L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

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Vastatio
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L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

Messaggio#1 » lunedì 26 dicembre 2016, 23:35

Il locale dell’appuntamento è uno squallido bar a poco più di una decina di isolati dal Muro di Confine. Sollevo la testa, facendo attenzione che il cappuccio non scivoli giú, e osservo la volta: a questa distanza la curvatura della cupola si riesce a percepire nonostante gli ologrammi atmosferici.
Mi chiedo se l’odore che sento, quella punta di fresco, sia davvero quello dell’erba al di là del Muro.
- Identificarsi prego. - Un drone di sicurezza si avvicina verso di me con il lettore ottico attivo. - La sua sosta non è giustificata.
Maledizione, sono stata troppo ferma, che sciocca!
Sollevo il braccio destro e lo scopro fino al gomito, assicurandomi che il codice a barre sia ben centrato nel cono rosso del suo visore ottico.
- Sto cercando il #4325-BA, non sono mai stata qui e…
Stupida! Adesso ti verrà dietro fino alla porta del locale.
- Il #4325-BA è stato chiuso per violazione delle norme igieniche 127a e 148c in data 14.11.2342
14.11? Ma è una settimana fa!
- Se desidera recarsi in un esercizio commerciale equivalente il più vicino è il #4237-BB. Desidera essere accompagnata?
- No grazie, credo che tornerò a casa.
- Secondo gli archivi la sua residenza è oltre la distanza raccomandata da coprire a piedi, ho provveduto a chiamare un taxi.
Stupido bidone volante, fatti gli affari tuoi!
- Grazie, sono autorizzata ad attendere qui?
- Sosta autorizzata per attesa veicolo. Buona giornata.
Si allontana silenzioso, per poi andarsi a posare sotto un cornicione, quasi invisibile.
Bene, e adesso sono fregata.
Sistemo la manica e mi appoggio al muro, i graffiti pubblicitari si ridispongono attorno a me per non essere coperti.
Sollevo la testa e mi perdo nel cielo artificiale programmato per oggi: rade nuvole in rapido movimento. Sollevo una mano, niente vento ai piani bassi.
- Più avanti, secondo vicolo, porta #4311-RA. - Una bambina, sei anni a giudicare dalle ultime cifre del codice sul braccio, mi fissa con sguardo accondiscendente.
- Scusa?
- Galatea ti aspetta lì.
Galatea, il mio contatto.
Dall’angolo in fondo alla strada sbuca un taxi, punto lo sguardo sul cornicione il drone mi starà controllando?
- Dille che rimandiamo, ora devo prendere il taxi.
- Galatea non aspetta. Il taxi te lo prendo io. - Il suo sorriso si allarga - E’ registrato a nome tuo, paghi tu.
- Non posso, mi hanno registrata e…
- E a nessuno fregherà più nulla se dopo che il taxi se ne sarà andato tu non sarai più sotto a questo merdoso palazzo. - Mi fissa con disprezzo.
La macchina a levitazione si ferma davanti a noi, il portello laterale scivola silenzioso verso l’esterno e la ragazzina si infila dentro appena l’apertura è della sua misura.
- Oppure puoi restare lì e farti registrare di nuovo! - La vettura riparte.
Strafottente stronzetta.
Mi incammino veloce verso il secondo vicolo, senza voltarmi indietro, ho paura di vedere il drone che mi segue. Svolto a destra e una zaffata di piscio mi colpisce come uno schiaffo. Incredibile che fino a pochi passi prima non si sentisse! Guardo in basso: i miei stivali affondano in un centimetro buono di liquame, il sistema idrorepellente fatica a mantenere i tre centimetri di protezione dichiarati dalle specifiche.
- Sì, il sistema di depurazione è fuori uso, ora se vuoi smettere di fissarti i piedi, puoi entrare.
La voce arriva da quello che a prima vista avevo archiviato come "sacco di immondizia appoggiato al muro". Invece a quanto pare è una persona, per quanto l’odore suggerisca tutt’altro.
La fisso un momento prima di avvicinarmi, dietro di lei il #4311-RA lampeggia sinuoso.
Non va bene, stanno conducendo loro tutto il gioco.
Varco la soglia e chiude la porta di scatto, calcolando al millimetro la mia posizione o, più probabilmente, fregandosene. L’odore di fogna resta fuori, ma la nuova fragranza che mi raggiunge non mi piace. Non mi piace per niente.
Essenze esotiche, uno stretto corridoio illuminato da lampade a gas e carta da parati vecchio stile. Appoggio una mano sulla parete, una leggera vibrazione conferma che si tratta di un muro olografico.
Respira, non perdere la calma. Potrebbe non essere come credi.
Avanzo fino a sbucare in un’anticamera dominata da un unico grande divano barocco, occupato da tre ragazze seminude che chiacchierano tra loro a bassa voce.
Un bordello.
Sento il cuore accelerare i battiti, infilo la mano sinistra nella tasca della giacca appena mi accorgo che comincia a tremare.
Respira. Penserai a Gianni che ti ha procurato il contatto dopo.
Non sta funzionando. Sento il sudore freddo che mi scivola sulla schiena, la scena comincia a riempirsi di piccole chiazze rosse.
All’improvviso tutto smette e sono di nuovo padrona di me stessa.
Grazie, non so chi sia stata, ma grazie.

Le ragazze sul divano mi fissano divertite, le ignoro e procedo oltre, ora capisco perché Gianni non riusciva a trattenere quel suo maledetto sorriso da sono il migliore in quello che faccio mentre ti comunicava nome e indirizzo. In effetti Gianni è sempre stato un professionista ineccepibile, non fosse un stronzo come persona avrebbe anche più successo con le donne senza doverle pagare.
Imbocco il corridoio dietro al divano, con la coda dell’occhio individuo la leggera distorsione del sistema olografico là dove in realtà si trovano le guardie di sicurezza. Se prima credevano di essere loro a condurre il gioco adesso è diverso: gioco in casa.
Gianni, che fottuto bastardo. Sorrido e cammino leggendo i nomi delle ragazze sulle porte: Liliana, Seline, Cleopatra, Sasha… se la ragazza è occupata il suo nome è sfumato. Le stanze sono insonorizzate, come camminare in un archivio vuoto. Mi fermo davanti alla stanza di Galatea. Occupata.
Sì, per me.
Appoggio la mano sinistra sulla placca di riconoscimento e spingo. Chiusa.
Molto bene.
Ripeto il gesto con la destra e la porta scivola nel muro con un leggero ronzio. Entro.
La stanza è diversa da come me l’aspettavo: i filtri olografici sono spenti a rivelare le pareti di nudo metallo percorse dai sottili intrecci di fibra ottica. Nessun letto a due piazze, solo una scrivania in marmo e due divanetti che possono essere tutto fuorché comodi per certi tipi di ginnastica.
- Ho preferito incontrarla in una stanza più informale. Sfortunatamente abbiamo dovuto spostarci senz avere il tempo di avvertirla. Spero che la cosa non le abbia creato imbarazzo. - La donna mi invita a sedermi su uno dei divanetti.
Quanto gli ha detto Gianni?
- No, nessun imbarazzo. Solo stupore iniziale. - Prendo posto dove mi è stato indicato.
- Mmmm… - Non sembra convinta. - Veniamo piuttosto al motivo che la porta da noi.
- Perfetto, non vorrei farle perdere tempo.
- Non si preoccupi del mio tempo, il nostro comune amico mi ha anticipato qualcosa sulla sua richiesta. Molto strana, molto pericolosa e, per questo, molto cara. Il mio tempo è tutto per lei questa sera. Preferirei però sentirla dalla sue labbra.
Mi guardo attorno con circospezione.
- La stanza è sicura, non deve preoccuparsi.
La stanza, ma tu? Smettila, non ha senso farsi venire adesso tutte queste paranoie.
- Voglio uscire.
Lei mi fissa, porta le mani dietro la nuca e ciondola la testa avanti e indietro.
- Perché santo cielo? Cosa c’è là fuori di così interessante per lei?
- Non le deve interessare. Mi dica se può farlo e quanto vuole.
Lei si alza dalla sedia e si dirige verso di me. Veloce. Troppo veloce.
Le essenze, merda!
Sono sempre loro in vantaggio.
- No carina, hai un bel musetto e posso anche immaginare come hai fatto a diventare così amica di Gianni da convincerlo a mandarti da me; ma in casa mia devi portarmi rispetto e se ti faccio una domanda mi fai la cortesia di rispondere.
Mi prende la mano destra dolcemente e la avvicina alle labbra.
No.
- Vogliamo ricominciare da capo, carissima? - Mi bacia la mano, poi la lascia cadere spalancando gli occhi.
No, merda!
- Cosa cazzo…
Mi afferra la giacca, cerco di intercettare la sua mano ma ogni movimento è lento, impacciato. Strappa la giacca come se fosse carta e l’unica cosa che riesco a pensare è quanti innesti deve avere sotto quella pelle rosa intanto che la rabbia si materializza sotto forma di lacrime.
Nel frattempo lei ha gli occhi puntati su quello che vedo ogni mattina allo specchio: la cicatrice da clinica clandestina e l’impianto anti rigetto sulla mia spalla che tiene in vita il braccio.
Si porta una mano alla bocca e poi si allontana verso una delle pareti, a un suo tocco si apre rivelando un piccolo guardaroba, prende una giacca e la appoggia di fianco a me.
- Ti chiedo scusa. Sì, ricominciamo. - Si avvicina alla scrivania e preme un pulsante. - Prenditi il tempo che vuoi, tra un paio di minuti l’effetto della droga dovrebbe svanire. Se vuoi puoi rinfrescarti un attimo.
A un cenno della sua mano da una parete fuoriesce un piccolo lavabo. Io sono ancora intontita e no, non ho alcuna intenzione di alzarmi.
Passano cinque minuti. Non so se sono pronta.
- Ricominciamo allora - La mia voce è più salda di quanto mi aspettassi - Voglio uscire. Può farlo?
- Gianni ti ha mandato dalla persona giusta. Voglio ancora sapere perché. Sarà pericoloso per te, ma anche per qualcuno dei miei e, per quanto tu possa crederci o meno, ci tengo ai miei sottoposti.
- Quello che hai visto non ti basta?
- Un braccio che sta morendo rubato a qualcun altro? No, mi spiace, non mi basta. Potresti chiedermi una nuova identità e una operazione decente. Anzi, mi interessa ancora di più adesso sapere perché una che non si preoccupa dei soldi si sia fatta fare quello scempio.
Mi fissa a lungo, aspetta.
Forse posso portare il gioco di nuovo a mio favore.
Ma perché? Sono stanca.
- Sono una classe 2000. - Prima che possa obiettare qualcosa slaccio quello che rimane della giacca, il mio codice, il mio vero codice, è memorizzato anche in un chip sotto il seno destro - Se vuoi puoi verificare tu stessa.
- Una classe 2000: Le schiave puttane - Il mio vecchio nome mi fa trasalire - Credevo non ce ne fossero più in circolazione, da quando è stata dichiarata legale la prostituzione credevo che il genoma di classe 2000 non potesse più essere utilizzato.
- Sono in giro da un po’. E voglio uscire fuori.
- Perché non un ricondizionamento mentale? Puoi cancellare ciò che eri. Uscire dal Muro è un’impresa disperata. Potrai anche avere il codice di qualche regolare, ma nessuno può uscire.
- Non voglio, non posso dimenticare le mie compagne. Era uno schifo di vita, ma era la mia vita. Te lo ripeto, puoi farmi uscire?
Si alza e comincia a passeggiare per la stanza.
- Posso. Duecento milioni di crediti, se ti va bene ti accompagnerò io, tra due giorni.
- Il prezzo non è un problema.
Mi alzo le stringo la mano ed esco mentre esco senza riuscire a fermare le lacrime.
Sarò libera.

***

- Galatea, com’è andata.
- Come doveva andare. Non è riuscita a passare, abbiamo disattivato tutte le difese attive e passive interne al muro, ma un drone l’ha folgorata prima ancora che potesse superare la zona di quarantena.
- Mi dispiace.
- Gianni, perché l’hai mandata da me, sapevi anche tu che era un’impresa impossibile.
- Mi ha detto che hai accettato dopo che hai visto il braccio.
- Sì, perché quella mostruosità?
- Il braccio le serviva per passare i controlli, ma aveva subito almeno altre sei o sette operazioni di quel tipo. Era un bambola ricucita coi pezzi delle sue compagne.
- Merda. Gianni, davvero, vaffanculo.

***

Non sento e non vedo più nulla. Giada, Maria perdonatemi, non ce l’ho fatta. Non ce l’ho fatta a portarvi fuori a sentire il profumo dell’erba. Che poi, l’erba era una fissazione di Veronica, non vostra o mia. Ho pensato che sarebbe stato bello però, vedere e annusare l’erba tutte insieme, sì, anche con quella stronza di Gloria. Fuori da questa prigione di metallo.
Perdonatemi.



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ceranu
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Re: L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

Messaggio#2 » mercoledì 28 dicembre 2016, 12:58

Ciao Roberto, ora vedo se fare copia e incolla da un vecchio commento. Ormai sei standard: prima parte da 10 e seconda da lexotan per il lettore.
Fino a tre quarti il racconto si segue bene, apri qualche interrogativo, ma fa parte del gioco, serve anche a invogliare la lettura. Poi però arriva il finale, in cui le risposte ci sono, ma vengono date tutte insieme senza la possibilità di metabolizzarle.
Il consiglio è quello di seminare alcune risposte da metà in poi, giusto per aiutarci a capire da cosa sta scappando e perché.
Il tuo vantaggio è che hai ancora un sacco di spazio a tua disposizione per migliorare il racconto.
Stilisticamente è scritto bene, c'è giusto qualche refuso.
Il tema è ok, i bonus buoni, ho giusto il dubbio sull'ambientazione italiana, i nomi lo sono e me li faccio bastare anche se si potrebbe svolgere ovunque.
Comunque, è un buon lavoro.

Canadria
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Re: L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

Messaggio#3 » domenica 1 gennaio 2017, 15:10

Ciao, Roberto!
I tuoi racconti sono sempre ben scritti e nelle tue storie la fantasia regna sovrana; a volte, però, come in questo caso, mi perdo. Il tuo mondo non riesce a diventare il mio e rincorro i tuoi personaggi per cercare di comprendere pienamente i loro movimenti e le loro parole ma non sempre ci riesco. In questo caso, per esempio, non ho compreso molte cose. Chi è Galatea? Chi è Gianni? Da cosa scappa la protagonista? Perché siamo in un mondo chiuso? Al contrario di quanto ha detto Francesco, io non ho trovato una risposta per tutte le mie domande (parecchie, è vero) né durante il racconto, né alla fine.
L'ambiente è descritto perfettamente, come anche in altre tue storie, ma purtroppo mi perdo nella trama. E' un peccato, perché mi sembra curiosa ed interessante. Mi sarebbe piaciuto capirne di più, avere più indizi e più risposte.

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Vastatio
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Re: L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

Messaggio#4 » domenica 1 gennaio 2017, 16:30

Grazie del feedback.
E' affascinante vedere come quello che io ritengo quasi sempre secondario in un racconto, sia poi per gli altri primario e ne infici il risultato finale (oltre agli altr errori che ci infilo dentro).
E' vero, in un certo senso la mia protagonista vuole "scappare" dal suo passato e dalla città, ma da nessuna parte io dico che sta scappando.
Non è inseguita da nessuno, nessuno la cerca o la bracca.
Il semplice fatto che uscire non sia permesso e che lei voglia farlo deve equivalere a una fuga?

A parte ciò il racconto è stato scritto in poco più di 3 ore, quindi è già un miracolo che sia vagamente comprensibile.

Ci rimetterò mano, cercando di chiarire un po' meglio quello che ho lasciato nella penna e che non ho armonizzato (mentre scrivevo la prima parte non sapevo cosa avrei fatto fare cdieci righe più sotto), tenendo come riferimento i vostri dubbi e vedendo se collimano con le mie intenzioni.

Hitherto
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Re: L'odore dell'erba - Roberto Romanelli

Messaggio#5 » mercoledì 4 gennaio 2017, 14:30

Ciao Roberto,
una cosa che caratterizza tutti i tuoi racconti che ho letto è l'impressione che siano estratti da qualcosa di molto più grande. Credo che le ambientazioni e le storie che crei sarebbero ottime se appartenessero ad un romanzo ma rischiano di confondere all'interno di un racconto composto di un numero limitato di caratteri. La trama mi ha ricordato un po' quella di "Cloud Atlas" e mi è piaciuta, ma il mio gradimento dei tuoi racconti è sempre inficiato dall'eccessiva complessità del mondo in cui sono ambientati (sempre rispetto al limite dei caratteri).
A me le d eufoniche piacciono!

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