ALTROVE - di Beppe Roncari

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beppe.roncari
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Messaggio#1 » mercoledì 22 giugno 2016, 23:29

Altrove
di Beppe Roncari


Davide Interdonati si svegliò di soprassalto, sudato dalla testa ai piedi. Sentiva ancora le lingue di fiamme avvolgerlo, mentre gli spettatori del cinema lo calpestavano nel vano tentativo di raggiungere le uscite di sicurezza, sbarrate.
Nel sogno, lui sapeva che bisognava mettersi raso terra per trovare il sottile strato di aria respirabile sotto la coltre di fumo. Ma la folla no.
Si passò la mano sulla fronte. Sempre quel sogno, fin da quel maledetto 13 febbraio 1983.
Avrebbe dovuto esserci anche lui al cinema Statuto. Invece aveva fatto i capricci per andare alle giostre e alla fine la zia ce l’aveva portato. Al cinema erano andati i genitori e il fratello gemello, Simone. Non li aveva più rivisti.
Questa volta, nel sogno, aveva messo a fuoco un dettaglio che le volte precedenti era rimasto al lato della coscienza, fuori dalla zona di memoria dell’orrore. Una visione assurda, e perciò ancora più inquietante delle scarpe che lo calpestavano in fuga.
Un angelo bellissimo passeggiava tra le fiamme. Somigliava alla statua alata nella piazza di fronte al cinema. E l’espressione sul suo volto. Sembrava fosse alle giostre. Guardava le persone soffocare e bruciare. E rideva.
Davide guardò la sveglia, erano le cinque di mattina. Si alzò, fece una doccia e uscì dall’abbaino sul Vicolo della Consolata per avviarsi a Porta Susa.
«Ciao Davide! Già sveglio? Non hai mica lezione oggi, neh?». Era Pepino, un vecchio ambulante che vendeva cartoline e vecchie stampe con il suo carretto di legno.
«No. Cosa sono quelle transenne?»
L’area davanti al vecchio cinema era tutta recintata, con grossi cartelli di “Pericolo. State alla larga.”
«Non lo sai? Lo abbattono domani, neh.»
«Cosa? Il vecchio cinema?»
«Già. Ci fanno un condominio.»
«Ah.»
Pepino si mise a frugare fra le sue stampe. «Guarda qui.»
Gli porse una vecchia cartolina della piazza, la foto sembrava presa proprio dal lato dei portici dove si trovavano. Davide la alzò e il cinema Statuto ricomparve intatto davanti ai suoi occhi.
«È un vero peccato che lo abbattano, neh? Dovrò trovarmi un’altra casa.»
«Come? Tu dormi là dentro?»
«Eh già.»
«Ci si può ancora entrare?»
Pepino lo fissò. «Forse. Ma tu perché diavolo ci vorresti entrare?»
«Ho fatto un sogno. Vorrei solo controllare una cosa.»
Pepino riprese la cartolina. «Quanti anni avevi quando è successo?»
«Tredici.»
«E te ne ricordi ancora?»
«Avrei dovuto esserci anch’io, al cinema, quel pomeriggio.»
Pepino gli fece segno di avvicinarsi di più, come per parlargli all’orecchio. Aveva un odore acre, come di cantina. «Vieni con me» gli disse, infilandogli la cartolina in tasca.
Pepino prese il carrello e lo portò a Via Cibrario, si guardò intorno, si accostò a un’asse sconnessa e la spostò. «Sei sicuro di voler entrare?»
Davide annuì.
«Il gatto ti ha mangiato la lingua? Rispondi!»
«Sì!» disse Davide. E sentì la strana sensazione di aver fatto un giuramento o una promessa solenne.
«Bene» gli sorrise Pepino, «entrare è facile. Uscire mica tanto.»
«Cosa intendi di…» Non fece in tempo a completare la frase che Pepino era sparito, inghiottito dall’oscurità.
Davide si avvicinò. Aveva una strana sensazione, sul fondo dello stomaco.
Fece alcuni passi nella penombra quasi totale. C’era appena lo spazio per passare.
Quando entrò, ebbe un déjà-vu. Era già stato lì. Era l’uscita di sicurezza dove avevano ritrovato suo fratello. Schiacciato. C’era stato quella notte stessa, in sogno.
Subito fu preso dall’emicrania. Un attacco forte come non mai gli fece perdere l’equilibrio. Si accasciò sulla moquette consunta, portandosi le mani alle tempie.

* * *

Quando il rumore nero che gli esplodeva dietro gli occhi si attenuò, Davide non credette ai propri occhi.
Il cinema era intatto. Le luci erano accese, la moquette copriva placida il pavimento e le pareti brillavano di un bel carminio. Le tende, pure rosse, erano tenute aperte da cordoni dorati e davanti a lui, in piedi, dritto, c’era Pepino, giovane e sbarbato.
«Ma cosa…?»
«Benvenuto a Torino Sotto,» gli disse. «Lavoravo qui una volta, sai? Mi chiamavano Pepino la Maschera.»
«E l’incendio?»
«Oh, c’è stato, c’è stato. Ma, vedi, è bruciato a Torino Sopra, non qui.»
«Non capisco.»
«Guarda la cartolina che hai in tasca.»
Davide la tirò fuori. Non era minimamente cambiata.
«Mostra il cinema come te lo ricordi?»
«No.»
«Infatti. È un ricordo. Come questo luogo. Torino Sotto è dove confluiscono i ricordi dei luoghi perduti, dei tempi dimenticati e delle persone smarrite, scivolate nelle fenditure tra i mondi. Ma non ti preoccupare, non ci resterai a lungo.» Pepino la Maschera sorrise di nuovo. Un sorriso cattivo. Affamato. Si avvicinò a una piantana in ottone, ne staccò il cordone rosso e la sollevò alta sulla testa di Davide.

* * *

A Torino Sopra erano passati solo tredici anni, ma a Pepino c’erano voluti secoli per trovare uno spiraglio di fuga da Torino Sotto.
Avrebbe dovuto essere dentro al cinema a controllare, quel giorno, invece aveva sbarrato le uscite ed era andato a fumarsi una sigaretta sotto il monumento del Fréjus. Si era persino appisolato.
Lo avevano risvegliato le sirene dei pompieri.
Era tornato di corsa al cinema, che non sarebbe mai dovuto bruciare.
Era stato allora che si era accorto che nessuno lo riconosceva. La sua identità, scoprì poi, era stata affibbiata a un cadavere carbonizzato, più o meno della stessa statura. E così era sprofondato a Torino Sotto.
Viveva alla stregua di un barbone, vendendo vecchie cartoline che si procurava al Balôn. Quel mercato era l’unico luogo rimasto simile nelle due realtà.
La sera prima si era addormentato sulla stessa panchina di tanti anni fa, di fronte al monumento del Fréjus.
Verso mezzanotte, la statua l’aveva chiamato. «Pepino!»
Non si era meravigliato più di tanto. Anche le statue dei Dioscuri sono animate, a Torino Sotto, e non la smettono di parlare. Ma quello che è più noioso di tutti, da ascoltare, è senza dubbio il Pingone.
«Dici a me?»
«Sì. Ho di nuovo bisogno di te. Devi aprirmi un varco.»
«E io che ci guadagno?»
«Se vuoi tornare a Torino Sopra, farai come ti dico.»

* * *

Davide Interdonati era scampato all’inferno del cinema Statuto. Era perfetto. Innocente. Era bastato mandargli un paio di Sussurrasogni per ingannarlo e attirarlo in trappola. E ora era legato sul palco, su un letto di vecchie bobine.
Pepino aveva appena finito di srotolare l’ultima, come miccia, quando Davide riprese coscienza.
«Mi spiace. Tu eri l’unico a essersi accorto di me. Ma… uno farebbe qualsiasi cosa per tornare a Torino Sopra. Credimi. È meglio anche per te. Non dureresti, qui.»
E diede fuoco alle bobine.
Le fiamme, alimentate dall’acetilene delle pellicole, corsero verso Davide.

* * *

Fu allora che gli tornò alla mente un ricordo.
Stava passeggiando con Laura nei pressi delle Porte Palatine, Si era allontanato per scattarle una foto con la statua di Augusto e si era imbattuto in un gentiluomo elegante, o almeno, elegante per la moda del Cinquecento. Aveva la fronte ampia e calva, la barba a punta e un colletto a buffetti su casacca e braghe di velluto gonfie e decorate. Lo prese per un figurante e gli fece un inchino. Il gentiluomo trasalì: «Di grazia, buon uomo! Lei mi vede?»
«Certo. Magnifico costume.»
«Oh, grazie grazie grazie! Mi dica, amico mio, a quale baronia appartiene?»
«Baroni? No, non ho nessun amico all’università.»
«Ah! Lei è di Torino Sopra! Oh gaudio!» e gli afferrò le mani con trasporto.
«Ehm… certo.»
«Sarebbe così gentile da farmi un favore?»
«Chieda pure.»
«Potrebbe cancellare quella brutta scritta là, sul muro della casa all’angolo? Lo farei io stesso, se potessi.»
«OK. Nessun problema.»
«La ringrazio infinitamente. Mi chiami, qualunque cosa le serva.»
«Lo farò.»
Il gentiluomo si era allontanato, Davide aveva scattato la fotografia e aveva raggiunto Laura.
«Perché parlavi da solo?»
«Come? Non hai visto quel figurante?»
«Mi sa di no, tesoro.»
«Strano.»
Arrivati all’altezza della casa all’angolo, Davide aveva capito cosa aveva irritato tanto quel buffo signore. La scritta gli aveva persino strappato un sorriso: “Pingone Coglione!” Quasi gli era spiaciuto cancellarla.

* * *

Davide urlò: «Pingone!»
«Non può sentirti nessuno» l’apostrofò Pepino.
Le fiamme l’avvolsero. Bruciavano sì, ma non la pelle e neanche gli abiti. Lo consumavano dentro. Una lingua di fuoco attaccò lo schermo del cinema, che divenne più nero della pece. Al centro del telone si aprì uno squarcio di fiamme. Dall’interno dello squarcio emersero due mani. E nello squarcio si stagliava l’Angelo. Quello del suo sogno.
«Pingone!» urlò nuovamente Davide.
«Calma! Sto arrivando!» La botola del palco del cinema si aprì e ne uscì il buffo gentiluomo. «Non c’è bisogno di urlare, amico mio. Suo fratello mi ha avvisato un’ora fa.» Fece un inchino all’Angelo. «Buongiorno. Emanuele Filiberto Pingone, storico, dotto, collezionista. Con chi ho l’onore di fare conoscenza?»
«Maledetto! Uccidilo!» gridò l’Angelo.
Ma prima che Pepino lo colpisse con il porta cordone d’ottone, il Pingone si girò, l’afferrò e lo gettò verso il varco di fiamma. La base della piantana andò a sbattere dritta in faccia all’Angelo e Pepino fu risucchiato all’interno.
Poi il Pingone afferrò un estintore e con sorprendente abilità ne diresse il getto sulle fiamme. «Chiuda gli occhi, amico mio! Un affare davvero utile, questo! L’avessimo avuto, ai miei tempi!»
«NOOOO!» urlarono l’Angelo e Pepino all’unisono.
Troppo tardi.
Le fiamme si spensero, e con esse anche il varco verso l’Altrove si estinse.

* * *

«Bene. Il mio debito è ripagato, no?»
«Lei è davvero il Pingone?»
«In persona.»
«E conosce mio fratello?»
Il Pingone sospirò. «Le anime pure si levano in cielo, e non possono più posare piede a terra.»
«Non lo vedrò più, dunque?»
Il Pingone sorrise. «Non ho detto questo. Seguimi.»
Lo condusse al Balôn. Non era il moderno pallone, ma un'antica mongolfiera. Il Balôn di una volta. Davide non capì subito, non fino a quando il Pallone ebbe toccato terra. Suo fratello e i genitori lo aspettavano. Dentro la cesta. In cielo. A un passo da terra.
«Ecco il luogo in cui i mondi si sfiorano.» gli disse il Pingone. «Buon ritorno, amico mio!»
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Messaggio#2 » mercoledì 22 giugno 2016, 23:38

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valter_carignano
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#3 » martedì 5 luglio 2016, 16:35

ciao
secondo me ottimo racconto, suggestivi la mescolanza di Storia recente e passata, il tono umoristico e il dramma, lo stile agile ma non scarno.

Il fulcro di 'Nessun dove', per me, è l'incontro/scontro di realtà diverse, e naturalmente l'obiettivo è centrato. Segui da vicino il romanzo, con la 'Torino Sotto', l'Angelo cattivo, e Pingone che richiama de Carabas, con i suoi favori e debiti. Ma la cosa non dà affatto fastidio, è ben inserita nel quadro della vicenda e tutto scorre liscio.

Non ho capito perché l'angelo sia cattivo, ma questo in fondo non ha importanza. Molte volte, il cattivo è cattivo e basta.
Ho però un dubbio su questa frase:
«Mostra il cinema come te lo ricordi?»
«No.»
«Infatti. È un ricordo.

Pepino, dicendo 'un ricordo', si riferisce al ricordo di un'altra persona? Che appunto sarebbe diverso dal ricordo del protagonista, perché ogni ricordo è personale. Perché sennò non capisco bene il senso: la foto è un ricordo, ma non è come se lo ricorda il protagonista. O forse non ho capito niente io...

Bello e delicato il paragrafo finale.

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beppe.roncari
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#4 » martedì 5 luglio 2016, 21:42

Ciao Linda, e grazie del bel commento!
Ho seguito Gaiman ma l'ho cambiato per adattarlo alla realtà italiana e a una città misteriosa e piena di storia come Torino.
L'Angelo di cui parlo, sul monumento alla vittime del Frejus, è da alcuni identificato con Lucifero stesso e non il Genio Alato della Ragione, per questo mi è sembrato plausibile che fosse al contempo bellissimo e malvagio.
Il Pingone è una vera figura della storia torinese, molto simpatica e divertente, a mio parere, che inventò "la storia mitica" di Torino per i Savoia.
La frase sul ricordo io la intendevo così: ogni foto è "un ricordo" di un luogo. Davide la confronta con il ricordo della sua mente, in cui il cinema era in rovina, e i due ricordi non coincidono. Il messaggio sottinteso è il fatto che non sempre ci si può fidare dei ricordi. C'è sempre qualcosa di misterioso nel ricordo, e qualcosa che cambia a seconda delle persone, e ricordi di un luogo che restano "più reali" nella memoria collettiva rispetto a ciò che si può vedere nella realtà. Ciao!

valter_carignano
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Messaggio#5 » martedì 5 luglio 2016, 21:51

Sono Valter, non Linda (almeno in questa realtà.....)
da torinese adottivo, conoscevo i tuoi riferimenti, e anche l'Angelo/Lucifero. Però per un non torinese (o pure per la maggioranza dei torinesi) la cosa è ignota. Ma - ripeto - in fondo non ha importanza, se non come fonte d'ispirazione per te.
Grazie della spiegazione del 'ricordo': in effetti, non avevo capito tanto bene.

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beppe.roncari
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#6 » mercoledì 6 luglio 2016, 20:03

Scusa Valter! Il caldo e lo smartphone giocano brutti scherzi... Pensavo fosse il commento di Linda. Ciao!

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invernomuto
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#7 » giovedì 7 luglio 2016, 2:12

Ciao Beppe.
Il tuo racconto è un bel viaggio tra spazio, tempo e dimensioni: le coordinate spaziali sono settate su una città che da sempre funge da catalizzatore per le storie soprannaturali in Italia, quella "Torino Magica" che promette misteri ad ogni angolo e dove ogni piazza sembra nascondere elementi occulti; il tempo, nella tua storia, è volutamente fuori sesto e balla con maestria tra passato, presente e "ciò che sarebbe potuto essere", ovvero le dimensioni del ricordo.
L'incontro di reale e surreale, di conseguenza, c'è e funziona come dovrebbe, rinforzato dalla scelta di usare elementi storici e locali come il Pingone e l'angelo della statua.
Quello che forse si discosta di più dall'originale è il tuo stile, scorrevole e leggibile senza dubbio ma con qualche vezzo stilistico eccessivo con frasi indubbiamente piacevoli da leggere e che dimostrano la tua padronanza della scrittura, ma che Gaiman solitamente abbandona in favore di uno stile ancora più scorrevole, molto più simile alla lingua parlata che a quella scritta.
Resta un bellissimo racconto, soprattutto per merito della tua aderenza ai tema e della tua capacità di rielaborare il concetto de "la città" con una Torino più magica del solito.

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beppe.roncari
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Messaggio#8 » giovedì 7 luglio 2016, 9:22

Grazie del commento, @invernomuto!
Impadronirsi del tutto dello stile di un autore è un punto su cui ho riflettuto mentre scrivevo. Ho scelto una mediazione fra il mio stile e quello di Gaiman, perché temevo altrimenti di "scimmiottarlo" troppo, mentre preferivo rimanere fedele allo spirito più che alla lettera della scrittura.
Ciao e grazie ancora! ;-)

Fernando Nappo
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#9 » domenica 10 luglio 2016, 15:40

Ciao Beppe,
un buon racconto, una storia piuttosto triste dove alcuni personalggi richiamano in maniere abbastanza diretta quelli di Nessun dove, in particolare l'Angelo, Pepino - il cattivo ai servigi dell'Angelo - e Pingone, che a me ha fatto venire in mente più Old Bailey che non il Marchese de Carabas, al contrario di Valter. Chissà perché.
Torino, città dei misteri per definizione, fa atmosfera già di suo, e aver sfruttao lo stesso meccanismo sotto/sopra dell'originale aiuta nell'immersione. Devo ammettere che anch'io non avrei colto i riferimenti torinesi se non fosse stato per la spiegazione.
Però, riguardo allo stile, mi pare di notare una certa lontananza rispetto al Gaiman di Nessun dove. Il tono del tuo racconto non è così leggero e scanzonato quanto lo è l'originale. Nonostante la trovi talvolta eccessiva, la leggerezza è uno dei tratti caratteristici di Nessun dove, e, nell'ottica del contest, avrei apprezzato una maggiore aderenza. Non ho ritrovato nemmeno i salti di pdv, né i pensieri del protaginista espressi direttamente e in corsivo.
A prescindere da Gaiman, un buon racconto, ma, a mio avviso, un pochino lontano dall'obiettivo del Camaleonte. Peraltro, tu stesso sottolinei di aver voluto mediare tra il tuo stile e quello di riferimento.

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Linda De Santi
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#10 » domenica 10 luglio 2016, 18:59

Ciao Beppe, sono arrivata anch’io (davvero ;) ).
Mi piace il modo in cui hai sviluppato il tema del contest, in effetti mi domando perché non ci ho pensato anch’io. L’idea di riprendere gli stessi elementi di “Nessun Dove” e adattarli alla realtà italiana è buona e funziona sia nel caso in cui non si sia letto il romanzo (la storia è interamente comprensibile), sia nel caso in cui lo si sia letto (si capisce subito che è una “trasposizione” italiana e la conoscenza degli elementi fa da valore aggiunto).
La cosa meno gaimaniana che trovo, e che già qualcun altro ha notato, è la “serietà” del tono. Manca l’ironia (che non fa ridere, ma stempera la drammaticità) tipica delle pagine di Gaiman. Con quella, secondo me sarebbe stato un racconto pressoché perfetto per un contest di questo tipo.
Resta comunque un’ottima prova che ho letto con molto piacere. A presto!

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beppe.roncari
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#11 » domenica 10 luglio 2016, 23:30

Grazie dei commenti. Cavoli, mi spiace che non abbiate visto l'ironia, sinceramente mi pare che ci sia. Nel dialogo con il Pingone, per esempio.
Gaiman "leggero"? Forse non abbiamo letto lo stesso libro, che è una critica feroce della società cosiddetta "normale" ed è, francamente, molto amaro.
Ciao! ;-)

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leonardo.marconi
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#12 » martedì 12 luglio 2016, 19:37

Ciao Beppe!! Hai davvero preso alla lettera gli incipit del Camaleonte, tanto che a tratti sembrava di vivere un copy/paste di Nessun Dove !! In questo senso davvero devo farti i complimenti per la capacità d'accostamento allo stile di Gaiman (nonostante qualche differenza di peso dello humor, peraltro già scritto). Dall'altro però questa somiglianza mi ha tolto spazio e profondità alla presa emotiva della fruizione. Non che sapessi come andava a finire, ma la sensazione di déjà vu mentre si legge è davvero fastidiosa. All'opposto il buon ritmo, le battute e le ottime descrizioni fanno bene il loro lavoro, tanto che mi viene da pensare che la collocazione migliore del tuo racconto possa essere una sceneggiatura! Bella l'ambientazione e il contesto ma a tratti difficili da sviscerare per chi come me non è torinese e sa al massimo del triangolo della magia bianca torino-praga-lione o di qualche storia "bizzarra" sulla chiesa della gran madre di Dio. Senza dimentcare il grande Gustavo Rol....Un bel lavoro che poteva volare molto più in alto. A presto e in bocca al lupo !

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Messaggio#13 » mercoledì 13 luglio 2016, 2:30

Ciao Beppe,
ho dovuto rileggere due volte il tuo racconto per capirlo appieno, non so se per i molti riferimenti torinesi che non conosco o soltanto per l'ora tarda a cui mi sono accostato ad esso. Lo stile mi è piaciuto molto: ho apprezzato i dialoghi, la coloritura dialettale (poca ma buona) di Pepino, le lunghe parti annesse o intercalate alle singole battute - cosa molto gaimaniana - tipo questa: "«Sì!» disse Davide. E sentì la strana sensazione di aver fatto un giuramento o una promessa solenne."
Anche una frase di questo tipo, con il suo accostamento sinestetico, mi pare molto appropriata. "Quando il rumore nero che gli esplodeva dietro gli occhi si attenuò, Davide non credette ai propri occhi."
Tra le cose che ho letto scritte da te, questa è quella che mi ha convinto di più, quanto a forma. L'incontro con Gaiman, che è vero, non è perfetto, ma va bene, è stato davvero proficuo per te: mi sei piaciuto più di Gaiman.

Quanto alla scelta di ricalcare lo schema della città di sotto e di sopra, nonché le funzioni di alcuni personaggi, l'ho trovata la via più semplice. A chi non è venuto in mente di prendere una/la propria città e di farne le due versioni di sopra e di sotto? Questa tua aderenza un po' pedissequa non mi soddisfa a pieno: forse hai osato poco.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Peter7413
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Messaggio#14 » giovedì 14 luglio 2016, 21:55

Commento che scrivo davvero dispiaciuto. La prima parte è ottima, la tua idea di recuperare un evento storico così tragico e forse dimenticato è assolutamente degna di nota. In più, proprio per tutta la durata della prima parte la tua narrazione è equilibrata, ben controllata, interessante, ricca... Poi boh, ti perdi completamente (questo a mio personalissimo parere, sia chiaro). Non ho per nulla apprezzato il recupero così diretto della città di sotto e di sopra, l'ho trovato uno stratagemma che toglie originalità al testo privandolo di una dimensione più alta. In più, da quel punto in poi diventa tutto estremamente "narrato". Ho perso il tuo protagonista, non l'ho più "sentito" e in compenso mi sono ritrovato ad avere a che fare con te che rincorrevi la tua storia, la sensazione in tal senso è stata fortissima. E così mi sono perso per strada le motivazioni dell'angelo, come lui possa essere entrato nel "di sotto", il perché fosse così importante (lo dici, ma non arriva, almeno a me). E il Pingone sembra un deus ex machina, almeno senza un approfondimento maggiore e più importante sul perché lui sia così connesso (ci posso arrivare, ma darlo per scontato è uno sbaglio). Insomma, un lavoro che necessità di almeno il doppio dello spazio (e dell'eliminazione del concetto "di sotto"). Riparti dalla prima parte e conducilo con più calma e allontanando di meno il tuo protagonista dal lettore e allora sì che diverrà una vera piccola perla (per la città di Torino in primis).

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giuseppe.gangemi
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#15 » venerdì 15 luglio 2016, 18:46

Ciao Beppe,
secondo me nel tuo racconto sono presenti pressoché tutti gli elementi dello stile di Gaiman. Battute, elementi urban fantasy, personaggi particolari, due mondi separati. Il tutto legato a un evento drammatico della storia di Torino.
Io forse avrei accentuato gli elementi legati all'evento reale. Se posso permettermi ti suggerirei di citare nel tuo racconto il film "maledetto" che stavano proiettando durante la tragedia: La capra. Se vuoi andare oltre potresti intrecciare ancor di più questo film alle vicende del tuo racconto. è solo un suggerimento il tuo racconto sta in piedi così come l'hai scritto, ma almeno una citazione del film la farei.
Secondo me la fine dell'angelo e di pepino è troppo veloce.
Buon racconto.

Zebratigrata
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Re: ALTROVE - di Beppe Roncari

Messaggio#16 » sabato 16 luglio 2016, 19:28

Ciao Beppe,
mi piace molto l’idea dell’incontro tra due realtà sulla mongolfiera. Devo dire però che se un lettore non sa che cos’è rischia di non capirlo fino alla fine, secondo me va spiegato perché non è una cosa famosa fuori dal piemonte.
Per quanto riguarda l’aderenza a Gaiman, per lo stile non ho obiezioni da fare, mentre il tuo personaggio mi sembra un po’ troppo ‘coinvolto’ nella storia, per via del fratello morto e per via del fatto che ci si butta subito a capofitto, senza dubitare troppo: come figura si distacca dai protagonisti di Gaiman presi per caso in mezzo a eventi di altre realtà. Questo però è un problema che ho trovato comune a quasi tutti i racconti: secondo me è un elemento fondamentale invece, questa resistenza al lato fantastico del mondo. In “nessun dove” Richard ci mette un bel po’ a smetttere di pensare a come tornare e anche a credere di avere un ruolo negli eventi di Londra Sotto.
Per quanto riguarda l’ambientazione, creando una Torino Sotto e una Torino Sopra hai preso una strada un po’ troppo facile secondo me, e che non regge bene quanto la doppia Londra di “Nessun dove” perché manca il parallelo con la mappa della metro. Anche il tuo angelo ‘cattivo’ è un po’ troppo Islington. È forse una mia interpretazione del contest e non una vera e propria regola, ma in generale preferisco un racconto che ricostruisce temi, stile e atmosfere senza usare troppo ambientazione esatta e personaggi del testo di riferimento. In questo caso mi aspettavo racconti con una duplice realtà, o lati nascosti della realtà, personaggi pittoreschi, obiettivi sfuggenti e un tono in generale picaresco e di viaggio.
L’atmosfera però l’hai resa bene e sei riuscito a suggerire l’esistenza di un intero sistema, un vero e proprio mondo dalle regole strane e dagli abitanti non convenzionali.

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