Il segreto di nonna Berta

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AmbraStancampiano
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Il segreto di nonna Berta

Messaggio#1 » sabato 30 aprile 2016, 23:31

Il segreto di nonna Berta


Servo da tre lustri, insieme a mia moglie Ermengarda, il Marchese Arnaldo Ruggeri dell’Ingranaggio, con profondo rispetto per il suo stile di vita nobile e tradizionale.

Eravamo con lui quando, disgustato dai disdicevoli appetiti per la modernità della moglie, colpevole di aver proposto una scuola pubblica per l'educazione della Marchesina Petronilla, ci ordinò di fare i bagagli e, afferrata la manina dell'infante, partì alla volta della villa di campagna dei suoi avi.
Potrà sembrarvi un gesto estremo, e penserete che il mio padrone sia un uomo egoista e cocciuto che rifiuta di mostrare il mondo alla figlia per gelosia. Non posso darvi torto, ma guardare solo a questo lato del mio signore sarebbe come giudicare un'intera montagna dalle rocce alla sua base.
Il Marchese adora la sua bambina, e le ha regalato una vita sì isolata, ma piena d’agi e di affetto. Si è occupato lui stesso della sua istruzione, e le ha garantito la riservatezza e il divertimento della villa in cui hanno avuto corpo i suoi ricordi più gioiosi.
La marchesina è libera di correre per il parco alberato in sella al suo pony e di esplorare ogni ala della residenza, in cui tutto è rimasto gloriosamente immutato da più di cinque decadi.

La sua sala preferita è quella in cui fa bella mostra di sé nonna Berta, un gigantesco organo di Barberìa che il nonno del Marchese si fece spedire dal Far West, ignorando la sua provenienza francese.
Più alta del Marchese e tutta laccata di una vernice nera lucida che la sua vetustà non ha intaccato, nonna Berta era considerata alla stregua di un avo, ed era lo strumento preferito di Petronilla, che l’avviava quotidianamente caricando una grossa manovella in ottone accanto a un maestoso rullo chiodato, che azionava una vera e propria orchestra di martelletti e percussioni nascosta all’interno del cassone di risonanza.
La Marchesina adorava nonna Berta e il padre l'aveva lasciata crescere nella convinzione di essere l'unica in grado di suonarla.
In qualche modo, questo aveva contribuito a fare di nonna Berta l'unica amica di Petronilla, che passava ore a dialogare con lei, girando il rullo solo di mezzo o un quarto di giro, a seconda della risposta che immaginava.
Il Marchese era stato informato di questa stravaganza e aveva provato a rimediare con un’ancella. Per amore della figlia era passato sopra al suo disgusto i macchinari di quest'epoca corrotta, recandosi in paese per telefonare a un'agenzia.

La Marchesina, però, non era per niente interessata alle conversazioni frivole della compagna, e subire di continuo una seconda voce a cui non si è abituati può diventare una vera tortura.
Dopo una settimana Petronilla si era stancata, si era rinchiusa nella stanza della musica e aveva azionato nonna Berta a ripetizione, dichiarando che non avrebbe smesso finché la sgradita ospite non fosse andata via.
Ben presto fu palese che oltre l'ossessione per nonna Berta, la Marchesina non presentava altri squilibri; la faccenda fu perciò liquidata come una di quelle stranezze - parenti di certo del genio - così frequenti nell'albero genealogico da rappresentare la regola più che l'eccezione, e quindi lasciata cadere.

Quella sera ricorrevano i 10 anni da quando il marchese e la sua nobile prole avevano abbandonato la civiltà moderna. Erano le 7:00 in punto, mia moglie aveva suonato il campanello della cucina già da dieci minuti e il Marchese attendeva la figlia tamburellando con le dita sul lunghissimo tavolo di mogano che aveva visto cibarsi sei generazioni di Ruggeri Dell'Ingranaggio, sotto l'occhio severo di decine di antenati a guardia della sala dall'alto delle loro cornici. In un'altra ala della villa, Nonna Berta stava suonando.
Ultimamente la Marchesina era parecchio scontrosa e passava molto tempo a cavallo nel parco padronale, oppure sola con nonna Berta.
Ermengarda sosteneva che era un comportamento del tutto normale: le erano da poco cominciati i corsi, ma il mio signore non intendeva darla in sposa. L'affetto e la complicità tra padre e figlia si erano trasformati in astio e sospetto, e la Marchesina sfidava di continuo l'autorità del padre.

Uno scampanellìo, prolungato rispetto a quello che aveva invitato i signori al desco, irritò il Marchese, che interruppe il suo tamburellare per fissarmi con disappunto. Un secondo ricorso al campanello da parte del cuoco è una gravissima forma di scortesia.
Mi diressi trafelato verso la cucina, ma Ermengarda mi liquidò con un’alzata di spalle: lei non aveva suonato alcun campanello.
Proprio mentre stavo per replicare che le regali orecchie del Marchese non potevano essersi sbagliate venimmo colti da un altro trillo, più insistente, dall’ingresso.
Sobbalzai, mia moglie mi restituì uno sguardo basito: nessuno si avvicinava più alla proprietà da quando il padrone aveva comprato i cani per scacciare gli avvocati della consorte. Quei maledetti azzannavano qualsiasi cosa si muovesse, e più di una volta anche il mio sedere c’è andato di mezzo.

Mi avvicinai alla porta con un po’ di timore. Il Marchese, incuriosito, si sporse dalla sala degli antenati, in fondo al corridoio.
Lo spioncino mi restituì l’immagine di un giovane riccamente vestito:
- Chi è? - chiesi.
- Sono il Barone Commodore del Pixel, di una nobile e antica casata. Partecipavo a una battuta di caccia nei boschi vicini, ma ho perso la compagnia e temo di essermi smarrito. Mi gioverebbe ospitalità, e delle indicazioni.

Lo sconosciuto parlò senza mai prendere fiato, con una voce monocorde che non tradiva alcun accento.
Rivolsi uno sguardo interrogativo al Marchese, che dal fondo del corridoio fece un cenno d’assenso mentre rientrava nella sala degli antenati.
Nonna Berta era in silenzio ora, e mi parve di intravvedere una figura snella spiarmi in penombra dalla cima delle scale mentre accoglievo il nostro ospite.

Il Barone del Pixel stupì tutti con la profonda conoscenza dell’etichetta che traspariva da ogni sua parola. Nel muoversi era un po' rigido, e alcune sue movenze erano accompagnate da un sommesso ronzio, ma era così elegante e forbito nel parlare che non mi preoccupai di questa stranezza. Il Signore Iddio poi sa quanto io ormai sia abituato alle stranezze da non farci più caso!
L’inatteso ospite si presentò al Marchese come si conviene nelle corti, enumerando una sfilza di nobilissimi antenati, e poi si disse mortificato delle circostanze che lo portavano alla sua visita inattesa.
Il Marchese amava la vita nobiliare quanto detestava l'araldica. Non aveva una grande memoria per i nomi, motivo per cui non era mai riuscito a socializzare in città, e non gli parve di riconoscere i parenti del Barone del Pixel; ma quel giovane sembrava così sicuro del fatto suo che - mi confessò in seguito - non si era preoccupato di verificare.
Colpito dalla cortesia del giovane, lo invitò a sedere al tavolo e a unirsi alla famiglia per la cena. L'ospite accettò di buon grado.
A quel punto fece il suo ingresso la Marchesina, che si presentò al Barone con una civettuola reverenza e prese posto alla tavola, senza mai staccargli gli occhi di dosso.
Fortunatamente Ermengarda aveva tenuto le pietanze in caldo e la cena andò avanti all'insegna della convivialità.

Io stavo, come di consueto, ad osservare i commensali accanto alla porta, pronto a fare da coppiere all'occorrenza. Guardavo la Marchesina, rimuginando sul fatto che doveva apprendere comportamenti più convenienti a una fanciulla in età da marito: Petronilla fissava il nostro ospite con una malizia che tutto a un tratto si trasfigurò sul suo volto in una sincera sorpresa. Incuriosito, mi avvicinai a lei con la scusa di colmarle il bicchiere dell'acqua, mezzo vuoto, giusto in tempo per intuire un gesto complice tra i due.
Il piatto del Barone era vuoto.
Anche il mio signore aveva notato l'intesa, e mi fece un cenno perché portassi via l'ultima portata di dessert per passare ai liquori. Rivolse alla Marchesina uno sguardo eloquente: quando gli uomini bevono, le donne si ritirano. Petronilla fece una smorfia di dispetto, ma a quel punto il Barone declinò l'invito:
- La ringrazio, signor Marchese. Ma lei è stato fin troppo cortese con me e io mi sento in difetto, perché non sono stato completamente sincero con voi.
Il Marchese fissò l'ospite:
- Spiegatevi meglio.
- Mi trovavo in queste terre sì, per una battuta di caccia, ma sono in viaggio da molto tempo. La mia famiglia è quasi estinta, e sono alla ricerca dei miei antenati e di alcuni rami secondari della nostra genealogia.
Il Marchese espresse il suo apprezzamento per questa nobile causa.
- Stasera ho perso la mia compagnia perché sono stato attirato da una voce, da un suono che non avevo mai udito prima, ma che mi pare di conoscere da sempre. Appena sono stato accolto in questa villa, ho sentito un atmosfera simile a quella della mia casa, e ne sono rimasto commosso.

A me qualcosa in quel discorso non suonava; forse la voce atona con cui parlava della sua commozione?

- Quando sono arrivato qualcuno suonava uno strumento musicale. Posso chiedere il permesso di vederlo?
Petronilla scattò in piedi, emozionata:
- Ero io che suonavo nonna Berta!- Disse, e poi uscì dalla stanza, diretta alla sala della musica.
Il Marchese accordò all'ospite il permesso di seguirla e lo scortò.

I candelieri della Sala della Musica splendevano sulla vernice laccata della nonna Berta, che suonava maestosa in mezzo agli altri strumenti, muti di fronte a tale potenza.
La Marchesina girava orgogliosa la manovella, dandosi arie da soprano. Appena la vide, il Barone del Pixel si gettò in ginocchio.
Petronilla, trepidante, lasciò il rullo per avvicinarglisi ma questi, prima che lo raggiungesse, si voltò verso il Marchese:
- Mio signore, ciò che ho appena visto va ben al di là di ogni mia più rosea speranza. Io vi supplico di concedermi in sposa la mia cugina di ottavo grado Berta di Barberia, discendente come me dalla famiglia degli automi.

Il Barone del Pixel si frugò nelle tasche e ne estrasse un cofanetto di velluto che aprì davanti al Marchese, conteneva un bullone in oro massiccio.


Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#2 » domenica 1 maggio 2016, 17:43

COMMENTO

Come ho detto qualche tempo fa in un altro post, ho tentato un approccio molto istintivo alla trilogia degli antenati e ho frequentato molto poco il forum per evitare di influenzare ciò che Calvino mi stava comunicando a livello emotivo; ho cercato così di tirare le fila del discorso tematico della trilogia degli antenati, traendo le mie conclusioni e immaginando la mia personale risposta a Calvino attraverso un racconto.

Avevo letto il Barone Rampante, il sentiero dei nidi di ragno e il Visconte Dimezzato più di dieci anni fa, ma di Calvino ricordavo in particolare una delle Fiabe Italiane (Giovannin Senzapaura), che mi faceva ridere moltissimo quando ero bambina. Ho cercato di dare al racconto un risvolto divertente proprio per questo motivo, spero di esserci riuscita.
Rileggere la trilogia degli antenati è stato come ritrovarmi a chiacchierare con un vecchio amico che non sentivo da troppo tempo, e confesso di essermi presa una cotta per Cosimo Piovasco di Rondò. Il mio racconto è zeppo di citazioni del Barone Rampante, alcune studiate e altre inconsapevoli. Ho preso in prestito il personaggio secondario come narratore interno alla storia, che però nel mio caso è il maggiordomo del Marchese.

Con lo stile è stato strano: non sono sicura di essere riuscita a reinterpretarlo al meglio, ma ci ho provato e mi sono anche divertita. Frasi lunghe e strutture complesse al servizio di ritmi leggeri, parole in disuso ma belle belle belle, personaggi bizzarri, un'ambientazione fuori dal tempo e una possibile lettura in più livelli.

A voi giudicare se ce l'ho fatta :)

Ci tengo a postarvi il link al documentario che è stato la mia principale fonte d'ispirazione per la storia:
Prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=RTuuujbhdI4
Seconda parte: https://www.youtube.com/watch?v=UPLaw1RqQAg

Vi segnalo un refuso di cui mi sono accorta:
Per amore della figlia era passato sopra al suo disgusto i macchinari di quest'epoca corrotta, recandosi in paese per telefonare a un'agenzia.


Titivillus (per far riferimento al bel racconto di Sara Tirabassi in concorso per la All Star Edition) ha rubato un "per" subito prima de "i macchinari". Chissà se poi se l'è anche mangiato e che gusto ha. :)
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Jacopo Berti
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#3 » martedì 3 maggio 2016, 20:58

Ciao Ambra, piacere di leggerti.
Il tuo è un racconto surreale, vicino al fantastico ottocentesco, con una sfumatura di quel "perturbante" (unheimlich) in stile Hoffmann/L'uomo della sabbia. Ma sei riuscita a dargli, quanto al contenuto, quella leggerezza, quel modo d'essere scanzonato, che è tipico di Calvino. La lettura è piacevole, con solo alcuni tratti faticosi, ma l'impressione complessiva, per quanto positiva, è che il racconto manchi di coesione. Il tema sembra cambiare tra la prima e la seconda parte: all'inizio si parla del rapporto tra la Marchesina e Nonna Berta, ma poi questo rapporto non porta a nulla, il centro della storia cambia e il Barone del Pixel diventa protagonista. Forse mi sono perso qualcosa, perché il finale mi diverte, ma non soddisfa la mia curiosità sul "segreto di nonna Berta", che immaginavo fosse qualcosa tra l'organo e la ragazzina.

Lo stile mi sembra altalenante. In alcuni casi mi sembra una buona imitazione di Calvino o perlomeno una rielaborazione verosimile. Il passo più convincente mi pare quello che va da: "La sua sala preferita è quella in cui fa bella mostra di sé nonna Berta..." a "...girando il rullo solo di mezzo o un quarto di giro, a seconda della risposta che immaginava". Precisione descrittiva, ricchezza di termini appropriati, atmosfera da "realismo magico", che suggerisce che qualcosa di fuori dall'ordinario s'insinuerà nella quotidianità della dimora del marchese.
In altri casi mi pare poco centrato: è il caso del paragrafo dopo l'incipit: da "Potrà sembrarvi" a "cinque decadi". E' vero che in Calvino il narratore interpella il lettore, ma questo passo mi pare distante dallo stile calviniano. Qui c'è anche un susseguirsi dei tempi poco convincente.

Per ora ti dico che secondo me sta tra il discreto e il buono, però lo rileggerò ancora una volta, perché è l'unico racconto fino ad ora che non ho trovato agevole valutare.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#4 » giovedì 5 maggio 2016, 21:56

Ciao Jacopo,
finalmente ho un po' di tempo per rispondere al tuo ottimo commento, scusa per l'attesa ^_^

Credo che la tua interpretazione sia un po' fuori fuoco: il centro del racconto non è infatti il rapporto della Marchesina con la nonna Berta, ma il rapporto di ognuno dei personaggi (maggiordomo e cuoca a parte) coi propri antenati; ci tengo a precisarlo perché è proprio in questo senso che ho costruito la mia risposta a Calvino.
Il Marchese, inorridito dalla vita moderna, si rifugia nella sua villa per riavvicinarsi agli antenati e proteggere la figlia dal mondo, lasciandola crescere nella convinzione di essere unica, mentre la figlia crescendo sviluppa un rapporto problematico col padre, suo unico antenato in vita, perché si rifiuta di lasciarla libera di crescere e andare avanti con la sua vita, e una sorta di amicizia con la nonna Berta, considerata alla stregua di un antenato ma tristemente impossibilitata ad esprimersi, se non attraverso il suo rullo.
Il Barone del Pixel non diventa protagonista, ma cambia per sempre la visione dei protagonisti: come il Marchese è alla disperata ricerca delle sue radici, ma invece di isolarsi dal mondo lo esplora, viaggia, e così facendo arriva a nonna Berta, che chiede in sposa.
In questo modo, smentisce le tesi vitali di entrambi i Ruggeri dell'Ingranaggio: per trovare le proprie radici bisogna aprirsi al mondo, e perfino un oggetto apparentemente inanimato è più interessante di una ragazza montata.

Il segreto di nonna Berta consiste perciò nella sua VERA natura di antenato, sebbene meccanico.

Ho anche tentato di inserire una piccola interpretazione in linea con quella sui generi letterari: secondo me infatti la fantascienza robotica rischia di fare la stessa fine dell'epica cavalleresca e del romanzo cortese (a cui ho tentato un piccolo richiamo, con l'idea della principessa prigioniera nel castello). Chiaramente la mia è un'opinione del tutto personale! :)

Per ciò che riguarda lo stile, come scrivevo nel mio commento, ci ho provato. Calvino è Calvino, sono contenta che un purista come te ritenga che a volte ci sono arrivata vicino :)
Chiedo perdono per la consecutio temporum fallace della frase che segnali (in cui tentavo di imitare Calvino nel suo interpellare il lettore anticipando il suo pensiero, ma che purtroppo suona più come un Manzoni ubriaco di vino scarso)
temo di aver riscritto quella frase una decina di volte e tra tagli e ansia da ultimo momento (lo confesso, sono Minuti Contati addicted e ho cominciato a scrivere solo qualche ora prima della scadenza del tempo) è venuta davvero male.

Spero di aver chiarito le tue perplessità :)
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Jacopo Berti
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#5 » giovedì 5 maggio 2016, 22:10

Grazie della risposta, molto esaustiva :)
Il tema per come lo descrivi tu - la ricerca dei propri antenati, di diverso tipo e natura - mi sarebbe piaciuto molto, a individuarlo subito. Ovviamente ora che me l'hai detto vedo che c'è, ma credo che tu non sia riuscita (almeno per quel che riguarda me come lettore) a farlo emergere da sé.
Il rapporto tra fantascienza (robotica e hard sf in generale) e poema epico cavalleresco è un classico delle prime interpretazioni critiche di questo genere letterario. La presentazione di Sergio Solmi a "Le meraviglie del possibile" è esplicita in questo senso: si parla lì di "fantascienza ariostesca", e non a torto. (Te lo consiglio: fa sempre piacere trovare qualche esperto che conferma idee a cui si era arrivati da soli!)
Buon proseguimento di Camaleonte ;)
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Andrea Dessardo
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#6 » sabato 7 maggio 2016, 12:15

Cara Ambra,
ci sono nel tuo testo chiari riferimenti a temi cari a Calvino e qualche passaggio che ne riflette lo stile. Leggo nei commenti precedenti che il centro del tuo racconto voleva essere il rapporto con gli antenati: mi spiace, ma non è un contenuto che emerge immediatamente. Anch'io, come Jacopo, sono stato indotto a cercare il “segreto” di cui nel titolo nella relazione tra l'organo e la marchesina Petronilla: è quanto lasci intendere nel terzo (e anche nel quarto e nel quinto) paragrafo, forse il migliore del racconto, delicato, preciso, pulito. Dopo di che, introducendo il barone Commodore, la storia svia su tutt'altro binario. Mi è piaciuta anche la descrizione di Commodore e pure il finale. Resta però una domanda: ma qual è 'sto segreto? E poi, il barone aveva deciso di chiedere in sposa nonna Berta prima ancora di sentirne la voce e di vederla? C'è inoltre troppo squilibrio tra Commodore, che è un personaggio antropomorfo, e nonna Berta, che è invece un pezzo di mobilio; l'attributo di “nonna” fa pensare a qualcosa di antico, mentre ce la rappresenti come in età da marito, coetanea di un computer. Purtroppo, benché ci siano delle trovate assai carine, il racconto non mi convince appieno. Anche l'adesione a Calvino è piuttosto rapsodica.
Ultimi appunti: “decade” in italiano è un periodo di dieci giorni, non di dieci anni; il termine “sfilza” mi sembra poco appropriato per il contesto.

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#7 » sabato 7 maggio 2016, 19:42

Caro Andrea,
il tuo commento mi lascia un po' perplessa, perché fa già riferimento a un mio precedente commento che però a quanto pare non hai letto fino in fondo, altrimenti non mi chiederesti quale sia il segreto di Nonna Berta; se è così, ti prego di andare a rileggere, se invece non è così l'unica cosa che mi viene da pensare è che il tuo intento sia polemico e abbastanza fuori luogo.

Noto un calo di attenzione anche sul finale del mio racconto, altrimenti sapresti che il Barone del Pixel chiede Nonna Berta in sposa al barone proprio appena la Marchesina smette di suonarla; in generale, comunque, mi sembra che discorsi e appunti su età e antropomorfismo degli automi e quindi sulla loro possibilità di convolare a nozze abbiano la stessa levatura di quelli sul sesso degli angeli, e in particolare il fatto che l'appellativo "nonna" faccia pensare a qualcosa di antico e che quindi l'organo non sia in età da marito, è un appunto che ha lo stesso valore di un quintale di solfuro di ferro depositato in banca.

Ti ringrazio molto della (mancata?) attenzione.

P.S.
Da vocabolario Treccani:
dècade s. f. [dal lat. tardo decas -ădis, gr. δεκάς -άδος]. –
1. Complesso di dieci cose (v. anche deca), raram. di dieci persone. In partic.:
a. In elettrotecnica e in elettronica, d. di resistori, di condensatori, insieme di dieci resistori o condensatori identici, specialmente usato per realizzare cassette di resistenza o di capacità.
b. Nella tecnica dei computer, gruppo di dieci posizioni di memorie.

2.a. Spazio di dieci giorni nel calendario ateniese e in quello della rivoluzione francese (dove sostituì la settimana; i singoli giorni furono denominati primodì, duodì, ... decadì).
b. Periodo di dieci giorni in genere (soprattutto come suddivisione approssimativa di un mese): nella prima d. di marzo; nella seconda d. di settembre.
c. estens. La paga corrisposta ogni dieci giorni ai soldati (o anche, nell’uso teatrale, agli attori scritturati): pagare, riscuotere la decade.
d. non com. Spazio di dieci anni, decennio: nell’ultima d. del secolo scorso.

Non dico che sia d'obbligo, ma, per riprendere parole tue, fare delle correzioni senza controllare che siano corrette mi sembra poco appropriato per il contesto.

Alla prossima!
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Andrea Dessardo
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#8 » sabato 7 maggio 2016, 20:34

Permalosetta, eh?

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#9 » sabato 7 maggio 2016, 20:36

No, ma un commento o è utile, costruttivo ed esatto oppure è come il tuo.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Angela
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#10 » domenica 8 maggio 2016, 9:55

Non avendo letto il libro che ti ha ispirato il racconto (trilogia degli antenati), trovo difficile commentare il tuo brano, almeno per quanto riguarda l’aderenza a Calvino. Alla luce delle poche letture, posso dire che è senz’altro inquadrato nel periodo storico, che hai usato un linguaggio consono e adatto all’epoca, che hai rispettato alcuni parametri cari a Calvino. Purtroppo, non sono in grado di fare un’analisi critica approfondita e me ne scuso.

Pochi appunti:
recandosi in paese per telefonare a un'agenzia (il termine “agenzia” mi sembra poco calviniano).
le erano da poco cominciati i corsi (qui avrei preferito un’espressione differente)
si era stancata, si era rinchiusa (ripetizione)

Per quanto riguarda la trama, leggendo i vari commenti, non era chiaro neppure a me che il Marchese fosse alla ricerca dei propri antenati. Manca un accenno chiaro e diretto che renda questo passaggio immediatamente fruibile al lettore, perché è un informazione importante che inquadra meglio il personaggio principale. Invece la figlia è tratteggiata molto bene, così come il Barone di Pixel, che per inciso mi è piaciuto davvero tanto.
Calvino amava rappresentare il fantastico, usare la fantasia per rappresentare la realtà e penso che da questo punto di vista tu abbia centrato il suo pensiero e i suoi obiettivi. Particolare e indimenticabile la figura di nonna Berta che è l’unica a coronare un sogno, mentre tutti gli altri personaggi, pur non essendo meccanici, restano statici nella loro insoddisfazione.
Ho amato di più la seconda parte, più che altro perché la prima l’ho trovata lenta. Ben scritta, ma non così interessante come quella che segue l’arrivo del prodigioso Barone. Da quel momento in poi il racconto prende il volo e culmina nel finale che mi piace molto, però ho trovato accelerato.
Penso che questa sia in definitiva l’unica critica da fare al tuo testo: avrei alleggerito senz’altro la prima parte a vantaggio della seconda. A parte questa riflessione, il tuo è un ottimo lavoro, curato e senza sbavature. Il pregio è quello a cui ho accennato prima: hai costruito un personaggio unico, originale che funge da calamita per i lettori. Parlo di nonna Berta, naturalmente e anche un po’ del suo stravagante futuro consorte.
Brava.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#11 » martedì 10 maggio 2016, 20:35

Ciao
Abbiamo (io e Alberto) visto che ci sono alcuni problemi con i commenti.
Abbiamo creato un post dove chiediamo scusa per la situazione e spieghiamo perché è successo... e come porvi rimedio.
Per quanto riguarda i commenti e la classifica, da ora in poi vi preghiamo, per chi ancora non lo ha fatto, di attenervi ad una valutazione di merito e non di stile perché questo sta creando problemi di convivenza.

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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#12 » sabato 14 maggio 2016, 16:50

Ciao Ambra,
ti scoccerà, immagino, ma riguardo al tema del tuo racconto mi devo accodare a chi mi ha preceduto, perché non mi è stato chiaro fino a quando non ho letto il tuo commento al riguardo.
La storia, invece, mi è piaciuta, la trovo ben scritta, tutto l'impianto surreale mi sembra anche adeguato ad alcune scelte narrative di Calvino, nonostante lo stile, a mio avviso, lo richiami solo a tratti. Mi piace molto, invece, che tra i personaggi spicchi nonna Berta che non è un essere umano ma un semplice organo. I personaggi mi sembrano ben tratteggiati, in particolare la ragazza e pixel.
Il finale mi ha lasciato come un retrogusto di cyberpunk che, pur non essendo un amante del genere, ho gradito molto.
A rileggerci.

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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#13 » domenica 15 maggio 2016, 21:59

La storia la trovo incredibilmente adatta da calvinizzare, forse tra le più adatte di quelle che ho letto. La protagonista, le piccole stranezze di carattere e comportamento che vengono col tempo accettate come una quasi normalità mentre tutt'attorno la vita procede normalmente. Riprendi molto bene l'atteggiamento generale verso la stranezza che si trova negli Antenati.
Lo stile funziona bene, ma mi sembra crollare di colpo da "Mi avvicinai alla porta con un po’ di timore", le frasi iniziano a diventare più articolate ed è come se fossi entrata nel vivo della storia, iniziando a badare più a quello che volevi raccontare che alla forma (non che sia male badare a quel che si racconta, eh).
Lo spostamento dell'attenzione da Petronilla al Barone non mi disturba, Calvino mi sembra essere molto libero sullo spaziare e "inquadrare" personaggi qua e là dove gli fà più comodo per seguire l'azione, con un narratore che decide a suo piacimento quanto mostrare di sé e quando nascondersi fuori scena, quindi non mi aspettavo un punto di vista unico e fisso. Volevi arrivare alle vicende familiari del Barone, quindi era sensato che passassi a seguire lui.
Il finale, anche se forse vagamente introdotto dai ronzii del visitatore, per me è stato una sorpresa, ma ammetto che non mi soddisfa davvero. Avrei voluto un segreto per nonna Berta, un "vero segreto" che magari coinvolgesse la bambina direttamente e non solo sulla sua origine. Mi sento un po' truffato per questo :)

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#14 » lunedì 16 maggio 2016, 20:39

Ciao a tutti, e grazie per i commenti; mi saranno preziosissimi per rimaneggiare il mio racconto, appena ne avrò il tempo. Non voglio lasciare andare questa storia (probabilmente questo stile sì), ma sono assolutamente cosciente che non è uno dei miei lavori migliori, anzi! :)
Sicuramente cambierò il titolo, su cui a quanto pare non ho riflettuto quanto avrei dovuto! Mi farebbe piacere che qualcuno di voi mi faccia da eventuale beta reader, ma ve lo chiederò a tempo debito :)

@Fernando, il tuo commento non mi scoccia affatto. Intanto non ci vedo niente di negativo, in più non sono solita arrabbiarmi per commenti non positivi; se stavolta è accaduto è perché il commento che non ho gradito era visibilmente polemico, dimostrava che chi lo ha scritto non è neanche arrivato alla fine del racconto e conteneva delle correzioni grammaticali sbagliate. Ritengo in generale che sia diritto di ognuno rispondere a tono quando si riceve un commento del genere, senza dover per questo diventare "sgradevole" agli occhi degli altri utenti.
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#15 » lunedì 16 maggio 2016, 21:00

Ciao Ambra,

ti faccio subito i complimenti, perche' secondo me hai scritto davvero una bella storia.
La trovo nelle corde con le classiche trame calviniane della trilogia degli Antenati. Come spesso faceva Calvino, per costruire i suoi lavori, hai usato molta immaginazione e fantasia mescolando, in modo equilibrato, realta' e finzione, tanto da rendere la vicenda surreale e divertente.
Sullo stile non ho grossi appunti da farti, mi sembra infatti che tutto scorra piuttosto liscio.
Personalmente mi sono piaciuti molto i personaggi che, come hai sottolineato nel commento sotto il racconto, sono assolutamente bizzarri e fuori dal comune. Il fatto che il Barone del Pixel poi preferisca un essere inanimato piuttosto di una ragazza montata e' una chicca, e non puo' che renderlo simpatico e interessante.
Anche tu hai usato come voce narrante un personaggio interno alla storia, ma non il protagonista. Una scelta azzeccata, che ha reso il racconto piu' avvincente, caricandolo di un'atmosfera un po' fuori dal tempo.
Un'ottima prova, brava.

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Peter7413
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#16 » mercoledì 18 maggio 2016, 15:35

Un racconto da fare leggere a Tonani, sono sicuro che potrebbe apprezzarlo, e molto. Trovo geniale il tuo incedere che obbliga il lettore a cambiare spesso il centro della propria attenzione: sembra quasi un racconto a staffetta con personaggi che ti portano fino a un certo punto e poi si passano il testimone. Inutile quindi che ti sottolinei come, a mio parere, la struttura sia davvero ben congegnata. Bene anche per le tematiche di Calvino, mi ci sono ritrovato e le sensazioni che mi sono arrivate sono molto simili.
Pensando a migliorarlo, vedrei bene qualche linea di dialogo in più, ovviamente sparsa, nella prima parte: aiuterebbe a sciogliere la lettura, anche considerato che, data la lunga premessa, il racconto ingrana lentamente. Credo che potresti lavorare di più anche sul personaggio della Marchesina, mi sembra sia quello che tratteggi più a fatica, ma forse è solo una mia sensazione.
E fin qui siamo a un primo livello, quello che mi ha trasmesso alla prima lettura. Eh sì, perché per arrivare al tema la si deve riaffrontare, ma non è un male, anzi una ricchezza: vuol dire che ci hai lavorato e bene.
Da oliare meglio solo qua e là, un racconto che mi è piaciuto molto.

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Mike009
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#17 » venerdì 20 maggio 2016, 23:42

Vedo botte e risposte piuttosto aspre nei commenti, si è un po' perso il senso della misura mi sa.
Il racconto mi è piaciuto, la lettura è piacevole e, arrivato a 3/4 della storia, volevo vedere dove andava a parare, e questo è molto importante per me. Il finale è azzeccato e divertente.
Ammetto di non avere colto il "vero senso" del racconto che dici essere il rapporto con gli antenati, non mi pare per niente palese nella storia, ma, devo dire, non mi ero manco posto il problema durante la lettura.
Riguardo all'imitare Calvino, mi sembra che per tematiche, personaggi e quello che si legge fra le righe ci siamo, un po' meno per la forma e la scrittura, dove altri autori in questo contest ci sono riusciti meglio.

Zebratigrata
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#18 » venerdì 20 maggio 2016, 23:51

Ciao Ambra,

mi piace molto la resa complessiva del tuo racconto, e anche la ‘grazia’ con cui riesci a infilare in un’atmosfera antica un computer (o un robot?) e un’adolescente che si scontra con la famiglia e passa i pomeriggi in camera con la radio l’organo ad alto volume :-D

Non saprei dire per le fiabe, ma rispetto agli antenati la narrazione stacca un po’ perché il tuo narratore suona più ‘pomposo’ e sostenuto, anche se non è nobile parla un po’ come se lo fosse. Forse quella più vicina è quella del cavaliere inesistente, che comunque è quasi sempre esterna. Nel Barone e nel Visconte invece il racconto è raccontato ‘dal basso’ e le frasi sanno più di parlato. Forse anche il fatto che spesso la voce sia quella di ragazzi o bambini rende il linguaggio necessariamente diverso da quello che hai scelto tu. (Nel caso tu abbia visto Downton Abbey: il tuo maggiordomo mi ha ricordato molto Carson: l’origine ‘umile’ c’è, ma non si deve vedere ;-P.)

Mi stupisce quello che dici nel commento, che hai ricercato frasi lunghe e complesse. Io ho avuto esattamente l’impressione contraria, che le frasi di Calvino fossero invece brevi e seppur strutturate non molto complesse. Infatti due o tre frasi del tuo racconto, ricche di incidentali e subordinate, stonano un po’ in questo senso. Immagino dipenda anche dai propri punti di riferimento. Nel Barone ad esempio le frasi sono sicuramente più strutturate che nel Visconte e nel Cavaliere, almeno mi pare.

Il lessico è coerente e regge bene, anche se non ci ritrovo quelle parole inusuali, o usate in modo particolare, che ho trovato in Calvino e ne sento un po’ la mancanza. Sei riuscita però a non esagerare le espressioni ‘astruse’, tentazione in cui siamo caduti in molti: le espressioni che non mi convincono e mi paiono artefatte sono giusto un paio, “colmarle il bicchiere” e “mi gioverebbe ospitalità”.

Quanto al contenuto, ci sono alcuni dettagli che fanno sorridere, ma l’unico ‘esplicito’ che non richiede un lavoro al lettore e gli serve il buffo sul piatto è quello del cane che morde il sedere, mi pare. In Calvino diverse volte mi sono soffermata a sorridere perché in tantissime scene descritte ci trovavo sempre quel dettaglio buffo, comico, farsesco: persino nell’inizio del Visconte, che è tutto guerra e sangue e turchi, ed è a suo modo un pezzo di critica molto forte. E sono giunta alla conclusione che questi angoli di comicità sono parte del suo stile. Forse sono anche uno dei motivi per cui gli antenati si fanno leggere ai ragazzi, perché hanno tutti questi momenti che sono divertenti nel modo più autentico e infantile, come il Giornalino di Gianburrasca. Perciò secondo me avresti dovuto osare di più in questo senso. In fondo anche tu dici che la fiaba che ricordi ti faceva ridere tantissimo :-)

A parte la questione stile, il racconto mi è piaciuto molto!
E sono sicura che Titivillus quel per l’ha sbafato di gusto :-D

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AmbraStancampiano
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Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#19 » sabato 21 maggio 2016, 0:03

Sara, hai beccato proprio la mia fonte d'ispirazione per il POV ;) grande!
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

Zebratigrata
Messaggi: 308

Re: Il segreto di nonna Berta

Messaggio#20 » sabato 21 maggio 2016, 12:45

AmbraStancampiano ha scritto:Sara, hai beccato proprio la mia fonte d'ispirazione per il POV ;) grande!


Ma complimenti a te per la resa allora!! :-D

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