La Scuola Nascosta

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Linda De Santi
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La Scuola Nascosta

Messaggio#1 » mercoledì 22 giugno 2016, 9:00

Scarlet aveva tredici anni ed era infelice. Non si trovava bene né con la sua famiglia, né con i suoi coetanei e neanche con la propria vita.
Le ragazze della sua età uscivano, andavano al cinema e a bere frullati nel fine settimana; lei invece odiava andare fuori e restava a casa a leggere libri fantasy, di nascosto perché a sua madre non piaceva il fatto che leggesse libri “che non parlavano della vita vera”.
Più di tutto, Scarlet odiava la scuola. A Guilford, nella sua città, andavano molto fieri del fatto che la Saint Catherine fosse tra le scuole più antiche d’Inghilterra. La prima volta che l’aveva vista, Scarlet era rimasta a bocca davanti al magnifico edificio elisabettiano che sorgeva nella campagna vicino alla città, con guglie alte come quelle di un castello. Era rimasta terribilmente delusa quando aveva scoperto che, all’interno, era uguale a una qualsiasi scuola britannica, cioè orribile.
La Saint Catherine era diventata, per Scarlet, semplicemente l’ammasso di mattoni in cui era costretta a passare le ore peggiori della sua giornata. A lezioni mortalmente noiose seguivano pasti disgustosi a mensa, faticosi giri di campo nell’ora di educazione fisica e altre lezioni mortalmente noiose.
Il peggio, però, era sopportare Emily Clarke e le sue amiche. La chiamavano la Squallida e ogni giorno inventavano un modo nuovo per renderle la vita un inferno.
A volte Scarlet provava a infilarsi in uno dei corridoi della scuola per cercare un posto tranquillo in cui rifugiarsi, ma, per quanto fosse attenta a non farsi vedere, Greville, il bidello, arrivava sempre ad acciuffarla e rimetterla sulla retta via, ovvero il patibolo verso l’ora di scienze.
In breve, ad eccezione dei momenti che passava leggendo storie di cavalieri, dame e maghi, la vita di Scarlet era un autentico disastro.
Quel giorno stava andando a scuola, depressa come ogni mattina. Camminava piano perché non voleva arrivare troppo presto. Con un po’ di fortunata, Emily Clarke e le sue amiche sarebbero entrate in classe prima del suo arrivo e non l’avrebbero infastidita.
Non le vide in cortile; sollevata, attraversò il metal detector.
Greville le lanciò un’occhiataccia da dietro la tazza di caffè. Quel vecchio dalle mani callose e gli occhi di lucertola era il custode della scuola da tempo immemore, ma nessuno ricordava un solo momento in cui gli studenti gli fossero piaciuti. Era sempre stato il cane da guardia della Saint Catherine: con lui nei dintorni, nessuno studente avrebbe mai violato un divieto.
Svoltando nel corridoio, Scarlet trovò Emily Clarke. Sorseggiava un frullato al cioccolato mentre mostrava alla amiche un flacone che le sporgeva dalla tasca dei jeans.
“Così impara, quel vecchio imbecille, a dirmi di non usare il bagno dei professori!” le sentì dire.
Si mosse in fretta verso l’aula, augurandosi di non essere vista, ma ovviamente non poteva sperare di essere così fortunata. Emily si accorse di lei e sul suo volto si allargò un enorme sorriso.
“Guardate chi c’è! Ehi, Squallida, vieni qui!” Esclamò.
Scarlet fece un sorrisetto idiota e scosse la testa. Si odiò, perché sapeva che era l’atteggiamento che la eccitava di più.
Le amiche di Emily Clarke scattarono verso di lei e le agguantarono braccia e gambe. Un istante dopo Scarlet era a terra, con i sederoni di Lizzie Wills e Martha Jones schiacciati sulla faccia e sulle gambe.
“Secondo me la tua gonna è troppo verde” disse Emily Clarke, camminandole intorno. “Sarebbe meglio se fosse marrone, vero ragazze?”
“Sì! Meglio marrone!” Risposero in coro.
Scarlet sentì qualcosa di freddo e viscoso caderle sui fianchi e capì che Emily Clarke le aveva rovesciato addosso il frullato al cioccolato.
“Adesso sì che va bene!” Sorrise Emily.
Le ragazze si sollevarono e si diressero verso l’aula, ridendo.
Scarlet rimase a terra finché non fu certa che le tre fossero entrate in classe. Dopodiché scattò in piedi e corse più veloce possibile lontano da lì.
Non sapeva neppure lei da che parte andare, così imboccò un corridoio a caso, giusto in tempo per vedere Greville dirigersi verso il bagno saltellando goffamente.
Continuò a correre. Quando si rese conto di trovarsi nell’area della scuola in cui era vietato andare, era troppo tardi. Alcuni suoi compagni di classe dicevano che nelle stanze proibite erano nascoste le salme degli studenti indisciplinati, ma Scarlett decise che, qualsiasi orrore si celasse nella zona vietata, sarebbe stato di gran lunga preferibile all’avere ancora a che fare con le sue compagne.
Vide una grossa porta in legno e ferro battuto, la spinse con forza ed entrò. Si trovò in una stanza stretta e polverosa.
Sulla parete opposta c’era uno specchio, grosso come la porta di una cattedrale. Scarlet si avvicinò, per verificare quanto disastroso fosse lo stato dei suoi vestiti. Con sua sorpresa, però, si accorse di non riuscire a vedere il suo riflesso nello specchio. Al di là della superficie vedeva un’altra stanza, più grande di quella in cui si trovava, con lunghe colonne di ossidiana che si levavano da un pavimento di onice nero. Sul soffitto della stanza riusciva a vedere il cielo stellato, ma non avrebbe saputo dire se fosse perché mancava il tetto o se qualcuno vi avesse imprigionato il bagliore di tante stelle.
Scarlett avvicinò il viso allo specchio.
Una voce disse: “Chi sei?”
Scarlet sussultò. Dall’altra parte dello specchio, una ragazza si sporse di lato, entrando nel suo campo visivo.
“Io… sono Scarlet” balbettò. “E tu?”
“Mi chiamo Rose” rispose la ragazza.
Era alta più o meno quanto lei, con lunghi capelli corvini, la pelle pallida e gli occhi di un colore indefinibile, screziati di grigio e viola. Indossava una tunica scura, dalle tasche sporgevano pergamene arrotolate. Doveva avere all’incirca la sua età.
“Che posto è quello?” chiese Scarlett.
“È la mia scuola” rispose Rose. “E quello?”
“Anche questa è la mia scuola. Anzi, una delle sue stanze proibite.”
“Come mai ti trovi lì?”
“Ecco, io…” Scarlet cercò una bugia credibile, ma non le venne in mente niente, così disse la verità. “Mi sto nascondendo.”
“Sul serio? Anche io mi sono nascosta. Anche tu stai scappando dalla lezione di scienze con le salamandre?”
“Non esattamente” abbassò lo sguardo. “Emily Clarke e le sue amiche.”
Rose assunse un’aria comprensiva. “Capisco. Anch’io ho problemi con le mie compagne di classe.”
“Non è solo Emily Clarke” ammise Scarlet. “La verità è che tutta la mia vita è un disastro. Un immenso, unico disastro. Odio la scuola, odio i miei compagni, odio fare quello che fa la gente normale.”
“Ti capisco” sospirò Rose. “Penso lo stesso della mia vita. Vedi, io non sono come le altre ragazze. Non esco nelle notti di luna piena, non vado a caccia di draghi e odio creare pozioni magiche. Tutto ciò che vorrei è fare shopping nei negozi e andare al cinema nei fine settimana. Un po’ come in un fantasy, hai presente?”
Scarlet la fissò. “Stai scherzando? È esattamente il contrario del…”
“Sssssh” fece Rose. “Sento qualcosa.”
La ragazza assunse un’aria seria e tirò fuori uno stiletto dalla tasca.
“Ehm, ti hanno permesso di portare quello dentro la scuola?”
“È naturale. Non si sa mai cosa si annida nelle aule.”
“Ah… bene.”
“Fai silenzio.”
Scarlet tese l’orecchio verso lo specchio. Inizialmente non sentì nulla, poi le sembrò di udire un suono simile a un sibilo. In quell’istante, qualcosa strisciò fuori da dietro una colonna. Era avvolta da un’aura luminosa e agitava nell’aria tentacoli evanescenti. Uno di essi scattò veloce e si avvinghiò alla caviglia di Rose, che urlò, lasciando cadere lo stiletto.
Scarlet agì d’impulso: saltò al di là dello specchio, raccolse il coltellino dal pavimento e lo conficcò con forza nel tentacolo. La lama affondò in qualcosa di duro, nonostante il mostro sembrasse fatto di fumo. Il tentacolo lasciò la caviglia di Rose; la ragazza tirò fuori un’ampolla dalla tasca e gliela lanciò contro, provocando una piccola esplosione. La creatura lanciò un grido acuto e stridulo, come quello di un pavone.
Quando il fumo si diradò, di lei era rimasta solo una poltiglia scura e sanguinolenta.
“Vedi cosa intendo? Ci sono cose così in ogni angolo! Odio questa scuola!” Esclamò Rose. “A proposito… grazie.”
Scarlet si sentiva in preda a una sorta di estasi, mentre assaporava un piacere mai provato prima. Aveva ferito il mostro e insieme a Rose l’aveva sconfitto. Si rese conto di aver vissuto un’avventura, e per la prima volta in vita sua era assolutamente certa di una cosa: voleva viverne altre.
Rifletté. Se fosse tornata dall’altra parte, avrebbe dovuto affrontare l’ira di Greville e gli scherni dei suoi compagni, senza contare che i suoi genitori l’avrebbero di sicuro punita per aver saltato la lezione. E in ogni caso, sarebbe rimasta per sempre la Squallida.
“Non potrei restare qua?” chiese. “Credo che mi troverei meglio.”
Rose ci pensò su. “Credo sia possibile.”
“Allora fammi restare” implorò Scarlet.
Rose sorrise. “Solo se mi permetti di andare dall’altra parte.”
Scarlet guardò lo specchio: dall’altra parte si vedeva la stanza angusta che aveva lasciato. “È tutta tua” disse.
“Chiudi gli occhi” disse Rose.
Scarlet lo fece. Quando li riaprì, si trovò davanti al proprio viso sorridente.
“Ecco fatto” disse Rose. “Buona fortuna.”
“Anche a te” rispose Scarlet.
Rose oltrepassò lo specchio. Dall’altra parte salutò agitando la mano in aria, poi lasciò la stanza.
Per qualche istante Scarlet non si mosse e rimase ad ammirare i suoi nuovi capelli corvini e la bella veste di velluto scuro. Poi uscì anche lei. Fuori, una scala di pietra conduceva alle aule della scuola; in basso poteva sentire le voci degli studenti.
Prima di iniziare a scendere, Scarlet si sporse da una finestra e ammirò il panorama. Davanti ai suoi occhi si estendevano verdi prati solcati da draghi; all’orizzonte lampi e fulmini saettavano sulla vetta di una montagna; nel cortile della scuola uno studente cercava di catturare un grosso coniglio con il becco di un corvo; creature incappucciate entravano dentro a una cappella adiacente alla scuola.
Era il giorno più felice della sua vita.



valter_carignano
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#2 » martedì 5 luglio 2016, 15:40

Ciao
il tuo stile è sempre molto spontaneo, tutto scorre liscio come in una bella favola. È sempre un piacere leggerti.
In Gaiman, secondo me il nucleo fondamentale è la contrapposizione/scontro/incontro fra mondi, quello che il protagonista ritiene l'unico reale e quello che si trova a dover accettare come reale. In questo racconto, la cosa vale per entrambe le ragazzine, quindi credo che il tema sia centrato in pieno.

Dal punto di vista stilistico, mi è sembrato che la prima sezione fosse molto raccontata. Ho detto 'molto', non troppo: personalmente, in effetti l'ho trovata 'troppo', ma dipende da qual era la tua intenzione. Si tratta di scelte, e ognuno ha i propri gusti.

Piccolo refuso Con un po’ di fortunata, , te lo segnalo solo perché in futuro possa correggerlo, credo sia normale che qualcosa scappi (e così mi autogiustifico i miei, di refusi, che pure mi danno sempre un sacco di fastidio).

Non sento la mancanza di specificazioni o approfondimenti ulteriori riguardo allo scambio di mondi fra le ragazzine, mi sembra che in un racconto/favola di questo tipo non se ne senta il bisogno. Però, secondo me, rimane un dubbio (o almeno io ho questo dubbio): la scuola di Scarlet è 'normale' in un mondo 'normale'. Cosa ci fa lì lo specchio? Perché i due mondi sono in comunicazione? Il fatto che sia nella sezione 'proibita' della scuola sembra implicare che qualcuno ne sia a conoscenza e che non voglia che ci si vada; se sì, allora Scarlet ci arriva con estrema facilità, è un segreto custodito molto male.
È chiaro che siamo nel fantastico, non discuto lo specchio in sé, ma solo il fatto che chiunque avrebbe potuto trovarlo in ogni momento. Scrivendo, mi viene però in mente che forse questa era la tua idea... mah! Vedi tu se questa osservazione ti è utile o meno.

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leonardo.marconi
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#3 » mercoledì 6 luglio 2016, 17:06

ciao Linda! Nonostante un inizio incespicante con qualche refuso e alcuni problemi di ritmo (punteggiatura) il racconto poi ha preso il volo e m'è piaciuto moltissimo. I contorni buffi dei personaggi (mai facili da tratteggiare), lo scontro dei mondi e l'evoluzione del protagonista rispettano gli obiettivi preposti e si accostano allo stile di Nessun dove. Ad esser pignoli potrebbe mancare una certa mescolanza di stili e generi, ma devo essere sincero nel dirti che il racconto nella seconda parte (quella del divieto e dello specchio, per intenderci) si lascia davvero leggere piacevolmente. Forse avrei accorciato la prima parte, lasciando inalterata la struttura della favola che, così come si sviluppa, ricorda alcune macro-funzioni della morfologia della fiaba del russo Propp (allontanamento/divieto/infrazione/danneggiamento...fino alla buona riuscita dell'avventura e alla trasfigurazione del protagonista). In bocca al lupo e buona lettura!

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invernomuto
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#4 » giovedì 7 luglio 2016, 1:50

Ciao Linda,
se anche io all'inizio ho avuto qualche problema a farmi "catturare" dalla storia Scarlet è perché il tuo racconto è un diesel vecchio stampo, di quelli che partono borbottando e con un po' di strappi ma una volta presa la spinta giusta non si fermano facilmente.
Il tuo stile "naturale" funziona bene al servizio della trama, che a sua volta riesce a ricreare bene quella mescolanza tra reale e fantastico che è il vero e proprio perno di Nessun Dove e tante altre opere di Gaiman.
Una piccola dissonanza rispetto alle tematiche originali è quella di dare alla protagonista un riscatto tout-court, una trasformazione con relativo nuovo inizio che sembra promettere un contrappasso alla vita mediocre che ha vissuto sino a quel momento, qualcosa che -nelle sue storie mirate a un pubblico adulto- Gaiman fa molto raramente, preferendo finali non drammatici ma dolceamari, dove lo l'ago della bilancia non pende poi tanto in favore dei protagonisti.
In ogni caso si tratta di un ottimo racconto, soprattutto grazie al tuo stile scorrevole e molto godibile.

Fernando Nappo
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#5 » giovedì 7 luglio 2016, 9:40

Ciao Linda,
la lettura del tuo racconto è molto gradevole, complice anche l'ambientazione in una vecchia scuola inglese, nonostante l'idea dello scambio di persona sia piuttosto sfruttata, soprattutto nel cinema. A prescindere dallo stile, trovo, come altri ti hanno già segnalato, che la zona proibita della scuola e relativi segreti sia un po' troppo facilmente accessbile, così come nel momento in cui Scarlet scova lo specchio, si comincia a intuire come potrebbe proseguire la storia.
Venendo allo stile di Gaiman (per quelle che sono le mie capacità di analisi, sia chiaro), non ho trovato la leggerezza tipica del testo di riferimento, quel tono un po' sopra le righe del protagonista (mi riferisco sopratutto a Richard nell'originale): le tue protagoniste vivono tutta la vicenda in maniera molto seria, e accettano gli eventi in maniera fin troppo veloce, quasi senza un dubbio. Presenti le ingerenze del narratore, abbondanti in Nessun dove. Il pdv, invece, mi sembra ben saldo e, se è una cosa che personalmente apprezzo molto, non segue lo stile di Gaiman in Nessun dove, che al riguardo è invece piuttosto ballerino. Non ho trovato similitudini fantasiose, nè i pensieri del protagonista espressi tramite corsivo.
Al momento non mi viene altro. In conclusione, un buon racconto, ben scritto, ben condotto, basato su un'idea non freschissima, e che a mio avviso si discosta un po' dallo stile di Gaiman.

Un refuso:
... era rimasta a bocca davanti al magnifico... Credo manchi aperta dopo bocca

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beppe.roncari
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#6 » giovedì 7 luglio 2016, 15:12

Ciao Linda, ben ritrovata!
Lo spirito del racconto mi pare in linea con Neil Gaiman e mi è piaciuto il succo della storia. Buona anche la conclusione e il ribaltamento. Se fosse stata una storia di Gaiman, probabilmente ci sarebbe stato qualcosa di più amaro, una perdita, un dolore, qualcosa di indefinibile e struggente. Tu sei più solare e in questo ti discosti abbastanza dalle sue atmosfere.
Stilisticamente ricordi più Harry Potter e altri libri di Gaiman come Stardust, una narrativa per ragazzi, rispetto a Neverwhere che è senza se e senza ma per adulti.
A parte queste note generali, ho varie perplessità. La prima è la più importante di tutte, ma te le elenco tutte qui di seguito.
Scarlet aveva tredici anni ed era infelice. […] la vita di Scarlet era un autentico disastro.

Tutto questo periodo iniziale, ridondante e “tutto raccontato”, può tranquillamente essere depennato. Ci avresti guadagnato 1.811 battute (una cartella editoriale standard su 5 totali che avevi a disposizione).
La storia “mostrata” inizia invece, e bene, con il periodo seguente:
Quel giorno [Scarlet] stava andando a scuola, depressa come ogni mattina.

Il lettore può capire tutto quello che hai narrato da questa frase e dalle mini azioni e reazioni che seguono, entrando subito nel vivo della storia. Tanto più che altrimenti si creano vere e proprie ripetizioni, sia rispetto a Emily Clarke che rispetto al bidello Greville: ci narri due volte la stessa cosa, solo che nel primo caso ce la “racconti” soltanto, nel secondo ce la “mostri” in azione. Credo che Gaiman (o il suo editor per lui) avrebbe optato per la sola azione e avrebbe depennato del tutto la prima cartella.
era l’atteggiamento che la eccitava di più

Eccitava lei o Emily Clarke? Probabilmente Scarlet, la protagonista, ma la grammatica, senza un paletto, è ambigua in questo caso e quindi all’orecchio del lettore la frase suona strana. Tanto più perché il verbo è strano. Forse volevi usare “incoraggiava/incitava” e non “eccitava”?
Il “passaggio della soglia” per entrare nel “mondo straordinario” avviene molto tardi, dopo 4.000 battute su 10.000, alla frase:
si rese conto di trovarsi nell’area della scuola in cui era vietato andare

Ulteriore ragione per accorciare la prima parte.
Altra frase che genera confusione, nel dialogo:
Anche questa è la mia scuola

Letteralmente significa un’altra cosa rispetto a quella che vuoi dire tu. Tu intendi dire: “Potrei dire lo stesso. Questa è la mia scuola!” o qualcosa di simile. Da rivedere.
Attenta che “qualcosa” di coniuga al neutro, quindi con aggettivo al maschile e non al femminile (tipo “qualcosa di misterioso”), quindi “Era avvolto da un’aura luminosa”.
“verdi prati solcati da draghi” mi sono immaginato draghi “di terra” che solcano cerchi nel grano, in tal caso l’immagine è corretta, ma forse tu volevi parlare di draghi che solcavano “i cieli” sopra “verdi prati”?
Alla prossima!

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Jacopo Berti
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#7 » mercoledì 13 luglio 2016, 2:01

Ciao Linda,
un buon racconto, abbastanza pulito, piuttosto aderente allo stile di Gaiman, che si legge senza annoiarsi e che migliora dall'inizio sin quasi alla fine, nonostante il finale, devo dirlo, sia comprensibile un po' troppo presto. La prima parte è, secondo me, un po' troppo lunga, mentre la seconda (a partire dallo specchio) è davvero equilibrata e anche meglio scritta.
Ho apprezzato certe piccole accortezze da parte tua. Quando nel commento al mio racconto ho scritto delle variazioni da parte di Gaiman sul registro della pertinenza, ho sottolineato proprio cose come queste: "Le ragazze della sua età uscivano, andavano al cinema e a bere frullati nel fine settimana".

In alcuni punti la prosa rallenta, si fa un po' macchinosa, mi piace di meno: "Si mosse in fretta verso l’aula, augurandosi di non essere vista, ma ovviamente non poteva sperare di essere così fortunata." o anche "Alcuni suoi compagni di classe dicevano che nelle stanze proibite erano nascoste le salme degli studenti indisciplinati, ma Scarlett decise che, qualsiasi orrore si celasse nella zona vietata, sarebbe stato di gran lunga preferibile all’avere ancora a che fare con le sue compagne. "

Il "mondo alternativo" c'è tutto, e hai avuto una buona idea, quella dello scambio, per non renderlo pedissequamente simile a Nessun dove. Forse però così è un po' troppo simile a Harry Potter.
Altri aspetti di Gaiman (il cattivo caricaturale, il molto 'raccontare', le ripetizioni ecc.) ci sono, e funzionano nel testo. Alcuni, invece, mancano: mi manca soprattutto l'ironia/humour/leggerezza di Gaiman.

Complessivamente buono, ma con un po' di cura in più credo avresti potuto fare meglio.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Peter7413
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#8 » mercoledì 13 luglio 2016, 10:12

Un racconto estremamente derivativo da Harry Potter. Godibile, certo, ma decisamente telefonato in quasi ogni sua parte. Inoltre, il momento topico, quello del ritrovamento dello "specchio magico" è lasciato quasi a se stesso, senza spiegazione apparente, molto passivo nella sua introduzione.
Come in altri commenti a questo Capitolo del Camaleonte, sia chiaro che il racconto mi è piaciuto, ma che no, non mi ha lasciato pienamente soddisfatto perché a fronte di una grande capacità mostrata dagli autori, c'è una certa riluttanza a osare, a cercare nuove vie nella narrazione, a dire stesse cose di altri STUPENDO per le modalità con cui vengono dette.
Riguardo all'attinenza a Gaiman: i due mondo ci sono, ma s'incontrano per caso e sicuramente non hanno quel tipo di parallelismo che mi sembra sia imprescindibile aspetto di NESSUN DOVE.
Una prova discreta, ma senza il necessario SENSE OF WONDER non tanto in ciò che racconta, ma nel come lo racconta.

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giuseppe.gangemi
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#9 » venerdì 15 luglio 2016, 17:10

Ciao Linda,
nel tuo racconto sono presenti abbastanza elementi di Gaiman. Vi è la frustrazione della protagonista per la vita che conduce, l'ironia presente in alcune situazioni e battute, è presente una realtà diversa in cui è possibile accedere. Gaiman però scrive ad un pubblico di giovani adulti tu invece ad un pubblico più giovane, la tua protagonista è una tredicenne. Quando si cerca di replicare lo stile di un autore bisogna innanzitutto individuare a chi scrive.
L'inizio del tuo racconto mi ha ricordato La storia infinita di Michael Ende in cui Bastian si rifugia in una stanza della scuola.
Il finale invece mi ha ricordato alcuni elementi di storie in cui vi è uno scambio di ruoli o vite.
Non trovo questi rimandi ad altre opere un errore anche perchè Gaiman lo fa nel suo libro.

Dove scrivi "Scarlet era rimasta a bocca" manca probabilmente "aperta"

La zona proibita della tua storia non è abbastanza proibita e ciò contrasta con il metal detector presente all'inizio.
All'interno della stanza poi lo specchio è troppo visibile, forse dovresti provare a celarlo.

A volte il nome della tua protagonista è sbagliato

Scarlett avvicinò il viso allo specchio.
Scarlet avvicinò il viso allo specchio.

“Che posto è quello?” chiese Scarlett.
“Che posto è quello?” chiese Scarlet.

Una domanda. Se le tue protagoniste passano con disinvoltura da un mondo all'altro cosa impedisce ai mostri di passare nella dimensione di Scarlet?

Zebratigrata
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Re: La Scuola Nascosta

Messaggio#10 » sabato 16 luglio 2016, 19:28

Ciao Linda,
l’idea del tuo racconto mi piace moltissimo. Per quanto riguarda lo stile, mi sembra abbastanza aderente a quello di Gaiman, anche se con la questione della traduzione è impossibile dare una valutazione troppo precisa. Le atmosfere ci sono, ma non mi convince la tua protagonista. O, meglio, mi convince nella dinamica del racconto, ma non nell’ottica dei temi e dei modi del Gaiman di “Nessun dove”. I suoi protagonisti sono in genere persone ‘medie’, ma integrate tutto sommato nella loro vita grigia e spenta e restie ad abbandonarla e a uscire dalle logiche del reale. La tua protagonista è invece fin troppo contenta di andarsene e nemmeno vagamente incredula davanti a un portale per un’altra dimensione.
Altro dettaglio non troppo ‘Gaimaniano’: lo specchio-porta è nell’area misteriosa e proibita della scuola, mentre le realtà alternative di Gaiman sono sì sovrapposte alla nostra, ma spesso sono anche sotto gli occhi di tutti, soprattutto in “Nessun dove”. Infine, come ho scritto anche ad altri, manca la dimensione dei giochi di parole e della reinterpretazione della nostra realtà, che è qualcosa di più della semplice esistenza di realtà parallele e alternative (vedi i nomi delle fermate della metro).
Il racconto comunque di per sé mi piace e avrei anche voglia di leggere qualche altra avventura delle due protagoniste :-)

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