Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Richieste di Grazia

Sondaggio concluso il martedì 31 maggio 2016, 17:03

Merita la grazia
2
67%
Il racconto andrebbe revisionato
1
33%
 
Voti totali: 3

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alessandra.corra
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Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Messaggio#1 » mercoledì 11 maggio 2016, 15:30

Ci avevo provato molto volte, ma arrivata davanti il cancello dell'ambulatorio tornavo sempre indietro. Non ce la facevo a entrare. Era tutto talmente inconcepibile. Quindi non mi rimaneva che affrontare la mamma.
Quel pomeriggio era a casa, si stava aggiustando i capelli davanti allo specchio. Tra poco avrebbe dovuto recarsi al lavoro.
- Mamma, aspetto un bambino – dissi alle sue spalle, senza preavviso, con il cuore in gola.
Lei rimase un attimo immobile, come spaesata, con le forcine sospese tra i capelli.
Fece poi un gesto con la mano, come per scacciare una mosca.
- Ma certo. E chi sarebbe il padre, sentiamo?
Non mi credeva, era evidente. Io intanto, avevo iniziato a tremare.
- Nessuno. Questo bambino è solo mio.
Arrossendo mi toccai la pancia e il lieve gonfiore mi diede forza per proseguire.
- Non sto scherzando, mamma. Sto dicendo la verità. Te lo giuro.
Lei, come se si fosse svegliata da uno strano sogno, mi guardò per qualche minuto con gran attenzione. Poi, nervosa, chiamò in ufficio per dire che sarebbe entrata più tardi. Dopodiché, sedendosi accanto a me, cominciò a parlarmi con gran serietà. Dapprima cercando di scoprire chi fosse il padre, per poi chiedermi com’era potuto succedere una cosa del genere, visto che io uscivo così poco da casa, se non per andare a scuola. Io continuai a non darle le risposte che voleva, ma come prova della mia buona fede le mostrai il risultato del test fatto quella mattina. Davanti la mia ostilità perse la pazienza e mi diede un paio di schiaffi. Per lei ero sempre stata una “figlia impossibile”, con la mia depressione e stranezze varie, non ero che un grattacapo. Non ne poteva più di me. Continuò quella litania dicendo altre cose poco gradevoli, per diverso tempo.
Poi, esasusta, decise di recarsi lo stesso in ufficio rimandando quella triste questione al suo rientro.
Quando uscì mi sedetti alla scrivania della mia camera. Il volto mi bruciava e le lacrime mi graffiavano i lividi sulla pelle.
Era solo questione di tempo, dicevo tra me e me per consolarmi, tra pochi anni sarei diventata maggiorenne, e allora... Ma come avrei fatto a sopportare ancora quell’inferno? Non ne ce la facevo più! Mi sentivo smarrita, impotente. E non c’era nessuno con cui parlare, che potesse comprendere...
Sarebbe bastato aprire i vetri della finestra e, in un attimo, puf, tutto sarebbe finito.
Proprio allora lui si mosse, per la prima volta, dentro me. Come a dirmi che non ero sola, c’era lui. Se fosse nato, forse… Quell’idea non mi era mai passata prima per la testa, troppo assurda, troppo illogica, eppure: perché no?

Quando rincasò mio padre era ormai sera. Di certo la mamma doveva averlo messo al corrente. Ne aveva una gran considerazione, tanto da consultarlo per ogni decisione.
Come previsto, infatti, me lo trovai di fronte, occhi negli occhi:
- So tutto.
Lo fissai turbata, sebbene fiduciosa.
- Lo immaginavo.
Mi posò la mano su una guancia segnata dai colpi.
- Hai male? Non aver paura, non lascerò che ti picchi ancora.
- Comunque, ci ho pensato tutt'oggi, vorrei tenere il bambino. Vero che mi aiuterai?
Come risposta mi diede uno spintone, facendomi cadere sul letto.
- E' divertente con te. Sempre tenera, proprio come un gattino.
Mi alzò poi bruscamente la gonna e, come tutte le altre volte, mi strappò via le mutandine, salendo sopra di me.
- Riguardo quanto mi hai chiesto, nostro figlio non potrà mai nascere.
Chiudevo sempre gli occhi in quei momenti, ma quella volta reclinando la testa, giù dall'altra sponda del letto, guardai l'orizzonte nella finestra alle mie spalle. Quella sera la luna si era alzata, splendente, e il cielo era come un mare senza fondo.



alexandra.fischer
Messaggi: 1855

Re: Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Messaggio#2 » venerdì 13 maggio 2016, 21:25

Questa tua versione del racconto è molto più cruda della precedente (e hai migliorato una narrazione già valida). La madre fa paura (per la sua indifferenza, il suo lato manesco e sì, anche la sua ottusità. Non ha mai avuto sentore di quello che stava accadendo sotto i suoi occhi). Il padre è tremendo (dietro la facciata di tenerezza, l'orco). Il personaggio della figlia mi stringe il cuore (spera di poter tenere il bambino, che sente suo, malgrado sia frutto di un incesto, ma anche questa sua speranza si sgretolerà...e il paragone cielo-mare senza fondo, prefigura l'abisso di dolore destinato a inghiottirla).

CHIEDO LA GRAZIA

valter_carignano
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Re: Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Messaggio#3 » lunedì 16 maggio 2016, 15:35

ciao

non ho letto la prima versione, quindi 'giudico' (parolona!) soltanto questo.
Secondo me, un ottimo lavoro, che ha il suo PUNTO DI FORZA nella brevità. È essenziale, diretto, la scelta della prima persona dà forza e dramma alla vicenda, padre e madre sono 'vivi' e reali (purtroppo, viene da dire, ché di persone così se ne farebbe pure a meno...).

Ma, ed è una mia modestissima opinione, la narrazione in prima persona potrebbe essere più approfondita, e qui sta IL PUNTO DEBOLE.
Mi spiego meglio: questa ragazza ha più o meno quattordici anni, massimo quindici, e non ne ha di più perché dice che 'fra pochi anni' diventerà maggiorenne; se ne avesse per esempio sedici e qualche mese direbbe ' fra poco più di un anno'. Tuttavia, narra la sua storia con un linguaggio e una scelta di termini assolutamente adulta, senza nessuna espressione gergale o intercalari tipici di un linguaggio giovanile ormai assolutamente universale e trasversale, senza distinzione di luogo (sebbene ogni città e regione abbiano poi le loro specifiche caratteristiche) o di classe sociale.
Inoltre, lei accenna al padre dicendo che la madre 'Ne aveva una gran considerazione, tanto da consultarlo per ogni decisione.' Questa frase è strana, perché sposta l'attenzione su una cosa che si considererebbe ovvia, cioè il fatto che i genitori prendono le decisioni insieme. Sarebbe piuttosto da rimarcare il fatto, magari, che le decisioni erano prese solo da uno, e che l'altro le subiva. Allora, l'idea che fa capolino è che questa figlia non abbia solo problemi di depressione (e anche questo mi sembra non venga fuori abbastanza, nelle sue parole e nel suo modo di parlare) ma anche qualche piccolo ritardo, dato che si stupisce e fa notare che i genitori parlano fra loro.
Idea, quella del ritardo, confermata anche dal fatto che lei 'non ha nessuno' con cui parlare, non amiche, non fidanzato, niente. Una persona molto chiusa (e ci sta, certo, dato il 'comportamento' del padre), senza rapporti con coetanei... una ragazza 'strana', come dice lei stessa. Probabilmente così traumatizzata da sembrare mezza deficiente, forse presa in giro ed esclusa dagli altri ragazzi.

Tutto questo mondo non c'è, nel suo linguaggio. Si potrebbe dire che, essendo esclusa, non parla come gli altri ma come un adulto, ma la cosa sarebbe poco credibile. Ha pur sempre quattordici anni o poco più, le uniche persone che vede - a scuola - parlano in un certo modo, i programmi televisivi che probabilmente guarda parlano in quello stesso modo e via di seguito. Almeno un eco di quel linguaggio dovrebbe ritrovarsi in lei. E se invece è una scelta, quella di farla parlare come un adulto, questo tenderebbe a implicare in lei maggiore maturità, maggiore consapevolezza e comprensione della sua situazione; mentre invece spesso rimane in bilico fra la superficie della realtà e la fantasia, senza rendersi forse davvero conto di ciò che accade.

Spero di essere stato chiaro, ma ricorda che rimane il fatto che ritengo il tuo racconto molto valido. E che potrebbe, sempre a io modestissimo parere, MIGLIORARE definendo meglio il linguaggio del narratore.

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Peter7413
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Re: Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Messaggio#4 » mercoledì 25 maggio 2016, 18:01

Bello, più "completo" rispetto alla prima versione che ho letto. Mi piace e penso che sia pronto per la vetrina. Altre modifiche non le apporterei, si vede che è un tuo racconto, c'è il tuo marchio in certe espressioni e non mi disturba affatto.

CHIEDO LA GRAZIA.

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Jacopo Berti
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Re: Un mare senza fondo (3826 caratteri)

Messaggio#5 » giovedì 26 maggio 2016, 10:54

Ciao Alessandra,
un racconto molto triste, in cui a poco a poco, assieme alla protagonista, si perde la speranza, e che suscita un certo malessere conducendo a quel mare senza fondo dell'incapacità dell'essere umano di comprendere i suoi simili, i suoi figli (la madre) e la sua cattiveria (il padre). E' questo che doveva fare, credo. Ci riesce.

Qualche piccolo rilievo su alcune frasi che secondo me potresti migliorare:
- "Di certo la mamma doveva averlo messo al corrente. Ne aveva una gran considerazione, tanto da consultarlo per ogni decisione." Anche a me, come a Valter, non sembra del tutto adeguata. La forma è diversa dal contesto, è una frase più didascalica che narrativa. Secondo me se ne può fare a meno, anche perché non è molto informativa: intuisco cosa vuoi dire, ma trovo che il modo in cui lo dici faccia pensare a qualcosa di più vicino alla normalità di quanto non sia invece. Prova a calcare un po', sottolineando la fiducia tradita nell'aver messo al corrente il padre, la "troppa" considerazione o qualcosa del genere - ma io non userei 'considerazione' - e la dipendenza psicologica nel consultarlo per ogni - 'minima', direi - decisione. Insomma, qui, ma anche altrove, approfondisci un po' la focalizzazione.
- "Sarebbe bastato aprire i vetri della finestra e, in un attimo, puf, tutto sarebbe finito." Mi pare troppo sbrigativo. Non so se vuoi attribuire alla protagonista un reale pensiero di suicidarsi, ma così mi pare troppo poco, non si sente la pelle d'oca delle altezze e della contemplazione della possibilità della propria morte.

Secondo me puoi ancora sistemare queste due cose.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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