La gente aveva bisogno di credere

viviana.tenga
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La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#1 » martedì 19 aprile 2016, 0:16

Daniel guarda la sua foto sullo schermo, chiedendosi in quanti riconosceranno il ministro condannato a morte dieci anni prima in mezzo a quella barba incolta. Probabilmente è anche per questo che gli è proibito radersi.
Per un attimo, pensa di lasciar perdere. Ma che importa se sarà inutile? Lui non ce la fa più a continuare quella vita. Deglutisce e comincia a digitare il discorso di cui per settimane ha meditato ogni virgola. Intende postare da tutti gli account in contemporanea, in quello che è l'orario con più visite ai social. Dubita che ciò che sta scrivendo rimarrà visibile per più di dieci minuti. Cosa ne sarà poi di lui, non lo sa né gli importa.

Sono Daniel Ezechius, Ministro delle Comunicazione dal 76 al 91 E.P. Non sono morto nella rivolta del 91, come non è morto nessuno dei condannati politici dall'inizio dell'Era Profetica a oggi. Viviamo reclusi in una zona segreta del Tempio e lavoriamo per il Culto. Io sono responsabile degli account sui social dello Kwisatz da quando è morto il mio predecessore, Isaac Ioel. Sapevo che questa era la vita a cui sarei andato incontro fin dal giorno in cui mi è stato proposto di entrare nel governo. Periodicamente, il Culto impone di prendere decisioni impopolari, oppure i membri dell'esecutivo commettono degli errori; allora lo Kwisatz tuona contro di loro, una rivolta li depone e al loro posto salgono uomini più vicini al volere divino. I corrotti vengono condannati a morte, ma l'esecuzione è sempre una farsa. Gli Alti Sacerdoti che eseguono la condanna mentono, le immagini che vengono mostrate sono false. Per i condannati inizia una nuova vita segreta al servizio del Culto. Le colpe sono state addossate a qualcuno, l'immagine dello Kwisatz è più limpida che mai quando dà la sua benedizione a nuovi governanti. Ma lo stesso Kwisatz è in verità solo un pazzo, un burattino nelle mani del Culto, la trasmigrazione della sua anima nel corpo di un ragazzino avvenuta nel 57 solo un espediente per portare avanti l'inganno. Avete sempre sentito dire che lo Kwisatz è giunto tra noi nel momento di maggiore difficoltà del genere umano. A noi è sempre stato detto che l'inganno era l'unica via, che la gente aveva bisogno di credere in qualcosa, che solo una guida divina avrebbe evitato l'anarchia. Grandi scienziati sono stati arruolati per inscenare miracoli, esperti di comunicazione hanno costruito l'immagine dello Kwisatz.
Ma io col tempo ho cominciato a dubitare della bontà di ciò che stiamo facendo e ora non riesco più tacere: la carestia di quest'anno è un fenomeno dalle cause complesse, ma che era stato previsto da anni. Non lasciatevi convincere che la colpa sia delle comunità che conservano religioni pre-profetiche. So bene che una loro persecuzione rafforzerà il culto, darà sfogo alle tensioni sociali ed eliminerà alcuni milioni di bocche da sfamare. Ma non riesco più a credere che questa sia l'unica via e perciò vi imploro: non massacrate innocenti solo perché avete bisogno di credere in qualcosa.



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antico
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#2 » martedì 19 aprile 2016, 0:40

Bentornata Viviana! Sei dentro! Buona edizione!

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Angela
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#3 » martedì 19 aprile 2016, 22:28

Ciao Viviana, anche tu, come molti altri a MC, hai fatto grossi miglioramenti e il tuo stile mi sembra molto buono. Il testo è chiarissimo e il tema è centrato, però la scelta di usare il genere epistolare, secondo me ha appesantito la spiegazione. Sei stata molto dettagliata in ogni punto, il lettore però, diventa quasi un fruitore superfluo perché nella narrazione non ci sono contraccolpi, è tutto scorrevole e lineare. Bella la chiusura, un messaggio umanitario importante così come lo è lo scopo della missiva. Anche questo testo in fase di valutazione e classifiche dovrà essere rivisto, per il momento è un "ni" solo per il motivo di cui sopra.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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Andrea Partiti
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#4 » mercoledì 20 aprile 2016, 14:00

Vedo che hai staccato dal tuo stile che ricordo, nello stile, anche se non so quanto sia intenzionale e quanto guidato dall'ispirazione del momento. Non mi spiace la forma epistolare, anzi, forse l'avrei estremizzata cercando un modo di omettere il paragrafo iniziale direttamente, inserendo l'identità del tuo protagonista e la sua situazione all'interno della lettera (ma è una questione di gusti).

L'idea è molto semplice e lineare, un universo stile Equilibrium con un leader di stampo religioso che viene tenuto in vita come pupazzo perché gestire un'immagine sola a lungo termine è più semplice che spiegare i cambiamenti e prevederne gli effetti. Questa immagine, come abbiamo visto nel caso di molte dittature in tempi neppure troppo recenti, facilmente finisce per avvicinarsi a quella di un dio. Per questo il tema c'è, molto evidente.

L'unico problema nella tua struttura sociale che vedo è
> Grandi scienziati sono stati arruolati per inscenare miracoli, esperti di comunicazione hanno costruito l'immagine dello Kwisatz.
Scienziati ed esperti li vedo come le persone che meno facilmente si sottomettono al sistema, che trovano un modo per farsi avanti per una loro integrità professionale e morale. Per questo trovo difficile credere all'arruolamento senza conseguenze di scienziati già affermati. Penso che sarebbe da spiegare un po' meglio, almeno aggiungere una nota di ricatto o pressione (a esempio sulle famiglie), ma non un semplice arruolamento.

viviana.tenga
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#5 » mercoledì 20 aprile 2016, 14:36

Grazie Angela e Andrea per i commenti.

@Angela: in parte condivido le tue perplessità, nel senso che mi rendo conto di aver compresso molto l'idea che avevo in testa e capisco che questo possa rendere il tutto un po' piatto per il lettore. Per quanto riguarda invece l'espediente epistolare, sinceramente credo che senza la spiegazione sarebbe risultata ancora più pesante (o almeno lo era nelle alternative che avevo preso in considerazione).

@Andrea: diciamo che avevo l'impressione che gli ultimi racconti che avevo scritto su MC (forse addirittura tutti da quando c'è il nuovo sito) si somigliassero un po' troppo, quindi sì, il cambio di stile è stato voluto. Per quanto riguarda la tua perplessità: la mia idea era che davvero all'inizio la situazione fosse drammatica e gli scienziati avessero accettato di mettere da parte l'onestà intellettuale per una soluzione che era l'unica possibile, poi senz'altro le cose sono un po' degenerate. Non credo che sia troppo inverosimile, considerato che alcuni dei maggiori matematici e fisici del Novecento lavorarono alla bomba atomica...

Zebratigrata
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#6 » domenica 24 aprile 2016, 20:05

Ciao Viviana,

molto bello il modo in cui decidi di raccontare la tua idea, un post su un social in cui tenta di ‘uccidere Dio’ rivelando le meccaniche e gli scopi più che umani nascosti dietro al culto su cui si basa la società in cui vive. La tua idea mi ha ricordato un racconto letto di recente online che è stato ‘pubblicato’ come post su facebook, intitolato ‘Julie Rubicon’. Penso che potresti trovarlo interessante.

Onestamente secondo me potresti ottenere un effetto ancora più incisivo portando questa idea all’estremo, eliminando l’intro narrativa e strutturando il racconto come uno stralcio di una bacheca di facebook, magari col post seguito da qualche commento sulla foto.

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invernomuto
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#7 » lunedì 25 aprile 2016, 3:28

Ciao Viviana!
Il tuo racconto ha grosse similitudini con una teoria del complotto realmente esistente, quella del "Blue Beam Project", che prevede che gli illuminati/scienziati/poteri forti utilizzeranno gli ologrammi e la scienza più avanzata per simulare la seconda venuta di Cristo/invasione aliena/apocalisse in modo da controllare l'umanità.
È sicuramente una scelta interessante e funziona molto bene come base di un racconto su questo tema.
Quello che meno mi convince nella tua storia è lo stacco tra la parte iniziale e la continuazione, avrei preferito che lasciassi da parte la "cintura di sicurezza" dell'introduzione in terza persona per farci immergere direttamente in una lettera da un altro tempo.
Si tratta comunque di una prova valida, anche se con un po' di coraggio in più sarebbe potuta essere ancora migliore! A rileggerci!

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Linda De Santi
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#8 » lunedì 25 aprile 2016, 12:00

Ciao Viviana! Mi piace molto l’idea del post di denuncia sui social e il modo in cui fai emergere la connotazione di questo mondo futuro, retto da un culto crudele.
L'unica parte perfettibile per me è la forma: eviterei l’effetto “muro di testo” e la renderei più simile a quella dei post sui social, con un numero maggiore di a capo, puntini di sospensione, paragrafi separati, frasi staccate e, a volersi sbilanciare, anche qualche hashtag.
Credo anche che, con poco lavoro, potresti trasformare il racconto in modo che sia un unico, lungo post.
In ogni caso, trovo che sia una buona prova. A rileggerci!

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marco.roncaccia
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#9 » martedì 26 aprile 2016, 19:41

Ciao Viviana,
il tuo racconto, seppur centrando il tema, si risolve per lo più nel comunicato che Daniel posterà nei social network per dire al mondo intero che Dio, al posto del leggendario Re, è nudo. Il comunicato ci fa una cronistoria di alcuni avvenimenti pseudo storici ma, a mio avviso, manca di coinvolgere il lettore, perché è, appunto, un comunicato. Ho apprezzato di più altri tuoi lavori.

viviana.tenga
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#10 » martedì 26 aprile 2016, 22:13

Grazie a tutti per i commenti e a Sara per il suggerimento di lettura (non ho ancora provveduto a cercarlo ma lo farò senz'altro).
La parte iniziale sinceramente avevo considerato di ometterla ma mi piaceva di più così, volevo provare a mostrare un pochino di più il personaggio. Comunque ci penserò su.

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leonardo.marconi
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#11 » giovedì 28 aprile 2016, 12:41

Originale ed avvincente! L'idea di trasmutare il racconto in una epistola è interessante. E farlo diventare un post sui "social" geniale, reale e tremendamente attuale. Forse, se fosse stata estremizzzata la forma "social" del racconto, il risultato sarebbe stato disorientante quanto magnetico e graffiante. Credo che con le opportune correzioni e una riduzione della prima parte possa diventare uno dei migliori racconti che ho letto in questa edizione. Il messaggio umanitario finale chiude il cerchio perfetto della lettura e lascia quel senso di denuncia sociale che non può che alimentare la buona impressione avuta dal racconto!

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beppe.roncari
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#12 » giovedì 28 aprile 2016, 16:35

Ciao Viviana, ben ritrovata!
Un deciso miglioramento di stile per te, un racconto interessante, uno dei pochi casi in cui si può usare lecitamente l’infodump, una finta confessione.
Alcune scelte mi lasciano più tiepido, per esempio, hai scelto di aprire una cornice, i due periodi iniziali in tondo, e non di chiuderla. Ci sarebbe voluto almeno un altro periodo, magari come contraltare ironico, alla fine. Così invece il racconto risulta nella peggiore delle ipotesi monco, nella migliore “sospeso”. Pensa a quanta forza maggiore avrebbe avuto con una frase di chiusa dopo la confessione in corsivo: “Il ministro Ezechius venne giustiziato tre giorni dopo. Il culto lo fece passare per un mitomane. Fu l’occasione di una nuova epurazione.” O qualcosa di simile. Molto meglio, no?
Il quadro che “descrivi” e non “mostri” mi piace. Hai scelto il “tell don’t show”, ma pazienza. Sempre meno potenza al racconto, però. Pensaci.
Intendo dire che mi piace la situazione del tuo racconto, mi sarebbe piaciuta di più (molto di più) se me l’avessi “mostrata”, invece che descritta.
Una prova non male. Ciao!

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antico
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Re: La gente aveva bisogno di credere

Messaggio#13 » martedì 3 maggio 2016, 15:48

Mmh… Sai che mi sembra un unico infodump? Magari mi sbaglio, ma in questa edizione ho “mazziato” molto ogni dove m’è sembrato che il racconto fosse forzatamente indirizzato e qui è proprio così, in primis per la sua natura di lettera in cui non è che racconti una storia, ma esponi una spiegazione e un insegnamento. Per me, questa volta, pollice ni.

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