Lo specchio di Isidoro

Moderatore: Camaleonte

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Angela
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Lo specchio di Isidoro

Messaggio#1 » giovedì 7 aprile 2016, 22:54

Commento: Mi sono iscritta a questa competizione senza conoscere l’autore. O meglio, con una conoscenza molto scarsa e lontana nel tempo. Potrei definire questa decisione come un errore fatto con troppa leggerezza, ma non è così.
Credo che lo scopo di questo contest non sia solo quello di scrivere e misurarsi con gli altri concorrenti, è piuttosto un occasione di conoscenza e di riflessione. L’autore è prima di tutto un lettore ed è grazie ai libri che il suo percorso si arricchisce. Leggere Calvino che sinceramente ricordavo appena, e soprattutto farlo ora che sono una persona matura e non più una scolaretta, ha dato un valore diverso alle sue opere.
Nelle “città invisibili” ho ritrovato la magia che negli anni avevo scovato ne “L’alchimista” di Coelho o nei racconti di Buzzati. Considerato a ragione il suo capolavoro, è un testo capace di generare profonde riflessioni sulla vita, sulla morte e sull’eterno divenire.
Le fiabe di Calvino invece, nella loro semplicità e chiarezza, hanno spalancato mondi immaginari e li hanno resi fruibili trasformandoli in sogni di carta.
Questo racconto nasce dalla lettura dei testi che ho citato. L’inesauribile fantasia di Italo Calvino è stato il seme che ha generato frutto. Non pretendo di scrivere come lui né di imitarlo, questo testo è frutto della lettura delle sue opere. Non è altro che questo.
Buona lettura.


LO SPECCHIO DI ISIDORO

C’era una volta un re che aveva sposato una sirena di nome Ondina. Il re era talmente felice di avere per moglie una creatura tanto bella e delicata, che si mise a conquistare tutte le terre intorno al suo regno e in breve tempo divenne il sovrano più ricco e più temuto.
Un giorno Ondina gli comunicò che presto gli avrebbe dato un erede e il re, pazzo di gioia, incaricò i soldati di scovare nuove terre da conquistare per festeggiare il lieto evento.
I soldati attraversarono fiumi e scalarono montagne fino a che non trovarono la città di cristallo che si ergeva su un piedistallo a forma di corolla. I tetti delle case e dei palazzi reali, si allungavano verso il cielo e culminavano con una punta di diamante purissimo. Al centro della città c’era una stella che brillava come un piccolo sole e un cavallo alato gli faceva la guardia. Il cavallo era il simbolo della città.
Il giorno successivo, i soldati attraversarono il deserto e arrivarono sino al mare dove c’era la città di lapislazzuli. Le mura, le scalinate, i templi e le strade erano rivestite di pietre dai mille colori. Nel giardino reale i fiori erano perle di luce e uccelli dalle piume variopinte, con lunghe zampe sottili, facevano la guardia. Il pavone era il simbolo della città.
Il terzo giorno i soldati arrivarono sulle rive di un lago su cui si specchiava un palazzo in rovina. Era il regno di Baltazar che dopo anni di splendore, si andava disfacendo perché il re era diventato povero e non aveva neppure di che sopravvivere.
I soldati tornarono dal re e gli raccontarono delle favolose città che avevano visitato e anche del regno di Baltazar, che era ben poca cosa.
Il re desiderava impossessarsi di quelle meraviglie e farne dono alla sua sposa, ma Ondina, quando seppe cosa aveva in mente, lo scongiurò di non farlo.
- Una guerra non sarebbe di buon auspicio per la nascita del bambino – disse la dolce sposa - se proprio vuoi farmi felice, invita i sovrani nel nostro palazzo e vedrai che si sottometteranno volentieri e senza spargimento di sangue.
Re Isidoro decise di accontentare Ondina e inviò dei messaggeri nella città di cristallo, in quella di lapislazzuli e nel regno in rovina di Baltazar. Poiché aveva fama di essere un tiranno sanguinario, i sovrani non si presentarono, inviarono piuttosto dei doni nella speranza di compiacerlo.
Il re della città di cristallo gli fece recapitare un usignolo fatato: ogni volta che perdeva una piuma e questa raggiungeva terra, diventava un cristallo purissimo.
Il re della città di lapislazzuli gli regalò un albero sacro, ogni volta che una foglia cadeva a terra, si trasformava in uno zaffiro.
L’unico che non aveva inviato nulla era Baltazar, perché era talmente povero che possedeva solo il trono su cui era seduto, perciò fu l’unico che si presentò al cospetto di re Isidoro.
Era un vecchio cisposo con la barba grigia e la pelle rinsecchita. Indossava una tunica bianca che si gonfiava con il vento e sembrava sempre sul punto di volare via.
Isidoro invece era giovane alto e possente con le mani grandi come le pale di un mulino e gli occhi neri ardenti come braci.
Si trovarono uno davanti all’altro, erano entrambi sovrani di un regno, ma non potevano essere più diversi.
Baltazar aveva preparato un discorso per tentare di convincere il re a lasciargli vivere i pochi anni che gli restavano nel suo regno, ma Isidoro, che aveva fretta di concludere e non voleva perdere del tempo prezioso con un vecchio, lo precedette.
- Dimmi qualcosa che non so - disse.
In verità, non v’era nulla che non conoscesse perché aveva conquistato interi regni, si era distinto in ogni campo per scaltrezza e ingegno, aveva avuto i migliori maestri d’armi e d’intelletto. Cosa avrebbe potuto dire Baltazar che già non sapesse?
Eppure il vecchio iniziò a parlare con una voce talmente incerta che sembrava provenire da lontano, flebile come una fiammella.
- Quando ero giovane e avevo pressappoco la tua età, avevo già conquistato tutte le terre che lo sguardo potesse abbracciare e anche quelle che si nascondevano alla vista, nascoste tra le pieghe delle montagne o fuori dalle rotte conosciute - disse Baltazar. - Un giorno, un vecchio si presentò al mio cospetto perché temeva che la mia smania di conquista avrebbe travolto anche il suo misero maniero. Non mi importava di quella roccia sterile su cui era edificato un palazzo cadente, ma avevo deciso di ampliare i miei possedimenti e non volevo rinunciare a nulla, neppure a una zolla di terra. Quel vecchio che si reggeva in piedi a malapena, aveva affrontato un lungo viaggio per venire al mio cospetto e dovetti riceverlo anche se non ne avevo voglia. Era lì tutto tremante nella tunica grigia dello stesso colore della pelle e dei capelli, pronto a sciorinare il discorso che aveva preparato per convincermi a soprassedere e risparmiare il suo fazzoletto di terra, ma io lo interruppi.
- E cosa gli dicesti? – chiese Isidoro.
E Baltazar: – Gli chiesi: “Dimmi qualcosa che non so”.
Ci fu un attimo di silenzio, poi Baltazar continuò.
- Allora il vecchio mi disse: “Quando ero giovane e avevo pressappoco la tua età, avevo già conquistato tutte le terre che lo sguardo potesse abbracciare e anche quelle che si nascondevano alla vista, nascoste tra le pieghe delle montagne o fuori dalle rotte conosciute. Un giorno, un vecchio si presentò al mio cospetto perché temeva che la mia smania di conquista, avrebbe travolto anche il suo misero maniero. Non mi importava di quella roccia sterile su cui era edificato un palazzo cadente, ma avevo deciso di ampliare i miei possedimenti e non volevo rinunciare a nulla, neppure a una zolla di terra. Quel vecchio che si reggeva in piedi a malapena, aveva affrontato un lungo viaggio per venire al mio cospetto e dovetti riceverlo anche se non ne avevo voglia. Era lì tutto tremante nella tunica grigia dello stesso colore della pelle e dei capelli, pronto a sciorinare il discorso che aveva preparato per convincermi a soprassedere e risparmiare il suo fazzoletto di terra, ma io lo interruppi.
Baltazar non aggiunse altro perché la storia si ripete all’infinito e si attorciglia su se stessa come un cane che si morde la coda. I tiranni con il tempo finiscono per assomigliarsi tutti, così come i vecchi, che una volta erano stati tiranni. L’uno diventa lo specchio dell’altro tanto che, guardandosi, il vecchio ricorda com’era, e il giovane sa come diventerà.
Anche i regni con il passare del tempo mutano: le mura crollano, i palazzi vengono rasi al suolo e sostituiti da altri palazzi e da nuove mura. Un incessante divenire che vede scomparire ciò che oggi impera per lasciare il posto a ciò che domani ne prenderà il posto.
Isisoro comprese che il futuro era lì che lo aspettava e aveva le sembianze di quel vecchio con la tunica mangiata dalle tarme e la tosse a sconquassargli il petto.
Mentre Baltazar attendeva la decisione di Isidoro, sperando fosse più magnanimo di quanto lo era stato lui, Isidoro pensava al tiranno che un giorno lo avrebbe ricevuto e gli avrebbe posto la stessa domanda e per quanto si sforzasse, non riusciva a trovare una risposta diversa.


Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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Peter7413
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#2 » martedì 3 maggio 2016, 18:47

Non ritenendomi in grado di giudicare Calvino e di comprenderlo appieno, ho deciso di concentrare le mie valutazioni e commenti sul racconto per come si presenta limitandomi a sottolineare se e in che misura mi sono arrivate dalla sua lettura delle sensazioni paragonabili a quelle ricevute durante la lettura delle opere di Calvino stesso. Per il giudizio sulla riuscita o meno dell'operazione su un versante più tecnico si esprimeranno i due moderatori del Camaleonte.
Veniamo dunque al commento...

Un racconto (sui termini favola e fiaba cerco di non esprimermi mai perché più irti di trabocchetti di quanto s'immagini) dalla struttura semplice, ma efficace. La mia impressione è che tu sia riuscita a raggiungere il tuo intento trasmettendo un messaggio molto basilare, ma diretto e ben veicolato. Rimane il dubbio sulla decisione di Isidoro riguardo il destino di Baltazar, ma l'indeterminatezza non stona. Non mi spiace neppure la presenza di Ondina che da un certo punto in poi scema totalmente e neppure viene più ripresa, perché utilizzata come semplice strumento di rilancio e punto di svolta. E sai perché non mi turba? Perché riesci a rimanere coerente con lo stile scelto e non appesantendo o rimarcando mai in alcun punto non cadi nell'errore di dare troppo peso a qualcosa che non doveva averne.
Ho qualche remora in più sulle sensazioni "calviniche" che mi sono arrivate, piuttosto diluite, direi. Il fatto è che ci vedo molto la mano di Angela e poco l'impronta di Italo, ma, appunto, è una sensazione mia personale e tarata sulle letture fatte del grande autore.
In conclusione, direi un buon lavoro che mi ha lasciato soddisfatto. Una lettura semplice che però non presenta, a mio avviso, difetti sostanziali e che si legge bene seminando anche qualche spunto di riflessione.

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Angela
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#3 » martedì 3 maggio 2016, 19:12

Non ho esperienza di Calvino e come ho già scritto, ho letto solo i testi che sono riuscita a trovare in libreria. So bene che il mio racconto non è un imitazione, perché non l'ho scritto con questo intento e temo che anche gli altri troveranno molto poco Calvino e più Angela, come giustamente hai fatto notare.
La storia è un ibrido a cavallo tra la fiaba e "Le città invisibili". Spero di aver trasmesso, se non altro, le stesse intenzioni di Calvino ovvero la rappresentazione della realtà usando il fantastico e la trappola del tempo che tutto distrugge e che ritroviamo molto spesso nei suoi testi. Anche la dualità è marcata e i personaggi sono intrappolati in un ruolo che è destinato a mutare con il tempo. Ci tenevo molto a catturare due aspetti in particolare: la fatalità e l'ineluttabilità delle cose.
Mi fa molto piacere che il brano ti sia piaciuto, ma se lo smilodonte non lo riterrà calviniano a sufficienza per far parte della raccolta, sono la prima ad esserne consapevole. Thank you again :)
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Fernando Nappo
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#4 » sabato 7 maggio 2016, 10:48

Ciao Angela,
la favola che proponi mi è piciuta, ha anche una morale chiara e la trovo ben scritta. L'immagine iniziale dei soldati spediti da Isidoro a ricercare nuove terre da conquistare mi ha fatto pensare a Le città invisibili, una chiara citazione degli eserciti del Kan, rafforzata dalle - forse troppo brevi - descrizioni delle due città di cristallo e di lapislazzuli, e dai regali che i rispettivi re inviano a Isidoro.
È interessante anche la struttura ricorsiva della storia che si ripete, che poi è il succo della favola, la sua morale.
L'impressione di un ibrido tra una favola e un racconto che ho avuto a una prima lettura è confermata dal tuo commento; purtroppo, ai fini del contest, lo vedo più come un punto di debolezza che di forza.
Riguardo allo stile di scrittura mi pare più tuo che non simile a quello di Calvino, ma prendi questo commento come quello di un lettore e non di un critico letterario esperto.
In conclusione, un voto positivo per il racconto, gradevole e ben leggibile. Un punto in meno per l'ibridazione tra favola e racconto e per lo stile poco Calviniano, considerazioni, queste ultime, che non inficiano la qualità del tuo racconto, ma vanno tenute in conto visto l'obiettivo del contest.

Andrea Dessardo
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#5 » sabato 7 maggio 2016, 11:57

Cara Angela,
mi accosto a questo tuo racconto, che tu dici ispirato soprattutto a Le città invisibili e alle Fiabe italiane, con la consapevolezza della mia ignoranza dello stile di Calvino: anzi, degli stili, poiché in effetti egli seppe nei decenni mutare stile e adattarlo ai testi e alle situazioni descritte, come dimostra magistralmente in Se una notte d'inverno un viaggiatore. Di lui ho letto la sola Trilogia dei nostri antenati, consigliataci dai moderatori, le Lezioni americane, Marcovaldo e, appunto, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Dunque mi scuserai se giudicherò il tuo lavoro da queste basi insufficienti.
Ciò che hai scritto non mi convince: la storia è buona, anche se non originale, dà l'idea di cose già sentite, ma in fondo ciò non è necessariamente un male. Sembra la più classica delle favole per bambini, con richiami meravigliosi e una morale, ma non mi pare coerente né con i temi né con lo stile di Calvino, e un po' povera – specie nei primi capoversi – dal punto di vista della scelta lessicale.
Ti segnalo un errore di concordanza: “Al centro della città c’era una stella [...] e un cavallo alato gli faceva la guardia”.
Inoltre, è incoerente che la città di lapislazzuli abbia templi e strade “rivestite [avresti dovuto scrivere “rivestiti”, poiché è retto anche da “templi”] di pietre dai mille colori”, dal momento che i lapislazzuli sono blu.

Fernando Nappo
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#6 » sabato 7 maggio 2016, 14:15

Questo non lo sapevo:
...di pietre dai mille colori”, dal momento che i lapislazzuli sono blu.

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Jacopo Berti
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#7 » lunedì 9 maggio 2016, 12:42

Ciao Angela,
come faceva notare Fernando, il tuo scritto è un "pastiche" tra fiaba e racconto, che secondo me funziona bene dal punto di vista della trama ed è invece poco convincente come stile. Del fatto che questo non sia calviniano non fai mistero, ma mi sento di aggiungere che anche come pezzo "cataliniano" non mi pare tra i tuoi migliori.

Spendo qualche parola di più. Contenuti: la storia non è originalissima, ma l'originalità certe volte è sopravvalutata e quindi direi che mi piace. Gli elementi potenzialmente incoerenti, come la sparizione dalla vicenda di Ondina, non mi disturbano, perché effettivamente quanto segue è interessante. Re, sirene, città di pietre preziose, campagne di conquista, oggetti magici ... ci sono tanti personaggi e situazioni delle fiabe. E la reiterazione o ridondanza di una parte del testo, che fonde elementi contenutistici e strutturali è tipica delle fiabe quando incontrano la sensibilità moderna. Mi spiego meglio: nella fiaba "classica" la ripetizione è lineare e con variazioni, come quando giustamente illustri i primi doni magici inviati dalle città e poi dici che il terzo non aveva niente da offrire. La fiaba contemporanea, si basa ancora di più, appunto, sul gioco di specchi e di scatole cinesi, per cui la ripetizione è concentrica. Da questo punto di vista hai fatto un buon lavoro e questa è forse la parte più calviniana del tuo scritto, che ricorda per alcuni aspetti Il castello dei destini incrociati, anche per il fatto che le cose vengono presentate in successione, come se componessi il tuo racconto mettendo una accanto all'altra delle immagini: "il re", "la sirena", "la città", "il vecchio", "lo specchio".
Il "sapore" di tutto questo mi ha ricordato il film "Il racconto dei racconti", che ho molto apprezzato (il libro invece non l'ho letto, non saprei dirtene nulla).

Veniamo allo stile. Non lo trovo calviniano, perché la tua semplicità (nello stile intendo: i contenuti hanno una profondità adatta) mi sembra più banalità che leggerezza e non trovo, in effetti, i tratti distintivi dello scrittore di questa edizione del Camaleonte. Ma mi sembra anche lontanuccio dal genere "fiaba" come linguaggio: è troppo cronachistico, specie nella prima parte. In alcune parti è un resoconto e non si prende quelle libertà che si prende la fiaba. Insomma lo stile che hai dato non mi sembra affatto all'altezza del contenuto, che mi piacerebbe davvero leggere in una forma più curata.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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alessandra.corra
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#8 » martedì 10 maggio 2016, 9:46

Ciao Angela,

anche questa volta ho ritrovato il tuo particolare modo di esprimerti che ti contraddistingue, semplice e lineare. Caratteristiche e qualità che rendono i tuoi racconti sempre fluidi e delicati e che ben si sposano con il tipo letterario della “favola”. Genere apparentemente semplice, ma che non per questo non nasconde parecchie insidie, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta. Ma tu mi pare che abbia ben dosato gli elementi fondamentali che devono trovarsi in una fiaba: indeterminatezza dei personaggi e luogo in cui si svolge la vicenda, elementi magici e irreali, fantasia, nonché semplicità nella narrazione. Anche il finale racchiude un’interessante spunto di riflessione. Tutto si ripete allo stesso modo, un vero cambiamento non c’è mai, e il tempo si avvolge su se stesso, all’infinito. Come dire: si può cambiare tappeto, ma sotto rimarrà sempre la stessa polvere! :)
Credo che Calvino sia uno scrittore a te affine, e il tuo lavoro in questa edizione, da parte mia, è buono.

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Andrea Partiti
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#9 » martedì 10 maggio 2016, 19:19

Ciao!

Se mi presentassi il racconto così com'è, non mi spiacerebbe, anche se lo vedrei meglio o snellito o espanso in più particolari (ogni direzione con i suoi pro e contro).
Però Calvino non ce lo vedo. C'è troppa azione e poca "umanità", i personaggi agiscono, ma non ce li mostri davvero in quei piccoli dettagli che Calvino inserisce ovunque con tutta quella sua naturalezza.
Penso, ma è opinabile, che tu ti sia approcciata alla leggerezza di Calvino da un angolo sbagliato. Semplificando gli eventi della tua storia e non lo stile con cui li racconti, e questa semplificazione degli eventi porta a uno stile lontano anche dalle fiabe di Calvino.
Lo vedo più vicino al fantasy di Ana Maria Matute, con il sovrapporsi di eventi in maniera lineare e consecutiva, sempre glassati di dettagli surreali e improbabili, diretti in maniera lenta ma inesorabile verso un obiettivo narrativo.

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lordmax
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#10 » martedì 10 maggio 2016, 20:33

Ciao
Abbiamo (io e Alberto) visto che ci sono alcuni problemi con i commenti.
Abbiamo creato un post dove chiediamo scusa per la situazione e spieghiamo perché è successo... e come porvi rimedio.
Per quanto riguarda i commenti e la classifica, da ora in poi vi preghiamo, per chi ancora non lo ha fatto, di attenervi ad una valutazione di merito e non di stile perché questo sta creando problemi di convivenza.

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AmbraStancampiano
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#11 » giovedì 12 maggio 2016, 17:52

Ciao Angela,
il tuo racconto/fiaba mi è piaciuto molto, e mi ha soprattutto ricordato una storia simile che mi raccontavano da bambina, sperando che mi addormentassi con le infinite ripetizioni. Ti dirò, non era poi così difficile!
Ecco, se mi perdoni paragone con un ricordo d'infanzia lontano, credo che questa ripetizione sia un pregio (rende il messaggio molto chiaro) ma anche un difetto del tuo racconto, presentata così com'è, perché è davvero molto lunga e invece di saltare all'occhio a una prima lettura mi ha confusa.
Appurato che non era tua intenzione imitare lo stile di Calvino con le sue lunghe proposizioni, una selezione di frasi un po' più secche e brevi forse avrebbe funzionato meglio. Chiaramente il mio è un parere personale :)

La storia è interessante, neanche a me dispiace che il personaggio di Ondina sia solo vagamente accennato e poi si perda, contribuisce all'atmosfera fiabesca in cui ci cali, che è costruita con pennellate ben calibrate e in cui sono evidenti i richiami alle città invisibili di Calvino. Mi è parso di intravvedere un'altra citazione a Marco Polo nel vecchio Re con la barba bianca, che mi ha ricordato la storia del vecchio della montagna, ma probabilmente è solo una suggestione.
Partendo dal presupposto che nessuno di noi è Calvino, un'intenzione mimetica o quantomeno citazionista io la vedo e mi piace, perché non è detto che bisogni strafare o buttarsi in imprese in cui non si è sicuri di riuscire pur di rispettare pedissequamente una consegna; anzi, in genere è controproducente.

Per ciò che riguarda lo stile, il tuo lavoro mi sembra molto curato; il linguaggio semplice e diretto è tipico delle fiabe, il cambio di tono durante il discorso del re, con tanto di morale esplicata, lo rende un ibrido tra una fiaba e un racconto, però personalmente non mi dispiace.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Angela
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#12 » giovedì 12 maggio 2016, 19:10

Ho avuto poco tempo per frequentare questa edizione e rispondo con ritardo ai commenti, purtroppo è stato un periodo pessimo e solo ora si comincia a vedere la luce in fondo al tunnell. Diciamo che la scrittura era l'ultimo dei miei pensieri. Ma veniamo a noi :)

@Fernando - Sì, penso anch'io che ci sia molto delle "Città invisibili" in questo testo, forse perché è quello che mi è piaciuto di più (senza nulla togliere alle fiabe, che pure sono gustose). Sì, lo so che un ibrido non è ciò che i lettori si aspettavano, l'indecisione ha giocato un ruolo fondamentale.

@Andrea - Mi sembra che più d'uno abbia detto che non è una fiaba originale, di sicuro però io non ne ho letta una simile. Quando dici che è povera, mi rendo conto che la pallida imitazione delle fiabe è fallita. Calvino è speciale quando le narra, impossibile crearle con la stessa leggerezza.

@Jacopo - Sullo stile hai ragione, del resto ho dichiarato fin dal primo istante di aver interpretato Calvino senza rinunciare (del tutto) alle mie caratteristiche. Sulla non originalità è già stato detto, anche se non mi è capitato di leggere fiabe di questo tipo. Anche per la povertà o banalità come tu l'hai definita, ho già risposto ad Andrea, si tratta di un pallido e mal riuscito tentativo di approccio a Calvino.

@Alessandra - Grazie del bel commento, ma di certo Calvino è più affine con il tuo stile che con il mio. Trovo la tua fiaba veramente speciale e spero di vederla nella raccolta.

@Andrea Partiti - Anche il tuo commento è un po' un deja vu: Di Calvino c'è poco e quel poco non balza agli occhi. Speravo di ricreare l'atmosfera magica de "Le città invisibili" che tanto mi aveva affascinata. Lo scorrere del tempo inesorabile che tutto distrugge. Forse ho sbagliato a farlo in forma di fiaba, ma è una scelta voluta.

@Ambra - Mi fa molto piacere il tuo commento, anche tu come Alessandra hai scritto un testo che mi è piaciuto molto. Anzi, del tuo invidio la caratteristica di "immortalità" con cui nascono alcuni racconti. Mentre la maggior parte passano senza lasciare il segno, ci sono quelli destinati ad essere ricordati. Mi viene in mente un testo di Maurizio Bertino su un piccione mitologico e il famoso TRex, per esempio. La tua Berta rientra in questa rara casistica e penso che per un autore scrivere qualcosa che resterà nella mente dei lettori, sia una grande vittoria. Complimenti e grazie per il commento.
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#13 » venerdì 20 maggio 2016, 1:30

Cara Angela, vedo che ti piace molto commentare gli altri racconti, spezzettarli, analizzarli e fare una scaletta con i vari attributi, mi permetto di rammendarti che per fortuna la scrittura non è matematica e se ci sono dei testi di riferimento visionarli farebbe sì che i tuoi commenti siano letti con la considerazione adeguata.
La favola c'è, non so bene se ho un déjà-vu però, la storiella a uroboro non mi è per niente nuova. Di piacevole lettura, mi salta all'occhio una punteggiatura a tratti approssimativa che con tutto il tempo a disposizione dovrebbe ridursi a una svista al massimo e nulla più. "Cisposo" non credo andrebbe usato riferito a un vecchio.
Il tempo: in venti giorni(poi divenuti trenta) a disposizione sono abbastanza o pochi in base a quello che si intende fare, anche la persona più incasinata, una volta scritto il racconto può dedicargli cinque minuti al giono giusto per rileggerlo e magari sistemarlo. Io se rileggo un racconto ogni giorno per una settimana cambio e miglioro qualcosa tutti i giorni. La cosa peggiore di minuti contati di solito è il dover fare tutto nella stessa sera, qui che si ha tempo quindi pretendo una maggiore cura del testo.Hai postato dopo sette giorni, negli altri sedici uno riesce a leggere un libro di Calvino e magari a trarne qualcosa.
Calvino appunto. Non basta fare una favola per scimmiottare Calvino, questa favola va bene per Grimm o Andersen tanto quanto per Calvino. C'è il messaggino di una favola classica ma non l'allegoria complessa del Calvino della trilogia indicata dal contest. Quanto allo stile della narrazione e alla scrittura alla Calvino, non che sia facile ricrearla, ma non ne vedo manco l'ombra.
Occasione sprecata di approfondire un grande autore e di fare un buon lavoro.

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Angela
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#14 » venerdì 20 maggio 2016, 15:57

Mike009 ha scritto:Non basta fare una favola per scimmiottare Calvino


La critica va bene, ma permettimi di dire che non ho "scimmiottato Calvino", dal momento che ho scritto a chiare lettere che non lo avrei imitato, ma avrei scritto qualcosa che le letture di Calvino mi hanno ispirato.
Sono scelte e come tali vanno incontro a critiche, peraltro legittime verso chi ha analizzato e provato a ricalcare le orme di questo autore. Lo avevo messo in conto e non me ne faccio un cruccio, è giusto che in questa competizione abbia spazio chi ha lavorato di più e meglio.
Per quanto riguarda il discorso dei testi di riferimento, non c'era l'obbligo di visionarli, mi ero informata a priori. Questo però mi ha causato dei problemi nella valutazione, con il senno di poi avrei cercato di leggerli eccome! Mi sono iscritta con leggerezza a questo contest, invece il Camaleonte è impegnativo e completamente diverso rispetto alla consueta formula di MC. Penso che chi lo affronta debba farlo con serietà.
Tuttavia questa è la prima edizione, un rodaggio per tutti, le prossime saranno ben oliate e funzioneranno meglio.
PS = Ho il vizio di fare editing nei commenti e a molti questo non piace. Ma è il mio modo di commentare, penso vada comunque rispettato.
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Zebratigrata
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#15 » venerdì 20 maggio 2016, 23:52

Ciao Angela,

quando ero piccola tra le mie storie preferite (purtroppo per mia madre) c’era proprio una di queste storie di re ‘infinite’. La tua rivisitazione è interessante perché la rendi una metafora umana come potrebbe aver fatto anche Calvino. Nella chiosa secondo me sei però troppo esplicita nel volerla spiegare. Sarebbe stato secondo me più ‘calviniano’ lasciare capire al lettore, anzi fargli capire, il tutto in maniera meno diretta. Magari attraverso il dialogo. Nel Visconte ci sono pezzi in cui la riflessione sui temi centrali è anche molto esplicita, ma non esce così tanto dalla storia.

Per quanto riguarda lo stile, purtroppo non ho letto le fiabe italiane, perciò non so fare un paragone con la tua ‘fonte’. Posso dirti le mie impressioni basate sulle altre cose che ho letto.
Scegli di scrivere una favola che contiene tutta una serie di topos, e questo lo vedo bene in Calvino, tuttavia questi topos li narri con parole più banali e più comuni. Usi tutta una serie di ‘collocazioni’ classiche come gli occhi ‘ardenti come braci’, i tiranni ‘sanguinari’, la ‘dolce’ sposa, ecc. Questo è il divario più grande secondo me con gli scritti i Calvino, che ha una potenza lessicale incredibile, sceglie parole spettacolari anche se passano quasi inosservate per la naturalezza della prosa.

Un’altra differenza che vedo è il tuo esserti basata su dialoghi molto diretti e tempi e spazi di narrazione ampi, mentre Calvino ci presenta bene delle piccole scene, con dei dettagli, dei dettagli che spesso fanno sorridere. La descrizione del vecchio secondo me è il punto in cui ti sei avvicnata di più, ma anche il racconto che egli stesso fa nel suo passato. Il resto della fiaba è raccontata in maniera più ‘standard’ e risulta meno vivida.

Zebratigrata
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#16 » domenica 22 maggio 2016, 11:45

Per evitare di essere influenzata troppo dalle letture altrui preferisco scrivere i commenti prima di leggere quelli già postati da altre persone. Poi in alcuni casi li leggo comunque prima di postare, ma in questo frangente non ho avuto il tempo di farlo per tutti i racconti, e lo sto facendo ora per curiosità. Mi sento perciò di intervenire su un punto, anche se non relativamente al contest.

Angela ha scritto:
Mike009 ha scritto:Non basta fare una favola per scimmiottare Calvino

PS = Ho il vizio di fare editing nei commenti e a molti questo non piace. Ma è il mio modo di commentare, penso vada comunque rispettato.


Sicuramente ciascuno ha il suo modo di commentare e analizzare, ma per fare editing bisogna essere impeccabili. Sei molto 'veloce' Angela, sia nel postare che nel commentare, e invece a mio avviso per permettersi di correggere la grammatica agli altri bisogna controllare ogni volta, e di solito questo prende tempo. Molte volte ti ho vista correggere dettagli che, grammatica alla mano, non erano affatto sbagliati (anzi!), considerare errate parole normalissime presenti sul dizionario. Fare editing va bene, e ha sicuramente più senso in un contest come questo in cui c'è tempo per rifinire il racconto, ma dovresti controllare su una grammatica recente e autorevole prima di correggere qualcosa agli altri, nonché tener presente che in un testo con fini artistici si può anche violare la regola, coniare una parola ad hoc, essere creativi con la punteggiatura, fare scelte non comuni nei tanti casi dubbi che la grammatica lascia alla nostra sensibilità e interpretazione. Il tentativo di fare arte, per quanto acerbo e poco riuscito, ha diritto alla licenza. Ti ripeto, mi riferisco a commenti fatti durante le varie edizioni di MC, non del camaleonte... ma visto che è venuto fuori il discorso qui mi sembra un buon momento per sottolineare la cosa.

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Angela
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#17 » domenica 22 maggio 2016, 12:05

Anche un commento, così come un testo può essere opinabile e/o fallace. Ognuno ha il suo metodo, che a mio avviso va rispettato. Io posto molto velocemente, per me è un modus operandi e non capisco ad esempio, che senso abbia farlo l'ultimo giorno a pochi muniti dalla scadenza, ma non mi sono mai lamentata di questo. Ripeto, ognuno adotta il metodo che ritiene più opportuno. Bisogna anche dire che per me la scrittura è un gioco da non prendere troppo sul serio, ma non tutti la pensano così. C'è invece chi si applica e studia il modo migliore per proporre testi e commenti. Sono scelte individuali che alla fine pagano. Non a caso i miei testi finiscono spesso in fondo alle classifiche ed è giusto così. Non siamo tutti uguali, i commenti e/o le metodologie applicate a volte non ci trovano d'accordo, ma è un falso problema perché i meriti non ce li toglie nessuno. Chi è bravo sa di esserlo e non saranno certo commenti piccati o sconclusionati a sminuirne il valore. Detto questo, chiuderei il discorso perché non è interessante ai fini del Camaleonte e di certo non cambierà il mio modo di percepire e valutare i testi.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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Mike009
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#18 » domenica 22 maggio 2016, 12:33

Sono perfettamente d'accordo con @Zebratigrata, quando correggi in maniera poco accurata punteggiatura e grammatica il tuo commento perde di valore e significato agli occhi di chi lo riceve.
Nessuno di dice di non commentare in una data maniera, ma se devi usare la penna rossa e segnare gli error,i devi essere certa che siano errori. A quel punto uno ti dice "hai ragione" e ti ringrazia.

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Angela
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Re: Lo specchio di Isidoro

Messaggio#19 » domenica 22 maggio 2016, 12:48

Ovvio, Mike, può capitare di sbagliare. Si può sbagliare anche la valutazione nel suo insieme, non percepire il testo nella maniera giusta. L'autore seleziona i commenti utili e quelli che lo sono meno, fa tesoro delle notizie che lo possono aiutare e scarta quelle che non servono. Può evitare addirittura la lettura ulteriore di un commento, se lo ritiene assurdo.
Se un commento non è fatto in mala fede, è comunque un'informazione. Siamo noi a decidere che valore ha.
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