Le quattro virtù - Andrea Partiti

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Andrea Partiti
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Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#1 » giovedì 23 giugno 2016, 23:44

Il daimyo Nabeshima Mitsushige era noto per due grandi talenti: l’amore per i gatti e l’abilità nel gioco del go.
La sua abilità di governante della provincia di Hizen ne era però intaccata: ignorava gli han confinanti e si chiudeva nel suo palazzo di Nabeshima per giorni, studiando gli antichi maestri cinesi e leggendo poesie durante il giorno, cercando nelle stelle il suo futuro durante la notte.
Noncurante verso gli Editti sulla Compassione verso gli Animali dello shogun Tokugawa, allontanava dalle sue terre cani, tanuki e ogni altra creatura considerata molesta per i suoi preziosi felini. La sola vista di un cane randagio macilento scatenava una nuova battuta di caccia per le vie della città.
Fu con questa fama in mente che Ryuzoji Matashichi si avvicinò alla sua residenza, convocato con urgenza. Il daimyo cercava uno sfidante, aveva invitato gli allievi più promettenti dell’han, uno da ogni monastero.
Nella sala in cui fu accompagnato da due anziane domestiche, sedevano a terra altri due monaci dall’aspetto non dissimile da quello di Ryuzoji: le vesti povere, le teste rasate, un rosario al collo. Si sedette accanto a loro senza un cenno.
La stanza era spoglia con al centro un goban tra due semplici cuscini, senza neppure uno schienale o un bracciolo. Le goke erano aperte, in attesa di un giocatore.
Gli unici altri presenti erano quattro grosse gatte, sdraiate al sole sui tatami, come padrone della casa.
Senza clamore Nabeshima Mitsushige entrò nella stanza da una porta shōji e si sedette di fronte al goban. Prese la goke contenente le pietre bianche e la avvicinò a sé.
Rispondendo a un implicito ordine, il primo dei tre monaci si avvicinò e si sistemò in seiza di fronte al daimyo, a capo chino.
— Cos’è il go? — chiese Nabeshima.
— La migliore delle sfide, — rispose il primo sfidante. — Ogni mossa taglia più di una katana, ogni pietra svela strategie degne di Changqing.
Nabeshima lo congedò con un cenno del capo. Una gatta rossa lo seguì fuori dalla stanza.
Il secondo si fece avanti prendendone il posto sul cuscino.
— Cos’è il go? — chiese Nabeshima.
— La più nobile delle arti, — rispose il secondo sfidante. — Ogni mossa è armonia, ogni pietra si dispone a creare un mondo, al pari delle more in un tanka o ai fiori nel kadō.
Un secondo cenno del capo e anche il secondo sfidante sparì, seguito da una gatta bianca.
L’ultimo sfidante si avvicinò.
— Cos’è il go? — chiese Nabeshima.
— Lo specchio dell’anima, — rispose Ryuzoji Matashichi. — Se nascondo dell’ira, sarò aggressivo nel mio gioco; se sono un codardo, le mie mosse saranno pavide. Nulla resta nascosto.
— È lo shudan, il parlare con le mani. Dici bene.
— Sì, maestro Nabeshima.
— Vediamo, quindi. Ancora non giocherai con me, una delle mie compagne sarà la tua sfidante, — indicò una delle gatte rimaste, che rispose al suo gesto avvicinandosi.
Il daimyo si alzò prendendo la posizione da osservatore a lato del goban, mentre la gatta nera, con grande stupore di Ryuzoji, si sedeva di fronte a lui, gli occhi appena sopra il piano di gioco.
— Mostrati, — le ordinò Nabeshima Mitsushige.
L’aria si fece rarefatta, mentre l’animale cresceva di dimensioni, il pelo si trasformava in un abito pesante, gli artigli in unghie curate, i lineamenti felini in quelli di una donna pallida e delicata. Solo tracce di bianco nei capelli e gli strani occhi gialli rivelavano la sua natura di yōkai. Sorrideva in modo inappropriato alla presenza del daimyo, ma questi sembrava non curarsene.
— I tuoi compagni sono morti, — disse la fanciulla.
Ryuzoji non reagì, ancora incredulo per l’avvenuto.
Lei continuò: — Con il loro spirito impuro non meritavano di confrontarsi con il maestro Nabeshima e sono stati sacrificati.
Ryuzoji Matashichi domandò al daimyo: — Perché questi bakeneko vivono nella vostra casa? Gli spiriti dovrebbero vivere lontano dagli uomini, è innaturale.
— I bakeneko sono i miei maestri, rappresentano le quattro virtù del go. Incarnano la flessibilità, l’attenzione, la delicatezza e la spietatezza. Divorano i giocatori indegni e nutrendosi alimentano il mio spirito, la mia abilità.
Ryuzoji annuì, perché erano le virtù che lui stesso perseguiva, giorno dopo giorno.
Onegai shimasu, — gli disse la gatta nera.
Yoroshiku onegai shimasu, — rispose Ryuzoji Matashichi, chinando la testa e posando la prima pietra.



valter_carignano
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#2 » sabato 25 giugno 2016, 13:44

ciao
come detto nel mio commento al mio racconto (mi commento da solo, sarà il caldo....) io in fretta scrivo peggio del solito e ho difficoltà ad avere idee 'della misura giusta'. Quindi complimenti invece a te, la tua storia mi sembra... perfetta.
Per raggiungere i 300 caratteri non posso che rimarcare l'ovvio: ottima ambientazione, atmosfera e ritmo narrativo perfettamente adeguati all'ambientazione, vicenda piena di riferimenti storici, Giappone vero e non cartolina ricordo...
E ora, siccome t'invidio, morirai. Muahahahahaha.

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Angela
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#3 » domenica 26 giugno 2016, 20:32

Lo stile è decisamente decollato in questi ultimi mesi, eri bravo anche prima, ma adesso hai meno incertezze.
Il racconto però a mio avviso presenta alcuni problemi che disturbano la lettura. A parte una ripetizione nell'incipit (per giorni/durante il giorno), ho trovato un'infinità di corsivi. Mi rendo conto che si tratta di termini non consueti ed è giusto renderli con il corsivo - difatti non critico questa scelta - ma sono troppi. In così poche righe ne ho trovati una ventina e oltre.
Mi capita spesso di leggere testi ambientati in Cina o in India, ed è normale che alcuni termini siano virgolettati o espressi in corsivo, ma sono diluiti nel testo in modo che il lettore non inciampi durante la lettura.
Altra cosa che mi è sembrata un intervento a gamba tesa da parte dell'autore, è la dichiarazione lampante del tema all'interno del dialogo: — Lo specchio dell’anima, — rispose Ryuzoji Matashichi. Avrei preferito individuarlo o scoprirlo durante la lettura.
In linea di massima è un buon lavoro ma ho avuto l'impressione che tu abbia calcato la mano per valorizzare il lavoro che c'è dietro al testo (immagino frutto di un'ampia documentazione).
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

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erika.adale
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#4 » domenica 26 giugno 2016, 23:02

Ciao Andrea, temo sempre i racconti degli esperti/appassionati di Giappone (come immagino tu sia) perché la mia ignoranza in materia mi impedisce di soppesarli adeguatamente. Utilizzi tanti termini originali che non conosco e ho la sensazione che tu faccia riferimento a un mondo complesso, di cui mi sfuggono i sottili legami che hai voluto intrecciare. Ma, a parte questo mio limite di lettrice, ho apprezzato molto l'atmosfera rarefatta che hai saputo costruire, il clima magico e contenuto in cui si muovono i personaggi. Il tema dello specchio dell'anima emerge come richiesto, incastonato in una specie di apologo sul gioco del go e mi sembra che il mostro/gatto (anche se per me i gatti non possono essere mostri) sia perfettamente integrato. Una lettura piacevole, anche se forse non riesco a giudicarlo nella sua interezza.

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Andrea Partiti
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#5 » domenica 26 giugno 2016, 23:44

Grazie per i commenti!

Voglio rubarvi un altro po' di tempo per spiegare i retroscena del racconto.

Di solito non mi piace molto ambientare i racconti che scrivo in un mondo che non conosco. Resto locale o punto direttamente a un mondo completamente inventato. E' troppo rischioso altrimenti e mi sembrerebbe di barare sull'ambientazione, mi sentirei a disagio perché avrei domande e dubbi su cosa sia legittimo far succedere e cosa no.
Ho voluto fare questo esperimento perché il mio mostro è di origine Giapponese e strettamente legato a un modo di vedere e interpretare il mondo e il paranormale del Giappone.

Così ho pensato di scrivere un racconto come se fosse tradotto dal Giapponese, confidando nell'aver assimilato le letture passate, lasciando i termini originali come si farebbe quando sono intraducibili o caratteristici e provando (per quanto possibile) a ricreare le strutture tipiche con frasi brevi e semplici.

So che il risultato non è amichevole e capisco possa essere ostico da leggere. Se mi trovassi di fronte a un esperimento simile fatto verso una cultura che conosco medio penso che io per primo sarei scettico!

Se avessi avuto più tempo/energia probabilmente l'avrei bilanciato un po' meglio, ma il tema mi ha deviato dal mio proposito iniziale ("ma sì, un samurai, una donna-gatto, ci metto un po' di dramma tarato sul tema, non sarà difficile"), poi ho visto il tema e, da giocatore di go, non potevo non sentirmi obbligato a buttare via tutto il brainstorming e ripartire mettendolo al centro del racconto.

Ho voluto usare esplicitamente lo "specchio dell'anima" nei dialoghi, perché è davvero uno dei modi metaforici con cui il giapponese definisce il go, in coppia con il mio preferito e duale shudan, "le mani che parlano", che allude alla capacità di tramettere e leggere l'animo dell'avversario attraverso il gioco.

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Rionero
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#6 » lunedì 27 giugno 2016, 18:34

Ciao Andrea,

come scritto dall'altra parte ho davvero molto da imparare sulla cultura giapponese da te!
Questo significa anche che non ho capito tutto del tuo racconto, perché mi ritrovavo anche con più di una parola in una frase di cui non conoscevo il significato. Questo non sempre è un difetto: se da un lato rischia di far uscire dall'immersione della lettura, dall'altro contribuisce certamente a delineare uno scenario dettagliato: quello che ho apprezzato di più è proprio come hai preparato la scena/cerimonia e come parli del GO (gioco che mi affascina e che vorrei imparare).
Ho invece apprezzato di meno l'equilibrio comprensivo: la presentazione della casa (e di conseguenza del personaggio principale) sovrasta tutto il resto, sia l'interazione con gli altri personaggi che restano "muri su cui battere" le sue battute (anche "le gatte" che erano il vero elemento magico) sia l'altro protagonista, Ryuzoji Matashichi, che sembrerebbe interessante ma che non hai avuto spazio per sviluppare.
Comunque resta secondo me un interessante lavoro soprattutto per l'impegno nello stile.

Alexia
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#7 » lunedì 27 giugno 2016, 22:20

Ottimo stile, grande padronanza della lingua, forma impeccabile. La qualità si vede e si sente in ogni riga, ma è troppo perfetto e curato. La tua conoscenza è elevata ma questo danneggia il lettore che non è in grado di seguirti completamente. Non ho compreso dove sia il riflesso, dove sia il “mostro”, non ho nemmeno compreso bene ciò che accade. C’è molto info dump e poco mostrato, e quindi mi perdo nel dettaglio ma non vedo la scena, non sento cosa stanno provando i personaggi. Nulla toglie che sia scritto in modo impeccabile… già dalla prima riga sono rimasta colpita dallo stile… ma non dalla storia. Mi rimangono in sospeso troppe domande.

Evandro
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#8 » martedì 28 giugno 2016, 14:39

Complimenti per la cultura che possiedi. Così tanta che il lettore meno colto di te rischia di non capirci nulla, o di passare ore ad arginare il problema. Comunque per cinque minuti intensi mi sono ritrovato in Giappone invece che a casa mia, e questo non è poco. Il tema è stato esplicato per bene. Il soggetto del racconto è molto bello: pura spietata filosofia. Non ho trovato nemmeno un refuso, e visto l'orario in cui ci siamo apprestati a scrivere denota attenzione sopraffina. Due sottigliezze: è un talento l'amore per i gatti? Governatore è meglio di governante. Governante mi ricorda la donna delle pulizie. In definitiva: ottimo lavoro, ma impegnativo per il lettore. Se dovessi fare un libro di racconti come questo, al terzo ti ronzeranno le orecchie, oppure troverai appassionati che inizieranno a idolatrarti.

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AmbraStancampiano
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#9 » martedì 28 giugno 2016, 15:59

Ciao Andrea,
devo dire che sono molto colpita. Mi sembra che il tuo esperimento di "traduzione inventata" sia riuscito alla perfezione, e personalmente i corsivi e l'ispirazione della storia non mi hanno dato problemi, forse perché sono abituata fin da bambina a leggere racconti e fiabe straniere.
Il tema è trattato in maniera affascinante, non c'è neanche una sbavatura e il ritmo è perfetto. E' vero che alcuni personaggi sono semplicemente funzionali alla storia e che anche il protagonista/pov manca di caratterizzazione, ma proprio qui vedo la riuscita del tuo intento mimetico: ricordo una vecchia fiaba giapponese (che manco a farlo apposta parlava di gatti) che era scritta più o meno secondo la stessa logica: un'accurata presentazione dell'arena e del personaggio principale/di potere, un protagonista di cui non sappiamo molto se non che è un virtuoso e che si presenta attraverso le sue parole, una vicenda in un'unica scena più parlata che altro, ma che riesce a calare perfettamente il lettore nella sua atmosfera.
Grande.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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maria rosaria
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#10 » martedì 28 giugno 2016, 16:21

Ciao Andrea.
Qui ci troviamo di fronte a un racconto in cui si avverte la profonda conoscenza dell’ambientazione da parte dello scrittore. Purtroppo, secondo me, soprattutto l’utilizzo di molte parole in lingua originale di cui (almeno io) non conosco il significato, fa perdere il gusto di una storia che invece è ben scritta e stilisticamente accurata. Per quanto riguarda il tema, mi è sembrato ben rispettato, pur con le difficoltà di interpretazione già dette.
A presto.
Maria Rosaria

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Linda De Santi
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#11 » martedì 28 giugno 2016, 18:36

Bellissimo racconto, Andrea! Tra quello che ho letto di tuo, è uno di quelli che mi hanno dato più soddisfazione.
Sì, ogni tanto la lettura s’inceppa a causa dei tanti termini giapponesi; ho letto il tuo commento e mi sembra molto carina l’idea di scrivere un racconto come se fosse tradotto dal giapponese, ma in effetti qualche termine in corsivo in meno non avrebbe guastato (dopotutto non era strettamente necessario che ce ne fossero così tanti, no? :)).
In ogni caso, racconto davvero favoloso, complimenti.

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Peter7413
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Re: Le quattro virtù - Andrea Partiti

Messaggio#12 » venerdì 1 luglio 2016, 20:01

Formalmente ineccepibile, un'operazione intelligente e condotta con maestria, niente da dire. Credo sia più che evidente che, più di tanti altri, ti sei documentato a fondo sul tuo mostro preparandoti con accuratezza e non lasciando nulla al caso. In più hai dato anche un taglio preciso al lavoro riuscendo a dimostrare un controllo fuori dal comune. Bravissimo.

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