Mercurio

Live di Minuti Contati (autorizzato da Minuti Contati) tenuto a Farfa il 20/09/2015.
daniele.picciuti
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Mercurio

Messaggio#1 » giovedì 24 settembre 2015, 0:18

“E adesso?” domandò Lucrezia.
Lo spacco nella terra era senza fondo, dall’altra parte una fitta nebbia oscurava la vista.
“Accidenti” mormorò Fausto, guardandosi a destra e a sinistra, seguendo la linea della faglia, che si perdeva in entrambe le direzioni fino al limite del cielo “sembra la fine del mondo”.
“Ma non può essere” sibilò Cosimo. Nei suoi sessant’anni di vita non aveva mai visto una cosa del genere “ci sarà un passaggio da qualche parte”.
Lucrezia si volse indietro: il mare di mercurio fiammeggiava alle loro spalle divorando chilometri in poche ondate asincrone. L’oceano di fuoco liquido li avrebbe raggiunti prima di quanto avevano temuto. Non c’era più tempo e non avevano vie di fuga. Il deserto di pietra che sorgeva loro intorno veniva inghiottito ogni anno da quell’inferno ardente, facendone carbone fumante fino alla nuova fioritura.
La fioritura, un modo quanto mai ipocrita per descrivere la morte di molti in virtù della sopravvivenza di pochi. Un sacrificio necessario a rabbonire i capricci del Dio del Fuoco.
Nessuno di loro, purtroppo, era nato fortunato. La voglia a forma di fiamma che ognuno aveva tatuata dietro la scapola destra era un marchio di infamia che li condannava, fin dalla nascita, a vagare in quel deserto dal compimento del diciottesimo anno di età fino alla fine dei propri giorni. Cosimo era invece il loro Tutore, scelto da una casualità beffarda tra tutti gli anziani del villaggio dove i giovani erano nati. Era una tradizione che si tramandava da oltre mille anni e così sarebbe stato ancora a lungo. Nessuno di loro, però, sapeva da dove aveva origine il mare di mercurio ribollente che, ogni primo giorno di primavera, depurava la terra da ogni essere vivente, loro compresi.
Era noto che nessuno era mai tornato vivo dalla Depurazione.
“Non voglio morire” piagnucolò Fausto, aggrappandosi al braccio della sorella.
Lucrezia lo strinse forte. Erano partiti in cinquecento poco più di una settimana prima, quando l’oceano infuocato era apparso, e si erano subito dispersi in ogni direzione per avere maggiori possibilità di trovare la strada giusta per sottrarsi a quell’ignobile destino. Si vociferava che esistesse un modo per non bruciare vivi, ma forse erano solo dicerie, create ad hoc per ingenerare false speranze. Ma, se c’era davvero, loro l’avrebbero trovata.
“Potremmo provare a scendere la parete” azzardò la ragazza “scalandola”.
“Hai una vaga idea di quanto sia faticoso?” la rimbrottò il vecchio ”Faremmo sì e no dieci metri prima che il fuoco precipiti giù e ci bruci”.
“L’alternativa?” fece lei, di getto “morire quassù? Almeno proviamoci!”
“Sì” Fausto si staccò da lei “vado avanti io. Lasciatemi provare”.
Il vecchio non disse niente, non provò nemmeno a dissuaderlo. Morte per morte, una scelta valeva l’altra.
Chi era lui per decidere come dovevano morire?
Si avvicinarono alla voragine. Da sotto saliva un vento caldo che scaldava le ossa e i pensieri.
Il ragazzo si inginocchiò, controllò la parete. Era piena di sporgenze, non sarebbe stato difficile scendere. Il problema, semmai, era: ”fino a dove”?
Si puntellò prima sulle ginocchia, poi sui gomiti, quindi sporse una gamba nel vuoto. Cercò a tentoni uno sperone di roccia, lo trovò, spinse sulle mani per scendere ancora. L’altro piede frugò nella pietra e trovò una seconda sporgenza. Rifiatò. Guardò Lucrezia nei grandi occhi marroni, un cerbiatto impaurito che da un momento all’altro sarebbe stato abbattuto. Guardò Cosimo, che tratteneva il fiato per lui, un maestro che non aveva avuto il tempo di insegnare niente a nessuno dei due.
Ripartì. Un piede, un altro, giù ancora. Stavolta dovette usare anche le mani. Aggrappato alle rocce, scese ancora. Il suo peso pur non eccessivo iniziava a farsi sentire. Mentre scendeva, sentiva le dita delle mani scivolare sulla pietra. Si avvinghiò con forza alle sporgenze, strusciando con le gambe e il torace per aumentare l’attrito. Pareva non bastare. La pietra era umida, trasudava uno strano liquido che gli bagnava le mani ed era caldo. I polpastrelli iniziarono a bruciargli. Guardò in alto: era sceso per una ventina di metri, i volti di Cosimo e Lucrezia lo fissavano contriti.
Le mani adesso gli bruciavano.
“Non scendete!” gridò “le rocce sono bollenti! Esce… il mercurio!”
Fece appena in tempo a dirlo,che la pietra dinanzi a lui cedette, aprendo un varco al getto bollente che gli si riversò addosso, proiettandolo nell’abisso.
Lucrezia gridò fino a che ebbe fiato in corpo. Suo fratello scomparve nel buio, mentre una valanga di mercurio si riversava nel baratro, rischiarando le pareti che sembravano scendere all’infinito.
“Tutto il pianeta” gemette la ragazza “è così tutto il pianeta”.
Capì che non c’era scampo. Che la tradizione serviva soltanto a dare l’illusione a chi rimaneva che esistesse un modo per “placare” il Dio del Fuoco. Ma non c’era salvezza per nessuno, mai ce ne sarebbe stata.
Cosimo prese tra le braccia la giovane, la strinse a sé. Guardò dall’altra parte, dove si celava la nebbia. Qualunque cosa ci fosse, di là, non l’avrebbero mai vista.
Il mare ribollente era sempre più vicino. Presto li avrebbe travolti, precipitando nell’abisso fino a ricoprirlo. Quindi sarebbe sceso il gelo della notte, la superficie si sarebbe solidificata e l’indomani di quella faglia sarebbe rimasta una striscia di pietra come le altre. Come Tutore, avrebbe dovuto spiegar loro il senso della loro morte, del destino che era stato riservato loro. Non riuscì a proferir parola.
Quando la marea ardente venne, le loro grida scomparvero nel ribollente velo argenteo del mercurio, lasciandosi dietro un vapore biancastro che avrebbe infestato quella striscia infinita di terra fino alla prossima fioritura.



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Polly Russell
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Messaggio#2 » giovedì 24 settembre 2015, 20:36

Intanto partiamo col dire che creare un mondo con solo una manciata di caratteri non é poco. E il tuo mondo é credibile. È evidente  che tu abbia dovuto, un po', esagerare con l'infodump. Quello che potevi evitare sono le impressioni personali. Che chiamarla la "fioritura" è un modo ipocrita fallo pensare a me, non dirmelo! Per il resto un buon lavoro, si lascia leggere con piacere.
Polly

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Flavia Imperi
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Messaggio#3 » giovedì 24 settembre 2015, 23:20

Questo racconto fa venire i brividi. La marea di mercurio, la mattanza dal nome infingardo e il finale che lascia esterrefatti al solo pensiero di questo sacrificio umano, necessario in qualche modo alla vita. Una storia scritta in modo molto, molto efficace, con descrizioni potenti. E non è poso. Poi, sì, qui e lì un po' di spiegazioni superflue e qualche piccolo errore (come dicevamo live, la voglia non è tatuata). Ma nel complesso, un ottimo racconto.
Le storie sono tatuaggi dell'anima

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antico
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Messaggio#4 » venerdì 25 settembre 2015, 17:43

Paradossalmente, ho la sensazione che sia troppo lungo per quel che racconta. Non esserti dato dei limiti ti ha portato a non ottimizzare e le informazioni non mi sembrano correttamente seminate. Un mare di mercurio, bene. Ogni anno avanza, da dove? Perché non ovunque? Ci sono delle zone che si salvano, si suppone le più sopraelevate, ma non lo specifichi e sarebbe stato necessario. Un culto, bene. Mi sfugge la funzione del tutore, accompagnarli verso la morte? A che pro? Poi c'è un poco velato respiro da certi urban fantasy moderni, da Maze Runner a Hunger Games, lo stesso nome "La fioritura" richiama quelle dinamiche. Troppa roba, avresti dovuto comprimere di più e organizzare meglio le informazioni internamente. Per me un pollice NI, il consiglio è di provare a spremerlo in una dimensione più ridotta e vedere che ne esce ;)

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marco.roncaccia
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Messaggio#5 » venerdì 25 settembre 2015, 20:54

Ciao Daniele,
Ho trovato delle affinità con Hunger Games nel tuo racconto. Anche a me è sembrato troppo lungo e un po' troppo "statico". Nel senso che in nessun momento c'è la possibilità o il dubbio che la situazione dei
personaggi possa risolversi diversamente da quello che è il loro destino designato. Il che sarebbe fantastico se ci fosse un colpo di scena o qualcosa che sparigliasse un minimo il quadro. Ma questo non avviene e, pur nella potenza delle immagini che evochi si rimane alla fine un po' delusi.

Valeria_Imperi
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Messaggio#6 » lunedì 28 settembre 2015, 19:34

Ciao! Devo dire che il tuo racconto mi ha lasciata perplessa.

Mi ha affascinata, però mentre lo leggevi avevo l'impressione di aver perso qualcosa, qualche dato significativo, che però rileggendolo non ho trovato. Le descrizioni sono trascinanti, la scena avvince, ed il fatto che non ci sia un "lieto fine", una risoluzione o un deus ex machina che salvi i protagonisti a me personalmente piace.

Cosa manca allora? Forse una collocazione più precisa... In effetti, quando la ragazza afferma che "è così tutto il pianeta" sembra voler intendere che si trovino su un pianeta diverso dal loro mondo. Ma questo contrasta con l'antichità del rituale. Quindi il piacevole pathos partecipativo della tragedia era per me "disturbato" dalla sensazione di non aver colto la giusta prospettiva. Insomma, ha stimolato il mio lato emotivo ma ha lasciato insoddisfatto quello analitico.

Che vuoi farci, quando non riesco a risolvere un mistero divento intrattabile! ;)

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