Labirinti

Scrivi un racconto a tema di massimo 20000 battute spazi inclusi.
Affronta altri avversari e poi sfida gli sponsor.
Solo i migliori arriveranno a sfidare il Boss.
Canadria
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Labirinti

Messaggio#1 » lunedì 26 dicembre 2016, 14:38

20 ottobre
Cara Joy,
mi conosci da molti anni ormai e sai che amo la mia famiglia e la mia città. Eppure, da qualche tempo, questo posto è diventato invivibile. La scuola è distante e non mi ero mai resa conto di quanto fossero fredde le strade e di quanto grigia fosse l’aria e irrespirabile, fumosa, angosciante.
La mattina passeggio e non posso non sentire i pensieri stressati delle persone nevrotiche: ogni passante schiaccia sotto ai suoi tacchi ogni briciola di pietriccio, e lo fa con forza, con arroganza, per pungere con un fastidio stridulo le mie orecchie. Io li guardo stizzita e nauseata, ma loro neppure mi notano.
E’ per questo, cara Joy, che vorrei un motorino.
A scuola ne hanno uno praticamente tutti! Ma io no. Mia madre non vuole.
Non capisce che mi è necessario per non ascoltare la gente, per non cadere dentro le angosce altrui. Dice che è pericoloso e che non devo insistere, che i miei sono solo capricci. La gente della zona è molto soddisfatta di questo: ogni mattina, quando esco da casa, tutti i passanti mi guardano con un sorriso di scherno e credono che non avrò mai un Annata 2000. Gongolano quando mi vedono affrettarmi, a piedi, verso scuola.


25 ottobre
Cara Joy,
purtroppo ancora nessuna novità sul motorino. A scuola è un tripudio di Annata 2000 di ogni colore e sono rimasta tra gli ultimi sette della classe a non averne uno in famiglia. Adesso ne ha uno anche Marcella. In realtà è di suo fratello, ma vengono a scuola insieme, perciò è come se fosse il suo, e ogni tanto può utilizzarlo da sola.
Mia mamma continua a dire che non avrò il motorino perché è troppo pericoloso, non capisce che è più pericoloso camminare a piedi per strada.
Le persone non pensano mai nulla di buono al mattino.
Se la prendono con quel povero pietriccio, per il viale di casa mia, ed io vorrei stendermi e dirgli basta, di smetterla, ma tanto non mi ascolterebbero. Pensa che sciocca sarei, la nuova Don Chisciotte a protezione dei più deboli: il pietriccio del viale. La gente l’ha capito: tutti sanno che odio i loro soprusi sulle povere pietre e sanno che, prima o poi, farò qualcosa per impedire che le calpestino con tanta violenza. Per questo pensano tutti di me cose orribili, ogni giorno sempre peggiori.
Mi basterebbe un motore per tapparmi le orecchie!
Persino gli auricolari non ci riescono più. Ascolto le canzoni ed immagino i gruppi musicali, i cantanti, tutti in questa via di Pavia, tutti coi loro stivali pesanti, le loro giacche di pelle, o i tacchetti ticchettanti della musica d’un tempo, tutti a schiacciare con veemenza il terriccio della strada.
Dietro ad ogni nota suonata o cantata, sento i loro pensieri vocianti, rumorosi, le loro scarpe pesanti e la giornata grigia. Immagino i loro figli e i loro Annata 2000, che il terriccio calpestato neppure lo sentono, e neppure sentono i pensieri grigi, e non respirano quest’aria soffocante.


27 ottobre
Cara Joy,
mia madre continua a non capire.
Crede che io sia viziata e capricciosa. Io sto cominciando a pensare che non mi ascolti granché.
Le ho spiegato che sento i rumori della strada, che non riesco più a respirare quest’aria grigia, le ho spiegato che la mattina è troppo fredda e la scuola distante, ma lei dice che devo smetterla e che comincio a rasentare la pazzia.
Dice che non mi è stato mai negato nulla, ed è vero, ha ragione, ma nulla è stato mai importante quanto questo.
Inoltre, ad ogni angolo c’è una provocazione, un pungolo alla conversazione, al dibattito, al litigio: in ogni film, in ogni pubblicità in TV, su ogni cartellone per strada: ovunque motorini e gente che non sente più i problemi della vita. Non finché ci viaggia sopra.
Sul motorino non si sente nulla.
Mi dirai che non posso saperlo, perché non ne ho mai avuto uno. Hai ragione e ti chiedo scusa, Joy, se non te ne ho mai parlato, ma sai che non mi piace disobbedire e, ancora meno, mi piace raccontare di averlo fatto.
Ogni tanto io e Marcella andiamo fuori città con il suo Annata 2000, invece che fermarci in biblioteca.
E’ bellissimo perché lei parla poco mentre è intenta alla guida ed io sento la mia testa che si svuota. Mi sbatte il vento sulla fronte e, poco a poco, come fosse polvere, soffia via tutti i pensieri. Li sento per poco volteggiare sulla scia del nostro tragitto terroso e poi nulla più.
E’ bellissimo.
Qualche volta, magari, porterò anche te, anche se non sono sicura che tu possa capire fino in fondo: i tuoi pensieri sono fissi e praticamente indelebili.


30 ottobre
Ciao Joy,
mia madre continua a dire che non mi comprerà un motorino ed io, allora, ho deciso che comincerò lo sciopero della fame. Credo che potrò sostentarmi per un bel pezzo con le bevande zuccherate. Ultimamente, anche dalla mia finestra sento il rumore del terriccio del viale calpestato ed è davvero insopportabile.
Ho chiesto a mia madre di cambiare gli infissi, le ho detto che durante la notte sento spifferi gelidi raggiungermi a letto. Non è questo il vero motivo, ma credo che non capirebbe se le parlassi del gemito della strada. Ormai da giorni, le sue orecchie sono tappate da batuffoli di cotone nero. Li mette per non sentirmi.
In queste ultime notti succedono cose strane nella mia stanza e sto pensando di trasferirmi per qualche notte in salone, al piano di sotto. Non voglio parlartene perché ho idea che traggano forza dalle mie parole. Forse mi ascoltano o leggono quello che ti scrivo segretamente.
Non voglio credere che sia tu la loro via d’accesso alla mia mente, ma è chiaro che, in qualche modo, il mio pensare a loro le rinvigorisca.


2 novembre
Cara Joy,
da tre giorni viviamo in salone e da tre giorni non mangio nulla. Il cibo non mi manca poi così tanto. Sono determinata ad ottenere ciò che voglio.
La mamma passa molto tempo al telefono e poi bussa assordantemente alla porta del salone, che io tengo chiusa a chiave per evitare che i fatti assurdi della mia stanza possano raggiungermi anche qui. Quando mia madre bussa alla porta, la gente che passa per strada capisce che mi trovo in quella stanza e, per farmi torto, calpesta la strada con più forza ed io sento il terriccio gridare di dolore per le ferite e i soprusi. Allora io corro ad aprire perché la strada smetta, perlomeno, di urlare e soffra di meno.
Apro uno spiraglio guardando sempre che dalle scale nessun soffio malevolo tenti di entrare in questa stanza, vedo mia madre con la testa avvolta tra nuvole nere e cerco di spiegarle che non posso mangiare per via del mio sciopero.
Non riesco più a sentire bene le sue parole: se tengo la porta aperta per troppo tempo, mi fa male la testa per il grande sforzo del controllare che nulla entri in stanza e, intanto, cercare di comprendere le parole di mamma. E’ una situazione difficile, non mi era mai capitato prima.
Sto pensando di andare da un otorino. Ho letto su internet che le vertigini potrebbero essere il sintomo di una labirintite, e così potrebbe spiegarsi anche il mal di testa frequente. Pare che sia l’infiammazione di una parte dell’orecchio e che possa indurre anche ansia e malessere generale oltreché, ovviamente, disturbi dell’udito come rumori fastidiosi ed assordanti.
Sono insicura perché credo che il dottore potrebbe indurre i sintomi allo stress dovuto alla riduzione dell’alimentazione e quindi costringermi a mangiare, ma io ho una protesta da portare avanti e non posso rischiare che il mio sciopero fallisca.


6 novembre
Cara Joy,
da una settimana siamo qui in salone e mia madre mi prega costantemente di tornare a dormire in camera mia e, soprattutto, di mangiare qualcosa. Ogni tanto assaggio il budino al cioccolato che Marcella mi porta a scuola. Sa come prendermi e sa anche che la mia è una battaglia importante. Mia mamma, invece, proprio non lo capisce.
Ho scoperto che si confida con la nonna. Per questo, ultimamente, mia nonna è venuta spesso a trovarci portando crostate appena sfornate e cibo d’ogni tipo. Ma io non ne ho più voglia.
Ho detto a mia madre che non posso più andare a scuola. Una donna, ogni mattina, mi guarda di nascosto, quando crede che io non me ne accorga, e sono certa che stia tramando qualcosa contro di me. Non so che cosa le abbia fatto.
E’ la moglie del macellaio e lavora nella sua bottega, alla cassa.
Io non sono mai entrata da sola nel loro negozio né mai ho parlato a suo marito. Mi guardo bene anche dal salutarli, ora che so che lei mi odia!


8 Novembre
Cara Joy, la gente è strana, ti addita senza motivo e parla alle tue spalle con altre persone perché gioisce del fatto che tutti ti disprezzino.
Nella mia via, ormai, sono considerata la pecora nera. Credono che sia una boriosa viziata, non capiscono che ho bisogno di un Annata 2000 per vivere, per non sentirli più, per non guardarli calpestare il terriccio.
Ho parlato a mia madre della moglie del macellaio.
Quando gliel’ho detto, ha tolto per un attimo i batuffoli di cotone nero dalle orecchie e mi ha ascoltato. Ho visto le nuvole nere aumentare sulla sua testa e coprirle la faccia. Anche lei, comunque, non si spiega per quale motivo quella donna debba avercela con me.
Mia madre mi ha promesso che, da oggi in poi, sarà lei stessa ad accompagnarmi a scuola.
Ho provato a spiegarle che tutto si risolverebbe comprando un Annata 2000 ma aveva già, di nuovo, il cotone nero nelle orecchie.
Sai, Joy, è successa una cosa strana: mentre parlavamo della moglie del macellaio, sembrava che anche la strada ascoltasse.
Oggi ho pensato che potrebbe essere proprio il terriccio del viale a parlare di me, a raccontare alla gente cose sbagliate sul mio conto, a mettermi contro la moglie del macellaio, a portare nella mia stanza le vertigini assurde ed i muri mobili che mi hanno cacciato in salone. Sì, era questo il problema, adesso voglio raccontartelo: la sera i muri si muovevano sino ad arrivarmi a mezzo centimetro dalla bocca; mi toglievano l’aria, occupavano lo spazio intorno a me allontanando l’ossigeno vitale e diventavano bui, neri, grigi e poi viola, rossi, rossi di un rosso acceso che mi accecava. D’un tratto si allontanavano, e il loro andare e venire mi dava la nausea (anche questo è un sintomo della labirintite!) e non mi facevano dormire.
Cara Joy, temo che il terriccio che ho tanto difeso adesso mi disdegni e mi metta contro le altre persone. Forse crede che sia io a mandare la gente a calpestarlo. Eppure io, lo giuro, faccio sempre attenzione a rendermi leggera, cammino sulle punte per non affaticarlo troppo, per non fargli del male.
Ma è sempre così: nessuno comprende i tuoi sforzi.


18 novembre
Cara Joy,
non ti scrivo da dieci giorni, scusami. Mia madre non mi lascia un attimo da sola. Mi accompagna a scuola, la mattina: corriamo oltre il viale e superiamo il fiume di fretta perché così crede che gli altri non badino a noi. Dice che, se corriamo, le persone non hanno neppure il tempo di guardarci in faccia, di capire chi siamo. Che sciocca! Le persone sanno tutto di noi. Possono riconoscerci dalle giacche, dalle scarpe che indossiamo.
La moglie del macellaio è convinta che io scappi da lei ma è certa che un giorno mi acchiapperà. Quando passo davanti alla macelleria la vedo subito chinarsi ad armeggiare dietro la cassa e non riesco a capire quale atto malevolo stia preparando per me.
Il terriccio del viale mi odia, adesso ne sono certa. Mentre io e mia madre corriamo, il pietriccio cerca di trattenere le mie scarpe, prova a bloccarmi i lacci per farmi inciampare. Grida e piange ad ogni mio passo, mentre la gente borbotta e crede che io sia un’insensibile perché torturo le pietre e le uccido poco a poco, giorno dopo giorno.
Quando arriviamo a scuola, mia madre sorride a Marcella, lei la guarda e mi tende subito una mano perché io raggiunga la classe assieme a lei.
Credo che mia madre e Marcella siano d’accordo per proteggermi dalla gente del viale che certamente, ormai, dopo così tanto tempo, sa bene dove sia la mia scuola.
Ormai Marcella mi regala un budino al cioccolato per ogni ora di lezione e da un po’ porta anche degli ottimi panini dolci. Dice di non preoccuparmi, di mangiarli tutti, perché mia madre non potrà saperlo ed il mio sciopero non verrà intaccato da qualche boccone dato di nascosto.
Mi fido di Marcella, ma non dei miei compagni. Per questo motivo nascondo il cibo sotto il maglione e lo mangio di nascosto in bagno. Mi metto in piedi sul water, così nessuno, chinandosi a guardare dallo spiraglio in basso della porta, potrà riconoscere le mie scarpe e capire che sto infrangendo lo sciopero.
La protesta è un impegno complesso e difficile, bisogna tenere duro e non scoprirsi mai di fronte a nessuno.


20 novembre
Cara Joy,
ho chiesto a Marcella di farmi fare un giro sul suo Annata 2000. Stavolta, però, ho voluto guidare io. Marcella me l’ha concesso ma ha insistito per venire con me.
Il vento ha fatto molta più fatica a soffiare via i pensieri, avrei voluto togliere il casco per facilitargli il compito. Ma sai, Joy, non avrei concluso nulla: ormai i miei pensieri sono polvere bagnata, incrostata tra le circonvoluzioni del mio cervello. Ci vorrebbe un chirurgo per strapparli via.
Avrei voluto togliere il casco ma per fortuna non l’ho fatto perché siamo cadute.
E’ stato il terreno.
La terra parla, sotto di noi, sotto i nostri piedi c’è un mondo infinito dove si intrecciano le radici degli alberi e dove scavano gli animali e strisciano piccoli insetti e le pietre parlano e la polvere circola e le idee si diffondono da un posto ad un altro. Così il terriccio del viale di casa mia ce l’ha fatta, finalmente: mi ha fatto cadere. L’ho difeso, l’ho ascoltato gemere e gridare ed ho provato a consolarlo, l’avrei protetto col mio stesso corpo eppure lui non ha compreso nulla e mi si è ritorto contro.
La vita è difficile, Joy, cadere è stata una liberazione. Finalmente ho sentito il mio dolore e non quello altrui. Sto cominciando a pensare che forse sarebbe un bene provare sulla mia pelle i coltelli della moglie del macellaio.
Non ho più paura ed ho detto a mia madre che voglio riprendere ad andare a scuola da sola. Non ho nulla da temere perché non ho più paura del dolore. Lei ha sorriso col cotone nelle orecchie e ha detto di sì, poi mi ha abbracciato.


24 novembre
Cara Joy,
forse Marcella mi ha tradita. Non ne sono sicura ma credo che abbia parlato con mia madre di nascosto da me. Adesso mia madre sa che sono caduta e vuole portarmi in ospedale. Non ha fatto menzione al motorino, quindi è possibile che Marcella le abbia solo detto parte della verità. Mi vuole bene e non mi metterebbe nei guai.
Con l’occasione potrei provare a parlare con un otorino per questa maledetta labirintite, le vertigini sono tornate e la nausea notturna è asfissiante. Non riesco più a resistere. Spero che mi prescriva un po’ d’ossigeno, mi sembra davvero che non ce ne sia abbastanza attorno a me.
Ho notato che la parrucchiera che lavora qui accanto passa molto più di frequente l’aspirapolvere e credo che tenti così di risucchiare l’ossigeno dei dintorni. Hanno capito che non ho più paura del dolore fisico e vogliono provare a prosciugarmi le risorse vitali. Non possono agire sul cibo perché non ne mangio, restano l’acqua e l’aria. Se non riusciranno a strapparmi via tutto l’ossigeno sono certa che passeranno all’avvelenamento dell’acqua.
Non capisco perché il terriccio del viale mi abbia fatto questo.
La gente è stressata, nevrotica, cattiva, soprattutto nei miei riguardi, ma le pietre? Le ho sempre difese. Le accarezzo al mattino e chiedo scusa per il mio passaggio.
Non riesco a capire.
Mia madre mi sta chiamando, mi accompagna dal dottore. Scriverò al mio rientro.


7 Gennaio
Cara Joy,
ti ho scritto l’ultima volta un mese e mezzo fa. Mi hanno ricoverato e mi hanno consigliato di tenere un diario che non eri tu.
Non era labirintite.
Era una psicosi.
E’ passato da poco Natale ed ho ricevuto un Annata 2000 color verde bottiglia. Non posso ancora guidarlo per via dei farmaci che prendo, ma mia madre mi ha detto che aspetta con ansia che io le faccia fare un bel giro.
E’ stato un periodo difficile, per lungo tempo ho creduto che mi tenessero prigioniera in un sotterraneo: vedevo le sbarre alle finestre, la porta del reparto era spesso chiusa a chiave e forse il maltempo di questi giorni mi aveva fatto credere che le finestre non dessero sull’esterno.
Dormo di nuovo nella mia stanza, le vertigini si sono ridotte ed ho ripreso a mangiare. La parrucchiera ha smesso di passare l’aspirapolvere tante volte al giorno e mi pare che in questa via, adesso, ci sia abbastanza ossigeno anche per me.
Non sento più gridare il terriccio, né lo sento gemere.
Sono diventata sorda come gli altri ai bisogni delle cose e della gente, e questo mi fa stare meglio.
Sto meglio, adesso che non sento gli altri.
Che cosa terribile!, le persone stanno bene quando non sentono i problemi altrui.
Mia madre aveva batuffoli di cotone nero nelle orecchie per preservare la sua salute mentale. Adesso che non ho bisogno di essere ascoltata, anche lei non ha più bisogno di tapparsi le orecchie.
Il male degli altri pesa, fa rumore e ti annienta se non riesci ad addomesticarlo. Io, cara Joy, non ci riesco. Ho bisogno di queste pillole e di pensare che andrà bene, che mi stordiranno abbastanza da non farmi più sentire che la gente sta male.
Pavia è una città malata. E’ malata di noia, di nevrosi, di fatica, di insoddisfazione. E’ malata di malattie, di pensieri, di preoccupazioni.
Cara Joy, ti chiami “My Joy Diary” ed io ho riempito le tue pagine di timori e circospezioni. Ho fatto del male anche a te ma, ti prego, non parlarmi della tua sofferenza. Lasciami giacere in questo limbo di chi è felice ma conosce che la sua è una felicità effimera.
So, Joy, che farò bene a portarti con me domattina.
Cammineremo verso scuola e ci fermeremo a guardare il fiume.
Non penseremo a niente, ascolteremo il vento che ci sbatte contro mentre saliamo sul ponte e ci lasciamo cadere.
Mia madre piangerà e forse anche Marcella, ma infine capiranno che per noi non c’era scampo né altra via di fuga.



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ceranu
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Re: Labirinti

Messaggio#2 » giovedì 29 dicembre 2016, 7:16

Ciao Canadria, racconto toccante.
Sei riuscita a descrivere benissimo (per quanto possa immaginare) una depressione/schizofrenia con sindrome paranoide. Il diario è credibile e permette al lettore di entrare in piena empatia con la protagonista. Il finale è amaro, ma altrettanto realistico, forse dovresti segnare il fatto che ha iniziato a diminuire i farmaci e che ora sente la necessità di scrivere ancora a lei. Così giustificheresti in parte il gesto finale.
Fossi in te, per chiarire subito cos'è annata 2000, la prima volta scriverei una marca conosciuta di moto, giusto per fugare ogni dubbio, meglio sarebbe se facessi diventare quel annata 2000 il soprannome che danno in paese al "Piaggio liberty" (esempio).
L'unico neo del racconto, ma lo è solo per me, è la mancanza di speranza del racconto che aspira via ogni speranza. Però complimenti per lo stile e per alcune frasi che sono vere chicche.
Ciao e alla prossima.

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Vastatio
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Re: Labirinti

Messaggio#3 » sabato 31 dicembre 2016, 13:50

Ciao,
un diario che ci racconta l'evolversi della psicosi di una adolescente. Sicuramente ben scritto e in grado di fare percepire il senso di disagio della ragazza.
L'ho solo trovato un po' lungo perché alcune parti, dopo che il lettore ha compreso che si tratta di una psicosi (non c'è nessuna deriva "urban fantasy" come avevo pensato potesse essere all'inizio) aggiungono "poco" alla storia. Certo è che ci troviamo davanti a un diario, quindi non è detto che debba esserci sempre qualcosa di "grandioso" tra una pagina e l'altra. In particolare mi sembra un po' strana la parte in cui si sposta a stare in salone e la madre non faccia nulla.
La fine mi lascia interdetto. Non sono una persona da finale felice, ma se questa ragazza è in cura, anzi è stata dimessa, mi sembra strano che le abbiano curato la psicosi senza accorgersi della depressione incombente. Però non sono un esperto in materia.
Il tema c'è formalmente (un po' come per il mio racconto), ma è solo un'etichetta, non è riconducibile a nulla di reale (almeno per me), quindi che sia un "Annata 2000" o un "Calabrone Speziato" è uguale.

Canadria
Messaggi: 232

Re: Labirinti

Messaggio#4 » domenica 1 gennaio 2017, 18:01

Ciao e grazie per i commenti!
Sono contenta che il racconto abbia suscitato in voi le sensazioni di cui parlate. Il nome del motorino è soltanto un modo per introdurre maggiormente il tema (ma potrei accogliere il suggerimento di Francesco e facilitare l'associazione del nome al mezzo), l'idea era raccontare problematiche "da ragazzini" (come non avere il motorino) sfociando, poi, in problematiche "da adulti" (la psicosi paranoide). Il finale è drammatico, è vero, ma sarebbe stato troppo semplice risolvere tutto con la cura e in così breve tempo. A volte l'avvio di una terapia antipsicotica provoca conseguenze devastanti, soprattutto nel primo periodo, e sottovalutare la situazione o illudersi che tutto sia a posto può causare tragiche conseguenze. Del resto, la ragazza decide di gettarsi dal ponte...chissà se ne avrà davvero il coraggio. Il fatto, però, che più di un commento abbia "contestato" il finale troppo triste mi fa pensare che abbiate avuto modo di empatizzare con la protagonista e questo mi fa molto piacere.
Grazie a tutti, ciao:)

Hitherto
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Re: Labirinti

Messaggio#5 » martedì 3 gennaio 2017, 15:37

Ciao Canadria,
ti faccio i miei complimenti per il racconto. Personalmente amo molto la modalità di narrazione attraverso lettere o pagine di diario, perchè permette totalmente l'immersione nel punto di vista di chi scrive. Non trovo nulla da dire sulla trama, che mi è piaciuta dall'inizio alla fine e ritengo che qualsiasi cambiamento sia una questione di puro gusto personale. Mi è piaciuta particolarmente l'immagine della polvere bagnata incrostata nelle circonvoluzioni cerebrali. Credo che sarebbe potuto essere più efficace dal punto di vista narrativo un accompagnamento più dolce al finale, che sembra tagliare all'improvviso il resto della storia. E' vero che in questo modo lascia il lettore ancora più sorpreso, ma forse avrei preferito un "giro di parole" in più prima della rivelazione dell'intenzione suicidaria, in modo da far nascere prima il sospetto di questa terribile decisione e poi confermarlo.
A me le d eufoniche piacciono!

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