Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Il Capitolo si aprirà ufficialmente lunedì 1 agosto 2016

Moderatore: Camaleonte

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francescocascione
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Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#1 » venerdì 19 agosto 2016, 21:46

No. Non cercatemi sulla foto.
Non perché non fosse mio diritto apparire al suo interno. Sarei stato il quarto uomo col cappello, sono quello che guida la Prince; a pensarci avrei potuto apparire anche come uomo che giuda la Prince, o semplicemente come l’uomo che guida la Prince ma che adesso è in bagno.
Insomma, io del Bar Sotto il mare sono cliente affezionato e quella notte, quella nella quale è stata scattata quella foto, io c’ero; sedevo al tavolo con signorina col cappello.
Avevo appena ascoltato la storia di Achille ed Ettore – i due amici che han litigato per la bicicletta da corsa – e toccava a me, a noi. Io e Mora.
La nostra era una storia epistolare, lei avrebbe letto le lettere di Giampietro, io quelle della sua ragazza.
Ma un’urgenza mi ha chiamato – diciamo – altrove; ed è stata una chiamata – diciamo - lunga.
Come non aspettasse altro, il fotografo ha scattato la foto che ha immortalato la serata e poi Mora ha cominciato il racconto della ragazza col cappello.
Quando si Ama Davvero.
Racconto dimezzato, indubbiamente, ma nonostante sia ammezzato resta intrigante, non trovate? Eppure… eppure ci tengo che conosciate anche l’altra campana, chelaragazzahaancheleicosedadire.
Giusto quindi a questo punto – dopo tanti anni – tornare a quel racconto e permettere che conosciate le lettere rimaste con me quella notte, nascoste fino ad oggi.

Un dittatore è tale
perché crede siano gli altri
a minacciare la libertà.
Per proteggerla, uccide.

[Gian Domenico Balestra]

Settembre 1976

Caro Giampietro,
so che questa sera sono stata un po’ dura con te. Non avrei voluto che la nostra serata si interrompesse così bruscamente, ma era il caso di picchiare il cameriere che si era offerto di riempirmi il bicchiere del vino?
La tua scena di gelosia mi ha colpito molto – ingenuo ma premuroso amore mio - ma molto mi han colpito le cose che mi hai raccontato.
Sicuro sia il caso di continuare a lavorare per il tuo attuale direttore?
So che ti capita di pranzare con lui, e che pare sia gentile con te ma, sarà per le continue allusioni e battutine che lancia, sarà per la pistola che ostenta, o per il sospetto che abbia contribuito alla misteriosa e prematura scomparsa del suo predecessore, ma non mi sembra una brava persona.
Ammetterai che non capita spesso che uno anneghi in una doccia, e che la doccia fosse proprio quella di casa del nuovo direttore è quantomeno curioso; mi sembra persona, scusa l’eufemismo, ‘poco chiara’.
E poi, rileggi l’intervista che ti ha fatto fare al sedicente Leader Extraparlamentare. Nessuna domanda sulla sua amicizia con il Maggiore Z – so che è stato lui ad aiutarti nel tuo lavoro ma è un arrivista senza scrupoli - e francamente quel tuo indugiare su quanto fossero gnocche le due ragazze che lo accompagnavano l’ho trovato poco professionale.
Ma dimmi, davvero aveva un mitra??
Grazie ancora per il Poncho peruviano e scusami se non posso accettarlo, ma era davvero troppo simile a quello che la polizia ha strappato al mio amico Pedro.

Adesso devo andare. Bussano alla porta e non vorrei fossero ancora i poliziotti. Non capisco perché continuino a venire a casa mia, da quando ho cominciato ad occuparmi di politica mi capita spesso.
Sai, non credo che la legge che vieta a tre persone di incontrarsi in pubblico sia per la nostra sicurezza; temo che le cose prendano una brutta piega.
Ti bacio

Ottobre 1983
Giampietro,
ho capito, forse ho esagerato al telefono, ma ero fuori di me. Quando ho letto della tua intervista al leader degli imprenditori sono rimasta di stucco.
Non tanto per le cose che ti ha raccontato, ma per l’impressione che tu abbia fatto di tutto per compiacerlo. Adesso sei caporedattore, non dovresti evitare certe amicizie?
Era il caso di inventarsi di sana pianta la storia dell’intervista fatta tra i due elicotteri in volo? Non ti sembra di aver esagerato? Non ricordi, c’ero anch’io in montagna con te in quei giorni e tra una grappa e l’altra di elicotteri neppure l’ombra.
E poi, ancora la tua gelosia.
Il maestro di sci. Parlo proprio di lui.
Capisco che l’allusione alla racchetta poteva indurti in errore – schietto e zelante il mio manfrotto – ma era chiaro che di allusione non si trattava, la racchetta l’avevo persa durante la discesa e lui era stato gentile a riportarmela.
Tu piuttosto, nulla da dire sulle due sventole con cui ti sei allontanato assieme all’imprenditore? Che poi imprenditore. Chiamalo così uno che pare venda armi! Pare che persino il colonnello Z sia suo cliente.
A me sembrano quanto meno equivoci, come il tuo direttore.
Sono felice che ti abbia promosso, ma sai che ancora non è ben chiaro cosa ci facesse lui a casa del tuo vecchio direttore quando si è sparato… non so a te, ma il fatto che si sia sparato usando la mano sinistra alla tempia destra è quantomeno curioso. Non trovi?

Piuttosto. Hai sentito della nuova legge per cui ogni articolo, prima di essere pubblicato, va approvato dal Comitato di Sicurezza Ortografica?
Pare che stiano organizzando alcuni scioperi. Parteciperei anche io, ma dopo che ho scritto quel pezzo sul gruppo di affaristi che si stanno organizzando in una specie di Loggia, mi hanno licenziata. Han parlato di esubero; che fossi esuberante me lo diceva sempre la mamma.
Scusa se non ho accettato il tuo anello, era bello, ma l’incisione apartheid sound good l’ho trovata un pochetto eccessiva.
Ti abbraccio

Settembre 1990
Giampietro,
quando l’altra sera mi hai invitata ad uscire, per un momento ho pensato tu non fossi il ripugnante direttore del Giornale dei Giornali, il solo quotidiano di regime attualmente in edicola, ma solo la mia vecchia, tenerissima, zeppola.
Sei stato carino quando ti sei ingelosito con il gelataio, ma era il caso che il colonello Battista lo picchiasse a quel modo? Che poi, come mai lo hai fatto uscire con noi? Silenzioso per tutta la serata e poi… ero giusto uscita per festeggiare la tua nomina.
La tua nomina a Direttore.
Ammetterai che la notizia è giunta inattesa.
Il vecchio direttore era appena rimasto lesso nella tua sauna. Evento quantomeno curioso, non trovi?
E poi, permettimi, la tua intervista con il Generale Z è stata davvero esagerata, neppure una parola su quanto successo allo stadio il mese scorso.
Sai che ti avevo parlato dei miei amici, di quelli che stavano organizzando una pubblicazione clandestina; ecco, sono stati tutti arrestati. Ed io con loro.
Hanno detto di averci fermato solo per un interrogatorio, ma ho quasi il sospetto che sia stato tu a indirizzarli da noi. Non me la racconti mica giusta.
Lo sai che il tuo amico, il colonnello Battista, appena dopo avermi accompagnata mi ha fatto arrestare? Certo che lo sai, quello ti chiede ‘permesso signore’ anche per andare in bagno.
Sicuro di non saperne nulla?
Adesso sono in prigione, in attesa di processo.
Sai, sarò sospettosa, come mi ripeti tu, ma non credo sia normale che il mio avvocato difensore neppure parli la nostra lingua.
Cordiali saluti



valter_carignano
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#2 » domenica 21 agosto 2016, 17:25

ciao
in genere tendo a lasciare ad altri più esperti e ai moderatori il giudizio sull'aderenza allo stile del testo di riferimento, anche perché credo che ciò che per uno sua 'aderenza' per un altro sia 'scimmiottare', e ognuno ha giustamente il suo metro di valutazione.
Nel tuo caso, però, credo che tu abbia fatto un ottimo lavoro nel raccontare la vicenda 'dall'altra parte', e mi sembra azzeccata anche l'idea di base. Le lettere sono scritte in un linguaggio che ricorda molto quello della controparte maschile, forse - ma è un'opinione puramente personale - avrebbero potuto essere più femminili.
In tutti i casi, credo sia davvero una bella prova.

Fernando Nappo
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#3 » giovedì 25 agosto 2016, 21:26

Ciao Francesco,
bella l'idea di riscrivere il racconto visto dalla controparte, complimenti. Originale. Mi pare anche ben scritto e ben in linea col racconto originale di Benni.Come ha sottolineato Valter, il linguaggio ricorda molto quello usato da Benni per il suo personaggio maschile; se il racconto fosse tuo questa somiglianza sarebbe stata forse meno adeguata, ma in questo caso, e considerando lo scopo del camaleonte, credo che rendere più femminile la voce del tuo personaggio avrebbe fatto perdere al tuo racconto un po' della sua notevole somiglianza con l'originale.
Mi pare una buonissima prova.

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ceranu
Messaggi: 738

Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#4 » venerdì 26 agosto 2016, 0:09

Ciao Francesco. Il racconto mi piace e lo stile si avvicina molto a quello di Benni. Ho solo il dubbio, dato più dalla mia inesperienza nel Camaleonte che dal racconto. Il tuo scritto, senza il racconto originale, potrei apprezzarlo comunque. Sarebbe un racconto fatto e finito? Se non fosse così, dovrebbe incidere nel giudizio?
Sono risposte a cui non so trovare una risposta, quindi me ne frego e vado avanti. Hai trattato uno dei temi preferiti da Benni: i Tiranni con la t maiuscola. Quindi bene. Poi ci hai messo il rapporto con la stampa e anche questo è bene. Direi che hai lavorato seguendo alla lettera il suo modus operandi, quindi è un lavoro ineccepibile.
Bravo!
Ora verrà la parte più difficile, ossia classificarvi. Ho le idee confuse, quindi farò passare qualche giorno.

Andrea Dessardo
Messaggi: 107

Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#5 » venerdì 26 agosto 2016, 14:55

Originale l'idea e assai buona la resa del testo. Trovo in realtà estranea alla struttura del libro la premessa, in cui il narratore spiega chi è e il contesto del suo racconto: nella raccolta di Benni ciò non capita mai (a dire il vero lo trovo un punto debole di Benni, perché alla fine la cornice del bar sotto il mare è un puro pretesto fine a se stesso, che non aggiunge pressoché nulla al libro).
Penso che avresti potuto caratterizzare maggiormente in senso femminile le lettere, non avrebbe inficiato sull'imitazione. Ultima nota: le tue lettere confermano perfettamente quanto scritto da Benni, ma sarebbe stato più divertente, secondo me, se l'avessero confutato, svelando degli equivoci.

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maria rosaria
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#6 » martedì 30 agosto 2016, 9:33

Ciao Francesco.
Ottimo il tuo spunto di raccontare la storia attraverso le lettere scritte dalla donna a Giampietro.
Divertente anche se (e lo dico più a me che a te) avresti potuto calcare la mano sugli aspetti ridicoli della situazione. Lo so, non è semplice. Anche io ho avuto il terrore di fare la “caricatura” di Benni. Però una cosa potevi farla: inserire, come del resto c’è nel racconto originale, una frase ripetuta in ogni lettera. Una sorta di tormentone. Benni usa l’espressione “Sospetto, sospetto, sospetto. Ecco cos’è la tua vita”. Tu avresti potuto ripetere (perché in due casi usi il verbo ammettere) “Ammetterai che tutta la vicenda è veramente equivoca”. Ma questo è solo un banale esempio.
Maria Rosaria

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Peter7413
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#7 » venerdì 2 settembre 2016, 12:14

Non ho apprezzato per nulla l'introduzione, potevi evitarla per due motivi:
1) toglie autonomia al racconto
2) Benni non introduce alcun racconto della raccolta, quindi vai proprio in contrasto con la filosofia di base della stessa.
Detto questo, il resto è davvero molto buono e la mimesi mi sembra ineccepibile. Il testo si legge che è un piacere ed è tutto molto "benniano", perlomeno in riferimento al testo che abbiamo studiato.
Bel lavoro.

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francescocascione
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#8 » venerdì 2 settembre 2016, 12:19

Ciao
Comprendo il disappunto ma devo rispondere.
In realtà Benni introduce tutti i racconti con il suo prologo.
Tutti i narratori sono nella foto.
Trovavo buffo raccontare perché il mio non lo fosse.
Da qui la mia scelta.
Alla prossima

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Peter7413
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#9 » venerdì 2 settembre 2016, 13:34

Mmh... Comprendo l'appunto, ma in tale modo rendi il racconto subordinato, ancora di più al testo di riferimento. Inoltre Benni non fa mai presentare personalmente i presenti nel bar, ma si limita a indicare chi racconti con il titoletto prima del titolo di ogni racconto. Per me questo è un punto debole, ma rimane l'ottimo lavoro complessivo. Certo, se mi chiedessi, ti direi assolutamente di eliminare il cappello iniziale... ;)

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AmbraStancampiano
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Re: Quando si Ama Davvero. (racconto della signorina col cappello)

Messaggio#10 » domenica 4 settembre 2016, 2:08

Ciao Francesco,
ho apprezzato moltissimo l'idea alla base del racconto, e anche la presentazione/introduzione. è vero che (perdona le ripetizioni) Benni non introduce mai con una storia il personaggio che racconta una storia (tant'è che la storia del narratore è proprio l'esistenza del bar sotto il mare) e così facendo "spezzi" la struttura del libro, ma questa scelta insieme a quella di completare il racconto che hai scelto introducendo il punto di vista della controparte, rende il tuo pezzo simile alla hidden track di un cd, o ai contenuti speciali dei dvd. Non mi dispiace affatto.
Il racconto è perfettamente mimetico all'originale, forse un po' troppo: non fai altro che confermare i fatti intuiti alla lettura dell'originale, senza aggiungere pepe o contraddire mai Giampietro; a mio parere sarebbe stato più interessante invece presentarci una versione totalmente diversa dei fatti e giocare sul tema dell'informazione distorta, molto caro a Benni.
Concordo con chi dice che la voce della tua narratrice è troppo in linea con quella maschile, in questo caso la mimesi forse è stata un po' eccessiva.
Rimane infine una questione: questo racconto avrebbe ragione d'esistere al di fuori di un contest imitativo? Ha una sua anima? Io credo che l'idea di partenza lo permettesse, un racconto epistolare ben fatto è una gran bella prova di stile e crea tante opportunità d'espressione, però l'uniformità che hai voluto dare ai fatti raccontati rispetto a quelli narrati nell'originale secondo me ha subordinato il tuo pezzo a quello di Benni.
Rimane comunque, a livello di mimesi, un'ottima prova.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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