L'imperatrice di ghiaccio

Moderatore: Camaleonte

Zebratigrata
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L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#1 » sabato 30 aprile 2016, 22:55

Un viandante una volta mi disse che da dove veniva lui la chiamavano la città violetta. Stavo giusto ammirando com’è che i raggi del tramonto riflettevano sulle carte, i legni e i tessuti per creare quel colore, che tutto cominciò. Il mandarino davanti a me gridava come un ossesso quel che da anni era noto a tutti, che la nostra nobile figlia del Cielo e futura Imperatrice Turandot solo si sarebbe data a chi tre enigmi avrebbe sciolto. Pang e Pong mi venivano dietro, e attraversavamo la folla per l’esecuzione dell’ultimo bel giovanotto che aveva tentato. Esser principe di Persia, e non aver di meglio da fare che venir fin qua a cercare i favori di una zitellaccia crudele. Che quella un cuore non ce l’aveva.
Dietro di noi veniva il boia con la sua spada che sempre affilava e arrotava, e sguainava e inguainava. La folla se ne stava buona, ché già ci vedeva il suo di sangue, su quella lama. A un certo punto in tutto quello spingi-mormora-sospira, un vecchio andò per terra e la sua schiava prese a strillare con una vocetta acuta, che mamma mia. Ma un giovane si era avvicinato come lo conoscesse, e tra gran baci e abbracci lo tirarono su. Meno male, che se Turandot avesse trovato la folla in subbuglio, lo so io quale testa avrebbe fatto compagnia a quella del persiano nella cesta.
Finalmente la luna sorse, ed è strano, pensai, che incanti gli amanti così pallida e fredda e lontana. E quella sera poi, sembrava davvero una testa di morto, staccata e appesa lassù in cielo. Anzi, sembrava quasi la faccia tutta bianca della figlia del Cielo Turandot. E mentre pensavo Pong prese a tirarmi tutto sgomento la manica della veste cerimoniale.
Da come gli strattonavo la manica, speravo Ping fosse più svelto a capir che avevamo un problema. Mentre Turandot si portava via la testa del Principe di Persia ecco che un altro pazzo si faceva largo tra la gente e le guardie per arrivare fino al gong. Corremmo come pazzi per fermarlo, ché già ci stavano provando un vecchio e una ragazza, ma quello li spingeva via e andava avanti.
- O divina bellezza! Meraviglia! Io soffro, padre, soffro! – diceva.
Al che mi misi tra lui e il gong: - Se vuoi smetter di soffrire, è la strada giusta, chiedi al persiano! Se suoni il gong Turandot ti proporrà gli enigmi, e andrai incontro a morte certa.
- Che dici ministro, Turandot è la mia vita!
- Turandot è vita quanto lo è l’inverno che spoglia gli alberi e gela i piedi ai poveracci.
La ragazza aveva buonsenso, si aggrappava e provava a portarselo via, e gli faceva pure gli occhi dolci.
- Mio signore, andiamo. Vostro padre morrà senza di voi. Non mettete a rischio la vostra vita, e la nostra.
- Ha ragione – tentai – torna al tuo paese, che qui i cimiteri son già pieni!
- Lasciatemi passare!
- Guarda che anche se ha una corona sulla testa è pur sempre due gambe e due braccia, come tutte le altre. Non son meglio cento donne normali? Te le troviamo, duecento gambe son certo meglio di due.
- Ma io voglio baciar la luna, e la luna è una.
Io e Pong ci guardammo, rassegnati, e Ping sbuffava innervosito. Ché poi il lavoro toccava a noi. Gli si fece vicino: - Turandot non esiste! È come il manto di neve che copre un palazzo, senza il palazzo sotto! Questa donna qui invece, guardala, ti ama!
- È vero Liu? Chiese lui tutto stupito. E lei: - Amo il sorriso, mio signore, che una volta mi avete concesso.
- Non puoi chiedere di più! – dissi io, ed ecco che quel giovane impetuoso mi spinse di lato, buttò a terra Pong, e gli camminò sopra coi suoi stivalacci tartari. Poi d’impeto batté il grande gong. Il suono lugubre del metallo riempì l’aria, e la città sapeva che presto avrebbe di nuovo respirato sangue.

Mi rialzai con tutto il fango addosso. Ormai era bell’e che andato. Gurdai Ping di sottecchi. Sicuramente me ne avrebbe fatte passare perché non l’avevo fermato. Pareva assorto, e stava facendo qualche pensiero triste perché sospirò dal mento per tutta la barba lunga e sottile, fino alla punta.
L’indomani preparammo tutto come sempre. Pang si era seduto nella grande sala con la veste verde tutta accartocciata sotto di lui, come un cuscino. Grasso com’era gli pesava tutto questo spostar roba, e si sedeva di continuo a prendere decisioni.
- Pong! Ping ha detto che tu prepari le esequie.
- Io non ho detto niente!
- Va bene le faccio io - aveva già un che di malinconico e non volevo abbatterlo di più.
- Io invece preparo le nozze – continuò Pang - con le lanterne rosse, e chiamo i bonzi per i canti.
- Beh i bonzi li chiamiamo lo stesso, per i lamenti. Io preparo le lanterne bianche da lutto. Il banchetto nuziale lo possiamo usare per le offerte funebri.
- Ma che ha Ping?
- Mah.
Guardai bene mentre passavo, ed ecco che a Ping quasi quasi scendeva una lacrima.
- Prepariamo sempre due feste, ma ne festeggiamo sempre una. Sempre dal lato del sangue. E io che ho lasciato l’Honan. C’era un bel laghetto blu a casa, tutto cinto di bambù.
- Eh. Nell’anno del Cane otto, quest’anno siamo a tredici.
- Con Turandot muore la Cina. Niente amore, niente eredi.
- Ah, finisse questo inverno! Le farei il letto con le mie mani. E potrei tornare a casa.
Fu allora che sentimmo le trombe.
- È già il tramonto! Pang! Pong! Basta sognare, godiamoci quest’altro sgozzamento.
E Ping, lungo e secco e indispettito che le trombe l’avessero portato via dal pensiero del suo laghetto, uscì dalla grande sala.

Mi sbrigai verso la pazza. Il patibolo lo lasciavamo sempre montato. Certi giorni qualche mercante lo usava anche per mettere in mostra le sue stoffe. La piazza era piena, e il giovane era al fondo della scalinata che aspettava. L’Imperatore era affacciato per veder la sua figlia crudele che faceva schizzare altro sangue. Povero vecchio, cosa gli toccava.
Si aprì il portone e Turandot da lassù sulla scalinata sembrava quasi bella, anche a chi la conosceva. Poi aprì la bocca e rovinò tutto: - Straniero! Quando il re dei tartari ci invase, invase anche Lou Ling, la mia ava. La trascinò nel buio e la soffocò col suo dominio. Ma è come fosse qui con me, e io la vendico ogni giorno! Nessuno mi avrà mai.
La gente sbadigliava, tante volte l’aveva sentita questa storia. Nessuno stava più dalla parte dei pazzi innamorati, troppe delusioni. Venivano a vedere Turandot la Crudele che scambiava tre enigmi per una morte, ed eccola che già poneva il primo.
- V’è un fantasma da tutti invocato in ogni cupa notte, che all’aurora puntuale svanisce.
- La Speranza, Turandot.
Questa non se l’aspettava nessuno. Tutti tremarono, fremettero, sgranarono gli occhi.
Turandot aveva lo sguardo più cattivo che le avessi mai visto. Tutta impettita, scese metà scala e disse: - Sì, la speranza che sempre delude! – e poi subito sputò addosso al poverino il secondo enigma.
- È febbre, è ardore, nella morte raffredda, nella malinconia langue.
Pong e Pang, che nel frattempo mi avevano raggiunto, dicono che il ragazzo qualche esitazione ce l’ha avuta. Ma mi sembra di vederlo ora che risponde: - Il sangue!
Lì Turandot andò su tutte le furie, scese fin sulla piazza e arcigna e piena d’odio fece percuotere la folla che a quel punto un po’ se l’era preso a cuore il giovane scioglitore di enigmi. Gli gridò in faccia sillaba per sillaba: - Il gelo che dà fuoco, candida e oscura, se t’accetta per servo ti fa re.
Il giovane prese la testa tra le mani, che non ci credeva nemmeno lui forse, e rispose!
- Turandot!
Lei fu sgomenta, per un attimo, e poi si rifiutò, implorò l’Imperatore di non dar sua figlia in schiava a uno straniero. Ma il giuramento è sacro. E però l’amore, quello è folle. Al vederla così, lo straniero le fece il gran dono della dignità. Le disse che se entro l’alba lei avesse scoperto il suo nome, allora se ne sarebbe andato, e l’avrebbe lasciata in pace. Turandot annuì, e Pong e Pang alle mie spalle sospirarono. Ora il supplizio era nostro.

Gli araldi calcarono ogni strada e ogni vicolo quella notte. La principessa voleva il nome, pena la morte il martirio e lo sgozzamento generale. Ping, Pong e Pang trovarono il giovane nei giardini reali, dove l’aveva invitato l’imperatore, che aver dei nipotini finalmente a lui non dispiaceva.
Dopo aver confabulato un po’ discosto dal ragazzo, decisero per la corruzione. Ma non c’era corpo flessuoso che potesse placare l’ossessione di quel tartaro maledetto. Nemmeno i gioielli della corona, presi in prestito per allettarlo, ebbero grande effetto. Allora Ping prese coraggio: - Scellerato che non sei altro, se tu domani sei ancora qui, e noi non sappiamo il tuo nome, Turandot ci fa tagliuzzare!
- Dissezionare! – fece Pong avvicinandosi.
- Decorticare! – aggiunse Pang, togliendosi il cappello e pasticciandolo nervosamente al solo pensiero.
- Tu non sai di ch’è capace! – rimarcò Ping.
- Non vi dirò il mio nome.
- E allora lo chiederemo a chi lo sa!
- Il vecchio e la donna con cui parlavi!
- Prendeteli!
- Fateli parlare!
- Il nome!
E presto le guardie tornarono coi due, e i tre ministri mandarono a chiamare Turandot.
- Torturate il vecchio! – ordinò. Ma subito la donna si fece avanti: - Io sola so il suo nome!
- E allora torturate lei!
I tre sudavano freddo, ogni tanto Liu sembrava lì lì per parlare, ma poi non cedeva. Turandot non capiva l’esser disposti a dar tutto, la vita stessa, per un uomo. Poco sapeva del mondo e dell’amore, lei ch’era nata e cresciuta su un piedistallo di giada. Quando la tortura la portò al limite, Liu ebbe la forza di strappare un coltello a un soldato e uccidersi.
Se avessero avuto fiducia nel giovane tartaro i tre ministri l’avrebbero visto poco dopo regalare a Turandot la libertà, rivelandole il suo nome. Ma Ping Pong e Pang se l’erano già svignata, che era quasi l’alba e non volevano rischiare che le cose finissero male. Nessuno li vide più a Pechino. Senza dubbio erano tornati ciascuno al proprio laghetto circondato di bambù. Peccato, perché all’alba Turandot disse che conosceva il nome dello straniero. E che lo straniero si chiamava Amore. Avrebbero potuto usare le lanterne rosse, per una volta.



Zebratigrata
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#2 » sabato 30 aprile 2016, 23:14

Commento:

Per potermi concentrare sullo stile ho preso una storia 'preconfezionata', quella della Turandot di Puccini, e ho provato a vederla con gli occhi di Calvino. Naturalmente di scelta ce n'era tanta in materia di storie. Qeusta mi è sembrata calzante, ho pensato che tra tante è una storia che forse Calvino avrebbe raccontato.
In particolare pensando alla trilogia degli antenati, ci vedo il simbolismo, ci vedo l'assenza fondamntale della protagonista che fa torto alla sua stessa vita perché ha scleto la perfezione, la purezza, la paura, la lontananza e teme il 'dare', sé stessa in primis.

Per quanto riguarda lo stile, ho cercato di imitare il modo in cui spesso Calvino prende la scusa di un personaggio minore per raccontare la storia di un protagonista. O forse è il protagonista che è la scusa per raccontarci il 'piccolo mondo'. quindi ho seguito i ministri Ping Pang e Pong e ho chiuso con un narratore generico. Nel finale ho voluto far sì che i ministri si perdessero il momento clou, tentando, non so con quali risultati, di replicare i finali di Calvino, sempre un po' malinconici anche quando sono lieti.

Mi sono ritrovata a forzarmi per accorciare le frasi e a remar contro la mia tendenza ad allungarle; ad evitare quelle a effetto e cercare quanto possibile di limare il patos con dettagli quotidiani. La cosa più difficile è stata trovare lo spazio sia per i dialoghi che per le descrizioni. E alla fine mi sembra sia comunque troppo poco. Probabilmente se avessi preso a esempio i racconti brevi come quelli delle Città invisibili e delle Fiabe italiane sarebbe andata meglio, ma niente mi ero fissata con gli antenati. Anche simulare il lessico particolare di Calvino è stato difficile. Anzi, impossibile. Ci sarebbe voluto un po' di tempo per fare ricerche, ma il tempo è tiranno.

Per ora direi che è tutto. Release the readers!

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lordmax
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#3 » martedì 10 maggio 2016, 20:36

Ciao
Abbiamo (io e Alberto) visto che ci sono alcuni problemi con i commenti.
Abbiamo creato un post dove chiediamo scusa per la situazione e spieghiamo perché è successo... e come porvi rimedio.
Per quanto riguarda i commenti e la classifica, da ora in poi vi preghiamo, per chi ancora non lo ha fatto, di attenervi ad una valutazione di merito e non di stile perché questo sta creando problemi di convivenza.

Andrea Dessardo
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#4 » mercoledì 11 maggio 2016, 0:29

Cara Sara,
sono in difficoltà nel valutarti: la sensazione che predomina in me è quella di un'occasione e un talento sprecati. La narrazione è pulita, ben studiata, ricca nel lessico, equilibrata nella sintassi; a dire il vero non saprei dire quanto aderente allo stile di Calvino, di cui m'è parso di sentire l'eco in alcune circostanze, ma che nel complesso non mi sembra troppo presente. Mi sentirei perciò di premiarti. D'altro canto non capisco il perché di questa rilettura della Turandot: ti sei limitata a un racconto pedissequo del libretto, senza aggiungere nulla di sostanziale, a parte, ovviamente, le tue qualità d'autrice e la prospettiva dell'io narrante. I temi cui fai riferimento nel commento, francamente, non li vedo presenti, né nel tuo racconto né soprattutto nella Trilogia, cui pure affermi d'esserti ispirata. Sono sicuro che, come in altre occasioni hai ben dimostrato, saresti stata capace d'inventarti qualcosa di più accattivante.

Zebratigrata
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#5 » mercoledì 11 maggio 2016, 12:36

Contro-disclaimer!

Pregherei chi deve ancora commentare il mio racconto di commentare liberamente lo stile, l'aderenza dello stile a quello di Calvino, eccetera ecciò. Lo stile è l'oggetto di questo contest, ho dedicato a studiarlo e provare a riprodurlo un sacco di tempo -che non avevo-, e se vi autolimitaste nei commenti in nome del quieto vivere avrei la sensazione di aver buttato via tempo e impegno, oltre che un'occasione di crescita. Dunque, non abbiate timore di ferire né di essere picchiati dal vivo alla cena. I complimenti fan piacere ma me ne faccio poco o nulla. Criticate, scatenatevi, liberate il kraken che è in voi, ditemi cosa non va, e come lo cambiereste. Don't set your phaser to 'stun', please. :-)

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Jacopo Berti
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#6 » giovedì 12 maggio 2016, 12:08

Ciao Sara, piacere di leggerti.
Il tuo racconto mi è piaciuto molto. Se dovessi valutare in generale "il racconto meglio scritto" il tuo e quello di Simonetta sarebbero testa a testa per la prima posizione.
Scusa se copincollo quasi pari pari, ma quanto ho detto ad Alessandra secondo me vale anche per te: è vero che questo è un contest imitativo e che quindi uno può pensare di prendere una storia preesistente e riscriverla nello stile di Calvino. Capisco l'intenzione alla base: utilizzare una storia nota proprio per concentrarsi sullo stile, considerando il contenuto una distrazione da un lavoro sulla forma. Capisco ma non condivido: secondo me si tratta di "scrivere alla maniera di", fare un racconto "à la Calvino", quindi immaginare anche un contenuto probabile per la capacità di invenzione di tale autore.
E, come ho detto a lei, mi sembra che tu abbia voluto semplificarti un po' il lavoro prendendo una storia preconfezionata. E il lavoro ti è riuscito bene, ma non ne approvo la politica. Come faccio a valutare se la tua storia è bella e interessante e se funziona? Certo che funziona, è la Turandot!
La prospettiva e gli accorgimenti adottati mi piacciono, ma credo che siano di poco conto.
Il lavoro di scrittura si vede che è curato e pregevole e vi noto in diversi aspetti lo spirito di Calvino: ad esempio nel modo leggero di trattare la violenza (come all'inizio del Visconte dimezzato), nella velocità dei dialoghi, in brani come questo, che trovo in sintonia cogli Antenati: "Dietro di noi veniva il boia con la sua spada che sempre affilava e arrotava, e sguainava e inguainava. La folla se ne stava buona, ché già ci vedeva il suo di sangue, su quella lama. A un certo punto in tutto quello spingi-mormora-sospira, un vecchio andò per terra e la sua schiava prese a strillare con una vocetta acuta, che mamma mia."
Ma avresti potuto far meglio, quanto allo stile: mi pare che tu non abbia voluto utilizzare quello di Calvino, ma migliorare il tuo attraverso un osmosi, in questo testo, con quello di Italo. Anche io ho pensato che questo può essere uno degli scopi del Camaleonte e mi sono detto: dopo questa prova, potrò migliorare alcuni aspetti della mia scrittura grazie a nuovi strumenti nella mia cassetta degli attrezzi, strumenti presi da Calvino (facciamo finta che non ne avessi presi parecchi già prima). Ma, appunto, dopo. Qui ho interpretato le consegne in modo molto "stretto".
Con questo tuo bel racconto "tra i piedi", ora è più difficile fare la classifica :P
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Angela
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#7 » venerdì 13 maggio 2016, 9:27

Difficile commentare questo testo per diversi motivi. Il primo ormai lo conoscono pure i sassi: non ho letto molto di Calvino e, a meno che non si tratti di una fiaba o del capolavoro "Le città invisibili", ho qualche difficoltà. Ammetto di aver letto gli altri commenti per verificare se la mia impressione era giustificata, perché, a differenza di altri testi che ad esempio si sono ispirati alla trilogia degli antenati, il tuo mi sembra meno aderente al suo stile. Ci sono alcune frasi per esempio, che non ho apprezzato particolarmente:

futura Imperatrice Turandot solo si sarebbe data
a strillare con una vocetta acuta, che mamma mia
copre un palazzo, senza il palazzo sotto


Pur apprezzando il tentativo di approccio all'autore di riferimento con frasi brevi e un lessico ricco e variegato, vedo più il tuo stile, rispetto a quello di Calvino.
La narrazione è buona e lo stile è curato, si tratta di un lavoro sopraffino che però ha alcuni limiti, primo tra tutti aver scelto di rappresentare la Turandot rinunciando all'originalità. Con il tuo racconto ho terminato le letture, non ho ben chiaro come inserire il testo in classifica, devo rileggerne alcuni e valutare. Il testo merita, ma devo ancora decidere quale elemento privilegiare. A parte il discorso generale, devo ammettere che Calvino ha dato alla tua scrittura un valore aggiunto.

Una pulce:
E mentre pensavo Pong prese a tirarmi tutto sgomento la manica della veste cerimoniale
(Manca la virgola)
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

Fernando Nappo
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#8 » sabato 14 maggio 2016, 16:12

Ciao Sara,
non conoscevo la Turandot, ma era da tempo che pensavo di leggere qualcosa a riguardo, e il tuo racconto mi ha aiutato a "prendere la decisione".
Però, come altri hanno commentato, scegliendo di rivisitare la Turandot, hai eluso una parte del contest rinunciando a produrre una storia tutta tua. Storia che peraltro ho letto molto volentieri, anche perché è davvero ben scritta e scorrevole. E la storia, non potrebbe essere diversamente, funziona.
Lo stile è molto buono, ma non mi sembra del tutto Calviniano e credo che da questo punto di vista ci sia chi ha "imitato" in maniera più aderente.
Ovviamente, in questo caso, imitato non deve leggersi con accezione negativa, al contrario.
A rileggerci.

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Andrea Partiti
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#9 » domenica 15 maggio 2016, 21:27

Ciao!

Lo stile c'è tutto, penso tu abbia fatto un ottimo lavoro di lima e cesello per calvinizzare gran parte delle espressioni e frasi del testo, falciando via ogni subordinata superflua e creando un lessico adatto, dal sapore antico ma non arcaico.

Non ho sofferto molto per la storia della Turandot riproposta senza grossi cambiamenti perché (aimè) ne ricordavo ben poco, quindi non ne sono stato deluso. E' un po' barare, usare una storia altrui per far risaltare lo stile? Forse sì, ma considerato che ti giochi un altro aspetto di Calvino, quello dei temi a cui si dedica, la tua scelta è un'arma a doppio taglio, se non ti fosse riuscita completamente la mimesi, il risultato sarebbe stato catastrofico.

L'unico appunto che ti faccio, ma di cui non sono sicuro, è che mi sembrano poco in linea con quel che ho letto le accelerazioni "violente" di ritmo nei dialoghi in cui passi da una prosa pacata ai botta e risposta, spesso con battute di lunghezza decrescente. L'effetto in sé è buono, ma lo percepisco come molto lontano dallo stile pacato degli Antenati, dove gli scambi di battute fatti in quella maniera spezzavano molto meno la narrazione e sospetto - ma non ne sono sicuro, dovrei ricontrollare - servissero a troncare una scena.

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Peter7413
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#10 » giovedì 19 maggio 2016, 12:35

Mi scuso da subito perché non mi ritengo in grado di giudicare il tuo esercizio di stile. Mi sono approcciato a questo primo Capitolo del Camaleonte come uno studente e ritengo che nessuno meglio dei due moderatori sia deputato a quello specifico giudizio. In più, ho sì studiato Calvino in queste settimane, ma ho optato per un approccio più istintivo, alle sensazioni che mi ha trasmesso e al generarne di simili io stesso. Pertanto, impostare il mio commento sul tecnico potrebbe essere quanto meno dannoso, non disponendo degli strumenti corretti e non essendo, gli stessi, affilati .
Partiamo però dalle sensazioni "calviniche" e sì, qualcosa mi è arrivato, ma a racconto inoltrato. Penso che la prima parte abbia diversi problemi e questo non ti permette di settare da subito la giusta atmosfera. Ping, Pang e Pong non sono ben definiti e mi sembrano piuttosto deboli, cosa che non mi ha permesso di empatizzare con loro. Lo stesso pretendente a Turandot non ha un'entrata, a mio avviso, efficace: ho faticato a vederlo e a "sentirlo". E questi non sono problemi di poco conto in quanto mi hanno tenuto lontano dal racconto. A livello di stile, mi permetto, mi sembra che ingrani strada facendo e la lettura si fa molto più sicura nella seconda parte. Detto questo, devo rilevare una generale mancanza di fluidità e la sensazione netta che ho avuto è che nello stare attenta allo stile di Calvino e a quello che avresti dovuto fare tu non sia riuscita a mischiare con te stessa e quello che sarebbe dovuto essere il collante.
Mi piace cercare sempre di analizzare un problema osservandolo nella sua totalità e non limitandomi alla sua forma evidente e credo che buona parte delle problematiche sopra esposte siano nate dalla tua scelta iniziale: quella di adattare una storia non tua. Questo non ti ha permesso, idea mia totalmente opinabile, di capire se e in che misura tu la stessi narrando in modo efficace e questo per un motivo principale: la storia tutti, o quasi, già la conoscono e pertanto la si può intuire e seguire anche se esposta in modo poco empatico (problema che ti ho rilevato in riferimento alla costruzione dei personaggi).
Insomma, un racconto che si è tradotto in un esercizio sicuramente utile, ma che manca, o perlomeno a me non è arrivata, di anima.

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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#11 » giovedì 19 maggio 2016, 14:02

Ciao Sara,

non conoscevo la storia di Turandot, grazie quindi per avermela fatta scoprire. E' davvero deliziosa.
Per venire allo stile usato; allora, si vede che hai lavorato tanto per raggiungere un lessico, che in prima battuta, è elegante e raffinato. In parte riesci a ricreare un'atmosfera proveniente dal passato, ma, seppur abbia apprezzato il tuo lavoro, non mi è sembrato un lessico aderente totalmente allo stile calviniano. Devo, però, sottolineare che anch'io conosco solo alcune opere di Calvino, quindi, la mia percezione è puramente soggettiva, istintiva, che non si basa da studi approfonditi in materia.
Connesso a Calvino, ci vedo soprattutto l'idea di riproporre una storia già esistente, utilizzando un personaggio marginale alla narrazione come voce narrante, e anche il finale lo trovo in linea con l'autore, visto il sapore lievemente amaro che lascia.

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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#12 » venerdì 20 maggio 2016, 14:43

Ciao Sara,
trovo che la riscrittura della Turandot sia stata una buona idea, un po' perché è una bella storia che rischia di venire dimenticata o relegata allo studio dell'opera e un po' perché anche io la conoscevo più che altro dal punto di vista musicale, ed è stato bello poterla apprezzare in narrativa; credo inoltre che la tua concezione elegante della narrativa ti abbia portata a scrivere un gioiellino.
Ho molto apprezzato alcune finezze come il parallelismo tra la testa del morto, la luna e poi Turandot, il cambio di POV tra i tre ministri per poi passare a una chiusura esterna, la descrizione di Turandot accennata solo attraverso le parole della folla e dei tuoi personaggi.
Ho solo qualche piccolo appuntino: ho immaginato che il trio schiava-vecchio-pretendente fossero lo stesso vecchio con la schiava che inciampa nel trambusto della folla e poi viene soccorso dal figlio; poi mi sono chiesta se fosse davvero così o se si trattasse di due episodi slegati; è una cosa di pochissimo conto che però mi ha portata a tornare indietro sulla lettura per capire meglio.
Il cambio continuo di POV mi ha tecnicamente esaltata :) è giusto e coerente che dopo aver seguito i tre ministri il pov diventi esterno (anche perché loro fuggono), e sei anche riuscita a rendere questo passaggio molto morbido e naturale, però così facendo (e sicuramente anche per questioni di spazio) la tortura e la morte di Liu, il momento di più alta carica drammatica, passano molto in sordina. E' vero che Calvino tende sempre alla leggerezza, ma credo (per quel che ho capito io di Calvino) che lui avrebbe affrontato questo passaggio soffermandosi su alcuni particolari scelti, per raccontare poi l'insieme come un mosaico. Il finale, così gestito, sembra invece un po' affrettato, e non rende pienamente giustizia alla cura per i particolari che invece si rileva nei tre che lo precedono.
Per ciò che riguarda la calvinizzazione della storia, un po' mi accodo a Maurizio: non credo di avere le competenze adeguate per entrare troppo nel dettaglio :) però oltre all'appunto di cui sopra la narrazione da punti di vista secondari, il divagare del narratore in osservazioni personali che spesso vertono sulla poesia, il tono ironico in alcuni punti della narrazione me lo ricordano molto.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Mike009
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Re: L'imperatrice di ghiaccio

Messaggio#13 » venerdì 20 maggio 2016, 23:42

L'idea di prendere una storia già nota e concentarsi sullo stile è una scelta saggia da un lato, perchè limita le problematiche e ci fa concentrare su un solo aspetto, ma anche uno svantaggio dall'altro.
Sono fermamente convinto che, non lavorando sulla trama, lo stile dev'essere impeccabile. Qui la lettura è piacevole e scorrevole. Calvino, per quella che è la mia impressione, si vede solo a metà: nelle parti descrittive esce fuori piuttosto bene, sono i dialoghi però che non mi hanno convinto del tutto in un'ottica di simulazione di Calvino. Ho l'impressione che i dialoghi siano un gradino al di sotto delle parti descrittive.
Lo ammetto, mi sarebbe piaciuta una storia più originale, credo ne sarebbe uscita una storia più personle e con più mordente e non un lavoro da metà classifica ma piuttosto anonimo. Hai più volte dimostrato abilità e fantasia e non serviva che ti limitassi così.

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