Liberazione (da Urania Christmas Edition)

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romina.braggion
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Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#1 » lunedì 6 gennaio 2020, 18:46

Le stelle scorrevano sopra la sua vita ma lei non ne percepiva più il luccicore.
Le faccende quotidiane la assorbivano a tal punto che stava dimenticandosi di vivere. Le sue giornate erano intense, affannose.

Una mattina si svegliò prima dell’alba. In bagno, accese la luce sullo specchio e non si riconobbe: come aveva fatto a ridursi così? Gli occhi blu stavano sbiadendo in un azzurro fangoso, la chioma botticelliana era infeltrita in strati quasi grigi. Una vita asfittica la stava consumando e, se non avesse cambiato percorso in poco tempo, l’avrebbero trovata morta d’inutilità.
Un peso le calò sulle spalle, risalendo impietoso verso il collo e la nuca. Serrò le mani sul bordo del lavabo, abbassò la testa e vide il ventre prominente sotto il pigiama verde. Tanto bastò: vomitò la cena non digerita, la pasta del pranzo e infine il tè del mattino. I conati proseguirono trasformandosi in rantoli.

Giorgio, dal letto, biascicò infastidito: «Oh, Laura, che hai? Stai male?»
Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente? «Tranquillo, passa» rispose, premendo lo stomaco e sciacquando la bocca, «forse ho preso un po’ di freddo. Mi prepari una camomilla? Penso mi farebbe bene.»
Lo sentì sbuffare mentre scendeva al piano inferiore, strascicando le ciabatte.
Era avvilita. Il marito si accorgeva della sua esistenza solo per le necessità fisiologiche: cibo, sesso, o in occasione dei suoi malori sempre più numerosi.

L’ultimo conato le squassò il torace. Qualcosa fuoriuscì dalla bocca, urtò il lavabo e rimbalzò sul pavimento.
Laura si portò le mani al collo, disgustata. L'oggetto, fermo contro il muro, era una sfera e riverberava onde cangianti dal blu acciaio al nero intenso. Con la punta del piede la spinse e rotolò piano, non sembrava pericolosa. La osservò per un attimo poi, incerta, si chinò per afferrarla con la punta delle dita: era gelida e pesantissima. D’impulso aprì la finestra, inclinò schiena e braccio all'indietro e scagliò quell’orrore lontano.
All’improvviso si sentì meglio, il dolore per le contrazioni allo stomaco era cessato, una piacevole leggerezza le avvolse la testa e tornò a letto. Sentì la voce di Giorgio, ovattata, offrirle la camomilla e percepì la propria mentre rispondeva di buttarla.

Più tardi il sonno fu interrotto dalla sveglia. Il marito si alzò e uscì per andare al lavoro.
Appena la casa fu muta Laura si vestì e prese il sentiero nel bosco dietro casa, inerpicandosi verso Val Deserta. Doveva riflettere, doveva cambiare rotta.

Volava, gli scarponi quasi non lasciavano tracce sul terreno. Arrivata ai piedi della montagna, si fermò.
Silenzio, quiete. Osservò la bellezza intorno a sé.
Davanti a lei, le pareti si stagliavano indifferenti; oltre le cime, lo sguardo sconfinava nel nulla del cielo di primavera.
Vomitò ancora e le frustrazioni balzarono fuori. Biglie sempre più grandi lasciarono il suo stomaco e l’ultima, gigantesca, quasi la soffocò.

Il ventre si era appiattito, le spalle si sollevarono, il collo si slegò. In pochi attimi tutto le fu chiaro: quanto spazio aveva dentro. Perché riempirlo di nuove banalità?
Buttò le chiavi di casa e si incamminò.
Prese la direzione opposta a quella da cui era arrivata.
Ultima modifica di romina.braggion il domenica 16 febbraio 2020, 15:33, modificato 9 volte in totale.



alexandra.fischer
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#2 » martedì 7 gennaio 2020, 20:41

Racconto interessante, di fantastico puro: le biglie sono una metafora dei blocchi psicologici di Laura, e il fatto che se ne liberi dallo stomaco dopo essersi resa che la stavano distruggendo anche fisicamente (molto ben descritto lo sfacelo di chioma e di occhi e anche del fisico, appesantito da tutta quella serie di sofferenze). Giorgio, il marito, è una presenza benigna (le offre la camomilla, poi, certo, vive il matrimonio con lei in modo meccanico: lavora, e intanto “usa” le competenze di lei per la casa e “usa” anche lei per avere compagnia, aiuto pratico, sesso, e una rassicurazione di fondo, ma manca di empatia). Il finale arioso (la scena primaverile della passeggiata in montagna) contiene un messaggio agrodolce: Laura si sente libera da sola, a contatto con la natura e se stessa e percorre una strada nuova (vedi le chiavi di casa gettate via).
Io dico che merita la grazia.

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romina.braggion
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#3 » martedì 7 gennaio 2020, 21:11

Grazie Alexandra per la Grazia. Sono molto lieta di essere riuscita a rendere il senso e a farti apprezzare le mie parole.
A proposito del finale agrodolce: "Laura si sente libera da sola, a contatto con la natura e se stessa", si dice che si debba scrivere di ciò che si conosce bene...
Un abbraccio.

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Andrea Lauro
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#4 » mercoledì 29 gennaio 2020, 19:02

Ciao Romina, il testo è intenso ed allegorico, ed offre spunti riflessivi. Una buona prova, per dirla alla “minuti contati”.

Vado dritto ai suggerimenti su come alleggerire il testo e renderlo più efficace: prova a vedere se qualcuno di questi ti piace e ti va di adottarlo.
“accese la luce SULLO specchio e non SI riconobbe”
“UNA vita asfittica la stava consumando e, se non avesse cambiato percorso”

Andrei a capo in: “Giorgio si affacciò: «Laura, che succede? Stai male?» // Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” Ovviamente è lei a pensarlo, e non Giorgio. Ma per un attimo ci si ferma nella lettura: eliminerei questo rischio, che dici?

“Era davvero avvilente QUELLA premura opportunista, a gettoni. Il marito si accorgeva della sua esistenza”

Metterei i due punti in: “e lo sciacquò: si rivelò una biglia liscia”
“Sentì la voce di Giorgio, ovattata, offrirle la camomilla e percepì la PROPRIA MENTRE RISPONDEVA di buttarla.”
“L’INDOMANI MATTINA, il suo sonno fu interrotto dalla sveglia.”

FINALE:
Metterei un punto per separare e rimarcare la domanda in: “quanto spazio aveva dentro. Perché riempirlo di nuove banalità?”
Taglierei a metà l'ultimo periodo e andrei a capo per dare maggior enfasi; anche perché il gerundio appesantisce e toglie il senso di azione. Senti come suona così:
“Buttò le chiavi di casa e si incamminò. //
Prese la direzione opposta A QUELLA da cui era arrivata.”

Sono suggerimenti: prendi quello che vuoi, lascia pure il resto. Quando hai fatto fammi sapere, così anch'io chiedo la grazia.
a presto!
andrea

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Luca Nesler
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#5 » domenica 2 febbraio 2020, 21:03

Ciao Romina, finalmente riesco a commentare anch’io il tuo racconto. Un racconto metaforico forte e catartico. L’idea delle palle vomitate, cioè della catarsi attraverso lo stomaco, mi ricordano un po’ “La città incantata”, col putridume che libera lo spirito del fiume o Senzavolto che, liberandosi di coloro che ha divorato, torna quello di prima. Un’immagine che funziona bene e mi piace molto.
Passo alle annotazioni. In alcuni casi, secondo me, usi vocaboli poco funzionali al coinvolgimento del lettore (che, dal mio punto di vista, è sempre prioritario). Te ne cito alcuni: “incombenze”, “orci”, “asfittica”, “maglio”, “coricò”, “acquietò”, “volse il capo”. Sono termini che indicano una scelta semantica particolare da parte dell’autrice e richiamano l’attenzione su di te. Potresti scegliere parole di uso più comune per evitare che il lettore si soffermi a pensare ai motivi che ti hanno fatto scegliere termini non comuni al posto di altri.

Quando scrivi “Giorgio si affacciò: «Laura, che succede? Stai male?» Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” messa così sembra che i successivi siano pensieri di Giorgio, anche perché continuano la sua battuta senza andare a capo.
Inoltre: “Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” La domanda da chi è fatta? Da Laura? A chi? Se la facesse a se stessa direbbe “non è evidente?” quindi sembra che oltre al PDV di Laura ci sia il narratore onnisciente che lo chiede al lettore interpretando il pensiero del personaggio. Questo ricorda al lettore che sta leggendo.

Nel passaggio “D’impulso aprì la finestra e scagliò quell’orrore seducente lontano, strofinando la mano per riscaldarla.” Non colgo la necessità dell’ossimoro e mi sembra sbrigativo per farci capire che cosa prova Laura nei confronti delle sfere nere. È un po’ tell come strategia. E “strofinando la mano per riscaldarla” è un po’ confuso. Parla della mano, ma istintivamente ho pensato alla sfera, inoltre non so contro cosa strofini la mano. Insomma, è una frase da rivedere un po’.

“una piacevole leggerezza le avvolse la testa e si coricò.” Il soggetto è “la leggerezza” e sembra strano che si corichi. Laura va a dormire, poi si sveglierà prima Giorgio al suono della sveglia, ma io ero rimasto al lavabo, perché hai detto solo “si coricò” e ho perso tutto il passaggio di lei che esce dal bagno, passa in un’altra stanza e arriva al letto. Insomma, è una sintesi che la mia immaginazione non riesce a completare.

Alla prima lettura ho trovato strano che Laura non avesse nessuna reazione nel vomitare palle nere cangianti. Dovrebbe essere una cosa allarmante, invece così risulta irrealistico e viene meno la sospensione d’incredulità.

Giorgio ci viene presentato come un opportunista dal punto di vista di Laura, ma non ce lo mostri come tale e l’effetto di empatia verso la protagonista viene un po’ meno. Io tendo a pensare che lei si sbagli, perché vedo solo premura da parte del marito. Il ché potrebbe essere corretto, ma visto che in questo racconto il focus è su Laura, comprenderei meglio il suo dolore se pensassi che è fondato e non solo frutto di una sua debolezza. Forse funzionerebbe meglio se lui fosse disinteressato, annoiato dalla loro storia, uno che non dà più nulla al rapporto e si limita a chiedere e approfittare.

Dove dici che Giorgio si sveglia e dopo mezzora se ne va, l’ho trovato un modo un po’ superficiale di raccontare la situazione, perché non si avverte il tempo che passa e non è chiaro perché sia specificato “dopo mezzora”, che fa pensare che ci sia un nesso temporale rilevante, mentre la narrazione fa intuire il contrario.

I passi sincronizzati sono un’immagine strana. Sincronizzati con cosa? Tra loro? Come possono non esserlo? È solo strano che tu lo faccia notare (quindi mi fermo a riflettere).

In definitiva, l’idea e il messaggio del racconto mi piacciono molto e la struttura non è male, ma trovo che la scrittura sia un po’ da sistemare e, magari, migliorare un paio di scene per renderle più realistiche, più vicine al lettore e migliorare l’empatia con Laura.

Alla prossima!
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romina.braggion
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#6 » lunedì 3 febbraio 2020, 19:32

Andrea Lauro ha scritto:Ciao Romina, il testo è intenso ed allegorico, ed offre spunti riflessivi. Una buona prova, per dirla alla “minuti contati”.

Vado dritto ai suggerimenti su come alleggerire il testo e renderlo più efficace: prova a vedere se qualcuno di questi ti piace e ti va di adottarlo.
“accese la luce SULLO specchio e non SI riconobbe”
“UNA vita asfittica la stava consumando e, se non avesse cambiato percorso”

Andrei a capo in: “Giorgio si affacciò: «Laura, che succede? Stai male?» // Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” Ovviamente è lei a pensarlo, e non Giorgio. Ma per un attimo ci si ferma nella lettura: eliminerei questo rischio, che dici?

“Era davvero avvilente QUELLA premura opportunista, a gettoni. Il marito si accorgeva della sua esistenza”

Metterei i due punti in: “e lo sciacquò: si rivelò una biglia liscia”
“Sentì la voce di Giorgio, ovattata, offrirle la camomilla e percepì la PROPRIA MENTRE RISPONDEVA di buttarla.”
“L’INDOMANI MATTINA, il suo sonno fu interrotto dalla sveglia.”

FINALE:
Metterei un punto per separare e rimarcare la domanda in: “quanto spazio aveva dentro. Perché riempirlo di nuove banalità?”
Taglierei a metà l'ultimo periodo e andrei a capo per dare maggior enfasi; anche perché il gerundio appesantisce e toglie il senso di azione. Senti come suona così:
“Buttò le chiavi di casa e si incamminò. //
Prese la direzione opposta A QUELLA da cui era arrivata.”

Sono suggerimenti: prendi quello che vuoi, lascia pure il resto. Quando hai fatto fammi sapere, così anch'io chiedo la grazia.
a presto!
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Ciao Andrea, ho apportato le modifiche che mi hai suggerito. Le approvo, leggendo ad alta voce, suona molto meglio e mi fanno risparmiare battute. L'unica frase che non ho inserito è L'INDOMANI MATTINA, poiché è già mattina presto. Immagino però che il testo cambierà ancora. Luca mi ha dato alcuni suggerimenti che mi sembrano sensati. Vediamo dove vado a finire.
Grazie mille, sono suggerimenti preziosi.

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romina.braggion
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#7 » lunedì 3 febbraio 2020, 22:18

Luca Nesler ha scritto:Ciao Romina, finalmente riesco a commentare anch’io il tuo racconto. Un racconto metaforico forte e catartico. L’idea delle palle vomitate, cioè della catarsi attraverso lo stomaco, mi ricordano un po’ “La città incantata”, col putridume che libera lo spirito del fiume o Senzavolto che, liberandosi di coloro che ha divorato, torna quello di prima. Un’immagine che funziona bene e mi piace molto.
Passo alle annotazioni. In alcuni casi, secondo me, usi vocaboli poco funzionali al coinvolgimento del lettore (che, dal mio punto di vista, è sempre prioritario). Te ne cito alcuni: “incombenze”, “orci”, “asfittica”, “maglio”, “coricò”, “acquietò”, “volse il capo”. Sono termini che indicano una scelta semantica particolare da parte dell’autrice e richiamano l’attenzione su di te. Potresti scegliere parole di uso più comune per evitare che il lettore si soffermi a pensare ai motivi che ti hanno fatto scegliere termini non comuni al posto di altri.

Quando scrivi “Giorgio si affacciò: «Laura, che succede? Stai male?» Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” messa così sembra che i successivi siano pensieri di Giorgio, anche perché continuano la sua battuta senza andare a capo.
Inoltre: “Domanda idiota, pensò. Non era forse evidente?” La domanda da chi è fatta? Da Laura? A chi? Se la facesse a se stessa direbbe “non è evidente?” quindi sembra che oltre al PDV di Laura ci sia il narratore onnisciente che lo chiede al lettore interpretando il pensiero del personaggio. Questo ricorda al lettore che sta leggendo.

Nel passaggio “D’impulso aprì la finestra e scagliò quell’orrore seducente lontano, strofinando la mano per riscaldarla.” Non colgo la necessità dell’ossimoro e mi sembra sbrigativo per farci capire che cosa prova Laura nei confronti delle sfere nere. È un po’ tell come strategia. E “strofinando la mano per riscaldarla” è un po’ confuso. Parla della mano, ma istintivamente ho pensato alla sfera, inoltre non so contro cosa strofini la mano. Insomma, è una frase da rivedere un po’.

“una piacevole leggerezza le avvolse la testa e si coricò.” Il soggetto è “la leggerezza” e sembra strano che si corichi. Laura va a dormire, poi si sveglierà prima Giorgio al suono della sveglia, ma io ero rimasto al lavabo, perché hai detto solo “si coricò” e ho perso tutto il passaggio di lei che esce dal bagno, passa in un’altra stanza e arriva al letto. Insomma, è una sintesi che la mia immaginazione non riesce a completare.

Alla prima lettura ho trovato strano che Laura non avesse nessuna reazione nel vomitare palle nere cangianti. Dovrebbe essere una cosa allarmante, invece così risulta irrealistico e viene meno la sospensione d’incredulità.

Giorgio ci viene presentato come un opportunista dal punto di vista di Laura, ma non ce lo mostri come tale e l’effetto di empatia verso la protagonista viene un po’ meno. Io tendo a pensare che lei si sbagli, perché vedo solo premura da parte del marito. Il ché potrebbe essere corretto, ma visto che in questo racconto il focus è su Laura, comprenderei meglio il suo dolore se pensassi che è fondato e non solo frutto di una sua debolezza. Forse funzionerebbe meglio se lui fosse disinteressato, annoiato dalla loro storia, uno che non dà più nulla al rapporto e si limita a chiedere e approfittare.

Dove dici che Giorgio si sveglia e dopo mezzora se ne va, l’ho trovato un modo un po’ superficiale di raccontare la situazione, perché non si avverte il tempo che passa e non è chiaro perché sia specificato “dopo mezzora”, che fa pensare che ci sia un nesso temporale rilevante, mentre la narrazione fa intuire il contrario.

I passi sincronizzati sono un’immagine strana. Sincronizzati con cosa? Tra loro? Come possono non esserlo? È solo strano che tu lo faccia notare (quindi mi fermo a riflettere).

In definitiva, l’idea e il messaggio del racconto mi piacciono molto e la struttura non è male, ma trovo che la scrittura sia un po’ da sistemare e, magari, migliorare un paio di scene per renderle più realistiche, più vicine al lettore e migliorare l’empatia con Laura.

Alla prossima!


Ecco Luca,
ho tentato di mettere a frutto i tuoi suggerimenti. Non ho modificato asfittica, perché la parola rende esattamente il concetto che ho voluto trasmettere. Per il resto che ne dici? Ciao.

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Luca Nesler
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#8 » martedì 4 febbraio 2020, 14:07

Ciao Romina. Io trovo che il testo sia migliorato molto. E proprio questa pulizia generale evidenzia cose che prima mi erano sfuggite o che sono ancora migliorabili. Ti faccio qualche segnalazione ulteriore, poi vedi tu :)

"Una mattina si svegliò ben prima dell’alba"
io toglierei "ben" perché non è molto funzionale e un po' barocco

"e vide la sporgenza del ventre prominente sotto il pigiama verde"
la sporgenza e il ventre prominente suonano un po' ridondanti. Io metterei "vide il ventre sporgere"

"L'oggetto, fermo contro il muro, si rivelò una sfera"
Questa frase non è bellissima. Proverei "A terra c'era una sfera" o anche solo "L'oggetto, fermo contro il muro, era una sfera" o vedi tu. Il fatto che l'oggetto "si riveli" gli conferisce un'iniziativa che non ha.

"Con la punta del piede la spinse e rotolò piano, senza apparente pericolo"
il "senza apparente pericolo" è un po' distaccato. Io farei un nuovo periodo e metterei "non sembrava pericoloso" sempre per il fatto che una cosa più è semplice, più facilmente passa nella mente del lettore.

"Si abbassò, al rallentatore"
Non userei il rallentatore. La trovo una figura troppo specifica del mondo registico o sportivo e ridicolizza un momento carico di tensione. Mi limiterei a dire "si chinò" (che è più preciso di abbassò) e, se proprio vuoi enfatizzare la lentezza metterei qualcosa di più prosaico come "titubante".

"Più tardi il suo sonno fu interrotto dalla sveglia."
Vediamo le scene attraverso il punto di vista di Laura, quindi trovo superfluo quel "suo". Io all'inizio sovrabbondavo in modo vergognoso coi pronomi possessivi, quindi ora li noto spesso :D

Ecco. Tutto il resto è molto migliorato, sia dal punto di vista narrativo che tecnico (sempre secondo me). So che segnalare i termini è un po' un estremo, ma lo faccio sempre nello spirito della condivisione e della discussione. Così che dal confronto possiamo migliorare tutti.
Grazie Romina, alla prossima!
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#9 » martedì 4 febbraio 2020, 20:22

Luca Nesler ha scritto:Ciao Romina. Io trovo che il testo sia migliorato molto. E proprio questa pulizia generale evidenzia cose che prima mi erano sfuggite o che sono ancora migliorabili. Ti faccio qualche segnalazione ulteriore, poi vedi tu :)

"Una mattina si svegliò ben prima dell’alba"
io toglierei "ben" perché non è molto funzionale e un po' barocco

"e vide la sporgenza del ventre prominente sotto il pigiama verde"
la sporgenza e il ventre prominente suonano un po' ridondanti. Io metterei "vide il ventre sporgere"

"L'oggetto, fermo contro il muro, si rivelò una sfera"
Questa frase non è bellissima. Proverei "A terra c'era una sfera" o anche solo "L'oggetto, fermo contro il muro, era una sfera" o vedi tu. Il fatto che l'oggetto "si riveli" gli conferisce un'iniziativa che non ha.

"Con la punta del piede la spinse e rotolò piano, senza apparente pericolo"
il "senza apparente pericolo" è un po' distaccato. Io farei un nuovo periodo e metterei "non sembrava pericoloso" sempre per il fatto che una cosa più è semplice, più facilmente passa nella mente del lettore.

"Si abbassò, al rallentatore"
Non userei il rallentatore. La trovo una figura troppo specifica del mondo registico o sportivo e ridicolizza un momento carico di tensione. Mi limiterei a dire "si chinò" (che è più preciso di abbassò) e, se proprio vuoi enfatizzare la lentezza metterei qualcosa di più prosaico come "titubante".

"Più tardi il suo sonno fu interrotto dalla sveglia."
Vediamo le scene attraverso il punto di vista di Laura, quindi trovo superfluo quel "suo". Io all'inizio sovrabbondavo in modo vergognoso coi pronomi possessivi, quindi ora li noto spesso :D

Ecco. Tutto il resto è molto migliorato, sia dal punto di vista narrativo che tecnico (sempre secondo me). So che segnalare i termini è un po' un estremo, ma lo faccio sempre nello spirito della condivisione e della discussione. Così che dal confronto possiamo migliorare tutti.
Grazie Romina, alla prossima!


Luca grazie per tutti i tuoi suggerimenti. Effettivamente (non so se l'ho già detto a te) il tema della ridondanza, insieme a una certa cripticità, sono temi su cui devo lavorare. Comunque indicazioni estreme o meno, se si vuole crescere bisogna farne tesoro. Mi rincresce solo non essere altrettanto efficace a fornirne. Mi auguro che, con il tempo, anche questo capacità possa incrementare. Mi metto all'opera. Ciao.

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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#10 » mercoledì 5 febbraio 2020, 12:20

Io non ho nulla da aggiungere! Ti segnalo solo due refusi: Oh,Laura (uno spazio) e "era sfera" manca l'articolo.
Ammiro il tuo atteggiamento e sono certo che migliorerai in fretta!
A presto allora!

Chiedo la grazia!
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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#11 » giovedì 6 febbraio 2020, 9:23

Grazie Luca per le ultime due segnalazioni. Ho sistemato i refusi, per me sono davvero insopportabili, leggerli ma soprattutto dimenticarmi di ricontrollarli.
Ok a questo punto, ringrazio per i suggerimenti preziosi Alexandra, Andrea e Luca e
AL DOTTORE RICHIEDO L'AMMISSIONE ALLA VETRINA

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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#12 » sabato 15 febbraio 2020, 18:19

Ciao, Romina.

Bel racconto.
Solo un'annotazione: a un certo punto mi sono imbattuto in questa espressione: "sfasciumi di gneiss". Non avendo idea di cosa significasse parlando mi sono dovuto fermare, andare a cercare sul Web gneiss e sfasciumi. Non essendo un dettaglio così importante e un'espressione così diffusa, ti suggerirei di trovare un modo di evitare al lettore questa "fatica" che interrompe il flusso del racconto. Che ne pensi?
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#13 » domenica 16 febbraio 2020, 15:27

Ciao Dottore.
Effettivamente il particolare non ha importanza, nell'economia del testo non ha alcun peso, già indico le pendici della montagna e in un racconto così breve non ha senso aggiungere battute utilizzabili per altro.
Tolgo i due vocaboli.
Grazie per il suggerimento.

I racconti commentati sono:
Non sono stata io Arona Edition, Alexandra Fisher
Angoli Bui [da Tribuiani edition] Andrea Lauro
L'Archivista Luca Nessler
Ciao.

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Re: Liberazione (da Urania Christmas Edition)

Messaggio#14 » domenica 16 febbraio 2020, 17:55

Perfetto, Romina.

Avviso l'Antico di passare il tuo racconto in Vetrina (di solito ci vuole un po', ma abbi fede :)
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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