Luna

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Flavia Imperi
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Luna

Messaggio#1 » sabato 4 giugno 2016, 12:43

La vita sta lasciando questo mio vecchio corpo consumato, restituendolo all'asfalto. Fra pochi giorni di me non resterà che una chiazza di pelo e qualche osso, forse la gente non saprà neanche dire cos'ero. Ma io so che vivrò ancora.
No, non per la fiaba delle sette vite.
Quella è nata dal senso di colpa di qualche umano, come tutte le loro storie di consolazione. Io so che vivrò perché voi vivete, figli miei, sparsi per il mondo come foglie. Liberi, assetati di vita. Perché siamo esseri della notte, gli umani in fondo l'hanno sempre saputo. Forse per questo mi abbandonarono, dopo aver promesso di prendersi cura di me, affascinati dal mio aspetto docile e bisognoso di cucciolo. Forse non sopportarono che fossi cresciuta senza che loro potessero impedirlo.
Ero diventata madre, inseguendo il richiamo di voi, il vostro bisogno di nascere, una voce che nessuna madre può reprimere.
Appena videro la pancia gonfiarsi, mi misero in una gabbia e liberato lontano, in un vicolo sudicio. Ricordo ancora quelle mani, che un attimo prima erano carezze e giochi, farsi fredde e sconosciute.
È proprio lì che siete nati, fra il resto della roba indesiderata. E io ero divorata dalla fame, ma non sapevo cacciare. Mia madre era addomesticata, proprio come me, e sua madre prima di lei. Tuttavia sentivo l’irrefrenabile desiderio di cucirvi all'esistenza col mio calore e il mio sangue. Non avevo scelta.
Andai a cercare altri umani a cui mendicare un po’ di cibo, quel tanto per potervi allattare, col risultato di finire cacciata e presa a male parole. Sembrava quasi che la mia stessa presenza li infastidisse.
Di tanto in tanto una donna gentile portava del cibo, fin quando anche lei non smise di venire. Un giovane umano mi sorrise quel giorno, e io mi avvicinai fiduciosa, come sempre. Continuò a sorridere mentre mi prendeva a calci, maledicendo la mia razza, lasciandomi in fin di vita.
Ero magrissima allora, l’ombra di ciò che ero stata. Il cuore mi diceva che stavate morendo, che non sareste vissuti ancora a lungo.
Fu allora che sentii la voce di LEI.
Mi rialzai e mi trascinai verso una casa abbandonata, illuminata dai raggi della luna. Seguivo solo un sussurro, una voce che in fondo, mi rendevo conto, c’era sempre stata, e che adesso si faceva sempre più chiara. Scesi le scale nel pavimento, riempiendomi di ragnatele, e mi sembrò di scendere per un tempo lungo come una vita. Nel buio chiamai, e chiamai ancora con l’ultima forza rimasta.
Lei rispose.
Apparve, luminosa come la luna stessa, nata dal cuore della notte per riportare la speranza nel mondo. Era donna, era gatta, era dea. Era vento e terra, ma allo stesso tempo calore.
Mi prese in braccio e mi carezzò. D’un tratto ogni cosa mi fu chiara, capii che ero madre, e che essere madre è essere viva.
“Siamo Vita. Ma siamo anche Morte” sussurrò.
Allora sentii una forza antica riaccendersi in me.
Sapevo cacciare.

Quando tornai al vicolo, i vostri corpicini magri erano lì, in balia del nemico. Il giovane uomo di prima vi aveva trovato, non so come, e con altri due ridevano, ridevano forte. Teneva appeso per la coda uno di voi, come fosse un gioco. I loro occhi erano accesi di una luce malata, parlavano del piacere di uccidere, un diritto che nessuno gli aveva dato.
Così me lo ripresi.
Ero immensa, forte. Ero tutte le madri viventi, imbevuta di un potere che nasceva dalla Terra stessa. Con uno scatto fui su di lui e lottammo, finché gli azzannai il collo e ne strappai la carne. Il vicolo si riempì dell’odore del sangue. Gli altri due scapparono, gridando disperati, mentre finalmente mi nutrivo.
Solo in tre eravate sopravvissuti, accalcati l’uno con l’altro, in cerca di calore, fra i corpicini freddi dei vostri fratelli. Riconosceste il mio odore e io vi avvolsi. Vi riportai nel calore e nella vita, cullandovi con le fusa.

E ora siete Vita, e io sono Morte, ma in fondo è la stessa cosa. Voi non lo sapete quello che una madre è disposta a fare. Non lo saprete mai, perché oggi muoio da sola e questa mia storia muore con me. Tuttavia io so che dormirà, sopita nel vostro sangue, viaggerà con voi e vi proteggerà.
Non lo saprete cos'è una madre.
Non lo saprete mai.
E forse è meglio così.


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Vastatio
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Re: Luna

Messaggio#2 » lunedì 6 giugno 2016, 13:41

Ciao,
devo ammettere che, in generale, non mi piace l'umanizzazione di cose e/o animali nel momento in cui il processo è così "totale". Nel senso che, per quanto dietro ci sia l'influenza di una dea, trovo il comportamento, le intenzioni e lo stesso flusso di pensieri troppo "umano": non vedo l'animale, ma un uomo (scusa, una madre) infilato in contenitore felino.
Una madre fin troppo aulica "cucirvi all'esistenza col mio calore e il mio sangue"... Bello, mi piace, ma non tra i denti di una gatta per quanto umanizzata.
La tua "dea" dona forza e una comprensione, a mio avviso, fuori luogo che snatura quella che sarebbe stata una prova diversa se vista con l'istinto e sprazzi di ragione.
Non ci sono problemi di comprensione ma il tema è solo sfiorato, in quanto io ci veda più una madre che dei segreti.

Annamaria
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Re: Luna

Messaggio#3 » giovedì 9 giugno 2016, 15:23

Ciao Luna :)
Mi piace molto il linguaggio “poetico” del tuo racconto.
Il racconto è molto ben scritto a mio parere, con uno stile che lo rende simile ad una poesia. Trasmetti delle immagini molto forti e profonde, attraverso il modo e i termini che utilizzi, molto sofferte. Non sono però sicura che il tema sia centrato, riguarda certo una madre, ma il suo “segreto” mi sembra al quanto forzato e non un reale segreto. Immagino poi la possibilità che tra i suoi cuccioli possa esserci una femmina, che diventerà poi madre e quindi comprenderà appieno i sacrifici di questa figura; non è da escludere visto che non viene specificato siano tutti maschi. In generale non credo che il naturale sacrificio di una madre sia un segreto.
Inoltre non mi è chiara la parte della "dea", del perché quella donna venga descritta così.

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Linda De Santi
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Re: Luna

Messaggio#4 » sabato 11 giugno 2016, 17:48

Ciao Flavia!
La mia anima da gattara è rimasta molto toccata da questo tuo racconto :)
Lo stile è lirico e pulito, molto piacevole e godibile. Bella anche la dea, personificazione (secondo la mia personale interpretazione) di una forza primordiale nascosta nell'anima delle creature viventi.
L’unico neo è che questo flusso di coscienza sembra più di un umano che di una gatta. Da un animale mi aspetterei una sensibilità spiccata agli odori, al tatto, al modo di muoversi delle altre creature viventi, mentre qui la percezione della realtà passa attraverso filtri tipicamente umani. Ad esempio, mi sembra strano che la protagonista si faccia abbindolare da un sorriso: il concetto di sorriso per i gatti non dovrebbe essere lo stesso che per gli umani (almeno, le mie gatte sembrano pensarla così :D).
Poco credibile anche il fatto che una gatta un po' debilitata riesca a uccidere un ragazzo (anche se, sempre per la mia anima di gattara, l'ho trovato liberatorio).
A parte queste cose, il racconto è molto buono.
A presto!

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Flavia Imperi
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Re: Luna

Messaggio#5 » martedì 14 giugno 2016, 11:08

Grazie a tutti per i commenti! Che dire, questa storia mi è venuta così, di cuore. Che la protagonista sia umanizzata tuttavia è intenzionale, dato che la narrativa offre questa possibilità. Le vostre critiche comunque sono tutte utili, non mi trovo proprio d'accordo solo con chi dice che non sia in tema, perché tutta la storia è incentrata su quella forza misteriosa che anima una madre, dandole la forza di reagire proprio nel momento in cui dovrebbe capitolare, ed è un segreto che rimarrà tale.
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beppe.roncari
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Re: Luna

Messaggio#6 » mercoledì 15 giugno 2016, 19:10

Ciao Flavia, ben ritrovata!
Ti confesso che ho dovuto leggere due volte il racconto per capirlo, forse la prima volta ero distratto.
Se ho ben capito una mamma gatta che non sa cacciare si appella alla “Dea Madre” che è gatta e donna e madre e viene esaudita, ritornando in vita e forte e in grado di cacciare per i suoi cuccioli.
È un’immagine molto bella e poetica, e riesco anche a capire come si ricollega al tema. È “il segreto di ogni madre”, una forza incredibile, come quella della Terra stessa, che fa fare cose incredibili e straordinarie per i propri cuccioli. In tal senso penso che il tema sia centrato.
Ci sono però un po’ di problemi, di punto di vista, per esempio, con un flusso di coscienza molto umano e poco felino. Immagino poi che abbia avuto solo cuccioli maschi, perché altrimenti per le femmine non avrebbe senso la frase “Non lo saprete cos’è una madre.”
Ma se anche così fosse, è auspicabile e credibile, invece, che i cuccioli in futuro si rendano conto di cosa è capace una madre, la loro o un’altra madre. Forse avresti dovuto dire: “Non saprete mai quanto vi amavo e come avrei dato tutto per voi.” Qualcosa di più “specifico” e dedicato ai “suoi” cuccioli, e non al concetto di madre in generale.
Appena videro la pancia gonfiarsi, mi misero in una gabbia [i]e liberato lontano[/ i]

Attenta, qui forse volevi dire “e mi liberarono lontano”.
Una prova carina. Alla prossima! :-)

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Gimmi
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Re: Luna

Messaggio#7 » giovedì 16 giugno 2016, 0:30

Cioè, io lo sapevo di essere distratto e un po' pirla. Ma cacchio commentare sei racconti - dico sei! - prima di rendersi conto di aver sbagliato gruppo è grave.
Ma cosa volete farci? Sono giovane e frettoloso :D

Ciao Flavia!
Come va? Hai mai fatto scemenze simili? Io praticamente tutti i giorni. Spero di non farne anche con il tuo racconto ^^
Cercherò di essere rapido perché me ne mancano sei oltre al tuo e devo scriverli in un giorno.

Nulla si può dire sulla tua scrittura. Belle le immagini e le similitudini. Situazioni evocative e aggettivi azzeccati. L'ho letto con piacere :)

Per quanto riguarda la struttura narrativa non capisco se è un'idea diffusa o cosa quella di mettere il protagonista narrante che spiega e spiega e spiega. Ne avrò letti almeno cinque così!
Capisco che inizia che è morta ed è questa coscienza che narra e quindi deve spiegare. Ma non era meglio far vedere tutte quelle cose che hai raccontato? Far sentire il tradimento della famiglia mostrando il momento in cui vene scaricata nel vicolo? La suspense di quando arriva il ragazzo che li maltratta? O il calore di LEI nell'accudirla e farci tirare un sospiro di sollievo.. interrotto di nuovo dall'arrivo della merda con gli amichetti?
A mio avviso (per quello che ho letto fino a ora) se avessi fatto così penso che avresti meritato di vincere. Facevi un bel flashbackkone (o un flashforward) e boom! Siamo con lei.

Penso sia una cosa di gusto personale, ma la storia di Vita e Morte, Vento e Terra, la dea, mi ha lasciato un po' così. Era tutto molto reale e vero. Questa misticità mi ha un po' lasciato perplesso.

Adesso mi leggo gli altri commenti e vediamo se ci scappa dell'altro ^^

Ah già! Ma perché non sapranno mai cosa significa essere una madre? Perché sono maschi? Mi è parso un po' forzato e dà l'idea di essere così per far centrare il tema.

Capisco quello che vogliono dire gli altri riguardo l'umanizzazione. Personalmente non mi ha scocciato. Ho capito fosse una scelta. Certo, è molto più accattivante far vedere un gatto che pensa da gatto. Però alla fine non avresti probabilmente restituito tutto il tuo tocco leggiadro.

Bene! Via per un altro racconto!
Ciao :)

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Flavia Imperi
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Re: Luna

Messaggio#8 » giovedì 16 giugno 2016, 12:02

@Beppe accidenti, il tuo finale avrebbe funzionato meglio!

Ciao @Dimitri! Haha! Non mi è capitato di commentare il gruppo sbagliato qui, ma sbadataggini simili le colleziono, tranquillo. Si vede che hai l'animo del poeta, chissà. Grazie per il commento, in effetti in genere narro la storia in modo diretto, se dai uno sguardo agli altri racconti su MC te ne accorgi, tuttavia in questo caso mi è parso bello così, come la fiaba della sera raccontata dalla mamma. Forse avrebbe funzionato meglio nel solito modo, ai posteri l'ardua sentenza.
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Zebratigrata
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Re: Luna

Messaggio#9 » giovedì 16 giugno 2016, 22:59

Ciao Flavia,
che racconto triste! Chiunque abbia un gatto non può restare indifferente direi! La forma non è male, una sorta di lettera mentale della madre ai cuccioli sopravvissuti. Il pezzo in cui però la madre si allontana e viene ‘illuminata’ dalla Luna, o da una forza misteriosa di cui non si capisce chiaramente l’origine e che per giunta parla, non mi convince moltissimo e secondo me spezza un po’ il filo del racconto. Avrei trovato più credibile che trovasse la forza di attaccare gli umani spinta dal desiderio di difendere i cuccioli, senza bisogno dell’intervento esterno, che non aggiunge nulla alla narrazione né al pathos della storia, a mio parere e anzi abbatte molto l'intensità e la potenza del racconto.

diego.ducoli
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Re: Luna

Messaggio#10 » giovedì 16 giugno 2016, 23:46

Ciao Flavia
Il racconto è ben scritto, hai mestiere. Ma questo lo sai.
Il racconto è poetico, a tratti struggente, ma che sia rapportato ad un gatto non mi fa impazzire.
Gli animali hanno una loro razionalità ma è diversa da quella umana.
La figura mistica della dea-gatto-madre rimane un po' troppo misteriosa anche se nel contesto del racconto non sta poi cosi male.
Un buon racconto ma non molto nelle mie corde.

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antico
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Re: Luna

Messaggio#11 » venerdì 17 giugno 2016, 17:10

Ho molti dubbi riguardo alla figura della Dea: arriva come deus ex machina, poco spiegata, e giusto con la funzione di rilanciare il racconto verso il finale e introdurre il tema. Quindi, in buona sostanza, l’impressione è di macchinosità. Detto questo, un plauso va fatto per la denuncia: scrivere deve servire anche a sollevare questioni, puntare il dito, sollecitare la sensibilità e un racconto come questo lo fa. Certo, poi la chiusa è essenziale e dev’essere chiara e fuori da ogni dubbio proprio perché il racconto stesso deve essere indirizzato a tutti, ma tutti tutti, e se il messaggio finale va a sbilanciare la sua semplicità allora ne riduce anche l’impatto. Poco fastidio mi ha invece procurato l’umanizzazione, anche se credo che, in caso il racconto non riesca ad ottenere l’accesso diretto alla vetrina, faresti più che bene a cercare di disumanizzarla un minimo, ma giusto poco, per concentrarti di più sui sensi più utilizzati dai gatti. Pollice ni, al momento.

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