La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

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Sondaggio concluso il giovedì 1 settembre 2016, 1:22

Merita la grazia
1
33%
Il racconto andrebbe revisionato
2
67%
 
Voti totali: 3

alexandra.fischer
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La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#1 » lunedì 1 agosto 2016, 15:31

LA CURVA CHE NON C’ERA
Di Alexandra Fischer
Il giovane imboccò il rettilineo a folle velocità, trasformando i ciliegi e l’erba ai lati della strada in un unico scarabocchio bianco, verde e marrone.
La ragazza al suo fianco impallidì sotto la veletta.
- Rallenta – lo implorò.
- Guarda dietro di te – le disse lui, con una voce rauca di collera.
La ragazza gli obbedì, tenendosi il cappello una mano mentre si voltava.
Il calesse bianco li stava ancora inseguendo.
- C’è ancora?
- Sì.
I due cavalli facevano un rumore di ferraglia sulla pietra da farla rabbrividire.
Lo aveva già sentito.
Un calesse come quello aveva bloccato il passaggio a livello, facendo ritardare la locomotiva di un bel po’.

Quando era salita sull’auto dell’amico, venuto a prenderla alla stazione, aveva scambiato la piega dura sulle labbra di lui per esasperazione da ritardo.
- Scusa – gli aveva detto, mentre si sedeva ansante accanto a lui – un calesse ha bloccato il treno sui binari per un bel pezzo. Non ti dico i macchinisti e gli altri passeggeri.
Il suo amico era addirittura sbottato: - Un calesse? Di che colore?
- Bianco – gli aveva risposto lei.
Sentendo il colpo di pedale con il quale lui aveva avviato l’auto, la ragazza si preoccupò.
- Dammi almeno gli occhialoni.
- Nel cruscotto.
- Grazie per essermi venuta a prendere. Io non ci speravo più. Da quando è sparita Minna…
- Ora sei qui e andremo a fondo di questa storia. Tua sorella non può essersi volatilizzata.

La folle corsa del giovane lungo il rettilineo innervosì anche la ragazza.
- Così ci ammazziamo. Che cosa succede?
Senza perdere di vista la strada, lui replicò: - Dobbiamo andare subito a casa. C’è stata un’esplosione in azienda.
Dietro di loro comparve un calesse bianco e stava guadagnando velocità.
Attirata dal rumore degli zoccoli, insolitamente metallico, la ragazza si era voltata.
- È uguale che ho visto al passaggio a livello – disse all’amico – allora non era lì per caso. Ecco perché sei così nervoso. Esigo delle spieg….
Le parole di lei vennero troncate dall’ennesima accelerazione della Bugatti.
Il giovane era sicuro di lasciarsi dietro il calesse quando vide la curva.
Frenò bruscamente, frastornato dal fatto che prima non ci fosse.
Materializzandosi in una macchia grigia, davanti agli occhi dei due comparve un paesaggio fatto tutto di metallo. Dagli alberi agli uccelli alle case. E tutto in movimento.
Gli abitanti erano vestiti come loro.
La ragazza notò che molte donne portavano grandi cappelli tondi a veletta come il suo e se era per quello, anche gonna lunga, maniche a sbuffo, con tanto di sellino.
Si sarebbero anche dette anche più alla moda di lei, ma c’era qualcosa di meccanico nei loro movimenti; la fanno pensare a tante bambole caricate con una chiave a molla.
Si distrasse guardando quelle con le divise da cameriere e da operaie.
Una di loro le sembrò sua sorella.
Stava quasi per chiamarla, ma le parole le morirono in gola quando vide la chiave sulla schiena della presunta fanciulla.
Quella pupattola a grandezza naturale non poteva essere Minna.
Il suo compagno si tolse gli occhialoni da guida e mise i guanti in tasca.
Non badò agli uomini vestiti in frac e marsina, oppure in giacca e pantaloni con il cappello a visiera e neanche al cigolio di metallo che proveniva dalle loro articolazioni.
Si era girato verso il calesse e aveva visto il cavallo e il cocchiere.
Erano di metallo anche loro.
Dal calesse scese un uomo in carne e ossa, vestito in un completo di tweed marrone e camice bianco.
Portava occhiali a stringinaso e se li aggiustò con aria stizzita.
- Ti sono corso dietro fin troppo, Manfred, sacrificando anche uno dei miei nuovi calessi – gli disse il nuovo arrivato – non vuoi presentarmi la tua graziosa passeggera?
- No – gridò lui – ho accettato che tu costruissi le impastatrici a vapore per la ditta di nostro padre e che affidassi Annelore alla governante di tua scelta. Quando ha scoperto che bisognava caricarla con una chiave come uno dei suoi pupazzi, non ti dico. E ora questo.
Manfred si calmò per un istante.
- Già, che cos’è?
- Fabrica – gli rispose il fratello maggiore – questo è il futuro villaggio industriale per papà. Se vuoi seguirmi, fra un paio di isolati vedrai l’azienda di papà che ho trasferito qui. Dice sempre che vuole un meccanismo ben oliato. E io l’ho creato. Per la curva, c’è voluto il lavoro dei cantonieri a bulloni.
Manfred gli domandò: - Ma, e della ditta vera cosa ne sarà, dei dipendenti?
L’uomo rise.
- Cosa ne è stato, vorrai dire.
Il giovane rimase serio, mentre il sospetto diventava certezza nella sua mente: - Hai sabotato le caldaie, Heinz.
Il fratello arretrò, con le mani in avanti.
- Se la sono cercata.
Manfred lo seguì, in apparenza gelido.
- Posso immaginarlo.
- Hanno distrutto gli aiutanti meccanici che ho affiancato loro.
Ricordando le tensioni in azienda, Manfred cominciò a rendersi conto di cosa era successo.
- Ora capisco perché il capo reparto si è lamentato con papà. Tu hai peggiorato la produzione il mese scorso.
Il fratello si fermò.
- Colpa di quegli stupidi.
- No, Heinz, tua. Gli operai si sono spaventati davanti all’efficienza degli aiutanti meccanici, hanno temuto di perdere il posto. Non è ancora il momento di certe novità.
Heinz infilò di scatto la mano nella tasca della giacca.
Temendo il peggio, Manfred si voltò verso la ragazza.
- A terra.
Fra le mani del fratello c’era un piccolo carillon a forma di baule.
- Andiamo, Manfred, credevi davvero che volessi ucciderti? No davvero. Sarai mio ospite insieme alla tua deliziosa compagna di viaggio.
Non appena Heinz girò la chiavetta del meccanismo, ne venne fuori il motivo di un valzer che attirò due automi verso Manfred; correvano entrambi a pugni in avanti.
Il giovane si mise sulla difensiva.
Sogghignando, Heinz aggiunse: - Questo, fintanto che papà non metterà a tacere la cosa.
- Non lo farà mai – rispose Manfred, mentre parava i colpi dei due avversari meccanici meglio che poteva.
- Ah, davvero?
Il giovane si dibatté, strappando una mezza manica al primo e facendo volare la visiera del secondo.
- Tratti male i ragionieri – osservò Heinz con aria annoiata.
Poi si rivolse alla ragazza, rimasta a terra terrorizzata.
- Venga, cara – la invitò, con la mano tesa.
Lei gli obbedì, tremante, rivolgendo poi a Manfred uno sguardo terrorizzato.
Heinz le disse: - Non è il caso di spaventarsi così. Basta seguire le mie istruzioni.
Subito dopo, si rivolse al fratello minore.
- Vero, Manfred?
Heinz girò una seconda volta la chiavetta del carillon e la marcetta divenne più vivace.
L’automa senza visiera strinse il collo del giovane.
- Un altro giro di chiave e te lo spezzerà. Capisci perché papà liquiderà tutto come un incidente?
Manfred annuì per come poteva.
Heinz spense il carillon e l’automa lasciò andare il giovane.
- Sono lieto che tu abbia capito.
L’automa con la visiera e il collega di nuovo in mezze maniche volsero il capo e tesero il braccio in direzione della via alle loro spalle.
- Ma certo, ragionieri – disse Heinz rivolto loro – avete ragione. Dobbiamo affrettarci, c’è molto da vedere e poco tempo.
E così si avviarono al reparto produzione tutti quanti.
Dalla ciminiera si spandeva un delizioso profumo di panpepato.
Ultima modifica di alexandra.fischer il martedì 30 agosto 2016, 8:29, modificato 3 volte in totale.



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ceranu
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#2 » sabato 6 agosto 2016, 21:01

Ciao Alexandra.
La storia ha dei buoni spunti, anche sociali e quindi mi piace, ma c'è tanto da fare. Alcune frasi sono troppo articolate:

Codice: Seleziona tutto

La ragazza sale sull’auto dell’amico, preoccupandosi di fissare con uno spillone in più il cappello con la veletta mentre lui avviava l’auto con un colpo di pedale deciso.

Il gerundio non mi piace, appesantisce e la seconda parte della frase è ostica. Prova a dividerla.

Codice: Seleziona tutto

La ragazza impallidisce sotto la veletta: - Cosa fai? Sei matto?
Senza perdere di vista la strada, lui replica: - Dobbiamo andare subito a casa. C’è stata un’esplosione in azienda. 

Qui, da lettore, cado un po' dal pero. Poco prima la scena sembra tranquilla. Lei scherza e gli fa la linguaccia. Poi troviamo lui che sfreccia in auto e dice la cosa della fabbrica. Manca un passaggio.

Codice: Seleziona tutto

Dietro di loro compare un calesse e sta guadagnando velocità.
Il giovane accelera ancora, sicuro della sua Bugatti.
Poi compare la curva.
Frena bruscamente.

Troppi a capo per una scena che dovrebbe essere dinamica. Vanno bene i punti, ma lascia tutto sulla stessa riga.

Codice: Seleziona tutto

Dall’altro lato della curva compare un paesaggio fatto tutto di metallo.
Dagli alberi agli uccelli alle case.
Ed è in movimento.
Gli abitanti sono vestiti come loro.

Come sopra, in più toglierei i punti e metterei delle virgole, al massimo un ;. Occhio anche alla ripetizione "Compare"
Cerca anche di dare più aria al dialogo finale. C'è troppa roba compressa. Ora che hai più stazio, sfruttalo.
Un ultimo consiglio, prova a portare tutto il racconto al passato, il presente mi sembra poco funzionale.

Ribadisco: l'idea è buona, ma va curato parecchio il testo.
A presto ;)

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#3 » sabato 6 agosto 2016, 21:12

Ciao Ceranu,
grazie del commento. Terrò conto delle tue osservazioni in merito alle costruzioni della frase e del tempo verbale. Anche a inizio storia (legando meglio il passaggio dalla frivolezza alla cattiva notizia).

valter_carignano
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#4 » martedì 9 agosto 2016, 15:16

Ciao
Avevo già letto il tuo racconto nel contest, e secondo me l'idea della fabbrica è buona. Viene voglia di saperne di più, si va avanti e poi... Si rimane con l'acquolina in bocca ma non c'è più niente da mangiare. Io utilizzerei adesso la mancanza di limiti di caratteri per dare una conclusione al racconto. Secondo me, rimangono in sospeso diverse cose, prime fra tutte i rapporti fra i personaggi e la sorte degli operai.
Concordo con gli appunti di Ceranu

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#5 » giovedì 11 agosto 2016, 16:58

Grazie, Valter.
Farò tesoro dei tuoi suggerimenti.

Ho modificato il racconto tenendo conto delle indicazioni ricevute. Sono disposta a lavorarci ancora su nel caso in cui permanessero difetti.

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Jacopo Berti
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#6 » giovedì 11 agosto 2016, 20:16

Ciao Alexandra, scusami ma comincio a dire che il racconto non è molto trascinante: intendo che non mi avvince, e non mi porta a continuare a leggerlo.
Ha qualche elemento interessante da quando arrivano alla fabbrica, e nell'accenno alla questione della scoperta della responsabilità di un omicidio da attribuire a incidente - in quanto coinvolte delle macchine - o a un assassinio intenzionale, mi ricorda le prime storie di robot, tipo RUR di Capek (da cui viene appunto il nome 'robot).
Ma in generale non mi prende.
Credo dipenda anche dalla forma, che trovo abbastanza approssimativa, come se ci avessi lavorato poco.
Segnalo solo alcune delle cose che ho notato.

alexandra.fischer ha scritto:Il giovane, sarcastico, replicò: - A causa di una certa fanciulla che si è ripulita il vestito per via della fuliggine. Ti fa venire in mente qualcuno?
Lei si innervosì a sua volta: - Non è colpa mia se la locomotiva era in ritardo per via di un calesse che bloccava il passaggio a livello a due chilometri di qui.

A causa... per via... per via. Forse la ripetizione (tre volte di concetto, due volte di parole) è voluta, ma mi pare piuttosto pesante.

alexandra.fischer ha scritto:Dall’altro lato della curva compare un paesaggio fatto tutto di metallo. Dagli alberi agli uccelli alle case. E tutto in movimento.

"Compare" è al presente. Se è un refuso per 'comparve' te lo segnalo, se è un cambio verbale ti segnalo che non mi sembra opportuno. Ci sono altri esempi poco dopo: "la fanno pensare" e poi "domanda". Non capisco dove vai a parare con questi tempi verbali oppure se sto leggendo un lavoro di revisione lasciato a metà.

Per ora è no, e per essere un sì, dal mio punto di vista, il racconto deve cambiare parecchio, non necessita soltanto di una limatura.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

alexandra.fischer
Messaggi: 1758

Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#7 » sabato 13 agosto 2016, 15:53

Ciao Timetrapoler,
grazie del commento. Che dire? Vedrò di risistemarlo ulteriormente (a partire dalle ripetizioni che mi hai fatto notare, passando per il verbo).

alexandra.fischer
Messaggi: 1758

Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#8 » mercoledì 17 agosto 2016, 6:33

Ecco la nuova versione modificata tenendo conto dei suggerimenti ricevuti. Sono disposta a lavorarci ulteriormente, nel caso in cui permangano parti difettose.

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Vastatio
Messaggi: 618

Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#9 » martedì 23 agosto 2016, 15:42

Ciao,

idea decisamente carina, ma che va sistemata.
Intanto non si capisce il perché sia così importante il fatto che il calesse abbia bloccato per 30 minuti il treno. Se è per guadagnare tempo (e finire la curva) non è così evidente e comunque 30 minuti mi sembrano pochini. Se ti serve più tempo fai in modo che a finire SOTTO al treno sia un altro calesse bianco (tanto è di metallo e sono meccanici, puoi sacrificarne quanti ne vuoi, l'incidente può aver fermato il treno per parecchie ore, prima che i binari vengano ripuliti da "ferragluia bianca"). Allora sì che puoi far ricordare alal ragazz aun rumore simile (presupponendo che abbai sentito questo calesse kamikaze in mezzo al rumore del treno).

La parte di lei che sale sull'auto dell'amico sembra "scollata" e messa quasi a caso (forse un residuo o un'aggiunta, ma che non aggiunge nulla a livello di storia).

Altro problema sono le relazioni, Heinz e Manfred sono fratelli, ma lei? un'amica? Non c'è "pathos", sembra una tizia qualsiasi caricata in stazione. Sembra che ci sia un minimo di confidenza, ma non si crea alcun legame empatico col lettore.

Ogni tanto Heinz è "l'uomo", ma una volta che l'hai "presentato" continuare a definirlo "l'uomo" è straniante.

Gli zoccoli dei cavalli venivano ferrati, quindi è normale che facciano un rumore di ferro battuto sulla pietra, quello che tu vuoi cercare di far vedere, forse, è che TUTTO il cavallo è di ferro, quindi in realtà il rumore è di metallo che vibra, risuona in seguito al galoppo.

Bella l'idea della curva che non c'era, ma occhio alla dinamica: lui vede la curva, frena bruscamente e poi vede dietro la curva la città... che é successo? perché la città non la vedeva anche prima? una collina? siamo ripartiti?

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Peter7413
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#10 » domenica 28 agosto 2016, 13:25

Molto meglio rispetto alla versione del contest, credo che lavorandoci ancora un po' potrà salire in vetrina.
Detto questo, ci sono parecchi problemini sparsi e non so se farai in tempo per la fine di questa sessione del Laboratorio (e io sono sempre il solito incasinato che arriva a commentare tardi).
T'invito a leggerlo ad alta voce e a fermarti e a correggere ogni qual volta senti anche solo minimamente qualcosa stridere. Il fatto è che tu alterni momenti chiari ad altri in cui ti attorcigli e sembri andare in confusione e in tal modo perdi il controllo rischiano di perderti per strada anche il lettore.
Comincia da quello, poi al prossimo giro vedrò di farti un editing più strutturato su documento word in modo da essere preciso.

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#11 » domenica 28 agosto 2016, 16:14

Ciao Vastatio, grazie del commento.
Terrò conto delle tue osservazioni per meglio risistemare l'andamento della vicenda (a partire dal calesse per poi passare dai rapporti fra Manfred e la ragazza, passando poi per la curva e la città di metallo).

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#12 » domenica 28 agosto 2016, 16:16

Ciao Peter7413, proverò ad aggiustare la storia tenendo conto delle parti che ancora stridono. Grazie in anticipo per l'editing che progetti di fare sulla mia storia. A buon rendere.

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#13 » martedì 30 agosto 2016, 8:27

Ho modificato il racconto in base alle indicazioni ricevute, ma lo riposterò anche nella prossima sessione del Laboratorio, per vedere se in questa nuova versione va meglio.

valter_carignano
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#14 » martedì 30 agosto 2016, 11:02

ciao
per me, fatto salvo che tutto si può sempre migliorare, hai fatto un gran lavoro e ora è sicuramente più compiuto quindi
CHIEDO LA GRAZIA

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ceranu
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#15 » mercoledì 31 agosto 2016, 11:15

Ciao Alexandra, il racconto continua a migliorare, ma c'è un ultimo sforzo da fare. Il primo paragrafo e l'inizio del terzo mi confondono. Nella prima parte vedono il calesse che li insegue, anzi, sanno che un calesse li sta inseguendo. Nella terza parte sembra quasi che il calesse compaia per la prima volta.
Dietro di loro comparve un calesse bianco e stava guadagnando velocità.

meglio: dietro di loro il calesse bianco stava guadagnando velocità.
Attirata dal rumore degli zoccoli, insolitamente metallico, la ragazza si era voltata. 

Questa frase la toglierei.
- È uguale che ho visto al passaggio a livello –

L'hai già detto, toglilo e modifica anche la parte dopo.
Si sarebbero anche dette anche più alla moda di lei

Togli uno dei due "anche"
tenendosi il cappello una mano

Manca un "con"

La seconda parte scorre liscia. Se fai queste modifiche passo a chiedere la grazia.
Ciao

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#16 » giovedì 1 settembre 2016, 21:21

Ciao Ceranu, ho modificato il racconto in base alle tue indicazioni e lo posterò nella sessione del Laboratorio di Settembre.

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#17 » giovedì 1 settembre 2016, 21:21

Grazie del commento. A buon rendere.

alexandra.fischer
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Re: La curva che non c'era Steampunk Edition (2963)

Messaggio#18 » giovedì 1 settembre 2016, 21:23

Grazie Valter Carignano. Sia del commento, sia della richiesta di grazia. A buon rendere.

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