Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Appuntamento con un tema di Davide Del Popolo Riolo per le ore 21.00 di lunedì 21 dicembre!
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Sirimedho
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Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#1 » martedì 22 dicembre 2020, 0:40

Il fiume della Dea
di Sirimedho Stefano De Luca

Nella luce della luna, si vedeva bene il respiro forte del cervo. Sotto un faggio, muoveva la testa, presagendo il pericolo. Abbassava le corna, ma senza sapere dove attaccare, e così rimaneva inquieto, mangiando faggiole e continuando a scrutare.
Lentamente Tullia estrasse una freccia dalla faretra, l’altra mano sulla testa del suo cane per calmarlo prima dell’attacco. Lo stomaco, stretto di fame, non smetteva più di far male, erano due giorni che erano entrati nel bosco sacro.
Tempo sospeso, i loro occhi erano fissi sulla sagoma del cervo.
E poi in un attimo cambiò tutto: Tullia scattò per avvicinarsi, il cervo la vide e inizio a scappare; il cane gli abbaiava di lato, così che il cervo dovette andare avanti, fino a trovarsi davanti un fiume, dove si tuffò verso l’altro lato. Tullia prese la mira, la saetta riuscì a colpire il cervo sul collo, ma senza ucciderlo: iniziò a scalciare nell’acqua, provava a nuotare senza più riuscirci. Tullia si lanciò nel fiume e riuscì a finire l’animale con due colpi di coltello.
«Grazie Dea!», sospirò con un sorriso. Ora il bosco era tornato al silenzio, dopo il clamore della lotta. Ma Tullia aveva sentito dei passi non lontani, forse era il marito che la cercava, così rimase in mezzo al fiume, un piede contro una radice per tenersi ferma, le braccia intorno al collo del cervo per non perderlo. Stette ancora qualche minuto, fin quando non sentì più nessun suono umano, quindi uscì dal fiume. Lei e il cane avrebbero mangiato.
*
Dopo la caccia, si era addormentata tra i cespuglii, per sentire meno il freddo del vento. In dormiveglia, ricordò un giorno felice: vicino a sua madre, una pigna in una mano e nell’altra una fiaccola, mentre lasciava offerte al tempio della Dea; davanti a lei, il padre offriva le corna di un cervo che aveva abbattuto. Da lui aveva imparato a tirare con l’arco, a cacciare, a onorare la Dea. Quel giorno, senza dirlo, fece voto di fedeltà a Diana.
Al ricordo, le si allargò un sorriso, ma uno schiaffo forte sul viso la fece sbattere a terra.
«Finalmente ti ho trovata! Pensavi di riuscire a scappare a tuo marito?» Terenzio la prese per un braccio, forzandola ad alzarsi.
«Lasciami, siamo stati sposati solo per un giorno, dimenticami.…». Stordita, Tullia alzò il braccio per difendersi da un altro schiaffo.
«Sei matta? Certo, ti lascio proprio andare così, senza nemmeno essere mai stati insieme a letto, così divento lo zimbello della città! Dove pensavi di andare? Non ti vergogni, tutta sporca di sangue?»
«È sangue di cervo, lasciami o uccido anche te.»
«Ma sentila! Ora ti insegno io a rispettarmi.» Terenzio provò a colpirla ancora, ma il cane di Tullia era tornato. Lo morse alla mano, così dovette lasciare la ragazza, che gli diede un calcio che lo atterrò del tutto, prima di scappare via, come era scappata la prima notte di nozze.
*
Era passata un’intera luna, Tullia onorava ogni giorno la Dea cacciando e lasciando delle offerte vicino al lago. Non si arrischiava ad andare al tempio, Terenzio poteva aspettarla là, ma pregava la Dea in ogni momento, ringraziandola ogni volta che mangiava, beveva da una sorgente, correva nei boschi.
Con il suo cane, quella notte stava osservando un grande cervo che si stava abbeverando al fiume, lo stesso fiume dell’altra caccia. Ma proprio quella notte la Dea le era apparsa in sogno, l’aveva presa per le mani e le aveva detto: “Non si può scendere due volte nel medesimo fiume. Svegliati, dunque, e vai, cambia te stessa!”. E lei così aveva fatto, passando dal sogno alla caccia.
Appostata a mirare il cervo, quello iniziò a nuotare nel fiume; tutto sembrava ripetersi, stava già per tirare quando ripensò alle parole della Dea; rinunciò al tiro e si alzò in piedi per tuffarsi, completamente avvolta dalla luce della Luna. Raggiunto l’animale, stava per ucciderlo, ma la vista della Luna le riempì gli occhi, si sentì diventare infinita, sentì tutti i rumori del bosco, sentì tutti gli esseri che vi vivevano palpitare in lei, essere lei, e allora lanciò un grido di vittoria: forte, splendente, la Dea vergine. Saltata in groppa al cervo, vide il marito, spaventato e prostrato a terra. Con un sorriso, puntò l’arco verso di lui, che iniziò a fuggire.



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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#2 » martedì 22 dicembre 2020, 0:42

Ciao Stefano! Tutto ok con i parametri, divertiti in questa Davide Del Popolo Riolo Edition!

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#3 » venerdì 25 dicembre 2020, 21:42

Ciao Stefano. Piacere di leggerti.
Questo racconto è ben scritto ma credo abbia diverse problematiche, sia nel contenuto che nella trama.
Ci sono dei passaggi, infatti, che sono piuttosto confusi e che non permettono di creare delle vere e proprie immagini mentali.
Per esempio, all'inizio ci parli della protagonista che sfila la freccia dalla faretra, mentre con l'altra mano accarezza il cane. Con quale mano tiene l'arco? Forse è un domanda sciocca ma durante la lettura mi sono chiesto che arma avesse e come la stesse tenendo. Era un arco? Una balestra? Sei stato un po' vago e mi ha fatto zoppicare (lo sveli solo successivamente). Lo stesso problema si presenta sul finale. Ci sono alcune contraddizioni. La Dea dice alla donna, nel sogno, di non andare due volte allo stesso fiume e viene detto che lei segue la direttiva. Eppure si presenta al fiume per uccidere il cervo. Poi decide di non scoccare la freccia e risparmiarlo, ma si butta comunque con l'intento di ucciderlo. Perché? E perché il cervo è facilmente raggiungibile in acqua se non è nemmeno ferito e in salute? Anche il finale, con lei che galoppa il cervo e si ritrova il marito per terra, davanti, mi ha lasciato perplesso. Che ci fa il marito lì? La stava cercando? Come mai è per terra?
Forse con qualche accorgimento, queste problematiche si possono risolvere. Le tue intenzioni di aderire alla trama sono chiare, volevi parlare del cambiamento della donna da preda a predatrice nei confronti del marito, ma non credo sia uscito al meglio, perché la trasformazione è repentina, senza motivazioni vere se non per il comando della Dea, non aiutando il lettore a empatizzare. Alla prossima!

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JohnDoe
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#4 » sabato 26 dicembre 2020, 0:43

Ciao Stefano.
L’intuizione alla base del tuo racconto ha grandi potenzialità, pur non essendo originalissima. Il tema della preda che diventa predatrice non è infatti certo nuova, ma questo non significa certo che non possa essere affrontato utilizzando sfumature diverse.
Il problema risiede semmai nella costruzione delle scene, tutte molto traballanti. Oltre a quelle sottolineate da Gabriele (la carezza al cane e il finale), io ne aggiungo un’altra: quella dello schiaffo. Com’è infatti possibile che una cacciatrice esperta non si accorga che qualcuno l’ha raggiunta a pochi centimetri di distanza? (tra l’altro, il modo in cui fai agire Tullia la fa apparire in verità tutto fuorché esperta, ma questo è un altro discorso)
A ciò si aggiungono un bel po’ di problemi nella costruzione delle frasi, non tanto dal punto di vista delle azioni descritte, quanto della punteggiatura e non solo. Alcuni esempi:

Lo stomaco, stretto di fame, non smetteva più di far male, erano due giorni che erano entrati nel bosco sacro.
“erano due giorni […]” andrebbe separato dalla prima parte della frase, in quanto il soggetto è cambiato.

[…]che gli diede un calcio che lo atterrò del tutto[…]
Domanda: cosa significa atterrare qualcuno “del tutto”? O lo atterri o non lo atterri. Non è che atterri qualcuno al 67,2%.

Non si arrischiava ad andare al tempio, Terenzio poteva aspettarla là, ma pregava la Dea in ogni momento, ringraziandola ogni volta che mangiava, beveva da una sorgente, correva nei boschi.
Anche qui, “Terenzio poteva aspettarla là” andrebbe incluso all’interno di due em dash, non di due virgole, in quanto l’informazione fornita evidenzia un pensiero del POV. In questo modo eviti al lettore lo sforzo mentale di cambiare per ben 3 volte il soggetto all’interno della stessa frase, rendendo più semplice la lettura.

«Lasciami, siamo stati sposati solo per un giorno, dimenticami.…»
Vabbè, qui è di sicuro un errore di battitura, ma ritengo giusto segnalarlo, casomai volessi rivedere il testo in futuro.

Per concludere: se ne hai voglia e ritieni il tuo testo meritevole di una seconda chance, prova a lavorarci su, dedicando particolare attenzione alla costruzione delle scene e alla cura del testo, entrambi fattori debolucci nell’attuale versione.
Ah, un ultimo consiglio: ho notato che usi tantissimo il gerundio. Attenzione che, assieme agli avverbi, il gerundio andrebbe limitato il più possibile, in quanto sta a indicare una contemporaneità d’azione che nella realtà non avviene quasi mai. Molto meglio spezzare le frasi, piuttosto che usarne 3 in sole 2 frasi, come ad esempio da te fatto nel primissimo paragrafo.
lupus in fabula

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#5 » sabato 26 dicembre 2020, 11:13

Buongiorno Gabriele,
grazie del commento.
Provo a rispondere ai tuoi rilievi.

All'inizio Tullia estrae la freccia ma non l'incocca. L'arco è, immaginabilmente, al suo fianco. Avrei potuto scriverlo esplicitamente, probabilmente nella revisione lo farò, ma mi sembra un aspetto marginale e parte del common sense per cui tanti dettagli non vengono dati durante la scrittura (ad es. non si dice se Tullia sia vestita o no). L'ipotesi della balestra non l'avrei mai pensata, anche perché non si sa nemmeno se i romani usassero balestre da mano, però è possibile, anche perché all’inizio non si sa bene in che periodo è ambientato il racconto.

Nel finale le contraddizioni che dici in realtà non ci sono. La Dea non le dice "di non andare due volte allo stesso fiume", ma che "non si può scendere due volte nel medesimo fiume", che è un frammento di Eraclito. Sono due cose radicalmente diverse: nel testo eracliteo si ha l'impossibilità ontologica a farlo, non una scelta personale; questo perché tutto cambia, e quindi il fiume precedente non è più quello che vediamo.
Questa è la ragione per cui Tullia decide di comportarsi diversamente dalla prima situazione, in cui aveva scagliato la freccia - non per risparmiare il cervo. Poi la sua natura di cacciatrice la porta comunque ad andare avanti nella caccia.
Rispetto alla facile raggiungibilità del cervo, potrei dire che Tullia è una buona nuotatrice. Onestamente non so se una persona può raggiungere un cervo, credo di sì, ma dovrei chiedere a un esperto.
Nel finale, Tullia non galoppa con il cervo, ma più semplicemente gli salta in groppa.
Cosa ci fa il marito là? In tutto il racconto il marito sta cercando di riprendersi la moglie, questa è l'ennesima volta in cui ci prova.
Perché è prostrato a terra? Questo è un punto che evidentemente non è stato colto, ma anche ad una successiva lettura mi sembra piuttosto ben descritto. Tullia non è tanto "preda che diventa predatrice", ma è una donna che ha scelto di vivere secondo lo spirito della Dea Diana (questo viene detto esplicitamente) ed entrando nel bosco sacro inizia questo percorso di identificazione che culmina proprio nel momento in cui raggiunge il cervo: "lanciò un grido di vittoria: forte, splendente, la Dea vergine". Il marito riconosce questa trasfigurazione e, di fronte alla Dea, ne è atterrito - davanti a lui non c'è più la moglie, ma la Dea stessa, e vedere gli Dei non è mai un momento fortunato, per cui si prostra.
Avrei potuto descrivere in modo più didascalico perché il marito si comportava così, e forse sarebbe stato meglio, ma in ogni caso l'alternativa è che il marito si sia spaventato di quello che era diventata la moglie, ed anche questa interpretazione poteva andare bene.
Quindi il racconto non è tanto sulla preda che diventa predatrice, ma sull'estesi di Tullia. Che Tullia non fosse una preda inerte viene indicato continuamente: scappa di sua iniziativa pur di non consumare il matrimonio (la Dea Diana è tradizionalmente vergine, come anche indicato nel grido finale), minaccia di morte il marito, lo colpisce. In realtà Tullia diventa libera nel momento in cui entra nel bosco sacro, e lo diventa sempre più - e qui ci sta che perde il suo status di "preda" da parte del marito.
Ultima modifica di Sirimedho il sabato 26 dicembre 2020, 21:11, modificato 2 volte in totale.

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#6 » sabato 26 dicembre 2020, 11:27

Buongiorno John Doe,

grazie del minuzioso commento.

Provo a rispondere ai tuoi rilievi.
Rispetto all'arco, ho già risposto a Gabriele.
Per quanto riguarda lo schiaffo, Tullia lo riceve mentre sta in dormiveglia, non ancora del tutto sveglia. Che poi lei sia una cacciatrice esperta, questo non viene detto, ma solo che aveva imparato a cacciare dal padre. Che stia migliorando lo avevo suggerito con il fatto che all'inizio il tiro non è perfetto.

Rispetto alla punteggiatura, effettivamente un uso più prodigo di punti e virgola potrebbe rendere la lettura più semplice, grazie di avermelo fatto notare.

Non ho capito quale sarebbe l'errore di battitura di «Lasciami, siamo stati sposati solo per un giorno, dimenticami.…».

Rispetto ai rilievi sul gerundio, ho rivisto il testo alla luce del tuo utile suggerimento, ma non ho trovato alcun punto in cui non trovi che l’uso sia corretto. Spezzare le frasi ha un effetto diverso, ad esempio nel primo paragrafo indicherebbe che c'è un momento in cui il cervo mangia e un altro in cui scruta, e basta, mentre volevo indicare che continua a passare dall'una all'altra delle azioni. Che l’uso del gerundio rende più difficile la lettura, ammesso che sia vero, non è proprio una mia preoccupazione. Semplificando al massimo farei bene a scrivere nell’inglese dei corsi di scrittura creativa (che ovviamente non è quello di un Saul Bellow o di una Virginia Woolf o James Joyce), ma per ora spero che il lettore abbia voglia di fare la fatica, altrimenti... va bene lo stesso!

Un'ultima osservazione. Lasciare un commento e pubblicare immediatamente dopo la classifica non permette di rispondere ai rilievi ed eventualmente far cambiare idea; mi sembra che questo non sia del tutto aderente allo spirito di un dialogo tra chi scrive e chi commenta.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#7 » sabato 26 dicembre 2020, 23:13

Sirimedho ha scritto: All'inizio Tullia estrae la freccia ma non l'incocca. L'arco è, immaginabilmente, al suo fianco. Avrei potuto scriverlo esplicitamente, probabilmente nella revisione lo farò, ma mi sembra un aspetto marginale e parte del common sense per cui tanti dettagli non vengono dati durante la scrittura (ad es. non si dice se Tullia sia vestita o no).


Non l'ho trovato un aspetto marginale come i vestiti, perché nella mia testa, nel momento in cui la donna estrae con una mano la freccia, la immagino con l'arco stretto nell'altra. Perché il cervello associa i due gesti (estrarre e incoccare) e mi è difficile pensare che non abbia l'arco nell'altra mano. Nel momento in cui mi butti davanti una mano libera che accarezza il cane, la mia immaginazione va in corto circuito e mi chiedo dove sia l'arma e perché non la impugna. E' un po' come se descrivessi un cameriere che tiene un vassoio con la destra e che mentre si gratta la testa con la mano libera porge il conto al cliente. E' normale che da lettore mi chieda con quale terza mano lo stia facendo. Non so se mi sono spiegato.

Sirimedho ha scritto:Nel finale le contraddizioni che dici in realtà non ci sono. La Dea non le dice "di non andare due volte allo stesso fiume", ma che "non si può scendere due volte nel medesimo fiume", che è un frammento di Eraclito. Sono due cose radicalmente diverse: nel testo eracliteo si ha l'impossibilità ontologica a farlo, non una scelta personale; questo perché tutto cambia, e quindi il fiume precedente non è più quello che vediamo.


Questo punto mi è più chiaro. Grazie.

Sirimedho ha scritto:Questa è la ragione per cui Tullia decide di comportarsi diversamente dalla prima situazione, in cui aveva scagliato la freccia - non per risparmiare il cervo. Poi la sua natura di cacciatrice la porta comunque ad andare avanti nella caccia.


In questo caso, allora, sarebbe stato necessario approfondire il pensiero del personaggio, per motivare la sua avanzata. Altrimenti, visto esternamente, può apparire come incoerente.

Sirimedho ha scritto:Rispetto alla facile raggiungibilità del cervo, potrei dire che Tullia è una buona nuotatrice. Onestamente non so se una persona può raggiungere un cervo, credo di sì, ma dovrei chiedere a un esperto.


Il punto è: perché la prima volta, come cacciatrice, sente l'esigenza di colpire il cervo con la freccia, per poterlo raggiungere a piedi? Se è così brava a nuotare da poterlo raggiungere facilmente e uccidere con il coltello, l'avrebbe fatto già la prima volta senza utilizzare l'arco. Ho trovato molto più verosimile la prima scena, con l'uso dell'arco, che la seconda. Anche perché un cervo non sta fermo ad aspettarti. Almeno, questo è il mio pensiero.

Sirimedho ha scritto:Nel finale, Tullia non galoppa con il cervo, ma più semplicemente gli salta in groppa.
Cosa ci fa il marito là? In tutto il racconto il marito sta cercando di riprendersi la moglie, questa è l'ennesima volta in cui ci prova.
Perché è prostrato a terra? Questo è un punto che evidentemente non è stato colto, ma anche ad una successiva lettura mi sembra piuttosto ben descritto. Tullia non è tanto "preda che diventa predatrice", ma è una donna che ha scelto di vivere secondo lo spirito della Dea Diana (questo viene detto esplicitamente) ed entrando nel bosco sacro inizia questo percorso di identificazione che culmina proprio nel momento in cui raggiunge il cervo: "lanciò un grido di vittoria: forte, splendente, la Dea vergine". Il marito riconosce questa trasfigurazione e, di fronte alla Dea, ne è atterrito - davanti a lui non c'è più la moglie, ma la Dea stessa, e vedere gli Dei non è mai un momento fortunato, per cui si prostra.
Avrei potuto descrivere in modo più didascalico perché il marito si comportava così, e forse sarebbe stato meglio, ma in ogni caso l'alternativa è che il marito si sia spaventato di quello che era diventata la moglie, ed anche questa interpretazione poteva andare bene.
Quindi il racconto non è tanto sulla preda che diventa predatrice, ma sull'estesi di Tullia. Che Tullia non fosse una preda inerte viene indicato continuamente: scappa di sua iniziativa pur di non consumare il matrimonio (la Dea Diana è tradizionalmente vergine, come anche indicato nel grido finale), minaccia di morte il marito, lo colpisce. In realtà Tullia diventa libera nel momento in cui entra nel bosco sacro, e lo diventa sempre più - e qui ci sta che perde il suo status di "preda" da parte del marito.


Mi è più chiaro il finale e credo che nella tua testa era tutto messo al giusto posto, limpido e chiaro (tanto che a una tua spiegazione noto anche la semina, come il fatto che lei sia vergine e via dicendo) ma credo che se tutti questi dettagli non sono riusciti ad arrivarmi a più letture, forse andavano rese più esplicite alcune parti. O, seconda ipotesi, sono io ad avere dei limiti di comprensione. Spero di no. XD

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#8 » domenica 27 dicembre 2020, 0:03

Grazie Gabriele.
Nella revisione proverò a essere più chiaro ;-)

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wladimiro.borchi
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#9 » lunedì 28 dicembre 2020, 11:14

Ciao Stefano,
volete mettermi in difficoltà con la classifica, vero?
Vengo dalla lettura di un buon lavoro che soffre di troppe spiegazioni e mi ritrovo a leggere un altro buon lavoro in cui di spiegato non c'è niente, ma in cui, di conseguenza, il tema fa un po' fatica a emergere.
Certo, letta la tua risposta ai commenti che mi hanno preceduto, ora, è tutto più chiaro, ma tecnicamente doveva esserlo fin dall'inizio.
Resta il fatto che il racconto è scritto in modo assai gradevole e che, diversamente dagli altri, non sono stato affatto disorientato né dall'omissione della posizione dell'arco, né dalla sberla nel dormiveglia.
Mi limito a immaginare quello che leggo, senza aggiungerci particolari o domande non evocate dal testo. Se la protagonista estrae la freccia e accarezza il cane è chiaro che l'arco sarà da qualche altra parte. Peraltro la freccia viene scoccata molto più tardi, dopo che il cervo è scappato nel fiume e la donna l'ha seguito. Non dovevo necessariamente presumere l'arco già in mano. Come trovo molto credibile che uno schiaffo nel dormiveglia arrivi quasi sempre a destinazione.
Un buon lavoro, quindi, che soffre solo di un difficile inquadramento del tema.
A rileggerci presto
W

Edoardo Foresti
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#10 » lunedì 28 dicembre 2020, 20:50

Ciao Stefano! Credo proprio sia la prima volta che ti leggo.
Capitano delle edizioni in cui trovo testi come il tuo e provo un conflitto forte tra testa e cuore. Mi spiego meglio. Parto dallo stile: ho avuto proprio una sensazione onirica, al tempo stesso il testo ha dei periodi che avrei preferito fossero più vividi. Eppure, ho letto senza troppi intoppi, c'era una fluidità particolare nonostante tutto. Credo che qui entrino in gioco l'onnisciente e alcune parti che, invece di mostrare cosa accade concretamente, ne rappresentino una descrizione più distaccata e filtrata dalla voce narrante.
Come sempre non ho il dono della sintesi. In breve, intendo dire che, pur non essendo fan dell'onnisciente, qui funziona e crea un'atmosfera piacevolissima, al tempo stesso è tutto smorzato da scene in cui ho avvertito un certo distacco con la protagonista che, seppur voluto, non mi ha fatto sentire veramente partecipe.
Testa e cuore, come dicevo.
Il racconto in sé ha un conflitto chiaro, anche se concordo con chi ritiene la risoluzione un po' artefatta: l'intervento divino, e quindi un fattore esterno, è ciò che porta a un esito positivo. La protagonista è stata più attiva "offscreen", dietro le quinte, fuggendo dal coniuge.
Non so bene come valuterò il tuo racconto, come i vari fattori si compenseranno tra loro, ma c'è da dire che sicuramente hai una voce particolare e compensa il distacco che ho avvertito e il climax meno convincente delle altre parti.
A rileggerci!

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JohnDoe
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#11 » martedì 29 dicembre 2020, 0:42

Ciao Stefano.
Perdona la tardiva risposta.
Parto dalla tua ultima nota. Essendomi visto ricevere pure io piazzamenti immediatamente dopo il commento all'ultimo racconto del mio gruppo, confesso di non essermi posto il problema. Detto questo, quanto scrivi non è sbagliato. A partire dalla prossima edizione vedrò di attendere almeno 48 ore prima di pubblicare la classifica (sperando di averle 48 ore a disposizione). Chiedo scusa riguardo questo punto.

Riguardo le altre tue note, alcune mi convincono, altre meno.

Lo schiaffo - Sarà che ho un sonno leggerissimo, ma l'idea che una donna abituata a vivere nei boschi non riesca a cogliere il rumore di una persona in avvicinamento in uno stato di dormiveglia (non di sonno) continua a non convincermi appieno.

Addestramento VS cacciatrice esperta - Sbagliare un tiro con l'arco non significa che chi ha lanciato il colpo non è un esperto cacciatore, semmai che non ha una mira perfetta. Ora, qui si parla di cacciare un animale in grado di percepire il pericolo a decine e decine di metri di distanza, e non credo che il padre abbia insegnato a Tullia a cacciare i cervi inseguendoli a nuoto, anche perché i cervi sono ottimi nuotatori (sono in grado di superare i 20km/h in acqua). Vero è che la scena si svolge in un fiume (condizione non ottimale per il nuoto, ma questo vale anche per Tullia). Insomma, esperta o no, la scena dell'inseguimento in acqua fa crollare qualunque sospensione d'incredulità. Da lettore, posso accettare che Tullia possa cavalcare un cervo in quanto divenuta un tutt'uno con la sua dea, meno che sia in grado di colmare la distanza che la separa da una preda nettamente più veloce di lei senza che questa sia nemmeno ferita. Attenzione: non sto cercando di fare le pulci al tuo racconto. Cerco solo di far capire come un dettaglio all'apparenza di secondo piano possa in verità inficiarne la credibilità e quindi l'efficacia.

Errore di battitura - I puntini di sospensione in quella frase sono preceduti da un punto fermo, tutto qua.
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#12 » martedì 29 dicembre 2020, 13:26

Buongiorno Wladimiro,

sono contento che tu abbia apprezzato il racconto, anche con i suoi limiti.
Il tema è quello del "panta rei" di Eraclito, citato nel sogno della Dea, per cui tutto è movimento e cambiamento. Nel racconto questo doveva essere rappresentato dal diverso approccio di Tullia al fiume e dal suo cambiarsi e trasfigurarsi nella Dea - ma evidentemente questo non è stato descritto abbastanza chiaramente.
Alla prossima!

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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#13 » martedì 29 dicembre 2020, 13:35

Buongiorno Edoardo,
grazie del commento.
In effetti il racconto non brilla per sviluppare empatia, forse perché è ambientato in un mondo ormai molto lontano dal nostro o, più semplicemente, per la poca capacità dello scrittore ;-) Proverò a rivederlo cercando di aumentare la connessione con il personaggio.
Rispetto l'intervento divino, è in realtà limitato al sogno. Per il resto, è il completamento della trasformazione di Tullia, che si identifica pienamente nella Dea fino al punto di diventere lei stessa una sua rappresentazione. In realtà, è un raggiungimento spirituale che ottiene.
Rispetto a quanto il personaggio sia attivo, la fuga dal marito e il suo successivamente diventare cacciatrice nel bosco sono parte dello stesso "piano", la consacrazione alla Dea. La realtà è che poi nel bosco succede poco o, meglio, poco è narrato per i limiti di spazio. Ma anche quello che potrebbe succedere è sempre poco sensazionale, se non per le ricadute interiori. E' come narrare la storia di un monaco in un monastero: la vita è scandita da tempi e ritmi, è sempre quella, ma ci sono degli importanti cambiamenti interni. Ti ringrazio per questa riflessione, perché mi permette di capire perché Tullia non crea empatia, e forse di poterlo riscrivere meglio.
Grazie e a presto rileggerci.

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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#14 » martedì 29 dicembre 2020, 13:46

Buongiorno Alessandro.

rispetto ai due punti che mi segnali, Tullia quando prende lo schiaffo era da pochi giorni nel bosco, non era abituata a viverci. Comunque penso che la cosa migliore, nella revisione, sia passare dal dormiveglia al sonno, così da evitare il problema :-)

Rispetto al cervo, avendoci riflettuto, credo che aver fatta inseguirlo a nuoto sia stato un errore. Quando si scrive di qualcosa di cui non si ha esperienza diretta, bisognerebbe informarsi, ma temo che per farlo ci vuole un po' più di tempo e di lucidità di quella che MC ci offre... In ogni caso, è un marchiano errore che non può che interrompere il senso di realismo del racconto. Ti ringrazio per avermelo evidenziato. Senz'altro nella revisione cambierò completamente questa scena, che peraltro si è dimostrata nemmeno particolarmente chiara.

Grazie e a presto rileggerci.

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Gennibo
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#15 » mercoledì 30 dicembre 2020, 1:09

Ciao Stefano, e piacere di leggerti, tu hai questo stile sognante, simbolico, molto suggestivo, non padroneggi ancora perfettamente la tecnica, ma mi sembra che tu sia sulla buona strada.
Questo racconto mi è piaciuto abbastanza, nonostante le criticità che già ti hanno fatto notare.
All'inizio mi è sembrato di entrare nelle atmosfere del "Peso della farfalla" di De Luca, a questo proposito ti consiglio di andare a vedere come lui gestisce le frasi. Ho notato qualche criticità con la gestione dei soggetti, tipo:
Tullia prese la mira, la saetta riuscì a colpire il cervo sul collo, ma senza ucciderlo: iniziò a scalciare nell’acqua, provava a nuotare senza più riuscirci.
Qui hai: “Tullia prese la mira. (qui potresti mettere un punto, visto che poi cambi il soggetto che diventa la saetta) La saetta riuscì a colpire il cervo sul collo, ma senza ucciderlo:iniziò a scalciare nell’acqua… (l'ultimo soggetto è la saetta, quindi per la grammatica sarebbe la saetta che inizia a scalciare nell'acqua.)
Riguardo la donna che si addormenta, io me la immagino stesa, anche se in effetti tu non lo dici. Quando scrivi che lo schiaffo la butta a terra viene da pensare che sia in piedi, o comunque seduta, forse potresti far notare che si è addormentata dietro il cespuglio, ma appoggiata a un sasso o a un tronco, così che noi la vediamo seduta e poi capiamo il movimento che fa quando viene schiaffeggiata e buttata giù dalla forza dell'uomo.
Potresti anche dare più forza alla frase sul fiume rafforzando il concetto, tipo: "Quando scenderai il fiume non sarà più lo stesso"
Spero di averti dato dei suggerimenti costruttivi.
A presto e buona Edition!

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DavideMannucci
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#16 » mercoledì 30 dicembre 2020, 22:09

Ciao Stefano, piacere di leggerti.
Non è tra i racconti che mi hanno più colpito nel girone ma è senz'altro una prova più che discreta. Ho apprezzato lo stile, mi piace come scrivi e, anche se il testo contiene una buona dose di narrato, non disturba affatto la fluidità della lettura anzi, la rallenta al punto giusto. Il narrato dosato con l'equilibrio che usi tu, rende la lettura gradevole e, appunto, equilibrata.
A presto!
Davide Mannucci

Andrea76
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#17 » venerdì 1 gennaio 2021, 18:52

IL FIUME DELLA DEA, di Stefano De Luca
“Nello stesso fiume non è possibile entrare due volte”. Nel panta rei di Eraclito (che pure non pronunciò mai queste due parole, a farlo fu Platone nei Dialoghi), la fissità è un inganno perché le acque non sono mai le stesse, così come il fiume non è mai lo stesso fiume. E non è dato tuffarvisi più di una volta: la seconda volta, il fiume non sarà lo stesso della prima. Il tema da te scelto è così bello da più che compensare ogni balbettamento stilistico o debolezza drammaturgica. Personalmente credo che ti sarebbe bastato riservare la scena a Tullia e al suo cane e alla caccia al cervo senza sovraccaricarla del conflitto con il marito che a mio avviso aggiunge quantitativamente ma non qualitativamente. A parte questa imperfezione unita a una certa slegatura nelle molteplici azioni compiute da Tullia nel finale, questo racconto è da incensare per una certa classe con cui affronta e sviluppa il tema del cambiamento e di come esso non riguardi solo le cose, ma anche noi. Noi che, con il nostro perpetuo scorrere di impressioni e di pensieri, siamo persistenti soltanto in apparenza.

PhilStones
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#18 » sabato 2 gennaio 2021, 12:43

Ciao Stefano,
il tuo stile di scrittura può essere migliorato, ma nel leggere ho avvertito una certa musicalità che mi ha tenuto attaccato al testo fino alla fine. Ammetto che non è il mio genere e non posso esprimermi con cognizione di causa, ma le tamatiche del sogno e del fiume hanno accompagnato tutta la lettura e mi sono rimaste impresse, forse più del marito che la schiaffeggia. Il significato allegorico del racconto ci sta alla perfezione col tema del cambiamento, così come la rappresentazione della cacciatrice.
Avrei solo voluto vedere più azione e, magari, un finale meno in linea con la liricità del resto del racconto, così da scuotere un po' la lettura, che, per come l'ho affrontata, mi ha tenuto troppo in un mood "poetico".

Buona sfida

Filippo

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roberto.masini
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#19 » sabato 2 gennaio 2021, 13:20

Ciao, Stefano.
Questo gradevole racconto mitologico che riecheggia le Metamorfosi di Ovidio centra il tema del cambiamento, del mutato atteggiamento della cacciatrice che caccia ma non sacrifica più il cervo sacro a Diana. Tullia sembra una ninfa proprio perché il suo scontro con il marito che ha lasciato la prima notte di nozze ne fa appunto una vergine. Lo stile è scorrevole. Forse qualche dialogo in più e qualche descrizione in meno l'avrebbero reso migliore. Comunque un buon lavoro!
A rileggerci!

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#20 » domenica 3 gennaio 2021, 13:02

Buongiorno Isabella,
grazie dell'apprezzamento.
I consigli che mi hai fornito sono senz'altro molto utili.
Grazie e a presto rileggerci.

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#21 » domenica 3 gennaio 2021, 13:03

Buongiorno Davide,

grazie per l'apprezzamento.
A presto rileggerci.

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#22 » domenica 3 gennaio 2021, 13:08

Buongiorno Andrea,

sono molto contento che tu abbia apprezzato il racconto e in particolare l'idea sottostante, che anche noi siamo fluidi, in realtà non c'è un sé persistente.
Mi sembra molto interessante il tuo suggerimento, di ridurre il ruolo del marito, credo proprio che nella riscrittura che farò lo seguirò.
Il pezzo di Eraclito che ho citato è proprio suo, è uno dei frammenti rimasti, mentre, come hai giustamente notato il "panta rei" è di Platone. Ho studiato filosofia, a un corso molto basilare il Prof. Giannantoni, che all'epoca era considerato il più importante degli studiosi di filosofia greca, ci aprì un mondo partendo dall'assunto che se Eraclito avesse soltanto detto "tutto scorre" nessuno lo avrebbe ricordato ai nostri giorni. Per poi continuare facendoci toccare il valore assoluto di quel filosofo. Sono insegnamenti molti simili a quelli del buddhismo, che ha uno dei suo capisaldi nell' "anicca", tutto ciò che nasce è destinato a cambiare e svanire, incluso il nostro essere. Spero che questo abbia fatto capolino dal mio racconto!

Grazie ancora e a presto rileggerci.

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#23 » domenica 3 gennaio 2021, 13:11

Buongiorno Filippo,

grazie dei commenti. Temo che il mio genere di scrittura non si accompagni molto con "più azione" e in realtà rimanere in quello che hai definito "mood poetico" è proprio il mio obiettivo. Capisco che sia molto poco pagante qui su Minuti Contati, ma d'altronde non punto al podio :-)

Grazie e a rileggerci

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Sirimedho
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#24 » domenica 3 gennaio 2021, 13:24

Buongiorno Roberto,

grazie dell'apprezzamento e dei commenti.
Senz'altro puntare più sui dialoghi migliorerebbe quanto scrivo, ma non sono sicuro di esserne capace; proverò però a seguire il tuo consiglio.

A presto rileggerci!

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antico
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Re: Il fiume della Dea, di Sirimedho Stefano De Luca

Messaggio#25 » martedì 5 gennaio 2021, 18:53

Credo che il problema principale del racconto sia proprio nel punto in cui dovrebbe disvelare il suo senso, cioè nell'approccio alla seconda caccia su quello che appare lo stesso fiume, ma non lo è. Ecco, non mi è proprio arrivato il tuo intento e la mia esperienza di lettura è stata molto simile a quella di Dolzadelli. Probabilmente necessitava di più spazio, quella scena particolare, e anche di un qualcosa di più guidato per la sua interpretazione, come anche l'evolversi finale di Tullia, del resto. La lettura, di contro, è stata piacevole anche se negativamente influenzata da questa chiusa che ritengo mal dosata rispetto alle intenzioni. Come valutazione sto su un pollice tendende verso l'alto anche se non in modo così convinto, molto vicino al racconto di Puca che però gli preferisco per una maggiore chiarezza d'intenti a livello globale.

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