Il moschettiere del Nessun dove

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giuseppe.gangemi
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Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#1 » giovedì 30 giugno 2016, 8:37

Paolo aveva tutto ciò che avrebbe potuto desiderare: una casa da ristrutturare, una vita da pendolare, una fidanzata traditrice e fuggiasca. Tuttavia sentiva che gli mancava qualcosa, questo qualcosa non era il lavoro. Quello lo aveva trovato un anno dopo la laurea e i suoi genitori erano contenti che lavorasse alle Molinette di Torino.

L'orologio del reparto segnava le sette di sera.
Paolo spinse il carrello all'interno della stanza, che divideva con altri neolaureati, e si tolse il camice. I suoi secchi, detersivi e scopettoni, anche in quell'afosa giornata di agosto, avevano fatto il loro sporco lavoro.
Prese l'ascensore e uscì dall'ospedale.
Tornò a Pinerolo a bordo di un affollatissimo pullman della Sadem.

Abitava nel centro storico di Pinerolo, in un palazzo dalla bella facciata, al terzo piano con vista sulla piazza principale, in una soffitta. Varcato il portone, Paolo prese la posta dalla buca delle lettere e iniziò a salire le scale. Erano quasi tutte bollette, ma il giovane notò una strana busta gialla chiusa con un sigillo. Vi erano le effigi di un antico stemma di Pinerolo, ma anche quello di Luigi XIV. Salendo si chiese come mai quella lettera, così particolare fosse sopravvissuta fino alle nove di sera senza sparire. Di solito a quell'ora non trovava in buca neanche la pubblicità del supermercato vicino. Come era possibile che il suo vicino Alfredo non l'avesse vista e non gliela avesse sgraffignata?
Entrato nel suo appartamento Paolo prese il tagliacarte, aprì la busta e ne estrasse una pergamena.
Era una lunga lettera scritta in un misto di vecchio francese, italiano e piemontese e con una grafia vetusta che non si prestava alla lettura.
Paolo la lesse con difficoltà. Non ci capì molto e fu tentato di buttarla o di darla ad Alfredo, ma poi ci ripensò, perché sapeva che in quel pezzo di pelle c'era quello che gli mancava nella vita.

La notte dormì male, si rigirò e rigirò nel letto e fece strani sogni: visioni di cardinali che governavano la Francia al posto dei re. Si vegliò e solo con fatica riuscì ad addormentarsi.
Il mattino seguente si alzò stravolto. Mise la pergamena nella sua borsa e si avviò verso la fermata in piazza Cavour. Prendere il bus per andare a lavoro o inerpicarsi lungo una ripida via per andare verso un nuovo destino?
Alla fermata in piazza Cavour, quando era già in fila per salire sul mezzo, ci ripensò. Ripercorse i suoi passi e si inoltrò nel centro storico di Pinerolo. Lo conosceva bene, vi aveva trascorso infanzia e giovinezza prima di affrontare gli studi universitari e il mondo del lavoro.
La pergamena recava impresso il tragitto da casa sua al luogo che gli avrebbe cambiato la vita. Passò davanti al Duomo, attraversò via Trento, girò in via Principi d'Acaia e incominciò la salita verso San Maurizio: era più o meno da quelle parti che si doveva recare.
Via Principi d'Acaia era una vecchia via carica di storia: subito dopo aver iniziato la salita, alla sua sinistra, Paolo vide le antiche prigioni in cui un prigioniero leggendario trascorse un lungo periodo di detenzione prima di morire.
Continuò a salire arrancando, ma a un certo punto sentì dei rumori metallici in lontananza.
All'inizio non capì, poi il suo cervello razionale si vegliò.
Fece qualche decina di metri di corsa in salita, davanti a lui apparve il pozzo medievale di Pinerolo: era sigillato ormai da tantissimo tempo con una lastra di metallo. Sopra la superficie metallica c'erano tre ragazzini vestiti di cenci che si divertivano a saltarci sopra.
“Fermi!” urlo “mi dovete portare da Charles de Batz de Castelmore!”
In quell'istante la lastra si ruppe e il trio precipitò.
Paolo corse verso il pozzo urlando e guardò all'interno, ma vide solo il nero vuoto.
Cominciò a chiedere aiuto, ma nessuno nei paraggi rispose.
Tentò di chiamare soccorso con il cellulare, ma non funzionavano nemmeno i numeri di emergenza.
Decise di calarsi all'interno del pozzo sfruttando la strettezza della parete circolare e facendo perno con braccia, gambe e schiena contro il muro.
D'un tratto però la parete si allargò e la tecnica di discesa di Paolo perse di efficacia e precipitò.

Paolo rimase a lungo svenuto e riverso al suolo. Quando si risvegliò si ritrovò avvolto da una nebbia fitta che lentamente andò diradandosi. All'inizio non capì dove fosse finito, poi, superato lo sbandamento iniziale, cominciò a muoversi nelle fogne.
“Ragazzi dove siete?” domandò più volte senza ricevere risposta.

Percorse lunghe gallerie sotterranee attraversate da canali dalle acque scure e puzzolenti.
“Sto vivendo un avventura, era ora” disse entusiasta Paolo muovendosi in quei luoghi angusti e sudici, “perché dovrei pentirmi di non essere andato a pulire i pavimenti delle Molinette?”
Alle sue spalle giunse la risposta sotto forma di latrato.
Preso dalla paura, Paolo si trasformò in un TGV e cominciò a correre sempre più forte.
Tuttavia i versi dell'animale erano sempre più vicini.
Si voltò: il molosso fulvo, con la bava alla bocca, l'aveva quasi raggiunto.
Paolo si rigirò e accelerò la corsa. “Sono spacciato!” urlò.
In lontananza vide un miraggio che poi si rivelò essere una cosa concreta. Arrivò a una porta, l'aprì e se la chiuse alle spalle.
Sentì i colpi e i graffi dell'animale che battevano contro la fragile porta di legno.
Paolo accese la luce e si guardò intorno per esaminare l'ambiente. Sorrise: quella era un autentica Santabarbara, un arsenale di armi micidiali. Ammirò la stanza come se si trovasse in paradiso. In quel piccolo luogo erano stipati: numerose scope, secchi di ogni dimensione, spolverini dai mille colori, detersivi mortali, aspirapolvere dai motori rombanti. La scelta di Paolo tuttavia cadde su un mocio: più volte ragionando su una prossima pandemia zombie era giunto alla conclusione che quella sarebbe stata l'arma che gli avrebbe garantito le migliori opportunità di sopravvivenza.
La porta stava per cedere.
Paolo si fece il segno della croce, fece un respiro profondo e impugnò il mocio come se si trattasse della lancia di Longino.
La porta cedette e cadde, Paolo la evitò arretrando.
La belva avanzò e balzò contro l'uomo.
Il giovane colpì al muso l'animale ma il mocio si ruppe. Paolo era allo sbando.
La belva riattaccò, ma venne trafitta al collo dal ragazzo che era riuscito a muovere con rapidità il bastone danneggiato.
Paolo giaceva a terra con il corpo dell'avversario sconfitto addosso.
Svenne per la fatica, con il mocio serrato saldamente nella mano destra.
In lontananza si udivano latrati di decine di cani in avvicinamento.

Si risvegliò.
I tre bambini, responsabili secondo lui di tutti i suoi mali, lo stavano punzecchiando con dei bastoni. Si accorse però anche di un gran vociare attorno a lui. Si alzò di scatto e con rapidi sculaccioni mise in fuga il trio.
Scacciati i tre, Paolo vide che si trovava in un immensa sala a cupola. Al centro della stanza si ergeva un pino gigante dall'aspetto ammalato. Attorno all'albero numerosi tavoli erano disposti in fila e apparecchiati per un ricco banchetto. Una gran folla occupava le sedie di quei banchi: tutti stavano guardando lui. Paolo strabuzzò gli occhi, pensò di essere finito in mezzo ai figuranti che ogni anno a ottobre gli riempivano la piazza davanti casa. Un accozzaglia bislacca di balestrieri, soldati, cortigiane, garzoni e umili servi.
Gli si fece avanti un uomo con indosso dei vestiti blu seicenteschi, un ampio cappello da cui penzolava una piuma bianca, e una spada legata al fianco. Il suo volto era gentile, i suoi baffi e il suo pizzetto nero erano quelli ben descritti da Dumas.
“Benvenuto a Pinerolo Sotto” disse l'uomo con accento francese a Paolo che alzò il mocio pronto a combattere.
“Calma amico, sono colui che ti ha mandato la pergamena che ti spunta dai pantaloni.” Continuò l'uomo.
Paolo si calmò e chiese: “chi sei?".
“Sono d'Artagnan.”
“Impossibile.”
“Sono Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan e questa è Pinerolo Sotto”.
“Pinerolo Sotto? E che cosa sarebbe? Il nuovo sindaco ha in mente un nuovo piano regolatore e nuove case popolari?”
“Nulla di tutto ciò. Pinerolo Sotto nacque nel 1664 quando scortai qua Nicolas Fouquet, la Maschera di ferro. Il forte desiderio del ministro delle finanze di Luigi XIV di sfuggire alla pena ci condannò entrambi a una pena maggiore. Ora viviamo all'interno di questa cupola posta sotto la collina di San Maurizio. Nel mondo di sopra invece, da quel che so la nostra sparizione è stata coperta grazie a degli impostori: il d'Artagnan morto nel 1673 e il Nicolas Fouquet perito nel 1680.” Spiegò d'Artagnan.
“Ma qui non ci siete solo voi due. Vedo molta gente, sopratutto quei tre ragazzacci.” Constatò Paolo con sguardo severo verso i tre ancora in lacrime.
“Dovresti ringraziarli, sono stati loro a salvarti dalla muta di cani randagi.” Replicò d'Artagnan e continuò: “Nel tempo numerosa gente è caduta, attraverso varie aperture e modi, in Pinerolo Sotto. Si tratta di varie tipologie di persone. Tu appartieni a quella insoddisfatta della propria vita, anche se all'apparenza ha tutto: i nostalgici del scintillio dell'infanzia.”
Paolo fissava attraverso una spessa grata la Maschera di ferro imprigionata in una nicchia all'interno dell'albero malato. Si dimenava come un ossesso seppur cinto da varie catene. La sua maschera brillava ancora dopo quasi trecentocinquanta anni.
“Hai la pergamena con la tua chiamata alle armi? Vuoi rimanere qui e proteggere gli equilibri di Pinerolo Sotto, per difendere così tutto il mondo di Sopra?” Domandò d'Artagnan.
“Sì e sì” rispose Paolo.
“E allora prometti con me” disse il francese alzando la spada.
Paolo capì subito, levò in aria ciò che rimaneva del mocio e incrociò l'asta con la lama del moschettiere.
Poi insieme giurarono: “Tutti per uno, uno per tutti!”
In quell'istante i due si videro volare sopra la testa una pesantissima grata di ferro.
Rivolsero lo sguardo verso il pino gigante.
La Maschera di ferro avanzava libera verso di loro facendo volare a colpi di catene tavoli e uomini.
Urlava e si batteva la maschera con un pugno: “Datemi la chiave! LA CHIAVE! LA CHIAVE!”



valter_carignano
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#2 » martedì 5 luglio 2016, 12:29

Ciao
nota personalissima: ho abitato a Pinerolo per diversi decenni (non diciamo quanti, non è educato chiedere l'età...) e 'Pinerolo Sotto' è davvero divertente. Non che, in effetti, non ci siano gli elementi per giustificarla, data la molta Storia passata in questo paesone; e alcuni di questi elementi sono puntualmente presenti nel tuo racconto. Molto suggestivo e riuscito. L'idea generale, secondo me, merita.
C'è contrasto di mondi e di realtà, quindi secondo me obiettivo 'Gaiman' centrato. Volendo, potrebbe essere forse troppo vicino al romanzo di riferimento, con diversi elementi comuni (la bestia, la discesa nel pozzo) ma secondo me la cosa ci sta, anzi il parallelo ironico Londra / Pinerolo ne potrebbe anche uscire rafforzato.

Mi sembra di capire che hai scritto un poco in fretta, o che cmq non hai avuto tempo di limare alcune cose. L'idea mi viene per esempio dal fatto che in 'un avventura' e 'un autentica' non c'è apostrofo, e sono cose che scrivendo pressati dal tempo e concentrandosi sulla concatenazione degli eventi possono sfuggire. E poi anche da una certa - come dire - mancanza di concatenazione causale fra gli eventi.
Ti faccio qualche esempio, sempre nell'ottica di (spero) aiutare a focalizzare meglio alcuni punti di un racconto che secondo me merita, non per criticare o sminuire.
Per esempio: perché il protagonista riceve la lettera? Sì, è insoddisfatto, ma questo credo potrebbe applicarsi ad almeno metà delle persone (non solo di Pinerolo). Personalmente, credo ci volesse un motivo in più per giustificare la cosa e non farla sembrare un poco casuale.
Perché si cala nel pozzo? È mattino, in giro c'è gente, i negozi sono aperti (non ricordo se davanti proprio lì ce ne siano, ma nelle vie vicine sì, e poi ci sono i carabinieri a un minuto di corsa. Anche se il telefono non funziona, poteva facilmente chiedere aiuto. È chiaro che lui 'doveva' calarsi, sennò la storia non poteva andare avanti, ma così com'è personalmente mi sembra un poco improvviso.
Se queste osservazioni ti sembrano sensate, allora potrai trovare tu stesso altri elementi che richiedono un poco di attenzione. Come detto in apertura, questa idea mi sembra meriti molto, al di là del contest e dei limiti da esso imposti.

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invernomuto
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#3 » giovedì 7 luglio 2016, 6:33

Ciao Giuseppe,
la tua storia di "paura e delirio a Pinerolo" mi è piaciuta molto, un po' perché sostituisce la realtà cosmopolita di Londra con la realtà molto più local, come si usa dire adesso, di un paesone come Pinerolo, un po' perché i temi sono rispettati e un filo d'umorismo condisce bene tutto il racconto.
Se la trama è molto vicina a Nessun Dove, però, le scelte stilistiche sono molto lontane dallo stile scorrevole di Gaiman, anzi hai una forte tendenza alla paratassi, quasi avessi timore di sviluppare eccessivamente le frasi.
È proprio il tuo modo di scrivere, così ritmato dall'abbondanza di periodi brevi e brevissimi, che ricorda costantemente al lettore che quello che sta leggendo è qualcosa che avrebbe potuto ideare Gaiman, ma che certamente non è scritto con il suo stile.
A parer mio è un bel racconto, ironico e interessante al punto giusto, purtroppo però non solo è poco allineato con l'obiettivo del contest, ma mostra qualche vizio di forma che andrebbe limato un po'.

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beppe.roncari
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#4 » giovedì 7 luglio 2016, 17:38

Ciao Giuseppe, ben trovato!
La chiave che hai scelto per il tuo racconto è fuori da ogni dubbio, mi pare, la parodia. Londra Sotto contro Pinerolo Sotto. Cappa e spada contro Mocio e zombie.
Il racconto è divertente, anche se mancano molti nessi logici di trama, e assomiglia in questo ad alcune esilaranti parodie Disney o storie di Pippo, piene di non sequitur e di battute che si sostituiscono a una macchina narrativa più classica e coerente.
Questo pregio, come puoi immaginare, viene però anche un detrimento del tuo racconto nel momento in cui il tuo obiettivo era quello di rispecchiare stile e atmosfere di Nessun dove.
Una cosa che non ho proprio capito è l’ultima scena con la Maschera di Ferro che fa volare in aria persone e cose e chiede la CHIAVE. Se è la chiave della maschera lo fa ogni volta che cade giù una nuova persona?
Refuso: “un autentica Santabarbara”, “un” vuole l’apostrofo al femminile, “un’autentica Santabarbara”.
Alla prossima!

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giuseppe.gangemi
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#5 » giovedì 7 luglio 2016, 18:42

Ciao Valter,
contento di sapere che hai vissuto a Pinerolo, io ci sono nato e ci vivo ancora. Anche tu nativo di Pinerolo?
Hai ragione molti dei miei errori sono dovuti alla fretta, ma volevo a tutti i costi partecipare al contest.
Concordo con i punti deboli segnalati da te nel mio racconto.
Rivedrò il racconto partendo dalle tue osservazioni.


Ciao invernomuto,
purtroppo i miei racconti sembrano dei telegrammi per lo stile delle frasi. È una cosa che mi segnalavano già 4 /5 anni fa quando ho iniziato a scrivere. Poi però ho avuto un lungo stop e ho ancora uno stile di scrittura che predilige la paratassi. Ho ricominciato a scrivere a maggio e ho un po' paura a scrivere frasi lunghe (che comunque non mi piacciono). È come se avessi letto le mie paure e le avessi individuate.
Purtroppo non avendo un mio stile “solido” ho difficoltà a imitare quello degli altri. Prima del contest a essere sincero non conoscevo Gaiman. O meglio avevo visto film o telefilm in cui gaiman aveva messo il suo zampino ma non lo conoscevo.



Ciao Beppe,
quando ho letto Nessun dove molti passaggi mi hanno fatto sorridere. Ho voluto quindi scrivere un racconto che mi facesse sorridere. Sapevo di correre il rischio di cadere nella parodia, Mi sono lasciato andare perchè non avevo consegnato alla prima chiamata e pensavo di mancare anche la seconda chiamata. Tutto sommato mi piace quello che ho scritto.
Non ho comunque ambientato la mia storia a Pinerolo solo per contrapporla a Londra.
Sono in un periodo in cui voglio ambientare storie a Pinerolo. Sto seguendo l'esempio di un mio amico che tende ad ambientare le sue storie in ad Idrasca (airasca).
Per quanto riguarda il finale, la maschera non chiede la chiave per liberarsi dalla maschera ogni volta che qualcuno finisce a Pinerolo sotto. Il pino gigante (simbolo di Pinerolo) in cui è collocata la sua prigione è morente. La maschera si libera perchè il pino non riesce più a contenerlo. Devi immaginarti il pino di Pinerolo come L'Eterea della saga di Shannara.
Per il resto come detto prima non avendo un mio stile solido sono in difficoltà a imitare quello degli altri. Comunque mi sono sinceramente impegnato a farlo e ad imparare da Gaiman.

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Linda De Santi
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#6 » domenica 10 luglio 2016, 18:19

Ciao Giuseppe!
Simpatica l’idea della “Pinerolo di Sotto”, così come la presenza di D’Artagnan e della Maschera di Ferro.
Nel tuo racconto trovo molti degli elementi fantastici presenti in “Nessun Dove” e l’ironia tipica delle pagine di Gaiman.
Qualche volta, malgrado l’intento ironico, le reazioni del protagonista sono un po’ sproporzionate. Ha visto cadere tre ragazzini in un pozzo, si trovano in un luogo pericoloso e quando li rivede, invece di chiedergli come stanno e/o dove si trovano, li prende a sculaccioni (senza contare che loro glielo permettono anche, dopo che hanno sgominato un’orda di cani mastini :) )?
Anche la motivazione per cui Paolo viene convocato nel “Mondo di Sotto” mi sembra debole, se il requisito è quello di essere insoddisfatti e nostalgici dell’infanzia, credo che a Pinerolo di Sotto ci sarebbe molta più gente di quella che c’è nella Pinerolo di Sopra :)
A parte queste cose, il tuo racconto mi è piaciuto e l’ho letto con piacere, si vede bene che hai analizzato attentamente lo stile di Gaiman e hai cercato di riprodurlo al meglio.
A rileggerci!

Fernando Nappo
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#7 » lunedì 11 luglio 2016, 21:22

Ciao Giuseppe,
il tuo racconto ha ottime potenzialità: l'ambientazione è interessante, così come nono interessanti i personaggi coinvolti, ecc. Però la trama soffre di alcuni buchi che rendono difficile seguire la logica con cui si svolgono certi fatti. Alcuni te li hanno già segnalati, io ti segnalo questo passaggio:
Paolo la lesse con difficoltà. Non ci capì molto e fu tentato di buttarla o di darla ad Alfredo, ma poi ci ripensò, perché sapeva che in quel pezzo di pelle c'era quello che gli mancava nella vita.
Come può Paolo sapere con tale certezza che la pergamena colmerà le mancanze della sua vita?
Riguardo allo stile, mi è piaciuto il tono leggero del racconto - in particolare l'incipit - che mi pare abbastanza in linea con quello del Gaiman di Nessun dove (anche se forse il tuo è più parodistico che non simile allo humor inglese), ma per il resto mi pare se ne discosti abbastanza.
Ho trovato il finale piuttosto confuso, difficile da interpretare.

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leonardo.marconi
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#8 » martedì 12 luglio 2016, 18:40

Ciao Giuseppe!! Il racconto è effettivamente simpatico e scorre bene. Quello che da subito però mi ha fatto storcere il naso è stato l'uso un po' eccessivo, come è stato già accennato, della paratassi. Un tratto distintivo che non permette un approfondimento del flusso degli eventi, ma solo un accenno continuo alle azioni del protagonista, ai suoi stati d'animo e alle descrizioni. Da una parte questo mi piace anche perchè denota uno stile asciutto e pronto al colpo di scena rocambolesco. Dall'altro però non riesce ad immergere completamente il lettore nella fruizione del racconto. Sarò paradossale, ma forse il tentativo troppo ardito di vicinanza allo stile di Gaiman non fa bene alla storia. Che eppure resta evocativa e affascinante negli accenni storici alla maschera di ferro e ai misteri di Pinerolo. Non conoscevo assolutamente gli antefatti accaduti ed è stato un piacere informarsi in rete. Il giudizio è perciò difficile: fortissima vicinanza allo stile di Nessun dove a fronte di una sintassi e d'uno stile che potevano essere completamenti diversi e accattivanti. Senza dimenticare l'intreccio storico che segna il paese e il tuo racconto. Resta però una storia piacevole, ciao!!

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Jacopo Berti
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#9 » giovedì 14 luglio 2016, 13:58

Ciao Giuseppe,
un racconto carino, che - a differenza di quelli letti fino ad ora - riesce a centrare uno dei bersagli più difficili di Gaiman: l'ironia, quella che fa a malapena sorridere, è vero, ma è una coloritura piacevole di tutto il testo. L'ho colta sia nei dettagli - ad esempio il modo di arrivare all'informazione sul lavoro del protagonista e la sua sorpresa di fronte ad una lettera non trafugata dal vicino - sia nell'impianto generale: Pinerolo al posto di Londra. A tal proposito forse avresti potuto puntare ancor più chiaramente sulla parodia, perché così siamo ancora a metà strada tra la parodia e la fan fiction. E in questo contest di "[nome di città] di sotto" non sento la mancanza. Ma, ripeto, l'intento parodico rende tutto ciò accettabile.
Quanto allo stile, sei abbastanza aderente a Gaiman, secondo me. Però sono d'accordo con chi ti fa notare l'eccessiva paratassi, a cui aggiungo che trovo anche un po' troppi 'a capo'.
La storia non sembra essere tutta consequenziale: ci sono alcune cose non del tutto giustificate, ma anche questo ti è già stato fatto notare. Ad esempio, l'idea della lettera (molto Rowlingiana) funziona bene, ma poi si perde.
Un racconto tra il discreto e il buono, secondo me.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Peter7413
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#10 » venerdì 15 luglio 2016, 15:48

Un racconto che parte bene, ma che strada facendo si arrota un po' su se stesso. Cerco di spiegarmi: nella prima parte riesci a trasmettere l'ironia, a lavorare sul protagonista, cosa che gradualmente smetti di fare, questo perché l'azione diviene più concitata e cominci a limitarti a elencare A, B, poi C, a seguire D perdendo di vista il controllo e in tal modo anche inciampando in alcuni momenti di difficile comprensione (come LE CHIAVI chieste a gran voce nel finale). E poi... L'ho già fatto notare a Beppe e lo ribadisco qui: rielaborare non vuol dire copiare e il compito di rifarsi a NESSUN DOVE per i nostri racconti non comprendeva il doverci rifare anche alle stesse idee... Insomma, questa Pinerolo di sotto proprio non ci sta e non riesco ad accettarla. E sai perché? Perché il fatto stesso di utilizzare qualcosa di un altro autore toglie dignità alla tua opera e questo non è giusto nei confronti dell'impegno che ci hai messo. Il Camaleonte è nato non per scimmiottare, ma per permettere agli autori che lo frequentano di testare nuovi stili. Le idee devono essere quelle degli autori, sempre. Fossi in te proverei a riguardarlo e magari ad allungarlo, ma assolutamente m'inventerei un altro modo per giustificare l'altra realtà.

Zebratigrata
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Re: Il moschettiere del Nessun dove

Messaggio#11 » sabato 16 luglio 2016, 19:30

Ciao Giuseppe,
lo stile mi sembra a livello formale abbastanza aderente a quello di Gaiman; quello in cui hai giocato un po’ facile secondo me è stato il trasporre in maniera quasi identica la struttura di Londra Sotto in Pinerolo Sotto e anche presentarci dei personaggi che comunque richiamano troppo quelli del libro, come i vari aristocratici, la bestia, i ragazzini che fanno pensare a Porta, ecc. Sembra più una trasposizione che un racconto che prende come ispirazione o semplicemente imita i temi e i motivi di “Nessun dove”.
Per quanto riguarda il racconto in sé mi sembra che il protagonista non reagisca in mnaiera troppo credibile... in particolare non mi sembra abbia dei motivi sostanziali per abbandonare il suo mondo così su due piedi: pensa che anche Richard, pur dopo tutta la sua avventura, sente il bisogno di tornarci e ci mette del tempo a rendersi conto che non gli importa più di Londra Sopra.

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