Monsieur Armand di Fernando Nappo

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Fernando Nappo
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Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#1 » martedì 21 giugno 2016, 21:49

Monsieur Armand

di Fernando Nappo


Sébastien si risvegliò infastidito da un insistente pizzicore alla pianta dei piedi. Se li strofinò per allontanare il prurito e si girò su un fianco, trascinandosi dietro le coperte.
Nel buio della stanza, un fruscio: spalancò gli occhi e drizzò le orecchie.
— Ben svegliato, mio giovane amico — disse una voce.
Sébastien sentì rizzarsi ogni pelo del corpo. Scattò a sedere e, spingendo mani e piedi, si raggomitolò in un angolo del letto, tirandosi le coperte fino al mento.
— Chi c’è? — chiese, gli occhi sgranati a scrutare il buio. Nessuna risposta. Forse, si disse, era solamente l’eco di un sogno troppo vivido. Circospetto, e oramai troppo sveglio per continuare a dormire, allungò una mano verso l’abat-jour e accese la luce.
Ai piedi del letto c’era un uomo. Era vestito in maniera distinta, elegante, benché il completo che indossava, Sébastien avrebbe giurato fosse un vecchio frac, aveva visto giorni migliori. Portava un cappello a cilindro e guanti bianchi. Avesse avuto monocolo e mantello sarebbe stato una buona copia dell’Arsenio Lupin impersonato da Georges Descrières. Appoggiato al bastone da passeggio, l’uomo lo fissava con occhi sereni e un sorriso discreto.
Sébastien cominciò a gridargli contro frasi come — Chi è lei? — e — Come ha fatto a entrare? — e — Cosa vuole da me?
— Una cosa alla volta, mio impaziente amico — rispose l’uomo. — Dalle mie parti, sono conosciuto come Monsieur Armand. E sono qui perché desidero che tu mi segua. Vorrei mostrarti alcune cose.
Ignorando la voce calda di Monsieur Armand e il suo eloquio affabile, Sébastien spense la luce, contò fino a dieci e la riaccese, convinto che l’uomo sarebbe svanito, riassorbito dalla sua mente con gli ultimi effluvi del sogno da cui certo proveniva; ma si sbagliava. Monsieur Armand era ancora lì, in piedi, e pareva piuttosto divertito.
— È ora di andare — disse Monsieur Armand.
— Io non la seguo in nessun posto — rispose Sébastien, risoluto. — Domani ho un importante appuntamento di lavoro, devo svegliarmi presto! Se ne deve andare!
— So di domani, dove andrai, chi incontrerai. Sono qui proprio per questo.
— Come può...
Monsieur Armand picchiettò un paio di volte il bastone da passeggio: l’aria tremò, i contorni delle cose si fecero prima incerti, poi sempre più labili, infine la camera di Sébastien svanì.

Sébastien si guardò attorno, frastornato. — Cosa è successo? Dove siamo?
— Ci siamo semplicemente spostati — rispose Monsieur Armand.
Erano seduti a un tavolino in un locale affollato. Attraverso una vetrata s’intravvedeva la sagoma della Tour Eiffel illuminata. Tutto però pareva leggermente fuori fuoco: i contorni degli oggetti, i volti delle persone, persino il fumo che aleggiava nel locale. Nulla di tutto questo può essere reale. Non ci si può spostare così, e nei locali è vietato fumare da anni. È di sicuro un sogno.
— Ehi! — disse Sébastien guardandosi. — Sono vestito!
Monsieur Armand lo guardò perplesso, un sopracciglio alzato. — È naturale. A meno che tu non preferisca andare in giro in pigiama.
— Allora, dove siamo, eh? Dove mi ha portato?
Monsieur Armand emise un sospiro che trasmetteva tutta la sua frustrazione. — Nessuno capisce mai al primo colpo. O, almeno, finora non è mai successo.
— Almeno può dirmi che ci siamo venuti a fare?
Monsieur Armand indicò col bastone un uomo al bancone del bar. Aveva circa quarant’anni ed era l’unica persona la cui immagine era perfettamente a fuoco in tutto il locale.
L’uomo tracannò d’un fiato un bicchiere di liquore e lo abbandonò di fianco a una pila di bicchieri vuoti. Appoggiò il capo sul bancone e rimase così per qualche istante. Poi si riprese e chiamò il cameriere per ordinare un altro giro.
— Lei sa perché beve così tanto? — chiese Sébastien. — Problemi di cuore? O forse gli è morto il gatto? — Ridacchiò.
— Problemi. Questo è certo — rispose Monsieur Armand.
— Potremmo fermarlo. Chiamare qualcuno che lo venga a prendere...
— Siamo semplici spettatori, qui — disse Monsieur Armand, scuotendo il capo. — Noi siamo invisibili a chi abita questa realtà. Loro non possono udire le nostre parole né percepire un nostro tocco.
— Proprio come in un sogno, vero? — chiese Sébastien, rendendosi immediatamente conto che stava chiedendo a quello che credeva un miraggio di confermare d’essere reale o meno.
— Nemmeno per... sogno, se mi concedi il calembour.
— Allora, cos’è davvero questo posto? Una visione? Uno squarcio sul futuro?
— Io non mostro né il futuro né il passato. Io mostro evenienze.
— Perciò questa è sempre la terra dei giorni nostri?
— Sì. E no. Questa è una terra eventuale, una delle infinite che esistono, come ogni altra legata a una decisione, una scelta di qualcuno o di qualcun altro. Niente più che una diramazione tra le innumerevoli che si possono percorrere. Una evenienza, appunto.
— Tutti questi discorsi mi fanno scoppiare la testa. Che cosa ne dice di una birrettina?
Monsieur Armand ridacchiò sommessamente. Picchiettò il bastone e di nuovo l’aria ebbe un fremito.
— Niente birra, quindi?
Il locale svanì.

Erano all’aperto, su un ponte e stava piovendo. Sébastien riconobbe il ponte ferroviario della metrò di Austerlitz.
Si toccò gli abiti. — Ehi! I vestiti non si bagnano!
— Come dicevo, non c’è interazione tra noi e le realtà eventuali — replicò Monsieur Armand.
I due camminarono per alcuni minuti sui binari, in silenzio. O perlomeno, Monsieur Armand desiderava stare in silenzio. Quanto a Sébastien avrebbe voluto tempestarlo di domande, ma quando aprì bocca il suo compagno gli fece cenno di tacere. — Parleremo a tempo debito.
A un certo punto, Sébastien vide qualcosa sui binari. Aguzzò la vista. — C’è un tipo laggiù, steso sui binari — disse, mascherando appena una certa apprensione.
— Hai visto di chi si tratta? — chiese Monsieur Armand.
Era l’uomo del locale.
— Ancora lui? Ma gli va sempre tutto storto?
— Al momento, amico mio, a quest’uomo sono preclusi i percorsi verso eventualità migliori, purtroppo per lui.
Il tremolio dei binari attirò l’attenzione di Sébastien. — Il treno! Dobbiamo fare qualcosa...
— Lo stiamo già facendo... — disse Monsieur Armand.
Ignorandolo, Sébastien si mise a correre verso l’uomo gridandogli di alzarsi, di togliersi di lì, di muoversi che non c’era tempo... L’uomo venne investito dal treno.
Sébastien si lasciò cadere sul camminamento di fianco ai binari, mentre il convoglio sfrecciava via.
Monsieur Armand lo raggiunse poco dopo e gli appoggiò una mano su una spalla. — Mi dispiace.
Sébastien si rialzò, scuro in volto. — Voglio tornare a casa.
Monsieur Armand prese un lungo respiro e, per quella volta, evitò l’espediente puramente scenografico col bastone da passeggio: l’aria intorno a loro tremò.

Si ritrovarono in una stanza d’ospedale.
— Ti chiedo solo un altro po’ di pazienza. Questa è la nostra ultima tappa — disse Monsieur Armand, indicando l’uomo disteso sul letto. Era intubato e un paio di flebo erano appese al suo capezzale.
— Sta morendo?
— Morirà domattina alle undici e ventidue precise.
Sébastien guardò Monsieur Armand. — Credevo non conoscesse il futuro.
— Nel caso specifico, ogni eventualità percorribile porta a questa triste soluzione.
— Sto iniziando a pensare di avere un ruolo in tutto questo.
— Vedo che cominci a capire.
Per l’ultima volta, quella sera, l’aria intorno a loro ebbe un fremito.

Sébastien entrò nella sala riunioni della Mercier-Laroux SAS alle nove e trenta in punto. Al tavolo erano seduti il Sig. Mercier in persona e un uomo sulla quarantina. Sébastien riconobbe immediatamente il disgraziato della notte passata. Era lui, ne era certo, ed era evidentemente a disagio, come se desiderasse essere altrove.
— Allora, Sig. Morel — lo apostrofò Mercier — possiamo cominciare o vuole rimanere in piedi a fissare il mio segretario?
Sébastien guardò il Sig. Mercier, poi, ignorando la sua richiesta, si rivolse all’uomo. — Mi scusi se mi permetto, ma... per caso suo padre è in ospedale?
L’uomo fissò Sébastien con evidente stupore. — Come fa a saperlo?
— Dovrebbe andare da lui — disse, guardando l’orologio.
— Sig. Morel, non spetta a lei preoccuparsi di questo genere di questioni. Questi sono affari che riguardano me e il mio personale.
Sébastien si voltò verso Mercier. — Non avrà alcuna delle informazioni per cui ha pagato se non lo lascerà andare al capezzale del padre. — Appoggiò la ventiquattrore e incrociò le braccia, in segno di sfida.

Sébastien era a letto da almeno un’ora, ma non faceva che rigirarsi, incapace di prendere sonno. Un fruscio nella stanza. — Monsieur Armand? — chiese.
— Hai fatto una gran cosa, oggi — disse Monsieur Armand. — Un vecchio è morto col conforto di suo figlio accanto. Un bene per entrambi.
Sébastien si allungò verso l’abat-jour e accese la luce. — Sarà, ma questa buona azione mi è costata il posto di lavoro. Anche se, per inciso, sono contento di averlo fatto. E poi, quel lavoro non faceva per me. Finanza, bleah!
Monsieur Armand rimase in silenzio.
— Davvero quell’uomo sarebbe arrivato a tanto per il rimorso di non aver assistito suo padre sino alla fine?
— Ci sono cose che possono risultare devastanti, per alcuni animi. Ne ho viste le conseguenze su mio figlio. Un progetto di lavoro, poi mai realizzato, l’ha allontanato da me proprio quando... — Tossicchiò, imbarazzato. — Comunque sia, da quando ne ho la facoltà, faccio di tutto per evitare che lo stesso accada ad altri.
Non sapendo come commentare, Sébastien si limitò a dire: — Grazie.
— Una spiegazione te la dovevo, per quanto mi è concesso dire.
— Posso fare una domanda? — chiese Sébastien. — Come può fare... quello che fa?
Ma l’aria intorno prese a vibrare mentre l’immagine di Monsieur Armand si faceva via via più evanescente. A Sébastien parve di sentirgli dire qualcosa come: — Quando sarà il momento, saprai.
Ma non avrebbe potuto giurarlo.
Addio, Monsieur Armand.
Spense la luce e si infilò sotto le coperte, nonostante fosse certo che quella notte, e forse qualcuna a seguire, non sarebbe riuscito a dormire granché.
Ultima modifica di Fernando Nappo il mercoledì 22 giugno 2016, 8:11, modificato 7 volte in totale.



Fernando Nappo
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#2 » martedì 21 giugno 2016, 22:18

Devo ammettere che tutto sommato Nessun dove non mi è dispiaciuto, pur non essendo un amante del genere, e soprattutto non avendolo trovato così geniale e originale quanto dicono in rete. Ho però apprezzato una certa originalità dei personaggi, piuttosto fuori dai canoni tipici del - poco - urban fantasy che mi è capitato di leggere.
Riguardo allo stile di Gaiman, mi pare di essere riuscito a individuare (e di conseguenza provato a riprodurre) l'abbondante aggettivazione, la tendenza talvolta a raccontare più che mostrare, una certa ingerenza del narratore che di tanto in tanto interviene a spiegare o raccontare situazioni o stati d'animo. Più la tendenza a un pdv ballerino, che però ho cercato di inserire in modo il più possibile discreto - spero addirittura inavvertibile - trovandola un'abitudine fastidiosa in particolare in racconti brevi. Usa anche qualche lista, ma breve e di rado e io nel racconto non ne ho messe.
Talvolta, almeno questa è stata la mia impressione, le attribuzioni dei dialoghi non sono certissime, e bisogna rileggere per assicurarsi di chi stia parlando. Ho cercato, in un punto, di inserire anche questa caratteristica.
In ultimo, un tono piuttosto leggero e talvolta scherzoso che caratterizza soprattutto il personaggio principale.
L'ambientazione, ovviamente, è fantastica, spostata da Londra a Parigi, tanto per inserire un minimo di originalità, e a base di terre parallele anziché sopra e sotto, per lo stesso motivo. Più, un accenno alla realtà, che è una cosa che mi appartiene.
Mi pare tutto. Spero di aver fatto un buon lavoro, ma, Gaiman o non Gaiman, mi auguro più di tutto che il racconto sia godibile.
A voi.

valter_carignano
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#3 » martedì 5 luglio 2016, 11:55

ciao
come ho detto in calce al mio racconto, secondo me la cosa fondamentale in Gaiman (almeno in 'Nessun dove') è lo scontro/contrapposizione fra mondi diversi, uno reale per il protagonista e uno che per lui non lo è.
In questo racconto, i due mondi ci sono, anche se uno è 'reale' e l'altro è 'eventuale'. Quindi per me obiettivo completamente centrato, anche per quello che riguarda lo stile discorsivo di tutto il racconto.
Una sola cosa mi è sembrata non troppo chiara, ma devi considerare che io qualche volta (più di qualche volta... ehm, spesso) sono un po' tardo. Mi riferisco alla parte 'real life' dell'incontro di Sébastien con Mercier e il segretario.
Il fatto che l'uomo che Sèbastien e Armand vedono in ospedale sia il padre del segretario personalmente non lo trovo immediatamente chiaro, io l'avevo interpretato come 'l'uomo' del bar e del treno, finito in ospedale dopo esserci buttato sotto il treno. E non capisco la frase Non avrà alcuna delle informazioni per cui ha pagato se non lo lascerà andare al capezzale del padre: di che informazioni si tratta? Cos'è che il segretario deve dire al suo principale?
Detto questo, e bisogna sempre considerare che - almeno per me - qualunque sia il numero di caratteri mi trovo sempre a pensare che me ne servirebbero almeno 500 in più, e magari e così anche per te; secondo me racconto scritto con molta proprietà e tecnica. Tocco di classe l'accenno storico ai telefilm di Arsenio Lupin (mi ricordo ancora il tema musicale della sigla....).

Fernando Nappo
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#4 » mercoledì 6 luglio 2016, 7:55

Ciao Valter,
grazie per il commento. Per adesso preferisco non chiarire i tuoi dubbi per non influenzare il giudizio degli altri che leggeranno, e anche per vedere se qualcun altro troverà difficoltà nei punti da te citati. Appena si saranno accumulati un po' di commenti ci ritornerò sopra.
Grazie ancora.

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leonardo.marconi
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#5 » mercoledì 6 luglio 2016, 11:08

Ciao Fernando! Per quel che ho letto,e ti devo fare i complimenti, l'obiettivo è stato pienamente raggiunto. Soprattutto per l'evidente crescita interiore del protagonista, che inevitabilmente si trova costretto a superare delle prove e progredire. Come detto poi, va aggiunto l'incontro/scontro con il mondo reale. Mi è piaciuto anche il calcolo delle evenienze applicato al futuro: una sorta di algebra complessa di tutte le possibilità applicabili al reale. Resta però nell'ombra la dimensione parallela di monsieur Armand. Infatti il suo limbo e la sua funzione sembrano avere una funzione semidemiurgica ed universale, ma è davvero così? Ci sono altri monsieur Armand ed altre innumerevoli dimensioni "alternative"? In effetti era impossibile districarsi in questo senso in sole 10000 battute. Resta il fatto che il racconto manca totalmente e per fortuna di quell'ironia di poco conto o altrove inutilmente noir di Gaiman. Una mancanza di tatto e di gusto tipica dello humor inglese e non solo....complimenti e in bocca al lupo!

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invernomuto
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#6 » giovedì 7 luglio 2016, 15:58

Ciao Fernando!
Un ottimo racconto che abbandona la facile strada di un "semplice" universo alternativo e weird per mettere il protagonista a diretto contatto con il guardiano di un crocevia dimensionale: il crocicchio di futuri possibili che funge da pretesto narrativo per la tua avventura è un espediente brillante che dimostra come tu abbia voluto mettere molto di tuo nel racconto piuttosto che seguire il sentiero battuto.
Allo stesso modo trovo aderente allo stile narrativo di Gaiman la scelta di non "integrare" completamente il tuo protagonista nelle dinamiche del crocevia ma di renderlo un elemento passivo in balia di qualcosa di molto più grande di lui, accompagnato da una guida che funge da "Virgilio" nel suo viaggio allucinante.
Unica "pecca", se così vogliamo definirla, è la serietà del tuo racconto, che alle atmosfere quasi noir tanto care a Gaiman non contrappone il suo senso dell'ironia quasi fuori luogo, cosa che rende il racconto (a mio parere) più godibile ma rovina un po' l'effetto mimetico con l'autore originale.
Indipendentemente dal tema si tratta di un ottimo racconto, molto godibile, e anche nel contesto del Camaleonte è una buonissima prova, complimenti!

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beppe.roncari
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#7 » giovedì 7 luglio 2016, 16:19

Ciao Fernando, ben ritrovato!
Il racconto è senza dubbio ben scritto dal punto di vista stilistico, ma devo dire che l’ho trovato un po’ criptico e con un problema di immedesimazione con il protagonista, Sébastien.
Certo, Sébastien sceglie di mandare l’uomo che si sarebbe suicidato dal padre in ospedale e perde il lavoro per questo, ma tutta la vicenda è una storia “esterna” a lui e al suo "cammino dell'eroe".
Lo stesso aiutante/demiurgo Armand è esterno, un “angelo viaggiatore” che non si capisce perché non intervenga direttamente sul malcapitato ma abbia bisogno di un ulteriore aiutante, come salvatore.
Tutti questi interrogativi li lasci del tutto irrisolti. Magari accenni al fatto che Sébastien possa essere il figlio di Armand… o almeno così mi pare di capire, ma non dicendoci assolutamente nient’altro sulla storia dei due non dici abbastanza al lettore e tutto il racconto risulta di conseguenza “sfumato” e “fuori fuoco” come le scene che descrivi nelle “realtà eventuali”.
Alcune di queste “realtà eventuali”, poi, sembrano veri e propri mondi paralleli, in universi diversi, come suggerisce il pensiero di Sébastien:
nei locali è vietato fumare da anni

Lo svolgersi della storia successivo, però, sembra negare questa possibilità e alla fin fine pare che si tratti solo di futuri possibili di questa nostra realtà, univocamente.
Il protagonista è un angelo salvatore che non mette per niente in discussione le lezioni del suo misterioso mentore.
L’ingresso nel “mondo straordinario” è determinato da una sorta di incantesimo simile alle scarpette rosse di Dorothy nel Mago di Oz.
Monsieur Armand picchiettò un paio di volte il bastone da passeggio: l’aria tremò, i contorni delle cose si fecero prima incerti, poi sempre più labili, infine la camera di Sébastien svanì.

Questo tipo di espediente non è molto “alla Gaiman”, almeno, non per il varco della “prima soglia”, c’è troppo soprannaturale e troppo poco mistero-nella-normalità, che è, a mio parere, una delle sue più importanti cifre stilistiche. Le successive scene con la realtà “fuori fuoco” e i colpi di bastone di Monsieur Armand mi fanno pensare anche al Canto di Nataledi Dickens, ma non a Gaiman. Anche il fatto che Armand e Sébastien non possano interagire con le scene richiama Dickens.
Mi pare quindi che tu ti sia rifatto più a degli autori cari a Gaiman, o che lo anticipavano, ma non direttamente alla sua poetica.
Una nota: i francesi danno del “voi” a tutti, anche fra amici, anche fra giovani, quindi suona strano il fatto che Monsieur Armand dia del “tu” a Sébastien.
Alla prossima!

Fernando Nappo
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#8 » venerdì 8 luglio 2016, 9:32

In primo luogo, grazie a tutti per i commenti, sempre preziosi.
@Valter: ho riletto il passaggio che mi hai segnalato, e devo ammetere che non è chiarissimo, anzi, è facile pensare che l'uomo in ospedale sia lo stesso del bar e del treno. A prescindere da Gaiman e dal contest, un punto da chiarire meglio. Basta poco. Grazie per l'osservazione.
La frase "Non avrà alcuna delle informazioni per cui ha pagato se non lo lascerà andare al capezzale del padre" è pronunciata da Sébastien, l'obiettivo della riunione è quello di relazionare Mercier rispetto a info che ha richiesto e per le quali ha evidentemente pagato. Di cosa si tratti di preciso - previsioni di mercato? questioni di banche? - in fondo non è importante. Che si tratti di informazioni finanziare Sébastien lo lascia intuire quando diche cha finanza in fondo non gli piace. Tutto questo, almeno, nelle mie intenzioni. Che poi arrivi o meno è da verificare.
@Leonardo: Ci sono altri monsieur Armand ed altre innumerevoli dimensioni "alternative"? Bella domanda. Non ci ho pensato.
@Invernomuto: grazie per commento. Riguardo alla eccessiva serietà rispetto al riferimento, la prima parte, dopo un evidente stupore nel trovarsi qualcuno in camera, mi sembrava sufficientemente sopra le righe, con Sébasstien che fa battutine fuori luogo (gli è morto il gatto? Ci facciamo una birrettina) e il suo continuo pensare d'essere in un sogno. Ma evidentemente non è così chiaro. Poi non c'è dubbio che dal momento in cui arriva il metrò e il tipo si suicida il raccontro diventa più cupo.
@Beppe Roncari: il motivo per cui Monsieur Armand non si rivolge direttamente al tipo di qurant'anni è semplice (almeno nei meandri dei miei encefali). Le eventualità che il tipo vada all'ospedale al capezzale del padre non dipendono dai suoi comportamenti, ma da quelli di altri, in particolare da Sébastien. Monsieur Armand decide di informare Sébastien delle eventualità. Monsieur Armand non modifica il futuro (non può), ma puà mostrare a Sébastien alcune delle conseguenze delle sue azioni, alcune eventualità, e sperare (solo sperare, tanto è vero che poi si complimenta con Sébastien per come s'è comportato) che poi il ragazzo, informato, agisca come vorrebbe che facesse.

Ancora grazie a tutti per i commenti.

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leonardo.marconi
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#9 » sabato 9 luglio 2016, 18:03

messaggio spostato in altro thread
Ultima modifica di leonardo.marconi il martedì 12 luglio 2016, 18:51, modificato 2 volte in totale.

Fernando Nappo
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#10 » domenica 10 luglio 2016, 14:14

Inserisco anche qui, per avere maggiore visibilità.
@leonardo.marconi: scusa Leonardo, ma credo che tu abbia per errore inserito il commento al racconto Il moschettiere del Nessun dove di giuseppe.gangemi in calce al mio.

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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#11 » domenica 10 luglio 2016, 18:13

Ciao Fernando! Nel tuo racconto le atmosfere “gaimaniane” ci sono e sono ben sviluppate.
Coerentemente con quanto hai scritto nel tuo primo commento, il tuo protagonista è tratteggiato con toni lievemente scherzosi (tipo lui che spegne la luce e conta fino a 10, la proposta di bere una birretta, ecc.) che lo fanno stare sempre un po’ sopra le righe, un elemento dello stile del Gaiman di “Nessun Dove” che nel tuo racconto trovo particolarmente ben riuscito.
Anch’io nel tuo racconto ho sentito la presenza di “Canto Natale” di Dickens, ma trovo che tu sia riuscito a rimanere sullo stile di Gaiman. Mi è rimasto però il dubbio su chi sia Monsieur Armand e come riesca a fare quello che fa. La piccola rivelazione che fa nel finale suona un po’ criptica, non è chiaro se quel misterioso progetto di lavoro abbia causato la morte di Monsieur Armand o del figlio (o magari di nessuno dei due, ma in tal caso non mi spiego i poteri di Monsieur Armand).
A parte questo non ho grandi appunti da fare, il racconto mi è piaciuto ed è ben bilanciato, una prova davvero buona.

Fernando Nappo
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#12 » lunedì 11 luglio 2016, 14:51

Ciao Linda, grazie per il commento. Venendo ai tuoi dubbi: Monsieur Armand è un uomo che ha vissuto la tremenda esperienza di morire da solo perché il figlio era stato trattenuto lontano da un impegno di lavoro al quale non aveva potuto (o saputo?) dire di no. La sua missione è cercare di evitare che lo stesso capiti ad altri. Coma fa a fare cio che fa? Chi gliene ha dato facolta? Non è dato sapere. Così come in Nessun dove non è dato sapere come è possibile che i componenti della famiglia di Porta riescano ad aprire porte tra diverse realtà.
Tutto quanto sopra, è quello che era nelle mie intenzioni comunicare col racconto. Ma forse, a causa di qualche imprecisone, non sono riuscito del tutto nell'intento.
Grazie ancora.

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Peter7413
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#13 » martedì 12 luglio 2016, 19:05

Molto derivativo da Dickens e ti dirò... questo, almeno a me, gli fa perdere qualche punto. Perché? Perché ritengo che si possano anche narrare le stesse storie, ma che servano soluzioni narrative diverse per giustificare l'operazione e qui ti ho visto un pelo pigro, cosa che per chi ha la capacità che ti appartiene è etichettabile come peccato quasi capitale ;) Il fatto è che leggendo mi è sembrato tutto troppo facile: lo spirito, i tre passaggi, il finale positivo. Non ho percepito guizzi di sorta o qualcosa che mi abbia fatto pensare WOW! e anzi sono rimasto con due MEH... Il primo laddove, davvero, non si capisce in prima lettura che il tizio all'ospedale sia il padre dello sfigato (e anzi ho pensato che fosse lui stesso incredibilmente non morto al primo colpo sotto il treno) e il secondo nel momento in cui rimango con il dubbio grosso come una casa riguardo al perché? Perché lui? Perché Armand? Perché Armand gli ha fatto una sibillina promessa per il futuro?
Passando poi a Gaiman, ribadisco che ci ho visto più Dickens. In più, questo mondo parallelo non è un mondo stabile, ma il mondo delle eventualità, in pratica quello dominato dagli spiriti (di nuovo di Dickens).
Intendiamoci, la lettura (anche qui come con il racconto di Valter) è stata per me piacevole, ma ho trovato diverse problematiche che no, non mi hanno portato a essere soddisfatto perché no, da autori bravi come voi (e non scherzo) non mi aspetto il compitino, ma il WONDER e penso che sia giusto, in tale sede, stuzzicarci per aiutarci reciprocamente a raggiungerlo.

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Jacopo Berti
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#14 » giovedì 14 luglio 2016, 13:36

Ciao Fernando, piacere di leggerti!
Anche stavolta, secondo me, hai centrato il bersaglio. La tua storia non è un calco di Gaiman ma ne rievoca alcune atmosfere, e lo fa in quantità giusta. Ho pensato anch'io a Dickens, ed è impossibile non farlo perché le scene sono tre e una sembra essere in un certo senso "nel passato" - anche per il riferimento al fumo che da tanto tempo è vietato - una al presente - forse perché è quella che coinvolge di più Sébastien - e una al futuro - e da qui anche l'idea che la persona visitata, anche quella sul letto d'ospedale, sia sempre la stessa. Ma ho pensato anche ad altri "osservatori" in particolare quelli di Fringe o al "Corvo con tre occhi" del Trono di spade. E mi è anche venuto in mente il film "Predestination". Secondo me è un topos abbastanza diffuso da non poter essere ricondotto ad un unica fonte e anche per questo non mi da fastidio.
La tua scrittura funziona bene e se c'è qualcosa che mi annoia (le frasi piene di aggettivi e di dettagli, la pedanteria del narratore in alcuni interventi in cui 'racconta') è proprio perché somiglia a ciò che mi ha un po' stufato in Gaiman.
Il rapporto tra mondo normale e mondo alternativo/straordinario è riuscitissimo. Il personaggio di Monsieur Armand mi ha del tutto convinto, è un esempio riuscitissimo di "mentore"; Sébastien non l'ho trovato sempre altrettanto interessante, ma è giusto, lui è uno di quelli del mondo normale ed è caratterizzato bene in quanto tale.
Se devo fare una critica, ti faccio notare che ci sono delle cose un po' oscure che meriterebbero qualche riga di più (ad esempio la terza "visione" e l'accenno alle informazioni che devono essere recuperate), altre invece che sono un po' troppo didascaliche. Il finale mi pare troppo planare, troppo spiegato. Mi sarebbe piaciuto più evocativo.
Il racconto lo trovo complessivamente più che buono.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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giuseppe.gangemi
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#15 » venerdì 15 luglio 2016, 21:52

Ciao Fernando,
di Gaiman nel tuo racconto ho riscontrato soprattutto la passività del tuo protagonista davanti agli eventi durante il corso della storia per poi avere un guizzo nel finale con la decisione di sacrificare il proprio lavoro per il bene di un altra persona.
è presente anche l'elemento dell'ironia soprattutto durante il primo incontro tra il tuo protagonista e il tuo Arsenio Lupin.
Presente anche l'elemento della cupezza.
Penso che hai rispettato tutti gli elementi presenti in gaiman.
forse manca qualche tocco di fantastico, tipo qualche bestiola fantastica o mitica che accompagna il tuo Monsieur Armand. Gli daresti un maggior tocco fantasy.
Il problema del tuo racconto è che fa venire troppo in mente dickens o La Vita è meravigliosa di Frank Capra.

Fernando Nappo
Messaggi: 585

Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#16 » sabato 16 luglio 2016, 11:18

Grazie a tutti per i commenti.
Devo proprio ammettere che la somiglianza col Canto di Natale di Dickens non mi aveva nemmeno sfiorato, prima che qualcuno la notasse. Eppure c'è, ed è molto evidente, sicuramente troppo in rapporto agli obiettivi del contest.
Comunque, e a prescindere da quale sarà la classifica dei moderatori, penso proprio che questo racconto farà un giro nel prossimo laboratorio. Credo abbia bisogno di almeno un intervento importante nella scena dell'ospedale per chiarire che tutto parte da lì, da quell'uomo morto solo e che non è il quarantenne delle due scene precedenti, ma il padre di quell'uomo. Il tutto cercando comunque di non fare interventi troppo personali ma che mantengano, per quanto nelle mie capacità, lo stile di Gaiman.
Potrei anche più semplicemente spostare la terza scena al primo posto, la consequenzialità degli eventi sarebbe più facile da interpretare, ma temo che il racconto - già molto lineare nello svolgimento - ne risulterebbe ulteriormente indebolito.
Vedrò come fare, ma di sicuro un intervento riparatore lo farò.
Almeno questo, a Monsieur Armand, lo devo.

Grazie ancora a tutti per i commenti e i suggerimenti.

Zebratigrata
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Re: Monsieur Armand di Fernando Nappo

Messaggio#17 » sabato 16 luglio 2016, 19:27

Ciao Fernando,
per quanto riguarda lo stile, mi sembra tu lo abbia riprodotto abbastanza bene, anche per via del tono che dai al protagonista. Dal punto di vista del contenuto invece è proprio il protagonista che non mi convince appieno: come quello di “Nessun dove”, è una persona assolutamente media in balia degli eventi, senza una personalità spiccata e che inizialmente non prende sul serio quel che gli succede. E questo va bene. Quello che mi è sembrato poco credibile, anche nel contesto ‘Gaimaniano’, è il modo in cui reagisce al fatto di vedere un estraneo in camera quando si sveglia. Inizialmente pensa sia un sogno, ma quando si rende conto che così non è dovrebbe reagire più violentemente, chiamare la polizia, cercare di bloccarlo, ecc. A me sembra che i protagonisti di Gaiman siano più attaccati alla ‘nostra’ realtà, insistano di più nell’avere reazioni che seguono la logica del ‘nostro’ mondo prima di arrendersi all’incredibile.
Altro dettaglio, dettato anche dai limiti del racconto: Armand non è pittoresco come i comprimari di Gaiman, e sembra essere un elemento solitario mentre Gaiman riesce sempre a suggerire la vastità dei suoi mondi non visibili e la presenza di una mitologia più ricca e completa.
Manca anche la dimensione dei giochi di parole e della reinterpretazione della nostra realtà, che è qualcosa di più della semplice esistenza di realtà parallele e alternative (vedi i nomi delle fermate della metro).
Gaiman a parte, il racconto mi è piaciuto molto!
Una nota: io userei ‘il métro’ data l’ambientazione francese. Se vuoi italianizzare la grafia accento acuto, non grave, sulla o e comunque credo vada lo stesso al maschile. Invece se usi la versione italiana dovrebbe essere la metro o la mètro, in ogni caso senza accento sulla o (così però manca quel tocco francese, che nel tuo racconto ci sta a meraviglia).

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