Ex novo - Il segreto di Monna Lisa

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Angela
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Ex novo - Il segreto di Monna Lisa

Messaggio#1 » lunedì 5 ottobre 2015, 22:04

Durante il breve soggiorno a Parigi, ospite di alcuni amici, ero alla disperata ricerca di un’ispirazione che mi tirasse fuori da un periodo buio: da mesi non scrivevo più nulla e il mio editore aveva smesso di cercarmi.
I proventi dell’ultimo libro, che aveva avuto un buon successo di vendite, si stavano esaurendo. Quel viaggio era l’unica occasione per riprendere in mano la mia vita, per ritrovare le energie perdute e magari una buona idea.
Come molto turisti, ero tornato più volte a visitare il museo del Louvre perché ero sicuro che in mezzo a tanta bellezza si celassero anche delle buone opportunità. Tuttavia, finivo per trascorrere gran parte del mio tempo nella contemplazione di un unico dipinto protetto da una teca di vetro antiproiettile.
Un’intera parete era destinata a quel quadro, perché gente da tutto il mondo veniva lì per guardarlo. Monna Lisa, o chiunque fosse la donna del dipinto, sorrideva da secoli custodendo un segreto di cui soltanto lei era a conoscenza.
Un segreto che Leonardo aveva ritratto con maestria attraverso una tecnica sublime in grado di trasformare lo sguardo indecifrabile, come se la donna potesse mutare espressione. La guardavo con una domanda muta sulle labbra e lei, inarrivabile, mi osservava comodamente seduta con le mani in grembo prendendosi gioco di me.
Una sera, poco prima dell’orario di chiusura, mi accorsi che c’era una donna con lo chador impegnata a osservare la Gioconda con un’espressione di sorpresa sul volto. Rimirava il dipinto da ogni angolazione e ogni volta si portava le mani alla bocca e scuoteva la testa. La sua reazione davanti alla Gioconda era davvero singolare: era incredula, spaventata.
Mi avvicinai e lei mi guardò con gli occhi spalancati solcati da folte sopracciglia.
- Conoscevo quella donna - disse. Poi scoppiò a piangere.
*** ***
Il caffè a quell’ora era affollato e il cameriere ci mise un po’ prima di venire al nostro tavolino. Lei aveva smesso di piangere, ma continuava a tenere il fazzoletto vicino alla bocca che continuava a tremare.
Offrire la cena a una signora attempata non era nei miei programmi, considerando anche il fatto che le mie finanze erano esigue, ma ero incuriosito da quella donna e volevo saperne di più. Ero convinto che avesse una storia da raccontare e forse poteva essere l’idea che cercavo da tempo per tornare a scrivere e rimettermi in carreggiata.
Mi disse di chiamarsi Esmeray, era una donna turca che si era stabilita a Parigi da qualche anno presso alcuni parenti. Non voleva parlare del suo passato, ma sentiva la necessità di parlarmi della donna del dipinto.
- Si presume sia Lisa Gherardini - osservai - ma non ci sono certezze al riguardo. In ogni modo il ritratto è stato terminato nel 1500. Di sicuro nessuno di noi ha mai incontrato da viva la donna del dipinto.
Lei corrugò la fronte e mi guardò seria. Il viso senza un filo di trucco era ancora bello, aveva i tratti marcati che facevano risaltare il fascino di un tempo ormai passato.
- Lei assomigliava a Monna Lisa - disse.
Quello era il momento più atteso. Se avessi avuto un taccuino avrei potuto prendere appunti, ma ero certo che non mi sarei perso un dettaglio della storia che Esmeray stava per raccontarmi.
Il cameriere ci servì del pollo con contorno di verdure; lei non lo toccò neppure. Le ombre della sera erano scivolate su di noi allungandosi come lingue scure sul selciato.
- Non ricordo il suo nome perché era una schiava. Il Sultano mise gli occhi su di lei e la volle - disse.
Poi fece una pausa abbassando gli occhi e tormentando la tovaglia. Mi accorsi di trattenere il fiato, cercai una posizione più rilassata e mi accinsi ad ascoltare il resto senza interromperla.
- Nessuno poteva toccarla tranne le vergini. Fu lavata, asciugata e cosparsa di oli fragranti.
Ogni frase terminava con un lungo silenzio durante il quale Esmeray si irrigidiva. Doveva costarle molto ricordare.
- Non era di pelle scura come le altre, era bianca e aveva lunghi capelli color miele.
Un occidentale alla corte del Sultano come schiava. Era stata rapita? Mille domande si affollavano nella mia mente e finalmente qualcosa si era messo in moto. Quella donna aveva la chiave per risvegliare la creatività sopita, avevo visto giusto.
- Accendemmo alcune candele e la lasciammo sul letto in attesa. Aveva lo stesso sguardo della donna del dipinto e un sorriso lieve. Un sorriso amaro.
Attesi che Esmeray terminasse il suo racconto, ma lei cadde in un ostinato silenzio.
- Cosa ne è stato di quella donna? - la incalzai.
Lei mi guardò come se mi vedesse per la prima volta, poi si alzò in piedi e si aggiustò il velo fin sotto gli occhi. La sua voce era un sussurro adesso.
- Il Sultano fuggì dalla stanza in preda al terrore. Lei era morta con quell’espressione dipinta sul volto.
- Qualcuno le ha fornito il veleno? - chiesi.
Ma Esmeray si era allontanata, ombra tra le ombre.


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Spartaco
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Messaggio#2 » lunedì 5 ottobre 2015, 23:20

Ciao e benvenuta nel Laboratorio.
Sfrutta al meglio questa opportunità, non capita tutti i giorni di potersi confrontare senza nessuna animosità. Qui avete un fine comune: rendere i vostri racconti unici, quasi perfetti.
Sotto con il lavoro, non tenetevi nulla dentro, criticate, perché dalle critiche nascono buone idee. Ricordatevi che per il "bravo" ci sono quelli fuori; gli amici che magari non leggono nemmeno i vostri lavori, ma un complimento non gli costa nulla. Non abbiate paura di dire la vostra e vedrete che alla fine ne uscirete tutti più forti.
Ricordatevi di accumulare le richieste di Grazia e alla fine di convocarmi.
Buon lavoro!

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Flavia Imperi
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Messaggio#3 » martedì 6 ottobre 2015, 15:17

Ciao Angela!
Allora, l'incipit è un po' lento, salterei le prime 4-5 frasi e inizierei dalla donna davanti al quadro, che è un'immagine molto interessante. Non sembra importante per la trama la spiegazione inziale.
Durante tutto lo svolgimento, questa donna misteriosa e la sua storia, il parallelismo con la gioconda, sono tutti elementi che catturano, ma il finale non mi è piaciuto. E' semplicemente un irrisolto, che lascia il lettore sospeso. Era quindi un fantasma? Era il fantasma di lei? Perché è stata uccisa, e se era lei, perché era lì? Insomma, lascia spaesati, invece di lasciare sorpresi, come nei finali a sopresa, perchè manca troppo.

Un'altro punto strano è che dice che somigliava alla Gioconda, ma poi nella descrizione era bionda.
Spero di averti dato buoni spunti, un abbraccio!
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Andrea Partiti
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Messaggio#4 » martedì 6 ottobre 2015, 16:58

Secondo me, anche se sono ottimi singolarmente, si incastrano un po' male i tre grandi pezzi del tuo racconto.

Il narratore alla ricerca di ispirazione.

Esmeray davanti alla Gioconda.

La storia che Esmeray ricorda.

Forse perché sono troppe linee diverse compresse insieme perde un po' di efficacia. Personalmente sarei drastico e taglierei via completamente le motivazioni del narratore, lo metterei al Louvre che pensa alla Gioconda, torna a vederla, magari accenna appena al perché si trovi lì, ma salti prima nel vivo dell'azione, all'incontro con Esmeray. Partirei da lì, a caldo. Alla fine la ricerca di ispirazione del narratore è sempre meno importante, man mano che si chiude il racconto.

Mi piace molto la parte di evocazione dei ricordi, in cui fai emergere il passato in maniera prima frammentaria e poi più coerente. Mi piace come è scritto e credo che sia quello il cuore del racconto, il momento in cui si sblocca e decide di raccontare sciogliendo la suspance.

A livello stilistico, ammorbidirei un po' la frase encliclopedica "Si presume sia Lisa Gherardini [...] ma non ci sono certezze al riguardo. In ogni modo il ritratto è stato terminato nel 1500. [...]", perché sembra davvero poco naturale come dialogo. Se dovessi esprimere ad alta voce lo stesso concetto lo formulerei molto diversamente, tipo "Dicono che la modella fosse Lisa Gherardini, ma non ci sono delle fonti dirette, quindi non possiamo esserne certi...", qualcosa del genere, più discorsivo.

Il finale ammetto di non averlo capito, ma penso tu abbia scelto che restasse ambiguo, e non mi spiace.

alexandra.fischer
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Messaggio#5 » giovedì 8 ottobre 2015, 21:09

Ciao Angela Catalini,

il tuo racconto immerge il lettore da subito in un'atmosfera enigmatica. Da una parte c'è il fascino senza tempo di Monna Lisa, esaltato dal mistero sulla sua identità (la moglie del committente di Leonardo, Monna Lisa Gherardini, come tu giustamente scrivi?) che ha intrigato da sempre gli storici dell'arte (alcuni sostengono si trattasse addirittura dello stesso Leonardo). Mi piace il tuo punto di vista, lei è Monna Lisa. E le attribuisci un ruolo da schiava nell'harem. Lo stesso dove si trovava Esmeray. C'è parecchio mistero nella tua storia. Domande senza risposta. Io ne sono rimasta colpita. Bravissima. Esmeray potrebbe essere chiunque (addirittura un'immortale, vista la cronologia e molto probabilmente, complice involontaria dell'avvelenatrice) e in grado di sovvertire tutto quello che si conosce sui Gherardini. Può essere il punto di partenza per un romanzo di fanta-storia dell'arte). Realistico il personaggio dello scrittore.

Attenta a: molto turisti (refuso)
Un occidentale (manca l'apostrofo).

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Angela
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Messaggio#6 » giovedì 8 ottobre 2015, 21:26

Grazie a tutti per i commenti, come sempre è interessante il punto di vista del lettore per capire come viene recepito un testo. Il punto dei vista di Alexandra lo è ancora di più, perché le sue ipotesi aggiungono fascino al mistero. Domani preparo una nuova stesura del testo e la posto così potete commentare direttamente il brano rivisto. Grazie ancora ♥
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Angela
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Messaggio#7 » venerdì 9 ottobre 2015, 14:03

BRANO REVISIONATO (Grazie a voi) :)

Durante il breve soggiorno a Parigi, ero tornato diverse volte al Louvre e trascorrevo gran parte del tempo nella contemplazione di un unico dipinto protetto da una teca di vetro antiproiettile. Un’intera parete era destinata a quel quadro, perché gente da tutto il mondo veniva lì per guardarlo. Monna Lisa, o chiunque fosse la donna del dipinto, sorrideva da secoli custodendo un segreto di cui soltanto lei era a conoscenza.
Un segreto che Leonardo aveva ritratto con maestria attraverso una tecnica sublime in grado di trasformare lo sguardo indecifrabile, come se la donna potesse mutare espressione. La guardavo e mille domande si affollavano nella mente e lei, inarrivabile, mi osservava comodamente seduta con le mani in grembo, e quel sorriso enigmatico che sembrava prendersi gioco di me.
Una sera, poco prima dell’orario di chiusura, mi accorsi che c’era una donna con lo chador impegnata a osservare la Gioconda con un’espressione di sorpresa sul volto. Rimirava il dipinto da ogni angolazione e ogni volta si portava le mani alla bocca e scuoteva la testa. La sua reazione davanti alla Gioconda era davvero singolare: era incredula, spaventata.
Mi avvicinai e lei mi guardò con gli occhi spalancati solcati da folte sopracciglia.
- Conoscevo quella donna - disse. Poi scoppiò a piangere.
*** *** *** ***
Il caffè a quell’ora era affollato e il cameriere ci mise un po’ prima di venire al nostro tavolino. Lei aveva smesso di piangere, ma continuava a tenere il fazzoletto vicino alle labbra che continuavano a tremare.
Offrire la cena a una signora attempata non era nei miei programmi, considerando anche il fatto che le mie finanze erano esigue, ma ero incuriosito da quella donna e volevo saperne di più. Ero convinto che avesse una storia da raccontare e forse quella poteva essere l’idea che cercavo da tempo per tornare a scrivere e rimettermi in carreggiata.
Mi disse di chiamarsi Esmeray, era una donna turca che si era stabilita a Parigi da qualche anno presso alcuni parenti. Non rispose a nessuna delle mie domande, eccetto quelle che riguardavano la donna del dipinto.
- Dicono la modella fosse Lisa Gherardini - osservai - ma non ci sono certezze al riguardo. In ogni modo il ritratto risale al 1500.
Lei corrugò la fronte e mi guardò seria. Il viso senza un filo di trucco era ancora bello, aveva i tratti marcati che facevano risaltare il fascino di un tempo ormai passato.
- Lei assomigliava a Monna Lisa - disse.
Quello era il momento più atteso. Se avessi avuto un taccuino avrei potuto prendere appunti, ma ero certo che non mi sarei perso un dettaglio della storia che Esmeray stava per raccontarmi.
Il cameriere ci servì il pollo con contorno di verdure; lei non lo toccò neppure. Le ombre della sera erano scivolate su di noi allungandosi come lingue scure sul selciato. Esmeray iniziò a raccontare.
- Era una schiava nell’Harem di un Sultano e non era mai stata toccata da un uomo. Un giorno il Sultano mise gli occhi su di lei e la volle.
Fece una pausa abbassando gli occhi e tormentando la tovaglia. Mi accorsi di trattenere il fiato, cercai una posizione più rilassata e mi accinsi ad ascoltare il resto senza interromperla.
- Allora le vergini furono chiamate per lavarla, asciugarla e prepararla all’incontro, cospargendo il suo corpo con oli fragranti.
Ogni frase terminava con un lungo silenzio durante il quale Esmeray si irrigidiva. Doveva costarle molto ricordare.
- Non era di pelle scura come le altre, era bianca e aveva lunghi capelli castani.
Un’occidentale alla corte del Sultano come schiava. Era stata rapita? Quella donna aveva stuzzicato la mia curiosità come non succedeva da tempo.
- Accendemmo alcune candele e la lasciammo sul letto in attesa. Lasciai la stanza per ultima, fui io a raccogliere l’ultimo sguardo con una muta supplica.
Dunque Esmeray era presente, anche se era chiaro non volesse rivelare il suo ruolo all’interno dell’Harem.
- E poi cosa successe? – la incalzai.
- Quando il Sultano entrò nella sua stanza, fuggì subito dopo in preda al terrore - disse. - La ragazza era morta prima che potesse toccarla.
- Come è morta? – le chiesi.
Lei mi guardò con un sorriso enigmatico, un sorriso che ben conoscevo anche se aveva una nota amara.
- Sei stata tu, Esmeray? L’hai aiutata tu?
Si alzò in piedi e si aggiustò il velo fin sotto gli occhi. Il suo segreto era custodito lì, in quell’espressione di chi conosce ogni cosa. Mentre si allontanava, ombra tra le ombre, pensai che La Gioconda avesse molti volti.
E che ognuno di essi custodisse un segreto.
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Messaggio#8 » domenica 11 ottobre 2015, 13:44

Ciao Angela, ottime modifiche. Adesso mi sono gustata la storia tutta d'un fiato!
Sono sfuggite un paio di piccolezze che ti segnalo qui sotto, ma il racconto adesso ha assunto corpo... e fascino.
CHIEDO LA GRAZIA!

Questa sequenza di frasi ha qualcosa che non fila, troppe "e"!
La guardavo e mille domande si affollavano nella mente e lei, inarrivabile, mi osservava comodamente seduta con le mani in grembo, e quel sorriso enigmatico che sembrava prendersi gioco di me.


Ripetizione
Lei aveva smesso di piangere, ma continuava a tenere il fazzoletto vicino alle labbra che continuavano a tremare.

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Messaggio#9 » domenica 11 ottobre 2015, 15:25

Ciao Angela.
Ho letto ora entrambe le versioni e la seconda è senz'altro molto più efficace.
Una storia misteriosa che lascia in sospeso il mistero, proprio come la Gioconda di Leonardo.

Unico appunto che posso farti è quando scrivi:
"Se avessi avuto un taccuino avrei potuto prendere appunti, ma ero certo che non mi sarei perso un dettaglio della storia che Esmeray stava per raccontarmi."

avrei scritto:
"Non avevo un taccuino per prendere appunti, ma ero certo che non mi sarei comunque perso un dettaglio della storia che Esmeray stava per raccontarmi."

CHIEDO LA GRAZIA PER ANGELA
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Messaggio#10 » martedì 13 ottobre 2015, 17:31

Dopo aver letto la seconda versione, dopo una breve pausa dal laboratorio...

Chiedo la grazia anche io!

È molto più efficace e incisivo ora, mi piace.

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Messaggio#11 » martedì 13 ottobre 2015, 18:39

Grazie per la fiducia, ragazzi. Adesso ci provo e...

SFIDO SPARTACO!
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Messaggio#12 » giovedì 22 ottobre 2015, 15:38

Concordo con tutti, la seconda versione è incisiva e decisamente migliore della prima.
Come appunti potrei puntare il dito contro una prima parte ancora più netta, a me piace entrare subito nel vivo e ricostruire quanto successo attraverso il dialogo, pertanto partirei direttamente con la cena facendo desumere quanto precede al lettore con qualche accenno qua e là.
Hai già abbastanza richieste di GRAZIA, quindi decidi tu. Io la mia per il momento ancora non la metto per quanto ti ho scritto, ma già così può andare bene.

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Messaggio#13 » giovedì 22 ottobre 2015, 20:37

Sinceramente, io non avrei fatto neppure il primo taglio perché il racconto mi piaceva così, tuttavia, poiché è un laboratorio e bisogna lavorare sui testi, ho eliminato il cappello. Ulteriori tagli non mi sento di farli, sorry. Se non dovesse andare bene per la vetrina non fa niente, ci mancherebbe :)
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Messaggio#14 » giovedì 22 ottobre 2015, 22:20

Bene Angela, sfida raccolta.
Visto il numero elevato di partecipanti mi prenderò qualche giorno in più per darvi il mio responso, quindi siete ancora in tempo a modificare il racconto.
Confrontatevi e migliorate.

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Messaggio#15 » venerdì 23 ottobre 2015, 9:11

E allora va bene così, Angela :)
 
CHIEDO LA GRAZIA PER IL RACCONTO DI ANGELA

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