Gruppo Argonauti

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo dicembre sveleremo il tema deciso da Flavia Imperi. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
Avatar utente
Spartaco
Messaggi: 848

Gruppo Argonauti

Messaggio#1 » lunedì 21 dicembre 2020, 21:36

I concorrenti di questo gruppo dovranno leggere, commentare e classificare i racconti del gruppo Divergenti e verranno classificati da quelli del gruppo Attraversaspecchi. Le classifiche ricevute faranno media con quella del Lettore Anonimo.

Questo è il gruppo Argonauti de La Sfida a Odissea Wonderland con Flavia Imperi come giudice.

Andranno in semifinale i primi due di ogni gruppo. Il vincitore di questo gruppo sfiderà il secondo classificato del gruppo Divergenti, il secondo classificato incontrerà il vincitore del gruppo Attraversaspecchi.


Vediamo i racconti ammessi:

Il Gambero di Aquileia, di Matteo Mantoani consegnato il 12/12 alle 18:23
Riscoprirsi Altrove, di Davide Manucci consegnato il 16/12 alle11:48
Viaggio introspettivo, di Laura Cazzari consegnato il 18/12 alle 18:44
Specchio specchio, di Alessio Vallese consegnato il 19/12 alle 22:00
DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA, di Arianna Cazzari consegnato il 20/12 alle11:15
Amiche per la vita, di Pretorian consegnato il 20/12 alle 21:43
Istinti naturali, di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo consegnato il 20/12 alle 23:49



Avete tempo fino alle 23.59 di Sabato 9 gennaio per commentare i racconti del gruppo Divergenti
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul gruppo Divergenti. Vi avverto che saremo fiscali e non accetteremo classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradiamo essere avvertiti, sapete come trovare i moderatori. Vi ricordiamo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

I racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a Spartaco.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo Anonimo.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri thread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



Avatar utente
PietroD'Addabbo
Messaggi: 87
Contatta:

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#2 » lunedì 21 dicembre 2020, 22:40

Croce e delizia.
Anche se sarebbe in tema col periodo natalizio, il cognome è D'Addabbo e non D'Addobbo.
^____^
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

Daniel Travis
Messaggi: 412
Contatta:

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#3 » martedì 22 dicembre 2020, 17:45

Ra-gazzi che gruppo, mi sento umiliato da quanto erano belli alcuni dei racconti e dall'ambizione di tutti. Meravigliosamente sopra la media, anche di Minuti Contati, per quanto mi riguarda. Me li sono divorati tutti in rapida successione, fosse stata una raccolta di racconti l'avrei comprata e avrei chiesto autografi a tutti gli autori.
Bravi.

1. Specchio specchio di Alessio Vallese.
2. Il Gambero di Aquileia di Matteo Mantoani.
3. Amiche per la vita di Pretorian.
4. Istinti naturali di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo.
5. Due facce della stessa medaglia di Arianna Cazzari.
6. Riscoprirsi Altrove di Davide Mannucci.
7. Viaggio introspettivo di Laura Cazzari.

1. Specchio specchio di Alessio Vallese.
Vi odio e vi amo, ho letto mezzo gruppo e ho già beccato due racconti migliori del mio, uno di parecchio. L'architettura del racconto è fantastica.
Fatico a trovare difetti, darei un ritmo un filo più lento a due-tre battute nella seconda metà, forse, ma è tutto lì.
Di seguito qualche nota positiva sparsa, ce ne sarebbero altre ma mi pare che già queste rendano l'idea.

L'inizio è forte. Un personaggio che si legge con un'aura di normalità, o perlomeno di relatability, impegnato in un'attività inattesa, che qualcuno di importante per lui disapproverebbe. Ottima partenza.
A sinistra, in fondo, qualcuno deve aver dimenticato una luce accesa. I soliti sprechi è un ottimo setup. Non è nascosto, non è esasperato, è onesto e funziona.
La stanza è buia, senza finestre. L'odore di chiuso è stemperato dal profumo di qualche detergente al limone: tutta la descrizione della stanza funziona, la multisensorialitá aiuta a immergercisi dentro, ed è un pregio esteso a tutte le descrizioni. O sei bravo, o ti ricordi i tempi della scuola da dio, o entrambe.
Lo specchio "spostato" ha lo stesso pregio della luce rimasta accesa: lo capisci subito cosa significa nel contesto della storia, almeno a grandi linee, dopo aver sentito parlare dello specchio "con i simboli intorno", però capirlo non ti inastidisce, anzi aumenta la roba da scoprire, moltiplica le possibilità. E se non è wonder questa, non so cos'è.

2. Il Gambero di Aquileia di Matteo Mantoani.
La valutazione complessiva è molto positiva. Primo racconto che leggo per questa Sfida, e sono già colpito dalla qualità. Non mi capita spesso, non così chiaramente almeno. Leggerti è stato un autentico piacere.

Sullo stile: la scelta di "dire" qui e là non rovina il racconto, specie data la sua atmosfera, ma lo rallenta di quando in quando.

Punti deboli: certi dialoghi, come lo scambio iniziale tra i fratelli, sono didascalici e rischiano di cadere dal d'atmosfera alla soap opera. Anche fuori dal parlato alcuni passaggi pesano (rimarchiamo a lungo la falsità del potere del patriarca, tutto di fila; Aveva già visto quello sguardo: i ricordi gli riaffiorarono rischia, di nuovo, di passare dallo storico/drammatico al melodramma).
La ragazza ripeté una ad una le sillabe di quel nome difficile e La fanciulla scandì tra sé quella par ola complicata sono troppo simili e troppo vicine per non risultare ridondanti.
L'enunciazione del tema, spiegatissima parola per parola, strappa un po' dalla storia per un attimo.
Punti di forza: nella visione di Maddalena, l'irrealtà e il sense of wonder mi hanno beccato in pieno, con l'inquietudine di un incubo lento.
Avrei tolto l'allora da Se Dio è con loro, allora non è con me, ma resta una frase forte.
Certi dettagli, come la descrizione del cavallo, sono estremamente evocativi.
L'intera vicenda è ben strutturata, è un piacere leggerla.
Non c’era disonore a tornare sui propri passi; d’altronde, anche il gambero decorava la basilica di Aquileia e persino Lucifero veniva perdonato, secondo quanto recitato nel Credo patriarchino.
Oh, questa è un'esplorazione di tema fatta come si deve, ben scritta, preparata, colpisce al cuore.
Complimenti.

3. Amiche per la vita di Pretorian.
Mi piace, mi piace, mi piace. Questo pezzo ha la (s)fortuna di essere capitato in un gruppo di estremi: due racconti sono spettacolari, due hanno problemi strutturali relativamente importanti; questo ingaggia, intrattiene, ed è scritto con competenza notevole.
Ottima la caratterizzazione delle protagoniste, il ritmo fino allo scoppio del sovrannaturale, il finale PiccoliBrividiesco (in senso estremamente positivo) ma con un italianissimo tocco di dramma, che a piccole dosi fa solo bene.
Non mi ha fatto saltare sulla sedia (forse avrei lasciato più spazio e ritmo all'evento sovrannaturale in sé, o l'avrei reso più graduale), ma è stato una lettura accattivante e piacevole e, come è successo con altri racconti di questo ottimo gruppo, lo leggerei volentieri anche se non "dovessi" per il contest.

4. Istinti naturali di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo.
Bello. Ben caratterizzato, con un sistema magico non rigido ma chiaro e ricco d'atmosfera. Lo stile ha molti guizzi (la descrizione di casa della nonna è particolarmente evocativa) e poche scivolate (un singolo morso e il palato è estasiato è tremendo, uno slogan pubblicitario cacofonico). Il ritmo ha la giusta gradualità; i salti tra presente e passato possono richiedere un filo di attenzione in più ma non è un male, né rovina alcunché.
Unica "pecca": l'arco di riconciliazione tra le due è implicato, alla fine, ma non approfonditamente preparato, né esplorato. Avrei preferito seguire anche quello, così mi sembra di aver guardato l'ottimo pilot di una serie di cui (per ora?) non ci sono altri episodi.
Ma è un buon difetto da avere.

5. Due facce della stessa medaglia di Arianna Cazzari.
Due racconti in questo gruppo mi hanno dato l'impressione di non aver realizzato a sufficienza un buon potenziale; due sono bombe assolute, e due mi restano da leggere. Questo è diverso.
Il character work c'è - è relativamente semplice, ma non è un difetto -, le emozioni sono bene intrecciate alla trama, il testo trasuda piccoli dettagli reali, che danno vita al tutto. Non sarà una rappresentazione clinicamente impeccabile del DDI, forse, ma a dire il vero ci si avvicina molto di più di gran parte della fiction al riguardo, schivando i senazionalismi alla Fight Club o Split, per dirne due. (Se sembra che sia un nerd nell'ambito è perché, pur da profano, lo sono: ho scritto un gioco su soggetti multipli che convivono nello stesso corpo insieme a un amico che vive, strano a dirsi, fuori dalla mia testa).
E poi, l'inizio è AvrilLavigne da far paura, e accende il mio senso di nostalgia.
Ma, nota dolente, c'è un problema di ritmo non indifferente: il testo si abbandona troppo spesso a muri di testo che stancano un po', e il momento-flashback meriterebbe più dettagli (anche soltanto allusivi, quello va benissimo, ma che ci tengano lì, emotivamente, per un po').
Quando dico che migliorerebbe molto con una revisione, però, non mi fraintendere: ci sono racconti splendidi nel tuo gruppo, e racconti che con un paio di revisioni buone diventerebbero molto buoni. Il tuo, con un paio di ritochi formali, sarebbe il mio preferito.
Ottima prova, insomma, che potebbe essere fenomenale.

6. Riscoprirsi Altrove di Davide Mannucci.
Racconto con un grande potenziale, costretto a strizzarsi per stare nei ventimila caratteri. Finisce per spiegarsi più di quanto non si racconti: può essere la base per un buon incipit di romanzo, e avrei voglia di leggerlo con tutte le probabilità, quel romanzo, ma, per quanto non sia una cattiva prova, resta un po' traballante per quanto mi riguarda.
Il formato non aiuta: per me, per dire, i ventimila caratteri sono un'agonia ogni volta.

Punti di forza: il setting, la storia pregressa e la situazione attuale si svelano organicamente.
L'inquietudine della protagonista è ben preparata, e mi viene voglia di leggere il racconto che questo potrebbe essere.
Punti deboli: la punteggiatura zoppica qui e là (prova a leggere Aprì la porta e sorrise per nascondere tutta la vergogna e l’imbarazzo che provava in quel momento ma restò immobile a guardare quel tizio grasso e vestito come se lo avessero immerso nell’arcobaleno che la fissava sorridente tutto d'un fiato: non scorre benissimo; stesso problema con Guardò di nuovo Elis poi cercò Orfeo Augusto, qui anche una congiunzione risolverebbe) e restano un paio di sviste di poco conto.
OAN è un'exposition machine, che potrebbe anche starci se non fosse così palese e sciolto dal resto: Orfeo Augusto Nardoni, mia adorata Principessa Gaia. Servitore di Terrasogno, per anni [...] un’anima speciale può accompagnare una Principessa nella consapevolezza di quello che è e aggiustare i danni di un desiderio cattivo, Principessa, voi siete stata per molto tempo nel Mondo Onirico, ci siete stata perché molte cose dovevate ancora risolvere [...] Siete libera e il male che vi impediva la felicità non esiste più e pure la moglie ha preso la stessa malattia quando dice Tesoro caro, quanto mi piacerebbe essere la tua mamma ma sono solo Matilde, moglie di Orfeo Augusto e addetta [...] presto bambina mia, vestiti e andiamo; tutti punti in cui la trama si arresta secca per spegarci cose dall'alto, con un sacco di dettagli forse non tutti indispensabili (a che serve avere più nomi propri per Terrasogno, oltre ai diversi nomi comuni che potevano bastare? Mi dà l'impressione di leggere un crossover Marvel di cui conosco solo un personaggio; a che serve inserire, letteralmente nell'ultimo paragrafo, Matilde, un nuovo personaggio, anziché implicare che fosse Orfeo a dare l'impressione di essere la madre di Gaia, cosa non più strana di qualunque altra accaduta nel racconto, o, ad esempio, rendere Orfeo una donna, o mettere il padre al posto della madre, entrambe scelte che non avrebbero urtato il resto della storia funzionalmente?).

7. Viaggio introspettivo di Laura Cazzari.
Secondo racconto ricco di potenziale che un po', confesso, finisce per deludermi.

Punti deboli: l'idea di un Alice in Wonderland lisergico per rielaborare - o, ancora meglio, affrontare - un incidente è fenomenale, mi fa accettare con tranquillità anche le pesanti allegorie volendo.
Sembra però che il racconto non abbia alcun interesse a impressionarmi, coinvolgermi o stupirmi: vuole solo darmi una lista di eventi che si sono susseguiti nella testa di una ragazza, eventi che sarebbe fighissimo esplorare emotivamente, e invece.
Ci sono ragioni specifiche, in world, per cui la protagonista non esprisce sense of wonder e, più avanti, quando comincia effettivamente a provare emozioni intense, che possono arrivare al lettore, cade direttamente nella paura (ma anche lì, paura di un dolore comprensibile, umano, chiaro se non a lei perlomeno al lettore fin dalla prima comparsa del parabrezza). Ci sono. E in più, il sense of wonder qui rappresenta un bonus, non un obbligo.
Eppure, portarmi in un viaggio lisergico ma affrontarlo con piatta, ripetitiva pacatezza (passaggi come Ok, un lampione mi sta parlando”. Forse sono impazzita, ma decido di rispondergli, Senza degnarmi di una risposta la lanterna si stacca dall’albero e si contorce implodendo su se stessa sembrano riassunti o parodie di un trip introspettivo, che tuttavia non ha la struttura di una parodia, e ci sono molti passaggi analoghi), non erode solo la meraviglia; erode il coinvolgimento in generale.
Poi ci sono piccole stonature come Ok, questo strano albero/lanterna è completamente inutile, ma magari potrebbe diventare il Virgilio di quello che ha tutta l’aria di essere il mio inferno personale”: aspetta, quale delle due? È completamente inutile o può guidarti in una situazione tanto aliena e spiacevole che non esiti a definirla il tuo inferno personale? Certo, potrbbe trattarsi di una contraddizione/errore della protagonista, ma finché viene presentato linearmente l'effetto non cambia.
Oppure - D’accordo lo ammetto: l’incidente è stato colpa mia, volevo morire. Adesso, però, portami via. - Urlo con tutto il fiato che ho in corpo, e questa volta riesco a udire la mia voce: perché non usare il punto esclamativo? Leggo tre frasi di seguito, tutte col punto fermo, una distaccata confessione, e poi vengo informato che il tono è tutt'altro a posteriori, senza un valido motivo. Easy fix, intendiamoci, basta aggiustare la punteggiatura.

Punti di forza: la premessa ha tutte le carte in regola per essere valorizzata al meglio. Ci sono dei set up buoni, come la melodia, che paga nel finale.
Questo passaggio, poi, è un ottimo scorcio, drasticamente più sottile e aggraziato delle altre allegorie allucinatorie: Anche gli altri rami sono carichi di pietanze, ma non li guardo neanche. Io e il cibo non abbiamo un buon rapporto.. Si tratta di una buona apertura sulla vita della protagonista, e incidentalmente genera più sense of wonder del resto, perché mi lascia a immaginare (wonder) il legame tra un elemento del paesaggio straordinario e un problema di profondità inaspettata, lasciata vaga nel migliore dei modi.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

Avatar utente
Hayà
Messaggi: 47

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#4 » mercoledì 30 dicembre 2020, 12:11

Salve a tutti, ecco la mia classifica.
Leggere queste storie è stato un immenso piacere! Ho imparato davvero molto nel leggerle, e di questo sono grata.
Voglio dire che stilare questa classifica è stata un'ardua impresa, davvero. C'erano storie ottime sotto ogni punto di vista, e storie che sulla forma arrancavano un poco ma non nel contenuto. Davvero è stata un'impresa, se avessi potuto mettere più di un titolo in un unico posto avrebbe aiutato :P

1) Amiche per la vita di Pretorian

2) Specchio specchio di Alessio Vallese

3) Il gambero di Aquileia di Matteo Mantoani

4) Istinti naturali di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo

5) Viaggio introspettivo di Laura Cazzari

6) Riscoprirsi altrove di Davide Manucci

7) Due facce della stessa medaglia di Arianna Cazzari


Ecco i commenti:

1) Amiche per la vita di Pretorian
Ciao Pretorian, è un piacere leggerti.

Ammetto che non ho molto da dire su questo testo. Lo intendo in maniera totalmente positiva.

Inizio subito mostrando due piccoli refusi che ho trovato:
sposta un atro scatolone

che non l’abbia veduto


I personaggi li ho trovati buoni e ho particolarmente apprezzato le loro dimostrazioni di affetto (sì, lo ammetto, sono una di quelle persone disgustose che adorano gli abbracci e roba varia, ancor di più quando leggo!).
Le descrizioni le ho trovate ottime e lo stile molto pulito.

Approvo i quattro bonus e anche il tema, e voglio esprimere un certo apprezzamento su come è stato trattato un tema tipico del YA. Se l'adolescenza è il periodo in cui noi dobbiamo scontrarci con l'allontanamento di persone a noi care, mi piace come Elena non accetta tale realtà.
L'ho trovata una lettura interessante.

Mi dispiace che questo commento sia così spoglio, ma ho veramente poco da dire. Mi è piaciuto veramente tanto, il crescendo di emozioni nel climax mi ha fatto rimanere con il fiato sospeso, e volevo dare un piccolo pugno ad Elena alla fine.
Insomma, ottimo lavoro!

2) Specchio specchio di Alessio Vallese
Ciao Alessio, è un piacere leggerti.

Ammetto che questa storia mi ha lasciata molto perplessa. Ma in senso totalmente positivo.
L'incipit è ottimo. Ottimo uso del mostrato e il senso di nostalgia, del passato, è molto evidente e traspare molto bene. Mi ha fatto mancare i corridoi del mio vecchio liceo.
Le descrizioni sono ottime: semplici, dritte al punto, e con molti riferimenti sensoriali. Ottimo.
In particolare, ho apprezzato tanto la descrizione del "secondo" magazzino: come si mostra che è lo stesso che Bert ha visitato vent'anni prima senza dirlo apertamente.
I dialoghi tra Bert e Max sono stati fantastici da leggere. Di norma non sono una grande fan dell'infarcimento di dialoghi con parolacce, ma personalmente qua l'ho trovato ottimo.

Ho solo una cosa che mi rende ancora perplessa: il fatto della chiave. Però sono sicura che sia una mia mancanza, un dettaglio che io non ho colto, e non un errore della trama. Almeno spero!

Insomma, veramente ottimo. Non ho molto altro da dire.
Lascio la parola ai giudici ovviamente, ma confermo i bonus e il tema.

3) Il Gambero di Aquileia di Matteo Mantoani
Ciao MentisKarakorum, è un piacere leggerti.

Ottimo racconto, strutturato molto bene. Ammetto che non sono particolarmente avvezza al genere storico, ma questo mi è piaciuto molto.
A mio avviso, anche se lascio l'ultima parola ai giudici, confermo il tema e i bonus, anche se ammetto che la presenza dello specchio l'ho trovata un po' debole. Non mento dicendo che in un primo momento ho pensato che fosse un elemento inutile, ma arrivata alla fine mi sono ricreduta. Eppure, continuo a pensare che fosse un elemento "debole", e forse inserire più riferimenti ai sensi di colpa di Gotfrid avrebbe aiutato a renderlo più presente e la sua separazione finale più significativa di quanto non lo sia già.

L'incipit l'ho trovato molto buono, con un buon ritmo e un'atmosfera "aulica" che ho trovato molto azzeccata. Quando il Patriarca è inciampato, ho soffocato una risata anche io.
Unica frase dove vorrei esprimere un'opinione:
Quando inciampò, Gotfrid non ne fu sorpreso.
Il clangore del pastorale placcato in argento che si schiantava al suolo sovrastò il coro liturgico.

Puramente personale, ma "il clangore del pastorale placcato in argento" mi ha rallentato troppo la scena. Si è già visto che il Patriarca è inciampato, e ora volevi mostrare la reazione del "pubblico", ma quella frase secondo me rallenta troppo e fa perdere il filo.

Un'altra parte che mi ha fatto un po' storcere il naso è stata quando il tema viene esplicitamente nominato da Maddalena. L'ho trovato un po' forzato e piuttosto... stonante.
Riguardo il resto, non ho altro da dire: ho particolarmente apprezzato il tema elaborato su più livelli (il diavolo che viene perdonato, Gotfrid che trova il perdono nonostante le barbarie, "anche i nobili inciampano").
La trama l'ho trovata semplice ma d'effetto, che non reputo mai un problema, anzi.
Lo stile l'ho trovato pulito e non troppo pesante, a parte per quella frase che ho menzionato più sopra.
Veramente ottimo lavoro! Complimenti.

4) Istinti naturali di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo
Ciao Pietro, un piacere leggerti.

Mi è piaciuta molto l'idea dietro!
Confermo il tema e i bonus, a parte uno. Quello del flashback/flashforward l'ho trovato usato in una maniera un po' troppo bizzarra e forzata.
Cerco di spiegarmi meglio: la riconciliazione tra Josephine e Rosalba avviene principalmente tramite la scena finale, dove si rivela che il PoV è quello di Rosalba. Ma quella stessa scena l'ho trovata come un espediente forzato per mostrare la riconciliazione, rendendo tutte le scene "nel presente" un po' inutili.
Se rimuovessimo le scene ambientate nel presente, rimarremmo solo con la domanda "si saranno riappacificate?", domanda a cui comunque otteniamo solo una risposta piuttosto vaga.
Per questo lo trovo un poco forzato. Leggo dai tuoi commenti che doveva essere spiegata meglio la scena di riconciliazione, e posso comprendere il limite di 20k caratteri.
Ovviamente, l'ultima parola spetta ai giudici!

Detto questo, passo ai lati positivi. L'idea mi è piaciuta molta e come viene sfruttata, le descrizioni le ho trovate molto evocative, soprattutto quella nella casa della nonna. Al momento immaginavo me stessa con dei biscotti in mano!

Voglio solo mostrare un errore:

Il merlo indiano della nonna le fa eco
≪Entrate. Entraaateee.≫ con una vocetta gracchiante.

Penso qui tu sia andato a capo troppo presto.

Comunque, il mio commento iniziale non ha rovinato il mio apprezzamento della storia.
Lo stile l'ho trovato ottimo, i personaggi ben caratterizzati, l'idea azzeccata.
Ottimo lavoro.

5) Viaggio introspettivo di Laura Cazzari
Ciao Laura, è un piacere leggerti.

Allora, premetto subito che ho adorato molto l'idea: ho un certo debole per le storie di questo genere perciò mi ha coinvolto fin da subito. Lo stile l'ho trovato buono, molto pulito, e i simbolismi che si susseguono li ho apprezzati molto (la scena con i geyser mi ha colpito particolarmente, così come la scena della lucciola che si sofferma a guardare i ricordi di sua figlia nel fiume).
Lascerò la parola ai giudici, ma per me i bonus sono tutti da attribuire, così come il tema è stato azzeccato. Mi piace pensare che "nulla è come sembra" non sia solo legato all'esperienza di pre-morte, ma anche alla confessione della protagonista. Mi piace molto come hai utilizzato lo specchio in questo contesto.

Però ho delle note dolenti da commentare.

Inizio da cose puramente tecniche e di forma. Ho notato un paio di refusi e piccole accortezze di punteggiatura che inserirò qui:

Un campo di fiori, completamente grigio si estende sotto i miei piedi per diversi chilometri.

Dopo grigio manca una virgola, oppure toglila direttamente dopo fiori.

Sono sola in mezzo al prato grigio. L’unica cosa che vedo accanto a me è un albero e da questo albero spunta una lanterna.

C'è una ripetizione forzata di "albero". Forse un semplice "da cui" avrebbe perfettamente funzionato.

Alzo la testa per cercare di capire contro cosa ho sbattuto.

Viene ripetuto due volte il fatto che abbia sbattuto.

Lo specchio è sparito e al suo pasto è tornata la melodia che avevo sentito prima.

"Posto" al posto di pasto.

Torno al presente, gli occhi pieni di lacrime, ripendo a correre.

"Riprendo"

Però questi sono cose di poco conto, lo ammetto, facilmente sistemabili con una rilettura.
La lucciola si trasforma nuovamente in lampione, poi sembra svanire.
La luce, però, sembra rimanere per permettermi di vedere, un po’ più chiaramente, quel posto innaturale.
La foresta sembra trasformarsi, tutto quello che prima era infantile e gioioso adesso è più adulto e cupo.


Ora, disclaimer totale: NON sono una scrittrice professionista, né una editor. Ho solo studiato da autodidatta e con la mia esperienza, ma una delle cose che spesso leggo è di evitare i verbi come "sembrare". Qui penso sia un buon esempio. La lucciola "sembra" svanire, la luce "sembra" rimanere, la foresta "sembra" trasformarsi.
Se togli i sembra, le frasi hanno un effetto maggiore. La lucciola svanisce, la luce rimane, la foresta si trasforma.

Ovviamente, prendi questo consiglio un po' con le pinze, sono anche delle sensazioni che ho avuto io leggendo :)

- D’accordo lo ammetto: l’incidente è stato colpa mia, volevo morire. Adesso, però, portami via.
Urlo con tutto il fiato che ho in corpo, e questa volta riesco a udire la mia voce.

Qui cambierei la punteggiatura, aggiungendo un bel punto esclamativo. Non mi pare stia urlando! (Anche se ammetto che dirlo come una confessione funziona comunque, ma stona con la spiegazione che dai dopo).

Ho inoltre un altro problema con la formattazione della storia.
Dopo un dialogo dove descrivi le azioni di qualcuno, non serve andare a capo.
Esempi:
- Tu.
Risponde semplicemente il lampione.


- La luce ha varie forme.
Risponde semplicemente alla mia domanda inespressa, accoccolandosi sulla mia spalla.


Basta aggiungerlo dopo. Ammetto che leggerlo era un po' strano. Sembravano azioni che accadevano all'esterno del dialogo, quando invece lo accompagnavano.

Ora parlerò del contenuto.

Come ripeto, la trama l'ho trovata buona, e l'ho trovato un buon "viaggio" nella mente della protagonista. Le descrizioni le ho trovate piuttosto azzeccate e in tema con il sense of wonder, anche se penso che se la protagonista avesse agito in qualche scena avrebbe avuto un effetto migliore. Il miglior esempio che mi viene in mente è quando raggiunge la foresta con i castelli volanti (descrizione molto buona!): per rendere tutto più "tangibile" forse la protagonista avrebbe potuto provare a toccare uno degli alberi, ad esempio.

Ho una nota dolente su una questione di contenuto: durante il viaggio veniamo a conoscenza di alcune persone importanti per Alysia, ad eccezione di una. James.
Viene solo detto che si conoscono da sempre, ma nella visione di lui non c'è proprio menzione, al contrario di Emily. Vedere Emily aspettare il risveglio dell'amica ha un certo effetto dopo averla conosciuta durante il viaggio, ma per James questo effetto è praticamente assente. Qualche riferimento su di lui durante il viaggio avrebbe aiutato parecchio.

Insomma, il tema mi è piaciuto molto, l'idea la trovo molto buona, ma la storia in sé l'ho trovata un po' "piatta": la protagonista non reagisce molto di fronte a cosa succede (ad eccezioni di alcune scene verso la fine). Penso che qualche riferimento in più alla questione della sua "scelta" sull'incidente avrebbe reso più interessanti le cose. Però ho comunque apprezzato.

6) Riscoprirsi altrove di Davide Manucci
Ciao Davide, è un piacere leggerti.

Purtroppo ho delle note un po' dolenti riguardo questa storia.
Ma voglio andare con ordine.

Ottimo incipit, davvero. Il mood della scena è immediatamente comprensibile, la protagonista è caratterizzata in poche righe e abbiamo subito una buona idea di partenza su di lei e qual è la sua vita di tutti i giorni (ho particolarmente apprezzato il dettaglio della madre e della cioccolata calda: come descrivere un rapporto di affetto con poche parole!). Veramente ottimo.
Ho solo una piccola domanda: proprio nella prima frase, Gaia dice "Musica pesa e ignorante" - musica pesa? Sono giovane ma non avevo mai sentito questo termine, ho provato a cercare su Google ma non mi è uscito niente. È un errore?

Altra frase, poco più avanti, che ho trovato un po' strana:
Si sforzò di ricordare e le tornarono davanti le scene della discussione della sera prima

"Davanti?"
Forse era meglio un "in mente"?

I problemi della storia insorgono quando Orfeo fa la sua prima apparizione.
Aprì la porta e sorrise per nascondere tutta la vergogna e l’imbarazzo che provava in quel momento ma restò immobile a guardare quel tizio grasso e vestito come se lo avessero immerso nell’arcobaleno che la fissava sorridente.
Gaia lo osservò bene, sembrava proprio lui. Ma che voleva ancora? Aveva già espresso il desiderio e allora? Cos’altro voleva questo ciccione? Forse si era dimenticato qualcosa, o forse non era lui.
Ma Elis non lo vedeva? Ah cacchio, Elis! Gaia mise la testa fuori dalla porta per cercarlo ma vide solo il faccione di Orfeo, o come cavolo si chiamava, che copriva gran parte della visuale.


Orfeo appare un po' come un fulmine a ciel sereno e, per quanto Gaia lo conosca già, noi lettori non sapevamo nulla di lui e la lunghezza della frase non aiuta a elaborare la sorpresa. Forse avrebbe aiutato rallentare un poco la scena, e far sì che Gaia si "fermasse" un secondo di fronte alla figura di Orfeo ("ma restò immobile mentre guardava [...]" è troppo veloce per avere lo stesso effetto), forse poteva anche uscire con un qualcosa tipo "Cosa ci fai TU qui?!" per far capire meglio che Orfeo, in quel momento, è un estraneo.

Il resto della storia va decisamente troppo di fretta: Gaia è confusa (ed è comprensibile), ma anche io come lettrice non riuscivo a raccapezzarmi su ciò che succedeva.
Ho anche qualche nota dolente sull'epilogo: l'ho trovato troppo "sospeso", come una sorta di finale aperto che, sinceramente, non sono riuscita bene a spiegarmi.

L'idea mi è piaciuta e la protagonista l'ho trovata azzeccata, ma il ritmo troppo veloce mi ha veramente disorientata. Mi dispiace!

Per i bonus e il tema, ovviamente lascio la parola ai giudici, ma per me sono confermati tutti, anche se ammetto che la scena del flashback poteva essere un po' più "distaccata" dal flusso di coscienza per far sì che non risultasse troppo amalgamata al resto della narrazione.

7) Due facce della stessa medaglia di Arianna Cazzari
Ciao sprynt, è un piacere leggerti.

Sono parecchio combattuta su questo testo. Inizio dicendo che approvo il tema, ma non tutti e quattro i bonus.
Ovviamente la parola finale va ai giudici, ma il flashback viene solo menzionato e neanche veramente mostrato, e il sense of wonder non l'ho colto. La rivelazione finale è sorprendente, ma non lo definirei "sense of wonder".
Approvo gli altri due bonus.

Voglio far presente che ci sono un paio di errori, come assenza di spazio dopo un segno di interpunzione e la mancanza di qualche maiuscola nei dialoghi, ma non sono errori troppo gravi e non distolgono dalla lettura.

Detto questo, voglio veramente esprimere il mio apprezzamento per il tema trattato. Non sarà al 100% realistico, ma sono veramente contenta che, per una volta, il DID non venga rappresentato come una cosa da criminali, come tipico nei media. Ho apprezzato veramente tanto che Dorothy e Tea collaborino per "sfruttare" i punti positivi dell'altra persona.

Tornando alla storia, i personaggi li ho trovati caratterizzati abbastanza bene: svolgono bene il loro ruolo, e su quello non ho molto da dire.
L'incipit l'ho trovato buono, c'è un piccolo senso di "curiosità" dovuta alla questione che Tea dice di volersi fare un tatuaggio di Dorothy, quando sembra che non la sopporti. Non lo dico come critica, è stata una cosa che ha veramente preso la mia curiosità.

Ora, passiamo alle note dolenti: il ritmo della storia l'ho trovato troppo veloce, come se fosse una sorta di riassunto di ciò che stava succedendo.
A tal proposito, volevo chiedere una cosa: ho notato che le parti con Dorothy in realtà non sono mai mostrate, ma solo raccontate. Questa scena ne è l'esempio migliore:
Poi però mi viene l’idea di chiederle di sostituirmi all’interrogazione di inglese del giorno dopo. So com’è fatta Dorothy, sbuffa, ma in fondo mi vuole bene, sa che se non mi aiuta lei, rischio la bocciatura e alla fine cede. Io dovrò solo fingermi lei, vestirmi di rosa così che nessuno si accorga dello scambio.

Qui la scena poteva molto facilmente essere estesa e approfondita con un dialogo, che avrebbe esplorato meglio i personaggi, ma non accade.
È stata una scelta voluta?

Detto questo: il tema mi è piaciuto, i personaggi li ho trovati apprezzabili, la trama l'ho trovata buona. La mia unica ripicca è nella forma: ritmo un po' troppo veloce e poco spazio nell'esplorare meglio le sensazioni della protagonista. La scena dove Dorothy pare "sparire" era scritta molto bene, mi sarebbe piaciuto avere più scene di quel genere!

Avatar utente
Dario17
Messaggi: 155

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#5 » domenica 3 gennaio 2021, 17:53

IL GAMBERO DI AQUILEIA

L'attinenza al tema c'è, anche se non vado pazzo quando lo trovo esplicitato nel tema parola per parola nel testo, men che meno se nella bocca di uno dei personaggi; da l'idea di una soluzione sbrigativa e al tempo stessa messa lì per fugare ogni dubbio.
I bonus li vedo tutti tranne quello dello specchio: sebbene sia importante per Gotfrid tenerlo con se per soddisfare una sua turba mentale, di fatto lo specchio non ha nessuna importanza per la trama. Se venisse cancellato dal racconto, i fatti si svolgerebbero alla stessa identica maniera.
L'idea non è il massimo dell'originalità e i personaggi ricalcano sentieri già battuti: il crociato coi dubbi, la contadinella bellina e ignorante, il fratello deviato. Non è assolutamente facile costruire qualcosa di originale su questo segmento storico, lo comprendo, ma qualche caratteristica particolare avrebbe giovato se messa nella costruzione dei personaggi.
Come hai scritto nella risposta, hai fatto uso sovente di raccontato. Io non ne sono un oppositore ultraortodosso, di sicuro meno di altri, però soddisfo la tua richiesta di un parere volentieri: ce n'è effettivamente troppo di raccontato e questo rende un po' a scossoni la lettura, sopratutto nella parte iniziale che non scorre bene a mio avviso.
Veniamo al pezzo forte del tuo scritto: le descrizioni.
Sai il fatto tuo quando c'è da descrivere un ambiente o scendere in particolari. Nessun dubbio su questo, si vede che hai dimestichezza. Al netto del raccontato, piuttosto pulsante anche qui, ci si immerge con facilità nell'ambientazione. Anche qua però sento di farti una leggera sottolineatura: esageri un po' troppo. Te lo dico perchè anche io sono uno che si regola con difficoltà con l'uso di aggettivi e non perdo occasione di sovrabbondare. Si nota sopratutto quando siamo nella cattedrale all'inizio e nella parte sense-of-wonder della visione di Maddalena.
Questa frase ne è l'esempio:

Una tremenda voragine a imbuto si apriva davanti a loro, al suo interno grovigli di corpi sanguinanti strisciavano nella melma incandescente, orrendi diavoli armati di spada ne falciavano le carni martoriate

Gli aggettivi servono a caricare l'immagine certo, ma era proprio necessario dire che la melma era incandescente (presumo un gioco di parole per intendere della lava) e che i diavoli fossero orrendi?
La trama è piuttosto lineare e fa il suo dovere, senza infamia e senza lode.
I dialoghi ok, ricalcano la pomposità tipica del tempo della storia, possono far storcere il naso ma ci si fa il callo piuttosto velocemente e in maniera indolore.
C'è qualche passo che mi risulta oscuro.
Come fa Maddalena a trovarsi da un campo di grano fino ai confini di una palude? Mi risulta difficile che campi coltivabili e paludi siano copribili nei pochi minuti in cui Maddalena è preda delle allucinazioni, anche perchè scrivi che seguì suo fratello "tra le spighe" e quindi non dai l'idea al lettore che si lasci il campo di grano alle spalle.
Maddalena è una ragazzina ingenua di 13 anni con poca esperienza, confessa a Gotfrid che prima di incontrarlo li considerasse dei bruti. Allora perchè a inizio capitolo "non aveva mai sperato di incontrarne uno"? Se tale era il suo pensiero, doveva sperare di non incontrarli mai.
Forse durante la stesura hai cambiato idea sui soggetti e non hai adattato il testo al cambiamento.
In conclusione la mia valutazione complessiva è più che positiva per quanto riguarda descrizioni e ambientazioni e un pelino sotto la sufficienza per quanto riguarda originalità, caratterizzazione dei personaggi e trama.
Discorso a parte per l'abbondanza di raccontato da cui non mi sono fatto influenzare nel giudizio; sai bene che in questi lidi si tende a castigare le "tellate" in maniera piuttosto repentina ma io, per quanto riguarda i contest di Minuti Contati che sono molto particolari nelle modalità, sono di manica piuttosto larga.
E perchè io di corsi speciali sono a secco :)


RISCOPRIRSI ALTROVE

Il tema ci sta, il racconto è una riproposizione del tema "sono morto e non me ne sono accorto" abbastanza noto ai più ma a tema adolescenziale e meno macabro.
L'incipit è magistrale. Il flusso di coscienza continuo fa il suo dovere alla grande ed è molto immersivo, scivoliamo dentro Gaia in poche righe. Frustrazioni, rabbia sopita, un'ottima evocazione della vita scolastica della protagonista con annessa la relativa "fauna".
Siamo nello stereotipato andante in più di un particolare, ma li considero topos del genere, inevitabili.
Poi si arriva a questo punto:

Gaia lo osservò bene, sembrava proprio lui. Ma che voleva ancora? Aveva già espresso il desiderio e allora? Cos’altro voleva questo ciccione? Forse si era dimenticato qualcosa, o forse non era lui.

E qui si è spezzata la mia comprensione. Lui chi? Che desiderio? Ciccione Elis ?Ho pensato di non aver capito e infatti non avevo capito. Ho riletto. Ho tirato avanti per altre righe. Nulla.
Il flusso di coscienza di Gaia si ritorce contro il lettore per il senso di confusione che colpisce Gaia.
Inserisci percezioni sensoriali, elucubrazioni e ripensamenti.
Per riprendere il filo ho dovuto rileggere più e più volte ma già il piacere di lettura e l'immersione che all'inizio era stato così ben coltivato è sparito.
Tutto si fa confuso e il worldbuilding che hai fatto e disseminato per tutto il racconto non aiuta, anzi.
Si capisce a fine racconto che hai costruito qualcosa che poi i 20k caratteri non sono riusciti a contenere.
La seconda e ultima parte tira le somme grazie ai dialoghi-spiegoni e ad un epilogo dimenticabile che lascia appesi molti concetti.
Non è scritto malissimo (vi sono delle piccolezze come ripetizioni e qualche luogo comune abusatissimo, ma niente di chè) ma con un intreccio così poco chiaro anche i punti di forza risultano depotenziati.
Per quanto riguarda i bonus, non so che dire sinceramente. Tranne lo specchio attraversamondi ( abusatino anche questo mezzo narrativo) sono tutti opinabili, possono ritenersi soddisfatti come non soddisfatti.
Una revisione generale con particolare attenzione nel "semplificare" alcuni punti salienti e diventerebbe un raccontino carino, a cui magari applicare poi qualche punta di originalità in più.


VIAGGIO INTROSPETTIVO


Prendo per buono il tema, seppur tra molte virgolette. Il fatto che il racconto sia dall'inizio una passeggiata nell'inconscio e nella fantasia durante un coma e che quindi vi sia simbolismo dietro le immagini e gli oggetti mi pare semplicistico.
Stesso discorso per i bonus: ci sono ma sono stati rispettati con sforzo minimo. Per il sense of wonder sarebbe bene spingere un po' più sull'accelleratore delle idee, però.
Il racconto l'ho trovato poco originale. Troppo poco originale.
È una passeggiata nell'inconscio della protagonista che comunica con il lettore tramite flusso di coscienza.
Anche l'accompagnatore etereo ha un gusto noto, più che di un topos letterario è un clichè.
I dialoghi, piuttosto fiabeschi e già noti ai più, non mi sollecitano a proseguire la lettura.
La protagonista ripercorre la sua esistenza, vuole fuggire e poi si sveglia. Manca mordente, pathos, un bel conflitto che tenga sulle spine.
Va ritoccato anche lo stile, a mio avviso: è una scrittura acerba e poco ricercata, non scorretta anche se vi sono sparse qua e la ripetizioni, avverbi in -mente poco funzionali, i "quasi", la virgola seguita dalla congiunzione "e"...
La prima persona è stata una scelta azzeccata e funzionale per l'idea che avevi in mente, però il narratore a volte si lascia un po' andare con dei commentini poco eleganti che sfiorano la battutina da cabaret.
Uno su tutti il:

Lo prendo in mano e noto che la parte alta ha la forma di un kiwi. L’uccello non il frutto.

Altro concetto che ti voglio segnalare è questo:

"Mi volto verso la barriera, inspiro profondamente, come se stessi per tuffarmi in mare, e avanzo.
Attraverso un muro che ha la consistenza di un budino."
Così sembra che dopo qualche decina di passi incontri la barriera ma poche righe sopra, descrivendo l'ambiente, poni la barriera alla fine di uno "sguardo che spazia libero".
Le distante un po' farfalline, seppur in "un luogo non luogo", mi disorientano quando leggo.

Va fatto un buon lavoro di riscrittura, a mio avviso.



SPECCHIO SPECCHIO

Nulla è come sembra dice il tema: a quanto pare una superficie riflettente nascosta in una scuola si rivela essere un wormhole che riporta indietro nel tempo.
Il tema è rispettato.
La storia mi ha convinto. Nulla che faccia disarticolare la mascella in quanto a originalità, ma fa il suo effetto.
Una punta di delusione sulle motivazioni che hanno portato il protagonista a ricercare lo specchio; troppo blande e campate per aria nel solito alone di mistero che ti fa mangiare la foglia (e a me l'ha fatta mangiare) sul fatto che qualcosa lì dentro risolverà il problema del protagonista.
E se Bert fosse stato spinto a tornare dopo una sessione particolarmente cruenta dal suo psicologo di fiducia? Motivi per rivolgersi ad un professionista ne aveva visto il suo status di vedovo. E visto che da adolescente non era uno stinco di santo, io ci avrei messo della droga o dell'alcool come "incoraggiamento" a commettere un vero e proprio reato.
Funziona comunque eh, ma come hai fatto tu mi da troppo la sensazione di un'avventura da Goonies.
Con lo stile vai forte. Ottima immersione e buon uso della sensitività.
Le descrizioni funzionano.
Dicono che qeusto sia uno step da scrittore avanzato ma te la dico uguale: magari meno azioni elencate ridurrebbe l'effetto telecronaca. Sopratutto nell'incipit:

Strattono la porta sul retro. È chiusa. Afferro la maniglia per il perno, la sollevo appena e la tiro verso di me. La serratura scatta. Nessun allarme.

Sebbene la sequenzialità sia corretta, non sono troppe azioni una dopo l'altra? Servono tutte? Per me no.
In una riga il protagonista strattona, afferra, solleva e tira.
Accompagni il lettore nel gesto ma sembra troppa roba.
Ho gradito molto i nomi propri e la specificità degli elementi tipo i Sepolcri e Steven Hawking (vabbè, quello del fisico è una semina riuscita che ti pizzica la mente a racconto finito e che ho molto apprezzato.)
Non sono proprio convintissimo del ginocchio di un trentenne che cede per dell'adesivo ammuffito che fa resistenza, ma è una piccolezza.
Anche la situazione scolastica-adolescenziale l'hai messa bene, farcendola di insegnanti bastarde e di invitanti sederi delle compagne di classe.
Finale regolare.
Bravo!



DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Il tema ci può anche stare, ma per quanto riguarda due bonus direi proprio di no.
Doveva essere una scena in particolare a richiamare tale stupore, non lo svelamento del mistero.
Un flashback/flashforward è fatto con un punto di vista ben specifico e con un vero e proprio salto indietro o avanti, non col personaggio che racconta di averne uno.
Il racconto, oltre che peccare di una poca originalità e senza nessun tentativo di applicare un'interpretazione diversa dal solito (dottor jekill e mister hide), risulta poco scorrevole e troppo raccontato come se fosse una sorta di diario o di conversazione.
Un paio di volte il narratore scade proprio nel rivolgersi al lettore in maniera diretta:

- Ve l’ho detto, siamo uguali

- Veramente mi chiamo Dorotea

Sullo stile, sottolinerei come frasi spezzettate continuamente da virgole facciano perdere mordente alla lettura e la randano troppo sincopata inutilmente dato che non vi è mai grande suspance o conflitto con ritmi incalzanti; questa è un'ulteriore pecca a mio giudizio.
Ci si trascina in episodi di routine scolastica e domestica senza picchi.
A mio avviso il grosso macigno che grava su questo scritto è il tema scelto: mettere giù un racconto in prima persona con un punto di vista afflitto da sdoppiamento di personalità è davvero complicato ed è difficilissimo da sviluppare in maniera buona, infatti nella tua intenzione di "ingannare" il lettore scadi anche in trucchetti un po' troppo facili come descrivere la sorella all'inizio presente nella cucina anche se ovviamente non c'è, dare un sacco di spiegoni su come lei si veda diametralmente opposta a sua sorella e di come ci sia una smisurata "sospensione dell'incredulità" per quanto riguarda il mondo attorno al punto di vista, esempio è l'insegnante che per la mente del protagonista interrora una sorella al posto dell'altra ingannato dal "travestimento" quando in una situazione reale questo sarebbe impossibile o quasi. Certo, poi si capisce il perchè, ma è tutto troppo facilone.
Sopra la sufficienza valuterei la capacità immersiva in prima persona che dai a Dorotea, con il suo flusso di pensieri. Anche questo però, sarebbe bene potarlo di troppe infiocchettature per renderlo più reale.


AMICHE PER LA VITA


Non convintissimo della coerenza con il tema. Cos'è che effettivamente in questo racconto sembra una cosa ma si rivela tutt'altro? Lo specchio magico lo vediamo subito all'opera e non abbiamo tempo di figurarcelo come una emplice superficie riflettente. Stesso discorso per un'amica che ti maledice e ti carcera con un sortilegio, ma anche quì non facciamo in tempo, seppur tramite i dialoghi ci facciamo un'idea ben precisa del buon sangue che corra tra le due.
Rimango col dubbio.
Lo stile è molto convincente e pulito. C'è una buona immersivitità anche se a volte vi sono troppe azioni mostrate un po' inutili e forzate.
L'inizio del flashback è la frazione più debole, per me.
Ho avuto difficoltà a immaginarmi la scena e a dipingerla in modo vivido, anche perchè parte subito in quarta con i dialoghi e questo mi ha causato, oltre che dubbi su chi stesse dicendo cosa, difficoltà a immaginare le due ragazze. Due tre righe di pura descrizione e collocazione dei personaggi avrebbero dato meglio l'idea.
Le due ragazze sono caratterizzate egregiamente, nulla da dire su questo.
Anche la svolta "paranormal" fa il suo dovere. Un po' storco il naso sullo specchio magico ormai abusato in certa narrativa in tutte le sue forme, però possiamo considerarlo un topos narrativo e accettarlo sebbene non esploda in originalità.
I finali circolari li adoro, nulla da dire su questo anche se molto delle conseguenze del primo rito, anzi nulla, ci viene rivelato rimanendo nel mistero.
Racconto buono.



ISTINTI NATURALI


Il tema c'è, dato che l'argomento principale sia una trasformazione magica interiore ma non esteriore.
Il racconto mi ha riportato alla mente un vecchio cartone degli anni '90 (sono un matusa) chiamato "Un fiocco per sognare-un fiocco per cambiare" intinto però nel mondo animale.
La magia non chiara, la spalla animale/magica, la vita scolastica e familiare....
Il punto forte di questo racconto è il mostrato, sia per quanto riguardano le percezioni sensoriali ben messe (giusto un paio sono di troppo ma sono inezie) che per la parte comportamentale della cuginetta coprotagonista/antagonista. È ottimo il modo in cui ne percepiamo il carattere dalle sue azioni, infatti alcuni pensieri diretti della protagonista punto di vist risultano un po' superflui e ribadiscono concetti già espressi (la superficialità e la maleducazione di Rosalba, per l'appunto.
Ho qualcosina da ridire sull'incipit del flashback: è molto confuso.

Ci incontriamo sul pianerottolo

Ci incontriamo chi? Siamo all'inizio ed ancora abbiamo le idee non chiare su chi siamo dentro.

Man mano che la lettura continua le cose si fanno più nitide, però pasano troppe righe e sono costretto a rileggere per chiarire meglio il tutto.

Se per lo svolgimento delle due ragazzine non si possa avere niente da dire (che io però pensavo fossero più bambine che adolescenti, forse andava calcata la mano su dettagli più young adult per caratterizzarle), non ho avuto buone impressioni su Elliott in quanto l'ho trovato un espediente narrativo, un vero e proprio spiegone a due o quattro zampe, a seconda del caso. La spalla magica/animale, per l'appunto.
Sparisce presto dal raccont ose non per un'ultima comparsata. Era davvero necessario?
Carina l'idea della trasformazione in delfino per aguzzare l'ingegno matematico, forse un po' troppo arrembante, avrei gradito di più qualcosa di più terra terra per dare l'idea dei poteri dello specchio: Diventare un giaguaro o una pantera per strappare la sufficienza nella prova finale di educazione fisica, magari? La butto lì.
Mi è piaciuto l ospezzettamento tra passato e presente perchè lo avete messo bene giù, senza sembrare ne prolissi ne troppo bruschi.
Non ho capito bene come si spieghi lo scazzo della piccola Agata con il resto e di come sia finito il rapporto tra le due cugine, ma questo non ne pregiudica la buona impressione generale.
Confermo al 100% l'impressione sullo slogan publicitario, lo avrei messo io ma vi è stato già segnalato egregiamente.
Discreto lavoro.


_________________________


1. Specchio Specchio
2. Il Gambero di Aquileia
3. Istinti naturali
4. Amiche per la vita
5. Riscoprirsi altrove
6. Viaggio introspettivo
7. Due facce della stessa medaglia



Nota:

I tre racconti dal secondo e il quarto posto per me sono un ex aequo senza se e senza ma.
Hanno tutti e tre pari valore, al netto dei peccatucci veniali che magari lo scritto X ha mentre Y e Z no. Mai come stavolta sono stato in difficoltà a sfalzarli di posto e non l'avrei mai fatto se non fossi obbligato dalla prassi del contest.

Avatar utente
Fagiolo17
Messaggi: 205

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#6 » martedì 5 gennaio 2021, 20:16

Ecco la mia classifica.

Ho trovato racconti davvero di qualità. Complimenti a tutt*!

1. Specchio specchio, di Alessio Vallese
2. Amiche per la vita, di Agostino Langellotti
3. Il Gambero di Aquileia, di Matteo Mantoani
4. Istinti naturali, di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo
5. Riscoprirsi Altrove, di Davide Manucci
6. Viaggio introspettivo, di Laura Cazzari
7. DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA, di Arianna Cazzari


Specchio specchio, di Alessio Vallese
Ciao Alessio e piacere di leggerti.
Il racconto mi è piaciuto molto. Gestito bene, trama intrigante e ben sviluppata, ma basta complimenti. Te li hanno già fatti gli altri e in più ti ho messo primo pure nella Davide Del Popolo Riolo Edition, direi che è sufficiente come prime due volte che ti leggo XD

Ti evidenzio le minuzie che ho trovato stilisticamente, ma ripeto che per me è un lavoro davvero buono.


“Do uno strattone per liberarlo ma il ginocchio cede.”

Non sono riuscito a immaginare questa scena. Tira la scatola e gli cede il ginocchio? Io ho un ginocchio di melma, ma almeno gli scatoloni li sballotto ancora agevolmente!


“Dolorante, mi rialzo.”

Avrei evitato il dolorante. Per quello che ci hai descritto, immagino già che lo sia ed è un po’ raccontato. Avrebbe reso meglio: mi rialzo, mi fa male dappertutto (sa più di sensazione rispetto a dolorante).


“«Senti, ma… sei sicuro che Celestino non si è accorto che gli abbiamo fregato la chiave?»
«Ancora con 'sta storia! Ti ho detto di sì!»”

Istintivamente avrei risposto “ti ho detto di no”. Ma effettivamente la frase è negativa quindi dovrebbe andare bene così.



“Con un altro salto, il mio compare arriva all'angolo delle scope, ne afferra una e la abbatte sul suo solito televisore a tubo catodico. «Brunelli troia!»
Un pezzo di plastica vola via dal suo bersaglio preferito.”

Solito e bersaglio preferito… toglierei uno dei due. Tra l’altro nella frase subito dopo usi di nuovo bersaglio.


“Che sono ancora più pesanti del primo ed emettono un rumore di liquido che si muove.”

Non inizierei la frase col CHE.


“Se non avesse la schiena piegata dagli anni mi potrebbe fissare dritto negli occhi. Avrà più di ottant'anni.”

ANNI e ANNI. puoi mettere “se non avesse la schiena piegata dall’età” per risolvere la ripetizione.


“Lo specchio era nel magazzino sopra la mia aula, cioè qui.”

Suggerisco un: lo specchio era qui, nel magazzino sopra la mia aula.


“«Quella è la saletta che uso come ufficio. Mi siedo lì. Devo anche prendere le chiavi dell'altro magazzino.»”

“Mi siedo lì” secondo me lo puoi tagliare, nella battuta poco dopo dice che si riposa un attimo e mi sembra sia sufficiente.


“Tossisco disperato fino a quando non mi si liberano i polmoni. Il sapore di terra sulla lingua però non va via.”

Disperato? Mmmm non mi sembra suoni bene in questa frase. Mio gusto ovviamente.


“«Max, sei una testa di cazzo! Adesso mi sono pure tagliato. Vaffanculo!»
«Eh, dai, scusa. Guarda che non ti ho mica tagliato io!»
Mi succhio il dito tagliato e prendo un fazzoletto dalla tasca.”

Occhio alla ripetizione di tagliato.


“Alcunché”

Un po’ meh come termine considerando il lessico usato nel resto del racconto.

Tema:
Assolutamente azzeccato

Bonus:
Ok lo specchio, il sense of wonder, i flashback, le tematiche YA le ho trovate non preponderanti ma sicuramente presenti.


Amiche per la vita, di Agostino Langellotti

Ciao Agostino e piacere di leggerti.

Per me un ottimo lavoro. Questo genere di racconto ti esce molto bene, quel retrogusto un po’ cupo, a tinte scure. Ottimamente realizzato e condotto. Il finale che fa presagire il peggio è azzeccatissimo.

Mi permetto alcune considerazioni sul tuo testo. Suggerimenti molto soggettivi.


“Elena regola la temperatura e spegne la luce. Le fiammelle dell’impianto proiettano sfumature rossastre sui mobili del soggiorno. La donna torna a sedersi.”

Essendoci solo Elena in scena puoi anche non mettere “la donna”.


- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.

Se usi il trattino per i dialoghi occhio ad usarlo anche per queste cose, può confondere.


Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.

Ripetizione di “qui”

Tema:
Assolutamente azzeccato. Nulla è come sembra. Un’amicizia portata al limite che si trasforma in ossessione.

Bonus:
Ok lo specchio, basilare per la narrazione, ok il sense of wonder, il flashback, e le tematiche YA. Per me tutti strameritati.


Il Gambero di Aquileia, di Matteo Mantoani

Ciao Matteo, piacere di leggerti.
Il racconto è scritto bene, anche se succede davvero poco. Abbiamo Goffredo al Banchetto, incontra Maddalena che gli stimola una riflessione e poi la riporta a casa. Il conflitto è molto debole.
Per la domanda che hai posto su mostrato e raccontato… io cancellerei del tutto la parte raccontata. Butta fuori dall’immersione. Cambia punto di vista, prima e terza persona, tempo verbale, ma il mostrato ha una marcia in più ti tiene incollato anche quando non si parla di niente mentre il raccontato ti sputa fuori anche se la parte è interessantissima.
Complessivamente un buon racconto.

Passo ad una analisi più puntuale sperando di fare cosa gradita.


“Il ragazzo si raddrizzò e fissò l’entrata della chiesa. Le sue mani erano umide, le asciugò sulla cappa tracciando delle strisce untuose sul tessuto immacolato.”

In alcune frasi hai usato fin troppi aggettivi, ad esempio questa che ho riportato. La frase rischia di diventare troppo pesante.


“«In nome dell’onore ho fatto cose per cui merito già di ricevere il peggio, tu sai a cosa alludo»”

Quel tu sai a cosa alludo serve a poco. Se lo sa non c’è motivo per farglielo sottolineare.

Il pezzo iniziale e ricco di nomi, titoli e araldiche. All’inizio del secondo pezzo avevo già dimenticato metà delle informazioni che mi avevi dato. Questo per dire che forse avrei gestito diversamente il flusso di informazioni.


“Lo rigirò tra il pollice e l’indice e notò il grumo nero che vi era avvinghiato: aveva una forma strana, appuntita come un corno.”

In questa frase puoi comodamente togliere il verbo percettivo notò: Lo rigiro tra il pollice e l’indice: il grumo nero che vi era avvinghiato aveva una forma strana, appuntita come un corno.


“Aprì la bisaccia e ne estrasse il suo specchio, lo soppesò e lo portò di fronte al viso.
Si palpò l’abito all’altezza del petto e trovò il rilevo del piccolo specchio d’argento che si portava sempre appresso, sotto ai vestiti."

È lo stesso specchio che porta sotto ai vestiti? Me lo ero immaginato come una collana appesa al collo dalla prima descrizione e mi ha stranito ora trovarlo nella bisaccia. Anche perché se è sotto ai vestiti… la bisaccia di solito si porta sopra agli abiti.


“il ragazzo prende mano alla spada”

Non si dice METTERE mano alla spada? Oppure prende IN mano la spada.


“«Se hai le palle farai quello che devi. Ma bada bene: se non disseterai quella lancia col suo sangue, provvederò io col tuo.»”

Ma si diceva avere le palle nel medioevo? E se anche si diceva, in questa frase così forbita suona male.

Nella parte di flashback mi sono sentito buttato fuori dal personaggio. Avrei usato un punto di vista ancora più interno sfruttando il passaggio alla prima persona al presente. Con queste frasi più raccontate ho perso di immersione.


“Maddalena riprese conoscenza e notò gli occhi azzurri che la fissavano.”

Anche qui il notò è un po’ goffo.


“La ragazza ripeté una ad una le sillabe di quel nome difficile.
La fanciulla scandì tra sé quella parola complicata. «Siete qui da molto?»
Lei ripeté tra sé quella parola, ma stavolta senza riuscirci."

Occhio che queste sono praticamente identiche e troppo ripetute.


“«Sono nata il giorno di Ognissanti e mio padre dice che da quando sono nata ho visto tredici primavere.»”

Ripetizione di NATA che si poteva evitare: Sono nata il giorno di ognissanti, mio padre dice che sono passate tredici primavere da allora.


“ma non aveva mai sperato di incontrarne uno.
Pensavo che foste dei bruti, ma niente è come sembra.”

Queste due frasi stridono, se sono bruti non dovrebbe sperare di incontrarne uno. Poi l’esplicitazione del tema così mi sembra un po’ una forzatura.


“Gli si avvicinò, si alzò sulle punte dei piedi e gli diede un bacio sulla guancia. Gotfrid rimase imbambolato ad ammirare il suo viso. Aveva gli zigomi alti, la pelle bronzea e il suo sguardo era una pugnalata allo stomaco. Una vera bellezza, altro che la contessa di Gorizia!”

Qui cambi improvvisamente punto di vista. Eravamo nella testa di Maddalena e veniamo sbalzati in quella di Gotfrid.

Tema:
Rispettato, ma potevi evitare quella frase detta da Maddalena che suona molto forzata. :P
Bonus:
Allora, di young adult c’è poco, come tematiche per lo meno. I protagonisti sono adolescenti, ma un sedicenne del medioevo ha poco a che fare con quello che intendiamo oggi con adolescenti, era un uomo fatto e finito.
Sense of wonder e flashback ben integrati.
Invece sullo specchio… non ci ho visto questa grandissima importanza. Ma è presente e fa la sua parte.


Istinti naturali, di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo

Ciao Pietro, Miriam e Paola e piacere di leggervi.
Il racconto scorre via bene e diverte. Unica pecca non aver sfruttato i caratteri mancanti per la scena di riconcigliazione che così rimane sottintesa, ma non mostrata. Si sente che manca quel qualcosina in più per chiudere la narrazione alla perfezione.
Per quanto abbia apprezzato i salti di qua e di là del racconto, nel passato e nel presente, avvengono troppo repentinamente. Alcune scene sono davvero corte (la prima non arriva a 450 battute). Il risultato è ugualmente di ottima qualità, ma non posso che notare quanto sarebbe migliorato il gradimento ampliandole.

Ti aggiungo qualche appunto qua e là, solo il mio parere ovviamente.


“Finiamo di consumare il nostro tè, ci chiede di attendere un attimo. Anche i biscotti sono finiti, Rosalba si agita sulla sedia, impaziente di andare via.”

Chi lo chiede, la nonna? Lo avrei mostrato, sarebbe stato più incisivo e di spazio ne avevi ancora.


“Gli occhiali non scivolano a terra perdendo l’appoggio, scompaiono.”

Toglierei “perdendo l’appoggio” è già chiaro cosa vuoi dire.

Tema:
Azzeccato e ben sviluppato. Nulla è come sembra.

Bonus:
Lo specchio è fondante per la trama, il sense of wonder è ben presente, i flashback gestititi egregiamente e le tematiche YA molto forti.



Riscoprirsi Altrove, di Davide Manucci


Ciao Davide e piacere di leggerti.

Il tuo racconto mi ha stranito, sia per la gestione del punto di vista, pregno dei pensieri a volte insensati e senza sosta di Gaia.
La trama è piatta. Ok, il morto che non è morto non è certo una novità, ma questo non porta a nulla. Se non a farla trasferire nell’Altrove per...?

Alcuni appunti stilistici sulla prima parte.

“Un’occhiata veloce allo specchio la costrinse a sistemarsi i capelli.
Diede un’occhiata alla sua immagine riflessa nella finestra.”
Due frasi simili a poca distanza.


“Fu però attratta dal profilo del seno che si intravedeva tra il vetro e il verde delle persiane chiuse. Non era male in fondo, piccolo ma sodo e attraente.”

Non avrei usato la prima parte (fu attratta, oltre al però che leverei comunque). Avrei scritto semplicemente: il profilo del seno, piccolo ma sodo e attraente, si intravedeva tra il vetro e il verde delle persiane.


“Certo che non avrebbe saputo come fare; senza di lei avrebbe forse avuto una rivale.”

Non ho capito il senso di questa frase.


“la mamma faceva finta di non vederla né sentirla.”

E già qui si capisce dove stai andando a parare…

La narrazione è sopra le righe, il flusso di coscienza della protagonista in alcuni punti ingombrante.
Orfeo spunta fuori a sorpresa e nonostante la protagonista lo conosca si capisce poco di lui e del suo ruolo.
La cotta per l’amico figo è esageratamente marcata. Mi piacerebbe conoscere una ragazza a cui piaccio un quarto di quanto Elis piace a Gaia. Sarebbe… interessante! :P

Il problema principale che ho riscontrato però è il flusso del racconto, l’azione, il conflitto. Insomma non succede nulla. Lei si accorge di essere morta (come avevamo capito abbastanza presto noi lettori) si ritrova nell’Altrove. Poi si sveglia, ma in realtà è ancora nell’Altrove.
Altro non capita.

Il setting sono sicuro abbia delle potenzialità.

Ah, il flashback raccontato più che mostrato mi ha fatto torcere il naso. Un vero peccato.

Tema:
Sicuramente centrato.

Bonus:
Abbiamo l’adolescente, i flashback, lo specchio e il sense of wonder. Ci sono tutti!



Viaggio introspettivo, di Laura Cazzari

Ciao Laura, non mi dilungo su tema, bonus e trama di cui hanno già parlato quelli che mi hanno preceduto.
Ci tengo però a farti notare che nel tuo testo ci sono circa trenta avverbi in -mente, una ventina di "vedo" e una decina di "guardo".
Uno dei consigli più diffusi nella scrittura moderna è quello di eliminare più possibili i verbi percettivi dalla narrazione, ancora di più se fatta in prima persona.
Se siamo dentro la testa del personaggio non hai bisogno di utilizzare tali forme, quello che descrivi è quello che il personaggio vede o sente. In base a quanti dettagli inserisci mi stai comunicando quanto a fondo guarda quell'immagine o ascolta quel suono.

Ti faccio un esempio.
1. Entro in camera e vedo sul comodino un libro.
in questo caso l'utilizzo di vedo è inutile e facilmente sostituibile costruendo meglio la frase.

2.Entro in camera, sul comodino è appoggiato un libro rosso.
vedo un libro rosso, ma non sono particolarmente interessato.

3. Entro in camera, sul comodino è appoggiato un libro dalla copertina rossa, dalle pagine rovinate spunta uno scontrino usato come segnalibro.
il libro attira la mia attenzione, quindi aggiungo dettagli e lo caratterizzo meglio.

Sugli avverbi in -mente il discorso è ampio. Ovunque la frase possa reggersi anche senza andrebbero eliminati. Inoltre bisogna trovare la parola più adatta che non abbia bisogno di essere specificata da un avverbio. Spesso li aggiungiamo gli avverbi per dar forza ad un concetto, ma senza che ce ne sia veramente bisogno.

Corro velocemente. hai mai visto qualcuno correre lentamente? a quel punto sta camminando
Mangio voracemente = mi strafogo
guardo insistentemente = fisso

Spero che il mio commento possa esserti utile. Non voglio essere saccente o sfacciato. Mi piacerebbe fosse un buon suggerimento per migliorare il tuo stile.
ogni volta che finisco di scrivere io uso il tasto trova e cerco tutti i mente, i vedo, i sento, i noto, i guardo, i dopo, i quando, i poi e via dicendo e li elimino. piano piano ne sto usando sempre meno e mi sembra che la mia scrittura stia migliorando grazie a questi piccoli accorgimenti.



DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA, di Arianna Cazzari

Ciao Arianna e piacere di leggerti.
L’idea è molto interessante anche se stradiffusa.
Pensa che casualità, anche la protagonista del mio racconto si chiama Dorotea, e non è che sia un nome così diffuso!
Sicuramente la tematica e il modo in cui la protagonista si esprime mi ricorda l’adolescenza quindi bonus più che meritato.
Lo specchio è importante per mostrarci che le ragazze sono in realtà un’unica persona.
Sense of wonder in qualche modo esplicitato con il colpo di scena finale. Il flashback è un po’ debole.
Anche il tema lo trovo rispettato e ben definito nel racconto.

Avatar utente
Puch89
Messaggi: 208

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#7 » venerdì 8 gennaio 2021, 17:42

CLASSIFICA:

1) Specchio Specchio - Alessio Vallese
2) Amiche per la vita - Agostino Langelotti
3) Riscoprirsi Altrove - Davide Manucci
4) Il Gambero di Aquileia - Matteo Mantoani
5) Istinti naturali - Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo
6) Viaggio introspettivo - Laura Cazzari
7) Due facce della stessa medaglia - Arianna Cazzari

------------------------------------------------------

Commenti:

Il Gambero di Aquileia - Matteo Mantoani
► Mostra testo


Riscoprirsi Altrove - Davide Manucci
► Mostra testo


Viaggio introspettivo - Laura Cazzari
► Mostra testo


Specchio Specchio - Alessio Vallese
► Mostra testo


Due facce della stessa medaglia - Arianna Cazzari
► Mostra testo


Amiche per la vita - Agostino Langelotti
► Mostra testo


Istinti naturali - Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo
► Mostra testo

Avatar utente
wladimiro.borchi
Messaggi: 266

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#8 » venerdì 8 gennaio 2021, 18:00

Veniamo alla classifica: assolutamente sofferta perché tutti i racconti erano meritevoli e mi sono piaciuti.
Alla fine sono andato dietro solo al gusto personale.
A presto.

CLASSIFICA:

1) Amiche per la vita
Beh, caro amico, un altro tuo racconto che spacca.
Chapeu, complimenti e nulla da dire.
Al netto dei refusi che ti hanno fatto notare, forse potevi sostituire le molte ripetizioni di "elettro" con "superficie liscia" o altri sinonimi.
In ogni caso, solo per arrivare al numero di caratteri necessari a far considerare valido il commento, ti dico due cose:
1) grazie a te ho imparato una cosa nuova: "elettro".
2) il racconto è davvero bello.
Non saprei davvero che altro dirti.
A rileggerci presto
W




2) Riscoprirsi Altrove
Ciao Davide, mi ero ripromesso di fare le pulci a tutti, ma in questo caso non ci sono riuscito.
Tutto quello che è suonato oscuro agli altri a me è sembrato piuttosto chiaro.
Premetto che, avendo letto, tra i primi peraltro, il tuo romanzo "Altrove" sapevo esattamente chi fosse Orfeo Augusto Nardoni e il suo scopo nel mondo onirico.
Non mi ha, pertanto, in alcun modo disorientato che, quando fa la sua comparsa, Gaia riferisca tra le righe di conoscerlo ma di non ricordarsi tutto fino in fondo. Anzi, quel senso di smarrimento che prova il lettore in quel punto comunica in maniera piuttosto chiara la sensazione della protagonista.
Molte cose restano oscure alla fine della lettura, volutamente direi, come, ad esempio, il ruolo di Todd e del perché a differenza di Gaia, lui possa spostarsi nell'Altrove in vita e conosca Orfeo Augusto.
Le immagini sono, come sempre quando ci conduci del delirio che hai creato, psichedeliche, cariche di musica, suoni e colori. Leggere un racconto come questo è come una botta d'acido. Vero che "sono morta e non lo so" è un tema anche un po' abusato, ma in questo caso è l'originalità della situazione e tutta la serie infinita di non detti che rendono il lavoro davvero superbo. I dubbi che restano al lettore servono proprio a tenerlo incollato in attesa di una spiegazione e il fatto che, alla fine, chi legge non sappia tutto fino in fondo, lasciano con una bella sensazione di "ancora, ne voglio ancora!"
Pregevole anche il doppio twist finale "è morta", "è un sogno", no "è morta".
I bonus ci sono tutti e lo specchio che diventa oblò è da 10.
A rileggerci presto.
W



3) Istinti naturali
Ottimo, avevo già commentato il vostro racconto, ma non so dove sia finito il commento.
Spero che stavolta vada in porto.
Allora, come dicevo nel commento finito nell'altrove, il vostro racconto mi è piaciuto.
Non voglio discutere dei bonus che, almeno per me, ci sono tutti, anche se devo riconoscere che l'utilizzo dei flash-back non sia proprio ortodosso. Il fatto che i due io narrante siano diversi non inficia il fatto che la storia si altaleni avanti e indietro sulla linea del tempo, per cui, tecnicamente, per me i flash-back ci sono.
Lo stile è molto buono, forse le frasi sono un po' troppo corte, ma questo è gusto personale.
Quello che manca, oltre al momento della riappacificazione, è un acuirsi del conflitto che crei un po' più di tensione. Alla fine c'è, ma è davvero troppo rarefatta per tenere incollati.
In ogni caso altro racconto molto bello e ben scritto.
Mai come in questa sfida (come ho già scritto non so dove) la classifica mi viene voglia di deciderla lanciando i dadi.
A presto
Wladimiro




4) Specchio specchio
Ciao Alessio,
ho letto il tuo racconto con estremo piacere e l'ho trovato assolutamente ben scritto e molto immersivo.
Stilisticamente ho ben poco da dirti, tutto fila alla perfezione e denoti una grandissima abilità da page turner che sa tenere incollato il lettore dall'inizio alla fine.
L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere è il naso è la motivazione del protagonista. Mi spiego meglio: questo tizio, dopo venti anni, se ne torna di nascosto nel magazzino del liceo a cercare uno specchio di cui non ricorda nulla salvo che c'è una specchio che aveva trovato con l'amico Max. Ci torna dopo che la donna della sua vita è morta in incidente stradale. Anche quando il racconto diventa circolare non viene aggiunto alcunché a questa storia. L'unica cosa che se ne può dedurre è che sia lo specchio, in qualche modo, a chiamare il protagonista per farlo tornare indietro nel tempo. Ma questa è una mia elocubrazione.
Ancora: la reazione di Celestino non mi pare credibile. Sei in pensione e ti metti a disposizione del Liceo per controllare lo stabile quando la scuola è chiusa. Senti dei rumori in una stanza, bottiglie rotte e roba che cade. Che fai? Sei vecchio, con una sciatica che a malapena ti fa restare in piedi e invece di chiudere a chiava la porta del magazzino e chiamare gli sbirri, ti affacci, vedi un estraneo, ti armi di scopa e ci vai a parlare. Quando scopri che è uno che non ci dovrebbe stare e riconosci a malapena come ex allievo, lo fai girare allegramente per il resto del liceo. Vero che il finale lascia intendere che l'uomo conosca il funzionamento dello specchio e lasci che il ragazzo lo utilizzi per tornare indietro nel tempo. Ma fino a quando il protagonista non ne parla, la reazione del "guardiano" mi pare davvero troppo morbida.
Al netto di questo difetto di trama, in ogni caso, davvero un racconto scritto con maestria.
Bravo e a rileggerci presto.
W



5) Il gambero di Aquilea
Ciao Riccardo, tema centrato e bonus tutti meritati.
Non ho assaporato lo "young/adult" se non sul finale, quando Maddalena si solleva sulle punte per dare il bacetto a Godfrid. Per il resto l'ho trovato un bel racconto epico, molto divertente e scorrevole. Peraltro non era richiesta la ricerca di atmosfere di quel tipo, sono io ad aver frainteso e esserci entrato a gamba tesa col mio racconto.
La parte più suggestiva, secondo me, è quella che si svolge in Palestina. Personalmente mi sarei giocato molto di più il conflitto interiore del protagonista e le atmosfere "gore" dei cavalieri teutonici con le picche insanguinate. Anche se i bimbi e le teste in cima alle lance mi hanno ricordato il finale di "Delvilman" e le ho trovate davvero un buon inizio. Ma la colpa è mia che sono un inguaribile "splatterone".
Provo a raccogliere l'invito di Francesco a essere il più dettagliato possibile, non so se riuscirò a fare lo stesso con tutti, ma finché ho tempo ci provo.
Il racconto fila alla perfezione e il risultato finale è molto buono, esaminandolo attentamente le uniche pecche si trovano nell'incipit, leggermente più faticoso del resto.
Qui di seguito ti incollo quello che secondo me potrebbe essere migliorato, senza alcuna presunzione di esser depositario di verità assolute, ma solo nell'ottica di migliorarci tutti a vicenda evidenziata dal Nucerone nazionale. Tra l'altro io non sono corsista di nessuno, ho imparato tutto qui o studiando manuali da autodidatta, per cui sono l'ultimo a poter insegnare.

Gotfrid si voltò a cercare suo fratello. Ulrich era impegnato a parlare con un cavaliere vestito con la cappa dell’Ordine di San Giovanni. Gotfrid si strinse nelle spalle e volse lo sguardo verso il pavimento decorato della basilica.

Hai ripetuto il soggetto due volte senza alcuna necessità. Con un piccolo accorgimento di punteggiatura, secondo me, puoi evitare la ridondanza data dalla ripetizione.

Gotfrid si voltò a cercare suo fratello: Ulrich era impegnato a parlare con un cavaliere vestito con la cappa dell’Ordine di San Giovanni.
Si strinse nelle spalle e volse lo sguardo verso il pavimento decorato della basilica.

Il mosaico raffigurava un crostaceo che somigliava a un gambero arancione, o a un astice, le cui lunghe antenne puntavano dritte verso il suo stivale.

Qui la ridondanza è data dall'utilizzo di “raffigurava” seguito da “somigliava”. Anche in questo caso si può togliere roba per rendere lo stile più snello.

Il mosaico raffigurava un crostaceo, una specie di gambero arancione, o a un astice, le cui lunghe antenne puntavano dritte verso il suo stivale.

Che animale misterioso, col suo camminare all’indietro.

Se è un pensiero di Gotfrid meglio utilizzare un corsivo.

Il ragazzo si raddrizzò e fissò l’entrata della chiesa. Le sue mani erano umide, le asciugò sulla cappa tracciando delle strisce untuose sul tessuto immacolato.

Se vuoi rendere questo passaggio più immersivo, siccome il PDV è quello di Gotfird, non lo farei autedefinire ragazzo. Ancora una volta userei il soggetto sottinteso e giocherei di più sulla percezione di umido nelle mani.

Si raddrizzò e fissò l’entrata della chiesa. Aveva le mani umide e le asciugò sulla cappa, tracciando delle strisce untuose sul tessuto immacolato.

Non era l’unico a sudare, i vapori degli unguenti oleosi dei nobili vicino a lui si innalzavano in nebbioline sopra le loro teste. Alzò lo sguardo, il lungo incensiere legato al soffitto oscillava con lunghi passaggi e diffondeva i vapori degli aromi d’oriente.

Qui c'è una ripetizione involontaria “vapori”, una delle due la puoi sostituire con un sinonimo.

Il ragazzo fece spallucce.

Qui sei andato su un registro molto moderno. Troverei un sinonimo più in linea con la trama che si sta dipanando.

solcò il portale

Forse un banale “attraversò” sarebbe più chiaro, ma è gusto personale.

Dopo, non ho trovato altro da segnalare fin qui.

La fanciulla indicò una casetta uguale alle altre.

In questa ultima sezione del racconto il PDV è quello di Maddalena. Qui però pecchi di narratore esterno, perché la ragazza non percepirebbe la sua come “Una casetta uguale alle altre”

Spero di essere stato utile e di non aver detto boiate.
A rileggerci presto.
W



6) Viaggio introspettivo
Ciao Laura.
Leggendo i consigli di scrittura di Chuck Palaniuk ce n'era uno che proprio non riuscivo ad afferrare.
Quel mostro di scrittore, a un tratto, consiglia di sfruttare a pieno le potenzialità della narrativa, quella sua versatilità che è in grado di distinguerla dagli altri linguaggi (cinema, teatro, televisione ecc.).
Leggere il tuo racconto mi ha chiarito il concetto. Non dico che non ci siano stati film diretti a esplorare immagini come quelle da te evocate, ma la resa, per forza di cose, era inferiore. Immagino dipenda dal fatto che la parola scritta si serva dell'immaginazione di chi legge: tratteggia i contorni degli oggetti e lascia al lettore il compito di riempirli fino in fondo di luci e colori.
Quindi, complimenti per la scelta coraggiosa e per l'idea.
Il racconto mi è piaciuto e, al netto di avverbi in -ente e verbi percettivi che ti sono stati fatti notare (com'è giusto che sia, perché siamo qui tutti per aiutarci e migliorarci a vicenda) mi ha preso fin dall'inizio e mi ha accompagnato a un finale non scontato (la visione della lapide, infatti, chiamava morte, non redenzione).
Vero che avresti potuto sfruttare meglio le reazioni della tua protagonista alle immagini inquietanti e allo smarrimento, ma io ci ho letto prevalentemente una ricerca di leggerezza young-adult in linea con l'occupazione della nostra giudice suprema.
L'unica cosa che non ho capito è come fosse posizionata l'originaria lanterna sull'albero, dove fossero i cardini sopra i quali ruotava e il senso di rotazione. Lì mi sono davvero un po' perso ed essendo all'inizio della storia ho dovuto fare un po' di fatica a rientrare.
Complimenti ancora.
W



7) Due facce della stessa medaglia
Ciao Arianna, racconto carino ma con tante imprecisioni che si possono correggere.
La materia grezza c'è ed è abbondante e con due o tre accorgimenti potresti davvero spaccare!
Bando alle ciance passo all'attacco e ti dico cosa potresti migliorare.
1) C'è tanto raccontato e poco mostrato. Il famoso "show don't tell".
Ti faccio un paio di esempi:
Tu scrivi:
"Mi diverto a prenderla in giro, dicendole che si veste come una bambola, con colori tenui e nauseabondi, ma lei è troppo fine per rispondermi male."
Perché invece non ci metti un bel discorso diretto con cui ci dici cosa dice e le risposte che ne seguono. Così facendo, secondo me, ti saresti accorta di come suonava irreale in bocca a una ragazzina quella parola che hai utilizzato "nauseabondi".
Mentre mamma blatera qualcosa, prendo una brioche al volo, la saluto ed esco.
Ancora una volta, facci sentire cosa blatera la mamma e il saluto della tua protagonista.
Se invece di raccontare mostri rendi la tua narrativa più immersiva. Il lettore viene preso di più dalla storia. È roba su cui hanno fatto veri e propri studi sul cervello e funziona davvero.
2) Hai uno stile ancora molto grezzo.
Nel racconto ci sono un sacco di parole che ti saresti potuta risparmiare, facendo passare gli stessi concetti in maniera più immediata e consentendo una lettura più fluida al cliente finale.
Ti faccio un po' di esempi.

Gli avverbi in "ente" rallentano la lettura e spesso non aggiungono niente. Il tuo testo ne è pieno.

Gli aggettivi possessivi sono spesso eliminabili e la prosa ne guadagna in fluidità.
Es. "con la sua aria da perfettina antipatica, il trucco ordinato e i capelli stirati".
Sei sicura che la frase non possa essere formulata in qualche modo senza il possessivo?
Secondo me sì.

Alle volte un "che" è meglio di tutte le altre declinazioni "il quale" "la quale" etc. e alle volte non serve neppure.
Esempio: "Devo aspettare i 18 anni però, per non dover litigare con i miei e con Dorotea (che chiamo affettuosamente Dorothy), la quale sicuramente starebbe dalla loro parte.
Non scorre meglio così?
"Devo aspettare i 18 anni però, per non dover litigare con i miei e con Dorotea (la mia "Dorothy"), starebbe senz'altro dalla loro parte."

Spero di essere stato utile e "capibile".
A rileggerci presto
W

Avatar utente
Eugene Fitzherbert
Messaggi: 466

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#9 » sabato 9 gennaio 2021, 16:45

Ecco la serie interminabile di commenti.

Il gambero di Aquileia
Ciao, Mentis,
bentrovato.
Il racconto è un buon lavoro. È interessante leggere le tue sperimentazioni in ambito stilistico, quindi non starò qui a indicarti là dove sei scivolato nel raccontato tralasciando il mostrato. Lo sai benissimo! L'uso della terza persona focalizzata non è facile per niente e infatti talvolta scivoli fuori dal punto di vista e tendi a essere un po' onnisciente. Non è un male, non è un bene: è un dato di fatto. Questo porta ad alcune sbavature che staccano dalla narrazione: in un contesto di più ampio respiro potrebbero anche essere coperte dal resto dello scritto, ma in una storia di così breve respiro emergono un po' di più.
Divido per semplicità il racconto in quattro fasi distinte: la Prima è l'arrivo del patriarca; la Seconda è l'allucinazione di Maddalena; la Terza è il flashback; la Quarta è il finale. Di tutt'e quattro la più interessante è la terza, come tutti finora abbiamo rilevato. E il motivo, secondo me, è che in questa scena in particolare emerge prepotente un CONFLITTO che manca del tutto nelle precedenti. Questo è l'aspetto che più di ogni altro devi curare nell'arco della narrazione.
La Prima fase non porta a niente, non c'è vera azione (intesa come qualcosa che fa il protagonista per ottenere qualcosa). Il patriarca arriva e scivola. E in mezzo a questa sequenza c'è tutta una fase alla As You Know, Bob, quando il fratello spietga a Gotfrid le caste e le casate. MA: se erano due soldati dell'ordine dei Teutonici, non avrebbero dovuto conoscere i nobili in pompa magna? (evidentemente no, ma mi sfugge il motivo). La domanda che più mi assilla è: a che serve questa prima fase? A farci conoscere i due fratelli? Beh, non ci hai detto granché di loro, perché non sappiamo quello che fanno. Forse avresti dovuto dare un ruolo più attivo.

La Seconda fase, dove compare Maddalena, è leggermente meglio. C'è l'idea che lei insegua il fratello morto tra le spighe, ed è qui che si palesa il tema in modo più concreto (finora,, come hai tu stesso specificato è solo un'interpretazione più metaforica che altro) con l'allucinazione da funghetti allucinogeni. In realtà, quello a cui fai riferimento è il cosiddetto ERGOT (da cui si estrae la Dietilamide di Acido Lisergico). In questo caso ti sei preso una bella licenza poetica nel descrivere gli effetti dell'Ergot grezzo come un semplice caso di allucinazioni, considerando che gli effetti sistemici sono decisamente più dolorosi e lasciano il malcapitato prostrato. Tra l'altro, l'ergot era utilizzato per indurre aborto e fermare i sanguinamenti uterini e il fatto che lo faccia prendere alla ragazza con questa libertà mi ha un po' spaventato! :D
Questa fase, analogamente alla prima fase , non mostra un livello di conflitto abbastanza chiaro. Di Maddalena non sappiamo niente e quello che fa non è finalizzato a nulla, a parte avere la visione.

La terza fase è quella più attiva, dove Gotfried in qualche modo prende vita per davvero e viene mostrata un po' di azione. Prendi tesoro da questa parte del racconto (che è bella!) e cerca di ripetere l'alchimia anche nelle successive. L'unica cosa, attento ai dialoghi. Non so se al tempo dell ecrociate si usasse la locuzione Avere le Palle. NON LO SO, davvero. Magari è giusta e sto imparando una cosa nuova, quello che voglio intendere è che è giusto verificare sempre quando si scrive un dialogo ambientato in un periodo antecedente al nostro. Si rischia di inquinarlo con il nostro modo i parlare da moderni.

Il finale (la scena tra Gotfrid e Maddalena, per intenderci) è solo una passeggiata, in cui ancora una volta, non accade veramente granché. In questa fase, tutto sommato, Gotfrid cerca la redenzione per i crimini commessi in guerra. Ma sarebbe stato meglio se per trovarla (o non trovarla) ci fosse di mezzo qualcosa di concreto e fattivo, qualcosa di più interessante di due linee di dialogo.

A mio avviso: avresti dovuto sfruttare il primo paragrafo per creare il personaggio, mettendo dentro un conflitto con il fratello, visto che è da sempre il suo termine di paragone (come si esplicita in palestina). Nella seconda fase, far mettere nei guai Maddalena, e lasciarla soffrire. Far partire il flashback, che porta alla rilettura del presente da parte di Gotffrid. Si trova davanti a una prova per salvare (in senso lato) la donna e riportare il suo karma a un livello accettabile.
Che te ne pare?

Considera sempre che sono consigli, aggiustamenti, commenti e che non c'è NIENTE DI PERSONALE in questo wall of text e il dialogo che ne potrebbe scaturire, serve a tutti e due per crescere, perché c'è la concreta possibilità che io stai scrivendo una valanga di stronzate! :D

Riscoprirsi altrove
Ciao, Alessandro,
ben trovato qui su minuti contati.
Il tuo racconto è strano. Purtroppo, a differenza dell'Ottimo Wlad, non ho avuto modo di leggere il romanzo Altrove (messo in lista, don't worry), e quindi non ero affatto preparato all'ambientazione e alle presenze inquietanti che affollano la storia. Anche se in realtà, la "storia" in quanto tale è molto sottile, quasi trasparente. Della protagonista sappiamo solo che è 'un'acciughina', per citare una delle canzoni più brutte dell'universo, Ha delle nemiche, è frustrata e disagiata. In pratica è un'adolescente. Intuiamo fin da subito, grazie all'atteggiamento della mamma, che è morta. Purtroppo hai gestito questa informazione in maniera un po' maldestra, soprattutto dopo che il mondo narrativo ha pasteggiato con il buon vecchio Sesto Senso. La descrizione di certi sguardi e movimenti della mamma ha svelato la condizione della protagonista fin dalle prime battute e questo ha stemperato il colpo di scena finale.
L'introduzione di Orfeo, colorato e profumato, e di Elis, bello da togliere il fiato, come la protagonista continua a ripetere in qualsiasi situazione possibile anche quelle meno probabili, è un po' frettolosa e non sembra neanche ben incastrata con il resto dell'azione.
E a proposito dell'azione: dov'è? E non parlo dell'azione da "film d'azione", ma parto di attività che la protagonista deve svolgere per arrivare a un fine. Alla fine del racconto, ancora mi chiedo cosa dovesse fare Gaia e come abbia fatto a guadagnarsi il suo posto Nell'Altrove. Davvero, queste notizie se ci sono sono un po' troppo criptiche, dovresti esplicitarle o metterle in sequenza per riuscire a catturare la mia attenzione.
Altra mancanza: come è morta Gaia? Sembra una domanda morbosa o dal chiaro intento voyeuristico, ma siccome ci hai detto che è schiodata al secondo paragrafo, almeno rivelaci come se ne è andata. Suicidio? (molto probabile) Incidente (un po' meno) Malattia (se la gioca con il suicidio, visto il riferimento alla sua magrezza. Ma se era diventata anoressica fino a morirne, perché non ce lo fai vedere, anche in forma allegorica, quando si trova ribaltata nel suo mondo onirico?)
Forse mi faccio troppe domande, o forse il non aver dimestichezza con il mondo da te inventato, con tutti i suoi riferimenti a Carrol e lo Specchio, Narnia e l'Armadio, Orfeo e l'Omino del Sonno (la versione folkloristica di Sandman) mi ha tenuto lontano dall'apprezzare completamente il tuo lavoro. Mi spiace.

Stilistamente, il testo ha diverse ripetizioni e allitterazioni ce non migliorano la lettura. La punteggiatura è un po' erratica, a volte mancano virgole, altre ti sei perso per strada qualche punto. C'è una discreta quantità di parti raccontate, come per i flash back, che sarebbero stati più incisivi se mostrati. Ma in questo caso, capisco che c'è il maledetto limite dei 20k caratteri.

Detto questo, il lavoro è chiaramente frutto di chi la penna la usa e la usa bene, peccato che PER ME non ha avuto la stessa incisività che invece ha dimostrato nei lettori che ti conoscono da più tempo. Rimedierò, non temere, nel frattempo, piacere di averti letto!

Viaggio introspettivo
Caio, Laura,
bentrovata quaggiù nella sfida!
Ho letto il tuo racconto e mi è piaciuto per molti versi, tipo le suggestioni visive, le immagini oniriche, in certa misura anche per le allegorie (anche se alcune sono un po' telefonate.
Purtroppo quello hce non mi ha veramente agganciato è il motivo per cui la nostra protagonista stia affrontando questa mini epopea. Perché deve riconoscere il fatto di essersi uccisa (o aver tentato)? cosa le cambia saperlo. (Non mi rispondere CAMBIA TANTO! :D, è implicito che ci sia il cambiamento, ma mi stai raccontando una storia, e una cosa del genere è meglio non lasciarla nel territorio aleatorio dell'implicito). Sarebbe dovuto emergere, suffragato dalle splendide immagini che hai dipinto, anzi le immagini stesse avrebbero dovuto far percepire lo struggle della ragazza.
Il finale redentorio è bello, indubbiamente, con un suo interessante dei dettagli (l'amica che sta con la testa appoggiata al letto... Non so quante volte l'ho vista, e non puoi immaginare quanto sia VERA!), è però costruito sul nulla, e questo purtroppo gli toglie forza. Io non ho tifato per la protagonista, perché non sapevo neanche a cosa stava giocando.
Dovresti curare le scene in modo da creare un conflitto che spinga la storia in avanti, dovresti mettere in difficoltà la tua protagonista e farla uscire dai guai cambiata, dopo aver fatto un passo in più verso la sua redenzione. Capisci cosa intendo?

Dal punto di vista stilistico, valgono le stesse cose che ti sono già state menzionate. Non mi ripeto, perché sarebbe pleonastico.
Come sempre ti prego di non prendere questi commenti sul personale, anzi, al contrario: siamo qui tutti per migliorare. Sono contento di averti letto e spero che con questi piccoli suggerimenti tu riesca a migliorare la storia.
A presto!

Specchio Specchio
Ciao, Alessio,
benvenuto qua su minuticontati.
Il racconto è ben scritto, non c'è che dire: hai messo in pratica le regole del Duca e gli insegnamenti di Gambarini. La prima persona singolare al presente, Show don't Tell, l'assenza di gerundi e avverbi e l'assenza dei verbi percettivi sono degli ottimi biglietti da visita; d'altronde il rovescio della medaglia è che talvolta spezzetti troppo i movimenti in microazioni che concorrono tutti allo stesso fine (la scena dell'apertura della porta ne è un esempio). Limitale, e cerca di essere solo più pregnante nella scelta di cosa è veramente importante.
Allo stesso modo, ci sono tante frasi ellittiche (che mancano di verbo): ok, non sono vietate, ma non devono essere neanche troppe, perché comunque il racconto è azione.

La trama si svolge in modo molto ben misurato, con le singole scene che hanno un debito livello di conflitto e con i protagonisti che inseguono un fine ben preciso. Forse l'unica vera pecca è la descrizione della motivazione del protagonista, che appare un po' troppo esile o forse poco enfatizzata. È ovvio che per essere completo questo racconto ha bisogno di molto più spazio: la descrizione della vita del protagonista da adulto dovrebbe avere un ruolo cruciale nella definizione del suo desiderio di tornare a scuola. Forse, oltre a Marzia, avresti dovuto inserire altri dettagli interessanti per rendere tutto più organico. Per questo potresti sfruttare il primo capitoletto.
Lo specchio usato come una specie di McGuffin a metà va bene: la cosa che interessa è che funzioni, non mi frega niente sapere come funziona.
Il finale da loop temporale ha il mordente giusto, ma poteva essere ancora più serio se il ritorno di Berto al passato implicava che così stesse sfuggendo a un pericolo più grande che il Berto ragazzo intravede nello specchio... ma qui forse sono io che sto cercando di farmi troppo i cazzi del tuo racconto, e non va bene.

Concludo: il racconto è bello, ben scritto e con un buona padronanza e controllo delle azioni. Non è perfetto, ma niente lo è (tranne me).
Complimenti ancora.

PS: siccome è il primo commento che faccio a te, lo specifico, come ho fatto finora: non c'è niente di personale, considero questo forum con uno dei posti migliori per sperimentare e avere feedback in ogni senso. Keep on Writing!

Due facce della stessa medaglia
Ciao, Arianna,
bentrovata su Minucti contati.
Il racconto parte da un assunto non dei più originali e si svolge in maniera piuttosto diretta fino al punto di svolta rappresentato dallo stesso finale. Una cosa che ho notato è che non hai sfruttato a pieno i caratteri a disposizione per il contest. Hai deciso di scrivere un racconto minimalista, finendo però per raccontare tante cose che avrebbero potute essere mostrate.
Ti consiglio di spezzare il racconto nelle varie scene che si susseguono (la colazione, il viaggio a scuola, l'interrogazione, il bagno) per mostrare in quelle scene il dualismo tra le due ragazze, senza spiattellarlo apertamente. Anche la stessa descrizione delle caratteristiche fisiche può essere inserita in un contesto mostrato, dove l'azione spieghi e faccia emergere le caratteristiche fisiche che accomunano/dividono le due protagoniste.
Inoltre, sarebbe anche una buona cosa pensare alle scene in termini di conflitto (non necessariamente in termini violenti!), in modo da dare ai protagonisti la possibilità di superare ostacoli per raggiungere un fine.

Prova a lavorarci e vedi che ne esce!
A presto!

Amiche per la vita
Ciao, Agostino!
Bel lavoro, davvero.
Buona prosa, buon ritmo, buona gestione delle informazioni. La costruzione è molto lineare, e ricorda tanto gli episodi di Twilight Zone, soprattutto per il finale circolare (ed è un complimento!).
Se proprio devo venire a romperti i coglioni, allora c'è questo passaggio che dovresti aggiustare in corso di revisione per la semifinale:

-Si, la gente chiedeva a mia nonna tante cose: filtri d’amore, cartomanzia, lettura della mano…- uno degli scatoloni, più malmesso degli altri, si squarcia. Ne cadono rozzi bambolotti fatti di creta e capelli – anche altre cose più particolari.
Sara l’aiuta e sistemare le bambole nei resti del cartone. Resta a bocca aperta nel prenderne in mano una con dei baffi disegnati e due spilloni infilati negli occhi dipinti di nero.
- Tu come fai a saperlo?

- Ha lasciato i suoi diari. L’ultimo lo stavo leggendo quando sei entrata – sposta un atro scatolone e si trova davanti alla massa di un grande telo macchiato – Ecco qui: ero sicura che mia madre l’avesse messo qui dietro.



La parte in corsivo allontana troppo la successiva battuta del dialogo tanto da renderla un po' slegata. La soluzione, semplice e veloce è spostare metà dell'inciso (o anche tutto) dopo la domanda Come fai a saperlo e usarlo come scansione del dialogo stesso, per rendere tutto più movimentato.

Il resto della costruzione drammatica è ben reso, la protagonista è ben motivata e le sue azioni portano a un fine. Forse in alcuni punti è un po' troppo lamentosa, ma lo fa con una buona cognizione di causa.
Ci sono refusi e ripetuizioni che ti hanno già fatto notare, quindi non mi dilungo in questo senso.

Nell'ottica di sfruttare i successivi mille caratteri che ti regaleranno, secondo me dovresti calcare la mano sul fatto che la protagonista conosca bene le pratiche di Nonna Artemisia, per non farla sembrare troppo erudita. E soprattutto potresti sfruttare il paragrafo iniziale per spiegare come mai NON se ne va dal suo paesello. Cosa la tiene legata?

Capisci, è solo un modo per parlare di qualcosa, su un racconto che per altro è azzeccatissimo e molto coinvolgente.
Alla prossima!

Istinti naturali
Ciao a... tutti/e, siete un charter letterario!
Il racconto è interessante, anche se ha delle imperfezioni qua e là. Soprattutto ci sono un paio di personaggi usa e getta che potevano anche essere sfruttati meglio o eliminati del tutto (tipo Elliot). Credo inoltre che il vero neo della storia sia il mancato approfondimento del rapporto tra le due cugine e come questo rapporto si intersechi con lo specchio. Tra l'altro, una cosa del genere serve anche a giustificare il ribaltamento di punto di vista alla fine (BTW, bella idea!). Le vicende passate avrebbero dovuto farmi arrivare a quel finale. In questo caso mi è solo stato servito a fine pasto, ma senza un reale legame con le vicende del passato.

Altra cosa che mi sento di sottolineare: la magia alla base dello specchio segue un percorso e delle regole un po' troppo fumose e non sempre la vediamo all'opera. In questo senso, forse doveva essere sfruttata meglio la scena in cui la protagonista ha il primo contatto con lo strumento magico. La scena in questione è troppo blanda e non porta veramente a nessuna grande rivelazione. Poi ci ritroviamo catapultati in un'altra parte della vicenda in cui il potenziale dello specchio viene sfruttato al massimo, senza quasi nessun passaggio intermedio.

Dal punto di vista stilistico, il racconto fa un buon uso del mostrato. Una cosa da migliorare, secondo me, è la scansione dei dialoghi, sia come scelta dei vari beat, che come disposizione all'interno del testo. Attenzione che in alcuni passaggi cambi soggetto all'interno della stessa frase e questo, per quanto non completamente sbagliato, porta a disorientare il lettore.

Per concludere: una buona idea, ricca di potenziale che necessita di più spazio e di più approfondimento.
Bel lavoro!
Alla prossima.

Classifica:
1 - Amiche per la vita
2 - Specchio specchio
3 - Il gambero di Aquileia
4 - Istinti naturali
5 - Riscoprirsi altrove
6 - Viaggio introspettivo
7 - Due facce della stessa medaglia

Avatar utente
Spartaco
Messaggi: 848

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#10 » domenica 10 gennaio 2021, 18:07

Classifica e comenti del LETTORE ANONIMO:

Il Gambero di Aquileia
Bella storia, intriga la ragazza con gli occhi verdi. L’unica cosa che non ho capito, è se lui è morto e Maddalena se la ritrova nella morte perché in realtà è la ragazza palestinese, o che Maddalena sia morta, e che sia tipo la punizione per lui per aver ucciso la ragazza in Palestina, come un fantasma che lo perseguita facendoli credere però di esser perdonato. Oppure, visto che Maddalena ha visto Cristo dare il perdono a Satana, a posto che diventare nebbia e sedersi alla sua destra, potrebbe essersi impossessato di lei… Probabile anche, che sia stato scritto a posta così. Comunque molto bello.

Riscoprirsi altrove
Complimenti!! Ho veramente poco da dire, mi sono venuti i brividi.

Viaggio introspettivo
Mi è piaciuto molto come racconta le varie fasi della vita di Alysia, mentre lei fa questo viaggio mentre è in coma suppongo. Mi ricorda un po’ insidie out.
Molto bello mi è piaciuto.

Specchio specchio
Storia carina, mi aspettavo qualcosina in più, non so, non mi ha entusiasmata particolarmente. Si poteva approfondire un pochino di più sulla storia di Alberto, mi sarebbe piaciuto.

Due facce della stessa medaglia
Mi è piaciuto molto, chissà se sta ragazza soffre solo di doppia personalità o se questa scissione sia dovuta dalla perdita della sorella...se l’ha uccisa lei?! Oddio, ok sto fantasticando molto, peccato finisca qui.

Amiche per la vita
Racconto strano, cioè che problemi psicologici ha sta Elena? È inquietante che vuol fare la stessa cosa fatta a Sara, a sua figlia! Comunque bello, l’ho trovato anche in un certo modo divertente

Istinti naturali
Storia carina, con un bel tema, ma un po’ noiosetta

Classifica:
1. Riscoprirsi altrove
2. Viaggio introspettivo
3. Il gambero di Aquileia
4. Due facce della stessa medaglia
5. Amiche per la vita
6. Specchio specchio
7. Istinti naturali

Avatar utente
Spartaco
Messaggi: 848

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#11 » domenica 10 gennaio 2021, 19:05

Classifica Finale:

Specchio specchio, di Alessio Vallese Punti: 9
Amiche per la vita, di Pretorian Punti: 10
Il Gambero di Aquileia, di Matteo Mantoani Punti: 16
Riscoprirsi Altrove, di Davide Manucci Punti: 25
Istinti naturali, di Pietro, Miriam e Paola D'Addabbo Punti:25
Viaggio introspettivo, di Laura Cazzari Punti: 34
DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA, di Arianna Cazzari Punti: 42

Passano il turno: Specchio specchio, di Alessio Vallese e Amiche per la vita, di Pretorian

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Annuncerò le semifinali lunedì mattina e a quel punto i semifinalisti avranno 48 ore per modificare il racconto.

Avatar utente
DavideMannucci
Messaggi: 110

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#12 » martedì 12 gennaio 2021, 11:52

Cara lettrice anonima, chiunque tu sia, ti adoro! :)
Davide Mannucci

Avatar utente
PietroD'Addabbo
Messaggi: 87
Contatta:

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#13 » martedì 12 gennaio 2021, 13:45

DavideMannucci ha scritto:Cara lettrice anonima, chiunque tu sia, ti adoro! :)


Se io e le mie coautrici preadolescenti tenessimo alle graduatorie, dovremmo dire l'opposto.
:-D
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

Avatar utente
DavideMannucci
Messaggi: 110

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#14 » martedì 12 gennaio 2021, 15:55

In realtà il mio "ti adoro" non era riferito alle graduatorie (anche se il suo è stato l'unico primo posto in una Sfida che mi ha visto zoppicare) ma all'aver avuto brividi che è il motivo che mi spinge sempre a scrivere: migliorare la tecnica ma solo per emozionare il lettore.
Anche io con le graduatorie sono piuttosto basso (per il momento!!!:D) per questo un primo posto mi provoca turbe prostatiche:)
Davide Mannucci

Avatar utente
Alessio
Messaggi: 109

Re: Gruppo Argonauti

Messaggio#15 » martedì 12 gennaio 2021, 16:38

DavideMannucci ha scritto:In realtà il mio "ti adoro" non era riferito alle graduatorie (anche se il suo è stato l'unico primo posto in una Sfida che mi ha visto zoppicare) ma all'aver avuto brividi che è il motivo che mi spinge sempre a scrivere: migliorare la tecnica ma solo per emozionare il lettore.
Anche io con le graduatorie sono piuttosto basso (per il momento!!!:D) per questo un primo posto mi provoca turbe prostatiche:)

Invece a quanto pare io piaccio agli scrittori ma non ai lettori :-( Una carriera stroncata sul nascere. ç_ç

Torna a “La sfida a Odissea Wonderland”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite