"Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

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Mike009
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"Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#1 » sabato 30 aprile 2016, 17:42

Una tradizione in evoluzione

“Prendete la vita con leggerezza,
che leggerezza non è superficialità,
ma planare sulle cose dall'alto,
non avere macigni sul cuore.”
[I. Calvino]

“Magari.”
[io]


Con passo strascicato e aria svogliata Roberto se ne stava tornando da scuola. A testa bassa e ciondolante si chiedeva a cosa servisse andarci, proprio non lo capiva. Grazie a tutta la tecnologia a disposizione nella seconda metà del ventunesimo secolo, non si poteva tranquillamente studiare a casa, senza dover passare le mattinate assieme ad altra gente in classi puzzolenti? Gli pareva di ricordare che avessero fatto dei tentativi di abolirle, però i bambini dovevano essere andati via di testa per colpa dell'isolamento casalingo, o qualcosa di simile. Oppure, come diceva nonna Giulia, era una banale scusa per rubare soldi ai contribuenti e pagare insegnanti inadeguati. Roberto scrollò le spalle a mo' di scacciare quei pensieri da grande.
“Ciao Roby,” lo accolse la madre sulla porta di casa, “com'è andata a scuola?”
“Bene, bene.” Rispose distratto, ma avete mai dato o ricevuto una risposta diversa a questa domanda?
“Il pranzo è in tavola.” E gli scoccò un bacio rumoroso e un'arruffata ai capelli di color tra l'ocra e lo zafferano.
Lui si strofinò energico la guancia paffuta, giusto per togliersi l'onta all'onore causata dall'affetto materno. “Dai, ho undici anni, devi smetterla di fare così.”
“Che sciocchino! Cosa vuoi di più se non i baci di una mamma giovane e bella come me.” E sghignazzò soddisfatta mentre il figlio alla parola giovane la guardò in malo modo. Del resto agli occhi di un ragazzino una mamma poco più che trentenne appare come una mummia appena uscita dalla tomba. Giusto il tempo di lisciare per bene il pelo al labrador color nocciola che gli faceva le feste in soggiorno e dritto a rifocillarsi.

“Devo fare una ricerca per scuola.”
“E...?” Gli fece eco la madre, sapendo che la scuola non veniva mai nominata invano, anzi, sapeva che il pargolo avrebbe preferito mangiare le odiate carote piuttosto che chiamare in causa quel brutto luogo.
“Il prof ha detto niente ricerche su internet, chiedete ai genitori,” articolò scimmiottando la voce pomposa dell'insegnante, “dobbiamo farci spiegare come si sono evolute in Italia le unioni civili, i matrimoni gay e cose del genere dal 2018 a oggi. Sai che noia!”
La madre batté le mani ilare. “Ma è un argomento interessantissimo! E poi finalmente posso insegnare storia moderna anche a te oltre che ai miei studenti!”
“Ehi mamma, vacci piano, non sono mica all'università come loro io.”
Tuttavia ormai si era già infervorata, la pietra aveva iniziato a rotolare su un terreno in discesa, fermarla non sarebbe stata impresa da poco.
“Sai che una volta le coppie erano solo uomo-donna? Le coppie gay erano mal viste e poco tollerate.”
“Sì,” annuì lui, “assurdo!”
“Assurdo e triste.” Rincarò la dose.
“Eppure faccio fatica a immaginarmi un mondo così. Adesso è ben diverso: nella mia classe c'è solo Luigino che ha genitori etero.”
“Quello cicciottello che dorme sempre e ha voti pessimi?”
“Proprio lui, mi sa che è un po' disagiato per colpa dei genitori...”
“Non devi prenderlo in giro o escluderlo. Diverso, o parte di una minoranza, non vuol dire male, bisogna essere comprensivi, sennò gli errori del passato finiscono per essere ripetuti.” Lo ammonì.
“Lo so, ma credo sia lui stesso che si autoesclude da tante cose, ci guarda come se avessimo qualcosa che non va. Abita a Pratofungo, ho sentito delle storie su quel posto, tu sai cos'è?”
“Oh bambino mio, certo che lo so, è quel ghetto in cui si sono radunate tutte le famiglie eterosessuali della città, tutti quegli estremisti tradizionalisti e retrogradi. Allora mi sa sia meglio davvero che tu gli stia alla larga. Non si può aiutare a integrarsi chi non accetta la società in cui vive ed è legato a tradizioni obsolete. Sarà per quello che non va bene nello studio, poco elastici tra le mura di casa, poco elastici fuori.”
Il bimbo alzò gli occhi al cielo, ecco la tanto temuta manfrina propagandistica.
“In ogni caso Roby tornando alla tua ricerca, qui in Italia, almeno secondo gli studiosi la presa di coscienza e il desiderio che vincesse l'amore, com'era lo slogan a quei tempi, iniziò su Facebook.”
“Facebook è il vecchio nome di FaceTv vero?” Chiese lui.
“Esatto! Al tempo Facebook lanciò l'iniziativa di cambiare la propria foto profilo con un arcobaleno per sostenere le unioni e i diritti delle coppie dello stesso sesso. Sembra assurdo, ma più che dibattiti e buonsenso fu quello a sensibilizzare la gente. In realtà, siccome eravamo nel periodo storico, seconda decade del ventunesimo secolo,” puntualizzò, “dove era fondamentale apparire, si crede che più che una presa di coscienza sia stata una moda.”
“Una moda?” La interruppe il figlio, “come quelle dei vestiti?”
“Più o meno. C'era un buonismo dilagante, era figo essere comprensivi e condiscendenti nei riguardi delle minoranze. Pensa che al tempo i più cool difendevano pure i terroristi, dicendo che andavano comprese le loro ragioni.”
“Stai scherzando?” Roberto strabuzzò gli occhi allibito.
“Macché! In ogni caso questo ambiente sociale favorì una corrente di pensiero e politica che venne definita poi la maggioranza della minoranza. In pratica a livello legale negli anni successivi al 2018, ed è una cosa che non era mai accaduta prima nella storia e negli altri paesi, la maggioranza politica e sociale conferì più diritti e si impegnò a tutelare in maniera eclatante determinate minoranze. Al tempo erano quella gay e quella degli immigrati le più importanti, il tutto a discapito della maggioranza eterosessuale e autoctona del territorio.”
“Ma com'è possibile che una maggioranza favorisca una minoranza, a proprio svantaggio?”
“Roby, non sei tanto bravo in storia eh?” Lo canzonò la madre, “è sempre successo così fin dall'antichità. Pensa che una volta, e ancor oggi a dire il vero, comandavano i ricchi, ovvero una minoranza, sui poveri, che erano la maggioranza. Altre volte dettavano legge i capi religiosi sui fedeli e anche lì i numeri sono sempre stati agli antipodi. Una minoranza coesa tira le fila di una maggioranza disorganizzata. Forse non è un esempio proprio calzante, ma scuola un insegnate vi fa fare quello che vuole, e lui è uno e voi più di venti.”
Il ragazzo era silenzioso con la fronte aggrottata, un turbine di concetti ai quali non aveva mai pensato gli frullava per la testa.
“In ogni caso, questa situazione portò ai matrimoni gay, alla tutela delle famiglie omosessuali, alle adozioni da parte di genitori dello stesso sesso e compagnia bella. La libertà di poter seguire il proprio istinto e i propri desideri è stata una conquista grandiosa.”
Il figlio fece sì con la testa.
“Pensa a che vittoria sia stata per l'amore in generale. Permettere alle persone di amare chi vogliono e conferire al loro amore i diritti indipendentemente dalla strada intrapresa è fantastico. Sulla base di questo poi i gusti delle persone hanno avuto libero sfogo. Richieste sempre più strampalate e concessioni sempre più audaci. Tipo i matrimoni a tre, anche se hanno ancora pochi proseliti. Spesso si fatica ad andare d'accordo in due, figuriamoci in tre.”
“Ah è vero! Sofia ha due mamme e un papà, e dice che lui si prende sempre un sacco di parole da loro due!”
Lei si lasciò andare a un sorriso accomodante. “I matrimoni con animali almeno sono più semplici, amore incondizionato.”
“Luca ha come genitori una mamma e un gatto! I gatti sono così menefreghisti, non dev'essere proprio il massimo.”
“La gente è strana Roby, e ha tendenze ancor più strane, ma chi lo sa che la stranezza di oggi non sia la normalità di domani. In questi giorni discutono in parlamento la legge per i matrimoni a quattro e i matrimoni con gli oggetti. La zia Rosa attende con ansia di sposarsi col suo anello di diamanti. E' fuori di testa.”
“La zia è una stramba, mi pare impossibile che sia tua sorella.” Sbottò lui.
“Che vuoi farci, mica sappiamo cosa ci riserva il futuro. Guarda le nonne Giulia e Lucia, le mie mamme, quando si misero assieme nel 2015 tanti le guardavano male, ma nel 2018 quando furono tra le prime a sposarsi tra lesbiche in Italia e l'anno dopo, in cui nacqui io, tutti erano finiti per ammirarle come donne da prendere a esempio, coraggiose e all'avanguardia. Oggi non esiste più tale problematica, una coppia come loro è la normalità.”
Roberto si dondolava sulla sedia, sarebbe potuto andare dalle nonne a far qualche domanda per la sua ricerca, dovevano saperla lunga dato che erano quasi giovani in quell'epoca di grandi cambiamenti. Le persone erano davvero difficili da comprendere con i loro gusti strampalati. Con la sua testa da bambino corse al ricordo del suo film d'animazione preferito e vecchissimo, Il libro della giungla, dove Mowgli veniva cresciuto da dei lupi e come amici aveva un orso e una pantera, ma poi seguiva la sua natura e nel finale li abbandonava per una ragazza umana. Si chiedeva: Mowgli era cresciuto amato, forte e coraggioso, ma alla fin fine non avrebbe desiderato avere solo un papà e una mamma?
“Sei pensieroso?” Domandò la madre.
“Beh si è evoluto molto il concetto di famiglia negli ultimi decenni,” tagliò corto lui mentre picchiettava le dita sul tavolo, “forse potrei andare dalle nonne a chiedere loro di quando si poteva essere solo una coppia uomo-donna.”
“Ottima idea, prima però porta Filippo a fare una passeggiata e i suoi bisogni.”
A sentire il proprio nome il labrador (sì, andavano di moda nomi umani per gli animali in quegli anni lì) corse dalla donna mettendole giocoso le zampe in grembo.
Lei lo accarezzò. “Vai col piccolo Roby che ti porta fuori.”
Il bimbo si alzò e aprendo la porta di casa lo chiamò: “Dai papà vieni .”
Il cane scodinzolò felice correndogli incontro.



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Mike009
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#2 » sabato 30 aprile 2016, 18:03

COMMENTO:
Devo dirlo, creare un contest del genere è stata davvero un'ottima idea. Ammetto che ho sempre sofferto il dover fare tutto nella stessa sera come un grande handicap. Il non potere lasciare venire fuori l'idea con calma, pensarci su per un paio di giorni e poi scrivere e rileggere con cura dopo qualche giorno è dura.
Certo che anche avere a che fare con Calvino è stata dura. Molto più del previsto. Le opere di riferimento sono degli anni '50 e ricreare la sua scrittura se sul principio mi son detto "ok, che sarà mai", poi si è rivelato una montagna difficilissima se non impossibile da scalare. Non volevo finire per scimmiottarlo e rendermi ridicolo, perchè è davvero troppo lontano da quel che leggo di solito ma soprattutto è lontano dal come cerco di scrivere. Se il mio faro da seguire è Joe Lansdale con il dio King in lontananza e il buon Pinketts da cui imparare, Calvino è tutta un'altra cosa.
Di suo avevo già letto "Il barone rampante" e "Marcovaldo", ma troppi anni fa, quindi mi sono preso una settimana per "Il visconte dimezzato" e "Il cavaliere inesistente". Ho tratto subito la conclusione che un'ambientazione come quella della trilogia degli altenati non avrebbe funzionato, avrei avuto bisogno di una coerenza storica per la quale non avevo tempo di documentarmi. Di scrivere castronate non avevo voglia. Non che i miei colleghi qui l'abbiano fatto eh, sbirciando nei racconti già pubblicati in sti giorni ho visto sì ambientazioni storiche ma anche tanta competenza. Dovevo inventarmi qualcosa, tipo "giocare in contropiede", perchè a farlo a viso aperto avrei avuto poche speranze.
Eccoci quindi, la scrittura e le ambientazioni erano ricreabili senza andar via di testa o fare la figura del fesso, quindi che fare? Prendo quello che posso fare mio, creo un'allegoria credibile ed eccessiva (come Calvino) la metto in un contesto che conosco (o inventato da me come un futuro prossimo, le cui regole posso piegarle a mio piacimento in funzione della storia), la maggior parte ambienterà la storia nel passato, pochi nel presente, io la ambienterò nel futuro. Decido di farlo poi con una scrittura facile e colloquiale perchè è la scrittura usata da Calvino per avvicinare il lettore e metterlo a suo agio. Non lo so se ne sia uscita una storia blanda, so che ho fatto di necessità virtù, più che imitare credo di aver interpretato. Il testo può avere vari livelli di lettura, vuoi come stoirella spassosa, come monito agli eccessi, riflessione sulla società, in quanto a questo aspetto dello stile Calvino sono soddisfatto.
Ringrazio comunque gli organizzatori, riprendo in mano ogni anno pochi classici, o classici recenti, e Calvino senza questo stimolo forse non lo avrei preso in mano ancora per molto.

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Jacopo Berti
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#3 » lunedì 9 maggio 2016, 14:51

Ciao Michele, piacere di leggerti.
Visto che hai iniziato con una citazione di Calvino, mi permetto di fartene due, che mi sembrano molto inerenti al tuo testo: "Non potrei vivere senza una donna al mio fianco. Sono solo un pezzo d'un essere bicefalo e bisessuato, che è il vero organismo biologico e pensante" (da un'intervista). Da consulente della casa editrice Einaudi, richiestagli l'opinione su un romanzo erotico che sembrava particolarmente piccante, risponde "Trovo molto più audace l'amore di un uomo e di un cucchiaio" (riferito da Franco Lucentini, in un'altra intervista).

Anche il tuo testo è molto audace, principalmente per queste ragioni:
1) Perché i testi calviniani ambientati nel futuro si contano sulle dita di una mano.
2) Perché il tuo racconto presta il fianco a critiche dal punto di vista della politically correctness.
Entrambe le ragioni sono comprensibili e per qualche aspetto condivisibili, ma per quanto mi riguarda non saranno affatto discriminanti.

Contenuti: la tesi centrale rientra in quella che in genere viene chiamata "fallacia del piano inclinato" o slippery slope, la "pietra sul terreno discesa" come dici nel tuo testo per altri motivi (o forse proprio come lettura del tuo stesso lavoro). In pratica, l'idea del tuo racconto, ovvero che le unioni omosessuali porterebbero al cosiddetto poliamore, poi alla zoofilia e alle unioni riconosciute cogli oggetti, sembra avere quel tono tra il profetico e il trombone che è uno dei caratteri che abbassano di molto la qualità delle estrapolazioni futuristiche tipiche della fantascienza. Ma il pericolo lo scansa abbastanza bene: ovvero, visto che abbiamo già deputati e senatori (per quanto oggetto di quasi generalizzata derisione) che propongono il riconoscimento della poligamia e della zoofilia, pur essendo io favorevole alle unioni omosessuali, credo che la tua ipotesi futurologica non sia meno assurda di altre che non hanno evidentemente pretesa di scientificità o dimostrabilità. In buona parte del racconto la cosa è presentata con ironia e con leggerezza. Il personaggio del bambino che si pone domande è tipico di Calvino, anzi è una delle "lenti" preferite dalle quali l'autore descrive il mondo nel primo periodo della sua attività letteraria (basti pensare al Pin del Sentiero dei nidi di ragno e al narratore bambino del Visconte). Però la tematica affrontata non è delle più calviniane, e questo pesa di più dell'ambientazione futuristica nel distanziare il tuo testo da quelli di Calvino.

Quanto allo stile: all'inizio mi hai sorpreso positivamente! Appena ho visto l'ambientazione e il tema ho storto il naso, ma poi, fino ad un certo punto, ho trovato lo stile perfettamente adatto. I dettagli, la concretezza dei corpi e delle espressioni, il dialogo spezzato. Insomma, bravo!
Fino a che non inizia (pian piano, con frasi via via più articolate) la lunga spiegazione della madre, l'infodump, insomma. Le interruzioni del bambino non valgono a renderla tanto meno noiosa, né il fatto che sia una professoressa riesce a rendere credibile il fatto che scenda, in questa situazione, in particolari. La cosa per fortuna non è continua, si alleggerisce in alcuni punti, specialmente nelle ultime 10 righe.

Se si eccettuano le lunghe battute della madre di cui ho già detto, complessivamente la mimesi di Calvino è più nello stile che nel contenuto, e questo è un elemento che gioca a tuo favore, dal mio punto di vista: gli altri che hanno imitato a metà hanno preso i contenuti e mancato lo stile.
Globalmente una prova positiva, secondo me, pur con diverse riserve.
Ultima modifica di Jacopo Berti il mercoledì 11 maggio 2016, 10:53, modificato 2 volte in totale.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Mike009
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#4 » lunedì 9 maggio 2016, 16:20

Ciao Jacopo. Grazie mille, apprezzo molto i tuoi complimenti e le tue critiche.
Non ho nulla da recriminare, hai perfettamente ragione, gli infodump appesantiscono un po' la storia. Avevo pensato a vari sistemi per inserirli, da parte del narratore sarebbe stato peggio e metterli in bocca a una madre logorroica mi pareva l'opzione meno dannosa. A eliminarli forse il senso generale della storia ci avrebbe perso.
Sono molto lieto sia stata colta l'ironia e la leggerezza.
Grazie ancora.

Fernando Nappo
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#5 » martedì 10 maggio 2016, 14:56

Ciao Michele,
senza dubbio, come del resto scrivi tu stesso nel tuo commento, te la sei giocata in contropiede. Non so quanto si possa considerare calviniano l'argomento da te scelto, ma considerando quanto lo stesso Calvino fosse interessato alle cose umane, non si può certo escludere che oggi avrebbe potuto occuparsene.
Il racconto si legge piuttosto bene, benché lo trovi un po' pesante nei punti in cui la madre spiega approfonditamente al figlio le questioni sui matrimoni, ma di questo hai già fatto cenno tu in risposta a Jacopo. Interessante, benché io non la condivida, l'idea di fondo del racconto, che pare voler far passare l'idea che una volta accetati i matrimoni omo, qualunque altro tipo di matrimonio, anche il più assurdo, potrebbe essere considerato lecito.
Una prova "diversa", interessante.

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lordmax
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#6 » martedì 10 maggio 2016, 20:34

Ciao
Abbiamo (io e Alberto) visto che ci sono alcuni problemi con i commenti.
Abbiamo creato un post dove chiediamo scusa per la situazione e spieghiamo perché è successo... e come porvi rimedio.
Per quanto riguarda i commenti e la classifica, da ora in poi vi preghiamo, per chi ancora non lo ha fatto, di attenervi ad una valutazione di merito e non di stile perché questo sta creando problemi di convivenza.

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Angela
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#7 » martedì 10 maggio 2016, 22:18

Il commento che precede il mio, chiede espressamente di astenerci da fare valutazioni in merito all'aderenza allo stile di Calvino. Tanto non ne sarei stata in grado, al massimo posso inserire valutazioni generali.
La lettura è piacevole, i dialoghi scorrevoli e non così lontani dall'autore di riferimento. Ho visto che qualcuno ha citato l'infodump, ma io credo sia stata una premessa necessaria per preparare il lettore al cambiamento. La parte che ho trovato più interessante è il ribaltamento dei ruoli che vede gli eterosessuali ghettizzati. Il finale spiazzante strappa un sorriso.
Forse l'unica critica che mi sento di fare al testo, riguarda la parte inziale con i convenevoli tra madre e figlio che ricorda più una sceneggiatura e invece avrei liquidato con due parole. I personaggi sono credibili e il contesto futuristico non mi dispiace. Racconto in contropiede, come tu lo hai definito, ma anche scelta saggia e coraggiosa per chi non ha dimestichezza con l'autore di riferimento.
Bene così.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#8 » mercoledì 11 maggio 2016, 0:12

Caro Michele,
lo sai che il tuo racconto mi è piaciuto? È un tipo di satira che apprezzo e trovo tu l'abbia presentata con garbo, ironia e anche una certa cura stilistica; il cosiddetto “infodump” che altri ti criticano a me non dà fastidio, anzi, in genere leggo volentieri libri ricchi di informazioni (sono ad esempio buon lettore di autobiografie); nel caso del tuo racconto, per altro, mi pare che i dialoghi non siano affatto pesanti, se non in maniera assai limitata. Rimane, ovviamente, il problema del confronto con Calvino: non lo conosco a sufficienza, ma mi sento di poter dire che un tema del genere lui forse non l'avrebbe affrontato, non in questo modo, perlomeno. Anche lo stile, per forza di cose, non è quello della Trilogia e non saprei a quale altra delle opere di Calvino accostarlo: purtroppo non posso non tenerne conto, nonostante le ultime indicazioni dei moderatori, per coerenza alla linea che finora mi sono dato e per rispetto a coloro che ho già valutato.

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Andrea Partiti
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#9 » mercoledì 11 maggio 2016, 20:04

Il tuo racconto lo promuovo, sì. Di solito non mi piacciono i racconti troppo radicati nei dibattiti in corso o che attingono all'attualità, però l'hai fatto in maniera abbastanza leggera ed esagerata, giocando a trasformare la polemica populista da bar in un futuro reale.
Calvino ce lo vedo solo in parte. Nella struttura ripetitiva con cui presenti i personaggi, ognuno nel suo quadretto con la sua specificissima situazione familiare, in diverse strutture descrittive. Non lo vedo tanto nel formato che dai ai dialoghi, molto-troppo informativo e diretto e, per quanto riesco a vedere, lontanissimo dagli Antenati.
Una grossa incongruenza che un po' stride è l'allusione al libro della giunga. Avere accesso ai film disney vuol dire avere accesso a una enorme fonte di stereotipi sul genere e sui rapporti di coppia. Chiunque sia passato dai film disney _sa_ che le principesse sono sottomesse a un destino inarrestabile che le spingerà tra le braccia di un principe. Scegliere appositamente uno dei pochi lungometraggi che si inseriscono è brutto, se non lo spieghi almeno con una qualche censura della gender-police che ha messo all'indice tutti i film con una famiglia tradizionale.

Complimenti per la scelta coraggiosa di cambiare genere rispetto ai testi di rifermento, penso abbia pagato per distinguerti nettamente dagli altri racconti!

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Mike009
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#10 » mercoledì 11 maggio 2016, 22:35

Grazie a tutti.
Per il discorso del libro della giungla, ammetto che non avevo pensato minimamente al fatto dello stereotipo disney donna-sottomessa, forse perché tale tendenza Disney negli ultimi decenni è cambiata verso donne-coraggiose-e-indipendenti: Mulan, Pocaontas, Rapunzel, le sorelle di Frozen. In realtà ho tirato in ballo il libro della giungla perché avevo appena citato un bambino che aveva come genitori una mamma umana e un gatto e la storia di Mowgli ci stava come esempio. Mi pareva quindi una scusa per esprimere il pensiero del bambino che non doveva poi essere così male avere un papà e una mamma.

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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#11 » mercoledì 18 maggio 2016, 0:39

Ciao,
all'inizio mi hai spiazzata, ho letto il tuo racconto chiedendomi dove fosse Calvino, poi col commento mi è stato tutto chiaro; trovo che il tuo sia stato un buon approccio, gestito in maniera abbastanza intelligente.
Se Calvino fosse stato vivo, probabilmente avrebbe detto la sua a riguardo, quindi anche la "trama" mi sembra abbastanza indovinata. Inserisco il termine "trama" tra virgolette perché come tu stesso scrivi nel tuo commento, più che di un vero e proprio racconto si tratta di un'allegoria.
Per ciò che riguarda lo stile, non so quanto tu ci abbia preso: a parte un narratore (che però non è interno alla vicenda) che di tanto in tanto si rivolge al pubblico e qualche termine desueto, non ci vedo molto di Calvino; in particolare, del Calvino degli antenati. In più, non sono sicura che Calvino parlerebbe della scuola nei termini in cui ne parla il tuo narratore, o che metterebbe in scena una madre che sconsiglia al figlio di frequentare un compagno perché viene da un quartiere disagiato.
Nel dialogo c'è parecchio infodump, ma è perfettamente naturale: serve a farci scoprire un mondo che altrimenti non ci sarebbe possibile vedere; l'appunto che ti muovo a riguardo è che non mi sembra plausibile che un bambino pronunci frasi come “Beh si è evoluto molto il concetto di famiglia negli ultimi decenni,”; più in generale, poi, l'importanza dei due interlocutori ai fini del dialogo è parecchio sbilanciata: il bambino serve solo a interpellare la madre, poi da quando lei comincia a parlare si potrebbero anche togliere le sue battute senza per questo inficiare la trama.
Infine, ma questo forse è un limite mio, un bambino, anche se la madre è sposata a un cane, non può essere figlio di quel cane; perché allora lo chiama papà?
Trovo comunque che l'idea alla base del racconto sia molto buona, e i temi caldi di attualità mi piacciono; riequilibrando un po' l'importanza dei due interlocutori (e magari, senza limiti di caratteri, regalando al lettore anche qualche dettaglio sullo spazio e gli oggetti di questo interessante futuro prossimo) ne uscirebbe fuori un buon racconto.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#12 » mercoledì 18 maggio 2016, 13:36

Ciao Michele,

molto carina la citazione di Calvino che hai messo nel preambolo. Per quanto riguarda il tuo racconto, invece, anche io sono rimasta un pò spiazzata.
Sia per l'ambietazione futuristica, che per la divergenza di forma e struttura rispetto gli altri lavori in gara, trovo difficile commentarti in modo adeguato.
Penso che il tuo fine fosse una lettura frivola e giocosa e l'idea di fondo non mi è dispiaciuta.
Diciamo però che, l'appunto che potrei muovere riguarda proprio la troppa accentuata ricerca di leggerezza, che stona un pò, soprattutto usata per tematiche sociali di così forte impatto come quelle che hai usato. Mi è sembrato, infatti, che in alcuni passi ne sono venute fuori delle frasi e dei pensieri un pò troppo convenzionali. Luoghi comuni che trovo soprattutto discordanti rispetto i contenuti di Calvino che, seppur intessuti di leggerezza, erano sempre molto profondi e originali. Ti faccio qualche esempio:
[i]era una banale scusa per rubare soldi ai contribuenti e pagare insegnanti inadeguati[/i]
il pargolo avrebbe preferito mangiare le odiate carote piuttosto che chiamare in causa quel brutto luogo
I gatti sono così menefreghisti Diverso, o parte di una minoranza, non vuol dire male ect, ect.
La storia, comunque, è carina e ha del potenziale. Sono sicura che con qualche accorgimento in più, acquirebbe maggiore interesse.

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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#13 » mercoledì 18 maggio 2016, 16:19

Carissime Ambra e Alessandra, grazie mille per i preziosi appunti. ^_^

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Peter7413
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#14 » venerdì 20 maggio 2016, 18:17

Premetto che la lettura del tuo racconto mi ha mandato in corto e ho dovuto aspettare, fare passare alcune ore, rileggerlo e infine decidere come approcciarmi al suo commento.
Partiamo da Calvino. Sono ignorante della sua opera, a parte la trilogia degli antenati che ho letto proprio per questo Capitolo del Camaleonte, e sottolineo che non ritengo di disporre degli strumenti necessari per valutare in rapporto allo stile utilizzato. Mi limito solo a una veloce considerazione, che però non andrà a incidere più di tanto nella valutazione, proprio per quanto detto sopra. Eccola: durante la lettura non mi è arrivato Calvino. Ho letto che altri invece l'hanno visto e pertanto non insisto, ma per darti qualche elemento in più integro dicendoti che il tono mi è sembrato troppo colloquiale, per quello che ho letto del grande autore.
Passiamo invece al racconto vero e proprio e qui devo rilevare alcune problematiche che sono direttamente connesse con le tue scelte, quindi in verità, avendole volute tu stesso, non sono neanche problematiche, ma più divergenze di opinione tra noi, anche se importanti.
Sono, da sempre, contrario a qualunque forma di infodump e qui è la struttura stessa del racconto che lo trasforma in un mezzo per l'infodump. Appunto, strategia da te voluta, ma non la condivido. Con la scusa della ricerca scolastica trasformi il testo in una lunga descrizione di ciò che è stato e di ciò che è. Non c'è azione, ma solo una madre che istruisce il figlio e la lezione è il tema stesso del racconto, teso a lanciare un messaggio allegorico attraverso quello che è diventato questo futuro distopico (tra l'altro, se ancora non l'hai letto recupera GUERRA ETERNA di Joe Haldeman, si parla proprio di futuri come quello tratteggiato qui, pur con le dovute differenze).
Altro problemino: questo undicenne parla come un ventenne. Troppo adulte alcune sue affermazioni, alcune sue espressioni. Tenderei a cercare di renderlo più ingenuo (a meno che tu non avessi in mente un ragazzino geniale tipo Ender o Peter o Valentine de IL GIOCO DI ENDER, non il film). Nel caso tu lo voglia mantenere sopra la media allora ritengo sarebbe opportuno presentarlo da subito come speciale, più di quanto fai nella prima parte.
Molto bella l'idea del poter creare famiglia con animali o cose, ottima quella che una situazione ideale (almeno per i protagonisti) come l'attuale sia nata da movimenti per la libertà che gli stessi deridono parlandone tra loro. Ecco, quest'aspetto cercherei di valorizzarlo più di quanto lo sia in questa forma attuale: l'ipocrisia, la sostanziale ignoranza, l'incapacità di comprendere appieno anche ciò che si è e il perché lo si è diventati.
Chiudo tornando a Calvino: avrebbe potuto produrre qualcosa di simile? Probabilmente avrebbe affrontato la tematica della famiglia e della sua evoluzione, quello sì. Però credo che l'avrebbe legata stretta anche a un qualche modo della Chiesa di renderla comunque controllabile, visto che la stessa, la famiglia, è il primo e inderogabile elemento di controllo che ha. Quindi ecco, c'infilerei qualcosa anche di quello, una riflessione sulla famiglia in quanto elemento di controllo sociale e se la società cambia, il controllo no e allora che succede? Sarebbe mooolto interessante.
Concludendo, un racconto con una grandissima problematica che non posso byepassare proprio perché va a toccare una delle mio corde più sensibili: quella dell'infodump. Ma occhio che l'idea ha delle potenzialità davvero notevoli e una volta inserito non in una cornice (quella di uno spiegone da madre a figlio), ma in una serie di eventi tesi a mostrare, beh, me lo verrei a rileggere davvero volentieri.

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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#15 » venerdì 20 maggio 2016, 21:33

Grazie Maurizio per il commento tutt'altro che banale. Hai motivato tutto e tanto basta perché io accetti col massimo rispetto un punto di vista abbastanza estremista (e forse eccessivo a mio parere) sull'infodump.
Guerra eterna l'ho letto lo scorso anno e l'ho trovato davvero geniale così come il gioco di Ender è stato uno tra i miei premi Hugo preferiti, abbiamo più gusti in comune del previsto quindi.
Per il fatto dell'undicenne che parla come un adulto in realtà non mi ero fatto troppi problemi. Penso che oggi gli undicenni sono molto diversi da vent'anni fa e tra vent'anni saranno ancora più diversi. Congetture personali. Grazie ancora.

Zebratigrata
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#16 » venerdì 20 maggio 2016, 23:54

Ciao Mike,

nel tuo commento dici bene che dietro al tuo racconto c’è un impianto che è molto Calviniano. Tu hai immaginato un futuro a cui rapportare il presente anziché un passato fiabesco come per gli antenati, e in diversi punti non tralasci i dettagli comuni e divertenti nel corso del racconto, e in questo sei aderente a mio parere alla visione di Calvino.

Anche questo racconto ‘colloquiale’ ci sta, il punto di vista del ragazzino che racconta una storia senza capirne le implicazioni, se non forse alla fine, ricalca sia il Visconte che il Barone (che però non hai letto a quanto dici). Sicuramente, data anche l’ambientazione, si sente l’influenza soprattutto di Marcovaldo secondo me.

Dal punto di vista della forma in assoluto è più difficile valutare. Non ci hai reso le cose facili! Uno dei dettagli con cui sono arrivata a identificare lo stile di Calvino sono le scelte lessicali, molto particolareggiate e spesso datate (anche per la sua epoca, in fondo parlava di quello che anche ai suoi contemporanei doveva suonare come un passato). Qual è l’analogo per il futuro? Credo che avresti dovuto osare di più con i neologismi per ripetere all’inverso lo stesso effetto.

Un ultimo elemento che secondo me è importante: Calvino racconta in modo molto lineare, ma i suoi dialoghi hanno del nonsense, hanno risposte che non ti aspetti e personaggi che si rivelano diversi dal previsto. Tu invece costruisci tutto su un dialogo tra un normale figlio e una normale madre, e la presenza di questa umanità tutto sommato ‘standard’ stacca molto dal Calvino che ho riletto di recente, quello degli antenati. Ci avrei visto bene qualche fioritura in più, e anche una descrizione sia dell’ambiente che dei personaggi della scena visto che Calvino evoca scene molto vivide e concrete anche nel contesto più surreale.

Anche se non mi sembra in stile inserire una citazione all’inizio, approvo la scelta :-D E ho un gatto che si chiama Elisabetta, ma mai vorrei che fosse mia madre visto quanto è prepotente... XD

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Mike009
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#17 » sabato 21 maggio 2016, 0:00

Grazie Sara, (forse hai frainteso il mio commento dato che ho letto sia la trilogia indicata che Marcovaldo) apprezzo molto il tuo giudizio, un po' meno la posizione di classifica :-P
Il mio cane si chiama Filippo... siamo messi male, lo so ^_^

Zebratigrata
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Re: "Una tradizione in evoluzione" di Michele Botton

Messaggio#18 » sabato 21 maggio 2016, 12:42

Ciao Mike,

non avertene a male per la classifica :-D Ti assicuro che è stato difficilissimo stilarla... i primi 4 racconti mi hanno colpito subito, ma dalla 5° posizione in poi li ho rigirati mille volte.
Diciamo che nello stilarla alla fine ho deciso di privilegiare i racconti aderenti allo stile di Calvino nelle caratteristiche formali, i tipi di personaggio ecc rispetto a contenuto e messaggio del racconto, che nel tuo caso erano le cose più calviniane; credo anche di aver inconsapevolemnte privilegiato quelli più in stile 'antenati' perché era quello che avevo più vivo in mente e penso la cosa mi abbia condizionato volente o nolente.

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