che acchiappa davvero! Sai gestire i dialoghi in modo magistrale e quando dico magistrale intendo affermare che d'ora in poi stalkererò i tuoi racconti per apprendere, apprendere e ancora apprendere!
Complimenti davvero!
Davide Mannucci

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Eugene Fitzherbert
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Re: Amiche per la vita

Messaggio#16 » sabato 9 gennaio 2021, 11:20

Ciao, Agostino!
Bel lavoro, davvero.
Buona prosa, buon ritmo, buona gestione delle informazioni. La costruzione è molto lineare, e ricorda tanto gli episodi di Twilight Zone, soprattutto per il finale circolare (ed è un complimento!).
Se proprio devo venire a romperti i coglioni, allora c'è questo passaggio che dovresti aggiustare in corso di revisione per la semifinale:

-Si, la gente chiedeva a mia nonna tante cose: filtri d’amore, cartomanzia, lettura della mano…- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.
Sara l’aiuta e sistemare le bambole nei resti del cartone. Resta a bocca aperta nel prenderne in mano una con dei baffi disegnati e due spilloni infilati negli occhi dipinti di nero.

- Tu come fai a saperlo?
- Ha lasciato i suoi diari. L’ultimo lo stavo leggendo quando sei entrata – sposta un atro scatolone e si trova davanti alla massa di un grande telo macchiato – Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.


La parte in corsivo allontana troppo la successiva battuta del dialogo tanto da renderla un po' slegata. La soluzione, semplice e veloce è spostare metà dell'inciso (o anche tutto) dopo la domanda Come fai a saperlo e usarlo come scansione del dialogo stesso, per rendere tutto più movimentato.

Il resto della costruzione drammatica è ben reso, la protagonista è ben motivata e le sue azioni portano a un fine. Forse in alcuni punti è un po' troppo lamentosa, ma lo fa con una buona cognizione di causa.
Ci sono refusi e ripetuizioni che ti hanno già fatto notare, quindi non mi dilungo in questo senso.

Nell'ottica di sfruttare i successivi mille caratteri che ti regaleranno, secondo me dovresti calcare la mano sul fatto che la protagonista conosca bene le pratiche di Nonna Artemisia, per non farla sembrare troppo erudita. E soprattutto potresti sfruttare il paragrafo iniziale per spiegare come mai NON se ne va dal suo paesello. Cosa la tiene legata?

Capisci, è solo un modo per parlare di qualcosa, su un racconto che per altro è azzeccatissimo e molto coinvolgente.
Alla prossima!

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