L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

La Special di Marzo, tutta incentrata sul numero 7
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alessandra.corra
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L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#1 » lunedì 7 marzo 2016, 23:20


L'INVINCIBILE E LO STRANIERO


- Da queste parti si dice che te la cavi piuttosto bene al gioco, o sbaglio? – dissi fermandomi davanti al tavolo a cui era seduto il miglior giocatore di scacchi di tutti i tempi.
Lui, che stava accarezzando la scacchiera da gioco, alzò lo sguardo verso la mia direzione, pur senza guardarmi davvero.
- Non sbagli; basta dire che negli ultimi anni non ho mai perso una volta.
- Per questo ti chiamano “Invincibile”?
- La sai lunga, ragazzo. Piuttosto, non ti ho mai visto, di dove sei?
Per mio conto avevo già detto abbastanza; così, senza esitare, gettai sul tavolo un mucchietto di banconote.
- Se mi batti, questo sarà tuo.
Di sicuro era un bel gruzzolo, ma il fatto che fossi uno sconosciuto avrebbe dovuto fargli storcere il naso, almeno i più avrebbero esitato un attimo prima di capire con chi avevano a che fare. La sua avidità però era una leggenda ancor più popolare della sua bravura, quindi non avevo dubbi circa la sua risposta.
- Beh, se proprio ci tieni tanto, accetto la sfida – disse, infatti, senza smentire la mia attesa - Però, sarò anch'io generoso: mi sei simpatico, quindi in caso di vittoria ti darò il doppio di ciò che hai appena puntato.
Mostrai un sorriso stravagante, che forse solo un attento osservatore avrebbe potuto interpretare come segno di scherno.
Intanto, nella sala si era fatto un silenzio mortuario; somme così non venivano puntate sovente.
Detto e fatto, iniziammo la nostra partita e dopo nemmeno un'ora, durante la quale l'invincibile mi aveva più volte braccato ostentando un fiero sarcasmo, con gran sorpresa generale dichiarai lo scaccomatto.
Non poteva essere che un disonore per lui perdere contro un ragazzo sconosciuto e per giunta davanti a una trentina di presenti. Eppure nessuno lo vide batter ciglio; con la sua solita spavalderia, alzando le spalle, disse:
- Un caso, è stata solo fortuna; giovanotto, fossi in te non gongolerei troppo. Anche perché, se sei d'accordo, ti chiedo la rivincita.
Accolsi la sua proposta con entusiasmo e ridendoci sopra vinsi ancora, lasciando il mio avversario a dir poco turbato.
Qualcosa doveva essergli sfuggito di mano quella sera, ma cosa? Non aveva dimostrato per anni di essere il più forte, ineguagliabile?
Ormai era tardi ma, riponendo in tasca gli assegni conquistati, lo salutai con la promessa di rivederci il giorno seguente.
L'uomo, mantenendo la solita postura altera, assentì seppur perplesso.
E confuso continuò a essere anche nei giorni a venire poiché né la sera successiva né quelle che seguirono riuscì mai a battermi una volta.
In men che non si dica l'avevo ripulito: gli avevo azzerato il conto in banca, avevo preso possesso della casa, della macchina, dei terreni, nonché della sua barca a vela.
- Ormai non ho davvero più nulla - disse l'ultima sera, ormai pieno di sconforto.
Entrambi però sapevamo che stava mentendo.
- Sei proprio sicuro di non aver più nulla? Pensaci bene.
- Non ho familiari a cui chiedere denaro, ho solo una figlia. Vive con la mamma, io e mia moglie ci siamo separati diversi anni fa e loro non si può dire che vivano nel lusso. Ah, che vergogna, chissà Annina cosa dirà quando saprà che il suo babbo...
Ci avevo messo anni di studio e di fatica, ma finalmente la vendetta stava per arrivare.
- Vedi che ancora una cosa ce l'hai? Puoi giocarti tua figlia. Perché no? Ho sentito dire che sia anche una bella ragazza. Se perderai dovrai convincerla a diventare la mia amante; in caso contrario, ti renderò tutti i beni persi.
La mia proposta, assurda per qualsiasi genitore, a un uomo del suo calibro non dovette sembrargli poi tanto paradossale.
Infatti, intuendo che in caso di vittoria avrebbe potuto riavere ciò che aveva perso gli sembrò perfino una fortuna avere ancora una figlia da giocarsi.
Gli avventori del circolo, invece, radunatasi intorno al tavolo non riuscivano a credere a quanto avevano sentito. Nessuno pensava potesse esserci un uomo così vile da pattuire un accordo simile, né che ce ne fosse un altro altrettanto pronto ad accettare.
Ma chi è questo straniero? Da dove viene? Dall'inferno, forse? Possibile nessuno l'abbia mai visto? Così giovane, ma tanto astuto e abile.
Bisbigliavano tutti pieni di irritazione, ma l'invincibile doveva provare così tanta stanchezza al punto da non riuscire più a prestare attenzione a nessuno.
In fondo, chi poteva arrogarsi il diritto di impedirgli di fare quello che sentiva? Di sicuro doveva riconoscere la sconvenienza del tutto ma, in caso non avesse accettato, che ne sarebbe stato di lui? Non aveva più nulla, era un uomo finito. Almeno se avesse avuto ancora una chance da giocarsi avrebbe potuto riscattarsi; insomma, doveva pur esserci un modo per battere quello straniero impertinente. Fu così che, con voce stentata, diede il suo consenso.
Alcuni dei presenti, a quel punto, iniziarono a fischiare, altri se ne andarono dalla sala borbottando imprecazioni e i pochi rimasti ci pregarono di chiudere quella sporca faccenda prima che fosse troppo tardi.
Ma, nonostante tutto il vociferare e lo scontento, la partita ebbe inizio.
In quella disputa finale ogni mossa fu vagliata da entrambe le parti con estrema concentrazione e solo dopo diverse ore dichiarai l'ennesimo scaccomatto.
L'invincibile, che tanto invincibile non era più, per la prima volta sbiancò in volto e, buttato via l'orgoglio, con le mani che gli tremavano, implorò clemenza.
- Riconosco che sei il miglior giocatore conosciuto, ma ti prego risparmia almeno mia figlia che con questa storia non c'entra niente.
Impaziente mi alzai allora dalla sedia e, ridendo istericamente, mi tolsi la barba posticcia, gli occhiali, i baffi, la parrucca e le folte sopracciglia; poi, con la mia vera voce, non quella che mi aveva impostato un amico attore, esclamai:
- In tutti questi giorni non sei proprio riuscito a capire chi fossi. Diciamo la verità, credo che mai mi abbia vista davvero. Hai sempre vissuto nel tuo mondo, circondato dallo sfarzo, mentre noi vivevamo appena di stenti. Ma la tua scuola è stata assai preziosa, perché la forza con cui ti ho osservato in tutti questi anni è stata tale che, nonostante la mia giovane età, sono diventata la più gran giocatrice di scacchi che esista al mondo, caro il mio papà.



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maria rosaria
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#2 » martedì 8 marzo 2016, 15:43

Ciao.
Colpo di scena finale per questo racconto apparentemente semplice e lineare ma che racchiude bene il peccato di avarizia: un padre così avaro non tanto per quanto riguarda i beni materiali ma soprattutto di affetto. E la figlia riesce (si spera) a far riaffiorare nell’uomo la consapevolezza di tutta la sua aridità. Mi è piaciuta la declinazione del peccato di avarizia che non si manifesta qui solo con riferimento, appunto, al denaro e ai beni materiali ma soprattutto ai sentimenti verso l’altro. E’ un’interpretazione che condivido molto.
Confesso che non avevo capito subito alla figlia camuffata ma avevo pensato piuttosto a qualche personaggio che per un motivo o per l’altro ce l’aveva con l’uomo.
Brava.
Maria Rosaria

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Vastatio
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#3 » giovedì 10 marzo 2016, 21:26

Ciao,

Cominciamo dalla novità del doppio tema:
avarizia: bisogna cercarlo col lanternino e solo alla fine se ne può dare una interpretazione figurata proprio a volerla strappare: l'avidità non è l'avarizia.
Mors Tua: c'è. La lenta discesa in disgrazia e la rivalsa finale possono essere una buona declinazione del tema.
Bella idea per quanto ritengo che tu abbia forzato un po' troppo la mano sulle "qualità" reali o presunte dei personaggi. Invincibile (lui), miglior giocatore di tutti i tempi (lui), imbattuta sempre (lei).
Da quella che sembrava una rivisitazione degli scontri a poker da saloon poi mi fai scivolare in uan atmosfera da fiaba, dove tutto è assoluto.
La storia della vendetta era chiara, provi giusto a depistare insinuando che possa essere il diavolo, ma quando nomini la figlia allora non mi sorprendi più.
Forse avrei preferito davvero che quello fosse il diavolo o la figlia che ha acquisito dal diavolo tutta quella "abilità scacchistica" per vendicare la madre morta in miseria. Riuscirei a digerire più facilmente questi due campioni imbattibili.

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alessandra.corra
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#4 » giovedì 10 marzo 2016, 22:23

Grazie a Maria Rosaria e Vastatio per i primi commenti.

@Maria Rosaria.
Sono contenta che il mio racconto ti sia piaciuto, in effetti le persone molto avare di solito sono avare anche nell'elargire affetto, è come se avessero paura di donarsi; era proprio questo il messaggio che volevo far passare. Mi fa piacere tu l'abbia apprezzato.

@Vastatio
Per quanto riguarda la difficoltà che hai riscontrato nel trovare il peccato dell'avarizia nel mio racconto non sono proprio d'accordo. Su Wikipedia, infatti, tra i sette peccati capitali spiegano che per avarizia si intende anche cupidigia, avidità, scarsa disponibilità a donare ciò che si possiede.
https://it.wikipedia.org/wiki/Vizi_capitali
Sul fatto di far sì che la protagonista fosse posseduta dal diavolo penso sia una questione di gusto personale. E in questo non posso farci nulla se ho deluso le tue attese...
Io, in verità, volevo solo far passare che la ragazza, dopo le varie umiliazioni subite nella sua vita, con un grande impegno era riuscita a diventare talmente brava nel gioco da essere imbattibile. Ho giocato con degli assoluti, certo, ma pur di un racconto di fantasia si tratta.

Andrea Dessardo
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#5 » venerdì 11 marzo 2016, 0:45

Il racconto evoca atmosfere prima da western, poi da favola, da mille e una notte. In generale è ben scritto e svolge bene i temi, specialmente quello dell'avarizia, che è connotata ottimamente. Il testo però sconta alcune vistose ingenuità e purtroppo, non scegliendo con decisione un genere – io avrei insistito molto di più sul carattere di favola, per esempio – rimane un po' a tinte smorte e poco appassionante.

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Vastatio
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#6 » venerdì 11 marzo 2016, 6:50

Ebbene sì, ho peccato di accidia limitandomi a una ricerca superficiale per verificare la mia interpretazione troppo rigida di avarizia. Quindi in definitiva, qualsiasi mio riferimento a una avarizia troppo avida è da non considerare.

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AmbraStancampiano
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#7 » venerdì 11 marzo 2016, 12:28

Ciao Alessandra,
il tuo racconto mi ha conquistata! E' scritto molto bene e, a parte qualche refuso e ridondanza, ha un ottimo ritmo narrativo.
Bello il colpo di scena finale, ma forse se lo avessi seminato un po' di più all'inizio - anche con un dettaglio micragnoso che ci facesse capire che lo straniero è in realtà una ragazza - avresti ottenuto un effetto ancora migliore.
I temi secondo me ci sono entrambi.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

Fernando Nappo
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#8 » venerdì 11 marzo 2016, 16:23

Ciao Alessandra,
mi pare che i temi siano entrambi presenti, e il tema autoimposto abbia anche una chiara influenza sulla trama. Nonostante tu non fornisca dettagli ben definiti, me lo sono immaginato di ambientazione fantasy.
Circa a metà racconto mi pare di riscontrare uno scivolamento del punto di vista dalla ragazza al padre, quando l'uomo si chiede se scommettere o meno la figlia.
In generale, non mi ha coinvolto molto, forse perché lo sviluppo è abbastanza lineare, già dall'inizio si intuisce che lo sconosciuto vincerà e appena hai nominato la figlia ho immaginato il finale.

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Jacopo Berti
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#9 » sabato 12 marzo 2016, 21:42

Nella Commedia Dante punisce assieme gli avari e i prodighi, ovvero quelli che accumulano e quelli che sperperano ricchezze. L'avaro del tuo racconto - che è avaro soprattutto perché non dà di che vivere a ex moglie e figlia - è anche sperperatore nel gioco, anche a causa di una certa superbia. Tu coniughi bene avarizia tout court, prodigalità e altre declinazioni dell'avarizia (avidità e brama). In questo il tuo racconto è molto convincente.
L'idea della figlia che si traveste per confrontarsi col padre non è certo nuova, ma è ben sfruttata.
Poi però il finale è debole, un po' lezioso: "sì, proprio così" - sembra dire la figlia - "non c'è niente di strano o soprannaturale: abbandonata a me stessa, mi sono rimboccata le maniche e, facendo leva sulla mia legittima volontà di rivalsa, sono diventata la più brava del mondo". Insomma, ero molto curioso di sapere dove saresti andata a parare. Ma più che parare, mi sembra un autogol. Perché - te lo dico a costo di passare per cinico o per rivelarmi il cinico che sono -: senza una forma che segua davvero quella della favola o senza una buona dose di autoironia di "non prendersi troppo sul serio", il lieto fine, in cui i maltrattati trovano risarcimento e i malvagi la loro giusta punizione, fa un po' "compitino".
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Linda De Santi
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#10 » domenica 13 marzo 2016, 19:45

Un racconto con delle buone idee di fondo e abbastanza ben condotto.
Mi ha leggermente disturbato il fatto che gli incontri avvengano in più serate: visto che passano intere giornate, mi sembra poco realistico che l’invincibile non pensi neanche una volta di darsi alla fuga una volta che inizia a perdere tutto. Mi sarebbe piaciuto di più che le partite in cui lei gli toglie il patrimonio si svolgessero in un unico incontro mortale (per mantenere la verosimiglianza basta che le partite a scacchi siano a tempo! ;) ).
La battuta finale secondo me è da sfoltire, così com’è è un po’ artificiosa, quasi uno spiegone: toglierei la parte in cui lei accenna alla sua giovane età e al fatto di essere diventata la più grande giocatrice di scacchi del mondo.
Comunque anch’io non avevo capito che fosse la figlia travestita, avevo pensato a un essere soprannaturale o a qualche vendicatore, perciò, colpo di scena riuscitissimo.
In definitiva, una buona prova. A rileggerci! :)

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Peter7413
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#11 » mercoledì 16 marzo 2016, 14:51

I tuoi racconti sono sempre puliti e ben condotti e questo non fa eccezione. Ho storto il naso solo sulla questione dell'invincibile a scacchi. Se davvero fosse riconosciuto come il più grande giocatore del mondo sarebbe riverito come un sommo maestro e non sarebbe facile avvicinarlo. Inoltre ci sarebbe stato bene qualche accenno agli ELO e anche qualche metafora scacchistica, cosa che manca totalmente. L'impressione è che ti sia buttata a narrare un mondo che non conosci mentre ti fossi concentrata su altre realtà meno esclusive e più popolari quali biliardo e poker (evitando il riferimento al più forte del mondo e portandolo al locale) saresti stata molto più verosimile. Detto questo, il racconto mi è piaciuto e ci ho ritrovato entrambi i temi. Una buona prova, brava.

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Andrea Partiti
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#12 » mercoledì 16 marzo 2016, 15:09

Leggendo pensavo che avessi confuso avarizia e avidità, perché quasi tutto il racconto si basa sul voler mandare in rovina il nostro giocatore di scacchi troppo superbo per ammettere la sconfitta definitivamente (la superbia sì che c'è, prepotente, per tutto il racconto!), ma alla fine la ripeschi al volo invertendo le parti. E una avarizia fuori scena, nel passato di un personaggio, è pur sempre meglio di niente.
Mors tua vita mea non credo l'avrei trovato nel racconto, senza andarlo a cercare, molto a fondo, nelle dinamiche della sfida.
Per qualche ragione i paragrafi di apertura mi hanno calato in un'atmosfera da far west, il soprannome, lo scambio di battute, la mazzetta di banconote, le sfide, il saloon che si ferma a seguire lo scontro. Penso che sia davvero evocativo lo stile che usi nella prima metà del racconto, e mi è spiaciuto vederlo perdersi poco alla volta, smontato da una serie di indizi e dettagli che emergono pian piano, rendendo anche troppo comune l'immagine che resta. Niente saloon, solo un triste circolo dove si beve vino e si gioca a scacchi e ramino :)
Il finale mi ha sorpreso davvero, perché nonostante sapessi della figlia, mi aspettavo ancora una comparsa del diavolo o della morte, venuti a vincere in qualche strana allegoria che mi si sarebbe dischiusa davanti agli occhi. Si sa che sono sempre loro a vincere a scacchi. Mi piace molto di più la tua scelta che lascia un senso di chiusura maggiore. Non c'è una figlia davvero come posta, il padre viene esposto come "cattivo" o almeno come non responsabile, la sua imbattibilità nel fango. E' un racconto di quelli a lieto fine con la giusta punizione per il personaggio negativo. Fanno bene al cuore.

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patty.barale
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#13 » giovedì 17 marzo 2016, 13:59

Ciao Alessandra,
Racconto che parte con un mood alla Sergio Leone per poi stemperarsi nella favola e questo non mi ha convinta: avrei preferito (gusto personale, ovviamente) vedere svolgersi l'intera vicenda con lo stesso spirito dell'incipit.
Detto questo trovo che la storia perda mordente nel momento in cui l'accenno alla figlia fa intuire chi sia lo straniero.
In ogni caso una storia scritta bene, con entrambi i temi rispettati (anche se il tema della guest mi sembra un po' "tirato").
Alla prossima

Zebratigrata
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#14 » giovedì 17 marzo 2016, 23:54

Il tema c’è, mentre l’avarizia non ce la vedo tanto. Capisco l’idea che ci sta dietro, ma il tuo campione mi sembra più che altro superbo... non credo gli importi di perdere i suoi averi, anzi se li gioca sperando di mantenere il suo status. Almeno questa è l’idea che mi da. Poi, certo si gioca la figlia, ma a quael punto anche se è per riavere tutto il resto non la definirei avarizia, solo follia, in fondo non gli è rimasto più nulla.

Lo stile è strano, epico e quasi western... però ci sono comunque alcuni punti in cui suona innaturale, pur nella consapevolezza che vuole essere artificioso. Anche l’ambientazione ‘moderna’ all’inizio è inaspettata per il lettore, e stride un po’.

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eleonora.rossetti
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Re: L'invincibile e lo straniero - (AVARIZIA)

Messaggio#15 » venerdì 18 marzo 2016, 11:27

Una sfida a scacchi che mi ha tenuto sulle spine quasi fino alla fine. Dico “quasi” perché con la frase “Ci avevo messo anni di studio e di fatica, ma finalmente la vendetta stava per arrivare” mi ha un po’ spoilerato il finale e reso meno gustoso il tutto. Tema centrato con l’avarizia (un padre che straborda nel lusso mentre la famiglia se la cava a malapena: mi hai fatto venire in mente il film di Steve Jobs ;) ) e il “mors tua vita mea” è duplice, prima la situazione del padre che poi si trasforma nella vendetta della figlia, che gli rende pan per focaccia. Confesso che dapprincipio pensavo che lo sfidante fosse il Diavolo ;) Ho trovato solo un poco artificioso il dialogo finale di supplica del padre. Buona prova ;)
Uccidi scrivendo.

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