Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

La Special di Marzo, tutta incentrata sul numero 7
Andrea Dessardo
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Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#1 » martedì 8 marzo 2016, 0:14

Volle essere lui stesso a compiere il sacrificio rituale e tutti fummo concordi nel concedergli l'onore come a un capofamiglia, ché tale in certo modo noi, i suoi compagni di lotta, lo consideravamo. Era un autentico miracolo vedercelo di nuovo vivo davanti, dopo lunghi mesi durante i quali non eravamo riusciti ad avere alcuna sua notizia e ci eravamo anzi rassegnati al peggio, o a quello che nelle prigioni dei pagani era quasi la norma.
Quando il belato della bestia si volse in un rantolo stridulo, mentre lui le affondava energicamente la lama nella gola, mi parve di scorgere nei suoi occhi come un lampo di soddisfazione, come se nell'uccidere l'agnello la sua mente fosse presa da altri pensieri. Conoscevamo le sofferenze e le privazioni che aveva patito negli ultimi mesi e che portava tutte impresse nella sua persona: di sotto la tunica s'intravedevano le strisce violacee dei flagelli e quasi si potevano contargli le ossa. Quella sera di Pasqua avrebbe consumato il suo primo pasto decente.
Intinta una frasca nel bacile nel quale avevamo fatto sgocciolare il sangue, ne asperse gli stipiti della casa in cui avremmo trascorso la notte; e quando si sciacquò le mani, Barabba ghignò: «Vedrai che il prossimo anno lo faremo con quel porco di Pilato». Le gocce si allargavano scarlatte nell'acqua perturbata. Fu allora che si presentò uno che aveva davvero le mani sporche di sangue.
«Siete voi gli zeloti di Barabba?». Un uomo s'era affacciato sotto il portico, col fiato corto, visibilmente agitato.
Barabba trasalì. Ma, da audace qual era, ebbe la forza di replicare: «Barabba sono io, tu chi sei?».
«Il mio nome è Giuda. Sono colui che ha consegnato al sinedrio Gesù il Nazareno. Voglio parlarti».
Scuoiato e svuotato delle viscere l'agnello, io, Barabba e Giuda Iscariota entrammo nel cortile, dove le donne avevano già acceso il fuoco e apparecchiato la tavola. Fili di fumo salivano bianchi striando leggeri il cielo di Gerusalemme: gli ebrei, quel venerdì di parasceve, si apprestavano a ricordare la liberazione dall'Egitto, ma ancora Israele non conosceva la libertà e noi fremevamo per l'indignazione e il desiderio di vendetta, maledicendo la pavidità del sinedrio e l'inconsistenza politica di quel buffone di Antipa.
In piedi attorno al tavolo, con la cintura ai fianchi, i sandali ai piedi e il bastone in mano come le Scritture prescrivono, ascoltammo Barabba recitare la preghiera di benedizione e lo guardammo spezzare il pane e versare il vino.

«Raccontami di quel galileo» chiese Barabba, dopo che, consumata la cena, noi uomini ci eravamo seduti in un canto attorno al fuoco. «Dicevano che s'era proclamato re dei giudei, giusto?».
«E figlio di Dio, pure. Ma è una storia lunga e sciocco io che l'ho seguito per tre anni anche a rischio di farmi ammazzare».
Barabba corrugò la fronte che la luce cangiante del falò modellava in smorfie che non riuscivo a decifrare: pareva ora rabbioso ora riflessivo, tremava per il freddo, forse. Certo la detenzione e la tortura non l'avevano lasciato lo stesso di prima. «Sarei potuto finire io su quella croce. Ma, come dicono i romani? Mors tua, vita mea». Tacque un momento. «Io ho visto come l'hanno ridotto quel povero messia di provincia: l'avevano frustato da renderlo irriconoscibile. Ma raramente ho visto un uomo accettare con tanta dignità il supplizio. Pilato pagherà anche per questo» sibilò sputando nel fuoco. «Pregava incessantemente. Chiamava “padre” il Signore. Non con la superbia d'un bestemmiatore, ma con la fiducia inesauribile d'un figlio. E l'hanno umiliato oltre misura con quella corona in testa e il mantello di porpora. La violenza dei romani mi ripugna ma, sai, mai come la viltà e il cinismo del nostro sinedrio che ha fatto consapevolmente uccidere un innocente. Io questo Gesù non lo conoscevo e forse era solo un esaltato rabbi di campagna, un mezzo stregone, però...».
«Gli uomini di Caifa hanno fatto molto per la tua liberazione. Forse è un segno che il Signore ci manda, che per liberare Israele occorrono uomini d'azione come te...».
«Hanno fatto liberare me per vigliaccheria, temevano che quel Gesù di Nazaret potesse metterli in ombra. Ma perché l'hai seguito? E perché sei qui ora?».
«Volevo la liberazione d'Israele da questa occupazione! E Gesù mi dava l'idea di voler scuotere le folle e farle sollevare! Invece solo chiacchiere e buone azioni...». Raccontò dell'ultima settimana, di come Gesù era entrato a Gerusalemme a dorso d'asino e la folla l'aveva accolto cantandogli “alleluia”, stendendo mantelli sulla strada, ondeggiando rami di palma e chiamandolo il figlio di Davide, il nuovo re che avrebbe liberato Israele. Oggi stesso invece, poche ore fa, era morto inchiodato a una croce, mia moglie aveva assistito.
«Io tenevo la cassa del nostro gruppo e mai l'ho visto prendere decisioni sensate, non ha fatto nulla per mettere da parte del denaro, che sarebbe potuto servire per organizzare qualche rivolta, per mantenere un po' di gente dalla nostra parte, raccogliere armi, creare un fondo per i momenti di difficoltà: niente. E sapessi cosa l'ho sentito dire! Una volta ha invitato un giovane, un bravo ragazzo, devoto, a vendere tutto e a dare i proventi ai poveri; un'altra ha pubblicamente lodato una vedova perché quella povera vecchia aveva donato i suoi ultimi risparmi al tesoro del tempio. Tra i nostri c'era anche un pubblicano pentito, infatti, e non molti giorni fa a Gerico un tale Zaccheo ha promesso di restituire tutti i soldi che aveva frodato e siamo andati a pranzo da lui, che ancora me ne vergogno… Non potevo più sopportare quella situazione, dopo tre anni senza combinare nulla. Mi si accusava d'esser ladro, ma quei soldi che mancavano li ho dati qualche volta alle famiglie di qualche zelota latitante. Pochi giorni fa a Betania l'episodio che mi ha convinto: ha permesso alla sorella del suo amico Lazzaro di buttar via una boccetta di nardo costosissima, e solo per riverirlo! Di quei soldi avremmo potuto sicuro far qualcosa di meglio...».
Barabba guardava a terra e disegnava nervosamente col dito nella polvere.
«Barabba, io non ci ho visto più, sono andato a denunciarlo al sinedrio!».
Nell'oscurità del cortile ci guardavamo muti tra le vampe del falò che andava lentamente spegnendosi. Le donne e i bambini da un po' erano rientrati. «E quanto ti hanno dato?».
Giuda esitò un momento. «Trenta denari d'argento». Prese un sacchetto da sotto il mantello e glielo porse: «Con questi potremo fare qualcosa! C'è una guerra da combattere!».
Ma Barabba lo gelò: «Non accetto denaro che gronda sangue. Non possiamo combattere i pagani comportandoci come loro. Chi costruisce idoli – e il denaro è un idolo – non può combattere per Israele».
Giuda rimase interdetto. Farfugliò ancora qualcosa, poi tacque, confuso. Rimase un altro po' con noi e poi se ne andò nella notte. «Mors tua, vita mea» ripeté Barabba tra sé e sé.
Con il denaro che Giuda restituì, il sinedrio acquistò il Campo del Vasaio, che da allora è chiamato Campo di Sangue.



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Jacopo Berti
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#2 » martedì 8 marzo 2016, 10:00

Ciao Andrea, bentrovato :)

La tua prova dell'altra volta - la tua prosa dell'altra volta, in particolare - mi pareva più convincente. Ma, devo ammettere, anche la mia mi sembrava migliore nel precedente contest, così come quella di diversi altri partecipanti.

L'idea è quella di un "tropo" (ampiamento) del Vangelo. È una cosa tipica della letteratura cristiana, specialmente medievale e in versi. Di questo procedimento troviamo tracce, ad esempio, nel mio quasi omonimo da Todi. Se devo definirlo in termini contemporanei, direi che è una fan fiction del Vangelo. (Teniamo quindi il genere "tropo" che suona meglio!).
Per fare un tropo (o una fan fiction) bisogna conoscere l'originale e il contesto. Qui mi sembra tutto adeguato e coerente. Un punto a favore, sotto questo aspetto.

La parte iniziale mi piace, è ben costruita, cruda al punto giusto - come mi aspetto un racconto con elementi antrpologici. C'è un certo effetto sorpresa quando nomini Barabba e Pilato e si capisce di cosa stai parlando.
Poi, il testo diventa un po' troppo didascalico e scorre di meno. La parte centrale mi pare riempitiva e i dialoghi suonano artefatti, e assumono le modalità dei testi apologetici. E portano dietro la pesantezza degli stessi. Avrei preferito un impianto più realista e meno retorico.
Il finale torna ad essere interessante. La fine di Giuda resta nell'aria, pesa. Lo si vede già dondolare.

Sono certo che con un po' di caratteri in meno o con un po' di tempo in più avrebbe potuto riuscire bene. Così com'è non mi entusiasma.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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maria rosaria
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#3 » mercoledì 9 marzo 2016, 15:19

Ciao.
Interessante il tuo racconto che ci offre una parte del Vangelo riscritta e raccontata attraverso le testimonianze di Barabba e Giuda. Malgrado la prosa sia buona, ho trovato un po’ “pesante” la parte in cui Giuda racconta le vicende di Gesù. Inoltre, sebbene il tema Mors tua vita mea sia evidente e citato un paio di volte non sono riuscita a comprendere in quale modo tu abbia voluto declinare il peccato di superbia.
Alla prossima.
Maria Rosaria

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#4 » mercoledì 9 marzo 2016, 15:22

Il peccato infatti è l'avarizia.

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#5 » mercoledì 9 marzo 2016, 15:29

Per il resto, cari Jacopo e Maria Rosaria, accetto le critiche: solitamente infatti cerco di ridurre al minimo indispensabile i dialoghi che spesso, secondo me, anziché alleggerire, appesantiscono o complicano inutilmente un testo. Stavolta ci sono cascato ed effettivamente, rileggendo, non posso non notare che lo scambio di battute attorno al fuoco è un po' stanco, specie nella parte di Giuda, che avrei reso meglio, forse, con il discorso indiretto e con cenni più vaghi a fatti in gran parte noti.
La prima parte l'ho curata maggiormente, prima pensandola compiutamente e scrivendola solo in un secondo momento; poi, per la fretta e la stanchezza, ho scritto piuttosto di getto. Temevo però, ricorrendo a descrizioni piuttosto che al discorso diretto, di cadere nel kitsch dei colossal peplum... E' per questo motivo che, per esempio, ho evitato di usare i nomi nelle forme originali ebraiche, mantenendo quelle comuni in italiano.

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maria rosaria
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#6 » mercoledì 9 marzo 2016, 16:51

Scusami, Andrea.
Ho sbagliato il peccato, ma ad ogni modo l'avarizia non sono riuscita trovarla.
Forse perchè Giuda critica Gesù di non essere attento all'utilizzo del denaro?
Maria Rosaria

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#7 » giovedì 10 marzo 2016, 0:30

Già, mi sembrava evidente, anche perché Giuda è un po' l'avido per antonomasia. E poi, nel mio racconto, tutta questa parte analizza il suo rapporto distorto con il danaro:

«Io tenevo la cassa del nostro gruppo e mai l'ho visto prendere decisioni sensate, non ha fatto nulla per mettere da parte del denaro, che sarebbe potuto servire per organizzare qualche rivolta, per mantenere un po' di gente dalla nostra parte, raccogliere armi, creare un fondo per i momenti di difficoltà: niente. E sapessi cosa l'ho sentito dire! Una volta ha invitato un giovane, un bravo ragazzo, devoto, a vendere tutto e a dare i proventi ai poveri; un'altra ha pubblicamente lodato una vedova perché quella povera vecchia aveva donato i suoi ultimi risparmi al tesoro del tempio. Tra i nostri c'era anche un pubblicano pentito, infatti, e non molti giorni fa a Gerico un tale Zaccheo ha promesso di restituire tutti i soldi che aveva frodato e siamo andati a pranzo da lui, che ancora me ne vergogno… Non potevo più sopportare quella situazione, dopo tre anni senza combinare nulla. Mi si accusava d'esser ladro, ma quei soldi che mancavano li ho dati qualche volta alle famiglie di qualche zelota latitante. Pochi giorni fa a Betania l'episodio che mi ha convinto: ha permesso alla sorella del suo amico Lazzaro di buttar via una boccetta di nardo costosissima, e solo per riverirlo! Di quei soldi avremmo potuto sicuro far qualcosa di meglio...».
Barabba guardava a terra e disegnava nervosamente col dito nella polvere.
«Barabba, io non ci ho visto più, sono andato a denunciarlo al sinedrio!».
Nell'oscurità del cortile ci guardavamo muti tra le vampe del falò che andava lentamente spegnendosi. Le donne e i bambini da un po' erano rientrati. «E quanto ti hanno dato?».
Giuda esitò un momento. «Trenta denari d'argento». Prese un sacchetto da sotto il mantello e glielo porse: «Con questi potremo fare qualcosa! C'è una guerra da combattere!».
Ma Barabba lo gelò: «Non accetto denaro che gronda sangue. Non possiamo combattere i pagani comportandoci come loro. Chi costruisce idoli – e il denaro è un idolo – non può combattere per Israele».

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maria rosaria
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#8 » giovedì 10 marzo 2016, 8:38

Grazie, Andrea, della precisazione.

Alla prossima. :-)
Maria Rosaria

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#9 » giovedì 10 marzo 2016, 8:44

:)
Grazie a te!

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Vastatio
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#10 » giovedì 10 marzo 2016, 21:51

Ciao,

Cominciamo dalla novità del doppio tema:
avarizia: c'è? mi sembra che il nostro Giuda sia più avido che avaro.
Mors Tua: c'è.
Interessante la struttura che hai voluto dare, un narratore in prima persona che assite/racconta e i due comprimari che "reggono" i due temi singolarmente. Così come è interessante romazare gli eventi successivi a quelli più conosciuti.
La realizzazione però non mi ha entusiasmato. Il lessico è pesante, capisco che volevi riportarci nei tempi antichi, ma ho trovato la lettura lenta e la forma eccessivamente atificiosa.
Nel momento stesso in cui citi Barabba e colleghi gli eventi non hai bisogno di mettergli in bocca il tema. Passi la prima volta, si lega bene con il contesto, ma in finale sembra messo lì a ricordare che hai fatto il "compitino".
Non perdo troppo tempo sulla questione avidità/avarizia. Per me sono due concetti molto diversi e di "avaro" nel tuo Giuda ci vedo poco, giusto qualche accenno, tanto più che lui i soldi li investirebbe volentieri e senza troppi indugi a quanto mi pare di capire.

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Vastatio
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#11 » venerdì 11 marzo 2016, 6:52

Postilla: ho peccato di accidia limitandomi a una ricerca superficiale per verificare la mia interpretazione troppo rigida di avarizia. Quindi in definitiva, qualsiasi mio riferimento a una avarizia troppo avida è da non considerare.

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#12 » venerdì 11 marzo 2016, 8:33

Ti ringrazio.

Fernando Nappo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#13 » sabato 12 marzo 2016, 14:30

Ciao Andrea,
l'idea di rivisitare gli eventi seguenti alla morte di Gesù dal punto di vista di Barabba e Giuda (anche se il narratore è una terza persona non esplicitata) è interessante e ben condotta. Nessun dubbio sull'aderenza al tema della guest (Barabba è vivo perché Gesù è morto). Trovo qualche difficoltà a vedere un avaro, invece, in Giuda, che vedo più come un avido, desideroso di far denaro, che però poi in diversi passaggi del tuo racconto vorrebbe destinare ad altri e addirittura lo fa con le famiglie di alcuni zeloti. Ma magari è una mia scarsa conoscenza dei fatti narrati, o semplicemente m'è sfuggito qualcosa.
Concordo con chi mi ha preceduto nel giudicare migliore la prima parte, con una seconda un po' appesantita dal discorso di Giuda.
Comunque un racconto davvero interressante per struttura e avvenimenti narrati.

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alessandra.corra
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#14 » lunedì 14 marzo 2016, 8:18

Ciao Andrea,

l'idea di elaborare una rivisitazione di un evento narrato nei Vangeli è interessante. Anche il racconto è scritto bene e scorre lineare almeno fino a metà, dopodiché devo dar ragione a chi ha sostenuto che da questo momento, quando inizia il dialogo di Giuda, la lettura diventa un pò pesante, leggermente artificiosa. I temi secondo me ci sono entrambi e, nel complesso, è una storia che ha del potenziale.

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patty.barale
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#15 » martedì 15 marzo 2016, 14:31

Ciao Andrea,
racconto di grande impatto, il tuo, formalmente ineccepibile e molto ben strutturato: sei riuscito a farmi respirare il fumo del cortile, percepire le ombre che scorrono sul volto di Barabba, insomma, mi hai immerso nel clima di quella Pasqua lontana, anche usando un linguaggio a tratti artificioso, quasi nello stile delle Sacre Scritture. Molto bella anche la parte iniziale, in cui lasci credere che il protagonista sia Cristo risorto, per poi rivelarci essere, invece, il brigante fatto liberare dalla folla.
Complimenti!
Per quanto riguarda i due temi, purtroppo mi sembrano un po' stiracchiati: Giuda non mi sembra tanto avaro, quanto desideroso di usare i denari per una causa (la lotta) per lui prioritaria e non ossessionato dal desiderio di mantenere le ricchezze accumulate, e anche il mors tua vita mea mi pare solo marginale (certo Barabba è vivo perché è stato mandato a morte il Cristo, ma non per una scelta di comodo del lestofante , quanto per la volontà del popolo).
In ogni caso un racconto molto, molto bello.

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#16 » martedì 15 marzo 2016, 19:44

Molte grazie!

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Peter7413
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#17 » mercoledì 16 marzo 2016, 15:10

Vero, la prima parte è resa molto meglio e contribuisce a creare un'attesa che nella seconda rimane insoddisfatta. Ed è anche vero che non pare essere avarizia quella di Giuda, ma semplice diversità di pensiero rispetto alle linee di azione da seguire. Detto questo, l'operazione è interessante e di piacevole lettura, anche intrigante, ma monca a causa di quanto sopra. Da riprendere senz'altro rielaborando lo sviluppo e ripulendo il testo dove serve. Ci sono buone potenzialità.

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Andrea Partiti
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#18 » mercoledì 16 marzo 2016, 15:10

I temi ci sono tutti, il motto in senso letterale e il peccato incarnato nella figura di Giuda.
Spesso i racconti di MC avrebbero bisogno di qualche carattere in più, in questo caso avrebbe bisogno di qualche carattere in meno. Ad un certo punto io-lettore mi sento un po' perso e soffocato da tutte queste citazioni e riferimenti biblici. Ho capito l'ambientazione, percepisco dove vuoi andare a parare. Portarmi dodici esempi anziché cinque aiuta solo marginalmente la tua causa!
Con un taglio feroce nella parte centrale del racconto, la qualità migliorerebbe di colpo.
Avevo letto il tuo racconto della scorsa edizione ("un notabile", se non sbaglio, ma sto commentando offline e non posso controllare), e mi sembrava molto più leggera la tua prosa. Non so se lavorandoci per sette ore l'hai intricata più del necessario, ma questa volta il tuo stile un po' barocco non ha reso al meglio delle sue possibilità.
(I romani veri non avrebbero detto mors tua vita mea, è medievale, ma non importa, nella tua continuità temporale usava così ^^)

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Linda De Santi
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#19 » mercoledì 16 marzo 2016, 22:20

Ciao Andrea, bentrovato!
Un esperimento interessante quello di romanzare il seguito della crocifissione, e originale la scelta di far narrare la storia a un personaggio che sta ascoltando i due protagonisti durante una cena.
Centrati i due temi dell’edizione, il “mors tua, vita mea” qui è rappresentato nella più celebre delle sue manifestazioni, e anche l’avarizia c’è. Tuttavia il racconto ha bisogno di essere asciugato un po’, a un certo punto mi sono persa in mezzo a tutti i riferimenti biblici e in generale ho trovato la narrazione pesante da seguire.
Mi accodo al suggerimento degli altri gladiatori di tagliare il racconto nella parte centrale per svilupparne al meglio il potenziale. Comunque lo ritengo una buona prova.
A rileggerci! :)

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AmbraStancampiano
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#20 » giovedì 17 marzo 2016, 18:55

Ciao Andrea,
direi che l'esperimento alla base del racconto è notevole e - tutto sommato - ben riuscito.
Ho trovato molto affascinante la figura di un Giuda aspirante rivoluzionario che vende Cristo ai romani per tentare di liberare Israele. Certo, non so che valore avessero trenta denari all'epoca, ma mi sembrano un po' pochini per finanziare una rivoluzione. In più questo mette in dubbio l'aderenza al tema autoimposto: l'avaro infatti accumula per sé stesso, e non per un fine superiore.
La prima parte del racconto scorre molto bene, ho apprezzato la ricchezza delle immagini narrate e la caratterizzazione di Barabba; nel dialogo centrale ti hanno già fatto notare che ti perdi un po' e ogni altra osservazione sarebbe superflua.
Devo dire però che la parte che ho apprezzato un po' meno è il finale: mi è parso un po' sbrigativo e in parte fa leva sulla presupposizione che il lettore sappia già che fine ha fatto Giuda; mi sarebbe piaciuto invece vedere la disperazione che lo porta a impiccarsi non per aver condannato Cristo ma per l'inutilità del suo guadagno. A quel punto il tema autoimposto sarebbe anche riemerso prepotentemente.
"mors tua vita mea" c'è, anche letteralmente.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

Zebratigrata
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#21 » giovedì 17 marzo 2016, 23:51

Bellissimo racconto, incredibilmente immersivo e scritto con uno stile che ho apprezzato molto. Sembri mettere una grande cura nella scelta delle singole parole, e così facendo realizzi un quadro molto vivido.
Il tema sta nel punto di vista di Barabba, e il peccato nell’avarizia di Giuda. Molto bello tra l’altro l’equilibrio con cui fai li fai interagire nel dialogo e riesci a tirare fuori i sentimenti di entrambi con sfumature come l’incertezza, il dispiacere, l’amarezza nella ‘vittoria’. Oltretutto, mi piace molto scoprire il ‘lato b’ storie arcinote, vero o immaginato che sia.
Alcune parti del dialogo non suonano completamente naturali, ma per qualche ragione che non so identificare in questo particolare caso non mi danno fastidio nell’insieme. Forse è l’ambientazione lontana, la componente quasi mitica della storia che rende giustificato anche un linguaggio più artificioso della media.
Complimenti!

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eleonora.rossetti
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#22 » venerdì 18 marzo 2016, 11:29

Un confronto tra Giuda il traditore e Barabba, con quest’ultimo che mostra molta più umanità di coloro che condannarono Cristo in croce. Un tema forse suggerito dall’approssimarsi della settimana santa, forse? ;) Detto questo, il racconto l’ho apprezzato pur trovandoci un po’ di “pesantezza”: la narrazione, da calma, diventa un po’ troppo lenta e farcita di linguaggio da digerire, specie nella parte centrale. Il dialogo si alleggerisce solo nel finale, con la battuta secca di Barabba che rifiuta i soldi. Il mors tua vita mea è duplice: la salvezza di Barabba in cambio di Gesù e il denaro che Giuda ha ricevuto per averlo consegnato. Sul tema dell’avarizia ho avuto un po’ di difficoltà: avevo intuito si riferisse a Giuda, ma poi citi l’uso del denaro per “oliare le ruote”, finanziare una guerra per liberare Israele, ecc. Ho sempre inteso l’avarizia come la gelosa custodia di ciò che si possiede senza condividerlo con nessuno, mentre invece Giuda non ha nemmeno un ripensamento a donare i soldi a Barabba in cambio dei suoi servigi. E’ stato un dettaglio che mi ha fatto storcere un po’ tanto il naso. Alla prossima!
Uccidi scrivendo.

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#23 » venerdì 18 marzo 2016, 12:07

Grazie Eleonora per il piazzamento, anche se questo settimo posto mi condanna, per poco, all'ottava posizione nella graduatoria generale.
E grazie mille soprattutto a Sara per l'ottima recensione. Ho raccolto un primo, un secondo, un terzo e poi un quinto e settimo posto e, purtroppo, ben otto non classificati: insomma, ho diviso la critica!
Sono mortificato per non aver subito individuato la chiave del tuo racconto, peccato. Sono andato a cercare altre tue prove nella Vetrina e sono rimasto impressionato sia dal racconto sul diavolo e il cruciverba (ho apprezzato il riferimento a Bulgakov, come anche stavolta avevo colto una strizzatina d'occhio al Dostoevskij di "Memorie dal sottosuolo"), ma soprattutto mi ha esaltato il racconto in rima, praticamente perfetto, con toni gozzaniani che mi sono molto paciuti. Una vera virtuosa.

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eleonora.rossetti
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#24 » venerdì 18 marzo 2016, 12:20

Temo che mi stai scambiando per qualcun altra, il racconto del Diavolo e del cruciverba (Epifania credo s'intitoli) non è mio ;)
Uccidi scrivendo.

Andrea Dessardo
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#25 » venerdì 18 marzo 2016, 12:50

Mi riferivo a Sara, infatti.

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eleonora.rossetti
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Re: Pasqua di sangue (avarizia) - Andrea Dessardo

Messaggio#26 » venerdì 18 marzo 2016, 12:52

Sorry, ho letto da cellulare e mi è sfuggito l'altro nome ^^"
Uccidi scrivendo.

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