Il macellaio di via Torino

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Davide Di Tullio
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Il macellaio di via Torino

Messaggio#1 » lunedì 2 marzo 2020, 18:41

40 gradi. Civico 1176. Armindo corse su per le scale indossando un paio di sandali da quarantacinque, logori ed impolverati come le ciabatte di un cammelliere. Chiave nella toppa, spallata, la porta serrata alle spalle. Di fronte, il ritratto della Vergine Maria, occhi al cielo e mani giunte.

Qualche minuto prima, Rita, la signora di sotto. Abito impiastricciato, odore di polvere:
«È stato il tuo vicino a fare fuori il portiere, te lo dico io. È lui!»
«Lui, chi?»
«Il maniaco omicida, il macellaio di via Torino»
«Ma che macellaio... Quello l'ha accoppato qualcuno del giro brutto che frequentava...»

Ma quel tarlo... scava, scava. «Vuoi vedere che Rita c'ha ragione?»
Nel dubbio si chiuse dietro. Prima mandata, seconda mandata, catenella.
«Non ho mica paura io, però non si sa mai»

Doccia, acqua di colonia, TV. Aprì il frigo e trovó solo un pezzo di cacio ingiallito.
«Miseria ladra! Ho dimenticato di fare la spesa». Lo stomaco urlava vendetta. «Faccio un salto dal romagnolo». Guardò l'ora: mezzanotte e un quarto. «Se faccio una corsa, azzanno un panino con la soppressa».
Patapum! «Che è 'sto trambusto?» Accostò l'orecchio alla porta. Silenzio. Aprì lo spioncino e infilò l'occhietto villoso.
«Me lo diceva mia madre: "cambia 'sto binocolo, che non si vede un'acca..." Guarda, guarda, il macaco»
Il vicino. Tirava su con forza qualcuno, un bel manzo. «Madonnina. Ha accoppato un cristiano. Guarda, guarda... Una sagoma, di donna, di uomo, insomma... di umano! Sulle spalle, lo vedo, gronda sangue. L'ha sgozzato. Mamma, mamma, che paura. Lo spioncino si è appannato! Quant'è vero Iddio faccio un casino»
Armindo corse. A momenti m'ammazzo.
«Pronto, Carabinieri? Fate presto, hanno stroncato un cristiano! Come, chi? Il macellaio via Torino!». Clic.
«E mo' che faccio?» Si grattò la nuca, «Questo andrà bene». Afferrò il battipanni. «Lo placco. Farlo fuori, no!»
Patapum! «Quello ha fatto una strage»
Allo spioncino, ancora. «Mamma, mamma... l'ha scotennato. Maria Vergine»
Armindo giunse le mani e guardò Sant'Antonio da Padova incorniciato.
«Dammi il coraggio». Mollò il battipanni e afferrò il mattarello «Questo è più robusto».
Catenella, seconda mandata, prima mandata, porta spalancata: «Molla l'osso, macellaio!»
Armindo: la canotta unta, croce greca al collo e il matterello sollevato al cielo.
L'altro: due occhi spiritati, la fronte perlata di sudore e un cosciotto d'agnello sulle spalle:
«Signor Armindo, che c'avete?».
Armindo: bocca aperta.
«Qualcuno fatto scherzo brutto».
Il macaco parla italiano
«Tolto corrente, tolto corrente»
Il pianerottolo un lago di sangue. «Che fai con un quarto di bue poggiato alla porta?»
«Sono rovinato!».
Da lontano la volante urlava nella notte. Mustafà piangeva come un bambino, piegato dal peso di un mazzo di fiorentine halal. Curvo e imbrattato, sembrava Gesù sul calvario.
«Sono rovinato!». Armindo c'aveva un groppo in gola.

Un paio di giorni prima, al piano di sotto:
«C'hai le chiavi della cantina, Armindo?
«Che ci devi fare, Rita?»
«M'è saltata la corrente due volte sta settimana, e mio figlio s'è portato le chiavi dell'armadio
dei contatori»
Armindo che sfilava le chiavi dal mazzo e le dava alla vicina.


Armindo ebbe un'illuminazione: Il macellaio era un macellaio per davvero (Ignoravo ce ne fosse uno nello stabile), non come quelli dei film americani. E Rita, quella lì... doveva dire almeno dieci avemaria per farsi perdonare. Doveva scandirle forte e chiaro se voleva guadagnarsi il paradiso.
Ultima modifica di Davide Di Tullio il martedì 9 giugno 2020, 17:14, modificato 12 volte in totale.



alexandra.fischer
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#2 » mercoledì 4 marzo 2020, 9:13

Complimenti, Davide. Hai perfezionato il racconto in modo notevole: a partire dall’inizio, così è molto più efficace. Il lettore si immedesima subito con Armindo ed entra nell’atmosfera estiva e claustrofobica del racconto: e si vide l’icona della Vergine Maria. La scansione temporale è resa con grande efficacia (la terribile rivelazione di Rita arriva qualche minuto prima). Di grande impatto la telefonata ai carabinieri. Questo è il pezzo forte del tuo racconto. Ma lo è anche il modo in cui costruisci le azioni di Armindo contro il presunto assassino (e come sceglie e scarta le armi: il mattarello a discapito del battipanni, sempre con la preghiera mentale all’icona di Sant’Antonio da Padova e questo in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine. Bello il modo in cui affronta il presunto omicida (passato dal quarto di bue al cosciotto d’agnello e il quarto di bue è appoggiato alla porta di casa di questi). Il presunto assassino è la vera vittima della situazione (lo si capisce dal paragone con Gesù sul calvario) e il lettore lo intuisce pensando alla calura dello stabile… quella carne è da buttare. Bella la scansione temporale di due giorni prima (la colpa di tutto ricade su Rita, dimenticatasi di farsi ridare le chiavi dell’armadio del contatore elettrico dal figlio ed è lei ad avere l’impianto guasto.)

Unico punto da aggiustare nel racconto a livello di trama: nel flashback di Armindo manca qualcosa, ossia il particolare della chiave della cantina. L’ha data o no, a Rita? Ecco, io lo specificherei (suggerisco, per restare nel tema dell’equivoco, l’immagine delle chiavi della cantina… dimenticate da Armindo sul tavolo, o anche in un posto meno prevedibile, potrebbero essere anche… nel frigo, accanto al cacio ingiallito… o ancora, per terra, sullo zerbino… magari potrebbe indicargliele anche lo stesso macellaio).

Attento a:
sto binocolo (‘sto, ossia abbreviazione di questo)
Fate presto hanno stroncato un cristiano (Fate presto, hanno stroncato un cristiano)
Come chi? (Come, chi?)
sta settimana (‘sta settimana)
«Il macaco parla italiano» (qui correggerei Il macaco parla italiano in corsivo, perché esprime un pensiero)
(«Ignoravo che ce ne fosse uno nello stabile») anche qui, trattandosi di un pensiero, via le parentesi e scrivi in corsivo: Ignoravo che ce ne fosse uno nello stabile.
dieci avemaria… scandirli (dieci avemaria…scandirle, le preghiere si scrivono al femminile)

Fatte queste modifiche, per me è pronto per la richiesta di ammissione alla Vetrina.

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Davide Di Tullio
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#3 » mercoledì 4 marzo 2020, 20:18

Ciao Alexandra. Intanto grazie molte per i preziosi suggerimenti. Li ho trovati assolutamente pertinenti e gli accolgo tutti. Unico dubbio (e di fatto è l' unico suggerimento che per il momento non ho seguito) e quando mi suggerisci di inserire la virgola nell'espressione come chi? in modo che diventa "come, chi". Ho provato a fare una breve ricerca ma non ho trovato nulla del genere. Siccome è una cosa del tutto nuova per me, mi interesserebbe molto vedere un esempio di questo utilizzo. Grazie in anticipo per la pazienza di leggermi e correggermi :-)

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Luca Nesler
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#4 » sabato 14 marzo 2020, 18:04

Ciao Davide. Ariecchime.
Gli a capo mi sembrano molto più chiari ora e, in generale, il racconto e le sue intenzioni sono più nitide e arrivano meglio. TUTTAVIA ci sono ancora alcune cose migliorabili dal mio povero e rigido punto di vista. Alcuni passaggi e trovate si fanno notare troppo per i miei gusti, ma potrebbero piacere a qualcuno che ama notare lo stile piuttosto che lasciarsi avvincere dalla vicenda, quindi scegli tu dove vuoi indirizzare i tuoi sforzi.
Vado con ordine (tanto il saluto me lo levi lo stesso).

L'incipit (le prime tre righe) va benissimo, secondo me. Poi il salto del flashback è un po' scollegato, secondo me. Innanzitutto le parole di Rita non si capisce bene a cosa si riferisca: c'è stato un omicidio?
La risposta di Armindo si riferisce al portiere o al macellaio? E ora Armindo ha paura perché le ha creduto? Inoltre quel "Armindo la tranquillizzava" mi risuona, perché azione singola ma presentata come ripetuta. Io metterei
Armindo l'aveva tranquillizzata :"Quello manco..."
Ma in realtà direi "Armindo aveva provato a tranquillizzarla" per mettere l'accento sulle sue intenzioni più che sul risultato delle sue parole.
Poi passi al presente, ma non ci sono stacchi e potrebbe ancora riferirsi ai pensieri passati di Armindo.
Insomma, io gestirei questa parte presentando Armindo che si chiude in casa e poi ripensa a Rita e alle sue raccomandazioni che lo hanno spaventato (ma magari non un omicidio, un qualche vago sospetto che il vicino sia un killer o una persona pericolosa). Così com'è è un vero e proprio flashback e non mi funziona benissimo.

Quando dici "Aprì il frigo e addentò un pezzo di cacio ingiallito" non mi aspetto la frase successiva, perché lui ha mangiato. Forse se, invece che addentarlo, lo notasse e basta, la frase dopo arriverebbe con una connessione logica più forte. Ma forse cavillo.

Mi sono già espresso sulll'occhietto villoso. Si fa notare troppo come espressione. Fa ridere, ma non so se lo volevi, inoltre non mi pare un pezzo comico.

"Me lo diceva mia madre: cambia 'sto binocolo" Per quanto continui a sembrarmi strano che sua madre guardi dallo spioncino in casa sua, mi fa ridere che lo chiami binocolo. E questo va bene perché è del personaggio e non dell'autore.

"Il vicino. Tirava su con forza qualcuno" questo, per quanto funzioni, si farebbe notare meno se fosse un più prosaico "il vicino stava tirando su con forza qualcuno"

"A momenti s'ammazzava."
Chi lo racconta a chi? Potresti ovviare dicendo "Armindo corse, incespicò andando a sbattere contro il tavolino. Si tirò su e raccolse il telefono." Così mostri e non racconti

"«E mo' che faccio? Questo andrà bene». Afferrò il battipanni."
La parte "questo andrà bene" messa così mi fa sempre pensare che si riferisca a "e mo' che faccio", mentre si riferisce ad "afferrò il battipanni". Potresti mettere un beat tra "e mo' che faccio" e il resto per mantenere questa struttura, tipo: "E mo' che faccio?" Si grattò la nuca "Questo andrà bene" disse afferrando il battipanni.

"Catenella; seconda mandata; prima mandata; porta spalancata: «Molla l'osso, macellaio!»
Armindo: la canotta unta, croce greca al collo e il matterello sollevato al cielo."
I punti e virgola mi fanno un po' effetto. Mi pare che appesantiscano. La battuta è un po' scollegata e dal contesto, credo siano i due punti. Mi aspetto una sorta di spiegazione e arriva una battuta, così devo rimettere ordine tra le idee per comprendere cosa stia accadendo, poi mi fai uscire dalla situazione per guardare Armindo dall'esterno. Un passaggio che potrebbe essere reso un po' meglio, secondo me.

"Armindo: bocca aperta. Una statua di sale." Io consiglio e cerco sempre di non usare luoghi comuni perché ho sempre l'impressione che impoveriscano il testo. Trasmettono una sensazione di già sentito, di banalità. In questo caso non è nemmeno necessaria la metafora.

L'altro: «Qualcuno fatto scherzo brutto». Toglierei "l'altro". Dalla parlata è chiaro chi sia a dire la battuta.

"Armindo rifletté: «Il macaco parla italiano»" Usando un corsivo avresti potuto evitare Armindo riflettè e saresti arrivato più diretto.

"Il pianerottolo un lago di sangue. «Che fai con un quarto di bue poggiato alla porta?»"
Io metterei il verbo, sennò sembra strano e mi risuona. Non mi sembra necessario essere troppo secchi in questo passaggio. Poi andrei a capo con la battuta di Armindo.

"Armindo c'aveva un groppo in gola." Questo c'aveva è un narratore molto evidente e che fa una scelta lessicale inedita proprio alla fine del racconto.

"Un paio di giorni prima, al piano di sotto:" questo è tipo didascalia del Topolino "Nel frattempo a Topolinia..."

"Armindo che sfilava le chiavi dal mazzo e le dava alla vicina." Perché hai usato l'imperfetto? Non la vedo sensata come scelta. è come se ponessi il sottinteso "Avreste potuto vedere Armindo che sfilava..." ma perché? Meglio essere più diretti e dire "Armindo sfilò le chiavi" ecc.

Nel finale continua a non essermi chiaro il collegamento che hai spiegato nei commenti e cioè che sia stata Rita a fare lo scherzone, né come ci arrivi Armindo.

Ecco. Ora so che, se la nostra amicizia resisterà alle stilettate che continuo ad infliggerti (con tanto piacere!), resisterà a qualunque cosa...
Make art, not friends

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Davide Di Tullio
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#5 » lunedì 16 marzo 2020, 11:04

Ciao Luca

allora, grazie pe la pazienza di ri-leggermi e ri-commentarmi (Tanto so dove abiti!)
per farla breve, commenteró solo le note che non ho recepito. Tutto quello che non é citato consideralo recepito tra le correzioni.

Premetto che ciascuna tua notazione, presa singolarmente, ha la sura ragione d´essere. Tuttavia, ho preferito non recepirle in toto perché farlo avrebbe significato squilibrare il testo e dover rimettere mano ad altre parti del racconto con l´obiettivo di ristabilire la coerenza. In altre parole, riscrivere il racconto ex-novo.

Luca Nesler ha scritto:Ma in realtà direi "Armindo aveva provato a tranquillizzarla" per mettere l'accento sulle sue intenzioni più che sul risultato delle sue parole.


Il discorso diretto é introdotto dal verbo imperfetto, che é si utilizzato per descrivere azioni reiterate nel passato, ma anche per introdurre la descrizione di un sogno o quella di un ricordo. Qui é armindo che ricorda, tramite il flashback. Pertanto ho ritenuto coerente mantenere l'imperfetto

Luca Nesler ha scritto:La risposta di Armindo si riferisce al portiere o al macellaio? E ora Armindo ha paura perché le ha creduto?


Ho sistemato questo passaggio nella prima rettifica, proprio per la scarsa chiarezza. Credo che questa nuova versione sia sufficientemente chiara. Rita fa riferimento ad un omicidio (questa informazione mi risulta ben indicata); Se provassi ad immaginare che la risposta di Armindo si riferisca al portiere, a mio avviso il passaggio sarebbe illogico. Se é un portiere lavora di notte. Perché Armindo dovrebbe dubitare che il portiere non esca di notte? uscire per andare dove poi?

Luca Nesler ha scritto:Mi sono già espresso sulll'occhietto villoso. Si fa notare troppo come espressione. Fa ridere, ma non so se lo volevi, inoltre non mi pare un pezzo comico


in realtá é esattamente l´effetto che volevo dare. Volevo rappresentare un personggio grottesco, caricaturale, e il tuo commento mi convince ancora di piú della bontá scelta

Luca Nesler ha scritto:"A momenti s'ammazzava."
Chi lo racconta a chi? Potresti ovviare dicendo "Armindo corse, incespicò andando a sbattere contro il tavolino. Si tirò su e raccolse il telefono." Così mostri e non racconti


ho riflettuto su questa tua osservazione. A voler essere ortodossi, é "tell", tuttavia nello scorrere dell´intreccio funziona. La soluzione proposta spezzerebbe troppo la concitazione del momento. per renderlo digereibile, immaginalo come il pensiero (in forma indiretta e coniugato in terza) del protagonista ("a momenti m´ammazzo")

Luca Nesler ha scritto:La battuta è un po' scollegata e dal contesto, credo siano i due punti. Mi aspetto una sorta di spiegazione e arriva una battuta, così devo rimettere ordine tra le idee per comprendere cosa stia accadendo, poi mi fai uscire dalla situazione per guardare Armindo dall'esterno. Un passaggio che potrebbe essere reso un po' meglio, secondo me.


Nella prima battuta, ho utilizzato i due punti con il preciso intento di creare una separazione tra il dentro ed il fuori della casa. Simbolicamente, il dentro é il mondo del pregiudizio, della paura, del malintesto. Il fuori é il mondo della realtá com´é. La battura in discorso diretto sutura questi due mondi. Il simbolo ":" é utilizzato sia per introdurre una spiegazione (cosa che faccio con la battuta "Armindo:", sia come attesa di qualcosa che verrá, che nel primo impiego é la battuta di Armindo. Credo che in entrambi i casi l´impiego sia coerente. Se l´effetto é quello di farti guardare Armindo dell´esterno, direi che mi confermi che l´impiego é stato efficace, perché si esce da una vista soggettiva, per passare ad una vista piú "neutra", a rischio di disorientare il lettore.

Davide Di Tullio ha scritto:"Armindo che sfilava le chiavi dal mazzo e le dava alla vicina." Perché hai usato l'imperfetto? Non la vedo sensata come scelta. è come se ponessi il sottinteso "Avreste potuto vedere Armindo che sfilava..." ma perché? Meglio essere più diretti e dire "Armindo sfilò le chiavi" ecc.


come per il flashback all´inizio, qui viene narrato un ricordo del protagonista

Aspetteró la fine della quarantena per venire a cercarti... metti in fresco un paio di birre intanto
il tuo amicone

alexandra.fischer
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#6 » martedì 17 marzo 2020, 9:14

Ciao Davide, quell'utilizzo mi è rimasto in mente a forza di letture voraci.
"come chi?" è ben diversa da: "come, chi?" Te lo motivo.
Per cosa ho imparato (pur da primitiva) nella scrittura, le virgole cambiano il senso alle frasi.
Esempio uno:
"Sei vestita come Madonna" .
"Come chi?"
Esempio due, legato alla tua frase:
"Pronto, carabinieri, correte, hanno ucciso un cristiano. Come, chi?"

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Davide Di Tullio
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#7 » martedì 17 marzo 2020, 12:07

Ciao Alexandra, mi sa che hai ragione ;-). Rileggendolo, come esposto nell´esempio, mi suona meglio l´intonazione. Ho apportato la modifica. Grazie ancora

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roberto.masini
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#8 » sabato 21 marzo 2020, 12:07

Ciao, Davide.
Ho letto solo oggi il tuo racconto. Non so come fosse l'originale ma questo mi è piaciuto molto. La suspense funziona perfettamente e così pure il colpo di scena finale. Anch'io non sono d'accordo sull'effetto comico dell'espressione occhietto villoso. Ma è l'unica cosa che non mi convince! Troppo poco. E quindi CHIEDO LA GRAZIA.

alexandra.fischer
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#9 » sabato 21 marzo 2020, 20:09

Ciao Davide, ho visto.
CHIEDO LA GRAZIA

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#10 » mercoledì 1 aprile 2020, 16:23

roberto.masini ha scritto:Ciao, Davide.
Ho letto solo oggi il tuo racconto. Non so come fosse l'originale ma questo mi è piaciuto molto. La suspense funziona perfettamente e così pure il colpo di scena finale. Anch'io non sono d'accordo sull'effetto comico dell'espressione occhietto villoso. Ma è l'unica cosa che non mi convince! Troppo poco. E quindi CHIEDO LA GRAZIA.


Grazie Roberto!

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Davide Di Tullio
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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#11 » lunedì 6 aprile 2020, 13:40

RICHIEDO IL GIUDIZIO DIRETTO DEL DOTTORE

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#12 » martedì 7 aprile 2020, 15:40

Perfetto, Davide.

TI faccio sapere
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#13 » domenica 10 maggio 2020, 16:35

Ciao Davide.

Scusa per il ritardo... anzi no: come saprai bene, il Dottore non arriva mai né in ritardo, né in anticipo. Arriva quando deve arrivare (cit.)

Il racconto è buono (anche se stilisticamente mi ha fatto pensare quasi più a una sceneggiatura) e mi sembra quasi pronto per passare in vetrina.

Ti faccio però prima qualche osservazione e qualche domanda:
- si accenna all'inizio all'omicidio di un portiere di notte (che poi è più di un albergo che di uno stabile... era il portiere di quel palazzo o di un albergo vicino?), ma poi non se ne parla più. Questa informazione appesa lì, personalmente mi dà un senso di incompletezza...
- quando Armindo telefona ai carabinieri, fa riferimento a un "macellaio di via Torino" come se fosse ricercato un serial killer con quel soprannome. Se così è bisognerebbe farne un accenno prima. Se invece lui si è inventato il soprannome in quel momento (o magari lo ha inventato Rita) mi piacerebbe che fosse esplicitata la cosa
- all'inizio si fa riferimento alla polvere delle strade di Mogadiscio, come similitudine. Questo mi ha un po' spiazzato: mi ha fatto pensare che il racconto si svolgesse in quella città. Invece sembra la similitudine sia slegata sia dall'ambientazione che dal vissuto di Armindo. Cercherei perciò una similitudine più attinente al testo
- attenzione alle d eufoniche: il testo ne è pieno ("ed un", "ed infilò") e sono da ripulire (forse non te l'hanno ancora detto, ma per gli editori le d eufoniche davanti a vocale diversa sono una specie di cartello segnaletico che dice "sono un principiante" :))

Fammi sapere
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#14 » lunedì 11 maggio 2020, 16:41

Ciao Dottore, grazie molte per le osservazioni. Mi paiono tutte piuttosto sensate. Ci rimetto mano appena riesco e ti avviso alla conclusione. A presto!

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#15 » lunedì 11 maggio 2020, 16:59

Eccomi ancora, Dottore. Ho fatto qualche modfica. fammi sapere se puó andare bene

grazie ancora!

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#16 » lunedì 11 maggio 2020, 18:58

Benissimo, Davide.
Ho visto i cambiamenti e a questo punto passo la pratica per la pubblicazione in Vetrina all'Antico.
Insomma, racconto promosso
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Il macellaio di via Torino

Messaggio#17 » lunedì 11 maggio 2020, 21:06

Ottimo! Grazie mille!

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