Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

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alexandra.fischer
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Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#1 » sabato 2 gennaio 2016, 17:01

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine nella piana di Heisenland, ben nota per il calore da fornace.
Tanto peggio; le sue membra erano irrigidite dalla lunga permanenza nella città di Ewigreignen e non ne poteva più di quell’eterna stagione di piogge.
Laggiù, l’unico cambiamento, era nella temperatura delle gocce che cadevano ininterrotte per ore: dalla morsa del gelo invernale, si passava ai bollori della calura estiva.
Sempre pioggia.
E non importava dove si abitasse. Ci aveva provato, lui, a cambiare casa.
Nel corso dei suoi anni a Ewigreignen era stato in basso e in alto.
Nel quartiere basso, dalle case ornate da grondaie con musi di Cane Acquatico, era stato male per via delle strade lastricate di pietra multicolore.
Sì, c’era manutenzione, ma si cadeva.
Colpa degli Spiriti delle Acque, demonietti invisibili che nascondevano i punti di appoggio e facevano cadere soprattutto gli stranieri da poco arrivati in città.
Come era successo a lui con Verme d’Acqua, così lo aveva chiamato, prima di calpestarlo, senza vederlo.
Poveretto.
E dire che avevano una cosa in comune: l’invisibilità.
Lui, la sua l’aveva scoperta crescendo a Heisenland e ne aveva incolpato i quattro soli multicolori.
I loro raggi gli avevano cancellato i lineamenti e sbiadito l’ombra anno dopo anno.
La considerava una brutta malattia che lo estraniava dai suoi simili.
Passava inosservato con tutti, compresi i vicini di casa.
E dire che era fatto di carne e sangue come loro.
Per contrastarne gli effetti, aveva riversato tutte le energie nella sua arte, mettendosi a cercare clienti per i piatti di metallo azzurro che incideva, riempiendoli di paesaggi assolati e quadrupedi dal lungo collo ornati di campanelli della sua città natale.
Macché. Sarebbe stato più facile tirare giù i quattro soli e usarli per farsi luce nel laboratorio.

A Ewigreinen, poco a poco, il suo talento era piaciuto ai ricchi commercianti della città e lui aveva cambiato quartiere.
Finalmente sulle colline, in alto.
Ma quanti spiriti invisibili aveva cancellato fra uno scivolone e l’altro!
E per ogni creatura spiaccicata, era sempre più solo, malgrado potesse ancora contare sulla ricchezza.
Un colpo di piede dato male e anni di fatica per mostrare a tutti la propria esistenza se ne andavano in frantumi un pezzo alla volta.
Prima era toccato a conoscenti intravisti appena alle feste in suo onore, per poi arrivare ai colleghi e alle amicizie potenti.
Fino a quando ce ne fu uno di troppo, che gli tolse anche la visibilità come maestro.
I suoi allievi, dopo aver imitato in un primo tempo il suo stile, si erano messi a ornare i loro piatti di metallo verde e amaranto di creature acquatiche del genere di quelle brulicanti nei quartieri degli Evocatori degli Spiriti delle Acque.
Nessuno le aveva mai viste, Evocatori a parte, però davano prosperità, non solo pioggia.
Per lui erano dicerie.
Lo aveva detto anche a Lysveeta la sua allieva prediletta, riuscita a fargli accettare un sacchetto con un piccolo dono, che sbatacchiò con un suono metallico nel passaggio di mano, breve ma intenso, come era stato il loro periodo insieme.
Era l’unica presentatasi a salutarlo; grazie agli insegnamenti di Devan Myrsen, era riuscita a sottrarsi al manto acquoso dell’invisibilità e si rammaricava di non aver potuto fare lo stesso con lui, che pure avrebbe rivisto per sempre nella sua mente.
Lo capiva; il senso pratico lo aveva spinto a combattere contro l’invisibilità e lui, forse, temeva di venire risucchiato nel mondo degli Spiriti Acquatici e di scomparirvi del tutto se mai si fosse arrischiato a conoscerli.

Il convoglio, dall’aspetto di gigantesco pesce siluro ornato sulle fiancate con incisioni di musi tondeggianti di creature palustri, entrò nella lunga galleria che collegava Ewigreignen con Heiseland.
Fu lì che Devan Myrsen guardò il regalo d’addio di Lysveeta, l’unica ad aver conservato parecchio dello stile del maestro.
Lo si capiva dalla levigatura della superficie del piattino e dalla lavorazione a piccoli raggi della cornice.
Ma c’era dell’altro; roba da Evocatori, più che da incisori di piatti.
Infatti, il metallo era lavorato a specchio e lui vide corpi straziati: molti vermi, un cane.
Finendo poi per riconoscere la sua scarpa.
Fino a quando venne l’ora di vedere la sua, di faccia.
Olivastra, costellata di rughe e con grandi occhi neri mobilissimi.
Devan si lasciò scappare di mano il piattino e vi guardò di nuovo attraverso, ma il suo riflesso non c’era più.
- PERDONO – sussurrò, ma nessuno gli badò, perché era invisibile.



Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#2 » domenica 3 gennaio 2016, 16:41

Ciao Alexandra,
mi dispiace, ma devo proprio dirti che non sono riuscito a seguire il tuo racconto. Trovo che sia troppo ripieno di elementi e situazioni i cui significati rimangono, almeno per me, fumosi, oscuri. L'ambientazione è chiaramente fantasy, e credo che se ben sviluppato, ce ne sia per un racconto lungo o anche per un romanzo.
Però lo svolgimento della vicenda è difficile da seguire, non si capisce bene cosa ci stai raccontando. Sembra un riassunto di una parte della vita di Devan Myrsen, molto generico: da piccolo si è trasferito a Ewigreignen, dove la vita è pessima per via delle continue piogge e per gli spiritelli dispettosi, ha fatto l'incisore, il maestro incisore e poi se ne è tornato a casa.
Il fatto che abbia abitato sia i quartieri bassi che quelli più alti sembra poco più che una nota di colore nel riassunto che fai, mentre il riferimento ai soli e alla sua invisibilità mi pare poco comprensibile: è invisibile nel senso che nessuno lo vede? E come fa a fare il maestro incisore e ad avere allievi se nessuno lo può vedere? E' invisibile nel senso che nessuno lo nota? Come prima: come fa ad avere clienti e allievi? E poi non è chiaro se diventa invisibile (vero o solo non notato) per colpa dei soli, per colpa degli spiritelli o se per azione di entrambi.
Inoltre il fatto che Ewigreignen sia una città piovossissima, non mi pare sia così indispensabile per il funzionamento del racconto. Potrebbe mancare del tutto e non cambierebbe molto. Anzi, si potrebbe snellire di molto l'inizio del racconto evitando riferimenti al caldo della sua città natale e alla piovosità di Ewigreignen.
Il finale: l'ho riletto più volte ma non l'ho proprio capito.

Alcune note:

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine nella piana di Heisenland, ben nota per il calore da fornace.
La frase mi piace poco, soprattutto lo spieghino finale sul caldo della sua città natale. Che poi si potrebbe pure eliminare tanto nel seguito non se ne fa più cenno.

Tanto peggio; le sue... Caso mai, tanto meglio, visto che abbandona un luogo del quale non ne può più.

Nel quartiere basso, dalle case ornate da grondaie con musi di Cane Acquatico, era stato male per via delle strade lastricate di pietra multicolore.
Sì, c’era manutenzione, ma si cadeva.

Non capisco: se mi dici che era stato male mi aspetto che Devan abbia sofferto di qualche malattia, magari reumatismi, vista l'umidità, o forti influenze, febbroni da cavallo, e via dicendo. Però mi butti lì la manutenzione delle strade e che si cade. Sono due cose diverse, che sembrano scollegate. Se, invece, anzichè dirmi che era stato male mi dici che s'è slogato varie volte le caviglie e magari rotta una gamba, la connessione con le strade mal manutenute, con la scivolosità della pioggia e con gli spiritelli potrebbe sembrare più stretta.

Colpa degli Spiriti delle Acque, demonietti invisibili che nascondevano i punti di appoggio e facevano cadere soprattutto gli stranieri da poco arrivati in città.
Ma allora: si scivola per l'umidità, per le strade malmesse o per gli spiriti? E comunque, sempre secondo me, dire che demonietti nascondevano i punti d'appoggio, è troppo vago, non si capisce bene cosa capiti.

Come era successo a lui con Verme d’Acqua, così lo aveva chiamato, prima di calpestarlo, senza vederlo.
Ma se gli spiriti sono invisibili, come ha potuto dare un nome a uno di essi?

E dire che avevano una cosa in comune: l’invisibilità.
Non capisco cosa c'entri il fatto che sono entrambi invisibili col fatto che l'abbia calpestato per errore.

Poi butti dentro la storia dei quattro soli, che pare del tutto scollegata dal resto del racconto.
In seguito, come ho detto prima, mi dici che guadagna la stima dei commercianti, ma la cosa mi sembra poco coerente data la sua invisibilità.

Insomma, mi fermo qui, ma come avrai capito il tuo racconto non mi lascia soddisfatto. Troppa carne al fuoco, buttata dentro un contenitore troppo piccolo.

A rileggerci.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#3 » lunedì 4 gennaio 2016, 12:53

Ciao Fernando Nappo, o.k. per tutto, mi dispiace che il racconto non ti sia piaciuto. Urge una riscrittura. Vedrò come potrò farla senza massacrare troppo il tema di fondo. Se non altro, ora so come vanno resi racconti fantasy di questo tipo.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#4 » sabato 9 gennaio 2016, 20:25

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer


Devan Myrsen era arrivato al punto di rottura. Dovunque andasse, nessuno si accorgeva della sua esistenza.
Per avere un corpo come tutti lo aveva, questo sì e anche una mente in grado di apprezzare la bellezza.
La sua passione era incidere piatti di metallo di diversi colori nei quali raffigurava tutti i luoghi nei quali aveva viaggiato per trovare qualcuno che si accorgesse di lui.
Il suo intento era di dare un messaggio molto forte ai suoi simili.
Quelli che vivevano a Heisenland, forse si sarebbero ricordati di lui quando era un giovane alto e dinoccolato abbigliato con tinte chiare per respingere i quattro soli di laggiù che ardevano come fornaci e dopo una certa ora rendevano la gente smaniosa di rincasare, fino alla totale indifferenza nei riguardi degli altri.
Quante volte si era sentito invisibile, durante i rientri in mezzo alla folla stremata dalla calura.
Nessuno si accorgeva di lui, nemmeno dopo averlo preso a gomitate pur di correre prima nella frescura delle pareti domestiche.
A Heisenland c’era comunque della bellezza, paesaggi assolati con i cieli dalle sfumature che andavano al blu intenso, passavano all’ocra e al rosso cupo, assestandosi poi sul verde giallognolo della sera, e pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli.
Lui li aveva trasferiti nei suoi piatti, pervadendo le sue opere con il suo messaggio: io esisto, guardatemi.
Era arrivato a ottenere la tanto desiderata visibilità presso alcuni estimatori dei suoi piatti ornamentali in una città molto ricca.
In quella fase della sua vita, era diventato visibile allo sguardo di molte persone di rango superiore, che gli avevano riservato un alloggio nella parte alta della città.
Certo, Ewigreignen era una città piovosa e l’arte, laggiù, era influenzata dalle creature d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua.
Solo che lui non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola e la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono fare amicizia con voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta gli spiegò che avrebbe dovuto imparare a far tacere tutti i pensieri e immedesimarsi con il rumore della pioggia e loro sarebbero comparse.
- L’Evocatore vi insegnerebbe a rendervi invisibile a voi stesso e loro vi comparirebbero di fronte. La loro amicizia è fondamentale per Ewigreignen – gli aveva ripetuto la ragazza.
- Anche per te? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Sì, fatelo – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato un po’ di colore e di sole nella città piovosa.
Il consiglio di Lysveeta, tuttavia, non lo aveva aiutato.
La prospettiva di rendersi invisibile dall’interno, pur se allo scopo di conservare la visibilità esteriore, gli era parsa terrificante.
Così, aveva cominciato a combinare disastri involontari, pesticchiando Spiriti Acquatici dovunque andasse.
Non che li vedesse con i propri occhi, ma sentendo il rumore dei corpi schiacciati sotto le scarpe, provava una tale sensazione di perdita da estraniarsi in mezzo agli altri.
Il risultato era stato la perdita progressiva delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen.
Anche il suo stile era scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
Quando gli anni e l’umidità avevano avuto ragione delle sue abili mani da incisore, si era deciso a tornare a casa propria.
I brutti ricordi di solitudine erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati così simili a quella della città di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta, la quale gli aveva donato un oggetto metallico che Devan Myrsen guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini delle creature acquatiche finite sotto le sue suole.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Perdono – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#5 » sabato 9 gennaio 2016, 20:26

Ecco la nuova versione del mio racconto. Ovviamente modificabile tenendo conto di eventuali sviste.

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Jacopo Berti
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#6 » domenica 10 gennaio 2016, 21:30

Ciao Alexandra, sono stato tra i primi a dirti cha la versione di prima, per me, aveva qualche problema: non ero convinto perché non riuscivo e a capire se ciò che accadeva (il che già era difficile da decifrare) fosse una cosa concreta dovuta al funzionamento del tuo estroso e interessante mondo fantasy o se fosse metaforica. Ma stilisticamente il racconto era coerente. Hai uno stile che ormai ho imparato a riconoscere come tuo: a volte mi entusiasma ("Sulla panca") altre volte mi lascia un po' perplesso ("Fuoco blu") o molto perplesso (la prima versione di "Ritorno a casa"). Ma ti leggo sempre con curiosità, con una certa aspettativa.

Questa versione che hai stravolto, invece – mi spiace – mi pare la peggiore, complessivamente. Sembra che tu abbia risposto alle richieste di maggiore chierezza dicendo nel racconto ciò che come stile somiglia a qualcosa che si può dire del racconto: hai spiegato in modo didascalico.
Come esempio di frase brutta ti posso citare questa: "Il suo intento era di dare un messaggio molto forte ai suoi simili". Ma in generale tutto l'inizio sembra "for dummies". Posso capire che sembriamo dummies quando non riusciamo a cogliere ciò che intendi, ma non ce lo devi comunicare ;)

Alcune aggiunte invece mi sono sembrate opportune, come il dialogo con Lysveeta: non mi pare perfetto, ma la 'voce' di Lysveeta mi piace e nei contenuti del dialogo si vede il tema della differenza culturale, della distanza tra chi viene percepito dalla comunità nella quale si trova come "il fascino esotico" e di chi invece è integrato.
Poi ritorna la dinamica del resoconto, che di nuovo non mi convince.

L'incipit del racconto precedente, il protagonista sul convoglio, mi piaceva. Poi, secondo me, dovresti puntare sulla questione della visibilità, disambiguando il problema metafora/lettera di cui sopra senza però fare infodump. Poi ti consiglio di mantenere il dialogo con Lysveeta di questa versione e il finale della precedente.
Scusa se ti suggerisco un taglia-e-incolla, ma non saprei cos'altro fare per essere al contempo onesto e utile.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

Marale
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#7 » lunedì 11 gennaio 2016, 11:30

Secondo me la storia è troppo densa di elementi e di infodump che sarebbe più adatta a un racconto lungo dove si potrebbe sostituire un po' di raccontato con del mostrato, e spiegare meglio il funzionamento del mondo e la questione degli spiritelli.
A parte questo, il mondo che hai inventato sembra molto interessante ed è possibile immedesimarsi con la triste vicenda del protagonista.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#8 » lunedì 11 gennaio 2016, 18:47

Ciao Timetrapoler, allora farò come dici, sperando di ottenere un risultato migliore (mi spiace che in questa versione il tutto ti sia apparso brutto; ci riprovo. Chissà che una nuova versione copia-incolla non risulti più godibile.

Ciao Marale, farò miei i suggerimenti riguardo all'infodump e agli elementi, nonché riguardo alla spiegazione del mondo che ho inventato e degli Spiriti d'Acqua.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#9 » lunedì 11 gennaio 2016, 21:05

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era stanco, rassegnato e ormai, anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un grosso scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heislenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti estimatori dei suoi piatti ornamentali.
Certo, Ewigreignen era una città piovosa e l’arte, laggiù, era influenzata dalle creature d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua.
Solo che lui non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola e la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono fare amicizia con voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che avrebbe dovuto imparare a far tacere il proprio io.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni. Dovete solo accettare di tornare a essere invisibile in loro presenza.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Molto e lo stesso faranno con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
Il consiglio di Lysveeta, tuttavia, non lo aveva aiutato.
Pur essendo diventato famoso e rispettato, Devan Myrsen aveva ancora paura di tornare invisibile.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.
Devan Myrsen aveva paura delle creature acquatiche; aprendosi loro, forse, avrebbe perso il suo io e sarebbe scomparso definitivamente.
Così, aveva cominciato a combinare disastri involontari, pesticchiando Spiriti Acquatici dovunque andasse.
Non che li vedesse con i propri occhi, ma sentendo il rumore dei corpi schiacciati sotto le scarpe si sentiva ferito.
Quella era solo la prima parte della punizione che gli Spiriti Acquatici avevano preparato per lui; piano piano, si erano ripresi i doni che avevano disseminato sul suo cammino.
Devan Myrsen doveva molto a loro, ma lo ignorava.
Fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta, la quale gli aveva donato un oggetto metallico che Devan Myrsen guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini delle creature acquatiche finite sotto le sue suole.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Perdono – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#10 » lunedì 11 gennaio 2016, 21:06

Ciao, ci ho riprovato. Aggiusterò ancora la storia nel caso ci siano altri punti oscuri e parti con info-dump.

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Jacopo Berti
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#11 » martedì 12 gennaio 2016, 19:42

Alexandra, come struttura ed equilibrio tra scrivere oscuro e scrivere chiaro, questa versione è la migliore. Hai anche aggiunto alcune cose nuove che mi sembrano positive.
Secondo me ci sono parti che richiedono ancora cura. Ti faccio qualche appunto in proposito:

Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti estimatori dei suoi piatti ornamentali.
Certo, Ewigreignen era una città piovosa e l’arte, laggiù, era influenzata dalle creature d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua.
Solo che lui non aveva mai visto tali creature dal vero.

Prova a variare un po' questa sequenza di periodi, magari inserendo qualche piccolo tratto descrittivo: ora come ora decrescono in lunghezza, la narrazione accelera, sembra dover arrivare a qualcosa ma invece si ferma lì (spero di essere chiaro: possibilissimo che non lo sia, a causa della mia abitudine di 'udire' il testo, che non è condivisa da tutti).

Poi attenta alla punteggiatura qui
Era stanco, rassegnato e ormai, anche la sua arte di maestro incisore [...]

e qui
E nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.

e qui
Molto e lo stesso faranno con voi.


Infine, secondo me, ci sono troppe relative qui:
La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta, la quale gli aveva donato un oggetto metallico che Devan Myrsen guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.


Magari non sembra eh, ma la mia richiesta di grazia non è lontana!
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#12 » martedì 12 gennaio 2016, 21:32

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era ormai stanco, rassegnato; anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un grosso scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heislenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E, nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti agiati estimatori dei suoi piatti ornamentali.
I suoi committenti desideravano vedere appeso alle loro pareti qualcosa di diverso dai piatti dall’arte tradizionale di Ewigreignen, influenzata dal clima piovoso e dalle creature che prosperavano in tale abbondanza d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, sorprendendo lo stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola e la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono fare amicizia con voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che avrebbe dovuto imparare a far tacere il proprio io.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni. Dovete solo accettare di tornare a essere invisibile in loro presenza.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Molto. Faranno lo stesso con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
Il consiglio di Lysveeta, tuttavia, non lo aveva aiutato.
Pur essendo diventato famoso e rispettato, Devan Myrsen aveva ancora paura di tornare invisibile.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.
Devan Myrsen aveva paura delle creature acquatiche; aprendosi loro, forse, avrebbe perso il suo io e sarebbe scomparso definitivamente.
Così, aveva cominciato a combinare disastri involontari, pesticchiando Spiriti Acquatici dovunque andasse.
Non che li vedesse con i propri occhi, ma sentendo il rumore dei corpi schiacciati sotto le scarpe si sentiva ferito.
Quella era solo la prima parte della punizione che gli Spiriti Acquatici avevano preparato per lui; piano piano, si erano ripresi i doni che avevano disseminato sul suo cammino.
Devan Myrsen doveva molto a loro, ma lo ignorava.
Fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta.
La fanciulla gli aveva regalato un oggetto metallico; Devan Myrsen lo guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini delle creature acquatiche finite sotto le sue suole.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Perdono – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#13 » martedì 12 gennaio 2016, 21:33

Ciao Timetrapoler, ecco un'ulteriore versione realizzata tenendo conto dei tuoi preziosi consigli. Se c'è qualcos'altro che non va, non esitare a segnalarmelo.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#14 » martedì 12 gennaio 2016, 21:34

Grazie per il tuo impegno nel commentare il mio racconto in tutte le versioni.

Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#15 » sabato 16 gennaio 2016, 16:41

Ciao Alexandra,
ho riletto più volte la nuova versione del racconto. L'inizio mi pare migliore: ora si capisce chiaramente che Devan è fuggito da Heislenland perché nessuno notava le sue capacità di artista/artigiano ed è andato in cerca di fortuna - trovandola - nella città di Ewigreignen. È chiaro che non si tratta di invisibilità in senso stretto. Anche il richiamo iniziale all'invisibilità è spiegato dal fatto che, avendo perso credito come artista, ha perso notorietà, è tornato nell'anonimato.
Però ci sono diversi passaggi che mi sfuggono. Per esempio, quando Lysveeta dice: "Dovete solo accettare di tornare a essere invisibile in loro presenza". Perché Lysveeta dice ritornare? Come sa che il maestro un tempo era invisibile? Inoltre, quella domanda pare alludere a una invisibilità reale, all'essere trasparente alla vista, e non, come si evince dall'incipit del racconto, a un ritorno a una mancata notorietà. E non potrebbe essere altrimenti visto che non aver assecondato gli spiritelli lo porta a perdere, di nuovo, notorietà.
Un'altra cosa, quel molto pronunciato dall'allieva in risposta alla domanda del maestro: "E a te cos’hanno dato?"
Lo trovo debole.
E la questione degli spiriti, francamente, continuo a non riuscire a metterla a fuoco. Non ho ben capito come si colloca, come la devo interpretare. Devan ha delle doti artistiche, sono sue, le aveva già quando viveva a Heislenland, nonostante non fossero apprezzate, perciò non è chiaro quale sia l'interazione con gli spiritelli che gliela fa perdere. Inoltre alludi a una richiesta degli spiriti, ma qual è la richiesta?
Come nel precedente commento, resto incerto sul finale.

Gli scenari che evochi, invece, mi sembrano chiari, ben descritti. E anche l'allieva, pur pronunciando solo poche battute, trovo risalti bene nel racconto.

In definitiva, mi dispiace, il racconto continua a non prendermi un granché. Ho cercato di essere il più possibile obiettivo, ma non escludo che la mia scarsa affinità col fantasy possa aver influenzato negativamente il mio commento.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#16 » domenica 17 gennaio 2016, 13:03

Ciao Fernando Nappo,
ti ringrazio per aver evidenziato i punti deboli del racconto (riguardo alla questione dell'invisibilità di Devan Myrsen). Sai, oltre all'invisibilità intesa come anonimato artistico ho voluto anche parlare del rapporto fra talento artistico e capacità di rendersi invisibili (mettere da parte l'io, in presenza degli Spiriti Acquatici, metafora della fortuna artistica e della capacità di padroneggiare l'ispirazione per dare un tocco esotico alla storia. Quella della capacità di essere umili l'ho presa dalla filosofia Zen. Esiste una forma di meditazione che sfida i discepoli a "immedesimarsi in una pietra", in questo caso l'ho usata nel senso di immedesimarsi in creature legate all'acqua). Capisco che...urge una correzione. Lysveeta sapeva dell'invisibilità del maestro perché anche lei era afflitta dallo stesso problema. La correzione urge comunque.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#17 » domenica 17 gennaio 2016, 13:10

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era ormai stanco, rassegnato; anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un grosso scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heislenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E, nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti agiati estimatori dei suoi piatti ornamentali.
I suoi committenti desideravano vedere appeso alle loro pareti qualcosa di diverso dai piatti dall’arte tradizionale di Ewigreignen, influenzata dal clima piovoso e dalle creature che prosperavano in tale abbondanza d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, sorprendendo lo stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola e la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono fare amicizia con voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che avrebbe dovuto imparare a far tacere il proprio io.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni, guidando la vostra mano di incisore anche quando l’età la indebolirà. Questo, a patto di mettere in ombra il vostro io. Dovete imparare ad accettare la paura di perdere la fama e l’ispirazione artistica.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Il coraggio di essere umile, accettando il loro aiuto. Faranno lo stesso con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
Il consiglio di Lysveeta, tuttavia, non lo aveva aiutato.
Pur essendo diventato famoso e rispettato, Devan Myrsen aveva ancora paura di tornare invisibile.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.
Devan Myrsen aveva paura delle creature acquatiche; aprendosi loro, forse, avrebbe perso il suo io e sarebbe scomparso definitivamente.
Così, aveva cominciato a combinare disastri involontari, pesticchiando Spiriti Acquatici dovunque andasse.
Non che li vedesse con i propri occhi, ma sentendo il rumore dei corpi schiacciati sotto le scarpe si sentiva ferito.
Quella era solo la prima parte della punizione che gli Spiriti Acquatici avevano preparato per lui; piano piano, si erano ripresi i doni che avevano disseminato sul suo cammino.
Devan Myrsen doveva molto a loro, ma lo ignorava.
Fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta.
La fanciulla gli aveva regalato un oggetto metallico; Devan Myrsen lo guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini delle creature acquatiche finite sotto le sue suole.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Perdono – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#18 » domenica 17 gennaio 2016, 13:11

Ciao Fernando Nappo. Questa è la nuova versione che tiene conto delle tue osservazioni. Nel caso in cui ti apparissero altri lati oscuri, non esitare a comunicarmelo.

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Spartaco
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#19 » venerdì 22 gennaio 2016, 8:44

Come procedono i lavori?
Ho notato che dopo un avvio spumeggiante state battendo la fiacca.
Ricordatevi di Sfidarmi, altrimenti mi annoio!

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#20 » venerdì 22 gennaio 2016, 19:45

Ciao Spartaco, io ho commentato gli altri racconti. Ho dato un'aggiustata al mio e si vedrà. Non escludo di aggiustarlo ancora in base alle osservazioni di chi lo leggerà ulteriormente.

Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#21 » sabato 23 gennaio 2016, 10:56

Ciao Alexandra,
ho appena finito di rileggere l'ultima versione del racconto. La prima parte mi sembra migliorata, ma ci sono ancora dei passaggi che non riesco a mettere a fuoco. Lo rileggerò di nuovo nel pomeriggio e cercherò di chiarirmi meglio le idee prima di darti la mia impressione.
Impressione che, sia chiaro, non è quella di un navigato scrittore o di un editor di professione, ma tutt'al più quella di un lettore un pochino più attento. Tienila nella giusta considerazione, ma senza prenderla per oro colato, e soprattutto confrontala sempre con l'opinione degli altri.

Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#22 » sabato 23 gennaio 2016, 16:44

Ciao Alexandra,
continuo ad avere qualche perplessità riguardo agli spiriti acquatici. Leggendo il racconto, non riesco a capire chiaramente che gli spiritelli richiedono (pretendono?) la devozione di Devan, pena toglierli a poco a poco le sue capacità artistiche, fino a fargliele perdere.
E questa frase non mi aiuta:
Lysveeta aggiunse che avrebbe dovuto imparare a far tacere il proprio io.

Visto che poche righe prima accenni al fatto che sono in una certa parte della città, forse sarebbe più semplice alludere a una sorta di pizzo che le creature pretendono venga pagato sotto forma di sottomissione/forzata devozione.
In questo modo, suonerebbe più chiara anche questa vrase:
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.

poiché la richiesta delle creature a questo punto sarebbe palese.

Se l'idea del pizzo ti pare buona, le frasi che seguono perdono un po' di significato:
Devan Myrsen aveva paura delle creature acquatiche; aprendosi loro, forse, avrebbe perso il suo io e sarebbe scomparso definitivamente.
Così, aveva cominciato a combinare disastri involontari, pesticchiando Spiriti Acquatici dovunque andasse.
Non che li vedesse con i propri occhi, ma sentendo il rumore dei corpi schiacciati sotto le scarpe si sentiva ferito.
Quella era solo la prima parte della punizione che gli Spiriti Acquatici avevano preparato per lui; piano piano, si erano ripresi i doni che avevano disseminato sul suo cammino.

perché a questo punto Devan non ha più il problema di aprirsi ma quello di sottomettersi.
Semplicemente deve decidere cosa fare: pagare il prezzo in devozione che gli spiritelli chiedono al fine di mantenere la fama acquisita oppure rinunciare e accettare di ritornane nell'ombra, di perdere visibilità e fama?
A mio parere la seconda, visto anche che il tema del contesta era l'invisibilità, ma a questo punto il finale sarebbe da reinventare. Peraltro (se rileggi i miei primi commenti) il finale non mi convinceva nemmeno prima.

Una cosa che avevo notato anche la volta scorsa ma poi mi sono scordato di segnalarti riguardo a questo passaggio:
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola e la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.

Quella congiunzione che ho evidenziato in grassetto mi dà l'impressione di dare un colpo d'acceleratore allo sviluppo della vicenda che un po' stona. Sembra quasi che diventare famoso, aprire una scuola e trovare allievi siano avvenimenti quasi contemporanei.
Proverei a rallentare un po', per esempio così:
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola.
Un giorno Lysveeta, la sua allieva prediletta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.

Così ho una maggiore percezione del tempo che scorre. Forse quel Un giorno non è bellissimo, ma a me lettore fa percepire che del tempo è trascorso tra aprire la scuola, trovare allievi da formare, scoprire quale fra di essi ha più o meno capacità o predisposizione.

Riassumendo, io proverei a dare al racconto questa direzione: Devan lavora come incisore in una città dove la sua arte non è apprezzata (per i motivi che hai scritto). Se ne va in un luogo dove la sua arte viene apprezzata, diventa maestro incisore e apre una scuola. Ma dove apre la scuola ci sono gli spiriti che gli chiedono devozione incondizionata altrimenti gli toglieranno le sue capacità di artista. Devan non cede e torna alla città natale: meglio invisibile che pagare il prezzo chiesto dagli spiriti.
Come ti pare? Forse così si stravolge un po' la parte centrale del racconto, però lo sviluppo mi sembra più lineare. D'altro canto credo che inserire in così pochi caratteri anche la questione dell'invisibilità degli spiriti, la teoria dell'umiltà, di nascondere il proprio io, di Devan che non capisce o non accetta di assecondare gli spiriti, che li uccide per disgrazia e poi se ne pente solo quando legge il piattino ricevuto in regalo e via discorrendo, riempia il racconto di troppi particolari che rischiano di non riuscire tutti ben chiari, a discapito della godibilità della storia.

Liberissima di cestinare ogni mia singola parola, s'intende (e di mandarmi a quel paese se tutta 'sta manfrina che ti ho fatto non ti convince).
Eventualmente puoi sollecitare l'ntervento di qualcun altro. Pare che in questi lidi si aggiri un certo Spartaco che non vede l'ora di menar le mani.
Ultima modifica di Fernando Nappo il sabato 23 gennaio 2016, 20:19, modificato 2 volte in totale.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#23 » sabato 23 gennaio 2016, 20:03

Ciao Fernando Nappo, ti ringrazio per l'intervento. Ne terrò conto. Sono qui per imparare e credo proprio che la tua maggiore esperienza in questo genere di scrittura si veda. Facciamo così, ci rimetto mano e vedo come va...prima di chiamare Spartaco.

Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#24 » sabato 23 gennaio 2016, 20:11

Ciao Alexandra,
anch'io sono qui per imparare e approfondire quel poco che so. Sono convinto che questo genere di confronti sia di grande aiuto a chiunque vi partecipi. Oltre che stimolante.

P.S. Puoi chiamarmi semplicemente Fernando, è più che sufficiente.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#25 » sabato 23 gennaio 2016, 20:23

Ciao Fernando, farò proprio così, grazie.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#26 » sabato 23 gennaio 2016, 20:23

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era ormai stanco, rassegnato; anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un grosso scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heislenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E, nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti agiati estimatori dei suoi piatti ornamentali.
I suoi committenti desideravano vedere appeso alle loro pareti qualcosa di diverso dai piatti dall’arte tradizionale di Ewigreignen, influenzata dal clima piovoso e dalle creature che prosperavano in tale abbondanza d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, sorprendendo lo stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola.
Un giorno, la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono qualcosa da voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che per ottenerne il favore, avrebbe dovuto adattarsi a prenderle come modelli per la sua opera.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni, guidando la vostra mano di incisore anche quando l’età la indebolirà. Questo, a patto di mettere in ombra il vostro io. Dovete imparare ad accettare la paura di perdere la fama e l’ispirazione artistica.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Il coraggio di essere umile, accettando il loro aiuto. Faranno lo stesso con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
La sola idea di stravolgerlo a favore degli Spiriti Acquatici lo fece inorridire.
Il consiglio di Lysveeta, quindi, non lo aveva aiutato.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.

A causa del rifiuto, Devan Myrsen fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta.
La fanciulla gli aveva regalato un oggetto metallico; Devan Myrsen lo guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini di un passato che ormai non gli apparteneva più; ormai, stava tornando a essere invisibile, ma era ancora se stesso.
Era la sua unica consolazione alla sofferenza che lo attanagliava.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Addio – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#27 » sabato 23 gennaio 2016, 20:24

Ciao Fernando, ecco la versione del racconto con le modifiche da te suggerite. Se non dovesse ancora andare bene, la limerò ancora.

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Jacopo Berti
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#28 » martedì 26 gennaio 2016, 10:22

Ciao Alexandra,
secondo me il racconto è giunto al punto in cui lo stile viene letto come tale e non più come un susseguirsi di parti poco chiare o non convincenti. Insomma, io provo ancora quel senso di "straniamento" nella lettura, ma ora mi pare adeguato al contenuto: è una distanza che fa vedere la realtà della vicenda come sfocata o virata su altri colori o – per usare una metafora sonora – come se la voce provenisse da lontano. Perché, ripeto, la tua scrittura in questo racconto è comunque qualcosa che stride. Ma stavolta mi pare che vada bene, quindi
CHIEDO LA GRAZIA.

Ti faccio però notare ancora un refuso e due cose che secondo me sono imprecisioni:

- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non le ho mai viste.

Si riferisce agli Spiriti Acquatici, quindi 'viste' andrebbe al maschile.

grosso scoramento
A me "grosso" riferito a qualcosa di astratto non sembra adatto al contesto: suggerisco di trovare un sinonimo, perché così com'è abbassa il livello del lessico.

Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, sorprendendo lo stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Io riformulerei. Il gerundio che ho evidenziato mi sembra al limite della correttezza sintattica. Il punto debole è che il gerundio, sintatticamente è riferito alle grondaie soltanto, ma tu lo usi nell'intento che sia legato a livello di significato a tutta la principale "persino le grondaie avevano [...]".
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#29 » martedì 26 gennaio 2016, 19:46

Grazie Timetrapoler (soprattutto della pazienza che hai avuto nel rileggermi più volte), in effetti, lo stile stridente nella scrittura di questo racconto è proprio dovuto al tema dell'invisibilità. L'intento è di trasmettere la sensazione di alienazione che tale condizione comporta. Sono contenta che nell'insieme il racconto ti sia parso meritevole di grazia. Quanto alle imprecisioni, provvedo subito a correggerle come da tuo suggerimento.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#30 » martedì 26 gennaio 2016, 19:49

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era ormai stanco, rassegnato; anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un insopportabile scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heislenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E, nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti agiati estimatori dei suoi piatti ornamentali.
I suoi committenti desideravano vedere appeso alle loro pareti qualcosa di diverso dai piatti dall’arte tradizionale di Ewigreignen, influenzata dal clima piovoso e dalle creature che prosperavano in tale abbondanza d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, con stupore dello stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola.
Un giorno, la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non li ho mai visti.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono qualcosa da voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che per ottenerne il favore, avrebbe dovuto adattarsi a prenderle come modelli per la sua opera.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni, guidando la vostra mano di incisore anche quando l’età la indebolirà. Questo, a patto di mettere in ombra il vostro io. Dovete imparare ad accettare la paura di perdere la fama e l’ispirazione artistica.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Il coraggio di essere umile, accettando il loro aiuto. Faranno lo stesso con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
La sola idea di stravolgerlo a favore degli Spiriti Acquatici lo fece inorridire.
Il consiglio di Lysveeta, quindi, non lo aveva aiutato.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.

A causa del rifiuto, Devan Myrsen fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta.
La fanciulla gli aveva regalato un oggetto metallico; Devan Myrsen lo guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini di un passato che ormai non gli apparteneva più; ormai, stava tornando a essere invisibile, ma era ancora se stesso.
Era la sua unica consolazione alla sofferenza che lo attanagliava.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Addio – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

Fernando Nappo
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#31 » mercoledì 27 gennaio 2016, 15:43

Credo anch'io sia l'ora di chiedere la grazia e sentire cosa ne pensa Spartaco.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#32 » giovedì 28 gennaio 2016, 18:52

D'accordo, mi avete convinta.

Sfido Spartaco.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#33 » venerdì 29 gennaio 2016, 18:08

RITORNO A CASA

Di Alexandra Fischer

Devan Myrsen prese l’ultimo convoglio della notte perché desiderava ritornare nella propria città d’origine.
Era ormai stanco, rassegnato; anche la sua arte di maestro incisore gli era preclusa dall’artrite alle dita e da un insopportabile scoramento: aveva perso la sua lotta contro l’invisibilità.
Ricordava ancora quando l’aveva combattuta a Heisenland, incidendo piatti di metallo dai diversi colori nei quali aveva messo tutta la bellezza di quella città, calda come una fornace.
La sua speranza era che, fissando i paesaggi assolati e le pianure nelle quali brucavano animali dal collo lungo ornato di campanelli, i suoi concittadini si accorgessero di lui.
Ma no, erano troppo occupati a sgomitare per sfuggire alla calura dei quattro soli di Heisenland, per accorgersi di lui.
E, nelle ore fresche, avevano troppo da fare per lasciarsi incuriosire dalle sue opere e rendersi conto che lui esisteva.
Devan Myrsen, all’epoca, era un giovane testardo e coraggioso.
Scegliendo di trasferirsi nella vicina Ewigreignen, aveva sconfitto l’invisibilità, trovando molti agiati estimatori dei suoi piatti ornamentali.
I suoi committenti desideravano vedere appeso alle loro pareti qualcosa di diverso dai piatti dall’arte tradizionale di Ewigreignen, influenzata dal clima piovoso e dalle creature che prosperavano in tale abbondanza d’acqua.
Persino le grondaie avevano musi di Cane Acquatico o di Vermi d’Acqua, con stupore dello stesso Devan Myrsen, il quale non aveva mai visto tali creature dal vero.
Il suo successo di maestro incisore era stato tale da consentirgli di aprire una scuola.
Un giorno, la sua allieva prediletta, Lysveeta, gli aveva indicato un uomo vestito con una palandrana di tessuto incerato.
- Vedete, Maestro Myrsen, quello è un Evocatore degli Spiriti Acquatici. Dovreste parlargli, perché in questa parte della città pullulano e voi siete nuovo.
Devan le aveva risposto: - Perché mai? Io non li ho mai visti.
Lysveeta gli aveva spiegato: - Ma loro sì. Vi stanno tenendo d’occhio e vogliono qualcosa da voi. Non potete vederle, finché non imparerete dall’Evocatore come si fa.
Lysveeta aggiunse che per ottenerne il favore, avrebbe dovuto adattarsi a prenderle come modelli per la sua opera.
- L’Evocatore vi insegnerebbe ad usare il rumore della pioggia per fare spazio dentro di voi. Così potreste vederle e loro vi darebbero nuovi doni, guidando la vostra mano di incisore anche quando l’età la indebolirà. Questo, a patto di mettere in ombra il vostro io. Dovete imparare ad accettare la paura di perdere la fama e l’ispirazione artistica.
- Davvero? E a te cos’hanno dato? – le aveva chiesto Devan, ben sapendo quanto era timida e si sentisse invisibile davanti ai compagni che reputava di maggior talento.
- Il coraggio di essere umile, accettando il loro aiuto. Faranno lo stesso con voi. Andate dall’Evocatore – lo aveva scongiurato lei – così potrete restare qui. Per noi, siete importante.
Devan si era guardato intorno e aveva dovuto riconoscere che era così.
I piatti dei suoi allievi realizzati seguendo il suo stile, avevano portato colore e luce nella città piovosa.
La sola idea di stravolgerlo a favore degli Spiriti Acquatici lo fece inorridire.
Il consiglio di Lysveeta, quindi, non lo aveva aiutato.
La richiesta degli Spiriti Acquatici gli era risultata impossibile da esaudire.

A causa del rifiuto, Devan Myrsen fu costretto a soccombere all’invisibilità con la fine delle amicizie che si era costruito a Ewigreignen, seguita poi da quella del suo stile, scomparso dai piatti dei suoi allievi: i simboli della pioggia e le creature d’acqua erano prevalsi sui quattro soli e sulle creature dal lungo collo.
I brutti ricordi della sua solitudine giovanile erano stati offuscati da quelli dei pomeriggi assolati tipici di Heisenland.

La sua partenza era stata salutata solo da Lysveeta.
La fanciulla gli aveva regalato un oggetto metallico; Devan Myrsen lo guardò quando era ormai sul convoglio che lo riportava a casa.
La curiosità lo spinse a tirare fuori il dono della sua allieva prediletta, rimastagli accanto per poco, ma che aveva trovato tanto affine a sé.
Con sua grande sorpresa, vide che era un piattino dai bordi abbelliti da tanti piccoli soli, levigato a specchio, nel quale vide passare le immagini di un passato che ormai non gli apparteneva più; ormai, stava tornando a essere invisibile, ma era ancora se stesso.
Era la sua unica consolazione alla sofferenza che lo attanagliava.
Mentre gli si stavano velando gli occhi di lacrime, vide il proprio volto, olivastro, ormai rugoso e dagli occhi neri mobilissimi.

- Addio – sussurrò, ma nessuno gli badò.
Gli altri passeggeri non si erano neppure accorti che fosse salito.

alexandra.fischer
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#34 » venerdì 29 gennaio 2016, 18:10

Ho solo aggiustato un nome di città...errato. La versione è la stessa di prima (eccetto gli errata corrige nel nome)

Sfido Spartaco.

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Spartaco
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Re: Livio Gambarini Edition Ritorno a casa

Messaggio#35 » sabato 30 gennaio 2016, 0:19

Sfida accettata, a presto per il responso.

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