Il viaggio di Zero

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Michael Dag
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Il viaggio di Zero

Messaggio#1 » martedì 16 febbraio 2021, 17:28

Vi avverto, è un racconto molto onirico che richiede un po' di astrazione mentale.




IL VIAGGIO DI ZERO.

Il latte si fece scuro quando Uno versò un abbondante cucchiaio di cacao in polvere nella tazza.
Zero la prese, la ceramica era calda sotto le dita. Ci soffiò sopra, disperdendo per un istante i rivoli di fumo che risalivano. Uno si sedette, e appoggiò il bollitore al centro del tavolo di legno. «Allora, Zero. Che c'è che non va? Non ti piace il nuovo lavoro?»
«Non so mai quello che devo fare, ecco.» Il latte bruciava sulle labbra. «Non servo nelle operazioni normali, mi hanno affibbiato tutta quell'algebra complicata di decimali, fattoriali, limiti... e poi spesso la gente fa come se non ci fossi. Mi sento...»
«...Uno zero?»
«Sì, esatto. Mi sento uno zero.»
Uno ridacchiò. «E ti lamenti? Nemmeno a me danno mai operazioni da fare, solo le più semplici. Ho un sacco di tempo libero. E poi dai, abbiamo il codice binario da gestire.»
«Sì, il vecchio zero me l'ha spiegato quando sono venuto a dargli il cambio. Si è raccomandato di fare molta attenzione.»
«Hai appena iniziato, è normale fare qualche errore. Imparerai. Hai una bella casa in riva al mare, un lavoro di tutto rispetto, e nessuno che ti assilla di continuo con richieste stupide. Hai anche un arcano simpatico.»
Zero sorseggiò un po' di latte. Il calore zuccherato gli scese nella gola. «Il matto? Ho paura di vedere come avrà ridotto casa al mio ritorno. E poi quella roba dell'infinito nelle divisioni, io mica l'ho capita. Pensavo di andare a trovare Otto, e farmela spiegare da lui. Lui se si sdraia diventa infinito.»
«Fin lassù? È una bella camminata.» disse Uno.
Zero guardò fuori dalla finestra. Casa sua era un puntino all'orizzonte, oltre la distesa di sabbia. Dopo ancora, il mare tempestoso dei numeri negativi. «La mia casa è isolata nella terra di nessuno. Il più della strada l'ho fatta. C'è più tra zero e uno che tra uno e cento.»
«Giusto.»
Zero scolò il latte tiepido. «Era davvero buono, Uno, ti ringrazio.»
«Ne vuoi ancora?» Disse Uno, sollevando il bollitore.
«No, grazie. Levo il disturbo. Voglio mettermi in cammino.»
«Nessun disturbo amico, passa quando vuoi!»
Zero si alzò, prese la giacca dalla sedia e se la avvolse intorno alle spalle. L'arcano di Uno agitò la bacchetta magica e gli aprì la porta.
C'era caldo in giardino, anche all'ombra dei pini marittimi.
Il sentiero di terra battuta tagliava un prato illuminato dal sole. Zero lo attraversò, fino a una casetta di mattoni circondata da una staccionata bianca.
Una ragazza dai riccioli spettinati uscì dal cancello, tenendo una ventiquattrore in mano.
«Ciao Due!»
Quella si girò di scatto. «Ehi, Zero. Come va?»
«Avevo un po' di tempo libero, sono venuto a fare un giro.»
«Beato te.» disse lei senza rompere il passo. «Io sono sommersa di lavoro. Metà dei numeri sono miei multipli, non ho un momento libero. E poi i sequel dei film, che spesso fanno pure schifo. Altro che quel fannullone di Uno...»
«Non ti disturbo, allora.»
«Mi dispiace, davvero. Vorrei tanto fermarmi a chiacchierare, ma proprio non ho tempo. Oltretutto siamo negli anni venti. Del duemila. Tutto lavoro extra. Io l'hanno prossimo mi ammazzo, giuro!»
«Buon lavoro, Due.»
«Salutami gli altri, ok? Ciao!»
Due si incamminò verso il garage frugandosi in tasca. Una donna mora con un'elegante tonaca rossa la seguiva. Stringeva al petto due faldoni pieni di documenti, le pagine spiegazzate spuntavano dai bordi. Con la mano libera guardava lo schermo del telefono mentre borbottava qualcosa all'auricolare.
Il sentiero si infilava in mezzo al bosco, all'ombra degli alberi. Dopo qualche minuto di cammino, un lieve rumore d'acqua sibilava tra le frasche.
Zero si fece strada tra i cespugli fino una piccola cascata che pioveva in uno stagno.
Una ragazza dai capelli rossi lunghissimi stava sotto la cascata, occhi chiusi e testa verso l'alto. La veste bianca era appiccicata a un corpo snello e formoso, e lasciava intravedere il candore della pelle. Poco distante, un'altra donna era seduta su uno spuntone di roccia ricoperto di muschio. Indossava un'elaborata veste blu e oro, e un diadema decorato da una dozzina di diamanti le cingeva il capo. Appena Zero si avvicinò, l'imperatrice voltò la testa sussurrando qualcosa.
Tre uscì dall'acqua. Una lunga fila di decimali, tutti allineati serpeggiò da un cespuglio, avvolgendole una caviglia e risalendo lungo la gamba. 1, 4, 1, 5, 9... i decimali del pi greco le cinsero la vita, poi le spalle, ricadendole infine sul seno. La coda di quella catena infinita si perdeva nella boscaglia.
«Tu sei il nuovo Zero?»
«Si, esatto. Sto andando a trovare Otto e passavo di qui. Come va?»
Tre increspò le labbra. «Tutto bene.»
«Sei il numero perfetto dopotutto, no?»
«Si, infatti. Se vai da Otto, copriti. Lassù fa freddo. Ciao.»
La ragazza si voltò di spalle. Mosse qualche passo verso una gatta che dormiva su un tronco. Quella si rigirò sulla schiena facendo le fusa.
«...Ok...Buona giornata.»
Zero si lasciò alle spalle il laghetto, seguendo il sentiero nel folto del bosco. Poco dopo, la strada si allargava fino a un cottage di legno dal tetto spiovente.
Quattro se ne stava sbragato in veranda, a discutere con un tizio ben vestito dall'aria elegante. Una corona e un fiasco di vino erano appoggiati sul tavolo. Avevano entrambi le gote arrossate. Lo salutò sbracciando.
«Wee, Zero! Che mi racconti?»
«Sono in giro. Tu, giornata relax?»
Quattro gli pose un bicchiere. «Si, oggi si. Sei già passato da Tre?»
Zero sorseggiò un po' di vino. «Si, ma ne avrei fatto volentieri a meno. Che spocchiosa.»
«Hahaha! Quando aveva dovuto fare le foto per la copertina di Terminator 3 però non era così altezzosa. Lei sulla copertina di quel filmaccio...»
L'imperatore scoppiò a ridere dando un pugno sul tavolo.
Zero si unì a loro. «Che flop! Ma dimmi... le stagioni, i punti cardinali, gli elementi... come fai ad avere tutto questo tempo libero?»
Quattro fece spallucce. «La maggior parte delle mie operazioni le fa Due. È più semplice. Mi dispiace per lei poverina, ma non ci posso fare niente.»
«Da che parte abita Cinque?»
Quattro indicò la collina con un dito. «Lassù. Ma quello è matto davvero, altroché!»
«Lo so. Dai, vado che mi viene tardi. Ci vediamo alla prossima partita di scala quaranta.»
Il sentiero continuava in salita, fino in cima alla collinetta. I vetri rettangolari della casa quadrata di Cinque riflettevano il sole, facendola brillare.
Zero attraversò il giardino. Le aiuole geometriche delimitavano il viottolo di ghiaia bianca che conduceva all'ingresso. Arrivato davanti al portone, bussò col battente a forma di V.
Un uomo anziano con una lunga toga rossa e un bastone d'oro gli aprì. Il bastone che portava terminava con una tripla croce, ed era d'oro massiccio.
«Salve signor Papa. Cinque è in casa?»
Quello ripose con tono pacato. «Salve signor Zero. Non mi risulta che abbiate un appuntamento.»
«No, infatti. Sono solo passato a salutare.»
L'arcano scosse la testa. «Mi dispiace, ma il signor Cinque è molto impegnato. Capisce che un numero nella sua posizione si trova a gestire una mole di lavoro incredibile, essendo il nostro un sistema decimale. È un numero rassicurante, semplice, e tutti vogliono aver a che fare con lui o suoi multipli.»
«Si, immaginavo. Fa nulla, ditegli che sono passato, ok?»
«Certamente. Se non ricordo male comunque, la settimana prossima iniziano le repliche di Hawaii 5-0. Vi incontrerete là.»
Giusto, quel telefilm americano di polizia. Finita la serie si iniziava subito con le repliche, e toccava ogni volta ristampare la copertina. Che noia.
«Molto volentieri. Arrivederci.»
Zero ripercorse il vialetto, col ghiaino che scricchiolava sotto le scarpe. Che soggetto, Cinque. È vero che col fatto che la mano ha cinque dita viene sempre chiamato in causa, ma non si stacca proprio mai dal lavoro.
Riprese il sentiero. I primi abeti gettavano imponenti ombre sulla terra battuta. Iniziava a fare fresco.
Un cortile di rose circondava un cubo di mattoni rossi. Una risata allegra risuonò da qualche parte. I due amanti si rincorrevano tra i cespugli, facendo ondeggiare le chiome.
Due ragazze identiche dai lunghissimi capelli color fuoco spuntarono da dietro una macchia di rose.
«Ciao Zero...sei proprio carino oggi, sai?»
«Si Zero, oggi sei particolarmente raggiante!»
Zero rise. «Smettila Sei, non ci casco più!»
Le due ragazze misero il broncio per un istante, poi tornarono dietro il cespuglio. Un attimo dopo, tre ragazze dai riccioli disordinati saltarono fuori, in una tempesta di voci acute, lamentele e brontolii su quanti inderogabili impegni avessero e di come fosse frustrante fare anche il lavoro di Quattro.
«Ok, ok, scusa. Dai, fatti vedere normale.»
Le Due sbuffarono all'unisono. Saltarono tutte dietro al cespuglio.
Ne usci Sei, ridacchiando.
«E poi ti lamenti che negli eventi ufficiali devi portati la barra di riconoscimento sotto i piedi.»
«Sono solo invidiosi perche sono l'unico che può dividersi come gli pare.» disse Sei.
«Non è vero, anche Otto può farlo, ma non ne abusa.»
Sei alzò gli occhi al cielo. «Otto è un musone. Te, come ti va?»
«Sto andando da Otto per chiedergli dell'infinito, proprio non lo capisco. »
Sei mise due dita agli angoli della bocca e fischiò forte. «Sette! Al nuovo Zero serve un passaggio.»
Uno scricchiolio di rami spezzati si avvicinò in tutta fretta. Un grosso carro spuntò dagli arbusti. Una signora avanti con gli anni teneva le redini di sette cavalli. «Hey,giovanotto. Tu dei essere il nuovo Zero, giusto?»
«Si signora Sette. Sto andando da Otto per fargli qualche domanda.»
«Salta su, facciamo in un attimo.»
Zero salì sul carro. «Il suo arcano è il migliore di tutti, Signora Sette. Sei, ci vediamo a...»
Uno schioccare di briglie, e i cavalli partirono come fulmini.
Zero sentiva il vento freddo tagliargli la faccia, mentre il mondo intorno sfrecciava a tutta velocità.
7,1...7,3...7,8 «Rallenti!»
Dopo pochi secondi il carro si fermò di colpo.
Zero si piegò contro il parapetto. «Ma...lei... è...»
«Viaggia che è un piacere, eh? Figliolo, sono il numero sacro di un'infinità di religioni e culti, non sai che rottura... mi serve un po' di svago! Otto abita proprio li, in quella baita. A presto!»
La signora Sette ripartì sgommando, i lunghi capelli grigi al vento.
Zero si diede una sistemata ai capelli. Molto più avanti lungo il sentiero, sulla cima della collina, una piccola colonna di fumo saliva verso l'alto. La capanna di Nove e del suo arcano, l'eremita. Magari un giorno avrebbe fatto visita anche a lui.
Arrivato di fronte alla baita di Otto, bussò.
Otto aprì la porta, torreggiando su di lui. «Ciao, piccolo Zero. Vieni, entra pure.»
Un grosso disegno a forma di rosa dei venti occupava tutta la parete della cucina. Un camino scoppiettava nell'angolo.
«Dimmi tutto.»
«Ecco Otto, io non riesco a fare il mio lavoro. Quella roba delle frazioni decimali, delle posizioni. E poi c'è l'infinito... ecco, io questa cosa dell'infinito non la capisco proprio. Tu se ti sdrai diventi infinito, magari me lo puoi spiegare.»
Otto abbassò lo sguardo, pensieroso. «Bhe, il nostro è un lavoro di estrema precisione e competenza. Se non hai i numeri, non lo puoi fare. Però se vuoi cambiare mestiere, posso aiutarti.»
Zero sentì il sorriso esplodergli in faccia. «Sì, ti prego! Lo odio questo lavoro.»
Otto si alzò in piedi e gli appoggiò entrambe le mani sulla testa. L'ottavo arcano, la forza, riempì l'aria. I muscoli del gigante si gonfiarono, facendo tirare i bottoni della camicia.
Zero si sentì schiacciato. Una fortissima pressione gli tolse il fiato dai polmoni. Poi, tutto finì.
Otto tirò il fiato. Fece due passi indietro, osservandolo. «Ecco fatto. Ora non sei più uno zero. Sei una "O" maiuscola.»
«Che cosa? Sono una "O" maiuscola? E posso lavorare nell'alfabeto?»
«Certo. E con una piccola aggiunta, potrai diventare anche una "Q". E per la cronaca, l'infinito non l'ho mai capito nemmeno io. So solo che mi serve a vendere un sacco di tatuaggi.»
Ultima modifica di Michael Dag il domenica 21 febbraio 2021, 16:08, modificato 1 volta in totale.



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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#2 » giovedì 18 febbraio 2021, 21:09

Ciao Michael, il racconto è perfetto per impazzire. Scherzo. L'ho letto senza mai annoiarmi. Mi sono confuso spesso coi numeri, ma nel complesso la lettura è stata una nuova e bella esperienza per me. Ora ti segnalo alcune cosette che forse per distrazione non hai corretto.




<Si, esatto. Mi sento uno zero.>


Qui, come nel resto del racconto, hai dimenticato l'accento in . Saprai benissimo che "sì" (con l'accento) e "si" (senza accento) sono due parole di significato completamente diverso: la prima è un avverbio di affermazione, la seconda è un pronome.

Hai anche un arcano simpatico.


Questa è una mia curiosità: ma cos'è questo arcano?

C'è più tra zero e uno che tra uno e cento.


Questa la mia frase preferita.

Una donna mora con un'elegante tonaca rossa la seguiva. Stringeva al petto due faldoni pieni di documenti, con pagine spiegazzate spuntavano dai bordi. Con la mano libera guardava lo schermo del telefono mentre borbottava qualcosa all'auricolare.

In questa parte ci sono tre "con" ravvicinati. Cerca di toglierne qualcuno, trova una soluzione alternativa. Suonano male così come sono.

Appena Zero si avvicinò, l'imperatrice voltò la testa sussurrando qualcosa.


Qui sono rimasto spiazzato: chi è l'imperatrice? (Dopo c'è l'imperatore e anche lì ero confuso)

<Hahaha! Quando aveva dovuto fare le foto per la copertina di Terminator 3 però non era così altezzosa. Lei sulla copertina di quel filmaccio...>


Io preferisco sempre scrivere (e leggere) "rise" invece che hahaha.

<Lo so. Dai, vado che mi viene tardi. Ci vediamo alla prossima partita di scala quaranta.>


"Che mi viene tardi" mi suona come un'espressione regionale. Non sarebbe meglio "che si sta facendo tardi?"



Arrivato davanti al portone, busso col battente a forma di V.


Bussò.

Quello ripose con tono pacato. <Salve signor Zero. Non mi risulta che abbiate un appuntamento.>


Qui anticipi ciò che accade: dici che rispose prima di rispondere. Io ti suggerirei di scrivere:
Salve signor Zero - rispose quello con tono pacato - Non mi risulta che...

<Certamente. Se non ricordo male comunque, la settimana prossima iniziano le repliche di Hawaii 5-0. Vi incontrerete la.>


Là.

<Sono solo invidiosi perche sono l'unico che può dividersi come gli pare.>


Perché.

Uno scricchiolio [b]di legno rami spezzati si avvicinò in tutta fretta. Un grosso carro spuntò dagli arbusti.


Forse volevi scrivere di rami spezzati e ti è scappato il legno :)

<Certo. E con una piccola aggiunta, potrai diventare anche un "Q".


Un Q o una Q?



Secondo me, con queste piccole correzioni il racconto può andare. È particolare, certo, ma piacevole.
Siccome non mi intendo di tatuaggi, credo di non aver compreso bene il finale. Ma è colpa mia XD
Ah, un'ultima cosa: credo che per regolamento si debbano utilizzare le caporali nei dialoghi: « »
Ciao

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Michael Dag
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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#3 » domenica 21 febbraio 2021, 16:07

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Ultima modifica di Michael Dag il domenica 21 febbraio 2021, 16:15, modificato 3 volte in totale.

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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#4 » domenica 21 febbraio 2021, 16:15

grazie dei chiarimenti.
mea culpa, non ho l'automatismo di scrivere sì accentato quando serve e spesso non li correggo in fase di revisione.

il primo arcano è il mago.
ogni numero è accompagnato da un arcano dei tarocchi che gli fa da assistente...
0- Il matto
1- il mago
2- La Papessa
3 - L'Imperatrice
4 - L'Imperatore/il re
5 - Il Papa
6 - Gli Amanti/l'amore
7 - Il Carro
8 - La Forza

peri tatuaggi, tatuarsi il simbolo dell'infinito è una cosa molto di moda ultimamente (almeno dalle mia parti)

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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#5 » domenica 21 febbraio 2021, 16:18

grazie dei chiarimenti.
mea culpa, non ho l'automatismo di scrivere sì accentato quando serve e spesso non li correggo in fase di revisione.

il primo arcano è il mago.
gli arcani maggiori sono le 24 carte dei tarocchi. le carte seguono una numerazione fissa, quandi a ogni numero corrisponde sempre una determinata carta. quindi, nel mio racconto, ogni numero è accompagnato da un arcano dei tarocchi che gli fa da assistente...mi rendo conto che è una cosa che non tutti sanno.
per la cronaca:

0- Il matto
1- il mago
2- La papessa
3 - L'Imperatrice
4 - L'Imperatore/il re
5 - Il papa
6 - Gli amanti/l'amore
7 - Il carro
8 - La forza
9 - l'eremita

peri tatuaggi, tatuarsi il simbolo dell'infinito è una cosa molto di moda ultimamente (almeno dalle mia parti)[/quote]

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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#6 » martedì 23 febbraio 2021, 16:01

Ciao Michael, piacere di averti letto.
Un racconto simpatico che mi ha sbloccato un ricordo. Ormai troppi anni fa (facevo le elementari) il mio primo tentativo di scrittura fu proprio una storia con protagonista il numero Zero! :)
La cosa che mi è piaciuta di più del tuo racconto sono i dettagli con cui sei riuscito a caratterizzare tutti i numeri in poche battute. Risultano ovviamente stereotipati, ma in un testo di questo tipo ci sta benissimo. Buona anche la scelta di accoppiarli ai loro arcani dei tarocchi, forse può risultare poco comprensibile a chi non li conosce, ma a me è piaciuto.
Ti segnalo alcune cose, senza ripetere quelle che già ti ha indicato Fernando.

Il latte si fece scuro quando Uno versò un abbondante cucchiaio di cacao in polvere nella tazza. => Qui invertirei, in modo da evitare il “quando”: <Uno versò un abbondante cucchiaio di cacao in polvere nella tazza, il latte si fece scuro.>

E poi quella roba dell'infinito nelle divisioni, io mica l'ho capita. Pensavo di andare a trovare Otto, e farmela spiegare da lui. Lui se si sdraia diventa infinito. => Questa mi ha ricordato la barzelletta dell'8 che va dallo psicologo, ma non si sdraia sennò non la finisce più :) Io la lascerei meno esplicita, (una cosa tipo: <Pensavo di andare a trovare Otto, e farmela spiegare da lui, basta che si sdrai>) Si capisce comunque. Fra l'altro la ripeti anche più avanti

«Sei il numero perfetto dopotutto, no?»
«Si, infatti. Se vai da Otto, copriti. Lassù fa freddo. Ciao.» => Questa battuta mi ha un po' stonato, soprattutto quel “ciao”. Rende bene la spocchia da numero perfetto, ma Tre mi sembrava avere anche un'aria più “mistica”

La parte con Sei ho fatto un po' di fatica a capirla. All'inizio ci sono gli amanti (che sarebbero il suo arcano; forse tutti gli arcani potresti metterli con la maiuscola per renderli evidenti?), poi la scena diventa un po' caotica. È Sei che si divide secondo i suoi divisori? Forse va resa un po' meglio.

Ultima nota, pensavo che l'ottavo arcano fosse la Giustizia, ma ho visto che ci sono versioni diverse.

La chiusa sui tatuaggi mi ha fatto sorridere, mi sembra ottima!
Complimenti, a rileggerci presto!
Giuliano

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Fernando
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Re: Il viaggio di Zero

Messaggio#7 » mercoledì 24 febbraio 2021, 8:14

mea culpa, non ho l'automatismo di scrivere sì accentato quando serve e spesso non li correggo in fase di revisione.


Dovresti abituarti invece a distinguere il sì dal si, perché a mio avviso è un errore grave.

Ti ringrazio per la spiegazione sugli arcani e sui tatuaggi XD

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