Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

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giulio.marchese1
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Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#1 » sabato 6 giugno 2020, 0:32

Trecentocinquantasei - Giulio Marchese

354.
Rebecca pensò si trattasse di un terremoto. Il lampadario oscillava come un pendolo; aveva un che di ipnotico. La foto accanto al telefono cadde in avanti. Nel rimetterla apposto si scoprì a fissarla malinconica; le sembrava una vita fa, tre ragazzi sorridenti uniti contro il mondo. Si maledisse per aver raccontato ad Alfredo di Paolo.
Si sentì un forte boato proveniente dal piano di sotto. La donna scese velocemente le scale che portavano alla cantina. Alfredo stava armeggiando con uno dei suoi marchingegni.
«Al, cos’è successo stavolta? Al!»
Dal marito nessuna risposta, provò ancora con voce decisa.
«Alfredo!»
«Sì, Eccomi! Non ti ho sentita arrivare.»
«Per forza, dopo quel botto... cos’è successo?»
«Credo di aver sovraccaricato il sistema, niente di grave, devo solo resettare alcuni parametri, ma dovrebbe aver funzionato, almeno in parte.»
Sembrava stesse rispondendo a lei ma Rebecca sapeva che stava parlando a sé stesso. Mi ignora, di nuovo.
«Cos’è che ha funzionato? Per favore, spiegami a cosa stai lavorando.»
Senza risponderle Alfredo si lanciò su per le scale, Rebecca si spostò da un lato per evitare che le finisse addosso. Sono come un fantasma per lui.
Lo seguì sbuffando, e lo ritrovò a fissare la foto che, poco prima, le aveva suscitato tanti ricordi. Sorrise pensando che, anche lui, in fondo, stesse rimpiangendo quei momenti.
«Bei tempi quelli, non trovi?»
Alfredo la fulminò con lo sguardo e tornò in cantina borbottando.
Ancora una volta lei lo seguì, digrignando i denti.
«Al» L’uomo aveva ripreso il suo lavoro «per favore, spiegami a cosa stai lavorando. Non ignorarmi.»
«Dai, non fare così. Quando capirò come far funzionare questo affare al cento per cento ti spiegherò tutto, giuro. Per ora fidati di me.»
Già, fidati, sempre la stessa storia, e intanto gioca all’inventore qui sotto. Lo amava, ma non poteva vivere così. Dai Reb, non farti intimorire.
«Alfredo, voglio il divorzio.»
Lo sguardo di lui la fulminò ancora una volta, Rebecca si sentì trafiggere da migliaia di spilli.
«Dannazione, è successo di nuovo. Eppure i miei calcoli erano esatti, maledizione!»
«Al, sei serio?»
Alfredo armeggiò nuovamente con l’aggeggio che aveva davanti, pigiò un grosso tasto su cui era stampato uno strano ghirigoro, poi tutto divenne bianco.

355.
Le stoviglie vibrarono nella credenza, il lampadario oscillava, BOOM, il boato veniva dal piano di sotto. Rebecca scese le scale più velocemente che poteva.
«Al!»
«Allora Reb, ha funzionato?»
«Cosa?»
«Paolo? Cosa mi dici di Paolo?»
«Ancora? Basta Al! Sono passati più di vent’anni! Quella tra me e Paolo è stata una ragazzata! Tra l’altro è stato lui a presentarci, a quei tempi nemmeno ti conoscevo…»
«Non capisci!?»
Rebecca s’irrigidì, il cuore pulsava a un ritmo forsennato; poteva sentirne i battiti in gola, nella voce di Alfredo c’era qualcosa di strano, di folle.
«Mi conoscevi, ed è successo. Non mi conoscevi, ed è successo comunque. Non conoscevi lui e succedeva per caso a una festa.»
Rebecca era letteralmente senza parole, l’uomo continuò a parlare a un volume sempre più alto, la ragazza stringeva i denti per forzarsi a non tremare.
«Tutto. Tutte le possibilità, i calcoli sono esatti; evidentemente la matematica è una scienza sopravvalutata.»
Le urla la colpivano come una sassaiola, non devi lasciarti intimorire, non puoi lasciarti intimorire!
«Voglio il divorzio.»
Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna ricambiò lo sguardo, non devo lasciarmi intimorire.
«No! No, no e no»
Urlò lui sbattendo i pugni sul tavolo, poi si mise ad armeggiare con l’apparecchio, premette il grosso tasto e tutto divenne bianco.

356.
La lampada in cantina oscillò. Alfredo, con le orecchie che fischiavano per il boato, guardò le scale per qualche minuto. Nessuna traccia di sua moglie.A questo punto di solito scende, questa è nuova. Salì le scale barcollando.
Accanto al telefono la foto che li ritraeva in compagnia di Paolo. Era rimasto nella loro vita: per l’ennesima volta, non aveva funzionato.
«Reb? Rebecca?»
Si guardò intorno, nessuno. Poi sentì una voce alle sue spalle.
«Fermo lì! Stia fermo e non le accadrà niente, si volti lentamente e con le mani alzate.»
Alfredo ubbidì e vide di fronte a sé un giovane uomo in giacca scura; era armato.
«La dichiaro in arresto per violazione retroattiva del protocollo VST, lei è accusato di aver viaggiato trecentocinquantasei volte indietro nel tempo per modificare il suo presente, sarà applicata la legge VST più vicina al suo tempo. Adesso mi segua.»
Alfredo era confuso, chi era quell’uomo? Com’era entrato? Aveva fatto qualcosa a Rebecca?
Il suo sguardo esaminò la figura che aveva davanti; al polso c’era uno strano orologio, al posto del quadrante c’era un grosso tasto con stampato uno strano ghirigoro.
«Ma quello è?»
«Un dispositivo VST» l’uomo aveva sollevato il polso per mostrarglielo meglio «fin ora le abbiamo lasciato il beneficio del dubbio, vista la sua particolare situazione, ma non possiamo ignorare i suoi reati.»
Alfredo era impietrito, l’uomo parlava con estrema disinvoltura, evidentemente la situazione non gli sembrava assurda quanto a lui. Guardò ancora il polso, quel simbolo… Alzò lo sguardo di colpo.
«Grande quanto un orologio…» disse, ma l’uomo lo interruppe.
«Ha diritto alla difesa tecnica di un avvocato, se non ne ha uno di fiducia gliene verrà assegnato uno d’ufficio...»
Alfredo non lo stava più ascoltando, allora ci riuscirò? Funzionerà? Cancellerò quel Paolo dal passato di Reb? Il pensiero lo fece sussultare.
«Rebecca?» disse con voce più acuta di quanto desiderasse «Mia moglie?»
«Mi spiace» rispose l’uomo «lei risulta celibe.»
Ultima modifica di giulio.marchese1 il sabato 13 giugno 2020, 13:15, modificato 2 volte in totale.



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Davide Di Tullio
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#2 » lunedì 8 giugno 2020, 17:19

Ciao Giulio, piacere di rileggerti!

ti ripropongo il tuo testo con alcune modifiche che penso possano migliorare la fluiditá della lettura.
Faccio una premessa: nell´inserire i miei suggerimenti sono partito dal presupposto che il punto di vista della narrazione sia quella della protagonista, quindi le indicazioni hanno senso solo se é fatto salvo questo postulato. Qualora tale premessa sia rigettata dall´autore, allora molte delle rettifiche suggerite potrebbero non avere senso.

Ho dedotto che il punto di vista della narrazione sia quello della donna, perché mi pare preminente. Questo potrebbe essere un vantaggio per chi scrive, perché semplifica la gestione del PDV e aiuta nell´immersione.

Trecentocinquantasei - Giulio Marchese

354.
Rebecca pensò si trattasse di un terremoto. Il lampadario oscillava come un pendolo; aveva un che di ipnotico. La foto accanto al telefono cadde in avanti. Nel rimetterla apposto si scoprì a fissarla malinconica; le sembrava una vita fa, tre ragazzi sorridenti uniti contro il mondo. Si maledisse per aver raccontato ad Alfredo di Paolo, di quei pomeriggi tutti e tre insieme era rimasto solo un dolce ricordo.***
Si sentì un forte boato proveniente dal piano di sotto. La donna scese velocemente le scale che portavano alla cantina. Alfredo stava armeggiando con uno dei suoi marchingegni.
– Al, cos’è successo stavolta? Al!
Adesso stava urlando ma Il punto esclamativo nella frase precedente da´giá l´idea di una eclmazione ad alta voce Dal marito nessuna risposta, provò ancora con voce decisa.
– Alfredo!
– Sì, Eccomi! Non ti ho sentita arrivare.
– Per forza, dopo quel botto... cos’è successo?
– Credo di aver sovraccaricato il sistema, niente di grave, devo solo resettare alcuni parametri, ma dovrebbe aver funzionato, almeno in parte.
Rebecca si sentiva ignorata Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, sembrava stesse rispondendo a lei ma, in realtà, parlava a sé stesso; accadeva sempre più spesso negli ultimi mesi. Espressione da narratore onnisciente. La leverei per coerenza con il PDV
– Cos’è che ha funzionato? Per favore, spiegami a cosa stai lavorando.
Senza risponderle Alfredo si lanciò su per le scale, quasi sconsigliato l´uso di espressioni di incerezza. l´urto c'é o non c'é urtandola, probabilmente, pensò Rebecca, dal suo punto di vista avrebbe potuto passarle attraverso; non era che un fantasma per lui.
Lo seguì amareggiataPotresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, e lo ritrovò a fissare la foto che, poco prima, le aveva suscitato tanti ricordi. Sorrise pensando che, anche lui, stesse rimpiangendo quei momenti.
– Bei tempi quelli, non trovi?
Alfredo la fulminò con lo sguardo e tornò in cantina borbottando.
Ancora una volta lei lo seguì, stava perdendo la pazienza.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Al – L’uomo aveva ripreso il suo lavoro – per favore, spiegami a cosa stai lavorando. Non ignorarmi.
– Dai, non fare così. Quando capirò come far funzionare questo affare al cento per cento ti spiegherò tutto, giuro. Per ora fidati di me.
[color=#FF4000]Non si fidava di lui. Quel progetto lo aveva cambiato. Aveva lasciato il lavoro, non parlava con nessuno, e le rare volte in cui saliva in camera a dormire non la sfiorava nemmeno. Lo amava, ma non poteva vivere così. Decise di farsi coraggio[/color].Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Alfred, voglio il divorzio.
Lo sguardo di lui la fulminò ancora una volta, Rebecca si sentì trafiggere da migliaia di spilli.
– Dannazione, è successo di nuovo. Eppure i miei calcoli erano esatti, maledizione!
– Al, sei serio?
Alfred armeggiò nuovamente con l’aggeggio che aveva davanti, pigiò un grosso tasto quadrato su cui era stampato un triangolo isoscele dentro un esagono, poi tutto divenne bianco. é davvero un dato rilevante?

355.
Le stoviglie vibrarono nella credenza, il lampadario oscillava, BOOM, il boato veniva dal piano di sotto. Rebecca scese le scale più velocemente che poteva.
– Al!
– Allora Reb, ha funzionato?
– Cosa?
– Paolo? Cosa mi dici di Paolo?
– Ancora? Basta Al! Sono passati più di vent’anni! Quella tra me e Paolo è stata una ragazzata! Tra l’altro è stato lui a presentarci, a quei tempi nemmeno ti conoscevo…
– Non capisci!?
Rebecca rimase interdetta Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, nella voce di Alfredo c’era qualcosa di strano, di folle.
– Mi conoscevi, ed è successo. Non mi conoscevi, ed è successo comunque. Non conoscevi lui e succedeva per caso a una festa.
Rebecca era letteralmente senza parole, l’uomo continuò a parlare a un volume sempre più alto, le faceva paura.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Tutto. Tutte le possibilità, i calcoli sono esatti; evidentemente la matematica è una scienza sopravvalutata.
Le urlava contro, ma Rebecca, malgrado la paura, malgrado non capisse assolutamente di cosa stava parlando, malgrado lo amasse, malgrado tutto questo, trovò la forza di pronunciare quelle tre parolePotresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Voglio il divorzio.
Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna non si sottrasse al suo sguardo.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell. Aggiungo che, nel limite del possibile, optare per una forma attiva, anziché negativa miglirerebbe la leggibilitá del testo
– No! No, no e no!
Urlò lui sbattendo i pugni sul tavolo, poi si mise ad armeggiare con l’apparecchio, premette il grosso tasto quadrato e tutto divenne bianco.

356.
La lampada in cantina oscillò. Alfredo, con le orecchie che fischiavano per il boato, guardò le scale per qualche minuto. Nessuna traccia di sua moglie. Salì le scale barcollando.
Accanto al telefono la foto che li ritraeva in compagnia di Paolo. Era rimasto nella loro vita: per l’ennesima volta, non aveva funzionato.
– Reb? Rebecca?
Si guardò intorno, nessuno. Poi sentì una voce alle sue spalle.
– Fermo lì! Stia fermo e non le accadrà niente, si volti lentamente e con le mani alzate.
Alfredo ubbidì e vide di fronte a sé un giovane uomo in giacca scura; era armato.
– La dichiaro in arresto per violazione retroattiva del protocollo VST, lei è accusato di aver viaggiato trecentocinquantasei volte indietro nel tempo per modificare il suo presente, sarà applicata la legge VST più vicina al suo tempo. Adesso mi segua.
Alfredo era confuso, chi era quell’uomo? Com’era entrato? Aveva fatto qualcosa a Rebecca?
Il suo sguardo esaminò la figura che aveva davanti; al polso c’era uno strano orologio, al posto del quadrante c’era un grosso tasto quadrato con stampato un triangolo isoscele racchiuso in un esagono.
– Ma quello è?
– Un dispositivo VST – l’uomo aveva sollevato il polso per mostrarglielo meglio – fin ora le abbiamo lasciato il beneficio del dubbio, vista la sua particolare situazione, ma non possiamo ignorare i suoi reati.
Alfredo era impietrito, l’uomo parlava con estrema disinvoltura, evidentemente la situazione non gli sembrava assurda quanto a lui. Poi, con un moto d’orgoglio comprese.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Grande quanto un orologio… – disse, ma l’uomo lo interruppe.
– Ha diritto alla difesa tecnica di un avvocato, se non ne ha uno di fiducia gliene verrà assegnato uno d’ufficio...
Alfredo non lo stava più ascoltando, quindi sarebbe riuscito a farla funzionare? Avrebbe modificato il passato di Reb? Il pensiero lo foce sussultare.
– Rebecca? – disse all'uomo interrompendolo – Mia moglie?
– Mi spiace - rispose questi - lei risulta celibe.

Fatto! Ho cercato di segnalarti le intrusioni del narratore "onniscente". Tali intrusioni non si possono considerare errori, tuttavia é dimostrato che rallentano la lettura e ridimensionano l´immerisione. Il racconto mi pare una buona performance nel complesso.

Ti invito a vivisezionare anche il mio:

viewtopic.php?f=97&t=3815

Spero a rileggerci presto! :-)

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giulio.marchese1
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#3 » lunedì 8 giugno 2020, 22:18

Ciao Davide, grazie mille per l'analisi dettagliata!
Le parti Tell le avevo intese come pensieri/sensazioni dei personaggi, il pdv è esattamente Reb/Reb/Alfredo. In realtà ho una tesi, te la espongo: il mostrare arricchisce sempre la narrazione rendendola più fluida, su questo non ci piove, ma anche le parti raccontate sono importati, cioè: narrare, per me, significa trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Più che show don't tell parlerei quindi di show more, tell less. In quanto ritengo che una parte di raccontato ci voglia sempre. Questo ragionamento forse però ha più senso in testi lunghi, in cui l'abbondanza di avvenimenti di costringe a fare una cernita tra quelli più rilevanti (che vanno mostrati) e quelli d meno importanti, o di passaggio (che possono essere raccontati). Però qui siamo in un laboratorio, dobbiamo sperimentare, quindi mi sento di accogliere quasi in toto i tuoi suggerimenti, nella speranza di esserne in grado.
Alfred armeggiò nuovamente con l’aggeggio che aveva davanti, pigiò un grosso tasto quadrato su cui era stampato un triangolo isoscele dentro un esagono, poi tutto divenne bianco. é davvero un dato rilevante?

Bhe, in realtà sì. Serve alla fine per far intuire che è lui ad aver inventato la macchina, che in futuro diventerà di uso comune tanto da essere regolamentata.
Grazie ancora, ci vediamo sotto il tuo racconto!

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giulio.marchese1
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#4 » martedì 9 giugno 2020, 13:11

Ciao Giulio, piacere di rileggerti!

ti ripropongo il tuo testo con alcune modifiche che penso possano migliorare la fluiditá della lettura.
Faccio una premessa: nell´inserire i miei suggerimenti sono partito dal presupposto che il punto di vista della narrazione sia quella della protagonista, quindi le indicazioni hanno senso solo se é fatto salvo questo postulato. Qualora tale premessa sia rigettata dall´autore, allora molte delle rettifiche suggerite potrebbero non avere senso.

Ho dedotto che il punto di vista della narrazione sia quello della donna, perché mi pare preminente. Questo potrebbe essere un vantaggio per chi scrive, perché semplifica la gestione del PDV e aiuta nell´immersione.

Trecentocinquantasei - Giulio Marchese

354.
Rebecca pensò si trattasse di un terremoto. Il lampadario oscillava come un pendolo; aveva un che di ipnotico. La foto accanto al telefono cadde in avanti. Nel rimetterla apposto si scoprì a fissarla malinconica; le sembrava una vita fa, tre ragazzi sorridenti uniti contro il mondo. Si maledisse per aver raccontato ad Alfredo di Paolo, di quei pomeriggi tutti e tre insieme era rimasto solo un dolce ricordo.***
Si sentì un forte boato proveniente dal piano di sotto. La donna scese velocemente le scale che portavano alla cantina. Alfredo stava armeggiando con uno dei suoi marchingegni.
– Al, cos’è successo stavolta? Al!
Adesso stava urlando ma Il punto esclamativo nella frase precedente da´giá l´idea di una eclmazione ad alta voce Dal marito nessuna risposta, provò ancora con voce decisa.
– Alfredo!
– Sì, Eccomi! Non ti ho sentita arrivare.
– Per forza, dopo quel botto... cos’è successo?
– Credo di aver sovraccaricato il sistema, niente di grave, devo solo resettare alcuni parametri, ma dovrebbe aver funzionato, almeno in parte.
Rebecca si sentiva ignorata Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, sembrava stesse rispondendo a lei ma, in realtà, parlava a sé stesso; accadeva sempre più spesso negli ultimi mesi. Espressione da narratore onnisciente. La leverei per coerenza con il PDV
– Cos’è che ha funzionato? Per favore, spiegami a cosa stai lavorando.
Senza risponderle Alfredo si lanciò su per le scale, quasi sconsigliato l´uso di espressioni di incerezza. l´urto c'é o non c'é urtandola, probabilmente, pensò Rebecca, dal suo punto di vista avrebbe potuto passarle attraverso; non era che un fantasma per lui.
Lo seguì amareggiataPotresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, e lo ritrovò a fissare la foto che, poco prima, le aveva suscitato tanti ricordi. Sorrise pensando che, anche lui, stesse rimpiangendo quei momenti.
– Bei tempi quelli, non trovi?
Alfredo la fulminò con lo sguardo e tornò in cantina borbottando.
Ancora una volta lei lo seguì, stava perdendo la pazienza.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Al – L’uomo aveva ripreso il suo lavoro – per favore, spiegami a cosa stai lavorando. Non ignorarmi.
– Dai, non fare così. Quando capirò come far funzionare questo affare al cento per cento ti spiegherò tutto, giuro. Per ora fidati di me.
Non si fidava di lui. Quel progetto lo aveva cambiato. Aveva lasciato il lavoro, non parlava con nessuno, e le rare volte in cui saliva in camera a dormire non la sfiorava nemmeno. Lo amava, ma non poteva vivere così. Decise di farsi coraggio.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Alfred, voglio il divorzio.
Lo sguardo di lui la fulminò ancora una volta, Rebecca si sentì trafiggere da migliaia di spilli.
– Dannazione, è successo di nuovo. Eppure i miei calcoli erano esatti, maledizione!
– Al, sei serio?
Alfred armeggiò nuovamente con l’aggeggio che aveva davanti, pigiò un grosso tasto quadrato su cui era stampato un triangolo isoscele dentro un esagono, poi tutto divenne bianco. é davvero un dato rilevante?

355.
Le stoviglie vibrarono nella credenza, il lampadario oscillava, BOOM, il boato veniva dal piano di sotto. Rebecca scese le scale più velocemente che poteva.
– Al!
– Allora Reb, ha funzionato?
– Cosa?
– Paolo? Cosa mi dici di Paolo?
– Ancora? Basta Al! Sono passati più di vent’anni! Quella tra me e Paolo è stata una ragazzata! Tra l’altro è stato lui a presentarci, a quei tempi nemmeno ti conoscevo…
– Non capisci!?
Rebecca rimase interdetta Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell, nella voce di Alfredo c’era qualcosa di strano, di folle.
– Mi conoscevi, ed è successo. Non mi conoscevi, ed è successo comunque. Non conoscevi lui e succedeva per caso a una festa.
Rebecca era letteralmente senza parole, l’uomo continuò a parlare a un volume sempre più alto, le faceva paura.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Tutto. Tutte le possibilità, i calcoli sono esatti; evidentemente la matematica è una scienza sopravvalutata.
Le urlava contro, ma Rebecca, malgrado la paura, malgrado non capisse assolutamente di cosa stava parlando, malgrado lo amasse, malgrado tutto questo, trovò la forza di pronunciare quelle tre parolePotresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Voglio il divorzio.
Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna non si sottrasse al suo sguardo.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell. Aggiungo che, nel limite del possibile, optare per una forma attiva, anziché negativa miglirerebbe la leggibilitá del testo
– No! No, no e no!
Urlò lui sbattendo i pugni sul tavolo, poi si mise ad armeggiare con l’apparecchio, premette il grosso tasto quadrato e tutto divenne bianco.

356.
La lampada in cantina oscillò. Alfredo, con le orecchie che fischiavano per il boato, guardò le scale per qualche minuto. Nessuna traccia di sua moglie. Salì le scale barcollando.
Accanto al telefono la foto che li ritraeva in compagnia di Paolo. Era rimasto nella loro vita: per l’ennesima volta, non aveva funzionato.
– Reb? Rebecca?
Si guardò intorno, nessuno. Poi sentì una voce alle sue spalle.
– Fermo lì! Stia fermo e non le accadrà niente, si volti lentamente e con le mani alzate.
Alfredo ubbidì e vide di fronte a sé un giovane uomo in giacca scura; era armato.
– La dichiaro in arresto per violazione retroattiva del protocollo VST, lei è accusato di aver viaggiato trecentocinquantasei volte indietro nel tempo per modificare il suo presente, sarà applicata la legge VST più vicina al suo tempo. Adesso mi segua.
Alfredo era confuso, chi era quell’uomo? Com’era entrato? Aveva fatto qualcosa a Rebecca?
Il suo sguardo esaminò la figura che aveva davanti; al polso c’era uno strano orologio, al posto del quadrante c’era un grosso tasto quadrato con stampato un triangolo isoscele racchiuso in un esagono.
– Ma quello è?
– Un dispositivo VST – l’uomo aveva sollevato il polso per mostrarglielo meglio – fin ora le abbiamo lasciato il beneficio del dubbio, vista la sua particolare situazione, ma non possiamo ignorare i suoi reati.
Alfredo era impietrito, l’uomo parlava con estrema disinvoltura, evidentemente la situazione non gli sembrava assurda quanto a lui. Poi, con un moto d’orgoglio comprese.Potresti provare a rendere questa espressione con un pensiero in corsivo o con un espressione del volto, in modo da eliminare l´apporccio tell
– Grande quanto un orologio… – disse, ma l’uomo lo interruppe.
– Ha diritto alla difesa tecnica di un avvocato, se non ne ha uno di fiducia gliene verrà assegnato uno d’ufficio...
Alfredo non lo stava più ascoltando, quindi sarebbe riuscito a farla funzionare? Avrebbe modificato il passato di Reb? Il pensiero lo foce sussultare.
– Rebecca? – disse all'uomo interrompendolo – Mia moglie?
– Mi spiace - rispose questi - lei risulta celibe.

Fatto! Ho cercato di segnalarti le intrusioni del narratore "onniscente". Tali intrusioni non si possono considerare errori, tuttavia é dimostrato che rallentano la lettura e ridimensionano l´immerisione. Il racconto mi pare una buona performance nel complesso.

Ti invito a vivisezionare anche il mio:

viewtopic.php?f=97&t=3815

Spero a rileggerci presto! :-)


Ho provato a seguire i tuoi consigli e ad apportare le modifiche. In effetti mi sembra più scorrevole, di solito non uso la tecnica dei pensieri in corsivo quindi sicuramente si poteva far meglio, fammi sapere che ne pensi. Grazie!

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Davide Di Tullio
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#5 » martedì 9 giugno 2020, 17:07

Ciao Giulio, a me pare molto meglio ora. Concordo in toto con quanto dici in merito allo showm don´t tell. Non ci sono sempre le condizioni per "non" raccontare. Per esempio ci sono snodi narrativi che necessitano di un minimo di raccontato, altrimenti si verrebbero a creare delle situazioni paradossali. Ma in un racconto dal tremila caratteri o poco piú ci si puó permettere di mantenere saldo il PDV sperimentando l´immersione, che non é solo "show, don´t tell", ma certo ne dipende molto. Se non lo hai mai letto, ti consiglio Carver come perfetto esempio di "Show". Anch´io incappo spesso nel tell, e devo dire che é talmente radicato nel mio modo di scrivere (e di leggere) che talvolta non me ne accorgo. MC é una grandissima palestra per sperimentare l´immersione, cosa che a differenza del raccontato puro, necessitá di grande allenamento e di una certa costanza. Non sono ancora riuscito a liberarmene. Quindi ti garantisco che siamo tutti nella stessa barca! Per quel che mi riguarda l´elmento stilistico é migliorato decisamente. Ho solo un piccolo dubbio sul plot. o meglio la parte finale che mi sembra un po sibillina. Mi spiegheresti meglio? La donna é frutto dell´immaginazione dell´uomo? cé un destino ineluttabile?

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giulio.marchese1
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#6 » martedì 9 giugno 2020, 23:52

Ciao Giulio, a me pare molto meglio ora. Concordo in toto con quanto dici in merito allo showm don´t tell. Non ci sono sempre le condizioni per "non" raccontare. Per esempio ci sono snodi narrativi che necessitano di un minimo di raccontato, altrimenti si verrebbero a creare delle situazioni paradossali. Ma in un racconto dal tremila caratteri o poco piú ci si puó permettere di mantenere saldo il PDV sperimentando l´immersione, che non é solo "show, don´t tell", ma certo ne dipende molto. Se non lo hai mai letto, ti consiglio Carver come perfetto esempio di "Show". Anch´io incappo spesso nel tell, e devo dire che é talmente radicato nel mio modo di scrivere (e di leggere) che talvolta non me ne accorgo. MC é una grandissima palestra per sperimentare l´immersione, cosa che a differenza del raccontato puro, necessitá di grande allenamento e di una certa costanza. Non sono ancora riuscito a liberarmene. Quindi ti garantisco che siamo tutti nella stessa barca! Per quel che mi riguarda l´elmento stilistico é migliorato decisamente. Ho solo un piccolo dubbio sul plot. o meglio la parte finale che mi sembra un po sibillina. Mi spiegheresti meglio? La donna é frutto dell´immaginazione dell´uomo? cé un destino ineluttabile?


In effetti il plot è un po’ complesso. Lui costruisce la macchina del tempo per cancellare Paolo dal passato della moglie. Questa gelosia retroattiva però diventa patologica è finisce per perdere la moglie, che gli chiede il divorzio. E adesso il finale: nel 356 tentativo le modifiche al passato hanno generato un effetto farfalla tale che Alfredo e e Rebecca non si sono sposati affatto. In più, ironia della sorte, viene arrestato in forza di una legge retroattiva che disciplina l’uso della macchina da lui stesso inventata. L’agente dal futuro gli spiega, con una certa riverenza, che gli hanno permesso di fare tutti quei viaggi proprio perché era l’inventore della macchina, quindi sono stati indulgenti. Perché? Il racconto non lo dice perché focalizzato sulla gelosia e l’ossessione di Alfredo, ma possiamo immaginare che temessero che interrompendo prematuramente i suoi esperimenti non sarebbe giunto al prototipo che avrebbe permesso ai viaggi nel tempo di diventare una tecnologia di uso comune. Ma tutto questo è lore XD
Quindi direi che non c’è un destino ineluttabile, magari al 357 tentativo sarebbe riuscito nel suo intento. Lui perde la moglie a causa delle sue scelte: quella di ignorarla per lavorare sulla macchina prima e in seguito a causa dell’utilizzo della macchina stessa, anziché cancellare la storia con Paolo dalla vita di Rebecca finisce per cancellare la storia con lui.
Lo show don’t tell in effetti è più facile a dirsi che a farsi. Probabilmente, nel mio caso,leggendo più romanzi che racconti finisco per emulare ciò che mi piace, magari senza rendermi conto della differenza di medium e delle esigenze stilistiche dell’uno e dell’altro.

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Davide Di Tullio
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#7 » mercoledì 10 giugno 2020, 11:47

Ciao Giulio, ora mi pare tutto piú chiaro. Va tutto liscio fino all´ultima sezione, dove il PDV passa all´uomo. Qui il finale resta molto sibillino. Penso che si possa introdurre due righe (magari sottoforma del pensiero del protagonista) che chiarifichi il fatto che il passato sia stato cambiato in modo cosi radicale (é solo una proposta, ma valuta tu).
La sfida é quello di farlo, mantendendo l´effetto sorpresa, che mi pare il punto forte dell´intero racconto. Allora... Stupiscimi! :-D

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giulio.marchese1
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#8 » sabato 13 giugno 2020, 17:12

Ciao Giulio, ora mi pare tutto piú chiaro. Va tutto liscio fino all´ultima sezione, dove il PDV passa all´uomo. Qui il finale resta molto sibillino. Penso che si possa introdurre due righe (magari sottoforma del pensiero del protagonista) che chiarifichi il fatto che il passato sia stato cambiato in modo cosi radicale (é solo una proposta, ma valuta tu).
La sfida é quello di farlo, mantendendo l´effetto sorpresa, che mi pare il punto forte dell´intero racconto. Allora... Stupiscimi! :-D


Ho inserito una frasetta a inizio paragrafo, giusto per far capire che stavolta il cambiamento è stato più massiccio. Il mio timore è che facendo un intervento più radicale finisca per essere troppo didascalico. Che ne pensi?

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Davide Di Tullio
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#9 » domenica 14 giugno 2020, 12:30

Ciao Giulio, ho capito cosa intendi. Ma non è tanto questione di quanto scrivi, piuttosto di come scrivi. Nella prima parte hai inserito correttamente un indizio. Io ne inserire ancora un altro, tipo "la foto non era lì dove sempre stata" e poi in corsivo il pensiero del protagonisti "eppure ricordo di averla vista giusto ieri". Qui metteresti in allarme il lettore, dicendogli che qualcosa è cambiato, anche se no sa bene cosa. Anche durante l'arresto potresti mettere in bocca al poliziotto parole illuminanti del tipo "non lo sa che viaggiare nel passato può stravolgere il suo FUTURO?" ricordandogli dei pericoli di qusta azione. Alla fine, il poliziotto gli dirà che è celibe. Lui si metterà le mani nei capelli e dirà piangendo "la foto... Non è dove la ricordavo... Dio mio cosa ho fatto" in questo modo il lettore è portato a svelare step by step la verità insieme al protagonista e a far capire che è la gelosia ha ottenuto proprio il risultato che lui cercava di evitare. Prendi i miei suggerimenti con beneficio di inventario. Era per spiegare cosa intendo

alexandra.fischer
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#10 » mercoledì 24 giugno 2020, 17:25

Ho già avuto il piacere di leggere il tuo racconto. Era già molto interessante allora (la macchina del tempo, anzi, di viaggio negli universi temporali, per eliminare il rivale in amore). Ora lo hai migliorato in maniera egregia, con gli indizi giusti sparsi al momento giusto (bella l’idea della foto dei tre e dell’uso dei pensieri in corsivo per mostrare meglio i personaggi, il tutto alternato all’azione e con tanto di spiegazioni tecnologiche circa l’invenzione del Nostro). Mi è piaciuta la sorpresa finale (in tutti i suoi viaggi, ha perso la sua Rebecca per sempre e ora va a finire sotto processo: da far leggere ai gelosi).
Attento a:
la frase: Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna ricambiò lo sguardo, non devo lasciarmi intimorire.
La riformulerei, ma questo è un mio parere: Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna lo fissò senza abbassare lo sguardo; inoltre metti in corsivo la parte: non devo lasciarmi intimorire.
Fatti questi ultimi interventi, il racconto merita la Vetrina

Giulio_Marchese
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#11 » venerdì 3 luglio 2020, 11:07

Ho già avuto il piacere di leggere il tuo racconto. Era già molto interessante allora (la macchina del tempo, anzi, di viaggio negli universi temporali, per eliminare il rivale in amore). Ora lo hai migliorato in maniera egregia, con gli indizi giusti sparsi al momento giusto (bella l’idea della foto dei tre e dell’uso dei pensieri in corsivo per mostrare meglio i personaggi, il tutto alternato all’azione e con tanto di spiegazioni tecnologiche circa l’invenzione del Nostro). Mi è piaciuta la sorpresa finale (in tutti i suoi viaggi, ha perso la sua Rebecca per sempre e ora va a finire sotto processo: da far leggere ai gelosi).
Attento a:
la frase: Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna ricambiò lo sguardo, non devo lasciarmi intimorire.
La riformulerei, ma questo è un mio parere: Alfredo la guardò paonazzo, ma la donna lo fissò senza abbassare lo sguardo; inoltre metti in corsivo la parte: non devo lasciarmi intimorire.
Fatti questi ultimi interventi, il racconto merita la Vetrina


Grazie mille! In effetti quel "ricambiò" fa sembrare che sia paonazza anche lei. La tua soluzioni mi sembra perfetta quindi l'accolgo in pieno. Per ora non posso modificare il racconto perché non riesco ad entrare con l'occount coi cui l'ho postato, vediamo se si risolve. Comunque Grazie davvero per il commento ed i consigli!

Giulio_Marchese
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#12 » venerdì 3 luglio 2020, 11:10

Ciao Giulio, ho capito cosa intendi. Ma non è tanto questione di quanto scrivi, piuttosto di come scrivi. Nella prima parte hai inserito correttamente un indizio. Io ne inserire ancora un altro, tipo "la foto non era lì dove sempre stata" e poi in corsivo il pensiero del protagonisti "eppure ricordo di averla vista giusto ieri". Qui metteresti in allarme il lettore, dicendogli che qualcosa è cambiato, anche se no sa bene cosa. Anche durante l'arresto potresti mettere in bocca al poliziotto parole illuminanti del tipo "non lo sa che viaggiare nel passato può stravolgere il suo FUTURO?" ricordandogli dei pericoli di qusta azione. Alla fine, il poliziotto gli dirà che è celibe. Lui si metterà le mani nei capelli e dirà piangendo "la foto... Non è dove la ricordavo... Dio mio cosa ho fatto" in questo modo il lettore è portato a svelare step by step la verità insieme al protagonista e a far capire che è la gelosia ha ottenuto proprio il risultato che lui cercava di evitare. Prendi i miei suggerimenti con beneficio di inventario. Era per spiegare cosa intendo


Non ti ho ignorato, ho capito cosa intendi, ma sto ancora riflettendo sul come fare concretamente. Tendenzialmente così com'è uscito mi piace, ma mi prendo ancora tempo per rileggerlo con maggiore distacco, a presto ;)

alexandra.fischer
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#13 » sabato 4 luglio 2020, 17:55

Ciao Giulio, di niente. Spero che il tuo problema di account si risolva presto.

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Davide Di Tullio
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Re: Trecentocinquantasei - Giulio Marchese (Francesca Bertuzzi Edition)

Messaggio#14 » lunedì 6 luglio 2020, 12:17

Giulio_Marchese ha scritto:
Ciao Giulio, ho capito cosa intendi. Ma non è tanto questione di quanto scrivi, piuttosto di come scrivi. Nella prima parte hai inserito correttamente un indizio. Io ne inserire ancora un altro, tipo "la foto non era lì dove sempre stata" e poi in corsivo il pensiero del protagonisti "eppure ricordo di averla vista giusto ieri". Qui metteresti in allarme il lettore, dicendogli che qualcosa è cambiato, anche se no sa bene cosa. Anche durante l'arresto potresti mettere in bocca al poliziotto parole illuminanti del tipo "non lo sa che viaggiare nel passato può stravolgere il suo FUTURO?" ricordandogli dei pericoli di qusta azione. Alla fine, il poliziotto gli dirà che è celibe. Lui si metterà le mani nei capelli e dirà piangendo "la foto... Non è dove la ricordavo... Dio mio cosa ho fatto" in questo modo il lettore è portato a svelare step by step la verità insieme al protagonista e a far capire che è la gelosia ha ottenuto proprio il risultato che lui cercava di evitare. Prendi i miei suggerimenti con beneficio di inventario. Era per spiegare cosa intendo


Non ti ho ignorato, ho capito cosa intendi, ma sto ancora riflettendo sul come fare concretamente. Tendenzialmente così com'è uscito mi piace, ma mi prendo ancora tempo per rileggerlo con maggiore distacco, a presto ;)


Ciao Giulio, ma figurati! é ovvio che queste considerazioni sono del tutto personali. Ho indicato dei possibili escamotage per rendere la lettura piú comprensibile, ma é ben evidente che la cosa riguarda me, magari un altro lettore non avrebbe lo stesse problema :-)

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