Dio si sedette sulla cima della montagna
Inviato: lunedì 19 maggio 2025, 23:58
Dio si sedette sulla cima della montagna più alta e contemplò il creato. Lucifero, nuvola tra le nuvole, primo tra gli angeli, lo osservava in silenzio. Un attimo dopo, o forse un millennio, Dio posò lo sguardo su di lui: “Mi hai tradito”.
Lucifero, steso su una foglia, alzò un sopracciglio e sussurrò “Hai scelto gli uomini. Hai loro donato il creato. E a noi, il vuoto del cielo.”
In piedi nel bocciolo d’un fiore, Dio lo guardò per pochi secondi, o forse un’eternità. “Vi ho creati per primi. Dal primo momento pari a me. Non avete bisogno di nulla. Create ciò che volete per voi stessi”.
Cadendo in una goccia di pioggia Lucifero gridò il suo dolore. “Sono animali, incapaci di capire la tua grandezza, il tuo amore”.
“Sono bambini” protestò Dio, in equilibrio su un ago di pino. “Cresceranno con le loro forze. Lascerò loro scegliere cosa fare, chi essere. Non vuoi sapere cosa diverranno?”
Lucifero prese un oceano color smeraldo nella mano e lo lasciò colare piano fra un dito e l’altro. “Come acqua che cola tra le dita sono le tue speranze. Nella tua mano rimarrà solo il sale, a bruciare le ferite aperte che ti lasceranno”.
“Pensi che possano ferirmi?” ululò il vento.
“So che lo faranno” sospirò Lucifero. Con una spada di fuoco si scagliò contro Dio. “Preferisco ucciderti piuttosto che vederti soffrire per l’eternità”.
Con poche parole taglienti, Dio lo schiacciò. Accartocciato su se stesso, Lucifero singhiozzò la sua pena. Pianse la sua rabbia. “Io ti maledico!”
“Davvero lo vuoi?” si interessò Dio, nudo nel deserto.
“No” biascicò il primo tra gli angeli, rotolando verso il basso, sempre più giù. “Allora maledico gli uomini” sentenziò.
“Non te lo permetto”.
“È troppo tardi, l’ho fatto. Anch'io ho imposto loro una scelta”. Lo disse senza guardare Dio negli occhi, ne li guardò
mai più.
*
Emanuele guardò l’orologio per la quinta volta in altrettanti minuti e affrettò ancora il passo. Lucia gli aveva detto che era una questione di vita o di morte e che aveva assolutamente bisogno di lui. Sua moglie non era solita esagerare e lui aveva lasciato il lavoro appena possibile. L’aveva chiamata al cellulare, ma lei non aveva voluto parlarne per telefono, lo voleva sul posto, che in video non era la stessa cosa. Emanuele attraversò la strada tra un’auto e l’altra, facendosi mandare a quel paese da più di una persona. Tirò fuori il cellulare ancora una volta per controllare l’indirizzo. Il posto si chiamava “Hot as Hell”, mai sentito nominare. Poco dopo vide l’insegna con il nome, decorato con fiamme e fulmini. La moglie lo aspettava sull’uscio scuro, al centro di vetrine nere e lugubri.“Lucia, stai bene? Che posto è questo? Sembra un sexy shop”.
“Shhh, Manu ma sei matto?” Lucia si guardò intorno, forse preoccupata che qualcuno li potesse sentire. Lo prese per mano e lo tirò dentro “Vieni presto, che sta per chiudere”.
L’interno del negozio fu una sorpresa. Sale ben illuminate, vetrine e manichini con abiti alla moda, una musica celestiale in sottofondo. Emanuele si guardava intorno stordito, Lucia gli parlava nell’orecchio a macchinetta e lo guidava tra salotti e camerini. “Cioè non puoi capire! In questo posto si entra solo su invito! È Angelica che mi ha raccomandata all’amministrazione e quando mi è arrivata la lettera non potevo crederci”.
Emanuele la guardò con la bocca semi aperta e dopo qualche secondo si ricordò che anche lui poteva parlare “Cioè mi stai dicendo che siamo in un negozio di vestiti?”
Lucia si guardò alle spalle furtiva e con voce quasi isterica per l’emozione “Beh sì ma è il negozio più esclusivo della città!”
Le sopracciglia di Emanuele si erano trasferite al piano di sopra. “E la questione di vita o di morte?”
Erano arrivati davanti a un camerino. Lucia ci si infilò dentro e ritornò con in mano due vestitini estivi identici. Forse uno era appena più chiaro.“È per il matrimonio di Angelica, devo assolutamente fare la scelta giusta: verde pino o verde smeraldo?”
Lucifero, steso su una foglia, alzò un sopracciglio e sussurrò “Hai scelto gli uomini. Hai loro donato il creato. E a noi, il vuoto del cielo.”
In piedi nel bocciolo d’un fiore, Dio lo guardò per pochi secondi, o forse un’eternità. “Vi ho creati per primi. Dal primo momento pari a me. Non avete bisogno di nulla. Create ciò che volete per voi stessi”.
Cadendo in una goccia di pioggia Lucifero gridò il suo dolore. “Sono animali, incapaci di capire la tua grandezza, il tuo amore”.
“Sono bambini” protestò Dio, in equilibrio su un ago di pino. “Cresceranno con le loro forze. Lascerò loro scegliere cosa fare, chi essere. Non vuoi sapere cosa diverranno?”
Lucifero prese un oceano color smeraldo nella mano e lo lasciò colare piano fra un dito e l’altro. “Come acqua che cola tra le dita sono le tue speranze. Nella tua mano rimarrà solo il sale, a bruciare le ferite aperte che ti lasceranno”.
“Pensi che possano ferirmi?” ululò il vento.
“So che lo faranno” sospirò Lucifero. Con una spada di fuoco si scagliò contro Dio. “Preferisco ucciderti piuttosto che vederti soffrire per l’eternità”.
Con poche parole taglienti, Dio lo schiacciò. Accartocciato su se stesso, Lucifero singhiozzò la sua pena. Pianse la sua rabbia. “Io ti maledico!”
“Davvero lo vuoi?” si interessò Dio, nudo nel deserto.
“No” biascicò il primo tra gli angeli, rotolando verso il basso, sempre più giù. “Allora maledico gli uomini” sentenziò.
“Non te lo permetto”.
“È troppo tardi, l’ho fatto. Anch'io ho imposto loro una scelta”. Lo disse senza guardare Dio negli occhi, ne li guardò
mai più.
*
Emanuele guardò l’orologio per la quinta volta in altrettanti minuti e affrettò ancora il passo. Lucia gli aveva detto che era una questione di vita o di morte e che aveva assolutamente bisogno di lui. Sua moglie non era solita esagerare e lui aveva lasciato il lavoro appena possibile. L’aveva chiamata al cellulare, ma lei non aveva voluto parlarne per telefono, lo voleva sul posto, che in video non era la stessa cosa. Emanuele attraversò la strada tra un’auto e l’altra, facendosi mandare a quel paese da più di una persona. Tirò fuori il cellulare ancora una volta per controllare l’indirizzo. Il posto si chiamava “Hot as Hell”, mai sentito nominare. Poco dopo vide l’insegna con il nome, decorato con fiamme e fulmini. La moglie lo aspettava sull’uscio scuro, al centro di vetrine nere e lugubri.“Lucia, stai bene? Che posto è questo? Sembra un sexy shop”.
“Shhh, Manu ma sei matto?” Lucia si guardò intorno, forse preoccupata che qualcuno li potesse sentire. Lo prese per mano e lo tirò dentro “Vieni presto, che sta per chiudere”.
L’interno del negozio fu una sorpresa. Sale ben illuminate, vetrine e manichini con abiti alla moda, una musica celestiale in sottofondo. Emanuele si guardava intorno stordito, Lucia gli parlava nell’orecchio a macchinetta e lo guidava tra salotti e camerini. “Cioè non puoi capire! In questo posto si entra solo su invito! È Angelica che mi ha raccomandata all’amministrazione e quando mi è arrivata la lettera non potevo crederci”.
Emanuele la guardò con la bocca semi aperta e dopo qualche secondo si ricordò che anche lui poteva parlare “Cioè mi stai dicendo che siamo in un negozio di vestiti?”
Lucia si guardò alle spalle furtiva e con voce quasi isterica per l’emozione “Beh sì ma è il negozio più esclusivo della città!”
Le sopracciglia di Emanuele si erano trasferite al piano di sopra. “E la questione di vita o di morte?”
Erano arrivati davanti a un camerino. Lucia ci si infilò dentro e ritornò con in mano due vestitini estivi identici. Forse uno era appena più chiaro.“È per il matrimonio di Angelica, devo assolutamente fare la scelta giusta: verde pino o verde smeraldo?”