Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

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Adry666
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Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#1 » lunedì 16 novembre 2015, 17:57

(“Le Ali della Notte”)
Maschere



Come un lungo nastro di seta nera, l’asfalto si srotola sotto le ruote della mia moto che, con il suo rombo, zittisce il frinire caotico delle cicale. La via Lattea approfitta della strada senza lampioni per mostrarsi in tutta la sua fredda bellezza, costringendomi ad alzare lo sguardo per ammirarla: un sentiero luminoso che dovrebbe guidarci in qualche modo. Il mio lungo mantello vibra come una bandiera cercando di staccarsi dalla schiena, mentre l’aria tiepida si infila nella maschera che porto sul viso facendomi socchiudere gli occhi. Il bagliore all’orizzonte sta aumentando d’intensità: la città è vicina. Inizio a guardarmi attorno con circospezione, la notte a volte può trasformare le persone in modo inimmaginabile: rispettabili padri di famiglia che celano rapinatori seriali, mamme baciapile che battono le strade come professioniste. Con la mano destra controllo che il mio coltello da caccia sia al suo posto nella fondina, e con la sinistra accendo lo stereo montato sulla moto, nell’aria si libera il ritmo forsennato dei “Suicide Silence”.
Un semaforo lampeggiante trasforma un incrocio desolato in una strana scena stroboscopica: un ragazzo sta camminando sul marciapiede, mi scorge e rimane per un attimo a bocca aperta, poi riprende la via con la testa immersa in un modo virtuale creato dal suo walkman.
- Ehi tu, ragazzo! – gli grido, rallentando. Il “nerd” alza la testa e mi fissa con aria interrogativa.
- Fermati! – continuo, - dove stai andando a quest’ora? Non ce l’hai una casa? Sei un lurido teppistello?
- No, no – balbetta, distogliendo lo sguardo, - sto tornando a casa, sono quasi arrivato, - aggiunge indicando con il dito delle case grigie.
- Bene, - rispondo, - non voglio guai nella mia città.
Ormai qui in zona mi conoscono tutti; i giornali parlano spesso di me e delle mie gesta eroiche: ladri di supermercati acciuffati in flagrante e consegnati alla prima volante dei Ranger. Ma non è tutto, non è la parte più interessante, vedrete.
Alla fine lo scorgo sotto una pensilina di un negozio di cianfrusaglie cinesi. Il volto, reso scuro dalla barba ispida, assume colori giallastri a causa dei neon che illuminano un dragone.
Quando vede i fari della mia moto cerca di coprirsi con i cartoni, che probabilmente sono anche le sue coperte, il suo materasso e il suo orinatoio. Rallento, mi accosto e spengo la moto mettendo il cavalletto. Lui mi guarda e fa un gesto con la mano come per allontanare quell’apparizione; lo capisco, non deve essere normale vedere Batman che compare improvvisamente dal nulla. Ma lui almeno può imputare la visione alla fiasca di liquore che fa capolino da una tasca del cappotto consunto.
Apro una tasca del borsone laterale della moto e ne tiro fuori un contenitore di plastica trasparente, ancora caldo. Mi avvicino. Il tizio agita con più forza la mano come per cacciarmi. Gli faccio un cenno di stare calmo, apro la scatola e gliela porgo insieme a un cucchiaio: all’interno c’è una minestra di fagioli. L’uomo la prende con prudenza e inizia a mangiare velocemente mentre mi guarda di sottecchi, un po’ come fanno i gatti quando gli offri un bocconcino.
Mi inginocchio vicino a lui, lo fisso negli occhi e gli sorrido, ma so che attraverso al maschera non può vedere se sono sincero oppure lo schernisco.
- Come ti chiami? – gli domando.
- Jerome –risponde, mostrandomi una bocca con pochi denti neri.
- Perché sei qui? Non hai una famiglia, una casa, un lavoro?
- No, sono divorziato, e ho perso il lavoro anni fa, nessun vuole un povero vecchio come me.
- Beh, - gli dico un po’ spazientito, - se cercassi veramente lavoro penso che potresti trovarlo, magari come lavapiatti, aiuto muratore; ci hai provato?
- No, ho una laurea, lavoravo come dirigente, mi sono stufato di fare lavori umili per guadagnare quasi nulla e prendermi tutti gli insulti e le umiliazioni di questo mondo.
- Ossia mi stai dicendo che sei un cazzo di lavativo?!!
- TI sto dicendo che alla mia età non ho più voglia di farmi il culo per 5 dollari al giorno.
- OK, quindi mi stai dicendo che io sto dando la mia minestra a un perdigiorno scansafatiche, intellettuale dei miei stivali, e questo che intendi?
Mi guarda fisso con gli occhi resi lacrimosi dai fumi dell’alcool, ma non mi risponde.
Osa non rispondermi, cazzo!
Mi guardo intorno per capire se siamo soli, lo siamo. Da una tasca tiro fuori un coltello e, con un gesto fulmineo, ormai reso automatico dalla pratica, gli taglio la gola incidendo profondamente. Un guizzo di sangue bagna la minestra e l’asfalto sudicio.
Ritorno in sella alla moto, la notte è ancora lunga, e le sorprese per voi sono solo all’inizio.



alexandra.fischer
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Re: Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#2 » martedì 17 novembre 2015, 19:00

Ho letto questa nuova versione del racconto ed è un pugno nello stomaco, anche più della precedente.
Il personaggio del barbone è molto approfondito e io ne capisco la dignità ferita e sì, anche la voglia di lasciarsi andare. Mi piace come ha risposto al giustiziere mascherato, a testa alta. Ecco, il vero eroe del racconto è lui. Di questi tempi, il lettore può identificarsi facilmente in uno come lui (con personaggi simili, c’è un nuovo tipo di paura sulla quale fare leva per scuotere i lettori: l’Orrore della Caduta dai Gradini della Scala Sociale).
Il giustiziere metallaro, invece, appare molto dittatoriale e ambiguo (scena con il nerd: ha usato un tono intimidatorio, quasi da Polizia Segreta) anche se si sforza di sembrare altruista e in questo prepari molto bene la scena dell’accoltellamento del barbone Jerome.

Refuso: nessun vuole un povero vecchio come me. Scriverei: nessuno vuole un povero vecchio come me.
Attento a attraverso al maschera per: attraverso la maschera.

viviana.tenga
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Re: Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#3 » venerdì 20 novembre 2015, 14:09

Ciao Adriano,
Mi è piaciuto molto il personaggio che hai messo in scena, un finto giustiziere che in realtà si limita a imporre una sua versione malata di ordine. La scena con il ragazzino fa intuire al lettore la vera natura del protagonista, che poi si rivela a pieno nel finale con il barbone.
Come unici appunti, ho trovato la descrizione iniziale a tratti poco scorrevole, usi frasi molto lunghe che a volte risultano un po' contorte (per esempio, la prima). Probabilemente spezzandone alcune il ritmo del racconto ne guadagnerebbe. Altro piccolo dettaglio: perché il ragazzino ha un walkman? Sul momento ho pensato che il racconto fosse ambientato negli anni '90, ma poi non ho visto nessun'altra indicazione in quella direzione, quindi mi sembra che dare al ragazzino un banale lettore mp3 risparmierebbe un po' di confusione.
Comunque, CHIEDO LA GRAZIA.

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Jacopo Berti
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Re: Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#4 » domenica 22 novembre 2015, 11:46

Bello e attuale. Sul tema, la caratterizzazione dei personaggi e l'empatia che si può provare per Jerome mi associo agli altri commenti.

Ho alcuni dubbi riguardo allo stile. I classici dubbi che vengono quando il racconto è in prima persona: il punto di vista comprende anche la forma? Ovvero, quanto leggiamo è quel che scriverebbe il giustiziere, come lo scriverebbe il giustiziere? Ho l'impressione che tu ondeggi tra l'identificazione con "Batman" (resa ancora più forte dal rivolgersi ai "lettori" col voi: ma non si capisce attraverso che mezzo) e un "io" che non è proprio lui. Deciso questo resta da stabilire: il giustiziere è uno scrittore meno bravo di te? Alcune cose che vorrei correggerti sono scritte dal giustiziere? È il caso che tu inserisca qualche cosa - al di là del dialogo - che esageri un po' lo stile di "Batman"?
Spero di essere stato chiaro :)
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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angelo.frascella
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Re: Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#5 » sabato 28 novembre 2015, 23:44

Ciao Adriano.

Avevo letto la versione precedente del racconto e devo dire che mi era piaciuta di più: la figura del giustiziere rimaneva ambigua e misteriosa e il lettore era portato a pensare fosse un eroe buono fino allo choc dell'omicidio del barbone e questo risultava pure efficace dal punto di vista delle riflessioni che ne conseguivano.
Qui è tutto più preparato e, pur rimanendo un buon racconto, il risultato è meno d'impatto.

La frase iniziale del racconto è un po' macchinosa. Togliendo la similitudine iniziale del nastro nero mi sembra funzionerebbe meglio.

In ogni caso mi piace l'idea del giustiziere nazi che sembra più realistica di quella classica del supereroe bravo e coraggioso.

Quindi, CHIEDO LA GRAZIA

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Flavia Imperi
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Re: Maschere (“Le Ali della Notte”) - Adriano Muzzi

Messaggio#6 » lunedì 7 dicembre 2015, 17:33

Ciao Adriano!
Hai scritto un buon incipit, ma la seconda parte del racconto non mi ha convinta. L'idea del ribaltamento dei ruoli è buona, d'altri canto non mi piace com'è gestito, perchè caratterizzi molto bene il barbone ma non altrettanti il protagonista e questo fa si che la storia sia sbilanciata in favore del primo. Il colpo di scena con questi equilibri non ha l'effetto di stupire ma piuttosto di lasciare infastiditi. Lo narrerei dal punto di vista del barbone, o farei intuire meglio le ragioni profonde del giustiziere.
Altra nota: la narrazione è bella ma troppo abbondante di aggettivi e possessivi, priva a usarne di meno e il tuo stile ne uscirá migliorato di netto ;)
In bocca al lupo
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