CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

La Special di Marzo, tutta incentrata sul numero 7
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maria rosaria
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CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#1 » lunedì 7 marzo 2016, 22:51

CHILI DI TROPPO (Avarizia)
di M.R. Del Ciello

Stava ingrassando. Non c’era ombra di dubbio. La bilancia non mentiva.
Salì, ottanta chili, scese, risalì. Sempre ottanta chili.
La dieta che aveva iniziato non sembrava sortire alcun effetto. Be’, si disse, troppo poco tempo per vedere dei risultati.
Si rivestì in fretta, anche perché faceva un dannato freddo quella mattina. Ingurgitò un caffè amaro, scese in garage, entrò in auto, mise in moto e mentre si avviava nel traffico che l’avrebbe condotto al lavoro sintonizzò l’autoradio sul suo canale preferito, Radio Onda Immensa. Avevano una programmazione musicale interessante: rock, pop, i vecchi cantautori italiani. E poi c’erano quelle trasmissioni nel pomeriggio, quando rientrava a casa, senza impegno, con un comico di cui non ricordava il nome ma che lo faceva morire dal ridere. Lo rilassava, ecco. E questo gli piaceva.
Al lavoro la solita orda di colleghi rumorosi lo stavano aspettando e gli avrebbero fatto notare che era in ritardo. Ma lui se ne fregava. In fondo era il più alto in grado e se lo poteva permettere. Odiava scapicollarsi la mattina per arrivare in orario. Se la prendeva con calma, tanto mica era un chirurgo che faceva operazioni a cuore aperto. E chi aveva bisogno poteva benissimo aspettare.
Era fiero del ruolo che si era guadagnato. Doveva ringraziare la sua obbedienza al volere dei capi. Mai un’alzata di capo, mai una protesta. Meglio tenerle per sé certe idee e certe convinzioni. Meglio non spendersi troppo. Che andassero gli altri in prima linea a sfracassarsi i coglioni e la testa. Lui ci teneva alla sua tranquillità.

- Ehi, Giorgio! Vieni a prendere un caffè? – ecco Antonio con quel solito invito.
Giorgio mise una mano in tasca e ne tirò fuori quattro monetine da dieci centesimi.
- Sì, ci verrei pure ma non ho da offrire…
Antonio lo guardò, stette qualche secondo in silenzio, poi: - E chi t’ha chiesto di offrire? Allora vieni?
Giorgio lo seguì, prese un caffè macchiato al cacao e siccome Antonio cominciò a discutere delle partite di calcio della domenica precedente, lui preferì tirarsi fuori da quella animata discussione e trovò una scusa per risalire in ufficio.
Sedette alla scrivania e accese il PC. Aveva una relazione da preparare per il Direttore Generale e non sapeva da che parte cominciare. Esitò un attimo. Aveva il terrore di sbagliare, di esporsi troppo per difendere il suo staff. Poi realizzò che la signorina Eva fosse l’unica in grado di parargli il culo. Lei sola sarebbe stata in grado di aiutarlo e in più se la sarebbe cavata benissimo da sola.
- Signorina Eva? Può venire un attimo? – disse affacciandosi dalla porta della sua stanza che comunicava con una stanza più grande in cui “convivevano” quattro impiegati.
- Certo direttore.
La signorina Eva era una personcina educata e a modo, in realtà era anche laureata ma nessuno la chiamava dottoressa, men che meno Giorgio che non se ne ricordava mai e poi tanto lei non ci badava. Era abile con la penna e con le parole e ci sapeva fare con il computer, perciò Giorgio approfittava spesso di lei, soprattutto per risolvere le rogne.
Quel giorno c’era una rogna.
- Signorina si sieda. – Eva sedette. – In confidenza abbiamo un problema. Il Direttore Generale vuole una relazione sulle performance della nostra divisione ma quest’anno io non ho potuto formulare degli obiettivi misurabili e coerenti con le nostre risorse, perciò…
- Perciò?
- Perciò dobbiamo accroccare qualcosa che giustifichi questi nostri scarsi risultati, signorina, giustificandoci ma non troppo, non so se mi sono spiegato.
- Si è spiegato benissimo.

Eva tornò alla sua scrivania, aprì le sue cartelle Windows e cominciò a consultare file excel dove c’erano riportate le tabelle con i dati dell’ultimo anno, poi prese il documento contenente la relazione dell’anno precedente e lo salvò con la data attuale.
Cominciò a scrivere.

Giorgio nel frattempo iniziò a navigare tra siti di diete ipocaloriche, cercandone una che si confacesse al suo tipo di vita (sedentaria) e alle sue abitudini alimentari.

Un paio di giorni dopo, la relazione era pronta, con tanto di tabelle, dati, comparazioni con l’anno precedente e considerazioni finali.
Giorgio la lesse in fretta, si fidava della signorina Eva e non aveva bisogno di stare a controllare parola per parola.
Si fece inoltrare il documento per posta elettronica, compose una mail per il Direttore Generale, vi allegò il documento e schiacciò il tasto invio.

- Signorina Eva, posso offrirle un caffè? – chiese subito dopo.
- Volentieri – rispose la donna.
Mentre scendevano le scale per andare alla macchinetta del caffè, Giorgio rovistò nelle tasche.
- Signorina, mi deve scusare ma non ho abbastanza monete. Mi sa che dobbiamo fare ognuno per sé.
- Non c’è problema, dottore. – rispose la signorina. – Anzi, glielo offro io il caffè.
- Grazie signorina, ma non deve.
- Non si preoccupi.

Giorgio continuava a ingrassare, nonostante l’ultima dieta iniziata fosse veramente da incubo.
Niente olio, niente zuccheri, semplici o complessi, solo proteine, verdure lesse e acqua, tanta acqua.
Eppure il peso aumentava. Quella mattina la bilancia segnava addirittura ottantacinque chili.
Si sentiva come pieno non si sa di cosa, come se stesse trattenendo dentro di sé calorie non provenienti dal cibo.
Lievitava. E non era un fatto alimentare. Forse era colpa del lavoro, pensò. Troppa ansia, troppe responsabilità.
La collega vegana gli spiegò che era un fatto psicosomatico, ma Giorgio non era riuscito a comprendere bene.
- E’ come se tu trattenessi le tue emozioni, le tue sensazioni, e questo ti fa gonfiare. Prova a esprimerti, una volta tanto, a tirare fuori la tua personalità. Incazzati, Cristo! – gli aveva detto un giorno, e lui si era offeso a morte.
Ma chi si credeva di essere, quella lì? Di certo non gli avrebbe più confidato un suo pensiero.

Fu quando arrivò la telefonata del Direttore Generale che Giorgio realizzò che qualcosa non aveva funzionato nella relazione della signorina Eva.
- Si può sapere, dottor Rossi, che cavolo combinate nella vostra divisione?
Il Direttore Generale aveva un tono aggressivo e Giorgio riuscì a rispondere solo a monosillabi.
- La signorina Eva, è lei che ha redatto la relazione, Direttore.
- E allora vi voglio entrambi nel mio ufficio, tra mezz’ora. E con delle spiegazioni valide.
Giorgio si asciugò la fronte, imperlata di sudore.
- Signorina Eva! – gridò, senza neanche alzarsi dalla scrivania.
Ma la signorina Eva era in ferie, una settimana sulla neve.
Questa volta Giorgio avrebbe dovuto cavarsela da solo.


Maria Rosaria

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AmbraStancampiano
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#2 » mercoledì 9 marzo 2016, 17:59

Ciao Maria Rosaria,
Ho trovato il tuo racconto molto interessante e sono rimasta molto affascinata da quest'uomo così avaro di sé da implodere, gonfiarsi e prendere peso. Bello davvero. Mi piacciono molto le riflessioni che fai sul corpo, il peso e il rapporto col cibo.
Racconti la storia con una voce molto credibile, il narratore però è esterno; ciò mi ha perplesso un po', perché un narratore così vicino da sembrare appollaiato sulla spalla del tuo protagonista, esterno però alla vicenda, in alcuni punti diventa un po' macchinoso e rallenta il testo. Ti faccio un esempio:
La dieta che aveva iniziato non sembrava sortire alcun effetto. Be’, si disse, troppo poco tempo per vedere dei risultati. Si rivestì in fretta, anche perché faceva un dannato freddo quella mattina. Ingurgitò un caffè amaro, scese in garage, entrò in auto, mise in moto e mentre si avviava nel traffico che l’avrebbe condotto al lavoro sintonizzò l’autoradio sul suo canale preferito, Radio Onda Immensa. Avevano una programmazione musicale interessante: rock, pop, i vecchi cantautori italiani. E poi c’erano quelle trasmissioni nel pomeriggio, quando rientrava a casa, senza impegno, con un comico di cui non ricordava il nome ma che lo faceva morire dal ridere. Lo rilassava, ecco. E questo gli piaceva.

In questo passaggio tu mischi le azioni e i pensieri del protagonista, mantenendo un punto di vista esterno. In questo modo rallenti un po' la lettura, non perché non si capisca ma perché il processo di comprensione è meno immediato rispetto a quello che potresti ottenere usando un narratore interno.
E' solo un'idea, ma potresti provare a riscrivere il racconto in prima persona. Secondo me otterresti un testo più incisivo e avresti l'occasione di spaziare nei pensieri e nelle emozioni di questo protagonista così complesso e interessante :)
Per ciò che riguarda "mors tua vita mea" invece, immagino che si tratti della signorina Eva; su questo sono un po' perplessa: lei scrive una relazione falsa apposta per farlo licenziare oppure sbaglia inconsapevolmente? Mi è rimasto un po' il dubbio, non guasterebbe una caratterizzazione un po' più accurata del suo personaggio, visto che cambierà il destino del protagonista.
A rileggerci!
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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Vastatio
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#3 » mercoledì 9 marzo 2016, 21:53

Ciao,

Cominciamo dalla novità del doppio tema:
-avarizia: c'è. Nulla di veramente forte, ma un "di più" per caratterizzare il protagonista.
-Mors Tua: ci siamo è il modus vivendi del protagonista.
I temi ci sono, ma la storia in sé mi ha coinvolto poco, forse perché troppo calata nella macchietta classica del dirigente incapace che scarita sempre tutto sugli altri.
L'idea "diversa" ce l'hai (l'aumento di peso psicosomatico), ma si perde nel resto, mentre avresti povuto dare maggior risalto (magari cambiando il peccato "cardine")
L'epilogo è in linea col resto: senza colore.

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maria rosaria
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#4 » giovedì 10 marzo 2016, 8:45

@Ambra: grazie delle osservazioni sulla tecnica. Ci rifletterò e seguirò il tuo consiglio provando a riscrivere tutto in prima persona.
@Vastatio: son contenta che peccato e tema tu li abbia riscontrati. Sulla mancanza di colore un po' meno. Accidenti a te! ;-)
Maria Rosaria

Andrea Dessardo
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#5 » venerdì 11 marzo 2016, 0:53

Il quadro è ben descritto e la storia si lascia leggere con facilità. I due temi però restano sostanzialmente estranei al tema del racconto: il vizio della gola è semplicemente una caratteristica appiccicata addosso al protagonista, ma che in nessun modo influisce sullo svolgersi degli eventi: Giorgio è goloso così come potrebbe avere gli occhi azzurri. E anche il mors tua vita mea, mi spiace, non lo colgo: la signorina Eva non trae infatti alcun vantaggio dall'aver messo nei guai Giorgio. Il testo dunque, nel complesso, manca d'anima e risulta, seppure gradevole, piuttosto piatto.

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maria rosaria
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#6 » venerdì 11 marzo 2016, 9:58

Ciao Andrea.
Il peccato nel mio racconto non è la gola, bensì l'avarizia.
Certo, con il titolo che ho dato era facile confondersi.
:-)
Maria Rosaria

Andrea Dessardo
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#7 » venerdì 11 marzo 2016, 12:36

Oops! Scusami tantissimo! Avevi sbagliato tu e ho sbagliato anch'io... Incredibile!

Fernando Nappo
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#8 » venerdì 11 marzo 2016, 15:38

Ciao Maria Rosaria,
il tema della guest non mi sembra un centro pieno: passare la patata bollente della relazione alla sig.na Eva, più che altro raffigura un tentativo - come dici tu stessa nel racconto - di pararsi il culo, tanto più che Giorgio, in qualità di responsabile (par di capire), deve comunque rispondere dell'operato dei suoi sottoposti. Se invece è la signorina Eva a cercare di far fuori il capo falsando la relazione, mi spiace ma non sono riuscito a coglierlo.
Il tema autoimposto, invece, è ben chiaro, anche se l'esempio che usi è più che altro una caratterizzazione del personaggio e non mi pare abbia una qualche implicazione nella trama.
Sempre riguardo al tema autoimposto, nella prima parte del racconto sembra che Giorgio, incapace di scapicollarsi, che lascia sempre correre (mai un'alzata di capo, ecc.) che lascia che siano gli altri ad andare in prima linea (a sfracassarsi... ), sia più un accidioso che non un avaro.
Forse la prima parte, molto raccontata, potrebbe essere sforbiciata di parecchio senza che il racconto ne risenta.
Riguardo alle vicende che racconti, non così fuori dall'ordinario, anzi, le ho trovate poco coinvolgenti e un poco piatte.

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alessandra.corra
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#9 » venerdì 11 marzo 2016, 17:54

Ciao Maria Rosaria,

mi è piaciuta la storia che hai raccontato. Hai saputo delineare un personaggio molto complesso e interessante.
Oltretutto, egli pecca di ben due vizi capitali. :) Giorgio non solo è avaro, ma pecca anche di accidia visto che attua la politica del "laissez faire" in ogni occasione della sua vita.
Il racconto è abbastanza credibile, poiché uomini inetti ce ne sono, e purtroppo molti nelle posizioni di potere; forse però avresti dovuto focalizzare di più l'attenzione su come aveva fatto ad arrivare a quella posizione ambita, nonostante la sua mancanza di iniziativa. Il fatto che non si opponesse mai a nulla non giustifica che fosse arrivato dov'era.
Ecco, forse l'errore è stato quello di mettere troppe cose dentro la storia, lasciando alcuni spazi vuoti circa il passato del protagonista. Nel complesso però è un racconto gradevole!

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Linda De Santi
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#10 » sabato 12 marzo 2016, 18:07

Ciao Maria Rosaria!
Il tuo racconto si fa apprezzare per lo stile e per la caratterizzazione del protagonista, che ho trovato molto realistica.
Non ho capito perché la signorina Eva scrive una relazione che denuncia il fatto che la sua divisione non combina nulla, non rischia anche lei stessa di essere licenziata? Mi sembra di capire che lei sia una persona in gamba ma sottovalutata, quindi non può aver sbagliato la relazione senza accorgersene. Dunque l’ha fatto di proposito, ma… perché? :)
Inoltre ho qualche dubbio sull’aderenza al tema del peccato capitale: l’avarizia del personaggio non è una caratteristica realmente determinante per la vicenda. Si può supporre che lui sia “avaro” di energia e di volontà, ma è un’interpretazione un po’ fantasiosa. Personalmente in questo racconto ci vedo più l’accidia.
In definitiva un racconto piacevole da leggere, ma da ritoccare in qualche punto.
A rileggerci!

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Jacopo Berti
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#11 » sabato 12 marzo 2016, 20:28

Piacere di leggerti, Maria Rosaria!
La maniera in cui hai affrontato i temi mi è piaciuta: vedo che neanche tu li hai caricati a testa bassa: nel senso che il peccato non è bruciante e il "mors tua vita mea" non è una questione di vita o di morte. Entrambi sono interepretati in senso esistenziale. Interessante!
L'idea di base è dichiarata letteralmente: riesci a farlo in maniera abbastanza inosservata, tanto che solo alla seconda lettura ho notato la filosofia di vita di questo "bel personaggio" che è Giorgio: "Meglio non spendersi troppo". È vero che questo è al confine con l'accidia, ma credo che il parallelismo tra lo spendere i soldi per il caffè e lo "spendersi" renda del tutto accettabile lo svolgimento del tema.

Non sono un fan del "show, don't tell", ma qui mi accodo alle osservazioni almeno su alcuni punti. Si ha l'impressione che tu ti sia dilungata su certe cose perché avevi spazio e che nel dilungarti non abbia aggiunto molto. Un esempio: "Era abile con la penna e con le parole e ci sapeva fare con il computer, perciò Giorgio approfittava spesso di lei, soprattutto per risolvere le rogne." Ecco, in questo passo coniughi narratore esterno (mentre avrei preferito una focalizzazione sul protagonista) e anticipi quel che accadrà dopo, di fatto ripetendo che Giorgio si approfittava di lei.

Una piccola nota sintattica: " Poi realizzò che la signorina Eva fosse l’unica in grado di parargli il culo". Sono sicuro che suona meglio "era" in luogo di "fosse", e sono quasi sicuro che dopo "realizzò che" il congiuntivo sia scorretto.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Peter7413
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#12 » martedì 15 marzo 2016, 21:31

Il racconto è decisamente godibile, ma mi sembra non chiudersi adeguatamente. Mi spiego, l'ho letto davvero con gran piacere, sempre più curioso di scoprire come l'avresti chiuso, ma arrivato al punto ho percepito più una troncatura che una chiusura. Una domanda su tutte: come può la signorina Eva, sempre precisa e inappuntabile, avere commesso un errore? Mi sembrerebbe quasi voluto, tipo una vendetta, ma ci lasci con lei in vacanza e senza una semina precedente tale da aiutarci a comprendere il quadro, quindi la sensazione è di casualità e pertanto la troncatura risulta eccessiva. Il tema, idem. L'ho percepito, ma se non lo avessi conosciuto a prescindere non credo che l'avrei beccato e, anche qui, la causa sta in un finale che non chiude. Il peccato capitale, invece, c'è tutto. Un racconto discreto a causa di quanto detto, incerto su cosa essere e diventare. Lavoraci un po', anche solo sul finale e avrai qualcosa di davvero molto buono.

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patty.barale
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#13 » mercoledì 16 marzo 2016, 11:44

Ciao Maria Rosaria,
Bella la declinazione della avarizia anche in senso fisico: sono talmente avaro, che anche il mio fisico "trattiene" tutto.
Quindi il tema del peccato capitale... OK!
Per quanto riguarda il tema della guest direi che l'hai rispettato in maniera sottile, non tanto nell'episodio che vede implicata le signorina Eva (e qui non si capisce tanto se lei gli abbia deliberatamente giocato un brutto tiro o se sia stato un errore involontario), quanto nella descrizione del personaggio, uno che non si assume responsabilità, uno che lascia che siano sempre i suoi collaboratori ad assumersi i rischi, in modo che lui, non prendendo mai posizione, possa fare carriera.

Era fiero del ruolo che si era guadagnato. Doveva ringraziare la sua obbedienza al volere dei capi. Mai un’alzata di capo, mai una protesta. Meglio tenerle per sé certe idee e certe convinzioni. Meglio non spendersi troppo. Che andassero gli altri in prima linea a sfracassarsi i coglioni e la testa. Lui ci teneva alla sua tranquillità.


Ho però una critica: la parte iniziale con i pensieri del personaggio espressi in terza persona mi ha provocato un effetto straniante... Forse sarebbe stato più adeguato un narratore interno...(IMHO).

Infine, per quanto riguarda la coerenza interna del personaggio:

Giorgio lo seguì, prese un caffè macchiato al cacao e siccome Antonio cominciò a discutere delle partite di calcio della domenica precedente, lui preferì tirarsi fuori da quella animata discussione e trovò una scusa per risalire in ufficio.


Giorgio in qualunque situazione non è disposto a discutere, a prendere posizione, per cui non mi sembra "centrato" definire "animata discussione" una situazione in cui uno solo dei due, al limite, si fa prendere dal discorso (diverso se fossero stati presenti altri colleghi e Giorgio, bevuto il caffè, si fosse defilato in sordina), o magari sarebbe stato più corretto " tirarsi fuori da quella che avrebbe potuto diventare una discussione animata"

Ma, in ogni caso, un piacere leggerti!

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Andrea Partiti
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#14 » mercoledì 16 marzo 2016, 15:09

I temi ci sono, anche se l'avarizia non è caratterizzate e fondamentale alla trama come potrebbe.
Purtroppo non riesco benissimo a tirare le fila di questo tuo racconto, a far tornare i pezzi della storia. L'ingrassare nonostante le diete non trova una spiegazione convincente prima della fine, né riesco ad incastrarlo con il suo ruolo di dirigente arrivato al gradino più alto concessogli dal Principio di Peter (In una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza) e pronto a fare quanti più danni possibile.
Penso che durante la lettura un po' freghi l'essere condizionati dal tema. Mi aspettavo che l'avarizia sotto forma di non voler offrire il caffé (o non poter offrire, non è chiaro, perché ci dici che ha effettivamente solo 40 centesimi in tasca), in qualche modo non meglio definito tornasse utile nella conclusione, spiegando l'ingrassamento o l'inefficacia della dieta.

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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#15 » giovedì 17 marzo 2016, 23:53

La presenza del tema ce la fai intuire: la segretaria deve aver sfruttato – e sacrificato – Giorgio per avere lei qualche vantaggio dopo che lui ha cercato di scaricarle una patata bollente per risparmiarsi un lavoraccio e una lavata di testa. L’avarizia anche, nel fingere di contare le monete e di dispiacersi per il non poter offrire il caffè agli altri.

Dunque, Giorgio viene punito perché non tratta bene i colleghi. E fin qui ci siamo. Quello che mi sfugge però, è il resto del racconto. Il fatto che Giorgio sia a dieta è un fatto che sottolinei molto ma che alla fine non mi sembra portare da nessuna parte, perché non ci dici cos’è, alla fine, che lo faceva ingrassare anche se non mangiava mai nulla. Secondo me dovresti togliere le parti relative alla dieta, oppure integrarle meglio nel racconto in modo che non lascino al lettore una sensazione di insoddisfazione.

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maria rosaria
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#16 » venerdì 18 marzo 2016, 8:43

Ciao a tutti.
Intanto grazie per i commenti e alcune osservazioni molto preziose che mi serviranno non solo per aggiustare questo racconto (se mai lo farò...).
Ora che i commenti sono andati, volevo precisare una cosa: il fatto che il protagonista ingrassi senza un motivo vero e proprio è stata una mia personale interpretazione dell'avarizia: ora lo posso dire così da non influenzare nessuno con una interpretazione che è molto personale.
L'avarizia del protagonista non è solo quella legata al denaro (che nel racconto è poca cosa) quanto un'avarizia dei sentimenti, del darsi agli altri e questo lo porta anzichè a "dare" a "prendere" (che stava bene con il mors tua vita mea), a prendere così tanto dagli altri in un processo che paradossalmente lo porta a gonfiarsi, ad ingrassare senza che lui ne capisca il motivo.
Lo so che è stato un azzardo, sapevo che ci sarebbero state difficoltà nella comprensione dovute principalmente al fatto che dovevo mettere più cura nei dettagli e sicuramente nello stile del racconto.
E' stato comunque bello, mi emozionano sempre questi contest. :-)
Alla prossima!
Maria Rosaria

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eleonora.rossetti
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Re: CHILI DI TROPPO (Avarizia) - di M.R. Del Ciello

Messaggio#17 » venerdì 18 marzo 2016, 11:23

Per il titolo avrei scommesso Gola ;)
Un poco pesantina la prima parte, più raccontata che narrata, che riassume la sua situazione al momento dei fatti. Oltre all’avarizia qui ho trovato altri peccati - l’accidia (non ha voglia di fare) e la superbia (si crede chissà che e pensa che tutti siano al suo servizio). Il mors tua vita mea è la mossa della sottoposta che rifila chissà che rapporto a un capo troppo profittatore, anche se in effetti ho qualche dubbio: se alla fine il Direttore generale vede che la divisione non rende, a conti fatti licenzierebbe tutti. Che gliene va in tasca a lei, visto che perderebbe il posto? Essere in ferie, poi, non salva dai guai, li rimanda soltanto.
Alcune espressioni non le avrei particolareggiate, es. le virgolette su “convivevano” e le parentesi su (sedentaria) io non le avrei messe.
Alla prossima!
Uccidi scrivendo.

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