Ritorno a casa

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alexandra.fischer
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Ritorno a casa

Messaggio#1 » lunedì 5 ottobre 2015, 18:37

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine nella piana di Heisenland famosa per il calore da fornace.
Proprio quello che ci voleva, per lui; le sue membra erano irrigidite dalla permanenza durata anni nella città di Ewigreignen e non ne poteva più di quell’eterna stagione di piogge.
Laggiù, l’unico cambiamento delle precipitazioni, era nella temperatura delle gocce che cadevano ininterrotte per ore: dalla morsa del gelo invernale, si passava ai bollori della calura estiva.
Sempre pioggia.
E non importava dove si abitasse. Ci aveva provato, lui a cambiare casa.
Nel corso dei suoi anni a Ewigreignen era stato in basso e in alto.
Nel quartiere basso, dalle case ornate da grondaie con musi di Cane Acquatico, era stato male per via delle strade lastricate di pietra multicolore.
Sì, c’era una manutenzione, ma si cadeva.
Colpa degli Spiriti delle Acque, demonietti invisibili che cancellavano gli appigli e facevano cadere soprattutto gli stranieri da poco arrivati in città.
Come era successo a lui con Verme d’Acqua, così lo aveva chiamato, prima di calpestarlo, senza vederlo.
Poveretto.
E dire che avevano una cosa in comune: l’invisibilità.
Lui, la sua l’aveva scoperta crescendo a Heisenland e ne aveva incolpato i quattro soli multicolori.
I loro raggi gli avevano cancellato i lineamenti e sbiadito l’ombra anno dopo anno.
La considerava una brutta malattia.
Per contrastarne gli effetti, cercava clienti per i piatti di metallo azzurro che incideva, riempiendoli di paesaggi assolati e quadrupedi dal lungo collo ornati di campanelli della sua città natale.
Macché. Sarebbe stato più facile tirare giù i quattro soli e usarli per farsi luce nel laboratorio.

A Ewigreinen, poco a poco, il suo talento era piaciuto ai ricchi commercianti della città e lui aveva cambiato quartiere.
Finalmente sulle colline, in alto.
Ma quanti spiriti invisibili aveva cancellato fra uno scivolone e l’altro.
E per ogni creatura spiaccicata, era più ricco e solo.
Fino a quando ce ne fu uno di troppo, che gli tolse anche la visibilità come maestro.
I suoi allievi, dopo aver imitato in un primo tempo il suo stile, si erano messi a ornare i loro piatti di metallo verde e amaranto di creature acquatiche del genere di quelle viventi nei quartieri degli Evocatori degli Spiriti delle Acque.
Nessuno le aveva mai viste, Evocatori a parte, però davano prosperità, non solo pioggia.
Per lui erano fole.
Lo aveva detto anche a Lysveeta la sua allieva prediletta, la quale era riuscita a fargli accettare un sacchetto con un piccolo dono, che sbatacchiò con un suono metallico nel passaggio di mano.
Il convoglio, dall’aspetto di gigantesco pesce siluro ornato sulle fiancate con incisioni di musi di creature simili a raganelle, entrò nella lunga galleria che collegava Ewigreignen con Heiseland.
Fu lì che Devan Myrsen guardò il regalo d’addio di Lysveeta.
Il metallo era lavorato a specchio e lui vide corpi straziati: molti vermi, un cane.
Devan si lasciò scappare di mano il piattino e vi guardò attraverso, ma il suo riflesso non c’era più.
- PERDONO – gridò, ma nessuno gli badò, perché era invisibile.






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Flavia Imperi
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Messaggio#2 » lunedì 5 ottobre 2015, 20:01

Ciao Alexandra, bentrovata!

Allora, innanzitutto noto con piacere che adesso la trama dietro al racconto si evince molto di più e molti passaggi prima rimasti oscuri, adesso sono chiari. Tranne il finale, dove il fatto del movente dell'allieva che (se non sbaglio avevi spiegato nei commenti) ancora una volta rimane un passaggio un po' precipitoso a mio parere. Descrivi quello che succede, ma non è coinvolgente, rimane quasi un passaggio asettico. Invece la motivazione c'è da trama, e ci sta benissimo, quindi perché non trovare il modo di farla trasparire?

L'altro punto a favore è che sei riuscita a mantenere questa meravigliosa atmosfera fantastica di un mondo lontano, con nomi evocativi, che però cade in alcuni passaggi, per esempio qui: "incisioni di musi di creature simili a raganelle". Siamo in un mondo fantastico, con quattro soli, lontano, "alieno". Allora non mi spiegare per similitudini con il nostro mondo, sei nel punto di vista del protagonista! Invece dimmelo come me lo direbbe lui. Direbbe simili a raganelle? O "anfibi (che ne so, invento) dai lunghi barbigli intrecciati che ondeggiavano al vento". Queste descrizioni, che sono un punto forte del tuo stile, prova a finalizzarle sempre a un qualche elemento della strama, a una descrizione del personaggio, o per introdurre un elemento della storia.

Ovviamente non voglio fare la maestrina eh, dico a te quello che dico a me stessa e che sto cercando, anima e corpo, di mettere in pratica io! ;)

Un commento più "a gusto personale" invece, sul finale ci vedrei meglio un sussurro che un grido, dato che è un essere che sta scomparendo... ma ripeto, gusto mio.

Poi c'è una frase un po' cacofonica, troppo arzigogolata che esprimerei in modo più semplice:
"del genere di quelle viventi", meglio (invento) "del tipo che infesta/anima/brulica/striscia nel quartiere degli evocatori..."

L'ultimo punto è sugli "a capo" (scusa l'infelice gioco di parole involontario). Prova ad andare a capo solo quando c'è una pausa di qualche tipo, un cambio di punto di vista o un effetto che vuoi dare, altrimenti se vai troppo a capo, "diluisci" la storia.

Oh, che rompiscatole che sono stata! :D Ma spero apprezzerai lo sforzo, da scrittrice a scrittrice!
Le storie sono tatuaggi dell'anima

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Spartaco
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Messaggio#3 » lunedì 5 ottobre 2015, 23:21

Ciao e benvenuta nel Laboratorio.
Sfrutta al meglio questa opportunità, non capita tutti i giorni di potersi confrontare senza nessuna animosità. Qui avete un fine comune: rendere i vostri racconti unici, quasi perfetti.
Sotto con il lavoro, non tenetevi nulla dentro, criticate, perché dalle critiche nascono buone idee. Ricordatevi che per il "bravo" ci sono quelli fuori; gli amici che magari non leggono nemmeno i vostri lavori, ma un complimento non gli costa nulla. Non abbiate paura di dire la vostra e vedrete che alla fine ne uscirete tutti più forti.
Ricordatevi di accumulare le richieste di Grazia e alla fine di convocarmi.
Buon lavoro!

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Angela
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Messaggio#4 » martedì 6 ottobre 2015, 22:11

PUNTI DI FORZA: Lo stile in primis e l'originalità del testo indiscutibile. Alexandra è un'artista della penna e questo racconto è un ricamo. Ci sono parti che ho apprezzato veramente tanto, uno a caso: "Per contrastarne gli effetti, cercava clienti per i piatti di metallo azzurro che incideva, riempiendoli di paesaggi assolati e quadrupedi dal lungo collo ornati di campanelli della sua città natale". Immagine visiva e preziosa, davvero brava. Questo testo è cesellato di piccole perle come questa. Bravissima.

PUNTI DEBOLI: pochissimi. Analizziamone qualcuno.
… era stato male per via delle strade lastricate di pietra multicolore. Sì, c’era una manutenzione, ma si cadeva. Colpa degli Spiriti delle Acque, demonietti invisibili che cancellavano gli appigli
(Non mi è chiara questa cosa degli appigli, cosa sarebbero esattamente?)
Per lui erano fole.
(scelta di un termine - fole - non di uso comune).

MIGLIORABILE (?): Trovo che sia un testo al di sopra della media che già così meriterebbe la vetrina. Al massimo puoi provare ad allungarlo approfittando dei 5.000 caratteri a disposizione del laboratorio. Devan è invisibile praticamente, ma non sappiamo molto del suo aspetto, ecco, potresti usare qualche carattere in più per le caratteristiche fisiche perdute.
Ottimo lavoro, Alexandra. Non so se si può già chiedere la grazia in questa fase, comunque un bel pollice alzato per me.


Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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maria rosaria
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Messaggio#5 » mercoledì 7 ottobre 2015, 9:10

Ciao Alexandra.
Hai fatto un ottimo lavoro. In questa versione è più chiara la storia.
Trovo notevole l'ambientazione che sei riuscita a creare e che cala il lettore, fin dalle prime righe, nella realtà fantastica di Devan Myrsen.
Se proprio devo trovare un punto debole in questa stesura può essere (come già ha scritto Flavia) la frase finale. Lui se ne sta andando quindi più che un urlo ci vedo bene un sussurro, o magari un pensiero (invisibile come lui).
Ma è una piccolezza.
Chiedo la grazia per Alexandra.

:-)
Maria Rosaria

alexandra.fischer
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Messaggio#6 » giovedì 8 ottobre 2015, 20:57

Ciao Spartaco, grazie per il benvenuto. Sei gentilissimo. Trovo anch'io che il Laboratorio sia un'ottima opportunità di miglioramento nella scrittura in virtù del confronto in amicizia con altri autori. Mi metterò con piacere al lavoro.

Ciao Angela Catalini, quanti complimenti. Grazie. Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto. Per quel che riguarda le tue osservazioni, ne terrò conto. Soprattutto quella che riguarda l'aspetto di Devan Myrsen. Ovviamente, sistemerò anche il dettaglio sugli appigli (scrivendo li vedevo come bastoni spartitraffico, quindi, non troppo fantasy). Per quel che riguarda il termine "fole", provvederò. Ogni tanto tendo a scrivere desueto (troppe letture di testi ottocenteschi?).

Ciao Maria Rosaria del Ciello, mi fa piacere che ora la versione attuale del racconto ti sia risultata più chiara. E che elogi (addirittura la richiesta di grazia), sei stata davvero generosa. Per quel che riguarda la frase finale, farò proprio come mi suggerisci.

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Peter7413
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Messaggio#7 » sabato 17 ottobre 2015, 9:51

Punti di forza
L'atmosfera che riesci a creare, hai un talento nel trasmettere immagini, colori, sensazioni (statiche, legate alle immagini).
Punti deboli
Le connessioni interne. Ci sono dei buchi narrativi che vanno riempiti.
Mancano molte virgole.
Alcune forme vanno riviste ("la quale", la prima che mi viene in mente)
Migliorabile
La parte iniziale va bene, introduci un mondo ed è proprio il tuo punto di forza. Vanno oliati i meccanismi narrativi dalla seconda parte in poi. Esiste una correlazione tra gli spiritelli schiacciati e il suo divenire progressivamente invisibile? Se sì, quale? O forse il suo grado d'invisibilità è direttamente proporzionale al suo successo negli affari? E le sue opere, lasciano un segno nei suoi studenti? In quale modo ha influenzato Lysveeta e perché deve chiedere perdono? E perché sta fuggendo dalla città?
In pratica va rivista la parte in cui dai vita al racconto. Hai costruito uno scheletro potente, infondigli l'anima.

alexandra.fischer
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Messaggio#8 » sabato 17 ottobre 2015, 20:13

Ciao Peter 7413,
ti ringrazio per le osservazioni riguardo la parte debole del racconto e le farò mie: la correlazione fra l'invisibilità di Devan e gli spiritelli che lui schiaccia mentre cammina c'è (essendo creature magiche, gli trasmettono questa caratteristica quando lui le uccide, seppure involontariamente). No, il grado di invisibilità non c'entra con il successo artistico. Le sue opere lasciano un segno negli allievi (li rendono creativi, spronandoli a superarlo). E' divenuto amico di Lysveeta perché lei possiede un raffinato talento artistico che lui ha tirato fuori e lei gli ha spiegato tutto quello che sapeva sulla città. Il perdono finale non è rivolto a lei, bensì agli spiritelli che ha schiacciato. Vede cos'ha combinato attraverso il piattino levigato dono di addio della ragazza. Inoltre, lui non fugge dalla città, se ne allontana perché è invecchiato, non può più lavorare come prima e dunque desidera trascorrere il resto della vita nel luogo delle sue origini (lente deformante della nostalgia).

alexandra.fischer
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Messaggio#9 » giovedì 22 ottobre 2015, 19:30

Questa è la versione ritoccata tenendo conto delle osservazioni ricevute. Speriamo bene.




RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine nella piana di Heisenland famosa per il calore da fornace.
Proprio quello che ci voleva, per lui; le sue membra erano irrigidite dalla permanenza durata anni nella città di Ewigreignen e non ne poteva più di quell’eterna stagione di piogge.
Laggiù, l’unico cambiamento delle precipitazioni, era nella temperatura delle gocce che cadevano ininterrotte per ore: dalla morsa del gelo invernale, si passava ai bollori della calura estiva.
Sempre pioggia.
E non importava dove si abitasse. Ci aveva provato, lui a cambiare casa.
Nel corso dei suoi anni a Ewigreignen era stato in basso e in alto.
Nel quartiere basso, dalle case ornate da grondaie con musi di Cane Acquatico, era stato male per via delle strade lastricate di pietra multicolore.
Sì, c’era una manutenzione, ma si cadeva.
Colpa degli Spiriti delle Acque, demonietti invisibili che nascondevano i punti di appoggio e facevano cadere soprattutto gli stranieri da poco arrivati in città.
Come era successo a lui con Verme d’Acqua, così lo aveva chiamato, prima di calpestarlo, senza vederlo.
Poveretto.
E dire che avevano una cosa in comune: l’invisibilità.
Lui, la sua l’aveva scoperta crescendo a Heisenland e ne aveva incolpato i quattro soli multicolori.
I loro raggi gli avevano cancellato i lineamenti e sbiadito l’ombra anno dopo anno.
La considerava una brutta malattia.
Per contrastarne gli effetti, cercava clienti per i piatti di metallo azzurro che incideva, riempiendoli di paesaggi assolati e quadrupedi dal lungo collo ornati di campanelli della sua città natale.
Macché. Sarebbe stato più facile tirare giù i quattro soli e usarli per farsi luce nel laboratorio.

A Ewigreinen, poco a poco, il suo talento era piaciuto ai ricchi commercianti della città e lui aveva cambiato quartiere.
Finalmente sulle colline, in alto.
Ma quanti spiriti invisibili aveva cancellato fra uno scivolone e l’altro.
E per ogni creatura spiaccicata, era sempre più solo, malgrado potesse ancora contare sulla ricchezza.
Un colpo di piede dato male e anni di fatica per mostrare a tutti che si esisteva se ne andavano in frantumi un pezzo alla volta.
Prima era toccato a conoscenti intravisti appena alle feste in suo onore, per poi arrivare ai colleghi e alle amicizie potenti.
Fino a quando ce ne fu uno di troppo, che gli tolse anche la visibilità come maestro.
I suoi allievi, dopo aver imitato in un primo tempo il suo stile, si erano messi a ornare i loro piatti di metallo verde e amaranto di creature acquatiche del genere di quelle brulicanti nei quartieri degli Evocatori degli Spiriti delle Acque.
Nessuno le aveva mai viste, Evocatori a parte, però davano prosperità, non solo pioggia.
Per lui erano dicerie.
Lo aveva detto anche a Lysveeta la sua allieva prediletta, riuscita a fargli accettare un sacchetto con un piccolo dono, che sbatacchiò con un suono metallico nel passaggio di mano.
Era l’unica presentatasi a salutarlo; grazie agli insegnamenti di Devan Myrsen, era riuscita a sottrarsi al manto acquoso dell’invisibilità.
Il convoglio, dall’aspetto di gigantesco pesce siluro ornato sulle fiancate con incisioni di musi tondeggianti di creature palustri, entrò nella lunga galleria che collegava Ewigreignen con Heiseland.
Fu lì che Devan Myrsen guardò il regalo d’addio di Lysveeta, l’unica ad aver conservato parecchio dello stile del maestro.
Lo si capiva dalla levigatura della superficie del piattino e dalla lavorazione a piccoli raggi della cornice.
Il metallo era lavorato a specchio e lui vide corpi straziati: molti vermi, un cane.
Fino a quando venne l’ora di vedere la sua, di faccia.
Olivastra, costellata di rughe e con grandi occhi neri mobilissimi.
Devan si lasciò scappare di mano il piattino e vi guardò di nuovo attraverso, ma il suo riflesso non c’era più.
- PERDONO – sussurrò, ma nessuno gli badò, perché era invisibile.




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AmbraStancampiano
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Messaggio#10 » venerdì 23 ottobre 2015, 13:17

Ciao Alexandra,
Il punto forte di questo racconto è il mondo straordinario che sei riuscita a creare, ricco di suoni, odori, colori e situazioni interessanti! Ti faccio i miei complimenti, questo universo oltre ad essere interessantissimo è ben costruito ed ha anche le sue regole che lo rendono credibile.
I punti deboli te li ho evidenziati con un po' di editing qua e là, comunque poca roba a parte il punto finale.
"Laggiù, l’unico cambiamento delle precipitazioni, era nella temperatura delle gocce che cadevano ininterrotte per ore" Io toglierei le virgole, o lascerei solo la prima.
"Ci aveva provato, lui a cambiare casa." Se ho capito bene il ritmo del racconto, dopo LUI va un'altra virgola.
"Lui, la sua l’aveva scoperta crescendo a Heisenland e ne aveva incolpato i quattro soli multicolori." Niente virgola qui.
"A Ewigreinen, poco a poco, il suo talento era piaciuto ai ricchi commercianti della città e lui aveva cambiato quartiere." La frase al passivo rallenta il ritmo del racconto; prova qualcosa come "i ricchi avevano apprezzato il suo talento, e piano piano..."
"Fino a quando ce ne fu uno di troppo, che gli tolse anche la visibilità come maestro." Questo è un passaggio importante, che devi spiegarmi meglio: cosa succede di preciso? Perché quest'ultimo spiritello rovina la carriera del protagonista? Forse la vera storia che dovresti raccontarmi è questa, tutto il resto è una stupenda ambientazione, ma un po' statica; il fulcro del racconto secondo me sta qui, e va ampliato.
Il racconto è migliorabile proprio in questo senso (anche se non so se sia possibile farlo in 5000 caratteri, perdere qualcosa del mondo che crei sarebbe veramente un peccato), e forse ne potrebbe nascere qualcosa di polposo e più lungo. Il setting sul mondo va benissimo, la storia della vita del protagonista è necessaria, anche se può essere gestita meglio; ma per ogni eroe che si rispetti, devi raccontarmi della sua caduta e di come farà a rialzarsi (se ce la farà).
Spero di esserti stata utile :)
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

alexandra.fischer
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Messaggio#11 » domenica 25 ottobre 2015, 18:12

Ciao Ambra Stancampiano,
ti ringrazio per l'editing (ci sono delle parti ancora da sistemare, a quanto vedo e lo farò di sicuro).
Passando al racconto lo spiritello che rovina la carriera a Myrsen è uno dei più dispettosi di tutti. E lo colpisce dove a Myrsen fa più male. Quest'ultimo non si rialza perché ormai è troppo stanco per lottare e torna nella sua città d'origine per finirci i suoi giorni (ma solo per istinto...si torna sempre alle origini quando è ora di morire).

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alessandra.corra
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Messaggio#12 » martedì 27 ottobre 2015, 21:23

Ciao Alexandra,

sei riuscita a creare davvero una bella atmosfera in questo racconto. Sicuramente il tuo stile è il punto di forza di questo racconto. L'ho trovato originale ed evocativo questo mondo da te descritto. Tra le tante, bella questa immagine: "dall’aspetto di gigantesco pesce siluro ornato sulle fiancate con incisioni di musi tondeggianti di creature palustri". Brava. il racconto però è a mio parere ancora migliorabile.
Dovresti forse entrare di più dentro lo stato d'animo di Myrsen per spiegare bene perchè si sente così stanco e disilluso da abbandonare tutto e tornare nella sua città d'origine. Calcherei questa sua emozione di sconfitta e senso di perdita dandogli più spessore introspettivo. E tratteggerei maggiormente anche il personaggio di Lysveeta (che ho trovato molto interessante.).

alexandra.fischer
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Messaggio#13 » venerdì 30 ottobre 2015, 19:03

Ciao Alessandra Corrà,
mi fa piacere che tu abbia trovato del buono nel mio racconto. Terrò conto dei tuoi suggerimenti per migliorarlo, perché l'idea di aggiustare ulteriormente i personaggi di Devan e della sua allieva preferita è intrigante (io mi sono formata leggendo molta fantasy degli Anni Venti e Trenta ed era un altro mondo rispetto a quella di oggi...i personaggi erano molto molto diversi, c'era meno spessore umano, secondo me, proprio per via del Mito dell'Eroe. Quindi, sì, è ora di tentare di più).

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Spartaco
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Messaggio#14 » sabato 31 ottobre 2015, 23:34

Ciao Alexandra, sia che tu decida che il racconto sia pronto, sia che tu lo voglia ancora migliorare, puoi postarlo nella sessione di Novembre.

alexandra.fischer
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Messaggio#15 » domenica 1 novembre 2015, 20:52

Ciao Spartaco,
grazie, farò come dici. Magari gli darò ancora una piccola aggiustata e lo posterò lì (sessione di Novembre del Laboratorio).

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