Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

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Peter7413
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Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#1 » giovedì 30 giugno 2016, 23:40

Ponti tibetani tra palazzi di città

Finale
«Non esiste che me li tolgo! Sei matto?»
Avvinghiata alle corde del ponte tibetano, Sara guardava verso il basso e più guardava e più si avvinghiava.
«Sara, il tigroide zebrato sta arrivando, lo senti anche tu, sta sbuffando nella selva, ha trovato le tracce!»
Ormai al sicuro sull’altro lato del ponte, Dylan, il ragazzo che si era presentato come “l’Agente che risolve i problemi interspaziali”, scrutava la sponda opposta cercando di cogliere ogni piccolo movimento di rami e rovi.
«Ma l’hai detto tu che non si può sapere dove mi trovo! Qua l’unica cosa sicura è che sono su un maledetto ponte tibetano a centinaia di metri sopra il maledetto fiume che sento rombare qui sotto e se adesso mi tolgo questi stramaledetti occhiali va a finire che mi trovo tra due palazzi e mi faccio uno stramaledettissimo volo fino alla strada!»
«E allora muoviti! Raggiungimi! Sono su una zona sicura, lo vedi l’alone blu sul suolo? Vuol dire che qui le due realtà coincidono! Sbrigati!»
«Non ce la faccio! Soffro di vertigini! E poi ho sempre odiato i ponti tibetani!»
Dylan sorrise, un movimento veloce di labbra, un sussurro, quasi tenero, che sarebbe sfuggito a Sara anche se non si fosse trovata in bilico su un ponte di corde sbattuto avanti e indietro dal vento e con una gigantesca tigre coi denti a sciabola alle calcagna, per di più con il pelo di un fastidioso colore bianconero, cosa che potrebbe anche non dar fastidio, non più degli artigli lunghi mezzo metro, ma che a lei, torinese e granata nel cuore e nell’anima, provocava, oltre alla paura, anche una fastidiosa irritazione cutanea e pensieri assurdi tipo Tra tutte le tigri che potevano mangiarmi proprio una juventina doveva toccarmi!
«Allora aspettami! Vado a vedere se te li puoi togliere senza pericolo!» Le urlò Dylan cercando di controllare il sorriso e afferrando i propri occhiali.
«No no no, dove credi di andare? Tu non vai da nessuna parte!» Urlò di rimando Sara voltandosi verso il ragazzo. Ma lui era già sparito.
«Grunf!» Un verso alle sue spalle, il tigroide zebrato era uscito dalla selva e la stava fissando dal suo lato del ponte tibetano, leccandosi i baffi.

Antefatti

E dire che i suoi programmi per la serata erano di tutt’altro tenore: doccia, cena, serie tv con qualche patatina e magari anche una chattata con un tipo del sito d’incontri che le aveva scritto un messaggio carino, ma sì, perché no? La giornata era stata stancante e sulla strada verso casa s’era fermata a fare la spesa presso il Crai, o la Crai, mai aveva capito quale articolo richiedesse quel verso di corvo che qualcuno aveva deciso d’imporre come nome per una catena d’alimentari. E comunque, chi se ne fregava, un’alzata di spalle e via verso nuovi pensieri. Come quelli per il nuovo vicino, quello alto e biondo e muscoloso che stava con la secca. Roba che se non si chiamasse Torino, la città, ma Los Angeles, si poteva star certi che a quest’ora ci sarebbero state torme di sceneggiatori a cercare di costruirgli un plot che ne potesse esaltare il fisico, magari un nuovo eroe Marvel, visto che Thor era già stato preso. Oh, nessun problema, qualcosa si trovava che quello meritava e di sicuro avrebbe fatto incasso. O almeno, lei i soldi del biglietto li avrebbe spesi, anche due o tre volte, forse quattro, e con le amiche, e quanti risolini maliziosi nel raccontarsi cosa ci avrebbero fatto se solo…
«Ciao Sara, vuoi una mano con le borse?»
«Oh, ciao Th… Marco! Oh no, grazie, mi serve per farmi i muscoli, sai, così recupero la palestra che non faccio…»
«Ma se non ne hai bisogno, stai benissimo! Dai, ti saluto, vado a correre! Oh, ci sono un paio di occhiali sul tuo zerbino, magari ti sono scivolati stamattina mentre uscivi, non sapevo che li portassi, sono strani, ma di sicuro li indossi bene! Ciao!»
«Ciao…»
Ed ecco che le possibilità di cercare qualcuno sul sito d’incontri erano improvvisamente salite superando di slancio la serie tv con patatine. Sospirone e via verso la propria porta di casa. Le chiavi. Dove sono? Eccole. Borse maledette. Che peso… Thor…
Occhiali.
Sullo zerbino, ad attenderla, c’erano gli occhiali.

Era stata una cena densa di sospiri. Pomodori e mozzarella, una roba veloce. Mangiava e pensava a Thor che correva sul lungo Po. Fuori cominciava a rabbuiarsi. Era il momento di decidere il da farsi: serie tv con patatine o sito d’incontri?
«Sono strani, ma di sicuro li indossi bene!»
E le rivennero in mente gli occhiali. Li aveva lasciati sullo zerbino, non erano suoi e magari il proprietario sarebbe tornato a cercarli. Però Marco/Thor aveva detto che le sarebbero stati bene… Sì, che male c’era a provarli e specchiarsi e immaginarsi Thor alle sue spalle che la stringeva e le sussurrava Di sicuro li indossi bene!
E così fu un attimo: la porta, gli occhiali sullo zerbino, lo specchio e…
«Per la miseria!»
Di fronte a lei nessuno specchio, ma una terrazza d’edera. Il tramonto sullo sfondo, colori rossastri, vento leggero, calore e poi di nuovo lo specchio e gli occhiali tra le sue mani, niente più terrazza d’edera. Guardò gli occhiali, li rigirò, niente, nessuna marca, nessuna scritta. Li indossò di nuovo. CRA! Un corvo sfrecciò di fronte a lei e Sara si ritrovò ad ammirare il panorama a bocca aperta, letteralmente. Una montagna fumante, lontana. Un mare azzurro da un lato e un deserto dall’altro. La terrazza d’edera doveva trovarsi su un enorme albero, ma non enorme nell’uso normale della parola perché enorme può essere definito un energumeno alto il doppio di un altro e con il triplo dei muscoli e il quadruplo della cattiveria. L’albero enorme su cui doveva trovarsi il terrazzo d’edera che ospitava Sara era qualcosa di giga enorme al cubo, immenso.
«Grunf!» Un grugnito alle sue spalle. Si girò.
«Aaahhh!»
Nella sua ancora breve vita Sara non era mai stata in serio pericolo e di sicuro mai aveva immaginato di potersi trovare un giorno di fronte a una tigre gigante dal mantello zebrato. Zebrato! Le eroine nei film avevano sempre una battuta, qualcosa tipo No, oggi non è il mio giorno per morire! oppure Assaggia la mia spada laser, belva immonda! A Sara non venne in mente altro che urlare «Aaahhh!»
E togliersi gli occhiali.

«Grunf!»
Niente serie tv con patatine e zero chattate sul sito d’incontri, la serata di Sara si era tramutata d’un tratto in una sorta d’incubo a occhi aperti. Gli occhiali li aveva gettati per terra, sul tappeto persiano del salotto, e lei si era rifugiata sulla poltrona, quella ereditata dal nonno, gambe rannicchiate e strette tra le braccia. Niente terrazzo d’edera e albero giga enorme e panorama mozzafiato. E neppure vedeva più la tigre zebrata, però la sentiva.
«Grunf!»
Soffiava, si muoveva, a volte le si avvicinava, sembrava disporre di casa sua a proprio piacimento. Sara aveva anche sentito arrivare Thor dall’allenamento, i suoi passi lungo il corridoio esterno, sempre più vicini al suo appartamento. Per un attimo aveva creduto che sarebbe entrato.
«Mi fai vedere come indossi gli occhiali?»
E che l’avrebbe salvata portandola via tenendosela stretta tra le braccia. Poi ecco il rinchiudersi della porta dell’appartamento di fianco e la secca urlare «Era ora! La pasta è scotta!» Fine delle speranze.
D’un tratto, la tigre s’agitò. «Grunf! Grunt!» poi una voce «Stai buona… Buona…» seguita da un ringhio più forte «Gruuuunf!» e ancora dalla voce «Va bene, ho capito!»
E d’improvviso ecco materializzarsi un giovane proprio di fronte a lei, sul tappeto persiano, accanto agli occhiali da lei gettati.
«Oh per carità! Cosa stavi per combinare! A lasciarli così in giro c’è il rischio di pestarli! E poi come faccio ad aiutarti a levarti dalle scatole il tigroide zebrato? Eh sì, perché una volta che le hai viste, quelle bestie, le continui a sentire anche se torni nella tua realtà e questo fino a quando loro non ti dimenticano e per dimenticarti devono prima perderti e per perderti devi scappare e ti dico subito che scappare da qua è un gran casino perché per perderti devono prima vederti e poi perderti nella loro realtà, quindi non possiamo scappare da qua, ma da là e questo vuol dire che se io t’avessi schiacciato gli occhiali col ciufolo che potevo farti fuggire da là perché se non li indossi non ci vai, è semplice! E scusa per questo mega giga enorme pippone che uno che s’inventa le storie potrebbe definire infodumposo, ma ho altre tre o quattro questioni da risolvere prima che cali la notte e dobbiamo sbrigarci! E dimenticavo: mi chiamo Dylan e sono “l’Agente che risolve i problemi interspaziali”! E sì, questi che indosso sono occhiali come quelli che hai trovato e li devo mettere se voglio stare di qua perché sai, io vengo dal di là! Ma, ehi, non me la stringi la mano?»

Finale (reprise)
«Ok, tutto a posto! Togliti gli occhiali!» Urlò Dylan.
Il tigroide stava saggiando la consistenza del ponte tibetano, cosa che lo faceva traballare ancora di più a ogni nuova, pur timida, zampata.
«Ma dove sei?» Sara era ormai al limite, nauseata dalle vertigini e spossata dalla stanchezza.
«Proprio sotto di te, avevi ragione, siamo tra due palazzoni, ma c’è anche un terrazzo. È un volo di pochi metri, ti prendo io! Lasciati andare e poi togliti subito gli occhiali, così il tigroide penserà che ti sei lasciata cadere nella sua realtà e ti considererà perduta! È l’unico modo!»
«Ma sì, al diavolo!» Imprecò Sara lasciandosi cadere.

Gran finale (o quasi)
«La colazione è pronta!» Le urla della secca dell’appartamento di fianco.
Sara si svegliò nel suo letto e trasalì. Si alzò e si diresse alla finestra, di fronte a lei il panorama di tutti i giorni: palazzi, strade, traffico. Normalità.
Dal terrazzo d’edera, che s’estendeva per qualche metro oltre la finestra dell’appartamento di Sara, Dylan l’osservava con occhi innamorati.
«Non è meravigliosa? L’importante era rompere il ghiaccio, stasera torno a trovarla.»
«Grunf!»
«Sì, certo, senza di te non avrei potuto neppure sperare di conoscerla: una recita perfetta. E poi, il tocco di lasciarle gli occhiali sullo zerbino… sei un genio di tigroide!»
«Grunf!»



valter_carignano
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#2 » martedì 5 luglio 2016, 17:03

ciao
se - come credo - il fulcro di 'Nessun dove' è l'incontro/scontro fra la normale realtà del protagonista e un'altra realtà, inizialmente percepita come impossibile ma poi - più o meno malgrado - ammessa come altrettanto e forse più vera, allora il tuo racconto centra perfettamente il tema.

Si legge a passo di jogging (come Thor), procede veloce e spedito, è divertente, i personaggi sono ben caratterizzati. Lo definirei un bel cartone animato, e ti assicuro che è un complimento, non un 'sì vabbé ma è finto'.

Qualcosina non mi è piaciuta, ma si tratta di gusti personali. All'inizio, la frase
Sono su una zona sicura, lo vedi l’alone blu sul suolo? Vuol dire che qui le due realtà coincidono!
mi è sembrata un pochino infodump. Ma poi con l'infodump, ci giochi e lo citi, una scelta consapevole e mirata che non si può discutere, nel senso che appunto è assolutamente volontaria, però per me - personalissimamente - spezza un pochino l'atmosfera. Ma per me, magari per tutti gli altri invece no, quindi prendilo con beneficio d'inventario.

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beppe.roncari
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#3 » giovedì 7 luglio 2016, 11:00

Ciao Maurizio, ben ritrovato!
Il tuo racconto mi ha divertito, è frizzante, veloce, leggero, scherzoso. Tratta il tema di un incontro tra due mondi compresenti ma invisibili e quindi rispetta uno dei nuclei tematici di "Nessun Dove" di Neil Gaiman.
Quello in cui si discosta maggiormente dall'opera a cui dovevi ispirarti è l'atmosfera.
Quella disegnata da Gaiman era cupa ed epica.
La tua è da un lato, a livello intradiegetico, scanzonata e luminosa. D'altro canto, a livello diegetico, scegli una narrazione chiaramente metadiscorsiva e strizzi molte volte l'occhio al lettore.
Quest'ultimo è, a mio parere, il discrimine che porta il tuo racconto piuttosto fuori rispetto all'orbita di Gaiman. Laddove lui fa suo punto forte la compentetrazione fra i mondi e il portare la sospensione dell'incredulità il più possibile vicino alla confusione fra nostra realtà e immaginazione tu scegli di rinnegare del tutto questa visione e di prenderla in giro, avvicinandoti piuttosto a Umberto Eco e a Calvino.
Quindi un racconto carino ma, a mio parere almeno, alieno dalle atmosfere gaimaniane, quindi non in cima alle classifiche di un concorso che prevede fra le sue caratteristiche principali la mimesi e l'adesione alla Weltanshaung di un autore.
Non mi dilungo sulle questioni stilistiche ma metto solo una nota: Gaiman imita il parlato e sceglie uno stile semplice. Tu lo porti all'estremo, quasi in senso ironico, e i protagonisti parlano quasi come due bambini che giocano a "facciamo che io ero". Anche in questo ti discosti molto da Gaiman, sempre per la scelta di privilegiare l'occhiolino dello scrittore al lettore.
Alla prossima!
Ultima modifica di beppe.roncari il giovedì 7 luglio 2016, 15:16, modificato 1 volta in totale.

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Peter7413
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#4 » giovedì 7 luglio 2016, 12:21

Sto riemergendo da una brutta influenza, pertanto mi scuso se ancora non ho cominciato a commentare. Ringrazio Walter e Beppe per i loro commenti. A Walter dico che non concordo sulla questione infodump riguardante il riferimento alla "safe zone": ti giuro che non mi era venuto il minimo dubbio su quel punto... Siamo ancora in piena fase in cui il tipo sta istruendo lei e ho pensato fosse assolutamente verosimile un appunto del genere. A Beppe, invece, non posso proprio dire nulla: mi sembra abbia fatto un ragionamento più che logico e l'abbia ben esposto, anzi direi ottimamente esposto. Quindi touchè.
:)

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beppe.roncari
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#5 » giovedì 7 luglio 2016, 15:16

^___^

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invernomuto
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#6 » giovedì 7 luglio 2016, 15:40

Ciao Maurizio!
Apro il commento dicendo che il tuo racconto mi è piaciuto, specialmente nel ritmo dinamico da te imposto grazie alla suddivisione in sezioni e allo stile leggero, quasi scanzonato, che hai deciso di impostare.
Se però lo humour che il buon Gaiman ha dosato generosamente in Nessun Dove è cupo come il cielo londinese, il tuo humour è solare e allegro, cosa che si riflette nella personalità dei due protagonisti.
Anche la situazione di pericolo, in questo caso un semplice espediente ideato dal buon Dylan, non trasmette mai al lettore la sensazione che tutto potrebbe davvero andar male, mentre nella Londra di sotto i pericoli sembrano (e sono) sempre molto reali, e dove lo humour grottesco di Gaiman aiuta ad accentuare la sensazione di pericolo il tuo stile personale fa presagire l'arrivo di un finale (o Gran finale) dal tono più solare, che puntualmente arriva.
L'aderenza al tema è comunque presente, grazie alla commistione di reale e surreale, però tutto è filtrato tramite il tuo stile, che personalmente trovo molto piacevole ma si discosta molto da quello di Neil. A presto!

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Linda De Santi
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#7 » domenica 10 luglio 2016, 18:42

Ciao Maurizio!
Il tuo racconto l’ho letto con piacere, mi è piaciuta in particolar modo la caratterizzazione “giocosa” dei personaggi e il modo in cui hai inserito gli elementi fantastici.
La cosa che mi è sembrata meno gaimaniana è lo sproloquio di Dylan alla fine degli antefatti, in cui si cita anche l’infodump. Mi sembra che qui la parola “infodump” venga fatta più per esorcizzarla che per altro; ma in realtà lo stile di Gaiman è caratterizzato proprio da un narratore onnisciente che racconta e spiega, per cui l’infodump non è necessariamente un male.
A parte questo, come ti scrivevo, il racconto mi è piaciuto. Molto carina la scelta di inserire una “Bestia” per poi ribaltare le cose e farci scoprire che in realtà è buona.
Interessante anche la struttura non lineare, che trovo più tipica del Gaiman dei racconti che di quello di “Nessun Dove”.
Una bella prova, comunque. A presto!

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Peter7413
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#8 » lunedì 11 luglio 2016, 17:17

Grazie a tutti per la lettura e i commenti.
Cavolo, se penso che solo fino a qualche anno fa i toni dei miei racconti erano cupi mi risulta difficile notare come, nel corso dell'ultimo anno, abbia perso quella capacità e virato il tutto verso il brillante. Dovrò davvero mettermi all'opera per riuscire a recuperare quell'aspetto, almeno per quando mi serve.
Solo un appunto che vorrei fosse ben chiaro. Dalla lettura di NESSUN DOVE mi è parso evidente che le due realtà devono essere sovrapposte e inglobate in un territorio cittadino. Sottolineo questo per dare una mano nell'analisi generale. Così come a me non era stata così chiara la necessità della "cupezza", allo stesso modo mi era ASSOLUTAMENTE chiaro il fatto che di due realtà dovevo trattare e che le stesse dovessero avere molti elementi in comune e, almeno in una delle due, la città la dovesse fare da padrona. Questo mi ha portato all'idea del contrasto di una seconda realtà "magica e dominata dal verde" che però occupasse gli stessi spazi di quella grigia da noi tutti conosciuta.
Sul discorso di Dylan alla fine, ebbene... di necessità, virtù e lo spazio ristretto mi ha portato a dover giocare con il concetto di INFODUMP. Sul momento ho deciso di ovviare così: dando nomi ai paragrafetti per "staccare" di più e affrontando di petto una situazione di tipico infodump (in questo cercando di allacciarmi con i pensieri della protagonista che nel corso della prima parte si soffermano anche sul cinema e quindi sulla creazione di storie). La sfida era di cercare di raccontare la stessa storia pur senza quei cinque/seimila caratteri che le sarebbero ancora serviti.

Fernando Nappo
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#9 » lunedì 11 luglio 2016, 21:49

Ciao Maurizio,
il tuo racconto è molto simpatico e si legge volentieri, anche perché sorretto da un tono frizzante che in parte ricorda lo humor di Gaiman, anche se il tuo pare più giocoso. L'intreccio di mondi, come nel testo di riferimento, c'è, così come le intromissioni del narratore e qualche pensiero dei personaggi espresso direttamente in corsivo. Non mi pare d'aver notato particolari slittamenti nel pdv (cosa che personalmente mi sta bene, ma che è frequente in Nessun dove). A parte tutto, la lettura del tuo racconto non mi fa venire in mente Nessun dove, e credo, come ha segnalato Beppe, che questo in parte dipenda dall'atmosfera del tutto diversa tra il tuo racconto e il titolo di riferimento.
Interessante la struttura del racconto, con un intreccio degli eventi non lineare le cui parti sono di fatto dei piccoli capitoli (con tanto di titolo).

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Jacopo Berti
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#10 » giovedì 14 luglio 2016, 15:17

Ciao Maurizio, piacere di leggerti!
Finalmente intercetto un tuo racconto che mi piace e che sono effettivamente tenuto a valutare in un contest! :P
La trama è ben costruita, articolata nella sua struttura (hai preso questa caratteristica presente ma non frequente in Nessun Dove e ne hai fatto tratto distintivo) e credibile. Gli occhiali sono un grande classico del fantastico: pensa che Todorov, ne La letteratura fantastica dice che gli strumenti ottici (specchi, occhiali, canocchiali) sono l'oggetto magico per eccellenza. Sono effettivamente un ottimo veicolo di passaggio per i due mondi. L'inizio in cui si combinano occhiali e specchio è da manuale.
Apprezzo che nella tua storia non ci siano una "Torino di sopra" e una "Torino di sotto". Non c'è il sospetto di una fan fiction di Nessun Dove.
La metanarratività non mi è piaciuta molto: la citazione dell'infodump la trovo superflua.
Il finale è originale, non mi dispiace, ma neanche mi entusiasma.

Veniamo agli elementi stilistici di Gaiman:
- Ottima la seguenza di maledetto/maledetto/stramaledetto/stramaledettissimo: ripetizione con variatio, perfettamente Gaimaniana.
- Anche la questione della "pertinenza", che secondo me era importante, l'hai azzeccata: ad esempio nelle considerazioni iniziali sul manto della fiera juventina o quelle sulla Crai "verso del corvo".
- A tal proposito, bene anche la ripresa di elementi simbolici, il corvo appunto, il ritorno di elementi di paesaggio a distinguere le due realtà.
- L'ironia, qui introdotta col personaggio di "Thor", mi convince, ma avrei voluto trovarla evidente anche in altri punti del testo.
- La sintassi mi pare adeguata, con frasi un po' lunghe, aggettivazione, dettagli e "raccontato" abbondanti.
Forse manca qualche elemento che ritenevo significativo - i corsivi per i pensieri, la presenza di un cattivo "grottesco" - ma tutto sommato l'imitazione mi pare adeguata.

Complessivamente, più che buono, bravo!
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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leonardo.marconi
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#11 » giovedì 14 luglio 2016, 19:24

Ciao Maurizio!! Che piacere leggerti!! Davvero un bel racconto, incalzante, con un buon ritmo e che riflette i presupposti dello stile di Gaiman. In particolar modo, mi è piaciuto come hai trattato lo scontro tra i mondi grazie al passepartout degli occhiali che tanto mi ha ricordato i canoni della fantascienza anni 50-60 (l'epoca d'oro, quella in cui non c'erano i canali tematici sy-fi e dove star trek prima ancora di essere una serie tv era un concentrato di metafisica e utopie). E inoltre, i dialoghi saturi d'infodump hanno amplificato i contorni grotteschi dei personaggi e mi hanno fatto sorridere. Insomma, l'ironia solare del tuo racconto è ben diversa da quella fumosa, oscura e perniciosa di nessun dove...ma sinceramente preferisco la tua! Un bel finale che chiude il cerchio e non mi lascia scampo al farti davvero i miei complimenti!

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giuseppe.gangemi
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#12 » venerdì 15 luglio 2016, 21:14

Ciao Maurizio,
il tuo racconto è il mio preferito di questo laboratorio.
Lo trovo molto originale per titolo, ambientazione e trama e al tempo stesso in piena linea con lo stile di Gaiman.
Ho letto che i lavori di Gaiman possono essere riadattati attraverso i vari media e trovo che il tuo racconto può stare bene sia come racconto, sia come fumetto e sia come cartone o corto cinematografico.
Sicuramente sei stato il più originale.
Probabilmente io ho capito male Gaiman ma secondo me lui rimanda e cita spesso altre storie o personaggi. In te ciò è presente con il richiamo a Thor e forse in qualche riferimento al genere cyberpunk.
Non ho suggerimenti da darti.
Ottimo racconto.

Zebratigrata
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Re: Ponti tibetani tra palazzi di città - di Maurizio Bertino

Messaggio#13 » sabato 16 luglio 2016, 19:31

Ciao Maurizio,
cavolo, mi hai strappato più di un sorriso con Sara e il tigroide zebrato!! Bellissimo!!
Il racconto mi è piaciuto, di per sé, am lo trovo un po’ distante dallo stile di Gaiman soprattutto per la struttura. È vero che dal punto di vista di Richard la storia di Porta si scopre a pezzi e bocconi, lui viene buttato nel bel mezzo della battaglia, nessuno gli spiega le cose e il perché e il percome si intuiscono dopo, e mai completamente. Questo però è il percorso che tu fai fare al lettore, più che alla protagonista.
La scelta di un tema più sci-fi che fantasy/leggendario rende più difficile accostare il tuo racconto al romanzo di Gaiman, ma direi che la realtà parallela c’è tutta. Mi sono ritrovata a pensare perfino che la guida galattica in un certo qual modo potrebbe essere interpretata così: d’un tratto Arthur Dent si trova preso in mezzo a eventi intersapziali di cui nemmeno sospettava l’esistenza.
Lasciando perdere le divagazioni, questa scelta forse ti allontana comunque dai toni di Gaiman perché per quanto fica l’ambientazione perde u po’ di mistero e potenza evocativa non puntando su passato e leggende.

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